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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 0 &#8211; Estate 2006</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
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		<title>Numero 0 &#8211; Estate 2006 &#8211; Benvenuti nell&#8217;Arengo</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Aug 2006 09:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Numero 0 - Estate 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/08/nasce-larengo-del-viaggiatore/">Numero 0 &#8211; Estate 2006 &#8211; Benvenuti nell&#8217;Arengo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<ul><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/08/nasce-larengo-del-viaggiatore/" title="Numero 0 &#8211; Estate 2006 &#8211; Benvenuti nell&#8217;Arengo">Numero 0 &#8211; Estate 2006 &#8211; Benvenuti nell&#8217;Arengo</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/08/loccasione-mondiale/" title="L&#8217;occasione Mondiale">L&#8217;occasione Mondiale</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/08/litalia-che-vince-va-forte-e-vuole-rimontare/" title="L&#8217;Italia che vince, va forte e vuole rimontare">L&#8217;Italia che vince, va forte e vuole rimontare</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/08/taxi-di-che-cosa-stiamo-parlando/" title="Taxi: di che cosa stiamo parlando">Taxi: di che cosa stiamo parlando</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/la-cantina/" title="La Cantina">La Cantina</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/una-gita-fuori-porta-allalpe-di-monghidoro-volteggiando-come-tarzan-e-jane-e-rivivendo-la-civilt-contadina/" title="Una gita fuori porta all&#39;Alpe di Monghidoro volteggiando come Tarzan e Jane e rivivendo la civilt&agrave; contadina">Una gita fuori porta all&#39;Alpe di Monghidoro volteggiando come Tarzan e Jane e rivivendo la civilt&agrave; contadina</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/aria-di-casa/" title="Aria di Casa">Aria di Casa</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/benvenuto-viaggiatore/" title="Benvenuto Viaggiatore">Benvenuto Viaggiatore</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/la-locanda-del-tempo/" title="La Locanda del Tempo">La Locanda del Tempo</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/guerra-preventiva-il-diritto-a-passo-di-gambero/" title="Guerra preventiva : il diritto a passo di gambero">Guerra preventiva : il diritto a passo di gambero</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/il-mostro-politico/" title="Il mostro politico">Il mostro politico</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/quattro-conti-sul-veicolo-a-idrogeno/" title="Quattro conti sul veicolo a idrogeno">Quattro conti sul veicolo a idrogeno</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/luna-hotel-introduzione-alla-sezione-energia-e-ambiente/" title="Luna Hotel, introduzione alla sezione &#8220;Energia e Ambiente&#8221;">Luna Hotel, introduzione alla sezione &#8220;Energia e Ambiente&#8221;</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/sulle-orme-di-mr-bloom-rapido-viaggio-nella-dublino-di-oggi/" title="Sulle orme di Mr. Bloom: rapido viaggio nella Dublino di oggi">Sulle orme di Mr. Bloom: rapido viaggio nella Dublino di oggi</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/la-corsa-salata-dei-tassisti/" title="La &#8220;corsa salata&#8221; dei tassisti">La &#8220;corsa salata&#8221; dei tassisti</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/the-limits-of-international-law/" title="The limits of international law">The limits of international law</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/la-piazza-degli-inquieti/" title="La piazza degli inquieti">La piazza degli inquieti</a></li></ul>
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		<title>L&#8217;occasione Mondiale</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Aug 2006 08:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 0 - Estate 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quale occasione migliore per portare alla luce questo progetto editoriale. Quale miglior auspicio. Siamo Campioni del Mondo, lo siamo per la quarta volta, e con questa la Repubblica raggiunge il Ventennio a quota due vittorie mondiali. Adesso si giocherà solo per vincere. Non era rimasto nient&#8217;altro da fare, come chiaramente il Presidente Napolitano aveva ricordato [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/08/loccasione-mondiale/">L&#8217;occasione Mondiale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quale occasione migliore per portare alla luce questo progetto editoriale. Quale miglior auspicio.<br />
Siamo Campioni del Mondo, lo siamo per la quarta volta, e con questa la Repubblica raggiunge il Ventennio a quota due vittorie mondiali. Adesso si giocherà solo per vincere.</p>
<p>Non era rimasto nient&#8217;altro da fare, come chiaramente il Presidente Napolitano aveva ricordato nella storica mattinata di Domenica 9 aprile all&#8217;allenamento degli Azzurri.<br />
E poi chissà che cos&#8217;è successo.<br />
Come per magia, come durante un millenario rito collettivo, siamo scesi tutti per le strade, con le trombe, a scandire a chiara voce che Siamo Noi, i Campioni del Mondo.<br />
Mancava solo la Vittoria, durante questo anno italiano 2006. Il che non capita tutti i giorni, anzi.<br />
Abbiamo addirittura scoperto che esiste un numero magico. Il 12, numero dei mesi di un anno e della maglia del secondo portiere. Dal 1970 funziona così, a base dodici: ogni 12 anni la Nazionale di calcio va in finale ai Mondiali. La prima volta perde, poi vince, poi perde ancora: questa volta mancava solo vincere.<br />
Ma non è tutto. 70 anni fa, nello stadio della stessa capitale della stessa nazione i tre colori della bandiera campione (olimpica, in quell&#8217;occasione) erano i nostri.</p>
<p>Questa volta non potevamo perdere, anche se risulta piuttosto facile dirlo dopo. Se non altro non sarebbe stato giusto nei confronti di quella generazione (alla quale apparteniamo noi della redazione, che così cominciamo a presentarci ai lettori) che aveva visto solo sconfitte, da Italia &#8217;90 in poi, maturate senza perdere, senza subire gol. Per colpa di un rigore calciato alle stelle, nella pancia del portiere o sulla traversa, per colpa di un meccanismo infernale chiamato Golden Gol. Questa volta è cambiato qualcosa: siamo maturati, i ragazzi calciatori che hanno fatto 5 su 5 dal dischetto, e noi tifosi che, grazie a loro, siamo diventati anche noi Campioni del Mondo.</p>
<p>La traiettoria del rigore di Trezeguet, invece, non ha nulla di strano. E&#8217; semplicemente un evento soprannaturale: come che l&#8217;energia sprigionatasi dai pori delle case e delle piazze italiane l&#8217;abbia pilotata qualche centimetro sopra quella di Zizou, che nel primo tempo ci aveva messo sotto.<br />
D&#8217;altronde così come durante i riti magici gli sciamani non fanno nient&#8217;altro che incarnare lo Spirito, i calciatori non fanno nient&#8217;altro che recitare la parte assegnatagli da un copione che ogni giorno contribuiamo tutti insieme a scrivere. Noi tifosi, con i sogni la passione e la voglia di viaggiare. Loro dirigenti ricchi e potenti, che con poche parole possono cancellare il lavoro degli altri.</p>
<p>In questa nuova rivista, in questa sezione, vorremmo occuparci di questo.<br />
Ci fermeremo a commentare quanto la realtà dei fatti si discosterà dalle volontà, dai bisogni e dalle aspettative che le persone vivono con il lavoro quotidiano.<br />
Vorremmo che L&#8217;Arengo che stiamo costruendo possa ospitare un numero sempre maggiore di Viaggiatori. Con una storia da raccontare, qualche idea e un po&#8217; di buona volontà.</p>
<p>La prima Storia da raccontare, insomma, è questa.<br />
Quella dei prossimi 4 anni, durante i quali questa Italia Campione del Mondo sarà chiamata a mantenere il proprio prestigio anche fuori dal campo di gioco. Vediamo se, o meglio quanto, la spinta della Vittoria Nazionale saprà guidare l&#8217;Italia verso una stagione di rinnovamento e benessere.</p>
<p>Accogliamo pertanto con gioia le parole in questo senso del Presidente della Repubblica, che eredita direttamente da Sandro Pertini (che a sua volta aveva ricevuto dal Re) la Corona di Campione del Mondo. Siamo Campioni del Mondo, e adesso abbiamo l&#8217;onere e l&#8217;onore di meritarcelo.<br />
Avanti, Italia!</p>
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		<title>L&#8217;Italia che vince, va forte e vuole rimontare</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Aug 2006 08:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 0 - Estate 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Estate 2006. L&#39;afoso scorrere dei giorni non &#232; proprio quello di sempre. Sar&#224; la nuova hit dell&#39;estate, quella che fa po-po po po po po-po, oppure che ci rendiamo sempre pi&#249; conto che abbiamo assistito ad un evento storico. E non &#232; cos&#236; facile abituarcisi. Di solito siamo abituati che non c&#39;&#232; storia, e che [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/08/litalia-che-vince-va-forte-e-vuole-rimontare/">L&#8217;Italia che vince, va forte e vuole rimontare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Estate 2006. L&#39;afoso scorrere dei giorni non &egrave; proprio quello di sempre. Sar&agrave; la nuova hit dell&#39;estate, quella che fa po-po po po po po-po, oppure che ci rendiamo sempre pi&ugrave; conto che abbiamo assistito ad un evento storico. E non &egrave; cos&igrave; facile abituarcisi.<br />
Di solito siamo abituati che non c&#39;&egrave; storia, e che la poca Storia che passa scivoli morbidamente lungo la nostra pelle lasciandoci indietro, in mezzo a quel caravanserraglio quale &egrave; l&#39;umanit&agrave;. Noi in mezzo alla nostra vita e la Storia l&agrave; in cima, a farci da luce quando ci addormentiamo con un po&#39; di paura del buio. All&#39;alba Lei &egrave; ancora l&igrave;, che ci aspetta per il gusto di farsi rincorrere.<br />
Ma questa volta no, questa volta &egrave; la voglia di far festa a cancellare le tenebre notturne, a portarci l&agrave; davanti al corteo. Ed ecco che le cose possono cambiare, se ci siamo Noi, l&agrave; davanti al corteo, a farci rincorrere. Non &egrave; facile raggiungerci noi italiani, questa volta noi italiani andiamo davvero forte. Caspita, se andiamo forte.</p>
<p>Non &egrave; bastata una settimana dopo la Coppa del Mondo che di nuovo abbiamo trascorso la domenica davanti al nostro inno nazionale.<br />
A Magny-Cours, in Francia guarda un po&#39;, la Ferrari sconfigge la Renault. Sulla pista di casa della scuderia del campione del mondo Alonso e dei suoi pneumatici Michelin la Rossa di Schumi &egrave; stata impeccabile. Pole position davanti al compagno di squadra e vittoria finale. Mancava da qualche tempo una vittoria cos&igrave; noiosa e significativa.<br />
Ma non solo.<br />
Togliete pure due ruote dalle macchine. Avrete le moto, ma non rallentiamo mica. Il pilota di Tavullia doveva stare sul gradino pi&ugrave; alto del podio (il suo, almeno in questa vita) per sventolare la maglietta di Materazzi. Un regalo doc, la reliquia della nostra sacra icona nazionale. Colui che era stato sanzionato per un rigore inesistente, colui che era volato in cielo a raccogliere il cross e insaccare, colui che aveva porto a Zidane il petto per il penultimo atto del dramma mondiale. Che colpo, Vale. Alla faccia dei francesi di Magny-Cours e di chi gli dice che non &egrave; adatto alla Formula 1. Altro che. </p>
<p>Ma la strada &egrave; ancora lunga.<br />
Fernando Alonso guida ancora la classifica con 17 punti sul nostro pilota tedesco. Non sar&agrave; facile risalire la china, anche per via di un meccanismo di assegnazione dei punti che &#8211; pensato per sfavorire la Ferrari che vinceva tutto &#8211; si trova oggi a renderle pi&ugrave; impervia la risalita. Per arrivare primi all&#39;ultima bandiera a scacchi non sar&agrave; sufficiente che gli avversari sbaglino un calcio di rigore. Ne occorrer&agrave; a noi, di rigore, per primeggiare in uno sport in cui i successi che si realizzeranno negli anni prossimi si cominciano a costruire oggi. Ogni gara, ogni giro, ogni pit stop sono un passo importante per sviluppare le tecnologie delle monoposto che accompagneranno nella fantascienza i sogni dei bambini pi&ugrave; o meno adulti che si addormenteranno davanti ai televisori nelle domeniche pomeriggio.<br />
Nicky Hayden &egrave; ancora distante, solo tra una vittoria e un punto a zero il nostro Valentino lo avr&agrave; raggiunto. Non sembrava possibile, quando ai fisiologici motivi di calo del lungo ciclo di Rossi-fumi si era aggiunta la sfortuna delle cadute, del dolore fisico, delle dita rotte e dei corpi doloranti. L&#39;Italia era ruzzolata fuori, un pezzo per volta, mentre quel californiano zitto zitto si stabiliva l&agrave; in cima alla classifica delle MotoGP. Ma tant&#39;&egrave;. Sembra che la sfortuna che pareva perseguitare i centauri di quella magna romagna che arriva fino a Pesaro abbia desistito. C&#39;&egrave; caso che l&agrave; davanti ci torniamo noi, quest&#39;estate. </p>
<p>Stavamo parlando di politica, giusto? Infatti ecco la ricetta: rigore, talento e un po&#39; di fortuna.<br />
Niente di molto diverso dai piani del Documento di programmazione economica e finanziaria del Governo. Per restare al passo della concorrenza internazionale, per non perdere il ritmo della samba della globalizzazione, non possiamo prescindere dal rigore. O dai rigori: occorre fare l&#39;en plein (tutti e cinque in fondo al sacco), per godere dell&#39;errore altrui. Occorre che i motori siano rodati ed affidabili, per sfruttare le occasioni che raramente si presentano durante un Gran Premio dell&#39;economia.<br />
Questo &egrave; stato il primo slogan di chi ha vinto le elezioni, la seriet&agrave; al Governo. </p>
<p>Il resto non ci manca. Forse che ci manca il talento? A noi, popolo di scopritori di Americhe, di letterati Oscar e premi Nobel, di musicisti e Campioni del Mondo? Certo che no. Ma quale talento? E qui sta il punto con cui concludiamo la domenicale scampagnata. Qual &egrave; il talento che vince?<br />
Ci siamo illusi che fosse quello arrivista e yuppi degli anni Ottanta, quello che dopo la vittoria Mondiale del 1982 ci aveva condotto a sognare davanti alla tv. Non ce n&#39;eravamo accorti, ma in Germania qualcuno aveva cambiato canale: per i rigori dell&#39;Europa sorta sulle macerie del Muro di Berlino la ricetta andava cambiata, occorreva ricominciare una nuova festa l&agrave; davanti al corteo. Dallo stesso posto, e perch&egrave; no?, proprio da Berlino abbiamo cambiato di nuovo canale. </p>
<p>Gli italiani hanno scelto di cambiare governo, alle elezioni di Aprile, e subito dopo abbiamo vinto. Che il buon auspicio per chi ben comincia, questa volta, non ci lasci soli e fermi a met&agrave; dell&#39;opera.<br />
La Fortuna sembra suggerire che siamo sulla strada giusta. Potete dormire sereni, L&#39;Arengo sorveglier&agrave;.</p>
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		<title>Taxi: di che cosa stiamo parlando</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Aug 2006 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 0 - Estate 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La questione &#39;taxi&#39; &#232; tra le pi&#249; calde, in questa estate italiana. Soprattutto, anzi forse solo, nelle grandi citt&#224; i tassisti si sono fermati, hanno bloccato il traffico ed hanno scandito cori contro la riforma di Bersani. Proviamo a capire un po&#39; di che si sta parlando esattamente: tecnicamente ci troviamo di fronte ad un [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/08/taxi-di-che-cosa-stiamo-parlando/">Taxi: di che cosa stiamo parlando</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La questione &#39;taxi&#39; &egrave; tra le pi&ugrave; calde, in questa estate italiana. Soprattutto, anzi forse solo, nelle grandi citt&agrave; i tassisti si sono fermati, hanno bloccato il traffico ed hanno scandito cori contro la riforma di Bersani. Proviamo a capire un po&#39; di che si sta parlando esattamente: tecnicamente ci troviamo di fronte ad un emendamento alla legge 15 gennaio 1992, n&deg; 21, &#39;Legge quadro per il trasporto mediante autoservizi pubblici non di linea&#39;.</p>
<p>Non occorre per&ograve; essere giuristi di chiara fama o abituali frequentatori di New York per salire su un taxi. E&#39; capitato a molti di mettersi in coda, magari di notte e con le valigie, ad attendere un auto per raggiungere casa propria e per sentirsi dire, al momento del conto, che bisogna pagare qualche euro in pi&ugrave; per la tariffa notturna, per la valigia e perch&egrave; siamo stati un po&#39; troppo ad aspettare che quel semaforo rosso diventasse verde. Ma tant&#39;&egrave;. Nessuno discute che fare il tassista sia un lavoraccio, ma proprio dire che siamo soddisfatti del servizio non &egrave; corretto.</p>
<p>La legge dice che spetta al Parlamento fare le leggi quadro in materia, alle Regioni stabilire il quadro integrato del trasporto, ai Comuni entrare nel merito del numero dei veicoli, delle modalit&agrave; di svolgimento del servizio, dei criteri per stabilire le tariffe e per rilasciare le licenze. Questo sta scritto sulla Legge del 1992. E non &egrave; oggi in discussione.<br />
Se quello dei taxi &egrave; un servizio pubblico, e questa &egrave; l&#39;opinione di chi scrive (ed anche della legge che offre ad essi particolari tutele, come la possibilit&agrave; di entrare nei centri storici e di percorre le corsie preferenziali ed i 2 punti di penalit&agrave; per la patente di chi parcheggia su una striscia gialla con la scritta Taxi), allora &#39;liberalizzare&#39; non &egrave; sufficiente. Certo, nella misura in cui il mercato &egrave; bloccato e corporativo (cio&egrave; un sistema ereditario e oligopolistico nel quale il consumatore non &egrave; tutelato) allora occorre liberalizzarlo. Forse &egrave; proprio per questo che, in questo caso, si &egrave; tanto parlato di liberalizzazione. Non &egrave; infatti libero il mercato delle licenze, perch&egrave; per rispondere ai criteri di servizio pubblico &egrave; stato normato e dettagliato in maniera tale da tutelare i lavoratori del settore a spese di chi usufruisce del servizio. In Italia succede normalmente cos&igrave;: libert&agrave; per chi c&#39;&egrave; gi&agrave; di fare ci&ograve; che fa. E chi &egrave; fuori fuori. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.<br />
Ma, domani, ha senso andare avanti cos&igrave;? Servizio pubblico vuol dire tutele per il servizio, ma anche doveri verso il pubblico. Doveri di etica professionale, difficilmente controllabili, come l&#39;impegno ad efettuare il tragitto pi&ugrave; breve e scorrevole. Ma i regolamenti, se esistono, ocorrer&agrave; farli funzionare.</p>
<p>Il vero problema che blocca l&#39;offerta di taxi &egrave; stata la crescita incontrollata del mercato nero delle licenze, nel quale le licenze sono state compravendute, nonostante fossero inizialmente gratuite, a cifre crescenti e superiori a 100.000 euro per via della diffusa convinzione del fatto che il mercato avrebbe generato una duratura rendita di posizione. Cos&igrave; sul mercato delle licenze si &egrave; formata quella che l&#39;economia chiama &#39;bolla&#39;, ma che perde tutta la sua astrattezza quando esplode nelle strade delle nostre citt&agrave; e si fa sentire. Che fare, dunque?<br />
Oggetto della discussione &egrave; la possibilit&agrave; di aumentare l&#39;offerta di taxi, pur essendo chiaro che le tariffe ed anche il numero delle licenze sono e rimangono un compito comunale. Ma il problema economico &#8211; ecco, appunto &#8211; &egrave; quello che genera il problema politico che nell&#39;Arengo proviamo a discutere.<br />
Se i taxi sono pochi e le tariffe sono alte, l&#39;uso del taxi &egrave; e rimane un fatto elitario o limitato a casi di estrema necessit&agrave;. Il mercato &egrave; poco liquido, la gente usa il proprio mezzo privato o sale sugli autobus.<br />
Se i taxi fossero molti la teoria economica suggerisce che potrebbe avvenire un fatto miracoloso: tanti taxi avrebbero bisogno di tanti utenti, per cui si abbasserebbero le tariffe/migliorerebbe il servizio e gli utenti sarebbero incentivati ad utilizzare un servizio che comodo lo &egrave;. Il mercato, ampliandosi, sarebbe in grado di remunerare un numero maggiore di autisti. Bingo, ma che bella questa teoria economica?!?! Tutti economisti siamo, vero?, fin dalla scuola elementare.<br />
Pur non essendo il mercato dei farmaci, occorre leggere attentamente le avvertenze. Il problema &egrave; come passare da una situazione all&#39;altra. Non sarebbe cosa buona e giusta quella di trasferire il potere di mercato da un soggetto ad un altro, magari ad un oligopolio di capitalisti con tanti dipendenti al proprio servizio. Su questo punto il Ministro ha fatto un passo indietro, aprendo una inea di credito verso le organizzazioni dei taxisti. Vedremo se sar&agrave; stata una fiducia ben riposta quando verr&agrave; ricambiata da un passo in avanti verso le legittime domande dell&#39;utenza.</p>
<p>La concertazione non vale solo con le categorie amiche.<br />
Al suggerimento del Governo di dividere gli incassi delle nuove licenze tra gli attuali autisti, ad esempio, la risposta non potr&agrave; essere solo un no. Tale proposta in effetti riflette un po&#39; il concetto di derivata, ove ad un&#39;unit&agrave; in pi&ugrave; di X corrisponde uno spostamento un po&#39; in su del valore di Y. Se X &egrave; il numero dei taxi ed Y il valore delle licenze, la perdita di valore della licenza generata a una licenza in pi&ugrave; viene compensata pronta cassa da una quota del prezzo della stessa. Certo che spiegare il concetto di derivata ai tassisti ed all&#39;opinione pubblica non &egrave; cosa immediata: occorre confrontarsi, al tavolo al Ministero e nell&#39;Arengo. Vedremo se tra sei mesi questo Paese lo avr&agrave; capito un po&#39; meglio e riuscir&agrave; a fare, anch&#39;esso, un piccolo passo in avanti.<br />
E questo &egrave; argomento da sfera di cristallo.</p>
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		<title>Una gita fuori porta all&#039;Alpe di Monghidoro volteggiando come Tarzan e Jane e rivivendo la civilt&#224; contadina</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 0 - Estate 2006]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Uaaaaaaaaaaaah! Quanti ricordano l&#39;urlo di Tarzan che si lancia con la liana nella giungla, e quanti avrebbero voluto imitarlo? Oggi non &#232; pi&#249; un problema: basta andare a Monghidoro, passare oltre verso Firenze e appena passato Ca&#39; del Costa una freccia a destra dirige al Triton&#39;s Park adventure, il parco acrobatico forestale allestito dal comune. [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/una-gita-fuori-porta-allalpe-di-monghidoro-volteggiando-come-tarzan-e-jane-e-rivivendo-la-civilt-contadina/">Una gita fuori porta all&#39;Alpe di Monghidoro volteggiando come Tarzan e Jane e rivivendo la civilt&agrave; contadina</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Uaaaaaaaaaaaah! Quanti ricordano l&#39;urlo di Tarzan che si lancia con la liana nella giungla, e quanti avrebbero voluto imitarlo?</p>
<p>Oggi non &egrave; pi&ugrave; un problema: basta andare a Monghidoro, passare oltre verso Firenze e appena passato Ca&#39; del Costa una freccia a destra dirige al Triton&#39;s Park adventure, il parco acrobatico forestale allestito dal comune.</p>
<p>Qui accanto a una area pic nic fornita di apposito barbecue, dove fare in piena sicurezza una bella grigliata (purch&eacute; si sia portato da casa tutto il necessario), c&#39;&egrave; questa nuova struttura, immersa nell&#39;Appennino emiliano ai margini della Toscana, nella magia dei boschi, vicino a una sorgente di acqua fresca sulle pendici del Monte Oggioli.</p>
<p>Si tratta di cinque percorsi sospesi fra gli alberi, due per bambini, tre per adulti e due di prova obbligatori per imparare a organizzarsi e a utilizzare propriamente i sistemi di sicurezza.</p>
<p>Particolarmente divertente &egrave; andarci in gruppo: mentre uno volteggia sulla fune o si destreggia fra i ponti nepalesi oscillanti nel vuoto, sospesi a quattro metri, gli altri applaudono e incoraggiano a proseguire nei diversi segmenti, passerelle orizzontali, trave singola, rete sospesa e tirolese. Inutile per chi soffre di vertigini chiedere di andare su quello per bambini: deve rimanere a terra a tifare, altrettanto inutile per chi &egrave; pi&ugrave; piccolo di 1 metro e 40 insistere per andare sui percorsi dei grandi: le misure di sicurezza lo impediscono, e gli inflessibili istruttori le fanno rispettare, per tutte le due ore e mezza di validit&agrave; del biglietto.</p>
<p>Per ulteriori informazioni tel. 3478569160 oppure tritonspark.carovana@libero.it</p>
<p>Attenzione: oltre al cibo (in futuro &egrave; in programma l&#39;allestimento di un piccolo ristoro) portarsi Cita: la scimmia non &egrave; fornita dall&#39;organizzazione&#8230;</p>
<p>Prima o dopo l&#39;avventura nella giungla, nella vicina Piamaggio suggerisco la visita nell&#39;edificio che ospitava le scuole del museo dove hanno ricostruito la vita rurale del tempo passato, con i suoi luoghi di soggiorno e di attivit&agrave; lavorativa.</p>
<p>Il primo ambiente &egrave; la cucina, cuore della vita famigliare, con il camino per scaldare durante i freddi inverni e cucinare i cibi, il lavello di sasso, la madia con le terraglie e tegami, mentre scoli, coltelli ed altri arnesi di cucina sono appesi al muro per essere a portata di mano.</p>
<p>Non c&#39;&egrave; la televisione ovviamente, e neppure la radio che, invece gi&agrave; si trovava in citt&agrave;, e l&#39;impianto elettrico delle zone espositive &egrave; fatto con l&#39;antico filo esterno attorcigliato .</p>
<p>Nella camera da letto troneggia il materasso ripieno di foglie di mais e lo scaldino a braci (detto suora, con il prete che sosteneva le lenzuola) e la cassa che conteneva i vestiti di lana e la biancheria, nella stalla, odorosa di fieno, si odono le registrazioni dei suoni degli animali (mettere una mucca originale sarebbe un po&#39; troppo complicato). In cantina, troviamo tutto il necessario per la produzione del vino.</p>
<p>Fra gli altri ambienti segnalo in particolare la scuola, sul banco i quaderni che usavo alle elementari, con la copertina nera e le pagine con il bordo rosso, la cannetta con il pennino (che, maledizione, macchiava sempre, per fortuna sono vissuto nell&#39;epoca nella quale &egrave; stato presto sostituito dalle prime penne biro!) e la cartina geografica dell&#39;Europa appesa al muro.</p>
<p>In una grande sala sono stati collocati gli attrezzi dei vari mestieri, come per esempio la lavorazione della lana e della paglia (per la quale Monghidoro era famosa) del legno e del ferro, la costruzione di sedie e la riparazione delle scarpe, che allora si producevano solo artigianalmente.</p>
<p>Alcuni oggetti singoli degni di menzione sono il girello per insegnare ai bimbi a camminare, la poltrona di  Don Augusto Bonaf&egrave;, parroco di Campeggio (1919-1944) detto don Baiucon, un abito da sposa e una signorile veste di battesimo racchiusa in una vetrinetta per ricordare che oltre ai poveri contadini esisteva anche un ceto benestante.</p>
<p>L&#39;ultimo momento della visita &egrave; ad ammirare la ricostruzione in scala di un mulino ad acqua, funzionante, un tempo struttura molto diffusa (se ne contavano 24 nel 1872) poich&eacute; ogni frazione doveva provvedere in modo autonomo al proprio ciclo alimentare, dalla produzione degli ingredienti alla trasformazione dei cibi, con l&#39;energia alimentata dalle sorgenti d&#39;acqua del Savena e dell&#39;Idice.</p>
<p>Il museo &egrave; aperto tutti i giorni festivi dalle 15 alle 18, nei mesi di luglio e agosto il sabato dalle 16 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. L&#39;ingresso &egrave; a offerta libera.</p>
<p>Per visite fuori degli orari e per informazioni rivolgersi al settore turismo di Tutto Servizi, tel. 051 655.51.32, e-mail <a href="mailto:turismo@tuttoservizispa.it">turismo@tuttoservizispa.it</a>, in caso di emergenza la cortese signora della casa di fronte ha le chiavi.</p>
<p>Prima o dopo la visita vi invito a soffermarvi nel borgo, con il Santuario, dedicato alla Madonna di Pompei che ospita una tela raffigurante la Vergine del Rosario del pittore Sante Nucci (1821-1896), in posizione dominante la piazzetta e se volete mangiare, di fronte c&#39;&egrave; la Trattoria Tedeschi che in un  ambiente rinnovato, offre un trattamento molto famigliare con ricette tradizionali delle nostre valli, infine nel non lontano Forno di Piamaggio non mancate di assaggiare la specialit&agrave; montanara degli zuccherini.</p>
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		<title>La &#8220;corsa salata&#8221; dei tassisti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Clo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 0 - Estate 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il nuovo governo sembra voler dare un segnale chiaro ed inequivocabile che le cose in Italia possono cambiare; non solo si arrestano boss mafiosi e finanziari fraudolenti, vengono a galla le malefatte calcistiche e si vincono pure i mondiali, ma le cose sembrano destinate a cambiare anche nell&#39;economia nazionale. E cos&#236; la sinistra al governo, [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/la-corsa-salata-dei-tassisti/">La &#8220;corsa salata&#8221; dei tassisti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo governo sembra voler dare un segnale chiaro ed inequivocabile che le cose in Italia possono cambiare; non solo si arrestano boss mafiosi e finanziari fraudolenti, vengono a galla le malefatte calcistiche e si vincono pure i mondiali, ma le cose sembrano destinate a cambiare anche nell&#39;economia nazionale.</p>
<p>E cos&igrave; la sinistra al governo, alla luce dei &ldquo;grandi successi&rdquo; che le liberalizzazioni stanno avendo in tutta Europa, e sull&#39;onda delle profetiche teorie giavazziane portate in trionfo da Corriere e 24Ore, imbarca la strada che per decenni di opposizione aveva contestato: il libero mercato.</p>
<p>In questa sede non &egrave; mio interesse discutere se le liberalizzazioni portano effettivamente un miglioramento in termine di maggiore qualit&agrave; e minori prezzi; dir&ograve; solo che le liberalizzazioni sono un processo delicato da non effettuarsi dal giorno alla notte (altro non porterebbe che il passaggio da un monopolio pubblico, o comunque regolato pubblicamente, ad un monopolio privato legalizzato) e che la qualit&agrave; degli effetti delle liberalizzazioni &egrave; intrinsecamente vincolata alla struttura istituzionale che definisce e regola questi processi.</p>
<p>Sono queste elementari considerazioni che mi portano a dubitare sulla qualit&agrave; delle iniziative del ministro Bersani le quali, in seguito al rituale tira e molla con unioni sindacali, sembrano sapere pi&ugrave; di fumo che di arrosto.</p>
<p>Per chi avesse un minimo di confidenza con quei processi macchinosi e delicati, quali sono le liberalizzazioni, le misure varate da Bersani suonano, usando un eufemismo, per lo meno eterodosse.</p>
<p>Mi soffermo brevemente su alcuni degli interventi significativi che dovrebbero promuovere un&#39;apertura dei mercati necessaria ad aumentare l&#39;offerta e quindi a ridurre i prezzi delle corse in taxi:</p>
<ol>
<li>di nuove licenze a chi non ne possegga gi&agrave; una, praticamente non se ne parla; in compenso l&#39;aumento dell&#39;offerta dovrebbe essere garantito dall&#39;ampliamento dei turni giornalieri dei tassisti, grazie alla nuova possibilit&agrave; di avvalersi di dipendenti e collaboratori familiari, giusto giusto per mantenere gli affari &ldquo;in famiglia&rdquo;.</li>
<li>il documento prevede la concessione di licenze temporanee in casi stra-ordinari a consorzi o cooperative, riservate per&ograve; a taxi gi&agrave; operanti. Misura che, anche questa, non va quindi ad intaccare il numero di operatori presenti nel mercato  </li>
<li>il documento Bersani prevede inoltre la possibilit&agrave; di utilizzare un numero limitato di veicoli sostitutivi e aggiuntivi a favore di particolari utenze, avvalendosi di sostituti alla guida, ma in forma sperimentale.  Ed infine</li>
<li>Prevede che gli attuali tassisti singoli o associati possano svolgere in forma sperimentale servizi innovativi tipo collegamenti in accordo con scuole e hotel. Possibile anche la tariffa a forfait, cio&egrave; predeterminata su specifiche tratte. </li>
</ol>
<p align="justify" style="line-height: 150%">Da persona che ha alle spalle anni di studi economici non posso resistere alla tentazione di lasciarmi andare alla deformazione professionale di provare a considerare quali siano i costi e benefici di questa pseudo-riforma e del modo in cui essa sia stata realizzata.</p>
<p>Per quanto riguarda i benefici, mi sembra oneroso riconoscere che queste misure, se effettivamente implementate (non dimentichiamoci infatti che la parola ultima sulla attuazione di questi interventi spetta ai singoli comuni che potenzialmente potrebbero quindi vanificare gli sforzi del ministro), potranno portare ad un lieve aumento dell&#39;offerta e, in ultima istanza, ad un&#39;auspicata riduzione dei prezzi. Questo processo dovrebbe quindi essere favorito da una maggiore flessibilit&agrave; nel mercato, ma non da un effettivo aumento delle licenze e dei trasporti, come prevedeva l&#39;originale proposta di legge.</p>
<p>Questo &egrave; forse il vero paradosso di questa liberalizzazione in quanto, di fatto, il mercato rimarr&agrave; chiuso e protetto dalle precedenti barriere all&#39;entrata.</p>
<p>Per quanto riguarda i costi, beh, ne riesco ad individuare principalmente due, ed entrambi mi sembrano difficilmente quantificabili.</p>
<p>Il primo riguarda il rischio di perdita di credibilit&agrave; riguardo all&#39;effettivit&agrave; politiche del governo (o per lo meno del ministro Bersani) che, per far contenti tutti, alla fine rischia di non far contento nessuno, ad eccezione magari di qualche figlio di taxista che potr&agrave; coronare il sogno di guidare in servizio il taxi di pap&agrave;.</p>
<p>Della proposta originale del ministro, che aveva dato l&#39;impressione di voler andare avanti per la sua strada senza guardare in faccia nessuno, rimane poco o niente ed ancora una volta l&#39;Italia si conferma essere quel paese in cui le contestazioni di massa (in questo caso, diverso da molti altri, portate avanti da particolari interessi privati) sono in grado di immobilizzare il paese e di prevenire l&#39;avanzata di riforme strutturali di mercato.</p>
<p>Il secondo costo &egrave; diretta conseguenza del patteggiamento avvenuto tra Bersani e Uri (Unione radiotaxi italiani), che purtroppo va a creare un precedente scomodo al governo. La vittoria dei tassisti mostra chiaramente come il polso di Bersani non sia poi cos&igrave; duro e come sia possibile mantenere le cose quasi inalterate.</p>
<p>D&#39;altronde, se i tassisti alla fine ce l&#39;hanno fatta, cosa dovrebbe prevenire farmacisti ed avvocati dall&#39;adottare atteggiamenti simili. Forse mi sbaglio ma sono proprio curioso di vedere se queste altre due storie avranno un finale tanto diverso da quello appena descritto.</p>
<p>Ormai alla fine dell&#39;articolo mi sento in dovere di spezzare una lancia anche in favore del tanto criticato ministro. Sono convinto che la sua strategia inizialmente adottata sia un segnale di cambiamento sicuramente importante e necessario per il nostro paese,come sono ugualmente convinto che, dal momento che le liberalizzazioni sono un processo che non si esaurisce in poche settimane, questo sia solo un primo passo al quale avranno seguito altri. Tuttavia la recente evoluzione dei fatti mi lascia un forte amaro in bocca e non pu&ograve; portarmi ad interrogarmi, con le parole del grande Ennio Flaiano, sul perch&eacute; in Italia sia sempre cos&igrave; difficile portare qualche cambiamento e sul perch&egrave; gli italiani, &ldquo;questo popolo di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti e di cognati&rdquo;, sia l&#39;unico popolo al mondo che &ldquo;tiene famiglia&rdquo;.</p>
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		<title>Aria di Casa</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Zini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 0 - Estate 2006]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Abito a Londra da quasi due anni. Mi piace pensare a me stesso come uno dei &#8220;viaggiatori&#8221; che, di tanto in tanto, si troveranno a passare per questo arengo, questo luogo d&#39;incontro virtuale che aiuter&#224; noi della redazione a far sentire la nostra voce e a sentirci un p&#242; pi&#249; vicini. So dov&#39;ero l&#39;11 Settembre [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/aria-di-casa/">Aria di Casa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Abito a Londra da quasi due anni. Mi piace pensare a me stesso come uno dei &ldquo;viaggiatori&rdquo; che, di tanto in tanto, si troveranno a passare per questo arengo, questo luogo d&#39;incontro virtuale che aiuter&agrave; noi della redazione a far sentire la nostra voce e a sentirci un p&ograve; pi&ugrave; vicini.</p>
<p>So dov&#39;ero l&#39;11 Settembre 2001. A casa, alle prese con matematica finanziaria. Faceva caldo e di studiare non ne avevo voglia.</p>
<p>So dov&#39;ero il 10 Aprile 2006. In ufficio, a Londra. Sono arrivato da Bologna la mattina stessa perch&egrave; speravo i seggi chiudessero la domenica sera e non il lunedi e quindi volevo essere a casa per i primi exit poll.</p>
<p>So dov&#39;ero la sera del 9 luglio 2006. A casa con i miei migliori amici, in terrazza mangiando riso freddo e bevendo birra gelata.  </p>
<p>Bella forza, direte voi. Tutti sanno dov&#39;erano in quelle date. Lo sanno ora e lo sapranno per sempre, senza bisogno di sforzarsi per ricordare. </p>
<p>Come dicevo, abito a Londra da un p&ograve;. La lontananza da casa ti rende pi&ugrave; sensibile alle vicende del tuo Paese, nel bene e nel male. Col tempo ti disabitui a considerare &#39;normali&#39; cose che tanto normali non lo sono; col tempo mi sono svegliato dall&#39;anestesia pressoch&egrave; totale in cui ero precipitato dopo 3 anni di governo Berlusconi. Diventi scettico e cinico. Allo stesso tempo soffri e vorresti essere l&igrave; per dare il tuo piccolo contributo, per godere delle piccole cose che solo il Bel Paese nasconde.  </p>
<p>Tra gli &ldquo;Italiani all&#39;estero&rdquo; sono tanti a condividere quel sentimento di amore-odio che provo quando penso a casa.  </p>
<p>Ho odiato visceralmente l&#39;Italia negli ultimi anni, lo ammetto. Non riuscivo a sopportare lo spettacolo desolante al quale abbiamo dovuto assistere. Non riuscivo a far fronte al fatto che un Paese avesse deciso consapevolmente e pi&ugrave; o meno democraticamente di andare in rovina. Mi vergognavo di ammettere la mia Italianit&agrave; per paura di essere scambiato per uno di loro. Intendo un Berlusconiano. Un leghista.</p>
<p>Certo, siamo rumorosi, donnaioli, mangiamo la pizza 3 volte a settimana, lavoriamo poco e saltiamo le file. Facciamo i furbi se possiamo e la buttiamo a tarallucci e vino.</p>
<p>Siamo cos&igrave; ma da l&igrave; a dire che ci meritavamo Calderoli ministro, ne passa di acqua sotto il ponte. </p>
<p>Ho odiato l&#39;Italia e gli Italiani. </p>
<p>Poi, un giorno, ho riniziato ad amare il mio Paese.</p>
<p>Troppo comodo, diranno alcuni. Ipocrita, diranno altri. Opportunista, se volete.</p>
<p>Che devo dire, avete ragione. Ma si odia solo quello che si ama.</p>
<p>Un giorno mi sono svegliato e 20 milioni di coglioni hanno deciso che era ora di rimettere le cose al proprio posto. Un giorno mi sono svegliato e mi sono accorto che 15 anni dopo Tangentopoli era iniziata la stagione di &ldquo;Intercettopoli&rdquo;. Un giorno mi sono svegliato che, finalmente, la disinfestazione aveva un minuto libero per far piazza pulita di tutti i parassiti che infestavano lo Stivale vecchio e malandato. Un giorno mi sono svegliato e i marxisticomunistianarchicoinsurrezionalisti mettevano le mani sugli ordini professionali. Un giorno mi sono svegliato e al posto di Tremonti c&#39;era Tommaso Padoa-Schioppa.</p>
<p>Un giorno mi sono svegliato e la stampa estera lodava Giuliano Amato e dalle tribune d&#39;onore non si intravedevano pi&ugrave; buffoni intenti a raccontare barzellette o a fare gestacci. </p>
<p>Un giorno mi sono svegliato e hanno arrestato Provenzano a casa sua dopo averlo cercato  per 43 anni. Un giorno mi sono svegliato e ai banchieri era richiesto avere un p&ograve; di soldi per fare quel mestiere. Un giorno mi sono svegliato e la Juventus e il Milan rubavano, ma sul serio. E l&#39;arbitro era cornuto veramente. </p>
<p>Un giorno sono andato a letto senza voce guardando per la centesima volta di fila un calcio di rigore, dopo aver visto il Presidente del Consiglio salutare la folla in delirio dalle finestre della sua casa di Via Gerusalemme. </p>
<p>Ora vado a letto&#8230;.&egrave; stata una giornata lunga. </p>
<p>Domani spero di svegliarmi e leggere l&#39;intervista di Totti che descrive l&#39;emozione provata e ringrazia l&#39;Italia per quanto gli ha dato. Domani spero di leggere i giornali e scoprire che tra qualche tempo non dovr&ograve; pi&ugrave; spendere 15 euro per prelevarne 50.</p>
<p>Domani spero che l&#39;abbonamento al Milan e alla Juventus sia gratis e che certa gentaglia non venga pi&ugrave; considerata &ldquo;appartenente al mondo dello sport&rdquo;.</p>
<p>Domani spero che il PIL cresca sul serio di mezzo punto percentuale e che il mondo smetta di riderci alle spalle.</p>
<p>Domani spero di non dover ricominciare ad odiare l&#39;Italia. </p>
<p>Pi&ugrave; di ogni altra cosa, spero di poter respirare ancora l&#39;aria che ho respirato pochi giorni fa. Aria di cambiamento. Aria di casa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/aria-di-casa/">Aria di Casa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>The limits of international law</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Clo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 0 - Estate 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>1. why is international law binding? In this brief essay I will draw an economic comparison between Contract and International Law. This comparative analysis will define some similarities and differences among these two branches of law in order to explain why we do observe states complying to International Law and to understand the reasons why [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/the-limits-of-international-law/">The limits of international law</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>1.     why is international law binding?</b></p>
<p>In this brief essay I will draw an economic comparison between Contract and International Law.</p>
<p>This comparative analysis will define some similarities and differences among these two branches of law in order to explain why we do observe states complying to International Law and to understand the reasons why International Law fails to ensure an efficient level of compliance and a social optimum cooperation from a global perspective. </p>
<p>As Sykes highlightes, the main difference we can draw between International Law and other branches of national law is that &ldquo;no international legislature exists to pass the equivalent of domestic statutes, and no international court exists with the power to create a general international common law&rdquo; (p. 2)<a name="back1" href="#1"><sup>[1]</sup></a>. Therefore International Law lacks a hierarchical enforcing structure and it basically arises through agreements among states (horizontal structure). </p>
<p>Despite the absence of a super-national enforcing authority International Law is binding and international agreements show different degrees of legal obligation depending on the legal instruments they are based on. The two most important instruments through to an agreement becomes manifest are treaties and customs. Customary international law is defined as a &ldquo;general and consistent practice of states followed by them from a sense of legal obligation&rdquo;<a name="back2" href="#2"><sup>[2]</sup></a> while traties are formal and written agreements signed by authorized national institutions with the clear intention to create a binding legal obligation. In this sense, treaties, as a form of hard law, are more binding than other international legal instruments belonging to the broad &ldquo;Soft Law&rdquo; area.</p>
<p>An obvious question should  now arise: &ldquo;Why should States ever comply to International Law given the lack of an supernational enforcing authority?&rdquo;. </p>
<p>International Law &amp; Economics answers this question by referring to the basic principles of the Rational Choice Theory: States are rational agents with stable preferences acting in order to maximize their own self-interest. Therefore States decide to comply (or not to comply) to international law if it is in their interest to do it, that is, when by adopting this strategy they maximize their own utility.</p>
<p>A clear example is given by the simplest case concerning coordination games where two states can be mabe better off simply by coordinating their actions. In this case cooperating is the dominant strategy and no temptation to deviate exists.</p>
<p>However most of international agreements differ from the coordination game and they can be reconducted to the Prisoner&#39;s Dilemma case: in this kind of games reciprocal cooperation would bring to a social optimum equilibrium (where the overall payoff is maximized) but the resulting outcome is a &ldquo;non cooperation equilibrium&rdquo; because national payoffs are maximized by adopting a defecting strategy (deviating is the dominant strategy). </p>
<p>Without a superior enforcing authority with the coercive power to ensure states&#39; compliance to international treaties we should expect these &ldquo;Prisoner&#39;s Dilemma&rdquo; agreements to fail. However, in International Law we observe a higher level of compliance and cooperaion than what classical Game theory would predict.</p>
<p>Indeed, International law should not be considered meaningless simply because of the absence of an exogenous enforcing authority; in fact, cooperation is favoured by some (non-legal) remedies endogenously defined that make international commitments more credible.</p>
<p>International Law &amp; Economics tends to classify the plurality of remedies into three basic mechanisms (the 3R mechanims):</p>
<p>Reciprocity: this mechanism ensures that states taking part to an international agreement perform symmetrically by excluding the combination of asymmetric strategies (cooperation; deviation) from the game and making only the symmetric payoffs available. </p>
<p>Retaliation: this mechanism can be reconducted to the Friedman&#39;s &ldquo;trigger strategy&rdquo; or to the less punitive Axelrod&#39;s &ldquo;tit fir tat strategy&rdquo;. However this economic remedy becomes problematic to enforce in the case of multilateral agreements that increase coordination costs among partecipants. In fact, in cases requiring a collective action, countries might be temptated to free ride on other countries&#39;s effort to adopt a retaliation policy, increasing the difficulty to impose a retaliation remedy to potential defecting countries. </p>
<p>Reputation: this mechanism is an effective remedy in the case of repeated games and it relies on the principle that agents prefer to enter in cooperative agreements with credible and reliable parties. In a context of asymmetric information where countries cannot distignuish ex ante good types from bad types, complying to international agreement becomes a signaling strategy aimed at building a &ldquo;good type reputation&rdquo;. Therefore, breaching international agreements might be profitable in a one shot game but it imposes an opportunity cost (loss of reputation) that will make more difficult to build new agreements in the long term. Reputation is a mechanism that differently from reciprocity and retaliation doesn&#39;t require high level of coordination; therefore it tends to be efficient also in those situations with high coordination costs where retaliation and reciprocity strategies are likely to not be really effective. </p>
<p>
2.        an economic comparison between Contract Law and International Law       </p>
<p>This brief introduction to International Law is usefull to highlight its similarities with Contract law. Sykes argues that from economic perspective &ldquo;a treaty is a contract albeit one between states rather than individuals&rdquo; (p. 16, 2004). Indeed, like a contract, a treaty can be defined as a consensual agreement to achieve a mutual benefical end through a commitment.</p>
<p>In their famous manual of Law &amp; Economics, Cooter and Ulen argue that the main role of Contract Law is to tranform non cooperative games among individuals into cooperative games. Also International law facilitates cooperation by allowing states to make credible commitments in the same way Contract law facilitates private parties to achieve an agreement by reducing the relative transaction costs.</p>
<p>The basic principle of Contract Law &amp; Economics is that contrcats should be designed in a way to induce parties to perform the contrcact whenever it is efficient to perform and to breach the contract otherwise. In this perspective the definiton of remedies is crucial to induce parties to peform or to breach efficiently. In fact, like in International Law, also in Contract Law the remedies&#39; definition influences backward the parties&#39; propensity to perform or to breach the agreement stipulated in the contract.</p>
<p>We can classify contractual remedies into three broad categories:</p>
<p>non-legal remedies: in a famous article Anthony Kronman  identifies some non-legal remedies (or market remedies) that, like International Law remedies, can explain why trade agreements used to be effective even before the institution of superior enforcing authorities. Kronman classifies these non legal remedies into: hostages, collateral, hand-tying or pre-commitment strategies, union and relational contracts<a name="back3" href="#3"><sup>[3]</sup></a> and they can be easily reconducted to the Sykes&#39; 3R mechanims; </p>
<p>parties-designed remedies: like most of international agreements are designed, contracts may include parties-designed remedies that, in case of breach of contract, can be enforced simply by appealing to a previously defined third party (arbitrator) rather than  by suying the breaching party before a court (costly and sometimes inefficient operation). A clear example is given by the liquidated damages parties stipulate in the contract. </p>
<p>court-imposed remedies: differently from International Law, national law relies on superior enforcing authority (courtes) that can coercively impose the breaching party to compensate the injured party. Specific performance or damages compensation are typical examples of court-imposed remedies  </p>
<p>Non-legal and parties-designed remedies can be effective and efficient in inducing a certain degree of commitment, however Contrcat Law &amp; Econmics literature recognizes that by themselves these remedies fail to ensure an efficient level of contractual agreements among individuals.</p>
<p>In questioning the origin of the State, all the contractual theories recognize the need for a superior authority in order to ensure political-social organization and to promote economic development.</p>
<p>Also the most liberal theories, finding their deeper roots in the Lockean and Rousseau&#39; s thought and, more recently, in the James Buchanan&#39;s Public Choice Theory, assert that in the state of nature, free men mutually agree to define property rights and to voluntarily limiting their absolute freedom in order to ensure a convivial order. </p>
<p>While different theories can dispute about what is the optimal level of political intervention into human beings&#39; private life and rights (from Hobbessian absolutism to liberalism), all these theories agree on the basic point that social organization and economic development cannot take place in the absence of a superior coercive authority whose powers have beed delegated through a social contract where human beings voluntarily decide to limit their absolute freedom they dispose in the state of nature.</p>
<p>
3.         the limits of international law: the Kyoto Protocol  </p>
<p>If we transpose these considerations from a national to an international level, we observe that in International Law the above described process of power delegation to a supernational institution substantially has not occurred yet: indeed, a part from the European Union exception, no State is willing to limit its national sovreignity (absolute freedom) by delegating some powers to a superior coercive authority. </p>
<p>The lack of an international-supernational institution implies that the remedies in case of breach of International Law mainly consist in economic mechanims; consequently, International Law is still subject to classical market failures; it can ensure a certian degree of international cooperation but it fails to ensure an efficient level of compliance to international treaties and a social optimum equilibrium from a global perspective.</p>
<p>Environmental pollution and the Kyoto Protocol show clearly such failure of international law. </p>
<p>The recent Kyoto Protocol&#39;s ratification implies that a first step toward a global approach to the environmental issue is taking place. In fact, it constitutes the first supranational concrete attempt to reduce the atmospheric concentration of Green House Gasses&#39; emissions (GHG). </p>
<p>However, pollution and climate change are a global negative externality and our atmosphere is a global public good; as a consequence, countries competing at an international level face an incentive to adopt an opportunistic behaviour and to free ride on others&#39; investments in environmental protection. &ldquo;Deviating&rdquo; becomes the dominant strategy and the resulting underinvestment in environmental protection fails to fully internalize the environmental negative externality.</p>
<p>This situation differs from the games previously described; in fact, while in the previous prisoner&#39;s dilemma game an agent was imposing a cost on the others by not complying to a signed treaty, in this case states don&#39;t impose a cost when they breach a signed treaty but they are already imposing a cost on the other countries even before entering a treaty, just by refusing to sign the Kyoto Protocol.</p>
<p>The uncertainties related to the effective implementation of an international treaty and the lack of a supernational institution with the coercive power to impose a certain behaviour imply at least two main risks of failure. </p>
<p>The first one concerns the possibility that States might prefer to free ride on other states&#39; effort by refusing to sign the Kyoto Protocol. In effect, this situation, rather than a risk of failure, is already a failure itself since U.S.A. and other countries, such as China and India, that are experiencing an economic growth at rates never observed before, refused to ratify Kyoto Protocol.</p>
<p>The second risk regards the effective achievement of the CO2 emissions reduction target and the possibility that some countries might find convenient to not respect the Kyoto commitments and to withdraw from the treaty. </p>
<p>In effect, the Emissions Trading System has still to bring some significant results in terms of emissions reduction in Europe, and the recent ETS&#39; market development suggests that its real capacity to achieve the Kyoto target strongly depends on the public institutions&#39; will to implement credible environmental policies. </p>
<p>The Kyoto Protocol&#39;s efficiency has not been verified yet, and we cannot say ex-ante if the overall environmental benefits will effectively exceed the relative costs Kyoto is imposing on the participating countries (and firms). In fact, the relative emissions&#39; reduction promoted by the Kyoto&#39;s flexible mechanisms will be probably overweighed by the emissions&#39; increase coming from the States that have not ratified the Protocol. As a consequence, the Kyoto Protocol implementation might only impose significative costs on the European firms, worsening their international competitiveness, without bringing any substantial environmental improvement.</p>
<p>This risk is inducing some countries to re-think their environmental commitment. Therefore we shouldn&#39;t be surprised if States will fail to reach their target as we shouldn&#39;t be surprised by the recent declaration of Tony Blair to reduce the english abatement target defined in 1997 in the &ldquo;Blair Labour political Manifesto&rdquo; from 20% to 17%.</p>
<p>It is clear that refusing to ratify Kyoto in order to preserve national competitiveness, such as U.S.A., China and India are doing, and breaching the international commitment by withdrawing from the Kyoto Protocol are not a sustainable solution: they might result efficient strategies from a national perspective but not from a global one. Cooperating at a global level (and not adopting opportunist behaviour) is the sustainable solution to the environmental global public good problem, but actuall, in the absence of an international institution with some powers delegated by States voluntarily deciding to limit their  national sovreignity, International Law fails to find an efficient mechanism to ensure global cooperation.</p>
<p></p>
<hr width="33%" size="1" align="left">
<p align="justify" class="normale">
<a name="1" href="#back1"><sup>[1]</sup></a> Sykes, Economics of Public International Law, Chicago working paper series n. 216, 2004</p>
<p><a name="2" href="#back2"><sup>[2]</sup></a> American Law Institute, Restatement of the Foreign Relations Law of the United States &sect; 102 (2) (1987) </p>
<p><a name="3" href="#back3"><sup>[3]</sup></a> for an exaustive explanation see: Kronman A., 1985 &ldquo;Contract and the Law of Nature&rdquo;, Journal of Legal and Economics Organization</p>
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		<title>Benvenuto Viaggiatore</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorella Di Vuono</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 0 - Estate 2006]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Benvenuto viaggiatore. Benvenuto nel nostro arengo. Luogo d&#39; incontro, di scambio e di leggende. Dismetti gli abiti del viaggio, approfitta del caldo sole estivo, concediti un po&#39; di riposo e siediti ad ascoltare. Ascolta dei racconti di uomini e donne che non hanno trovato posto nei libri di storia, i sussurri dei grandi e le urla dei piccoli. Ascolta la voce dell&#39;arte e della poesia che si nasconde nei lembi della quotidianit&agrave;. Ascolta la voce di chi come te si interroga, si arrabbia, ma ancora si commuove. Perch&eacute; nell&#39;arengo non c&#39;&egrave; arte, cultura o politica che non trovi spazio. Perch&eacute; nell&#39;arengo esiste un posto per chiunque abbia voglia di raccontare e di raccontarsi. Diario di bordo di un viaggio appena iniziato, dove a volte re a volte buffoni, siamo tutti protagonisti. Spunti di ricerca per un libro ancora da scrivere, riflessioni su di un tempo ed uno spazio che ci appartengono, per quanto a volte sembra ci sfuggano di mano, o semplice luogo in cui annotare attimi di vita quotidiana, affidando alla pagina scritta il compito di conservare voci, immagini e profumi che non vogliamo dimenticare. Questo arengo &egrave; nostro viaggiatore, piccola repubblica delle lettere in cui non esistono cattedre ne magisteri, banchetto regale in cui non &egrave; necessario alcun invito, l&#39;unica discriminante &egrave; l&#39;amore per il vino e la buona tavola. Prendi parte insieme a noi a questa piccola grande rappresentazione del reale, messa in scena tragicomica del XXI secolo attraverso le parole di chi crede, se pur con la necessaria modestia, di avere qualcosa da aggiungere. Nessuna falsa promessa di verit&agrave; assolute, semplici punti di vista, umili opinioni la cui dignit&agrave; &egrave; legittimata dal fatto stesso di appartenerci. Adesso che ci hai conosciuti, se ne avrai voglia, quando partirai per il tuo prossimo viaggio porta con te le nostre storie, racconta dell&#39;arengo alle persone che incontrerai. Racconta di un luogo in cui poesia e scienza, filosofia e politica, arte ed economia si incontrano in unico grande simposio di giovani iniziati, che non hanno alcuna pretesa se non quella di raccontare e forse un po&#39; divertire.</p>
<p>Ma ora &egrave; tempo che si mollino gli ormeggi, noi come te, siamo pronti a partire.           </p>
<p>Buon vento viaggiatore, e torna presto a trovarci.</p>
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		<title>La piazza degli inquieti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Morini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura e Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 0 - Estate 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il viaggio e la piazza medievale, due territori disomogenei costretti in sposalizio da un insolito binomio. Questa presunta difformit&#224; si &#232; affacciata originariamente nei nostri cervelli come un piccolo ma rumoroso tarlo, crescendo d&#39;intensit&#224; fino a divenire un&#39;idea fissata su carta attraverso uno stravagante progetto editoriale. Il tema del viaggio, per noi ragazzi con gli [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/la-piazza-degli-inquieti/">La piazza degli inquieti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il viaggio e la piazza medievale, due territori disomogenei costretti in sposalizio da un insolito binomio. Questa presunta difformit&agrave; si &egrave; affacciata originariamente nei nostri cervelli come un piccolo ma rumoroso tarlo, crescendo d&#39;intensit&agrave; fino a divenire un&#39;idea fissata su carta attraverso uno stravagante progetto editoriale.</p>
<p>Il tema del viaggio, per noi ragazzi con gli occhi pieni delle tavole color pastello di Pratt, &egrave; stato una necessit&agrave; piuttosto che uno svago, un bisogno ancestrale d&#39;avventure e di sfide contrapposto all&#39;ozio artificiale inscritto fisiologicamente nelle vacanze all-inclusive. Da adolescenti, le tante giornate trascorse col portafoglio irrimediabilmente vuoto erano il naturale contrappasso pagato con gioia alla nostra voglia di conoscere, tradotta puntualmente nel  nomadismo, talvolta lievemente malsano, che  imperversava durante le lunghe parentesi estive.</p>
<p>Quello che fa muovere l&#39;individuo &egrave; la curiosit&agrave;, e l&#39;arricchimento passa necessariamente attraverso il confronto e l&#39;esperienza: le diverse lingue, i cibi pi&ugrave; speziati, gli scorci evocativi restano un&#39;inerte collezione di cartoline se non sono &ldquo;vissuti&rdquo; e soprattutto sapientemente interiorizzati. Per viaggiare, nel senso pieno del termine, bisogna essere disposti a rischiare qualcosa come al gioco, &egrave; una sorta di &ldquo;do ut des&rdquo; dal gusto lievemente sentimentale: mettiamo sul piatto della bilancia la tranquillit&agrave; di una convinzione basata sulla consuetudine, e in cambio, con un po&#39; di fortuna si pu&ograve; vincere un ricordo, un frammento, una verit&agrave; che alla partenza ignoravamo. La lentezza &egrave; uno degli ingredienti fondamentali nella composizione di questa &ldquo;arte&rdquo; raminga: gli istanti si dilatano e l&#39;ineluttabile fluire del tempo viene necessariamente percepito in modo diverso quando l&#39;ammirazione e l&#39;interesse s&#39;indirizzano verso un ignoto che affascina. Il ripetitivo e vacuo susseguirsi d&#39;istanti al quale siamo da sempre abituati viene ora scolpito nella memoria con un vigore sconosciuto, permettendo alla luce d&#39;impressionare sapientemente la pellicola del ricordo.</p>
<p>Servendosi di questa prospettiva privilegiata, la filosofia del viaggio si pu&ograve; fondere senza iati nell&#39;arengo medioevale, crocevia di genti, luogo dove mercanti avventurosi come i Polo, dopo aver sfidato il mare in tempesta o l&#39;impervia via della seta, potevano impreziosire le proprie merci scandendo per orecchie incredule i racconti che le avevano felicemente accompagnate dal lontano oriente. La piazza era, infatti, il luogo dove il sapere tradizionale delle botteghe e delle corporazioni cresceva accanto ad un mondo che stava velocemente ampliando i propri orizzonti conoscitivi e geografici:  setaioli e scultori, mercanti  e avventurieri uniti in una sorta di avamposto magico e pre-razionale, dove per prime hanno fatto timidamente capolino le novit&agrave;, ma anche, paradossalmente, dove gli abitanti erano pi&ugrave; refrattari al cambiamento.</p>
<p>La vita con tutte le sue numerose e imprevedibili sfaccettature scorreva imprevedibile nelle piazze, momenti densi di autentico pathos come esecuzioni o riunioni di capifamiglia, si succedevano repentine a lampi  dissacranti, a litigi tra pescivendoli o a uno scemo del villaggio che fattosi improvvisamente audace,  prendeva la parola per arringare il via vai di cittadini incuranti e indaffarati. </p>
<p>Mi  piacerebbe far s&igrave; che la medesima schizofrenia culturale sia il filo rosso capace di unirmi ai lettori e capace allo stesso tempo di animare questa rubrica filosofica, nella quale si potranno tranquillamente alternare analisi dell&#39;estetica celiniana o dell&#39;aut-aut kierkegaardiano alla dimostrazione della necessit&agrave; improcrastinabile di una rivincita di paperino&#8230;  </p>
<p>Cercher&ograve;, coerentemente con questo proposito, di tenere fede all&#39;etimologia stessa del termine filosofia, dal greco PHIL&Ecirc;IN che significa amore e SOPH&Iacute;A che significa sapienza, e che utilizzer&ograve; quindi come sinonimo di un &ldquo;generico&rdquo; amore per il sapere, aperto e non autorferenziale. Del resto, gi&agrave; Amleto ammoniva l&#39;amico Orazio contro la tentazione assolutizzante insita nel genoma stesso di questa disciplina: &ldquo;Ci sono pi&ugrave; cose in cielo e in terra [...] di quante ne sogni la tua filosofia.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/1970/01/la-piazza-degli-inquieti/">La piazza degli inquieti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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