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Scritto da nel Numero 164 – Autunno 2020 – 20 e non più 20, Scienza | 0 commenti

Se son rose…

Se son rose…

 

Omero nell’ Iliade lo descrive così: Espero il più leggiadro astro del cielo, è Venere che al crepuscolo risplende inconfondibile verso occidente.

Nei secoli passati il pianeta ha avuto a lungo una doppia identità; era conosciuto come Stella della Sera, Espero, e Stella del mattino, Fosforo, per i greci, Lucifero per i romani, cioè portatore di luce. I primi osservatori erano convinti di trovarsi di fronte a due astri distinti, ci volle Pitagora (550 a. C.) per scoprire che si trattava dello stesso corpo celeste.

Col tempo il cielo, da suggestivo affresco, è diventato oggetto di studio e Venere, complice la sua vicinanza alla Terra, è stato, come la Luna, uno dei primi corpi celesti a essere osservati. Rivelando col progredire dei mezzi di osservazione che l’ aspetto leggiadro che aveva affascinato Omero nasconde in realtà un paesaggio più simile all’ inferno.

Le dense nubi che avvolgono il pianeta, ricche di anidride carbonica, metano e acido solforico, creano un formidabile effetto serra che rende la superficie di Venere una graticola rovente, con temperature che sfiorano i 500 gradi. L’ ostilità dell’ ambiente fu saggiata dalla sonda russa Venera 3, la prima a toccare nel 1966 il suolo venusiano. Pochi secondi dopo l’ atterraggio il veicolo spaziale venne messo fuori uso dall’ altissima pressione sulla superficie, novanta volte quella terrestre. Si trattava comunque di un primato per l’ Unione Sovietica, in quegli anni la corsa allo spazio con gli Stati Uniti era entrata nel vivo. Quattro anni dopo, nel 1970, Venere diede all’ URSS un’ altra soddisfazione, la parziale rivincita sull’ allunaggio USA dell’anno precedente. La sonda Venera 7 atterrò sul pianeta e tramise dati per 27 minuti. Nel 1975 fu la volta di Venera 9 che inviò a terra la prima foto della superficie venusiana. Con questi precedenti non c’ è da stupirsi se ancora oggi i russi considerano Venere un po’ come il loro pianeta. Pianeta che recentemente ha riservato una sorpresa agli scienziati.

Analizzando dati sull’ atmosfera di Venere un gruppo di ricercatori della School of Physics and Astronomy all’Università di Cardiff, ha trovato tracce di fosfina, un gas che sulla Terra viene prodotto dal metabolismo di alcuni microrganismi. Venere non sembra essere il luogo più adatto per ospitare forme di vita, del resto sono gli stessi ricercatori gallesi ad andarci con i piedi di piombo, ma la scoperta è intrigante.

C’ è da dire che anche un ambiente estremo come quello venusiano potrebbe avere una piccola nicchia ospitale. Fra le dense nubi della sua atmosfera, a circa cinquanta chilometri dalla superficie, si trova una fascia dove la temperatura è di circa venti gradi, un valore più che accettabile per molti organismi, umani compresi…

Come spiega J.R.Brucato, astrobiologo dell’ INAF, ” Esistono batteri che vivono in condizioni estreme, in ambienti ad alta acidità, temperatura o in zone aride, ‘mostri’ sui quali si dibatte da tanto tempo se siano stati i primi a comparire sulla Terra. In questo caso sarebbero anche i candidati ideali per Venere: potrebbero essere loro a produrre questa fosfina”.

 

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