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<title>L'Arengo del Viaggiatore</title><link>http://www.larengodelviaggiatore.info/</link>
<description>L'Arengo del Viaggiatore</description>
<language>it</language>
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	<title><![CDATA[I soldi delle scimmie]]></title>
	<description><![CDATA[												<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Tanto tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, uno sparuto gruppo di scimmie si era trasformato in un gigantesco pianeta minuscolo, in cui le chilometriche distanze che i primi esemplari coprivano in migliaia di anni venivano superate con un semplice gesto delle dita. Quelle che una volta servivano a strappare i tuberi da sotto terra, a cogliere i frutti degli alberi e poi a tirare l'aratro del bue e il pesce attaccato alla canna, ora si erano staccate dal corpo per condurre un'esistenza metafisica appese a veloci macchine snelle. Un millenario gioco di societ&agrave; ormai trasformato in un videogioco non riusciva a terminare il mostro finale, che le perverse menti del Grande Programmatore avevano inventato.<br />In quella galassia lontana lontana, il problema principale era stato risolto: non vi era pi&ugrave; scarsit&agrave; dei beni necessari alla sopravvivenza, non c'era pi&ugrave; paura di non riempire la pancia dei figli, si poteva vivere dell'ozio e della gestione di quella tecnologia che consentiva uno sviluppo sostenibile dei beni di consumo. Mancava la sconfitta del mostro finale per consentire a quel gruppo evoluto di scimmie di riuscire a trovare pace. Questo mostro finale non si trovava, pur essendo in fondo alle dita di tutti.<br /><br />Erano i soldi.<br />Il gioco era questo. I soldi rappresentavano lo strumento per scambiarsi i beni: l'ultimo bene scarso, grazie al quale le scimmie erano state in grado di rendere gli altri beni infiniti, perch&eacute; avevano potuto concentrare le risorse sui progetti a maggior valore aggiunto, accumulare risorse per costruire macchinari, per mantenere gente improduttiva che aveva potuto studiare e a sua volta migliorare la tecnologia di produzione futura. Cos&igrave; facendo avrebbero potuto stare tutti bene, ma il mostro finale lo impediva. Come fare a sconfiggerlo?<br /><br />L'esperienza storica di questo pianeta delle scimmie pu&ograve; essere d'aiuto per leggere la vicenda di oggi. In un mondo fortemente antropizzato dove nelle mani dell’uomo stanno le leve della gestione della vita e la natura &egrave; sempre pi&ugrave; sottomessa al suo volere, larga parte della popolazione mondiale non ha accesso neppure all’acqua potabile e in anni di vita tocca meno soldi di quanti un occidentale non faccia quotidianamente.<br />Che fare dunque? Si tratta semplicemente di trasformare i soldi in opere e lavoro, le opere e il lavoro in valore per la popolazione o perlomeno di evitare che i soldi impediscano il lavoro e le opere delle persone che non ne dispongono.<br />Davvero difficile, questo videogioco di societ&agrave;. Lo stesso processo di accumulazione che ci ha condotti fin qui ci potr&agrave; distruggere se non siamo in grado di rallentarne l'attrazione gravitazionale. Non potendo ancora avvalerci della consulenza di </span></font><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo_preview.asp?id=1715"><font size="2" face="Verdana"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Oioio Nqnqn</span></font></font></a><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> dovremo provare a cavarcela da soli nel capirne la fisica. Quando i soldi erano complessivamente pochi, come le piccole particelle che si aggregavano a costruire il brodo primordiale, la loro aggregazione era necessaria per dare una dimensione al tempo: ora che gli ammassi stellari di soldi sono a uno stadio pi&ugrave; maturo di sviluppo rischiano di trasformarsi in buchi neri che inghiottono tutto.<br /><br />Stiamo scoprendo che per uscire dai buchi neri &egrave; sufficiente accendere i motori, ora appesantiti e ingolfati. La scintilla ci scocca nel cervello, se riusciamo a riprendere il collegamento tra esso e la punta delle dita la storia delle scimmie continuer&agrave;.</span></font><br /></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1714]]></link>
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	<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
</item>
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	<title><![CDATA[Utility, più investimenti]]></title>
	<description><![CDATA[<br /><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/public/2012-02-01%20Intervento%20Desalvo%20sulle%20utilities.pdf">Clicca qui per la pagina intera pubblicata sul supplemento CentroNord de Il Sole 24 Ore dell'1/2/12</a><br /><br /><img alt="" src="/public/solecentronord_utility.jpg" />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1723]]></link>
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	<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Anni folli a Parigi]]></title>
	<description><![CDATA[												<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Purtroppo la mostra a Ferrara dedicata alla Parigi degli "anni folli" nelle sale di Palazzo dei Diamanti si &egrave; appena chiusa, e il film “Midnight in Paris”di Woody Allen &egrave; uscito dalle sale. <br />Ma desidero ugualmente condividere con voi l’emozione che ho provato prima al cinema dove si viene delicatamente trasportati nella Parigi anni ’20 e si incontrano gli artisti di allora e poi, vedendo casualmente la mostra pochi giorni dopo, le loro opere vere davanti agli occhi! <br />Il prestigioso Palazzo ha infatti ospitato le opere dei grandi maestri che hanno reso quel periodo uno dei pi&ugrave; ricchi e affascinanti della storia dell'arte di tutto il Novecento: Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí. I capolavori di questi maestri hanno permesso di rileggere quell'eccezionale congiuntura artistica, ammirando la straordinaria variet&agrave; di stili e tendenze che animarono la capitale francese in quel periodo irripetibile: il lussureggiante impressionismo di Monet, la bellezza idealizzata dei dipinti di Modigliani, le poetiche visioni di Chagall, le spumeggianti creazioni del teatro d'avanguardia, le oniriche atmosfere di maestri surrealisti come Miró, Magritte e Dalí o, ancora, le splendide immagini realizzate dai maggiori fotografi del secolo quali Andr&eacute; Kert&eacute;sz e Man Ray.<br />Molti di questi artisti sono incontrati nel film dal protagonista da Matisse a Modigliani, da Picasso a Braque, da Man Ray a Salvador Dal&igrave;. Non &egrave; un caso che sia la narrazione cinematografica che la mostra partano dallo stagno delle Ninfee con ponte giapponese di Monet. E infatti l’anteprima italiana del film &egrave; avvenuta proprio a Ferrara il 1 dicembre. <br />In particolare mi ha colpito il quadro di Yves Tanguy , pittore del quale ignoravo l’esistenza (spero mi perdonerete) fino a quando l’ho visto nel film (per me quel nome era invece di un terribile bamboccione protagonista di un'altra pellicola) e poi nella mostra!<br />Mi sono ripromesso la prossima volta di guardare con pi&ugrave; attenzione il programma del Palazzo dei Diamanti!</font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1711]]></link>
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	<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Quando la scienza si fa arte]]></title>
	<description><![CDATA[												<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Dopo oltre 30 anni di onorata carriera, &egrave; stato messo in orbita nel 1990,  il telescopio spaziale Hubble &egrave; ormai prossimo alla pensione.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Il suo contributo alla scienza &egrave; stato enorme, ma c’&egrave; anche un’ altra eredit&agrave; che questo straordinario strumento ha messo alla portata di tutti. Si tratta delle migliaia di fotografie realizzate da Hubble nel corso degli anni, immagini che la NASA, con una felice intuizione, ha deciso di non sottoporre a copyright e mettere a disposizione di tutto il popolo del web.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Una scelta che pu&ograve; avere un grande impatto culturale nella percezione del cosmo.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Dal sito del telescopio, <a href="http://www.heritage.stsci.edu">http://heritage.stsci.edu/</a>,  chiunque, scienziato, giornalista, insegnante o casalinga, pu&ograve; scaricare le fotografie per utilizzarle come meglio crede.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Secondo John D. Barrow, docente di matematica a Cambridge e autore del libro Le Immagini della Scienza, le immagini pi&ugrave; gettonate sono quelle delle nebulose.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Molti di questi oggetti cosmici sono visibili a occhio nudo, nel nostro emisfero una delle pi&ugrave; conosciute &egrave; quella delle Pleiadi, mentre nelle latitudini australi spicca la Grande Nube di Magellano.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Maestosi raggruppamenti stellari che esercitano un grande fascino come dimostrano i loro nomi: Aquila, Fiamma, Uovo, Orione, Testa di Cavallo, Farfalla, tanto per citarne alcuni. </span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">All’ intermo di questi spazi sconfinati si compie il ciclo vitale di moltissime stelle, nuovi astri nascono mentre altri finiscono il loro tempo. Vita e morte in un susseguirsi di eventi di potenza inimmaginabile su scala umana. L’ energia sprigionata da questi immani fenomeni genera colori e forme che danno alle nebulose il loro aspetto spettacolare.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">In prima battuta le foto realizzate da Hubble non appaiono molto attraenti, l’ occhio del telescopio spaziale cattura la luce sotto forma di dati digitali che non direbbero niente ai nostri occhi.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Le forza evocativa delle splendide immagini disponibili sul web &egrave; frutto di un’ accurata rielaborazione da parte dei tecnici di Hubble. Un’ operazione che secondo Barrow si avvicina molto alle scelte artistiche di un pittore.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Opinione condivisa da diversi storici dell’ arte americani che vedono nelle fotografie di Hubble rielaborate un’ analogia con la natura potente e maestosa ritratta nelle tele di fine ’800 ispirate ai paesaggi del West.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Grazie al telescopio e alla perizia dei suoi tecnici l’ universo &egrave; diventato una galleria d’arte  aperta a tutti, ma anche su questo lato estetico della ricerca scientifica incombe lo spettro della pesante crisi economica. Se il destino del mitico Hubble &egrave; ormai segnato dall’ et&agrave;, i drastici tagli imposti al bilancio della NASA rischiano di compromettere la realizzazione, gi&agrave; in fase avanzata, di James Webb, lo strumento designato come successore del primo telescopio spaziale. </span></font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1713]]></link>
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	<dc:creator>Enrico Roncarati</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[2012 Cosmicomica nello spazio]]></title>
	<description><![CDATA[												<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Al generale Zwzwz Gsgsg, Direzione Generale Parte S89, Universo n. 752<br /><br />Luogo: Termosfera del pianeta GGJJ878JJGG, dagli autoctoni denominato <span style="font-style: italic;">Terra</span>.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Diario di esplorazione, giorno 57, mese plzlp, anno 70985.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Stazioniamo sopra un pianeta che ci era parso assai promettente. Il colonnello Fzfzf &egrave; sceso con il sergente Huhuh per le rilevazioni usuali.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Dagli esami condotti si rileva una grande difficolt&agrave; gestionale. L'ovaloide &egrave; ricchissimo di risorse d'ogni tipo, ma popolato da un piccolo branco di imbecilli totalmente inadatti a evolversi. Chiamano la razza <span style="font-style: italic;">umana</span> e la reputano molto al di sopra di ogni altra forma di vita, ma abbiamo verificato che non &egrave; affatto cos&igrave;. </span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Nonostante siano in numero esiguo (circa sette miliardi per una superficie di 5,19 kjkjk), sono semplicemente incapaci di progredire in modo uniforme. Sono sparsi dappertutto e litigano fra loro i territori arrivando addirittura a eliminarsi; uccidono gli altri animali, che invece si organizzano perch&eacute; tutti abbiano il necessario. Questi <span style="font-style: italic;">umani</span> sembrano agire contro se stessi, attaccandosi fino alla morte, abbandonando le creature procreate, disinteressandosi dei danni di lunga durata che lasciano alla struttura.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Avvezzo all'esplorazione, l'ufficiale non si &egrave; lasciato stupire da fenomeni come violenze, guerre, singoli soprusi, schiavismo: sono avvenimenti piuttosto comuni nei pianeti cos&igrave; poco progrediti. Nemmeno si &egrave; stupito che questi esserini si muovano con veicoli inconcepibili per fatica (cosiddette <span style="font-style: italic;">biciclette </span>e <span style="font-style: italic;">barche a remi</span>) o per inquinamento (scatole metalliche in cui si entra e scatolette pi&ugrave; piccole su cui si sale a cavalcioni – il sergente Huhuh non &egrave; riuscito a scoprire come le chiamano) e che quindi non abbiano ancora scoperto la tecnologia 67. La cosa davvero assurda &egrave; che questi <span style="font-style: italic;">umani</span> lasciano che la maggior parte di loro muoia di stenti. Questo aspetto ha colpito molto il colonnello Fzfzf. Hanno un sistema di gestione delle risorse per cui effettuano quelli che chiamano <span style="font-style: italic;">acquisti</span> sulla base di scambi di <span style="font-style: italic;">soldi</span>, un metodo per il quale si pu&ograve; accedere al controllo di beni che non sono necessari, nonch&eacute; addirittura al controllo di altri animali. Questi <span style="font-style: italic;">soldi</span> sono pezzetti di carta disegnati e piccoli dischi di metallo, anche se talora non vengono utilizzati fisicamente: si usa un sistema di <span style="font-style: italic;">credito</span> (il vecchio yt4018 di cui parlavano i nostri antenati) tramite lo sfregamento di un rettangolo di plastica in apposite macchinette. A tal proposito, oltre a notare come producano la carta dal legno degli alberi e non con il modo 4tb722, si sospetta che si affidino ancora a concetti di magnetismo ed elettricit&agrave; secondo una scuola di <span style="font-style: italic;">fisica</span> incomprensibile per quanto &egrave; arretrata.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Questo sistema di <span style="font-style: italic;">soldi</span> fa s&igrave; che molti non possano permettersi di assumere il sostentamento minimo, che pure sarebbe presente in abbondanza: il sergente Huhuh riporta la presenza di miliardi di piante da frutto, ma gran parte degli abitanti del pianeta GGJJ878JJGG continua a vivere in zone che non presentano risorse naturali e il resto della popolazione non li vuole ricevere nelle zone di sua pertinenza: vengono emanate leggi internazionali – sono paradossalmente divisi in numerose aree non federate – per evitare questo fenomeno basilare per lo sviluppo del pianeta, che loro invece rifiutano chiamandolo <span style="font-style: italic;">immigrazione</span> e facendolo passare come un delitto secondo quella che chiamano <span style="font-style: italic;">clandestinit&agrave;</span> (al momento non abbiamo ancora capito che cosa significhi, i nostri psicouniversisti ci stanno lavorando).</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Tutto ci&ograve; accade per via della loro quantomeno curiosa modalit&agrave; di gestione dei bisogni: non essendo tutti d'accordo sul fatto che tutti debbano nutrirsi ed evolversi, la prassi vuole che si nutrano e si evolvano solo gli <span style="font-style: italic;">umani</span> dotati di <span style="font-style: italic;">soldi</span>.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">In sostanza, signor generale, il pianeta si pu&ograve; sfruttare con grande profitto ma questi <span style="font-style: italic;">umani</span> sembrano inadatti a contribuire all'evoluzione della parte X4 dell'Infinito: pertanto ne chiediamo l'immediata cancellazione, fatta eccezione per le unit&agrave; di cui si riterr&agrave; necessario disporre ai fini della ricerca scientifica. Suggeriamo infine un approfondimento su come i loro cervelli si siano potuti evolvere cos&igrave; poco con tutto il tempo che hanno avuto da quando sono apparsi alla luce del loro sole.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">In attesa dell'annientamento di questi luridi parassiti provvediamo a spostarci sul vicino pianeta Marte, molto pi&ugrave; povero ma popolato da una razza di grande statura psichica. Che infatti s'&egrave; sempre guardata bene dal farsi conoscere dagli <span style="font-style: italic;">umani</span>.</span></font><br /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">In fede,</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Oioio Nqnqn, comandante della nave 99899256</span></font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1715]]></link>
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	<dc:creator>Iacopo Sequi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Cronache dalla Libia post Gheddafi]]></title>
	<description><![CDATA[												<div style="text-align: justify;">												<font size="2"><span style="font-family: Verdana;">"Sarebbero migliaia i detenuti illegali che nelle carceri libiche subiscono torture e maltrattamenti di ogni genere, la quasi totalit&agrave; dei quali accusati di essere ex fedelissimi di Muammar Gheddafi".  La denuncia arriva dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e da qui parte l'analisi sulla Libia post Gheddafi.<br /><br />Parafrasando Cavour "Fatta la Libia bisogna fare i libici": sar&agrave; il prossimo giugno un mese importante per il futuro del paese nord africano perch&eacute; ci saranno le elezioni per la formazione dell'Assemblea costituente chiamata al difficile compito di dar vita ad una vera repubblica democratica. Quali gli scenari? Le elezioni, su cui non saranno imposte le quote rose, come inizialmente s’ipotizzava, si svolgeranno in un quadro molto variegato perch&eacute; la Libia &egrave; composta da arabi, barberi e tuareg oltre ad altri piccoli gruppi tribali che vivono nel nomadismo; quindi il compito principale dell'Assemblea sar&agrave; quello di creare quello spirito di unit&agrave; nazionale che prima della guerra civile era simboleggiata dalla dittatura del ra&igrave;s.<br />La Libia, di confessione islamica a cui si aggiunge una sparuta minoranza cristiana, dovr&agrave; dimostrare di essere uno stato laico e non teocratico, in cui la legge del diritto sia il faro della rinascita.<br /><br />L'Italia ovviamente guarda con attenzione a ci&ograve; che succede a Tripoli: la produzione dell’Eni nella Libia post-Gheddafi si sta riavvicinando ai livelli precedenti alla guerra civile. La notizia arriva dall’amministratore delegato Paolo Scaroni in una recente intervista su La Repubblica: “Siamo intorno a 260 mila barili al giorno, sui livelli quindi prebellici, quando ci si attestava intorno ai 270 mila” con l'obiettivo di toccare quota 300mila. “Con i libici va tutto bene”, afferma Scaroni “sono 50 anni che lavoriamo in Africa e non &egrave; mai successo che un contratto non sia stato rispettato”.<br />Nel corso della sua prima visita ufficiale a Tripoli da Presidente del Consiglio,  il 21 gennaio scorso, Mario Monti ha affermato che l'Italia vuole “essere in Libia” e vuole continuare “a farlo sempre di pi&ugrave;”. La novit&agrave; nel rapporto tra Italia e Libia &egrave; la rivisitazione del trattato di amicizia che sar&agrave; caratterizzato dalla “Tripoli declaration”: l’Italia, almeno nelle intenzioni, avr&agrave; un ruolo di primo piano nella ricostruzione del paese e nel rilancio della sua rete infrastrutturale.<br /><br />Mettere insieme le diverse anime che animano il Paese &egrave; la vera sfida del dopo Gheddafi: il petrolio, se equamente suddiviso, potrebbe essere il vero collante, motore di sviluppo di un paese in cui met&agrave; della popolazione, circa tre milioni, ha meno di 30 anni. Il futuro della Libia &egrave; tutto da scrivere, pu&ograve; precipitare rovinosamente in un baratro di guerre intestine o, dopo un 2011 caratterizzato dalla primavera araba, esempio della nascita di una democrazia reale. </span></font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1716]]></link>
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	<dc:creator>Giuseppe Cantelmi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Investire, con gusto]]></title>
	<description><![CDATA[												<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">L’investimento in arte &egrave; diventato un fenomeno mondiale tipico delle economie sviluppate, anche se ha trovato un’accoglienza migliore nei Paesi anglosassoni, e solo recentemente in Europa continentale e nei Paesi emergenti (specie orientali), soprattutto in riferimento alla fascia di clientela private. Ma ci si chiede ci si chiede se un maggiore legame con la finanza rischia di mettere in pericolo la creativit&agrave; e l’estetica, e dunque il vero spirito del collezionismo. </font></p>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Nella consapevolezza che la motivazione intrinseca che spinge gli operatori a detenere beni artistici &egrave; solo parzialmente legata alla ricerca di un “dividendo economico” e maggiormente riconducibile alla fruizione di un “dividendo estetico”, non c’&egrave; da meravigliarsi che esista comunque un rapporto sempre pi&ugrave; stretto tra arte e denaro che, come peraltro insegna la storia dell’arte, &egrave; un legame antico. </font></p>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Tra i possibili asset d’investimento, almeno sul piano teorico, quello in arte nel suo complesso sta mostrando buoni risultati in termini di rischio e rendimento, nonostante il settore risulti ancora troppo sottile e frammentato. In linea generale, come si evince dall’analisi dell’andamento dei principali indici del mercato dell’arte e del mercato finanziario, l’investimento in arte batte quasi sempre quello in azioni, ma non riesce a sostenere il passo dell’oro. </font></p>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Infatti, con riferimento al mercato italiano, &egrave; da sottolineare sia la marcata differenza con il rendimento atteso sul mercato internazionale, sia il divario tra l’andamento del comparto dell’arte moderna rispetto a quella contemporanea. </font></p>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">A partire dal 1995, l’investimento in opere d’arte scambiate a livello internazionale ha restituito un rendimento medio annuale del 2,13%, non elevato se comparato ai tassi di crescita fatti segnare dagli altri asset d’investimento (2,57% della Borsa statunitense e 4,06% del contratto derivato sull’oro quotato a New York), ma comunque sempre capace di garantire una protezione dall’inflazione lungo tutto il periodo. Paradossalmente, nell’ultimo lustro – che comprende il “biennio nero” 2008-2009 ed il recente peggioramento congiunturale segnalato nello scenario macroeconomico – il mercato internazionale dell’arte ha garantito un ritorno medio annuale superiore e pari al 2,32%, anche a fronte di un +1,49% di rendimento medio registrato dai depositi a termine. </font></p>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Significativa, inoltre, &egrave; la differenza di comportamento nel mercato italiano tra i due comparti dell’arte moderna e contemporanea, sia nel lungo periodo sia in relazione alla recente crisi economica. Il segmento dell’arte contemporanea &egrave; cresciuto molto velocemente nel 1995-2011, con un tasso di rendimento medio annuale del 4,65% (superiore al 4,06% registrato dall’oro), ma ha anche dimostrato di reggere meglio il colpo assestato dalla crisi, restituendo agli investitori-collezionisti un +3,39% all’anno a partire dal 2006. Una rara protezione di valore rispetto all’acquisto di nuove abitazioni situate nelle grandi citt&agrave; italiane (+1,68% all’anno), opere d’arte moderna (+0,78% all’anno) e titoli del listino azionario di Piazza Affari (+0,69%). </font></p>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Almeno in Italia, la deriva di finanziarizzazione del settore &egrave; un falso problema. Piuttosto preoccupante &egrave;, invece, il diffuso lassismo nei confronti dell’assenza di una seria politica culturale che restituisca al contempo autodeterminazione di chi produce un’opera d’arte, passione di chi conserva e valorizza beni culturali e interesse di chi scambia beni artistici sul mercato. </font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1717]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1717</guid>
	<dc:creator>Marco Marcatili</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il distributore automatico]]></title>
	<description><![CDATA[												<div style="text-align: right; font-family: Verdana;"><font size="2">Il denaro &egrave; l’unico Dio che si vede <br />ed i suoi adepti  <br />se ne guardano bene dal rinnegarlo.<br />CARL WILLIAM BROWN<br /><br /></font>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"></font></div>
<div style="text-align: justify;"><font size="2">Le  analisi sul denaro non sono limitate al contesto economico ed oscillano tra il troppo pratico o il troppo astratto. La filosofia ha cercato di creare un punto di contatto tra concretezza ed astrazione e svariati pensatori hanno dedicato diversi studi all’argomento. Karl Marx, tra i nomi di spicco, analizza la societ&agrave; capitalista, incentrando la sua analisi proprio sul denaro. Un’analisi economico- filosofica viene poi successivamente affrontata da altri filosofi, fra i quali George Simmel.<br />Simmel, filosofo e sociologo tedesco, si occup&ograve; della questione del denaro nella celebre opera del 1900: “La Filosofia del Denaro”. Essenziale si dimostra l’analisi del concetto di Valore definibile in base alla sua rarit&agrave; e posto sempre in rapporto con la privazione. Tale dicotomia trova motivo d’essere in quanto ottenere un determinato oggetto implica necessariamente una rinuncia, un sacrificio. In questo sistema di scambi il denaro diventa cos&igrave; simbolo dell’epoca moderna, simbolo del capitalismo e della sua struttura sociale. Gli scambi finiscono con l’interessare anche l’intero sistema dei rapporti tra persone bench&eacute; molti di essi (amore ed amicizia per esempio) non abbiano nulla a che fare con l’economia.<br /> Il valore economico si configura come oggettivazione di valori soggettivi. Tale prevaricazione dello spirito oggettivo sullo spirito soggettivo, porta alla pi&ugrave; totale alienazione: l’uomo diventa da un lato uno dei tanti ingranaggi che compongono la societ&agrave;, dall’altro un ente smarrito, oscurato, che non si riconosce nemmeno come autore del proprio lavoro. Se il valore delle cose si realizza attraverso il rapporto con le cose, il valore del denaro si presenta come valore completamente autonomo: il denaro &egrave; valore delle cose senza le cose. Attraverso il denaro, le cose trovano il loro senso l’una rispetto all’altra e nella reciprocit&agrave; dei rapporti in cui le cose sono immerse. Il loro relazionarsi fa s&igrave; che si determini lo stesso essere delle cose ed, in particolare, il loro esser cos&igrave;. Il denaro diventa veicolo di pura rappresentazione.<br /> Nel momento in cui subentra l’economia monetaria ci&ograve; che accade &egrave; che le monete stesse passano da una concretezza sostanziale a una crescente astrazione; il denaro si trasforma da sostanza a semplice funzione.<br />Simmel sviluppa un’analisi psicologica di chi possiede una’ampia disponibilit&agrave; di denaro. I soldi possono trasformare l’uomo in “cinico”, quando i valori pi&ugrave; alti sono messi in relazione con quelli pi&ugrave; bassi, in blas&egrave;, quando non si percepisce nessuna differenza tra i valori, oppure nel semplice avaro. Il modo di concepire il mondo muta in base al modo di relazionarsi con il denaro. Relazionarsi male con il denaro implica anche percepire in modo distorto mezzo e fine. <br />L’aspetto positivo che emerge &egrave; che l’uomo, attraverso il denaro, riesce a conquistare una nuova forma di emancipazione; il pagamento di una somma di denaro sostituisce i legami personali. Il denaro incrementa la libert&agrave; individuale poich&eacute; consente, a chi &egrave; in debito, di poter liberamente scegliere il modo attraverso cui disobbligarsi. Pagare una somma di denaro pu&ograve; anche offrire all’uomo la libert&agrave; da vincoli legati alla societ&agrave; e concedere, allo stesso tempo, un aumento del ruolo del valore nella societ&agrave;. L’epoca moderna appare,  agli occhi di  Simmel, come  un vero e proprio distributore automatico che si sostituisce all’uomo. Egli la descrive cos&igrave;:<br /><br /></font>
<div style="text-align: justify;"><font size="2" style="font-family: Courier New;">«L’esempio definito del carattere meccanico dell’economia moderna &egrave; il distributore automatico; in</font><span style="font-family: Courier New;"> </span><font size="2" style="font-family: Courier New;">esso la mediazione umana viene esclusa completamente anche dalla vendita al dettaglio, che da</font><span style="font-family: Courier New;"> </span><font size="2" style="font-family: Courier New;">sempre era fondata sul rapporto interpersonale; l’equivalente del denaro viene meccanicamente</font><span style="font-family: Courier New;"> </span><font size="2" style="font-family: Courier New;">trasformato in merce».</font><br /></div>
<font size="2"><br /></font></div>
<div style="text-align: justify;"><font size="2">Simmel ci regala un’analisi critica del suo tempo non troppo distante dall’analisi che anche noi potremmo fare riguardo il nostro. Affascinante &egrave; l’idea che uno scritto vecchio pi&ugrave; di un secolo possa rimanere cos&igrave; attuale; sar&agrave; interessante verificarne il riscontro sulla realt&agrave; tra qualche tempo. Non credo che alcune teorie filosofiche, per quanto articolate, possano avere un riscontro pratico, credo invece che esse contribuiscano a quella che Richard Rorty definisce “La Conversazione dell’Umanit&agrave;”.</font></div>
</div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1718]]></link>
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	<dc:creator>Alessia Squillace</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Finanza creativa]]></title>
	<description><![CDATA[												<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Ieri sera, mentre sorseggiavo il mio Dom Perignon del ’68 dentro la mia Jacuzzi dorata, mi &egrave; apparsa come in sogno una massa di barboni questuanti, senza speranza nel futuro, senza prospettive, senza arte n&eacute; parte, senza un soldo…eravate voi! Mi sono sentito un attimo in colpa e, dopo averle lavorate a dovere, ho salutato le due gemelle minorenni che erano in vasca con me e sono uscito di corsa da casa. Giusto un attimo prima che il legittimo proprietario tornasse e si accorgesse della piccola festa fatta in suo onore e in sua assenza. O meglio: in onore della sua assenza.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Cos&igrave;, mentre mi stringevo nel mio cappotto di terza mano, talmente liso che ormai &egrave; una vestaglia, ho pensato intensamente a voi, ex colleghi della miseria.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Vi sentite dei pezzenti? Ma soprattutto lo siete?  Basta poco in realt&agrave; per vivere nel lusso. Si comincia da 50 euro. Per chi ne fosse sprovvisto bastano oculate operazioni finanziare per ovviare al problema: spaccio di finta droga (farina, gesso, tachipirina, fate voi), prostituzione occasionale, truffa aggravata. Io di solito preferisco quest’ultima, e la aggravio vestendomi da prete, d&agrave; molto pi&ugrave; gusto. Comunque, avete ora i 50 euro? È l’ora del lusso.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Investite tutto il malloppo per affittarvi una divisa da finanziere e cominciate a girare in citt&agrave;. Vi si apriranno porte e portoni, improvvisamente tutti saranno gentili e generosi. Hai fame? Vai in un ristorante e, sedendoti a tavola, chiedi scontrini e aragosta. Vedrete cosa vi portano. Volete divertirvi? Andate in una discoteca a farvi mostrare le norme sulla sicurezza dei priv&eacute;. Volete una villa? Scegliete la prima a caso, suonate il campanello e improvvisamente la vedrete svuotarsi con una velocit&agrave; allarmante. E se vi stancate e vi sentite stufi di questa societ&agrave; lurida e corrotta, un giro di controllo a qualche agenzia di viaggio non lo risparmierei. </span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Insomma, perch&eacute; angosciarsi per il problema dei soldi? Il vero problema non lo subite voi, ma chi i soldi li ha. Aiutatelo!</span></font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1719]]></link>
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	<dc:creator>Michele Dessì</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Corea del Nord: il futuro incerto di un misterioso regime]]></title>
	<description><![CDATA[																								<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">“Sono tanto solo” cantava<span style="font-weight: bold;"> Kim Jong Il</span>, dittatore coreano, nel geniale “Team America: World Police”, film d’animazione recitato da marionette, ideato nel 2004 dagli stessi autori di South Park. Il regime di Pyongyang &egrave; isolato e domina un paese impenetrabile, con una delle economie pi&ugrave; chiuse del mondo: di quello che accade in <span style="font-weight: bold;">Corea del Nord</span> poco si sa, solo con la morte del <span style="font-style: italic;">Caro Leader</span> Kim Jong Il, avvenuta lo scorso dicembre, i media di tutto il mondo hanno cercato di scoprire e divulgare i retroscena di una dittatura misteriosa. Le immagini del faraonico funerale del dittatore hanno fatto il giro del mondo, suscitando anche una certa ilarit&agrave; nel sottolineare la forzata disperazione di milioni (secondo il regime) di figuranti in lacrime per la scomparsa del<span style="font-style: italic;"> Caro Leader</span>.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Dalla morte di Kim Jong Il le diplomazie di tutto il mondo sono in fibrillazione: timorose del venir meno di un accettabile <span style="font-style: italic;">status quo </span> in Estremo Oriente, si tenta di prevedere le mosse del semisconosciuto successore <span style="font-weight: bold;">Kim Jong Un</span>.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">La Corea del Nord &egrave; un paese animato da bizzarre liturgie di difficile comprensione per un osservatore occidentale, alla cui guida vi &egrave; un regime comunemente definito come marxista-leninista e stalinista con contaminazioni confuciane; lo spontaneo paragone con il mondo sovietico &egrave; per&ograve; inappropriato: la Repubblica Popolare Democratica &egrave; infatti nella sua ideologia pi&ugrave; simile al vecchio Giappone imperiale, con una <span style="font-weight: bold;">visione razziale del mondo</span>, che all’URSS di Stalin. La superiorit&agrave; razziale, e la sua omogeneit&agrave;, viene ripetutamente messa in mostra nel corso di manifestazioni di massa, come appunto il funerale di Kim, in un rituale apparentemente stalinista-militare ma di fatto razziale. Per il Regime quella coreana &egrave; la razza pura e virtuosa, incarnata dalla famiglia Kim: il <span style="font-style: italic;">Presidente Eterno</span>/<span style="font-style: italic;">Grande Leader</span> <span style="font-weight: bold;">Kim Il Sung</span>, il <span style="font-style: italic;">Caro Leader</span> <span style="font-weight: bold;">Kim Jong Il</span>, e ora il <span style="font-style: italic;">Brillante Compagno</span> <span style="font-weight: bold;">Kim Jong Un</span>. Il popolo coreano &egrave; buono e virtuoso - pregio/difetto - e quindi ha bisogno di un leader puro e illuminato, un genitore protettivo piuttosto che un capopopolo che incita le masse al progresso e alla rivoluzione. La letteratura, la musica, il cinema e il teatro glorificano i leader.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">La complessa ideologia nordcoreana, e il suo sistema politico, si riassume nel termine <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Juche</span>, “Corrente tradizionale”, che vede nell’autosufficienza la propria base. </span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Statolatria e culto della personalit&agrave;.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">L’apprensione della comunit&agrave; internazionale deriva dal futuro incerto della Corea del Nord, e dalle scelte del misterioso Kim Jong Un. Il punto di partenza &egrave; che la feroce dittatura nordcoreana fa comodo. Formalmente la guerra tra le due Coree, iniziata nel 1953, non si &egrave; mai conclusa, nonostante i buoni propositi della “Dichiarazione congiunta Nord-Sud” del 2000.  In una situazione di apparente stallo i vincitori della Guerra di Corea sono principalmente la <span style="font-weight: bold;">Cina </span>e il <span style="font-weight: bold;">Giappone</span>: meglio le incertezze dello <span style="font-style: italic;">status quo</span> piuttosto che la minaccia di una potentissima (dal punto di vista economico) Corea unita.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">La politica estera della Corea del Nord si basa su xenofobia e antiamericanismo: “Avamposto della Tirannia” e parte dell’ “Asse del Male” per il Presidente Goerge W. Bush, i rapporti con gli Stati Uniti, anche se non ufficiali, sono in realt&agrave; ambigui, con positive aperture raggiunte soprattutto durante la Presidenza Clinton. Per il Regime la contrapposizione con chi sta oltre confine, e in particolare con gli Stati Uniti, &egrave; fondamentale per giustificare la povert&agrave; diffusa e i problemi del paese, e l’annunciato crollo dell’economia non pu&ograve; che portare a una rapida degenerazione nei rapporti internazionali.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Kim Jong Un prende in mano un paese di 24,5 milioni di abitanti la cui et&agrave; media &egrave; di 33 anni, un territorio ricco di risorse ma abitato da poveri, e , soprattutto, un regime che dispone di un <span style="font-weight: bold;">arsenale nucleare</span>. I dubbi sul nuovo leader sono tanti, si invoca principalmente la sua giovane et&agrave; e inesperienza, ma  in realt&agrave; del <span style="font-style: italic;">Brillante Compagno</span> si sa ancora poco: esperto d’artiglieria e abile informatico, coreografo di fuochi d’artificio, violento, determinato e imprevedibile -  secondo dichiarazioni del cuoco giapponese di Kim Jong Il – il figlio terzogenito del <span style="font-style: italic;">Caro Leader</span>, et&agrave; esatta ignota, ha studiato in Europa e ha avuto una rapidissima carriera militare e politica raggiungendo prematuramente i vertici dell’Esercito e dello Stato, assumendo infine la carica di <span style="font-style: italic;">Grande Successore</span>.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1720]]></link>
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	<dc:creator>Daniele De Maria</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Ragioni e sterilità della protesta dei forconi]]></title>
	<description><![CDATA[																																				<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Il <span style="font-weight: bold;">Movimento dei “Forconi”</span> nasce in primo luogo dalla crisi dell’agricoltura. Sono stati proprio i contadini, i piccoli e medi proprietari terrieri ad aver innescato la protesta, con motivazioni piuttosto semplici: il prezzo irrisorio delle merci all’ingrosso e l’aumento esponenziale dei costi di produzione, in modo particolare quelli relativi al trasporto a causa dell’aumento di carburante. Da qui, l’immediato legame con gli autotrasportatori, che reclamano giustappunto sgravi fiscali direttamente alla pompa di benzina e un intervento del governo per ridurre le polizze assicurative, impennatosi anch’esse in maniera apparentemente ingiustificata, al sud pi&ugrave; che al nord.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-weight: bold;">Gli agricoltori non riescono pi&ugrave; a pagare le tasse.</span> Chiedono al governo un congelamento della riscossione fiscale per dare modo alle aziende di «riprendersi dalla crisi economica». In situazione di passivit&agrave;, inoltre, per le imprese si innesca un circolo vizioso che non permette loro di accedere al credito bancario n&eacute; di partecipare alle gare di appalto pubbliche.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Tra gli aspetti cruciali che determinano la crisi di vendita dei prodotti agricoli nostrani, sui quali il governo non pu&ograve; esimersi dall’intervenire, occorre segnalarne almeno un paio. Innanzitutto, <span style="font-weight: bold;">si consuma troppo poca merce locale</span>. Un Paese che produce beni di qualit&agrave; media molto elevata e di una variet&agrave; invidiabile, non pu&ograve; importare cos&igrave; tanta frutta e verdura e cereali dall’estero. Occorre incentivare l’acquisto del prodotto locale, per il bene delle aziende nazionali, del consumatore e dell’ambiente. Propedeutico a ci&ograve;, &egrave; l’inasprimento dei controlli e la repressione dei cartelli che si sono creati fra i grossisti della filiera della commercializzazione, che impongono prezzi stracciati ai produttori, che sono costretti a cedere visto la deperibilit&agrave; delle loro merci, che altrimenti verrebbero buttate. Sarebbe opportuno un pi&ugrave; diretto contatto tra produttore e consumatore, tagliando o diminuendo gli intermediari commerciali.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Gli agricoltori reclamano un cambiamento immediato, anche se un po’ utopistico e indefinito. Cos&igrave; come gli autotrasportatori, che hanno paralizzato l’Italia per una settimana, in modo particolare in Sicilia e Calabria. Le frustrazioni dei camionisti sono condivisibili: anche qui mancato credito da parte delle banche, tempi impossibili per la riscossione delle merci, committenza rapace e prepotente, disinteresse della classe politica e sindacato incapace di tutelare i loro diritti. </span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Lo sciopero dei tir &egrave; stato particolarmente incisivo sulla nostra quotidianit&agrave; perch&eacute; oltre l’85% delle merci in Italia viaggia su gomma e per le modalit&agrave; che consentono un enorme potere di ricatto, visto che la protesta di una minoranza ben organizzata di componenti di questa categoria pu&ograve; bloccare, come si &egrave; verificato nel Mezzogiorno, ogni genere di rifornimento. Tuttavia pare che ci&ograve; non sia bastato a sensibilizzare il governo dei tecnici, che non ha prestato molta attenzione a questa vertenza.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">In Sicilia e Calabria si sono registrati i disagi maggiori. Pi&ugrave; che la merce nei supermercati, dotati di abbondanti scorte, &egrave; stato il carburante a fare impazzire gli automobilisti meridionali, causando razionamento della benzina ed una straordinaria vivibilit&agrave; delle citt&agrave;, non intasate da auto. C’&egrave; stato chi ha addirittura scoperto l’esistenza dei mezzi pubblici. In ogni caso, la necessit&agrave; di un uso parco dell’automobile ha responsabilizzato un po’ tutti i calabresi e siciliani, elevando il rispettivo tasso di civilt&agrave;.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">La protesta dei Forconi &egrave; comunque soprattutto siciliana. Si &egrave; diffusa rapidamente in tutta Italia in quanto il malcontento &egrave; piuttosto diffuso ed &egrave; determinato da cause simili. La Calabria &egrave; stata contaminata dallo sciopero piuttosto rapidamente ed ha avuto effetti probabilmente ancora pi&ugrave; incisivi che nella Sicilia stessa: ma ci&ograve; &egrave; avvenuto prevalentamente a causa delle caratteristiche morfologiche del territorio.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-weight: bold;">Ci&ograve; che appare strano di questa vertenza &egrave; il timing con cui si &egrave; verificata. </span>Ovvero questi indignati (a buona ragione) hanno aspettato che si insediasse un nuovo governo per rivolgerli contro una rabbia che ha forti connotati tipici dei movimenti meridionalisti: la criminalizzazione delle tasse e dello Stato causa di tutti i mali. In fondo, a questa situazione i siciliani sono stati condotti anche da un esecutivo centrale che hanno osannato e sostenuto con picchi di consenso «bulgari» (basta ricordare il 61 a 0 nei collegi isolani inflitto dal Polo delle Libert&agrave; all’Ulivo alle elezioni legislative del 2001).</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Infatti l’aumento del 40% del carburante in un anno, che &egrave; una cifra folle, non &egrave; da attribuire esclusivamente al governo Monti, cos&igrave; come le altre cause che stanno determinando la crisi economica in tutti i settori citati; gli esecutivi precedenti, da quelli democristiani fino all’era berlusconiana, hanno di fatto creato e mantenuto un sistema scarsamente efficiente che ha gonfiato a dismisura il debito pubblico e penalizzato fortemente l’agricoltura e l’indotto che la riguarda. Occorre altres&igrave; aggiungere che proprio la classe politica siciliana &egrave; una delle pi&ugrave; privilegiate e numerose in rapporto agli abitanti: a dimostrarlo sono gli stipendi di consiglieri regionali e assessori, la quantit&agrave; di portaborse e di amici e parenti «sistemati» dagli stessi politici. Mentre le condizioni economiche e sociali pi&ugrave; o meno velocemente si deterioravano, nessuno dei tanti gruppi che hanno aderito alla protesta dei forconi (oltre ad agricoltori ed autotrasportatori anche pescatori, ingegneri, piccoli imprenditori, studenti, disoccupati ecc.) ha sollevato con cotanto vigore queste  recriminazioni allorquando era il Popolo delle Libert&agrave; a governare; forse proprio perch&eacute; la maggior parte dei manifestanti ha sostenuto sempre proprio quel centrodestra che fino a pochi mesi fa negava la gravit&agrave; della crisi economica.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Il movimento dei Forconi non ha ufficialmente colore politico, anche se Forza Nuova ha provato a diventare la bandiera di questa protesta inneggiando alla moneta popolare. Martino Morsello, l’unico tra i leader della vertenza che non ha preso le distanze dal partito di estrema destra, &egrave; stato espulso dallo stesso movimento. La presenza di singoli esponenti della malavita tra i manifestanti non pu&ograve; voler per forza indicare l’esistenza dello zampino della mafia nell’organizzazione dei blocchi stradali.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">In definitiva, pu&ograve; essere ragionevole sostenere che la protesta dei Forconi &egrave; dettata semplicemente dalla disperazione, dalla complicata situazione economica di molti lavoratori, che non intravedono la luce in fondo al tunnel. Le annunciate riforme del governo spaventano come &egrave; tipico di ogni mutamento dello status quo, anche se effettivamente la sostanza e l’efficacia di queste ultime &egrave; tutta da verificare. L’ulteriore impennata dei prezzi del carburante &egrave; stata solamente la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso, anche se rimane un mistero il perch&eacute; la protesta sia esplosa solamente in queste settimane, visto che la crisi nei settori agricolo e ittico e dei trasporti  si sta palesando da anni, con periodi di maggiore e minore intensit&agrave;.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Difficilmente il movimento otterr&agrave; delle risposte positive dal governo, anche perch&eacute; le richieste sono troppo vaghe e poco circostanziate. Del resto chi non vorrebbe vedere diminuire il costo della benzina, dimezzare le tasse e maggiormente tutelati i propri diritti. L’adesione meramente numerica pare piuttosto esigua rispetto alle categorie che il movimento sostiene ora di abbracciare. Inoltre, all’interno dei Forconi si sono gi&agrave; consumate delle rotture. Allora pi&ugrave; che di rivoluzionari si tratta dell’ennesima spia del malcontento popolare indirizzata al potere. Che farebbe bene a prestare pi&ugrave; attenzione all’economia reale che alla finanza, se vuole scongiurare proteste pi&ugrave; serie e pericolose.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1721]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1721</guid>
	<dc:creator>Dario Macrì</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Trasporti low coast]]></title>
	<description><![CDATA[<style type="text/css">
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<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Verte quasi sempre tutto intorno ai soldi. Perch&eacute; mai dovrebbe sfuggire alla regola la materia dei trasporti? Quale sia l&rsquo;essenza filosofica del viaggio &egrave; difficile dire e probabilmente bisognerebbe partire scindendo il viaggio di &ldquo;dovere&rdquo; da quello di &ldquo;piacere&rdquo;. Sul primo debbono applicarsi metodiche di intervento politico-amministrativo che abbiano una ratio molto semplice, quale quella di permettere a chi deve muoversi, per lavoro, per esigenze personali, per ricongiungimenti familiari, di farlo comodamente, in tempi ragionevoli ed a prezzi accettabili. Diverso il discorso per il viaggio di piacere che forse affonda le radici in un atavico bisogno di nomadismo, tipico dell&rsquo;uomo quando le genti non erano stanziali ma si muovevano periodicamente ad esplorare nuovi territori. Su questa seconda tipologia di viaggio occorre un affinamento dell&rsquo;analisi. In primo luogo va fatto un ragionamento sullo sviluppo parossistico negli ultimi vent&rsquo;anni dei trasporti low cost, cio&egrave; a poco prezzo. </font> </p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">A chi giova? Senz&rsquo;altro alle compagnie aeree e marittime ma pacchetti simili recentemente vengono proposti anche dalle aziende ferroviarie, pubbliche e private, nonch&eacute; dai gestori di bus turistici. Giova sicuramente anche agli operatori turistici e al commercio mondiale, di conseguenza alle casse degli Stati. Infine giova alla nostra vanit&agrave; che viene corroborata dalla possibilit&agrave; di mostrare i video dei safari africani agli amici o di raccontare al bar quanto sono affascinanti i grattacieli di Shangai. </font> </p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Partiamo pure dal presupposto della &ldquo;democratizzazione&rdquo; del viaggio che viene garantita dai trasporti low cost. La linea difensiva arringher&agrave; sostenendo che non era equo che la vista delle meraviglie del mondo ma anche la mondanit&agrave; delle crociere dovesse rimanere appannaggio dei soli ceti ricchi. Forse &egrave; vero ma &egrave; discutibile che i concreti processi democratici debbano incentrarsi sulla globalizzazione oltre che delle merci anche dei luoghi geografici. Voglio dire che come ho dubbi sul fatto che fosse necessario scoprire l&rsquo;avocado per poi non sapere pi&ugrave; che sapore hanno le more di rovo, parimenti ritengo controverso che si debba fare rafting nei canyons californiani e non avere mai visto i fiumi sotterranei del Carso. </font> </p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Mi rendo conto che questa perplessit&agrave; espressa da un italiano &egrave; doppiamente criticabile perch&eacute; se ci fosse una logica del turismo mondiale forse proprio il nostro paese ha delle peculiarit&agrave; artistiche inimitabili e meritevoli di essere ammirate dai popoli di tutto il mondo. Cionondimeno sono massimamente sollecitato dalla questione dei viaggi di dovere rispetto a quella dei viaggi di piacere che a mio avviso dovrebbero certo essere incentivati ma a raggio pi&ugrave; corto, dunque con una naturale propensione all&rsquo;economicit&agrave;. Oppure potrebbero avere un respiro pi&ugrave; ampio solo a condizione di avere tempi pi&ugrave; dilatati e pi&ugrave; consoni alla filosofia dell&rsquo;esplorazione ed anche in tal caso si avrebbe un fisiologico calo dei costi. </font> </p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Non si tratta di &ldquo;protezionismo turistico&rdquo; ma di riappropriazione dei luoghi geografici propri o confinanti che spesso si sono trascurati in favore del &ldquo;mordi e fuggi&rdquo; a basso costo che ci proietta, negli interstizi dei tempi di lavoro, in luoghi lontani e diversi dove non si ha modo e tempo per interagire sociologicamente e per capirne l&rsquo;essenza, in una sorta di frenetica collezione di istantanee delle bellezze del territorio. Anche dal punto di vista del calcolo economico complessivo mi pare ci possa essere un&rsquo;equazione a somma zero: se tutti gli italici vanno a Sharm el Sheik ne guadagna l&rsquo;economia egiziana e ne perde ad esempio quella romagnola o siciliana ed egualmente se tutti gli egiziani vengono a visitare il Colosseo e trascurano le Piramidi gira l&rsquo;economia romana a discapito di quella delle loro citt&agrave;. E&rsquo; una semplificazione ma rende l&rsquo;idea. </font> </p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Conservo quindi un approccio dubbioso sia sull&rsquo;elemento economico globale che su quello psicologico individuale delle modalit&agrave; low cost e mi rimbomba invece l&rsquo;elemento della speculazione e dell&rsquo;arricchimento di chi ce lo ha propinato. Come si pu&ograve; soddisfare la domanda sempre pi&ugrave; pressante di low cost una volta innescato il meccanismo? Abbassando sempre pi&ugrave; i costi di gestione del trasporto; e considerando che sul principale costo, il carburante, non si pu&ograve; intervenire ed anzi continua a correre verso l&rsquo;alto, non si pu&ograve; che agire sui costi della manodopera e della sicurezza. </font> </p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">E qui si arriva finalmente al &ldquo;salga a bordo cazzo&rdquo; che tanto ci ha colpito in quella triste vicenda della nave Concordia. Chi doveva salire a bordo per salvare il salvabile? Il solo guappo Schettino o forse tutti coloro che dovevano evitare la tragedia, fossero i gestori o i controllori del viaggio?</font></p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">E&rsquo; possibile che quella che un tempo era la classica &ldquo;evasione&rdquo; da nababbi sia divenuta alla portata di tutte le tasche? Come pu&ograve; essere avvenuto ci&ograve;? Credo che la democratizzazione del viaggio non possa n&eacute; debba avvenire al prezzo di maestranze sottopagate se non trattate al limite dello schiavismo o di personale di minore professionalit&agrave; e credo che non basti affidarsi alla fiducia nella tecnologia, trascurando la manutenzione del parco veicolare, perch&eacute; quando poi dovesse precipitare un aereo o affondare una nave su cui non si &egrave; investito in controlli preventivi non sar&agrave; sufficiente invocare la stoltezza di un capitano che voleva fare un &ldquo;inchino&rdquo; ad un&rsquo;isola.</font></p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">E qui si torna a bomba sulla differenza fra viaggi di dovere o di piacere e si apre un nuovo capitolo: ossia vale la pena insistere con una politica del fare viaggiare tutti ovunque a minor costo o vale la pena investire affinch&egrave; quelle condizioni di base del viaggio &ldquo;necessario&rdquo; siano garantite? E mica voglio affamare gli imprenditori del trasporto aereo, marittimo, ferroviario e su gomma! Prediligerei semplicemente che ci fosse un ripensamento complessivo sul tema della mobilit&agrave; e che gli indirizzi di politica governativa &ldquo;riconvertissero&rdquo; tali aziende, quanto meno a livello di grandi masse di popolazione, su una funzione essenzialmente di pubblico servizio. </font> </p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Ritengo disdicevole che invece si vada proprio in direzione contraria: dai tempi della privatizzazione delle ferrovie britanniche che precipitarono poi nel baratro, si &egrave; puntato su una tipologia di trasporto dove il valore del mezzo meccanico al servizio delle esigenze primarie delle collettivit&agrave; &egrave; stato svilito. E dove hanno prevalso logiche, pi&ugrave; o meno concorrenziali, di mercato su clientele diversificate anzich&eacute; su cittadini-utenti. Dunque sviluppo massiccio delle aerovie e delle compagnie low cost, corsa forsennata all&rsquo;alta velocit&agrave; ferroviaria, cementificazione del territorio per fare tratte autostradali sempre pi&ugrave; dirette ma sempre pi&ugrave; care e soprattutto carenza di un piano della mobilit&agrave; che abbia sostenibilit&agrave; ambientale e che verta meno sugli affari e pi&ugrave; su una filosofia &ldquo;slow moving&rdquo;, dove la velocit&agrave; complessiva sia inferiore e dove invece, grazie ad un ripensamento ed integrazione dei diversi tipi di trasporto e magari grazie anche ad un investimento sulla ricerca che sviluppi nuovi mezzi di trasporto e nuovi propellenti, venga assicurato a tutti di spostarsi, anche in fretta, per le impellenze del quotidiano, senza disagi e senza dissanguamenti monetari.</font></p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Per restare alle vicende italiane, quando verr&agrave; sanato lo scandalo di uno Stato che non collega pi&ugrave; con un unico treno le sue regioni distanti (dal dicembre del 2012 non corrono pi&ugrave; lungo lo stivale i mitici Milano-Palermo o Torino-Crotone), quando verranno assicurati i trasporti locali (treni, bus e metro) con veicoli dignitosi che colleghino le citt&agrave; col territorio limitrofo senza ingolfarle di traffico stradale ed inquinanti, quando si metter&agrave; mano ad un piano di trasporti fluviali in un paese tutto circondato dal mare e con una vasta pianura solcata da fiumi che potrebbero collegare le citt&agrave;, quando si eviter&agrave; di sperperare denaro pubblico per grandi opere che andrebbero a servire una quota esigua della popolazione, allora si potr&agrave; anche pensare alla riduzione dei costi delle grandi traversate internazionali o si potr&agrave; puntare ad assicurare che il low cost per andare, con mezzi alternativi, da Trieste a Napoli o da Piombino a Civitavecchia non sia il frutto di una coperta corta che scopre altri diritti e tutele ma che sia il risultato di un funzionale ed efficiente sistema di trasporti, dove l&rsquo;opportunit&agrave; in pi&ugrave; per il cittadino &egrave; sostanzialmente derivante dallo sviluppo tecnologico.</font></p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Circa le previsioni per febbraio la si pu&ograve; far breve vista la canea che da una settimana tutti i media stanno facendo su un evento che certamente potr&agrave; avere anche qualche punta di eccezionalit&agrave; ma che rimane pur sempre un consueto fenomeno invernale. Direi che si possa sintetizzare cos&igrave;: gran gelo in arrivo e qua e l&agrave; copiose nevicate. E&rsquo; pur vero che in Italia, negli ultimi decenni, ci siamo disabituati alle incursioni gelide, specie di matrice siberiana, per&ograve; non si sono volatilizzate ed in altri stati europei, anche solo di confine, si sono verificate anche in anni recenti. Si tratter&agrave; di capire se saranno intense e perduranti tanto da farci rammentare scenari tipo 1929, 1956 o 1989, oppure se saranno un normale momento freddo di una stagione di per s&eacute; fredda. </font> </p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Butto l&igrave; le aree pi&ugrave; colpite? A parte la zona alpina e prealpina sia per la neve ma di pi&ugrave; per il gelo, citerei: entroterra ligure, Langhe, Monferrato e pianura padana specie a cavallo della via Emilia, aretino-senese, tutte le Marche, l&rsquo;Umbria e l&rsquo;Abruzzo, zone interne di Lazio e Campania per la neve; Friuli, Trentino, Piemonte, Lombardia ed Emilia occidentale, catena appenninica sino alla Lucania per il gelo.</font></p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Interessante sarebbe invece poter leggere nella sfera di cristallo circa come evolver&agrave; febbraio dopo la prima decade. Se questa &egrave; ormai contrassegnata, come sappiamo, da un marcato maltempo con correnti, sia artiche che continentali, che si tufferanno nel bacino del Mediterraneo, sia dalla porta del Rodano che da quella della bora, il che innescher&agrave; una miriade di microcircolazioni perturbate un po&rsquo; su tutte le regioni italiane, dal weekend dell&rsquo;11-12 cosa accadr&agrave;? Personalmente azzardo una ripresa delle correnti a getto polari che riprodurrebbe cos&igrave; la situazione dei mesi di dicembre e di quasi tutto gennaio, con l&rsquo;Europa meridionale che tornerebbe ad essere protetta da campi anticiclonici e con sistemi bassopressori, perturbati ma pi&ugrave; miti, che tornerebbero a percorrere velocemente l&rsquo;Europa settentrionale da ovest verso est. Insomma l&rsquo;orso russo verrebbe ricacciato fra i ghiacci. I modelli matematici gi&agrave; sono flippati a leggere bene la situazione della prima decade che nulla possono nell&rsquo;indovinare chi sar&agrave; vincitore fra vortice canadese e alta pressione russo-siberiana.</font></p>
<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;"> </span></font></div>
<p style="font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Per&ograve; per ora godiamoci queste splendide giornate di paralisi (della circolazione sanguigna e di quella viaria) ed isteria (specie mediatica) che senza alcun dubbio garantiranno qualche soldino di straordinario a medici e infermieri dei Pronto Soccorso. Speriamo di non essere fra i generosi.</font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1722]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1722</guid>
	<dc:creator>Costantino Di Lazzaro</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Genova: Van Gogh, Gauguin e il Museo Chiossone]]></title>
	<description><![CDATA[												<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Preceduta da uno spettacolo di presentazione che ha girato l’Italia (a Bologna ha riempito come un uovo l’Arena del Sole) nel quale Marco Goldin ha presentato la mostra alternato a musiche e immagini suggestive, si &egrave; aperta a Genova (e lo rester&agrave; fino al 15 aprile) la mostra “Van Gogh e il viaggio di Gauguin composta da 80 capolavori della pittura europea e americana del XIX e del XX secolo provenienti dai musei di tutto il mondo, origina dal riconoscere la centralit&agrave; della figura di Vincent van Gogh nell’arte dei due secoli considerati.<br />Particolarmente rilevante il pezzo forte della mostra: il quadro celeberrimo, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, che come prestito altrettanto epocale  a Genova quale gemma assoluta di una mostra peraltro gi&agrave; straordinaria. Il museo di Boston, presso il quale &egrave; conservato, lo concede in prestito per la quarta volta soltanto nella sua storia, e solo per la seconda volta in Europa, dopo Parigi una decina di anni fa. Il quadro fu dipinto da Gaugin dopo aver deciso di suicidarsi lasciando in una sola opera tutta la sua filosofia di vita in  sei metri quadri.<br />“Nessun’altra opera potrebbe tra l’altro significare meglio il senso che del viaggio la mostra genovese intende dare: viaggio come esplorazione geografica, viaggio come spostamento fisico e viaggio nella propria interiorit&agrave;. Verrebbe da dire che senza questo quadro la mostra non si sarebbe potuta fare e che con quest’unico quadro tutta la mostra si potrebbe fare.” Cos&igrave; ha scritto il curatore e cos&igrave; ha declamato solennemente all’Arena mentre alla sue spalle era proiettata l’immagine”<br />Venticinque sono i quadri di Van Gogh e dieci i disegni, poi altre opere di autori americani completano la mostra (due o tre quadri del genere che mi fa imbufalire al punto da dovermi girare dall’altra parte per la loro insulsaggine). Per una presentazione completa e ogni altra informazione </font><a href="http://www.lineadombra.it/le-mostre"><font face="Verdana" size="2">http://www.lineadombra.it/le-mostre<br /></font></a><font face="Verdana" size="2">Dopo il consueto pranzo “dalla Maria” in vico Testadoro (ravioli e un bel piatto di torta Pasqualina ai carciofi, la cima c’&egrave; di rado purtroppo) per i soliti nove euro (a dicembre non era ancora aumentato), una passeggiata al Museo Chiossone in un bellissimo parco non lontano.<br />Il magnifico patrimonio d’arte giapponese e cinese, il primo del genere organizzato in forma di pubblica esposizione in Italia presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova tra il 1905 e il 1942, fu raccolto in Giappone nell’ultimo quarto del secolo XIX da Edoardo Chiossone, eccelso incisore genovese che lavor&ograve; a contratto presso l’Officina Carte e Valori del Ministero delle Finanze a T&#333;ky&#333;.<br />Mai smembrato n&eacute; diviso, questo importante patrimonio comprende pitture, stampe policrome e libri illustrati, sculture e suppellettili liturgiche buddhiste, oggetti archeologici, bronzistica, monete, lacche, porcellane, smalti cloisonn&eacute;, maschere teatrali, armature e armi, strumenti musicali, costumi e tessuti, complementi dell’abbigliamento maschile e femminile. Pitture, stampe, lacche, tessuti e sculture lignee sono esposti a rotazione nel rispetto dei principi di conservazione preventiva.<br />Tutt’altro genere di arte, ma molto interessante perch&eacute; proveniente da un paese non facilmente raggiungibile… Nel sito </font><a href="http://www.museidigenova.it "><font face="Verdana" size="2">http://www.museidigenova.it </font></a><font face="Verdana" size="2"> si trovano tutte le ulteriori informazioni su questo e sugli altri musei genovesi<br /></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1712]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1712</guid>
	<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[The pursuit of happiness]]></title>
	<description><![CDATA[												<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">La Repubblica Italiana vive oggi una situazione che assomma una serie di paradossi politici. Il parlamento &egrave; composto di membri non liberamente scelti dall'elettorato, che pure nel 2008 aveva chiaramente indicato chi avrebbe dovuto legiferare ed esprimere un governo da sostenere nel corso della sua azione. La scelta di parte dell'ultima consultazione nazionale era l'unica cosa certa e legittima di quel voto, viziato da una legge elettorale ignobile.<br />È esercizio di poca difficolt&agrave; argomentare il fallimento di un governo composto di figure non all'altezza e di un presidente che si &egrave; comportato da autocrate e da uomo spregiudicato negli affari e impudico nei costumi, inadatti a renderlo portavoce del paese ("I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore", Costituzione, articolo 54); ma ci&ograve; non deve indurre al pericoloso ragionamento per cui &egrave; meglio chiunque altro, almeno ce ne siamo liberati.<br />Lo mostra un altro paradosso, per cui in questi giorni Mario Monti annuncia che il suo governo scriver&agrave; provvedimenti basati sul principio dell'equit&agrave;. Un governo di ambasciatori del mondo della grande finanza dovrebbe essere, parola del presidente, il governo dell'equit&agrave;. Come si pu&ograve; non essere scettici? Come si pu&ograve; credere che ci sar&agrave; equit&agrave; quando uno dei collaboratori pi&ugrave; stretti del professor Monti, il dottor Corrado Passera, si &egrave; svegliato la mattina dello scorso 16 novembre come amministratore delegato di Intesa San Paolo ed &egrave; andato a dormire la stessa sera come triministro dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti?<br />Tralasciando l'origine della crisi (sta agli economisti spiegarci l'effettiva origine del disastro economico e finanziario che deprime gran parte del continente – e del mondo) e le polemiche sul governo dei poteri forti, mi sento di poter credere alle ragioni del prestigio di Mario Monti, il cui fare compassato certo non mi turba ma nemmeno mi rassicura; in ogni caso non c'&egrave; alternativa, dato che i rappresentanti di tre quarti dell'elettorato nazionale lo sostengono. E sento di poter essere d'accordo con buona parte di quello che ha detto rivolgendosi alla Camera dei Deputati, ammesso che poi agisca coerentemente con quanto annunciato.<br />Mi &egrave; piaciuto sentir usare la parola talento, e mi piace pensare che uomini di governo cos&igrave; avvezzi al potere della ricchezza vogliano ricordare come tante preziose opere del Rinascimento siano state finanziate dai quattrini che scorrevano nei forzieri dei signori, e delle prime banche moderne, a cavallo fra il Quattrocento e il Cinquecento (interessante a tal riguardo la mostra "Denaro e Bellezza" che si tiene al Palazzo Strozzi di Firenze fino al 22 gennaio). C'&egrave; dunque da augurarsi che un nuovo grande pittore possa presto dipingere un'Italia diversa, moderna, aperta e rispettabile; ma vorrei che questo paese si facesse nuovamente rispettare all'estero non per le possibilit&agrave; d'investimento e di guadagno che offre ai grandi gruppi di speculazione, ovvero non vorrei che l'acclamazione venisse dai colleghi esteri di questi supermanager. Vorrei invece che fossero le genti ad applaudire il mio paese, a riverire un nuovo patto di giustizia sociale, garanzie di diritto, affidabili sistemi sanitari e scolastici.<br />Disgraziatamente, dubito che ci&ograve; avvenga. Le carte fondamentali europee prendono spunto dalla dichiarazione francese del 1789, che a sua volta prende spunto da quella d'indipendenza americana del 1776; una carta che parla proprio del diritto del popolo di decidere quale governo possa meglio servire i suoi interessi. Fra cui, udite udite, spicca la felicit&agrave;. E c'&egrave; forse felicit&agrave; in uno stato di doppia privazione della libert&agrave; di decidere chi fa le leggi, prima in nome di un regolamento elettorale abietto, poi in nome di una crisi che oggi vede paziente e medico riuniti nella stessa figura?<br />Riflessione interrogativa: qualcuno crede possibile che i cittadini americani accetterebbero un cosiddetto governo tecnico? Ma gi&agrave;, non hanno mai corso il pericolo. Perch&eacute; da quel famoso 4 luglio c'&egrave; una carta che parla chiaro, e assicura loro la garanzia che chi li rappresenta lavora in loro vece.<br />In quel paese, contestare quella carta vuol dire tradire lo Stato. Da noi?</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">***</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">"Noi riteniamo che queste verit&agrave; siano evidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che fra questi ci sono la vita, la libert&agrave; e la ricerca della felicit&agrave; – che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i governi, che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati, che ogni volta in cui una forma di governo diventa deleteria per tali fini, &egrave; diritto del popolo modificarla o distruggerla, e istituire un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi, e organizzi i suoi poteri nella forma che a loro possa sembrare pi&ugrave; promettente per portare alla loro sicurezza e felicit&agrave;".<br />Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America, Filadelfia, 4 luglio 1776</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">"La sovranit&agrave; appartiene al popolo".<br />Costituzione della Repubblica Italiana, Roma, 27 dicembre 1947<br /></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1698]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1698</guid>
	<dc:creator>Iacopo Sequi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Ultras per la libertà]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Il day-after della rivolta di Piazza Tahrir assomiglia molto a quello precedente: i dimostranti in piazza vengono aggrediti dalla violenza governativa. Come tutti i domani &egrave; il giorno prima di un dopodomani, un day-before, ove il domani atteso oggi &egrave; il giorno che nei prossimi mesi sancir&agrave; il risultato delle elezioni.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">L'attuale situazione evidenzia la difficolt&agrave; di stabilire le sorti di un sistema politico con la sola rappresentazione delle istanze democratiche. La dinamica in atto presenta tratti in comune con la costruzione della nostra democrazia negli anni Quaranta: alla violenza si risponde con la clandestinit&agrave; e con l'edificazione di corpi intermedi organizzati e tendenzialmente autosufficienti. In Italia erano stati i partiti a resistere durante il fascismo, mentre in Egitto le associazioni sopravvissute a Mubarak sono i Fratelli Musulmani e i gruppi ultras che, di fronte alle necessit&agrave; del Paese, hanno messo da parte la fede calcistica per unirsi a fronteggiare, con qualche successo, le cariche della polizia.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">In Italia l'aggregazione delle persone allo stadio &egrave; al momento ferocemente combattuta, nel silenzio generale di un Paese sempre pi&ugrave; individualista: il meccanismo delle diffide, lasciato alla piena discrezionalit&agrave; della polizia, afferma l'assenza del diritto nella gestione della libert&agrave; delle persone che per passione frequentano lo stadio e che in quel luogo realizzano momenti di libera associazione a carattere ludico e di svago. Libert&agrave; per gli ultras &egrave; uno slogan che rappresenta la richiesta di un processo per direttissima (dal quali spesso il diffidato esce assolto) invece che un sistema di arbitrio che toglie la libert&agrave; personale infischiandosene della tripartizione dei poteri. Ultras per la libert&agrave; significa che la giunta militare non potr&agrave; spiccare nessun Daspo per le manifestazioni di piazza e arrestare il processo di conquista della democrazia</font><font face="Verdana" size="2">. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Quello che voglio sottolineare &egrave; che i corpi intermedi sono la struttura minima necessaria a difendere la libert&agrave;. Il modello americano prevede che ogni cittadino abbia il diritto di essere armato per difendersi dallo Stato, ma &egrave; evidente che da solo nulla effettivamente potr&agrave; opporre ai Marines. In piazza Tahrir stiamo scoprendo che i manifestanti raccolti dai social-network per uscire dal computer ed entrare nella democrazia sociale hanno bisogno di organizzarsi sul campo. E' impossibile che si superi una </font><font face="Verdana" size="2">struttura autocratica senza passare dal confronto tra istanze sociali ed &egrave; impossibile che queste istanze si confrontino tra loro se non si organizzano e confrontano al loro interno.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">La nostra Costituzione lo sa bene. Meno lo sanno le Questure uscite aministiate nel day after del fascismo. La nostra politica orfana dei partiti dell'articolo 49 e la nostra societ&agrave; senza la forza dei sindacati dell'articolo 39 lo sta dimenticando, o meglio preferisce dimenticarlo quando a parlare di sicurezza &egrave; un Ministro dell'Interno di un partito che millantava migliaia di persone in armi nelle valli.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Non sono i verbali delle Questure a scrivere la storia, non lo saranno neanche le cariche della polizia che a Piazza Tahrir si arresteranno di fronte alla consapevolezza di un popolo che sta muovendo i primi passi verso la sua libert&agrave;, conquistata a viso aperto contro il volto coperto di uno sbirro infame.<br /></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1702]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1702</guid>
	<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il Viaggio con gli Stivali - L'autore intervista il protagonista]]></title>
	<description><![CDATA[																																				<p align="justify"><br /><font face="Verdana" size="2"><em>L’autore intervista se stesso, finalmente qualcosa di nuovo nella narrativa di questi tempi.</em></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2"><strong>Ciao Tobia, grazie per esserti dissociato. Avrai mica un gemello che legge alla velocit&agrave; della luce quello che scrivi?</strong></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Grazie Tobia, questa domanda mi consente di partire dalla fine, da quella teoria delle stringhe che realizza progetti di geo-avvolgimento (roba di premi nobel alle scuole Elementari), che si dipana nel racconto e che – dopo diverse peripezie - si conclude con un finale a sorpresa. Per&ograve; posso dirti che ho una sorella, gi&agrave; motociclista a tempo determinato, a cui voglio molto bene e che mi sta vicino anche da lontano (roba di borse da serbatoio e alta finanza).</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2"><strong>Apper&ograve;, &egrave; un accorrete accorrete, un richiamo della foresta verso l’acquisto online, l’ordine in libreria, l’assalto all’autore fino all’esaurimento delle 100 copie che ha direttamente acquistato e pu&ograve; legalmente rivendere grazie al fatto che l’IVA &egrave; assolta dall’editore.</strong></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Certo per&ograve; facciamo attenzione che l’ordine non &egrave; quello che imporrebbe di limitare la creativit&agrave; del bambino premio Nobel che trascorre la vita alla velocit&agrave; della luce e si ritrova nella sua cameretta ancora a 7 anni. Altrimenti si esaurirebbe gi&agrave; prima di partire la spinta propulsiva della nuova classe dirigente. Invece un ordine nuovo, la traslitterazione 2.0 della migliore eredit&agrave; novecentesca che sboccia come un garofano il Primo Maggio, un sistema di interazioni dinamiche: allora s&igrave;. L’IVA assolta consente l’assalto.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2"><strong>Ci illustreresti brevemente pregi e difetti dell’opera?</strong></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">L’aspetto che credo migliore &egrave; aver trasferito su carta un insieme di sensazioni che i primi lettori campione sembra riescano a percepire. Ho raccolto uno spaccato rappresentativo della mia vita, in maniera semplice e lineare, esemplificata in un viaggio che ha rappresentato per me un successo e una fonte di soddisfazione e gioia, senza scadere nel <em>voyeurismo</em> e fuggendo dai luoghi comuni. Sia in moto che nel libro che nella vita.<br />I limiti sono quelli di un’opera scritta nel tempo libero, che non riesce a raggiungere il vertice della letteratura mondiale. Per ora.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2"><strong>I limiti pi&ugrave; evidenti sono quelli di un viaggio che si arresta di fronte alle frontiere.</strong></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Si arresta il viaggio ma non l’autore (ride ndr), e le vicissitudini con la polizia mostrano un viaggiatore consapevole, fiero dei propri diritti e ben risoluto a farli valere, alla faccia delle barriere umane, linguistiche, alla faccia delle divise e dell’arroganza. Un grande inno alla Libert&agrave; con la L maiuscola, che quando torna indietro dal Kazakstan lo fa a testa alta e se ne va al mare alla faccia di quei musi mongoli trovando nella piccola Russia addirittura il Mediterraneo. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2"><strong>Il prezzo di copertina &egrave; 13 euro. Hai fatto 13? Come mai non 14, in accordo con la nuova release del Totocalcio?</strong></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">13 euro &eacute; frutto della mediazione tre il 14 proposto dall’Editore e il 12 dell’Autore. Un prezzo minore non valorizzerebbe la grandezza del racconto (175 pagine circa), un prezzo maggiore saprebbe di truffa, di libro che muore negli scaffali, o sotto le porte della libreria, utile solo a generare carta da riciclo. Possiamo dire di aver fatto 13?</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2"><strong>Eh no caro Tobia, le domande qui le faccio io. Non puoi dissociarti al quadrato. </strong></font><font face="Verdana" size="2"><strong>A che target di lettura ritieni sia maggiormente rivolto il tuo racconto?</strong></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">E’ un’ottima lettura da diporto, per impreziosire una serata in poltrona, a letto prima di dormire, per godere appieno di una rilassante seduta sul gabinetto o un prezioso regalo da lasciare sotto l’albero di Natale a chi desidera viaggiare anche con la fantasia.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2"><strong>Questi viaggiatori della fantasia a cui ti rivolgi spesso, dove possono rivolgersi per godere delle tue letterarie rivoluzioni (qualcosa in pi&ugrave; di semplici rivolte)?</strong></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">A me medesimo, come dicevamo, finch&eacute; non avr&ograve; esaurito le 100 copie. Dopodich&eacute; lo si potr&agrave; ordinare in libreria o direttamente dal catalogo IBS.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2"><strong>Dicci ancora due parole per invogliare i lettori ad acquistare il libro e a regalarlo diffusamente il prossimo Natale.</strong></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Per espugnare l’Asia centrale occorrono i visti pagati in bollo, per fare benzina ci sono le carte di pagamento, condividere un’esperienza umana di un mese trasformando un viaggio in solitaria in un viaggio con migliaia di persone non ha prezzo.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2"><em>I due si abbracciano e con un sorriso dai tratti un po’ mongoli si riassociano in un lampo.<br /></em></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1694]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1694</guid>
	<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[C'era una volta la Rivoluzione Arancione]]></title>
	<description><![CDATA[																								<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2">Nella cella 242 del carcere <span style="font-style: italic;">Lukianovskij </span>di Kiev, sotto l’occhio vigile di una telecamera, vive imprigionata dal 5 agosto scorso <span style="font-weight: bold;">Yulia Tymoshenko</span>, ex primo ministro ucraino e icona della <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">Rivoluzione Arancione</span>, moto popolare che nel 2004 fece sognare e illudere il paese ex sovietico. Accuse costruite ad arte per eliminare la scomoda e popolare Yulia “La Tigre”, con una pena di 5 anni di detenzione oltre a una serie di processi in corso. <br /><br />La <span style="font-style: italic;">Rivoluzione Arancione</span> fu un pacifico rigurgito d’orgoglio all’indomani delle Presidenziali del novembre 2004: il candidato <span style="font-weight: bold;">Viktor Juscenko</span>, avvelenato con della diossina che gli sfigur&ograve; il volto durante la campagna elettorale, contest&ograve; aspramente i risultati elettorali, che davano vincitore <span style="font-weight: bold;">Viktor Janukoviyc</span>, causa brogli. In seguito alle proteste, col benestare della Corte Suprema, le elezioni vennero ripetute sancendo la vittoria di Juscenko e premiando il movimento popolare. Fu una mobilitazione contro la corruzione della classe politica e del potere in generale, contro la fragilit&agrave; di un sistema avvilito da continui scandali, contro il crescente gap tra ricchi sempre pi&ugrave; ricchi, corrotti e corruttori, e poveri sempre pi&ugrave; poveri. <br />La Rivoluzione fu un tentativo teso a tagliare il cordone ombelicale con l’eredit&agrave; sovietica e avvicinarsi all’Europa, un tentativo carico di speranze e buoni auspici, poi rivelatosi saturo di contraddizioni, mancate promesse, scandali e paralisi politica. Nel settembre 2005 il movimento s’incrin&ograve; irrimediabilmente con le dimissioni della allora primo ministro Tymoshenko, in contrasto col suo stesso governo e con il Presidente Juscenko. Si apr&igrave; una fase di incertezza politica e di paradossale paralisi istituzionale, con la coabitazione tra il Presidente Juscenko e il rivale Janukoviyc, primo ministro dal 2006, fino alla vittoria alle Presidenziali di quest’ultimo e la fine della rivoluzione.<br /><br />La <span style="font-style: italic;">Rivoluzione Arancione</span> rientra nel pi&ugrave; ampio fenomeno delle <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Rivoluzioni colorate</span>, movimenti sviluppatisi negli Anni Duemila nelle aree ex sovietiche, accumunati da: leader filo-occidentali, denunce di brogli alle elezioni (a torto o a ragione), pratiche pacifiche, disubbidienza civile e, soprattutto, da una <span style="font-style: italic;">&egrave;minence grise</span> occidentale che vede in <span style="font-weight: bold;">Gorge Soros </span>e la sua <span style="font-weight: bold;">Open Society Institute</span>, il <span style="font-style: italic;">puppet master</span>. Si caratterizzano anche per aver conseguito insuccessi tortuosi, cali di consensi e fallimenti totali o parziali: la <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">Rivoluzione delle Rose</span> in Georgia nel 2005 che ha portato dapprima a un’apertura all’Occidente (soprattutto economia di mercato e investimenti esteri) e poi una deriva autoritaria, lo stesso per la <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">Rivoluzione dei Tulipani </span>kirghisa (2005) e quelle <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Gialle </span>in Mongolia (2005 e 2008), per non parlare dell’inutile <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Rivoluzione dei blue jeans</span> in Bielorussia (2005-2006) e <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">Verde </span>in Azerbaijan (2005). <br />Il caso ucraino si aggiunge all’elenco come esempio di occasioni mancate.<br /><br /><br />La pettinatura perfetta e maniacale con la lunga treccia bionda a cingere il capo, &egrave; un ricordo lontano per la Tymoshenko: costretta a condividere la cella con criminali comuni, vittima di presunte angherie, afflitta da <span style="font-style: italic;">misteriosi </span>dolori a ossa e muscoli e colpita da <span style="font-style: italic;">inspiegabili </span>lividi e segni lungo tutto il corpo, si appella alla comunit&agrave; internazionale per salvare s&eacute; stessa e l’Ucraina da un nuovo regime illiberale, dalla degradata civilt&agrave; giuridica e dalle violazioni dei diritti umani.<br />L’Ucraina vivacchia distratta, con lo sguardo rivolto verso gli <span style="font-weight: bold;">Europei 2012</span> di calcio, con investimenti in infrastrutture sportive e l’attesa per il boom del turismo. Lo scandalo del processo politico - e le presunte aspre condizioni di detenzione della ex premier - viene trascurato dalla grande stampa, nonostante la Tymoshenko sia tuttora molto popolare nel paese.<br /></font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1697]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1697</guid>
	<dc:creator>Daniele De Maria</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Giovani per sempre]]></title>
	<description><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">Da un po&rsquo; di tempo i vampiri, sia nella letteratura che nel cinema, vanno per la maggiore. Un successo di cui il buon conte Dracula andrebbe fiero, anche se forse il nobiluomo transilvano resterebbe deluso se scoprisse che, nelle profondit&agrave; del cosmo, da miliardi di anni esistono stelle che sembrano praticare la sua attivit&agrave; preferita.</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">Le vagabonde blu, &egrave; il nome suggestivo attribuito a questi astri, dimostrano una singolare analogia con il personaggio creato da Bram Stoker, nutrendosi non di sangue, ma della massa di altri corpi celesti.&nbsp;</font></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">A dispetto del loro colore, tipico di stelle giovani, calde e brillanti, le blue straggler sono molto antiche, alcune, con i loro 13 miliardi di anni, hanno visto l&rsquo; alba dell&rsquo; universo.</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana"></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">La loro eterna giovinezza &egrave; il frutto di un assorbimento di massa a spese di un malcapitato astro contiguo. Un vero e proprio vampirismo cosmico che permette a queste stelle, belle e pericolose, di rafforzarsi e continuare a vivere sacrificando le loro compagne.&nbsp;</font></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">Rare e difficili da identificare, le vagabonde blu sono state individuate all&rsquo; interno di diversi ammassi globulari, dove succhiano materia dalle loro vittime, come nella migliore tradizione della saga di Twilight.&nbsp;</font></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">Un comportamento, quello delle blue straggler, in aperta contraddizione con la consolidata teoria dell'evoluzione stellare.</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">Il ciclo vitale di una stella &egrave; legato alla velocit&agrave; con cui l&rsquo; astro consuma il suo combustibile interno, il cuore di idrogeno che innesca le reazioni termonucleari. Maggiore &egrave; la massa del corpo celeste pi&ugrave; rapida sar&agrave; la sua fine.&nbsp;</font></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">L&rsquo; accensione del motore stellare avviene nel omento in cui, sotto la spinta di una pressione spaventosa, gli atomi di idrogeno iniziano a fondersi convertendosi in elio. Questa reazione libera una quantit&agrave; di energia che compensa la forza di gravit&agrave; degli strati superiori, che porterebbe la stella a collassate su se stessa.&nbsp;</font></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">Quando l' idrogeno del nucleo si esaurisce, dopo milioni o miliardi di anni secondo la massa dell&rsquo; astro, viene meno l&rsquo; equilibrio del sistema.&nbsp;</font></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">Sotto la spinta della gravit&agrave; la stella inizia a contrarsi<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>e mentre l&rsquo; elio si accumula all&rsquo; interno del nucleo, l&rsquo; idrogeno continua a fondersi negli strati pi&ugrave; superficiali. L&rsquo; energia liberata da questa reazione fa espandere <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>la stella. L&rsquo; astro aumenta a dismisura le sue dimensioni e inizia a raffreddarsi,<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>diventando una gigante rossa. Col tempo, non valutabile su scala umana, la stella perder&agrave; gran parte della sua massa, in gran parte sotto forma di vento stellare, riducendosi a un piccolo astro di dimensioni simili al nostro pianeta, una nana bianca.</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">Questo ciclo evolutivo non &egrave; quello seguito dalle vagabonde blu. Pur essendo molto vecchie queste stelle mantengono intatto l&rsquo; aspetto tipico di astri appena formati.&nbsp;</font></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">Un&rsquo; eterna giovinezza sospetta, diventata il principale indizio su cui si fonda l&rsquo; ipotesi di vampirismo spazlale formulata dagli astronomi Aaron Geller, della Northwestern University e Robert Mathieu, della University of Wisconsin-Madison, dopo aver studiato l' ammasso stellare NGC 188, nella costellazione di Cefeo a 5.000 anni luce dalla Terra. Si tratta di uno dei raggruppamenti stellari pi&ugrave; antichi, composto da diverse migliaia di astri coetanei, al cui interno sono state individuate una ventina di vagabonde blu.&nbsp;</font></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Arial"><font face="Verdana">A risultati analoghi &egrave; giunto anche un team di cui fa parte Francesco Ferraro, astrofisico dell&rsquo; universit&agrave; di Bologna, che nel Sistema stellare M30, nella periferia della Via lattea a 28.000 anni luce, ha individuato due gruppi di vagabonde blu.&nbsp;</font></span></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1699]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1699</guid>
	<dc:creator>Enrico Roncarati</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Dubbi su "Fracciarossa videogame"]]></title>
	<description><![CDATA[																								<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2">Capitatomi sottomano casualmente il numero di novembre di <span style="font-weight: bold;">GQ Italia</span>, mensile dedicato all’universo maschile, e non solo, del <span style="font-style: italic;">Gruppo Edizioni Cond&egrave; Nast</span>, leggo <span style="font-weight: bold;">“Frecciarossa Videogame” di Malcom Pagani</span>. L’articolo si ispira a “Viaggio in seconda classe” di Nanni Loy, documentario Rai del 1977; un viaggio in treno lungo l’Italia alla ricerca di persone, volti e storie, “duemila chilometri senza andare da nessuna parte”. Pagani parte la mattina da Roma diretto a Napoli, poi da Napoli a Milano, da Milano a Venezia e ritorno a Roma.<br />Ora, prendendo il treno per lavoro quotidianamente, avendo una certa esperienza su questo mezzo di trasporto, non ho potuto fare a meno di riscontrare alcune inesattezze, si fa per dire, nel racconto di Pagani. <br />Espongo.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Roma-Firenze/ore 11.15 – Cammino in precario equilibrio mentre il monitor comunica che abbiamo superato trecento orari. Il Macchinista ha deciso di giocarsi tutto nel recupero di un risibile ritardo …</span><br />Nella tratta Roma-Firenze, la cosiddetta Direttissima, un treno non pu&ograve; viaggiare a trecento all’ora, non perch&eacute; il nostrano <span style="font-style: italic;">Frecciarossa </span>non ne sia in grado, anche un avveniristico <span style="font-style: italic;">Shinkansen </span>giapponese o un rapido <span style="font-style: italic;">TGV </span>francese avrebbe delle difficolt&agrave;, semplicemente perch&eacute; la linea consente velocit&agrave; massima duecentocinquanta.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Milano-Venezia/ore 16,35 – Il “Freccia argento” &egrave; l’antenato del Frecciarossa. Le carrozze di prima sono solo due. Il ristorante &egrave; chiuso. Le fermate si moltiplicano, tutto &egrave; rarefatto, lentissimo …</span><br />Il <span style="font-style: italic;">Frecciargento </span>non &egrave; l’antenato del <span style="font-style: italic;">Frecciarossa</span>, sono due differenti <span style="font-style: italic;">brand </span>di Trenitalia: il primo serve il Nord-Est e Sud con Roma, il secondo collega l’asse Torino-Milano-Roma-Napoli; i <span style="font-style: italic;">Frecciargento </span>sono inoltre normalmente effettuati con materiali ETR 600, i “nuovi Pendolino”, pi&ugrave; moderni rispetto agli ETR 500 dei <span style="font-style: italic;">Frecciarossa</span>; ultimo ma non ultimo, la tratta Milano-Venezia non &egrave; servita da treni <span style="font-style: italic;">Frecciargento </span>bens&igrave; da <span style="font-style: italic;">Frecciabianca</span>, una versione moderna e lucidata - e pi&ugrave; costosa - dei vecchi Intercity. Alle 16,35 il buon Pagani avr&agrave; infatti preso l’EurostarCity 9735 (mi dice l’orario ferroviario FS).<br /><br />Sono fastidiosamente pedante, lo so.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Venezia-Roma/ore 19,27 - …Gi&agrave; all’altezza di Bologna, i cessi versano in condizioni desolanti. Ne funzionano solamente quattro su dodici…</span><br />Tradizionalmente quello dei cessi &egrave; uno dei pi&ugrave; inossidabili e frequenti problemi che si riscontrano su un treno. Mi sorge un dubbio: alle ore 19,27, sempre secondo l’Orario Ufficiale FS, parte quotidianamente il <span style="font-style: italic;">Frecciargento </span>9427, effettuato con un materiale ETR 600 (il gi&agrave; citato “Nuovo Pendolino”, ormai non pi&ugrave; tanto nuovo). Costituito da sette vetture, presenta cinque ritirate in seconda classe (di cui una per disabili), e tre in prima, quindi otto cessi in tutto. Dove ne abbia trovati Pagani altri quattro rimane un mistero. Accetto per&ograve; la remotissima e improbabile possibilit&agrave; che il treno sia stato effettuato, per motivi a noi ignoti, con un vecchio ETR 485 (sempre della flotta <span style="font-style: italic;">Frecciargento </span>ma di norma utilizzato su altre tratte): l&igrave; s&igrave; sono presenti dodici ritirate. E allora tanto rispetto per la dedizione di Pagani nel verificare l’efficienza dei cessi di un intero treno tra Venezia e Bologna.<br /><br />Sono noioso e inutilmente crudele, lo ammetto; in realt&agrave; “Frecciarossa Videogame” &egrave; un interessante racconto, una bella testimonianza dell’Italia di oggi. Certo, di un pezzo d’Italia che pu&ograve; permettersi un certo tipo di viaggio in Alta Velocit&agrave;. Sarebbe interessante osservare i volti e parlare anche con quegli Italiani che viaggiano sui pi&ugrave; lenti Intercity o sui sempre pi&ugrave; rari treni notte.<br /><br />I veniali errori di Pagani inficiano per&ograve; la veridicit&agrave; dell’articolo, alle inesattezze si aggiunge una gradevole ricchezza stilistica, non uno stile asciutto ed essenziale (il pi&ugrave; delle volte noioso per la sua neutralit&agrave;): quindi non pi&ugrave; cronaca giornalistica ma racconto romanzato, allontanando il lettore dalla realt&agrave; e catapultandolo in una <span style="font-style: italic;">fiction</span>. Emblematico che la rubrica si chiami “I viaggi impossibili di GQ”.<br /></font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1700]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1700</guid>
	<dc:creator>Stefano Dedalus</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Abbasso Zapatero!]]></title>
	<description><![CDATA[												<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2">L’era Zapatero si &egrave; conclusa con una disfatta per i socialisti spagnoli: lo scorso 20 novembre, il <span style="font-weight: bold;">Psoe </span>ha raggiunto il 29% contro il 44% dei Popolari di un trionfante <span style="font-weight: bold;">Rajoy</span>.<br /><br />La Spagna &egrave; cambiata molto negli ultimi anni. Dalle stelle alle stalle si potrebbe banalmente dire. <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Zapatero </span>vinse inaspettatamente le sue prime elezioni nel 2004, all’indomani degli attentati terroristici dell’11 marzo. Nel periodo di opposizione al <span style="font-weight: bold;">Governo Aznar</span>, aveva trasformato il Psoe in un partito responsabile e affidabile; durante la campagna elettorale e poi nei primi anni di governo, ammali&ograve; la Spagna con le proprie capacit&agrave; oratorie e con i propri sogni, con l’ambizione di un nuovo socialismo che guardasse all’efficienza scandinava.<br />Il <span style="font-style: italic;">Socialismo ciudadano</span> (dei cittadini) di Zapatero cambi&ograve; profondamente la Spagna, e si inimic&ograve; mortalmente la Chiesa: laicit&agrave; ed etica in primis con la riforme su divorzio breve, facilitazioni per la fecondazione assistita, matrimoni tra coppie omosessuali con possibilit&agrave; di adozione (allargato anche a coppie di fatto). E poi aiuti a famiglie e giovani con assegni e contributi per la casa; sul lavoro maggiore flessibilit&agrave;, aumento dei salari minimi e incentivi all’assunzione dei giovani.<br />Zapatero mise le basi per una <span style="font-style: italic;">Spagna-Disneyland</span>: diritti civili, lavoro facile e disoccupazione sostenibile grazie a generosissimi sussidi, divertimento e movida. Zapatero divenne un’icona, un esempio in Europa, capace di suscitare grandi invidie anche nella sinistra italiana (si pensi ad esempio a “Viva Zapatero!” di Sabina Guzzanti).<br /><br />Il gioco si ruppe con l’inizio della crisi e il suo aggravarsi, mettendo in mostra tutti i limiti del modello e soprattutto della persona Zapatero, sempre stato accusato d’aver uno scarso senso della realt&agrave;, troppi valori e poca <span style="font-style: italic;">realpolitik</span>, pi&ugrave; politico che statista. Tante idee ma poca lungimiranza, Zapatero non ha saputo trasmettere la sua visione di Spagna nel futuro, non ha saputo rispondere all’emergenza della crisi economica, non ha saputo anticipare gli imminenti problemi n&eacute; a rimediare in corsa.<br />Le ragioni del fallimento sono chiare e tristemente semplici: Zapatero non ha attuato ci&ograve; che aveva promesso ovvero norme tese a rilanciare la produttivit&agrave; e stimolare l’economia. La riforma delle due aree pi&ugrave; in crisi, riforma del lavoro e ristrutturazione del mercato finanziario, &egrave; rimasta in sospeso. Alla disoccupazione galoppante si sono aggiunti profondi tagli nello stato sociale negli ultimi due anni.<br />Ma ci&ograve; che non &egrave; piaciuto agli Spagnoli &egrave; stato l’atteggiamento del presidente e del suo partito: il Psoe non ha ascoltato gli <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">Indignados</span>, bollati come populisti antipolitici carichi di richieste demagogiche. Zapatero &egrave; stato quindi percepito come una delle cause della crisi, quest’ultima affrontata in modo arrogante, miope e personalistica, epurando anche gli oppositori all’interno della compagine socialista.<br /><br />I Governi Zapatero lasciano un’eredit&agrave; pesante all’economia spagnola: la <span style="font-weight: bold;">disoccupazione</span> superiore al 22%, record in Europa, colpisce soprattutto i giovani (46% per gli under 25 ), una gravissima crisi economica e finanziaria che ha deteriorato la societ&agrave;, vecchi e giovani indignati in piazza a protestare.<br />La Spagna gira pagina, il nuovo Governo Rajoy dovr&agrave; rilanciare il paese in un contesto drammatico per tutta l’Europa.<br /></font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1701]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1701</guid>
	<dc:creator>Daniele De Maria</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La casta dei laureati e la slavina democristiana]]></title>
	<description><![CDATA[<a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20111222/radioarengo-2011-12-22.mp3">http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20111222/radioarengo-2011-12-22.mp3</a>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1709]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1709</guid>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Basilicata coast to coast]]></title>
	<description><![CDATA[												<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Se la Padania si chiama cos&igrave; perch&eacute; si produce il Grana Padano, la Basilicata sar&agrave; mica la patria del pesto? Intanto i liguri potrebbero avanzare significative rimostranze, ed inoltre gli “strascinati” lucani, pi&ugrave; che al pesto, si ricordano conditi con ricotta e salsiccia. Questa oscura regione in realt&agrave; potrebbe, grazie al suo doppio appellativo, far pensare ad una concentrazione di neonati battezzati Luca. Mah…facezie nominalistiche, trite e banali, che invero nulla aggiungono al mistero che avvolge questa terra, baciata da due mari ma tipicamente montana. Gi&agrave; quest’ultima definizione dovrebbe svelarci le sue tante contraddizioni. Senz’altro quando si parla di tale regione si palesano spesso imbarazzi, smarrimenti, incongruenze ed una certa dose di ignoranza; il dato diffuso che emerge &egrave; l’identificare il territorio lucano come un ripostiglio ricavato fra le camere Campania, Puglia e Calabria, sorvolando allegramente sulle sue specificit&agrave;, al contempo primigenie e frutto di una fusione armonica delle caratteristiche sociologiche delle citate tre regioni confinanti.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">La Basilicata o Lucania, in effetti, &egrave; da un lato un crogiuolo di identit&agrave; tipizzanti i pi&ugrave; noti popoli campano, pugliese e calabrese, che si ritrovano stratificate viaggiando da ovest ad est e a sud; dall’altro &egrave; una potenziale macroregione che potrebbe conglobare parte delle province attigue di Benevento, Avellino, Salerno, Cosenza, Bari e Foggia, dando luogo ad un’area culturalmente, sociologicamente e linguisticamente omogenea e dotata di un proprio marchio di fabbrica. Anche dal punto di vista meteorologico essa si nutre di un suo peculiare schema dietetico che la distingue dalle regioni confinanti. Del resto ci&ograve; dipende dalla sua particolare conformazione geomorfologica che ne rimarca la diversit&agrave; del clima, improntandolo ad un maggior rigore rispetto alle regioni limitrofe e che al contempo, stante la variet&agrave; del territorio, crea tante microzone climatiche, il cui attraversamento consegna una incredula sensazione di mutazione continua e ravvicinata.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Le elucubrazioni su tale regione sono state stimolate e corroborate dopo aver incocciato recentemente un alto momento di discussione sulle mafie italiche, in cui magistrati con gli attributi ricomponevano il mosaico di quella pagina nera che da decenni sporca la storia della nostra nazione. Anche da questo doloroso punto di vista la Basilicata parrebbe esibire la sua penombra, la sua marginalit&agrave; rispetto al fascio di luce che investe le popolari mafie meridionali, ossia la ‘ndrangheta e la camorra (in misura minore la criminalit&agrave; mafiosa pugliese). Un ex pm della procura di Potenza, presente al dibattito, ha invece giustamente rinverdito i tristi fasti della mafia lucana, rammentando la propria indagine sui Basilischi, un’organizzazione criminale nata a Potenza ed estesasi a tutta la regione, specialmente nella zona di Melfi e nel metapontino. Dunque un ibrido anche sul piano delle attivit&agrave; delinquenziali ed in effetti la struttura che &egrave; venuta svelandosi ricalcava esattamente quella propria delle ‘ndrine calabresi ma con una fisionomia propria, adattata alle contingenze socio-economiche della regione.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Chi avesse visto il divertente e ben confezionato film di Rocco Papaleo si sarebbe potuto fare un’idea precisa di questa natura multiforme della regione Basilicata, che, come detto, &egrave; tale anche dal punto di vista meteo. Anzi proprio la variet&agrave; di climi crea un paesaggio cos&igrave; difforme da zona a zona in un’area relativamente poco estesa. Il viaggio che fanno i protagonisti del film, da ovest verso est, dalle coste tirreniche alla piana di Metaponto, ricomprende quasi tutte le diversit&agrave; geomorfologiche e climatiche della regione; in sintesi possiamo configurare quattro macroaree: la fascia costiera del Tirreno, la zona montuosa che collega i massicci del Sirino e del Pollino, gli altopiani potentini che sfumano a nord verso le colline e le montagne del Vulture e la mezza collina e la pianura che si estende per quasi l’intera provincia di Matera sino al litorale jonico. Dunque si passa dalle zone occidentali, caratterizzate da una natura rigogliosa, frutto di ragguardevoli quantitativi medi di precipitazioni piovose, alle zone orientali che presentano aspetti singolarmente aridi e siccitosi. E la mutevolezza del paesaggio si manifesta in modo clamoroso ovunque, con un picco nei 20-30 km che separano l’area del Parco delle dolomiti lucane, ove si incontrano montagne e vegetazione che ricordano proprio quelle alpine, dalla zona di Tricarico e Grassano, ove cominciano gli scenari in stile Nevada, caratterizzati da alture spoglie e rocciose, sulle cui sommit&agrave; svettano cittadine “imbiancate” da un’accecante luce solare.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Quanto inoltre &egrave; tipicamente “meridionale” il clima estivo della Basilicata, caratterizzato da scarse precipitazioni piovose e da temperature che nella piana del metapontino raggiungono facilmente i 40°, in ci&ograve; non distinguendosi particolarmente dai climi delle zone limitrofe, cos&igrave; invece &egrave; peculiare il clima invernale che, pur apparentandosi ai climi delle immediate zone di confine, &egrave; da considerare senz’altro molto pi&ugrave; rigido e “settentrionale” rispetto a quelli generici della Campania, della Puglia e della Calabria. L’altimetria complessivamente elevata comporta frequenti e copiose nevicate, che risparmiano solo le coste tirreniche, in quanto sulle pianure della provincia di Matera, esposte al vento di grecale, non &egrave; insolito vedere i fertili terreni ricoperti dal manto nevoso. La temperatura rimane per lunghi periodi estremamente bassa, specie nelle ore notturne e negli altopiani potentini, tanto che il capoluogo di regione ha spesso temperature assimilabili a quelle della pianura padana, scontando anche un relativamente alto tasso di umidit&agrave;. I massicci montuosi pi&ugrave; elevati raggiungono quota 2.000 metri e dunque le nevicate sono abbondanti e durature, rendendo assai fredde anche le vallate interne dei fiumi Bradano, Basento, Agri e Sinni. Insomma una bella sferzata di rigore invernale per chi volesse andare in visita da quelle parti da ottobre ad aprile; il che non preclude, durante le sciroccate, di poter godere di giornate dal tepore tipicamente mediterraneo, quanto meno al mattino e sino al calar del sole. Buon viaggio.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Ed eccoci come al solito alle previsioni per il prossimo mese. Ci&ograve; che si intravede all’orizzonte nell’immediato non va in direzione dell’inverno pieno. Le grandi configurazioni bariche in Europa si assesteranno ancor pi&ugrave; sulla linea dei paralleli, con vigorosi getti di corrente da ovest verso est e dunque con un Nord Europa burrascoso, di stampo invernale ma pi&ugrave; per il vento e le piogge che per il freddo e la neve, come gi&agrave; in questi giorni, ed un sud mediterraneo all’insegna della variabilit&agrave; e del clima mite. Senz’altro dovrebbero sparire le nebbie che, seppur non cos&igrave; consistenti e relegate a cavallo della stretta linea del Po, da ormai un paio di settimane rendono l’aria stagnante ed inquinata. Ci&ograve; perch&eacute; si andranno alimentando veloci correnti occidentali, gi&agrave; dai primissimi giorni del mese. Esse porteranno piogge sporadiche specie sui versanti tirrenici. Pi&ugrave; asciutto e mite il clima sulle regioni adriatiche; non al sud Italia, dove inizialmente vi sar&agrave; un passaggio perturbato a causa di una blanda saccatura ciclonica che si muove lungo le coste nordafricane ma che va colmandosi.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">La catena di basse pressioni presente sul Nord Europa prover&agrave; ad abbassarsi a cavallo del ponte dell’Immacolata e secondo la modellistica americana trover&agrave; uno sbocco in direzione sud, portando nevicate sulle Alpi e Prealpi e poi anche sugli Appennini orientali. Su questo tentativo d’incursione vi sono pareri contrastanti da parte dei modelli previsionali europei che insistono sulla direzione ovest – est, la quale favorirebbe nevicate abbondanti solo sui crinali alpini svizzeri ed austriaci risparmiando del tutto l’Italia, che anzi potrebbe assistere nella prima settimana del mese a sfuriate favoniche (foen alpino e appenninico) che farebbero salire sopra la norma le temperature delle citt&agrave; settentrionali ed adriatiche. Propendo per questa seconda ipotesi con un cambiamento di rotta verso il 10 quando il rallentamento della corrente a getto polare potrebbe rimescolare le carte bariche in direzione nord – sud, anzich&eacute; ovest- est, ma comunque con l’incognita di dove andrebbe eventualmente ad alzarsi a nord l’anticiclone: se sulla penisola iberica allora l’inverno piomberebbe sulle nostre regioni dopo la met&agrave; del mese, se invece su tutto il bacino mediterraneo, Italia compresa, allora dovremmo rassegnarci all’idea che arriveremo a Natale, confortati, per il mio personalissimo gusto, da questo autunno prolungato. Un calice di Aglianico per augurarvi buone feste e staremo a vedere.</span></font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1704]]></link>
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	<dc:creator>Costantino Di Lazzaro</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La sconfitta della classe politica italiana]]></title>
	<description><![CDATA[												<div style="text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Il governo Monti &egrave; senza dubbio la soluzione migliore per provare a far uscire la politica italiana, ancor pi&ugrave; dell’economia, da una fase di empasse preoccupante. E’ stata sconcertante la passivit&agrave; dell’ultimo governo Berlusconi, dell’intero parlamento di questa legislatura e di tutte le forze politiche che ne fanno parte. </span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">L’andamento dei principali indici economici del nostro Paese &egrave; invece frutto del sistema Italia nel suo complesso, con i pregi e difetti che lo contraddistinguono. E’ opportuno ricordare, inoltre, che la crisi economica attuale &egrave; anche causa di un sistema capitalista che, cos&igrave; strutturato, ha tragicamente fallito. L’ingannevole fumo negli occhi della crescita infinita ha prodotto una costante devastazione dell’ambiente, una distribuzione a dir poco iniqua della ricchezza e la creazione di sacche di benessere talmente assuefatte alla loro condizione da non desiderare altro che il perpetuarsi della stessa, non importa se a scapito del prossimo.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Tornando alla soluzione Monti optata dal Presiedente della Repubblica Napolitano, si pu&ograve; concludere che essa rappresenti banalmente la sconfitta della classe politica italiana. Domati e monopolizzati dal fenomeno Berlusconi, i nostri politicanti non sono stati in grado di prendere delle  decisioni al fine di garantirsi un minimo di dignit&agrave; n&eacute; durante il governo precedente n&eacute; durante la scontata caduta dell’egoarca.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Del resto, quasi tutti i singoli parlamentari e vecchi ministri impallidiscono di fronte ai curriculum esibiti dai componenti della squadra di “Super Mario”; finalmente si pu&ograve; inoltre notare e gioire di una certa coerenza fra le esperienze dei vari professionisti facenti parte del nuovo governo e i ministeri che presiedono. Non deve sorprendere lo stupore che questa situazione genera: non bisogna dimenticare che si era abituati a ministri come Rotondi, Carfagna, Romani, Bonaiuti, Giovanardi, Miccich&egrave;, Brambilla, Vito, Romano, Galan, Bondi…</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Ora, la speranza &egrave; che questa fenomenale squadra di governo riesca a supplire a tutto il lavoro che non &egrave; stato fatto dai politici negli ultimi dieci anni: una gran mole di riforme cosiddette strutturali che sanciscano il passaggio dalla prima alla seconda repubblica. A cominciare dalla legge elettorale (pare che gi&agrave; tutti si siano dimenticati del milione e seicento mila firme raccolte in un battibaleno a sostegno del referendum per tornare al meno peggio Mattarellum), dalla riduzione del numero dei parlamentari, dall’abolizione del bicameralismo imperfetto, dalla revisione degli ordini professionali e via discorrendo.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Certo, risulta veramente incomprensibile come la classe politica attuale stia a guardare con assoluta indifferenza mentre sulla sua fronte si sta incidendo la dicitura «asino» (con il dovuto rispetto per il sobrio e pacifico erbivoro) laddove i «tecnici» stanno assemblando in poche settimane ci&ograve; che la casta avrebbe dovuto svolgere negli anni passati.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Indenne all’umiliazione &egrave; soprattutto la sinistra. Si, poich&eacute; dal circo proposto dalla destra italiana non si possono pretendere scatti d’orgoglio dopo che in massa ha votato il provvedimento alla Camera sul conflitto d’attribuzione sul caso Ruby, assodando cos&igrave; che Berlusconi avesse creduto che la simpatica e seducente marocchina fosse realmente la nipote del (destituito) Mubarak. Invece dal progressismo italiano, in parlamento rappresentato (ahinoi) dal Partito democratico e solo in parte dall’Italia dei Valori, era lecito attendersi un chiaro e dettagliato programma alternativo di riforme, gi&agrave; pronto per essere depositato. Completo anche di una nuova proposta di legge elettorale, tanto per levare ogni malizioso pensiero che ipotizzi come il porcellum in qualche modo potrebbe anche andar bene alle segreterie di Bersani e Di Pietro.</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Nulla di tutto ci&ograve; &egrave; stato realizzato. Si &egrave; invece trattato di affermare la filantropia del partito: l’appoggio al governo Monti dimostra come il Pd anteponga agli interessi del partito il bene del Paese. Cos&igrave; sottintendendo che in questo momento &egrave; bene che il Paese sia governato da una compagine di «professori» certamente non di sinistra e in gran parte cattolici militanti, piuttosto che dal Partito democratico in queste condizioni, con qualche idea ma senza un chiaro programma. L’alibi che le elezioni anticipate avrebbero fatto perdere del tempo prezioso all’economia italiana per l’elaborazione di nuove riforme che «rassicurino i mercati» &egrave; solo parzialmente attendibile: presentarsi alle elezioni con un’alleanza definita e un programma di pochi punti in cui i provvedimenti di legge sono gi&agrave; esplicitati e pronti per essere depositati in parlamento sarebbe stato ugualmente un segnale positivo per i mercati. Magari ci sarebbe stato il cruccio di votare con l’attuale obbrobriosa legge elettorale: allora perch&eacute; non spingere per un governo di transizione col solo compito di approvare un decreto sullo sviluppo e una nuova straordinaria legge elettorale da Paese normale, ad esempio un sistema proporzionale con sbarramento o un maggioritario puro in collegi uninominali…</span></font><br style="font-family: Verdana;" /><br style="font-family: Verdana;" /><font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Tempi duri per i compagni in Italia. Osannare un governo che la storia confermer&agrave; essere assolutamente di destra e con l’aggravante della presenza di diversi ministri vicini al Vaticano. Oppure, per quelli «veri» della sinistra extra parlamentare, continuare a brancolare nel buio frustrati dai capricci dei loro piccoli leader.  Ma che non esulti il berlusconiano o il leghista (ora placato da una sterile e strumentale opposizione solitaria): aver consegnato il potere a Monti rappresenta il clamoroso e definitivo fallimento di un progetto epocale. In generale, si tratta dell’ennesima sconfitta della classe politica italiana.</span></font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1705]]></link>
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	<dc:creator>Dario Macrì</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[The day after lo spread]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify">Che le dinamiche creditizie rappresentino uno strumento importante per rappresentare l&rsquo;evoluzione economica congiunturale e una leva, quantomeno di breve periodo, per rincorrere alcune traiettorie di sviluppo, &egrave; dimostrato dalla scelta di signaling che la nuova governance della Banca Centrale Europea (BCE) ha voluto dare a tutti gli Stati membri. </p>
<p align="justify">Proprio in uno scenario di angoscia generalizzata per la crisi dei debiti sovrani e di disorientamento su quale debba essere il ruolo della BCE, tra la vocazione di autorit&agrave; indipendente e la missione al sostegno di una politica economica europea non proprio neutrale, la decisione di ridurre di un quarto di punto percentuale i tassi di riferimento, portando quello principale all&rsquo;1,25%, quello marginale al 2% e quello sui depositi allo 0,5%, non riflette tanto e solo un&rsquo;iniezione di fiducia nei confronti di una stretta di liquidit&agrave; che affligge gli istituti di credito europei. Piuttosto, l&rsquo;accresciuta consapevolezza sulle aspettative negative di output gap ha accelerato la volont&agrave; politica di sostenere la domanda di credito in tutta Europa, in una fase congiunturale in cui i mutui destinati all&rsquo;acquisto di abitazioni (che rappresentano oltre il 70% dei prestiti complessivi) hanno iniziato a far registrare, per la prima volta dal 2009, un graduale rallentamento dal primo trimestre del 2011 (+4,6%) al terzo periodo (+4,0%), la cui tendenza probabilmente si acuir&agrave; negli ultimi tre mesi dell&rsquo;anno con il manifestarsi degli impulsi recessivi dell&rsquo;&ldquo;ottobre nero&rdquo;. </p>
<p align="justify">A fronte di un calo della domanda diffuso in tutti Paesi europei, seppur con alcune accentuazioni in Italia delle quali si daranno conto nel paragrafo successivo, le politiche dell&rsquo;offerta, invece, risultano ancora abbastanza differenziate. Non solo nella selettivit&agrave; con cui le banche concedono prestiti a un settore, come quello immobiliare e delle costruzioni, troppo incriminato dai riflessi della crisi finanziaria, o nella pi&ugrave; o meno velata intenzione di alleggerire il peso dell&rsquo;esposizione creditizia nei confronti dello stesso, ma anche nella capacit&agrave; di prezzare correttamente il rischio e di adeguare le perdite attese ai tassi di interesse. Cos&igrave;, ad esempio, ammesso che la banca di riferimento conceda il mutuo o la famiglia in questione lo richieda davvero, l&rsquo;onerosit&agrave; dei finanziamenti risulta gi&agrave; oggi molto variabile tra Paesi europei, nonostante il costo della materia prima (denaro) sia uguale per tutti e l&rsquo;immissione di liquidit&agrave; sul mercato sia stata abnorme. </p>
<p align="justify">Se tale discrepanza si amplier&agrave; ulteriormente nei prossimi mesi per gli effetti a cascata dell&rsquo;impennata del differenziale italiano sul Bund, &egrave; importante sottolineare che senza considerare tale spread &ldquo;congiunturale&rdquo;, causato dalle valutazioni dei mercati a partire dallo scorso luglio, una diversa politica di offerta del credito da parte delle banche mostrava gi&agrave; nei mesi precedenti uno spread &ldquo;strutturale&rdquo; dell&rsquo;ordine dei 70 punti base tra i tassi di interesse applicati sui mutui per l&rsquo;acquisto di abitazioni a livello europeo e quelli praticati in Italia. Stando all&rsquo;ultimo dato disponibile e riferito al mese di settembre, il tasso di riferimento per i mutui residenziali di durata oltre i dieci anni &egrave; pari al 4,64 per l&rsquo;Italia e 4,02 per la media europea. Il pi&ugrave; alto costo del credito pagato non riflette tanto la differenza di rischiosit&agrave; delle famiglie italiane rispetto a quelle europe, peraltro di gran lunga meno patrimonializzate, quanto la necessit&agrave; delle banche italiane di &ldquo;tradurre&rdquo; e &ldquo;trasferire&rdquo; una maggiore difficolt&agrave; di funding (dall&rsquo;interbancario ai covered bonds, dai depositi alle obbligazioni bancarie) in selezione della domanda e inasprimento delle condizioni del credito, specie quando il sottostante &egrave; legato al settore immobiliare le cui prospettive sono incerte nel medio periodo e il cui valore di libro delle garanzie collaterali risulta penalizzato da un accresciuto grado di illiquidit&agrave; registrato negli ultimi mesi. </p>
<p align="justify">Sono valutazioni che, sull&rsquo;onda del differente rischio Paese all&rsquo;interno dell&rsquo;Europa e sulla diversa capacit&agrave; di mercato di fare raccolta a breve termine, potranno ulteriormente peggiorare il quadro descritto, con una situazione decisamente pi&ugrave; sfavorevole per l&rsquo;Italia che nel contempo dovr&agrave; affrontare la sfida della ricapitalizzazione bancaria e il delicato meccanismo di trasmissione delle maggiori difficolt&agrave; di approvvigionamento ai tassi di mercato. </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1706]]></link>
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	<dc:creator>Marco Marcatili</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Che cosa resta della Primavera araba]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Ad oltre un anno dalla cosiddetta &quot;Primavera araba&quot; proviamo a tracciare un bilancio su un'ondata rivoluzionaria di cui sono stati protagonisti soprattutto i giovani e internet. Era il 17 dicembre 2010 a Sidi Bouzid, nella provincia della Tunisia quando un giovane, Mohamed Bouazizi, si diede fuoco in un gesto di protesta contro le violenze della polizia, scatenando una sommossa popolare che di l&igrave; a poco avrebbe obbligato Ben Ali a fuggire dal paese.<br />La rivoluzione tunisina, che aveva colto di sorpresa il mondo intero assunse una maggiore rilevanza quando un&rsquo;analoga protesta scoppi&ograve; in Egitto, e a seguire in Algeria, Giordania e Yemen: la primavera araba si comp&igrave; definitivamente con la crisi Libica.<br />Nel frattempo un altro fronte della Primavera Araba si apriva in Siria dove si scatenava la dura repressione del regime di Damasco. La rivolta siriana ha attirato l&rsquo;attenzione del mondo per la brutalit&agrave; della reazione delle forze di sicurezza fedeli al regime, ed anche per la complessa questione etnica e confessionale che compone il tessuto sociale del paese.<br />Se il regime siriano dovesse crollare, le &quot;conseguenze&quot;, potrebbero essere imprevedibili,&nbsp; in primo luogo in Libano, a seguire in Palestina, in Iraq, e nella stessa Giordania. La Siria &egrave; poi un alleato storico della Russia, e ha rapporti &quot;intensi&quot; con la Cina. Cosa resta della Primavera araba?<br />La Tunisia si &egrave; incamminata verso una transizione democratica piena di incognite, l'Egitto &egrave; dilaniato dagli ultimi episodi di piazza Tahrir mentre Siria e Yemen sono caduti in una crisi&nbsp; apparentemente senza via d'uscita. Marocco e Giordania hanno avviato un processo di &ldquo;riforme&rdquo; tutte da verificare mentre l'Algeria sembra essere riuscita ad imporre una forma di democrazia tutta da verificare.<br />Tutti i paesi coinvolti nella rivoluzione devono fare i conti con una grave situazione economica, caratterizzata da un&rsquo;elevata disoccupazione e da enormi attese di riforma sociale, per esempio in Egitto che in Tunisia il dibattito politico ruota attorno alla necessit&agrave; di redigere una nuova costituzione. Naturalmente va tenuto conto anche delle spaccature tra forze islamiche e laiche, che rischia di paralizzare il panorama politico fino a compromettere il processo di riforme, in uno scenario politico che si caratterizza per la frammentazione partitica: decine di nuovi partiti sono nati in Egitto come in Tunisia. In un panorama cos&igrave; incandescente resta insoluta la questione israelo - palestinese, punto nodale della crisi cronica del medioriente: le rivoluzioni incompiute, le ossessioni di Israele con l'Iran, gli Stati Uniti e l'ONU che restano alla finestra. In questo momento il medioriente non &egrave; una priorit&agrave; per la comunit&agrave; internazionale, essendo Europa e Stati Uniti alle prese con la crisi economica.<br />Tuttavia in un quadro cos&igrave; incerto e confuso appare una certezza: le masse popolari affamate, dopo decenni e decenni di assenza, entrano direttamente da protagoniste sulla scena politica e difficilmente abbasseranno il capo di fronte ad un nuovo Mubarak o Ben Al&igrave;.</font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1707]]></link>
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	<dc:creator>Giuseppe Cantelmi</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[L'innocenza di Giulio]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2">Durante gli ultimi dieci giorni di novembre a Casalecchio di Reno ha avuto luogo <a href="javascript:void(0);/*1322765763429*/"><b>Politicamente Scorretto</b></a>, la <i>kermesse</i><span style="font-style: normal;"> culturale organizzata dal giallista Carlo Lucarelli, in cui ogni anno vengono affrontati i temi difficili della legalit&agrave; e della giustizia. Durante dieci giorni si &egrave; parlato</span><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> di </span></span><span style="font-style: normal;"><b>criminalit&agrave; organizzata al nord</b></span><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">. <br /></span></span></font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Uno degli eventi </span></span><i><span style="font-weight: normal;">clou</span></i><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> del cartellone, che annoverava la partecipazione di personaggi impegnati nella lotta alla criminalit&agrave; come don Luigi Ciotti, Giancarlo Caselli, Antonio Ingroia e Nando Dalla Chiesa, &egrave; stato lo spettacolo, presso il <a href="javascript:void(0);/*1322765685159*/">Teatro di Casalecchio,</a> dell'attore </span></span><a href="javascript:void(0);/*1322765748006*/"><span style="font-style: normal;"><b>Giulio Cavalli</b></span></a><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">, intitolato </span></span><i><span style="font-weight: normal;">L'innocenza di Giulio.</span></i><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> Il protagonista della vicenda giudiziaria narrata non &egrave; l'attore milanese, ma il senatore a vita Giulio Andreotti.</span></span></font></p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Lo spettacolo, nato dalla collaborazione tra l'attore, Carlo Lucarelli e il procuratore capo della Procura di Torino Giancarlo Caselli, vuole smascherare un falso storico: il proscioglimento da ogni accusa di Andreotti nel processo che lo vedeva accusato di associazione mafiosa. Devo confessare che anch'io, prima di vedere lo spettacolo, pensavo che Andreotti fosse innocente (o almeno che la verit&agrave; giudiziaria fosse quella). Cos&igrave; avevo sentito dire in televisione, cos&igrave; avevo letto sui giornali. Ma il diavolo si sa, si nasconde nei dettagli e la verit&agrave;, anche quella giudiziaria, presenta molteplici aspetti. Si pu&ograve; essere innocenti, e allo stesso tempo colpevoli? Ebbene s&igrave;, Andreotti c'&egrave; riuscito.</span></span></font></p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">L'accusa nel processo era quella di essere stato in rapporti stabili con personaggi come Gaetano Badalmenti, Stefano Bontade, i cugini Salvo e di aver elargito favori in cambio di appoggio  elettorale. La sentenza del processo in primo grado, emessa il 23 ottobre 1999, assolveva l'imputato da ogni accusa 'perch&eacute; il fatto non sussiste'. </span></span></font> </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Il 2 maggio 2003 la sentenza di appello, invece &ndash; e qui arriva la parte interessante &ndash; distingue tra i fatti avvenuti fino al 1980 e quelli successivi, stabilendo che Andreotti, s&igrave;, aveva commesso il reato di associazione per delinquere fino alla primavera del 1980, ma che per tale reato non poteva essere condannato a causa della prescrizione scattata solo pochi mesi prima, il 20 dicembre 2002. Andreotti veniva dunque assolto con formula piena solo per i fatti contestati dopo il 1980, per i quali l'accusa non aveva presentato elementi che dimostrassero, aldil&agrave; di ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza dell'imputato.</span></span></font></p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Nella motivazione della sentenza di appello, confermata poi dalla Cassazione, troviamo scritto: &laquo;</span></span><i><span style="font-weight: normal;">La sentenza impugnata, al di l&agrave; delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilit&agrave;, ma in quelli pi&ugrave; ampi e giuridicamente significativi di una </span></i><i><b>concreta collaborazione</b></i><i><span style="font-weight: normal;">.</span></i><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">&raquo;</span></span></font></p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana; text-align: justify;"><font size="2"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Giulio Cavalli, grazie ad una retorica calma, precisa, incisiva, ha accompagnato lo spettatore lungo tutti i risvolti di questa vicenda, che io ho qui riassunto per sommi capi. Uno spettacolo bello e coinvolgente che ha visto anche la partecipazione, all'inizio dello spettacolo, di Giancarlo Caselli, che ha letto un breve testo introducendo la vicenda. Alla fine, un dibattito tra l'attore, il procuratore e lo scrittore Carlo Lucarelli, in cui i tre co-autori hanno raccontato l'origine dello spettacolo, nato durante una cena a cui tutti avremmo voluto essere presenti.</span></span></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1708]]></link>
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	<dc:creator>Angelo Valenza</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Buon anno Radio Arengo!]]></title>
	<description><![CDATA[<a href=" http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20120112/radioarengo-2012-01-12.mp3"><br /> 																																																															http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20120112/radioarengo-2012-01-12.mp3</a>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1710]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?articolo=1710</guid>
	<dc:creator>Redazione</dc:creator>
</item>
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	<title><![CDATA[Il Viaggio con gli Stivali - L'autore intervista il protagonista]]></title>
	<description><![CDATA[																																																												<a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20111130/radioarengo-2011-11-30.mp3">http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20111130/radioarengo-2011-11-30.mp3</a>]]></description>
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	<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
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	<title><![CDATA[A zonzo per la Romagna]]></title>
	<description><![CDATA[												<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2"><span style="font-weight: bold;">Rocca di Riolo Terme</span><br /><br />La stagione delle terme &egrave; finita, ma se il prossimo anno decidete di rilassarvi nel Parco di Riolo Terme o (come me) di accompagnarci la moglie, vi raccomando di sfruttare il tempo visitando la Rocca di Riolo.<br />    Solitamente vedendo i restauri dei monumenti si trova  molto da ridire sull’architetto, in questo caso mi sento di complimentarmi per come ha recuperato i passaggi all’interno di questo nobile maniero magnifico esempio di fortificazione militare che segue l’evoluzione delle tecniche offensive tardomedievali. Al primo nucleo, ancora abbastanza integro e ben visibile, furono infatti apportate modifiche e aggiunte, in particolare a seguito dell’avvento delle artiglierie da fuoco. <br />Il percorso museale si snoda su vari livelli. Dai sotterranei ai piani alti potrete calarvi nelle avventure dei cavalieri medievali indossando ed impugnando gli strumenti utilizzati in battaglia, scoprire il funzionamento delle macchine da guerra, ascoltare i racconti di Caterina Sforza e apprendere le tecniche costruttive utilizzate nel Medioevo. Nel Mastio la sezione archeologica ospita reperti databili dall'et&agrave; del ferro all'epoca romana fra i quali una giovane ritrovata in una grotta dove riposava in pace. Nella sezione dedicata al paesaggio i pannelli esplicativi, i binocoli ed un visore 3D permettono un'ampia visione del territorio circostante. Il clima che si respira &egrave; quello medioevale con un recupero, come ho gi&agrave; detto, moderno e gradevole. Per tutti i dettagli andate su <a href="www.atlantide.net/roccadiriolo">www.atlantide.net/roccadiriolo </a><br /><br /><span style="font-weight: bold;">Tamo a Ravenna</span><br /><br />Se passate da Ravenna, magari per qualche cerimonia accademica, vi consiglio di visitare il Tamo, nel complesso di San Nicol&ograve;, che prima era dedicato a interessanti mostre temporanee, e che ora invece &egrave; dedicato all’avventura del mosaico: dai primi realizzati con sassolini irregolari a quelli di oggi. In mostra si trovano mosaici di raro pregio, in parte inediti, provenienti da Ravenna e dal suo territorio.<br />     Il percorso museale si sviluppa con l’ausilio di strumenti multimediali d’avanguardia, tavoli touchscreen e touchless, che permettono di scoprire in modo interattivo sia il processo di realizzazione del mosaico, esplorando un cantiere antico, una bottega dell'Ottocento e un laboratorio contemporaneo, sia la sua diffusione geografica. L’affascinante storia viene narrata attraverso diversi percorsi tematici: i pavimenti musivi, la luce, l’ecclesia, il palatium e la domus e poi le tecniche e gli strumenti, i cartoni, i materiali ed i calchi. Alcuni video completano la conoscenza dell’arte musiva, creando un laboratorio ed insieme uno spazio espositivo capace di sollecitare tutti i sensi del visitatore.<br />    Nel chiostro saranno in futuro allestite esposizioni temporanee e ora ospita laboratori didattici. Tutti i dettagli si trovano in <a href="www.tamoravenna.it">www.tamoravenna.it </a><br /><br /><span style="font-weight: bold;">Halloween a Mirabilandia</span><br /><br />I figli sono ormai grandi, i nipoti non sono neppure all’orizzonte e allora due coniugi over sixties hanno deciso di passare la sera di Halloween a Mirabilandia pur senza l’alibi di dover accompagnare qualcuno! In mezzo a fiumi di ragazzini (e non solo) di ogni et&agrave; mascherati (da semplici corna rosse e cappucci neri a elaborati costumi con pugnali conficcati), a zucche e ragni in tutte le aiuole, ma anche a persone pi&ugrave; anziane di noi senza marmocchi, una bella passeggiata in una tiepida serata verso la imponente Ruota superbamente illuminata, citata nel Guinness dei Primati 1999 come la "struttura con il pi&ugrave; alto numero di lampadine (a cabochon)": 50 000 in totale, che la rendevano quindi la "pi&ugrave; grande ruota panoramica illuminata del mondo”. Oggi domina la pianura dei lidi ravennati dall’alto dei suoi 90 metri, seconda in Europa dopo il London eye, e ben 25 metri in pi&ugrave; di quella celeberrima del Prater di Vienna. <br />Al culmine si vedono le luci di Ravenna all’orizzonte e gli Stunt man dello spettacolo “Scuola di polizia” ai piedi. Poi un tranquillo giro sulla monorotaia e alla fine lo spettacolo “Halloween dream” approntato per l’occasione. Uno spuntino per fare arrivare le 22 quando un magnifico spettacolo pirotecnico chiude la serata e la ventesima stagione di questo parco di divertimenti che, credetemi, &egrave; adatto a tutte le et&agrave;! Per tutti i dettagli sul parco rimando al sito <a href="javascript:void(0);/*1321533082091*/">www.mirabilandia.it</a></font> </div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/articolo.asp?id=1696]]></link>
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	<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
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	</channel></rss>
