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Scritto da nel Numero 64 - 1 Novembre 2009, Scienza | 2 commenti

Un fisico bestiale

E' difficile immaginare un ambiente più ostile alla vita dello spazio, temperature prossime allo zero assoluto (-273°), mancanza di ossigeno, micidiali radiazioni di raggi gamma, x e ultravioletti.
Un essere vivente al di fuori del guscio protettivo dell'atmosfera terrestre, morirebbe in pochi istanti. Eppure alcuni microrganismi sembrano avere le caratteristiche per poter sopravvivere anche alle condizioni estreme dello spazio aperto.
La scoperta è stata fatta da un team di ricercatori svedesi dell'università di Kristianstad, studiando il comportamento dei tardigradi, minuscoli animaletti non più grandi di qualche decimo di millimetro.
Questi invertebrati, che hanno il loro habitat abituale in ambienti umidi dove abbondano muschi e licheni di cui si nutrono, possiedono una singolare caratteristica. Quando l'ambiente esterno diventa secco, quindi sfavorevole, abbassano il loro metabolismo entrando in una sorta di letargo (criptobiosi) che gli consente di resistere in quelle condizioni per diversi anni.
A dire il vero ci sono altre specie viventi, come alcuni tipi di batteri e archei unicellulari, adattate a vivere in ambienti estremi, con temperature bollenti o gelide e condizioni di salinità e acidità letali per qualsiasi altro organismo. Molti di questi microrganismi sono anaerobi, riuscendo a vivere senza bisogno dell'ossigeno.
Dei veri duri insomma, che vivono e si riproducono tranquillamente in posti impensabili. Luoghi come i black smokers, le bocche idrotermali situate nelle profondità oceaniche, dove colonie di batteri prosperano nell'acqua bollente nutrendosi di solfuro di idrogeno, o le distese ghiacciate dell'Antartide, residenza di microrganismi per nulla turbati dalla temperatura di parecchie decine di gradi inferiore allo zero.
Ma la caratteristica sorprendente dei tardigradi è essere riusciti a sopravvivere alla prova estrema dello spazio aperto.
Nell'esperimento degli scienziati svedesi, alcuni esemplari di questi animaletti sono stati imbarcati a bordo della Foton-M3, la sonda spaziale lanciata dall'ESA nel settembre del 2007. Una volta in orbita a 270 chilometri dalla Terra, i tardigradi sono stati esposti al vuoto dello spazio aperto e alle sue micidiali radiazioni.
Quasi tutta la colonia di tardigradi spaziali è riuscita a sopravvivere non solo al vuoto e ai raggi cosmici, ma anche a una radiazione ultravioletta mille volte superiore a quella presente sulla superficie terrestre. Non solo, i sopravvissuti hanno continuato a riprodursi senza problemi anche dopo il ritorno dal viaggio.

2 Commenti

  1. molto interessante
    dove è possibile ampliare le informazioni su questo esperimento e sui tardigradi?
    grazie ciao

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