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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 10 &#8211; 1 Febbraio 2007</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
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		<title>Alla caccia di Garibaldi</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 10 - 1 Febbraio 2007]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nel 2007 ricorre il bicentenario della nascita e quindi &#232; ragionevole aspettarsi che sia in Italia sia nell&#39;America latina numerose iniziative ricorderanno questa figura quasi leggendaria. Per coloro che hanno fatto le scuole negli anni cinquanta il Risorgimento era un argomento di grande peso e nel 1961 tutti ci affollammo a Torino a vederne la [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/alla-caccia-di-garibaldi/">Alla caccia di Garibaldi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2007 ricorre il bicentenario della nascita e quindi &egrave; ragionevole aspettarsi che sia in Italia sia  nell&#39;America latina numerose iniziative ricorderanno questa figura quasi leggendaria.</p>
<p>Per coloro che hanno fatto le scuole negli anni cinquanta il Risorgimento era un argomento di grande peso e nel 1961 tutti ci affollammo a Torino a vederne la sua allora avveniristica celebrazione (c&#39;era perfino una treno monorotaia che volava sopra i padiglioni), in occasione del primo centenario dell&#39;unit&agrave; d&#39;Italia.</p>
<p>In verit&agrave;, come spesso accade nel nostro mondo, ci si divideva fra tifosi di Garibaldi e di Mazzini: io, non avendo preferenze territoriali in quanto entrambi della Riviera ligure da bravo intellettuale preferivo Mazzini e il suo pensiero di diritti e doveri dei cittadini.</p>
<p>Ma quando andavo la domenica mattina con mio padre al giardino del Prolungamento l&#39;imponente figura di Garibaldi a cavallo diretto verso Nizza di fronte al mare mi sorvegliava e quindi seguivo a scuola il maestro che raccontava le sue vicende e quelle di Anita, avvenute, in verit&agrave;, nella lontana e paludosa Ravenna.</p>
<p>La vita mi ha portato a Bologna e ora il lavoro di mia moglie mi fa essere spesso a Ravenna.</p>
<p>Quale occasione migliore per ripercorrere la fuga di Garibaldi da Roma, cacciato dai francesi e inseguito dagli austriaci? La prima tappa &egrave; la Casa Guiccioli , perfettamente restaurata nel 2004 dalla Federazione delle cooperative di Ravenna, proprietaria fin dal 1914 dell&#39;immobile, dove Anita Garibaldi spir&ograve; e che ora ospita illustrazioni e bandi della sfortunata Repubblica romana. La seconda il cippo eretto nel luogo dove fu sepolta per qualche giorno, poi il cimitero dove ora riposa e infine nella prima periferia della citt&agrave; il capanno di Garibaldi, dove in verit&agrave; trascorse una sola notte, ma che &egrave; soggetto alle amorevoli cure dell&#39;apposita Societ&agrave; conservatrice del Capanno Garibaldi, che lo offre ai visitatori perfettamente tirato a lucido.</p>
<p>Posto a 8 km a nord &#8211; est, il capanno &egrave; raggiungibile dalla S.S. 309, deviando per Marina Romea e dalla via Baiona, strada che dalla citt&agrave; conduce ai Lidi Nord, lungo la zona industriale. La segnaletica turistica, posta in corrispondenza del Ferry Terminal del porto di Ravenna,  ne indica la posizione esatta davanti all&#39;apposito parcheggio. </p>
<p>Il capanno Garibaldi si raggiunge percorrendo un viottolo pedonale, circondato da olivelle e tamerici, che penetra la valle della Baiona per 200 metri in un suggestivo ambiente. </p>
<p>Come gi&agrave; detto, Garibaldi vi giunse dopo la caduta della Repubblica Romana, inseguito dagli Austriaci mentre tentava di raggiungere Venezia. Il monumento segna perci&ograve; una tappa importante della &#8220;trafila&#8221; garibaldina che segn&ograve; il passaggio in queste zone. </p>
<p>Grazie all&#39;opera della Societ&agrave;, che si protrae dal 1879, il capanno Garibaldi &egrave; giunto a noi in perfetto stato di conservazione. Nel 1972, il capanno, &egrave; stato sollevato dal livello originario di 1,25 metri per sottrarlo all&#39;acqua e alla subsidenza del territorio ravennate.</p>
<p>Il sito per ulteriori informazioni e per essere aggiornati sulle manifestazioni in suo ricordo &egrave;  www.capannogaribaldi.ra.it</p>
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		<title>Analisi comparata tra l&#039;alimentazione GPL e Benzina</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Zitani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia e Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 10 - 1 Febbraio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un tema importante per analizzare quanto il parco auto circolante possa diventare meno inquinante passa dall&#39;analisi della convenienza ad alimentare le nostre vetture con impianti a metano o a gpl, la cui combustione risulta meno carica di residui inquinanti. Nel file allegato non vi &#232; il confronto con il metano, perch&#233; per quanto si risparmi [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/analisi-comparata-tra-lalimentazione-gpl-e-benzina/">Analisi comparata tra l&#39;alimentazione GPL e Benzina</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un tema importante per analizzare quanto il parco auto circolante possa diventare meno inquinante passa dall&#39;analisi della convenienza ad alimentare le nostre vetture con impianti a metano o a gpl, la cui combustione risulta meno carica di residui inquinanti.</p>
<p>Nel file allegato non vi &egrave; il confronto con il metano, perch&eacute; per quanto si risparmi ancora qualcosina in pi&ugrave;, niente di eclatante, il costo di dover cercare un distributore supera di gran lunga qualsiasi beneficio economico, senza considerare che i costi di transazione sono difficilmente quantificabili. Esempio: a volte per andare a fare il pieno di metano devi farti 15 km nel traffico, ovvero spendi soldi solo per andare al distributore, senza considerare che perdi un&#39;ora&#8230; Allora mi sono soffermato su una analisi GPL-Benzina; il GPL si trova in autostrada con quasi la stessa frequenza della benzina (pi&ugrave; o meno 1 distributore su due ha anche il GPL), io in un anno che la uso non mi sono mai trovato a dover impazzire per trovare il distributore. In particolare viaggiando all&#39;estero la possibilit&agrave; di trovare il GPL &egrave; diffusa anche in Paesi meno sviluppati (per es. in Turchia), mentre gli impianti di metano sono effettivamente pochi e ci si ritrova a viaggiare a benzina (che costa comunque meno rispetto che in Italia).<br />
Il GPL non &egrave; ingombrante come il metano: mentre per il metano devi installare dei grossi bomboloni, per il GPL puoi installare una bombola al posto della ruota di scorta, praticamente non intaccando minimamente la capacit&agrave; di carico; gi&agrave; molte auto nuove non montano la ruota di scorta, infatti il codice della strada non lo prevede e si pu&ograve; ovviare al problema della foratura con le bombole gonfia e ripara; insomma se sei in citt&agrave; pi&ugrave; o meno ce la si cava e comunque &egrave; una eventualit&agrave; veramente remota. Le bombole che si possono montare al posto della ruota di scorta sono di norma pi&ugrave; piccole, con una capacit&agrave; nominale di 38 litri ed una reale (per legge puoi riempire la bombola solo fino ad una certa pressione) pari a 31 litri (&egrave; quello che monto sulla mia). Dato il consumo della mia auto (motore 950 monoiniettore del 1998) ci faccio a ciclo urbano 330/340 km, a ciclo extra urbano 420/430 km; quindi un &#39;autonomia pi&ugrave; che accettabile; senza considerare che se monti un impianto su una macchina alimentata a benzina comunque hai sempre l&#39;impianto di alimentazione benzina.</p>
<p>Poi c&#39;e&#39; la questione consumi, dai dati reali, ottenuti al banco prova; con impianti come il mio , motori un po&#39; pi&ugrave; vecchi, hai un consumo all&#39;incirca il 15% pi&ugrave; alto; su motori nuovi, a seconda del modello, il consumo pu&ograve; essere anche solo 10% o meno pi&ugrave; alto. Sulla questione coppia si pu&ograve; dire che si perde mediamente il 7% alla coppia massima, comunque parliamo di poco, insomma quasi non ce ne si accorge. Poi c&#39;e&#39; la questione costi, a seconda del tipo di impianto da installare si puo&#39; spendere dai 1400 ai 1800 euro; se vuoi installare un impianto su una macchina nuova spendi 1800 euro, ma perdi meno in termini di consumi. Volendo fare una stima &ldquo;a spanne e manazze&rdquo; ogni 20000 km il risparmio &egrave; intorno ai 1000 euro, ma siete invitati ad usare il mio file per ottenere risultati pi&ugrave; precisi. Le celle azzurre sono da riempire con i dati di input, il tasso di sconto &egrave; a muzzo!</p>
<p>Due considerazioni su parcheggi interrati e traghetti.</p>
<p>Per i parcheggi interrati le recenti leggi (DM 22 Nov. 2002) dispongono che qualora l&#39;impianto di alimentazione monti il dispositivo &ldquo;multivalvola&rdquo; (realizzata in accordo con la nuova norma E67 R1) si pu&ograve; parcheggiare auto a Gpl fino al primo piano interrato (la cosa non &egrave; nota a tutti i gestori di parcheggi che spesso indicano un generico NO GPL). Per i traghetti l&#39;imbarco dell&#39;auto a gpl non presenta particolare problemi; i vettori, normalmente, chiedono solo che si dichiari all&#39;atto dell&#39;acquisto del biglietto che la propria auto &egrave; alimentata a gpl, in modo da collocarla in apposite aree della nave.</p>
<p>Infine, per avvalorare le considerazioni sull&#39;ulteriore economicit&agrave; del metano, vi invito<br />
a cliccare su questo link: da questi calcoli, che non ho verificato, si evince che il differenziale tra GPL e Metano &egrave; minimo e dal mio punto di vista non ne vale la pena, dato l&#39;attuale difficolt&agrave; di trovare un distributore di Metano!</p>
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		<title>Capitolo 3 &#8211; Politica? (parte seconda)</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Mondo nel Pallone]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 10 - 1 Febbraio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Adesso, per deontologia professionale, ci sentiamo costretti a capire ci&#242; che non ci viene spiegato. Saremo saccenti e stupidi, ma non riusciamo a darci pace del perch&#233; ci&#242; che &#232; stato creato per tutti debba inevitabilmente finire nelle mani di pochi ciclopici neo conservatori asserviti solo ed esclusivamente alla logica del profitto, la logica del [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/capitolo-3-politica-parte-seconda/">Capitolo 3 &#8211; Politica? (parte seconda)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso, per deontologia professionale, ci sentiamo costretti a capire ci&ograve; che non ci viene spiegato.</p>
<p>Saremo saccenti e stupidi, ma non riusciamo a darci pace del perch&eacute; ci&ograve; che &egrave; stato creato per tutti debba inevitabilmente finire nelle mani di pochi ciclopici neo conservatori asserviti solo ed esclusivamente alla logica del profitto, la logica del proprio profitto. Non sta scritto da nessuna parte che la retorica dell&#39;ultra-fondamentalismo di mercato che domina gli ultimi anni delle scene globali debba necessariamente amministrare il mondo in tutti i suoi aspetti.</p>
<p>Il fatto &egrave; che non c&#39;&egrave; una logica nell&#39;amministrare ci&ograve; che &egrave; di tutti o di cui tutti devono poter usufruire. Il capitalismo dei compari con i suoi avidi C.E.O (Chief Executive Officer, il nostro Amministratore Delegato) comanda il mondo occidentale sotto il nome di neo-conservatorismo, di &ldquo;democrazia per tutti&rdquo;, o di Lega Calcio. Gi&agrave; perch&eacute; il punto &egrave; proprio questo: chi comanda, comanda per se stesso e, per l&#39;appunto, per le proprie stock option. Il problema &egrave; che questo &egrave; lecito, rispettabile e legittimo fintanto che il tutto viene circoscritto alla sfera privata. Il self-interest, il valore che in realt&agrave; domina il mondo globale (o, meglio, questo mondo globale) non &egrave; proprio quello che le masse, i lavoratori, sognano la notte. Probabilmente dobbiamo rassegnarci a questi meccanismi.</p>
<p>L&#39;interesse privato, quello e basta.</p>
<p>Quello che non ha nessun dubbio quando pensa di poter stravolgere i fine settimana delle centoventidue citt&agrave; che nel 2005 hanno la squadra in serie B: dividete il weekend tra il sabato e la domenica, il miracolo sar&agrave; la moltiplicazione dei diritti tv per se stessi. Altro che nuove regole, affondiamo l&#39;acceleratore lungo la stessa strada, sempre pi&ugrave; ripida e scoscesa. Intanto se si cade, si cade tutti. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto e buona notte ai suonatori.</p>
<p>Macch&egrave; regole; macch&egrave; accenno di intervento statale neo-keynesiano, vecchi, pazzi e comunisti che non siete altro. La propriet&agrave; pubblica non esiste, la logica del profitto duro e puro per chi pu&ograve;, hic et nunc, e basta. D&#39;altronde, lo si sa, il potere logora chi non ce l&#39;ha.</p>
<p>Beh, che ne dite? Nel nostro Belpaese ogni borghetto ha un campanile, ogni scemo ha il suo villaggio (e viceversa) e quando si torna a casa, la sera, la nonna per coccolarci un po&#39; cucina davvero bene con gli ingredienti della nostra terra. Forse siete gi&agrave; stanchi, cari lettori, di sentire per la millesima volta la stessa storia. Provate a fidarvi di noi, ancora per qualche dozzina di portate, che proviamo a metterci ai fornelli.</p>
<p>Perch&eacute; siamo giunti ad un punto fermo, come la cena della nonna, ed il punto &egrave; proprio questo: il calcio altro non &egrave; che una rappresentazione di come il Potere si genera e si trasforma.</p>
<p>Il calcio italiano poi non e&#39; altro che una rappresentazione in scala del degrado e dello sbando del nostro Bel Paese; non e&#39; nient&#39;altro che l&#39;ennesima rappresentazione, in chiave sportiva, del solito e gi&agrave; visto pasticciaccio all&#39;italiana. La dimostrazione dell&#39;inettitudine e della malafede della classe dirigente che ci governa, da destra a sinistra, della loro ossessione per il potere e per i privilegi, del gattopardismo, dell&#39;immobilismo, dell&#39;impasse che affligge il vecchio e sporco Stivale.</p>
<p>Uno stallo istituzionalizzato e istituzionale, l&#39;assoluta incapacit&agrave; di prendere decisioni per il bene di lungo periodo del paese, il totale disinteresse per l&#39;interesse nazionale. </p>
<p>L&#39;uso a fini privatistici del potere, della res publica, legittimato da un sistema di diritto per cui il possesso vale titolo quindi, in un certo senso, chi viene legittimato a gestire l&#39;apparato pubblico viene autorizzato a possederlo e, quindi, ad utilizzarlo compatibilmente alle proprie necessit&agrave;. Il cerchio si chiude, quando chi possiede e chi legittima non risponde a qualcuno diverso da s&eacute;.</p>
<p>Potrebbe forse essere diversamente?</p>
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		<title>Il mio nome &#232; nessuno</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Rubbi</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Cantina del Viaggiatore]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 10 - 1 Febbraio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>State attenti a dove mettete i piedi, scendendo le scale: oggi la cantina &#232; illuminata solo da candele. L&#8217;ambientazione &#232; lugubre, volutamente lugubre. Coraggio, non fate domande e congiungete le vostre mani a quelle degli altri commensali. Ci troviamo ad una seduta spiritica, per evocare lo spirito del primo vino fantasma. Questo vino che un [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/il-mio-nome-nessuno/">Il mio nome &egrave; nessuno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>State attenti a dove mettete i piedi, scendendo le scale: oggi la cantina &egrave; illuminata solo da candele.</p>
<p> L&rsquo;ambientazione &egrave; lugubre, volutamente lugubre. Coraggio, non fate domande e congiungete le vostre mani a quelle degli altri commensali.</p>
<p> Ci troviamo ad una seduta spiritica, per evocare lo spirito del primo vino fantasma.</p>
<p> Questo vino che un tempo era noto come (chiudete i bambini in casa) &ldquo;Tocai Friulano&rdquo;, ora &egrave; noto per essere un vino senza nome.</p>
<p> Morale della favola: chiamate a casa i parenti e rassicurateli, il Tocai &egrave; vivo e vegeto, solo che si trova senza nome.</p>
<p> Probabilmente se sentiremo bussare alla porta della cantina non si tratter&agrave; di uno spirito ma bens&igrave; di qualche produttore Friulano imbufalito dalle vicende passate, le quali hanno visto dar ragione al Tokaj Ungherese, e da quelle odierne che vedono l&rsquo;ex Tocai senza un nome riconosciuto.</p>
<p> Ma andiamo con ordine.</p>
<p> Il 26 settembre 2002, con l&rsquo;attuazione del decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali di attuazione del regolamento comunitario 753 del 29 aprile dello stesso anno, si sancisce che a partire dal 31 marzo 2007 il vino proveniente dal Friuli e derivante dal vitigno Tocai non potr&agrave; pi&ugrave; fregiarsi delle diciture &ldquo;Tocai Friulano&rdquo; o &ldquo;Tocai Italiano&rdquo;.<br /> Sentenza sicuramente ingiusta in quanto si tratta di due vini provenienti da regioni vitivinicole lontane e dalle caratteristiche organolettiche differenti:  bianco e secco quello italiano, ambrato e dolce quello ungherese.</p>
<p> Va detto che il nome Tokaj era comune ai due vini fino al 1933, anno che ha visto il nome del vino Italiano cambiare in Tocai, decisione presa in seguito alla pubblicazione del professore Dalmasso sul Corriere Vitivinicolo nel quale affermava che il nome doveva cambiare per le gi&agrave; citate differenze organolettiche e perch&eacute; il suo vitigno di produzione &egrave; noto appunto con il nome di Tocai.</p>
<p> In seguito le due nazioni firmarono l&rsquo;armistizio nel 1948 con la stipula del trattato internazione nell&rsquo;ambito dell&rsquo;OIV (Office International du Vin) nella quale in seguito al &ldquo;riconoscimento da parte italiana di ben cinque diversi tipi di vini ungheresi portanti la denominazione &ldquo;Tokaj&rdquo;, l&rsquo;Italia avrebbe potuto legittimamente continuare a utilizzare la denominazione &ldquo;Tocai friulano&rdquo; o &ldquo;di Lison&rdquo; per il vino prodotto sul proprio territorio&rdquo;.<a href="#1" name="back1"><sup>[1]</sup></a></p>
<p>  Ritornando ai nostri giorni, la decisione presa dalla regione Friuli Venezia Giulia &egrave; stata di chiamare questo vino con l&rsquo;appellativo di &ldquo;Friulano&rdquo;. Va bene che il Friuli non sar&agrave; certo noto come il Brasile d&rsquo;Italia, per&ograve; un po&rsquo; di fantasia in pi&ugrave; non sarebbe guastata.</p>
<p> Probabilmente non ne fa una questione di fantasia ma etica la &ldquo;Cantina produttori del Corm&ograve;ns&rdquo;, che ha presentato ricorso al Tar del Lazio chiedendo la sospensione del nome alternativo anche perch&egrave; pu&ograve; generare confusione nei consumatori. </p>
<p> Tar che ha accolto tale ricorso lanciando nella dimensione parallela il Tocai.</p>
<p> Si sono cos&igrave; formati due schieramenti: Federdoc FVG, Coldiretti e Confagricultura che rimangono perplessi per la piega che sta prendendo questa questione, Fedagri-Confcooperative FVG che sostengono l&rsquo;azione di resistenza delle aziende.</p>
<p> Ora ci sono al vaglio varie ipotesi: vi quella in cui potrebbe essere impugnata la sentenza del Tar dinanzi al Consiglio di Stato per l&rsquo;utilizzo di Friulano; quella di veder emanato un decreto rafforzativo sempre per &ldquo;Friulano&rdquo;; chiedere una proroga all&rsquo;Ue per permettere l&rsquo;utilizzo di Tocai o infine facendo leva sull&rsquo;accordo Trips per consentire l&rsquo;utilizzo del &ldquo;vecchio&rdquo; nome almeno nel mercato interno.</p>
<p> Una decisione va presa in fretta: ci sono cinque milioni di innocenti bottiglie che aspettano che sia fatta giustizia. </p>
<p> <br />
<hr align="left" width="33%" size="1" />
<p align="justify" class="normale"> <a href="#back1" name="1"><sup>[1]</sup></a> www.diritto.it/art.php?file=/archivio/21028.html </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/il-mio-nome-nessuno/">Il mio nome &egrave; nessuno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Numero 10 &#8211; 1 Febbraio 2007 &#8211; What would Jesus drive?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 10 - 1 Febbraio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Stiamo entrando nel lungo periodo di questo 2007. E&#8217; già trascorso un mese e sono arrivate le prime buste paga. Il Governo è alle prese con i provvedimenti che ne segneranno l&#8217;azione e qui nell&#8217;Arengo continuiamo a proporre le nostre riflessioni. Entro i prossimi 5 mesi tutti i nostri cari viaggiatori che si sono fermati [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/what-would-jesus-drive/">Numero 10 &#8211; 1 Febbraio 2007 &#8211; What would Jesus drive?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo entrando nel lungo periodo di questo 2007. E&#8217; già trascorso un mese e sono arrivate le prime buste paga. Il Governo è alle prese con i provvedimenti che ne segneranno l&#8217;azione e qui nell&#8217;Arengo continuiamo a proporre le nostre riflessioni.<br />
Entro i prossimi 5 mesi tutti i nostri cari viaggiatori che si sono fermati ad assolvere il proprio contratto di lavoro da dipendente dovranno decidere come utilizzare il proprio TFR. Vediamo di che si tratta e soprattutto che effetti potrà avere una scelta individuale sul complessivo sistema economico nazionale. Una riforma all&#8217;orizzonte riguarda lo sviluppo delle tecnologie wireless per le telecomunicazioni: vediamo che cosa sta cominciando a fare il Governo.<br />
Che tempo che fa, vero? Che dite, vi piace questo surriscaldamento del pianeta? Questo teporino primaverile che rende il nostro clima tanto mite e i nostri dubbi tanto grandi: e Gesù, che farebbe Gesù con i blocchi del traffico? Chiederebbe consiglio al file excel che L&#8217;Arengo vi propone, altro che dubbi.<br />
Rispondete al nostro sondaggio: secondo voi, che cosa guiderebbe Gesù? Inviateci una email cliccando qui.<br />
Si interrogherebbe sulla Giunta Cofferati, se abitasse a Bologna. E verrebbe anche lui con noi prima in Brasile e poi in Sud Africa a cercare di debellare l&#8217;AIDS. Chissà se almeno lui ci riuscirebbe con l&#8217;aglio ed i tuberi? Chissà se saprebbe fermare chi nega l&#8217;Olocausto?<br />
Filosoficamente ci soffermiamo ad oziare e a vedere se e come il mondo ci gira intorno; non ci fermiamo ed armati di macchina fotografica ci addentriamo ai margini esclusi della società internati nei manicomi; affascinati seguiamo gli esperimenti di fisica subnucleare dove il bosone di Higgs interagisce e si accoppia senza essere sposato. In bocca al lupo, particella di Dio.<br />
Accendiamo una candela e poi via alla caccia di Garibaldi.<br />
Dopo un breve pensiero impuro scendiamo nella Cantina dove l&#8217;oste Ciacco propone le segrete storie del primo vino fantasma, mentre il Mondo nel Pallone non si ferma neanche se Moggi pensa al suicidio.<br />
Cordialmente.</p>
<ul><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/cofferati-chi/" title="Cofferati Chi">Cofferati Chi</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/tfr-solo-un-primo-passo/" title="TFR, solo un primo passo">TFR, solo un primo passo</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/wi-max/" title="WI-MAX">WI-MAX</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/otium-scelta-o-necessit/" title="Otium: Scelta O Necessit&agrave;?">Otium: Scelta O Necessit&agrave;?</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/appunti-sullantropocentrismo/" title="Appunti sull&#39;antropocentrismo">Appunti sull&#39;antropocentrismo</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/una-candela-o-un-attesa/" title="Una candela o un&#39; attesa">Una candela o un&#39; attesa</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/analisi-comparata-tra-lalimentazione-gpl-e-benzina/" title="Analisi comparata tra l&#39;alimentazione GPL e Benzina">Analisi comparata tra l&#39;alimentazione GPL e Benzina</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/il-mio-nome-nessuno/" title="Il mio nome &egrave; nessuno">Il mio nome &egrave; nessuno</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/ecologia-dissacrante/" title="Ecologia dissacrante">Ecologia dissacrante</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/fanno-un-deserto-e-lo-chiamano-degrado/" title="Fanno un deserto e lo chiamano degrado">Fanno un deserto e lo chiamano degrado</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/il-presidente-operaio-concede-il-bis/" title="Il Presidente operaio concede il bis">Il Presidente operaio concede il bis</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/aglio-olio-ed-aids/" title="Aglio, olio ed AIDS">Aglio, olio ed AIDS</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/un-nuovo-reato-dopinione/" title="Un nuovo reato d&#39;opinione">Un nuovo reato d&#39;opinione</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/scatti-di-follia/" title="&ldquo;Scatti&rdquo; di follia">&ldquo;Scatti&rdquo; di follia</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/alla-ricerca-della-particella-di-dio/" title="Alla ricerca della particella di Dio">Alla ricerca della particella di Dio</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/pensare-la-pornografia-tutti-la-consumano-nessuno-sa-cos/" title="Pensare la pornografia &#8211; Tutti la consumano, nessuno sa cos&#39;&egrave;">Pensare la pornografia &#8211; Tutti la consumano, nessuno sa cos&#39;&egrave;</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/alla-caccia-di-garibaldi/" title="Alla caccia di Garibaldi">Alla caccia di Garibaldi</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/capitolo-3-politica-parte-seconda/" title="Capitolo 3 &#8211; Politica? (parte seconda)">Capitolo 3 &#8211; Politica? (parte seconda)</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/what-would-jesus-drive/" title="Numero 10 &#8211; 1 Febbraio 2007 &#8211; What would Jesus drive?">Numero 10 &#8211; 1 Febbraio 2007 &#8211; What would Jesus drive?</a></li></ul>
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		<title>Ecologia dissacrante</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia e Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 10 - 1 Febbraio 2007]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.larengodelviaggiatore.info/2007/02/ecologia-dissacrante/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Attento viaggiatore che navighi in internet; in rete nessun servizio meteorologico e&#39; in grado prevedere le correnti cibernetiche capaci di deviare la tua rotta, facendoti approdare in isolotti virtuali sperduti al di fuori delle tue carte nautiche. Persa la bussola, non saprei ripercorrere il tragitto che mi ha condotto ad un quesito tanto bizzarro quanto [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/ecologia-dissacrante/">Ecologia dissacrante</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Attento viaggiatore che navighi in internet; in rete nessun servizio meteorologico e&#39; in grado prevedere le correnti cibernetiche capaci di deviare la tua rotta, facendoti approdare in isolotti virtuali sperduti al di fuori delle tue carte nautiche.</p>
<p>Persa la bussola, non saprei ripercorrere il tragitto che mi ha condotto ad un quesito tanto bizzarro quanto dissacrante: <a target="_blank" href="mailto:redazione@larengodelviaggiatore.info">&ldquo;Cosa guiderebbe Gesu&#39;</a>?&rdquo;<a name="back1" href="#1"><sup>[1]</sup></a></p>
<p>Ricordo solo che il mio viaggio ha avuto inizio nel World Business Councile for Sustainable Development (www.wbcsd.org), a detta del Globescan Survey of Sustainability Experts il miglior sito di informazione sullo sviluppo sostenibile, per terminare in un sito decisamente meno attendibile, ma sufficientemente strambo da attirare la mia curiosit&agrave;: il network degli ambientalisti evangelisti<a name="back2" href="#2"><sup>[2]</sup></a>, un nome che vagamente potrebbe ricordare, per assonanza e surrealismo, il convegno dei dentisti dantisti di &ldquo;Uccellacci Uccellini&rdquo;.</p>
<p>Ma che razza di domanda e&#39; &ldquo;cosa guiderebbe ?&rdquo;.</p>
<p>Ragazzi, qua siamo al limite del blasfemo; come chiedersi se la Vergine Maria fosse favorevole o meno al latte in polvere o se S.Pietro preferisse i cancelli FAAC con tanto di funzionalissimo telecomando alle tradizionali chiavi che, a dirla tutta, pesano un bel po&#39;.</p>
<p>E invece niente di tutto ci&ograve;.</p>
<p>Non saprei se rallegrarmene o disperare, ma l&#39;interrogativo lanciato dagli ambientalisti evangelisti (AE) e&#39; tutt&#39; altro che blasfemo. E&#39; serissimo!!!</p>
<p>Dando una sbirciata qua e l&agrave; nel loro sito si scopre che quella degli AE e&#39; una lobby molto influente nel paese a stelle strisce che vanta al suo interno scienziati del calibro di James Hansen, uno dei capoccia della NASA nonch&egrave; professore alla Columbia. Insomma, un&#39;associazione che conta, una di quelle che pu&ograve; permettersi un accesso diretto alla camera ovale di Washington. </p>
<p>Nel sito si pu&ograve; leggere che gli AE, in qualit&agrave; di seguaci di Cristo, prendono atto di come la Creazione venga degradata ogni giorno di pi&ugrave; dalle attivit&agrave; umane e professano che la fede biblica sia la chiave essenziale per risolvere i nostri problemi ambientali.</p>
<p>Seguire i principi etici del cristianesimo e comportarsi nello stesso modo in cui Gesu&#39; si comporterebbe se vivesse nel XXI secolo. </p>
<p>Non un hippy, non una superstar quindi. Gesu&#39; sarebbe un verde, un ambientalista propenso a produrre ed a consumare in maniera sostenibile.</p>
<p>Davanti al concessionario di automobili Gesu&#39; non darebbe alcuna importanza all&#39; estetica, al rombo dei 2000 cavalli o ai secondi di accelerazione per passare dai 0 ai 100 Km/h. A detta degli AE, Ges&ugrave; sicuramente deciderebbe coerentemente a tre principi fondamentali<a name="back3" href="#3"><sup>[3]</sup></a>:</p>
<ul>
<li>Principio primo &#8211; scegliere il mezzo di trasporto meno inquinante presente sul mercato (quindi non necessariamente l&#39;automobile, ma possibilmente trasporti pubblici);</li>
<li>Principio secondo &#8211; solo se un veicolo personale fosse strettamente necessario, acquistare il veicolo dai consumi migliori che realmente risponda ai propri bisogni primari;</li>
<li>Principio terzo &#8211; sostenere quelle politiche ed affari che garantirebbero ai cittadini ed ai consumatori trasporti pi&ugrave; sicuri e meno inquinanti possibili.</li>
</ul>
<p align="justify" style="line-height: 150%">
Questi sono i tre principi che hanno dato il via ad una campagna anti-SUV promossa dagli AE che, seguendo i precetti biblici, non riescono a trovare alcun motivo ragionevole sul perch&eacute; i cristiani non dovrebbero schierarsi politicamente in favore della protezione dell&#39;ambiente e delle risorse naturali. Non sono forse un dono del Signore?</p>
<p>E d&#39;altronde, sarebbe cos&igrave; improponibile concepire la protezione ambientale non solo come un valore di sinistra, ma anche cristiano?</p>
<p>In Italia forse un po&#39; si.</p>
<p>&Egrave; un dato di fatto che lo spazio riservato nei nostri giornali e notiziari alle politiche del Vaticano sia decisamente superiore alla media di altri paesi che pur condividono le nostre radici cristiane. Eppure, nonostante tutto lo spazio a disposizione, i vari portavoce ecclesiastici sembrano preferire questioni che interessano la sfera personale dell&#39;uomo, le sue scelte individuali come eutanasia, rapporti pre-matrimoniali, omosessualit&agrave;, coppie di fatto e via dicendo a altre problematiche sociali.</p>
<p>Provate invece ad immaginarvi un cardinale Biffi a fianco di Pecoraio Scanio promuovere la raccolta differenziata; non sarebbe un quadretto esilarante?</p>
<p>Ed invece no, noi apriamo il giornale e ci troviamo il Ruini di turno che se la prende con gli immigrati o che condanna l&#39;ennesimo atto impuro.</p>
<p>Personalmente preferisco alla grande un &ldquo;cosa guiderebbe Gesu&#39;?&rdquo;, e con tanto di foto</p>
<p>Una cosa c&#39;e&#39; da dire per&ograve;. Quelli della associazione evangelica hanno lanciato la domanda senza darci alcuna una risposta concreta.</p>
<p>Cercando di colmare questo vuoto, invitiamo ogni lettore a scrivere alla redazione dell&#39; Arengo4 indicandoci quale macchina secondo voi Gesu&#39; dovrebbe guidare, allegando tanto di foto del mezzo proposto.</p>
<p>Io, personalmente, Ges&ugrave; ce lo vedrei bene alla guida di un pulmino della scuola.</p>
<p>E voi? </p>
<hr width="33%" size="1" align="left">
<p align="justify" class="normale">
<a name="1" href="#back1"><sup>[1]</sup></a> </p>
<p><a name="2" href="#back2"><sup>[2]</sup></a> The Evangelical Environmental Network, nel sito <a target="_blank" href="http://www.creationcare.org/" rel="nofollow">http://www.creationcare.org</a></p>
<p><a name="3" href="#back3"><sup>[3]</sup></a> I principi possono essere letti a pagina 11 dell&#39;articolo scaricabile al sito: </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/ecologia-dissacrante/">Ecologia dissacrante</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Fanno un deserto e lo chiamano degrado</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fedrico Pancaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 10 - 1 Febbraio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Parlare di degrado a Bologna non &#232; certo originale n&#233; meritorio. Il termine &#232; omni- comprensivo e omni &#8211; offensivo, a seconda dell&#39;oggetto di riferimento e del soggetto criticante. In genere, ci si riferisce alla diminuzione della qualit&#224; della vita nel centro storico &#8211; in particolare della Zona Universitaria -, il cui protrarsi ha generato [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/fanno-un-deserto-e-lo-chiamano-degrado/">Fanno un deserto e lo chiamano degrado</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di degrado a Bologna non &egrave; certo originale n&eacute; meritorio. Il termine &egrave; omni- comprensivo e omni &#8211; offensivo, a seconda dell&#39;oggetto di riferimento e del soggetto criticante. In genere, ci si riferisce alla diminuzione della qualit&agrave; della vita nel centro storico &#8211; in particolare della Zona Universitaria -, il cui protrarsi ha generato una forte sensazione di malcontento tra residenti e cittadini in genere. Per il lettore estraneo alle cronache bolognesi, il focus della critica si &egrave; concentrato sulla popolazione studentesca che ogni giorno (e ogni notte) vive in quella ristretta area dominata dalla presenza degli edifici universitari, portando con s&eacute; tutti gli aspetti &#8211; positivi e negativi &#8211; della giovent&ugrave; moderna e dei suoi vizi, talmente banali da non avere nemmeno il bisogno di essere enumerati.</p>
<p>La risposta delle amministrazioni comunali &egrave; stata &#8211; a partire dalla giunta di centro destra guidata dal Sindaco Guazzaloca, (1999 &#8211; 2004) &#8211; impiantata su un generale discorso di sicurezza, di ordine pubblico. Per la verit&agrave;, l&#39;argomento aveva allora da poco iniziato ad assumere le dimensioni attuali nella percezione della gente, e la prima risposta &egrave; spesso anche quella pi&ugrave; istintiva e meno elaborata. E&#39; anche vero per&ograve; che la rappresentazione del problema costituisce spesso un orientamento alla soluzione del problema stesso: se si crede che ci sia un effettivo bisogno di pi&ugrave; vigilanza da parte delle forze dell&#39;ordine &#8211; tesi supportata ad alto volume dai media locali -, le azioni politiche andranno in quella direzione. Senza d&#39;altronde concludere molto, perch&eacute; le percezioni sono dure da sradicare. E perch&eacute; evidentemente il problema stava molto pi&ugrave; a monte.</p>
<p>Con l&#39;elezione a Sindaco di Sergio Cofferati, pareva che l&#39;imprinting delle iniziative amministrative potesse prendere un corso diverso. In virt&ugrave; del carisma del personaggio e del consenso riscosso trasversalmente tra le generazioni; per lo stile consensuale inclusivo proposto in opposizione a quello esclusivo su base maggioritaria della giunta precedente; soprattutto, per la propensione da parte della nuova amministrazione ad uno studio pi&ugrave; analitico del problema. Impressioni di un momento. Il centro-sinistra si &egrave; arenato tra veti trasversali, proteste generalizzate e provvedimenti frammentari. Solo sullo sfondo &#8211; con timidezza &#8211; si paventa ci&ograve; che realmente manca a questa citt&agrave;: una nuova progettualit&agrave; urbana.</p>
<p>Bologna ha smesso di reinventare se stessa nel momento di maggiori trasformazioni sociali: la fuga dei bolognesi verso una &ldquo;cintura metropolitana&rdquo; pi&ugrave; vivibile e con prezzi sostenibili, il forte movimento migratorio -di italiani come di stranieri &#8211; che ha interessato l&#39;intera Regione e creato nuovi equilibri sociali e demografici, il mutamento del sistema produttivo e i suoi bisogni di spazio e conoscenze, la vertiginosa crescita edilizia cittadina&#8230;Davanti a tutto questo, Bologna ha mantenuto &#8211; e pretende di mantenere &#8211; una struttura urbana costante, imperniata sul centro storico, sull&#39;uso dell&#39;auto come principale (unico?) mezzo di trasporto, soffocata dall&#39;anacronistico perimetro tracciato dalla tangenziale. Le coalizioni avverse al cambiamento hanno d&#39;altra parte dato prova di solidit&agrave; contro un sistema partitico ed amministrativo incapace di esercitare una vera attivit&agrave; di government, annegandola in un consociativismo di interessi immobilistici, che i politologi si ostinano a chiamare governance, in mancanza di meglio.</p>
<p>Il destino dei due progetti pi&ugrave; significativi del necessario rinnovamento, la nuova stazione e il piano di chiusura del centro storico al traffico delle auto, &egrave; esemplare: entrambi sottoposti a lunghi silenzi e odi profondi, per ragioni diverse, nell&#39;attesa di una infinita mediazione politica tra gruppi rappresentanti interessi inconciliabili. Il degrado del centro storico, se vogliamo chiamarlo cos&igrave;, &egrave; il prezzo che paghiamo per le non- decisioni passate, e per la stentatezza di quelle future. Di fronte alle prossime scelte cui saremo sottoposti, noi bolognesi faremmo bene a tenere conto di tali costi, mentre ci chiediamo &#8211; come sempre siamo capaci di fare &#8211; cosa ce ne viene in tasca individualmente dal non poter girare in centro in auto, o dal sopportare lavori continui.</p>
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		<title>Il Presidente operaio concede il bis</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Cantelmi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 10 - 1 Febbraio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;&#8230;Il Brasile avr&#224; un futuro grandioso, perch&#233; la nostra gioia &#232; pi&#249; grande del nostro dolore, la nostra forza &#232; pi&#249; grande della nostra miseria, la nostra speranza &#232; pi&#249; grande della nostra paura&#8221; Queste le parole dal discorso d&#39;insediamento del primo gennaio del rieletto Presidente del Brasile Luis Inacio da Silva detto Lula che [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/il-presidente-operaio-concede-il-bis/">Il Presidente operaio concede il bis</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&ldquo;&#8230;Il Brasile avr&agrave; un futuro grandioso, perch&eacute; la nostra gioia &egrave; pi&ugrave; grande del nostro dolore, la nostra forza &egrave; pi&ugrave; grande della nostra miseria, la nostra speranza &egrave; pi&ugrave; grande della nostra paura&rdquo;</p>
<p>Queste le parole dal discorso d&#39;insediamento del primo gennaio del rieletto Presidente del Brasile Luis Inacio da Silva detto Lula che conferma, dopo il bis di Chavez in Venezuela, la svolta a sinistra dell&#39;America Latina.</p>
<p>Per capire la straordinariet&agrave; del personaggio e del suo rapporto &ldquo;magico&rdquo; con i brasiliani bisogna fare un piccola premessa storica.</p>
<p>Lula, nomignolo datogli dalla madre, in portoghese &ldquo;calamaro&rdquo; nasce il 27 ottobre di sessant&#39;anni fa nella citt&agrave; di Garanhus, all&#39;interno dello stato di Pernambuco. E&#39; il settimo di otto figli e gi&agrave; dall&#39;et&agrave; di quattordici anni viene registrato come operaio presso i Magazzini Columbia.</p>
<p>Il 1964 &egrave; un anno di profonda crisi per il Paese. I rappresentanti del potere si sentono minacciati dall&#39;ascesa dei movimenti sociali mai visti prima in Brasile e dall&#39;avanzare del &ldquo;pericolo comunista&rdquo;. Il golpe militare del 1964, sostenuto dagli Stati Uniti, &egrave; per la destra e per gli apparati militari necessario per salvare il Paese dal comunismo. Lo stato dell&#39;economia in questi anni &egrave; a pezzi. Il primo contatto del futuro presidente del Brasile con &ldquo;il fare politica&rdquo; avviene tramite suo fratello Jos&eacute; Ferreira da Silva che, legato al Pcb (Partido Comunista Brasileiro), insiste affinch&eacute; Lula legga i bollettini clandestini distribuiti dentro le fabbriche. E&#39; il 1969, il Brasile si trova sotto dittatura militare, uno dei periodi pi&ugrave; repressivi della sua storia. Nello stesso anno il sindacato dei metalmeccanici di Sao Bernardo do Campo e Diadema indice un&#39;elezione per il rinnovo del direttivo e Lula viene eletto come membro sostitutivo del Consiglio con il 92% dei voti. Dopo dieci anni senza scioperi, tornano le prime proteste con la paralisi temporanea o la riduzione del ritmo lavorativo. Il sindacato di Lula indice uno sciopero generale il 13 gennaio 1979: nel pomeriggio, in uno stadio di calcio in Villa Euclides, si riuniscono 80 mila metalmeccanici. Lula &egrave; ormai il leader della lotta operaia. Senza un palco, n&eacute; impianti acustici, Il Presidente operaio fa un discorso ai lavoratori che si diffonde con il passaparola ad altri lavoratori in sciopero. La repressione della polizia s&#39;intensifica : il 19 aprile Lula e 17 dirigenti sindacali vengono arrestati e rinchiusi per 40 giorni al Dops &#8211; Dipartimento dell&#39;ordine politico e sociale &#8211; responsabile in quegli anni delle atrocit&agrave; della dittatura. Il Conselho Permanente de Justi&ccedil;a condanna Lula a tre anni e sei mesi di carcere, sentenza poi revocata.</p>
<p>Il 10 febbraio 1980 &egrave; una data da ricordare per l&#39;intero Paese. Nasce il PT, Partido dos Trabalhadores, fondato da un gruppo composto da Lula, sindacalisti, intellettuali, politici e rappresentanti dei movimenti sociali, dirigenti rurali e rappresentanti della Chiesa. Nel 1982 il PT conta all&#39;incirca 400 mila iscritti. Lula &egrave; a capo dell&#39;organizzazione del Partito restandone ad oggi il leader indiscusso. La sua non &egrave; una governance alla Chavez caratterizzata da un forte accentramento dei poteri bens&igrave; una giovane democrazia in cui la figura di Lula opera in qualche maniera da collante tra le diverse anime che compongono il partito. Il PT infatti non &egrave; un partito che porta in s&eacute; una base ideologica di qualunque natura essa sia ma &egrave; la risposta, in quel momento storico preciso, alla dittatura militare, l&#39;unione delle diverse anime della sinistra e della societ&agrave; civile brasiliana. Ma tornando alle ultime settimane di campagna elettorale troviamo un Lula da Silva impegnato a conquistare i voti dei milioni di poveri brasiliani che sono il suo passaporto per la riconferma del mandato, ma anche attento a mantenere l&#39;appoggio della middle class metropolitana.</p>
<p>Il suo principale avversario &egrave; Geraldo Alckmin, del partito della socialdemocrazia brasiliana guidata dall&#39;ex presidente Fernando Cardoso ( sconfitto da Lula nelle presidenziali del 2001).</p>
<p>Alckim promette &ldquo;ritmi di crescita cinesi&rdquo;, meno tasse e meno spesa pubblica.</p>
<p>La terza incomoda alla corsa elettorale &egrave; Heloisa Helena del Psol ( Partito socialista della libert&agrave;), fondato dai dissidenti. Lula &egrave; leader di una coalizione composta da tre partiti di sinistra. Partito dei lavoratori, Partito socialista del Brasile e Partito comunista. Il primo &egrave; il cuore della storia di classe del Brasile eppure Lula ormai non fa altro che prenderne le distanze. La strategia &egrave; stata allontanare la propria faccia da quella del partito. Addirittura ai comizi sono scomparse le famose stelle, simbolo del PT, il colore rosso della bandiera e i riferimenti a Lula come fondatore dell&#39;organizzazione. Al loro posto l&#39;azzurro, verde ed oro dello stendardo nazionale. Alcune delle strategie adottate dall&#39;opposizione in campagna elettorale contro Lula sono state i dati sulla violenza a Rio de Janeiro e a San Paolo, citt&agrave; per alcune zone in mano all&#39;esercito dei narcos.</p>
<p>Secondo l&#39;informativa Brasile diritti umani 2005, fotografia del paese realizzata dai principali movimenti sociali, i quali definiscono esplosiva la situazione nelle strade chiedendo cos&igrave; al Governo delle profonde trasformazioni sociali. Si registrano pi&ugrave; di 50mila morti l&#39;anno.</p>
<p>Altro punto dolente &egrave; la politica del lavoro. Nelle fasce pi&ugrave; povere della popolazione il tasso di disoccupazione arriva al 56 per cento. Salari ridotti, orari allungati. I movimenti sociali criticano anche il programma Fame Zero (punto di forza del programma del primo governo Lula) accusato di essere una misura inutile nonostante abbia coinvolto otto milioni di famiglie.</p>
<p>Lula e il suo staff, guidato da Duda Mendoca, hanno operato una strategia di comunicazione atta a sottolineare l&#39;aspetto progressista della coalizione, punto fondamentale che permette a Lula di smarcarsi da quella etichetta di populista che gi&agrave; due volte in passato non gli permise di salire al governo. Il carattere progressista della coalizione ha portato ad un rinnovamento della cultura e della politica della sinistra attraverso nuove forme di impegno civile fondate selle responsabilit&agrave; e il protagonismo individuale di Lula, non pi&ugrave; ex sindacalista capo di una sinistra in cerca di identit&agrave; ma leader responsabile di una coalizione convinta di poter continuare a governare. L&#39;effetto di questo processo di &ldquo;istituzionalizzazione&rdquo; ha portato ad uno scollamento con la base dell&#39;elettorato, con i sem terra, con gli abitanti delle favelas, con gli ambienti operai di San Paolo, dove nelle ultime amministrative si &egrave; registrata una netta vittoria del candidato di destra Jos&eacute; Serra.</p>
<p>Questo scenario non &egrave; nuovo in quanto anche in Occidente e se vogliamo anche e soprattutto in Italia, la sinistra quando diventa governativa perde il suo fascino e si perde nelle beghe di discussioni intestine per certi versi drammatiche.</p>
<p>La riconferma di Lula rappresenta a mio avviso un nuovo modo di fare politica, leader dell&#39;ottava potenza del pianeta, interlocutore del popolo no global di Porto Alegre ma anche dei Capi di Stato riuniti a Porto Alegre. Sta cercando attraverso le sue politiche di ridefinire i concetti di globalizzazione e di giustizia sociale e soprattutto sta dando continuit&agrave; a quel sogno che coincide con la priorit&agrave; della sua azione politica: la lotta alla fame in un paese in cui milioni di bambini non arrivano all&#39;adolescenza e unico luogo al mondo in cui c&#39;&egrave; pi&ugrave; differenza tra ricchi e poveri.</p>
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		<title>Cofferati Chi</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 10 - 1 Febbraio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nel 2004 Sergio Gaetano Cofferati &#232; stato eletto sindaco di Bologna, riportando un successo di proporzioni sconosciute alla sinistra bolognese degli ultimi decenni. Non tanto per le percentuali comunali raggiunte (le solite) quanto per la vittoria in tutti e nove i Quartieri cittadini compreso quei tre (Santo Stefano soprattutto, ma anche Saragozza e Porto) dove [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/cofferati-chi/">Cofferati Chi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2004 Sergio Gaetano Cofferati &egrave; stato eletto sindaco di Bologna, riportando un successo di proporzioni sconosciute alla sinistra bolognese degli ultimi decenni. Non tanto per le percentuali comunali raggiunte (le solite) quanto per la vittoria in tutti e nove i Quartieri cittadini compreso quei tre (Santo Stefano soprattutto, ma anche Saragozza e Porto) dove il centrodestra era maggioranza.</p>
<p>La figura dell&#39;ex sindacalista era tra le pi&ugrave; quotate nel centrosinistra nazionale: dallo scontro tra lui e D&#39;Alema negli anni del governo di quest&#39;ultimo era uscita appannata la figura del premier, dalle manifestazioni dei 3 milioni di persone al Circo Massimo per la difesa dell&#39;articolo 18 l&#39;attuale sindaco di Bologna era emerso come un potenziale candidato vice-premier della coalizione.</p>
<p>Ma tant&#39;&egrave;. Chiarita la leadership di Prodi nelle stanze dei segretari della non ancora ribattezzata Unione, sulla pagine del Resto del Carlino appare la notizia: sta arrivando Cofferati. Ci saranno le primarie, la discussione in citt&agrave;, ma ormai la strada &egrave; in discesa. Guazzaloca, sindaco della sconfitta della sinistra a Palazzo D&#39;Accursio, si sarebbe trovato di fronte un pezzo da 90 nazionale, contro il quale non avrebbe dovuto esserci alcun problema  se il tono della propaganda per il volto noto della citt&agrave;, sorridente e bonario fosse stato suffragato dall&#39;effettiva realizzazione delle promesse.</p>
<p>Tuttavia la vittoria del 1999 era dipesa pi&ugrave; dai limiti della difesa avversaria, provata da un cambio in corsa dell&#39;aspirante sindaco non concordato tra allenatore e societ&agrave;, e dalla scaltrezza del Guazza, sornione giocatore alla vecchia maniera, difesa arcigna palla lunga e sangue freddo.</p>
<p>Quali i vantaggi di votare Cofferati? Uno su tutti: l&#39;immobilismo che da anni stava rallentando la nostra citt&agrave; (che in realt&agrave; la Giunta Vitali aveva ricominciato a smuovere senza farsi capire prima di tutto dal Partito (i DS, PDS ex PCI) che dalla mai interpellata citt&agrave;) poteva essere scrollato dalla voce grossa di questo nuovo Podest&agrave;.</p>
<p>A posteriori la cosa che appare chiara &egrave; che questo Sindaco decide e non teme l&#39;impopolarit&agrave;. Le politiche di restrizione dell&#39;accesso dei veicoli al centro storico chiudono una questione aperta da pi&ugrave; di vent&#39;anni per diversi motivi (ricorsi al TAR e assenza di scelte da parte dell&#39;Amministrazione di centrodestra), mentre la chiusura dei locali notturni e i divieti alla somministrazione di alcolici risponde da un lato alle esigenze di alcuni comitati di cittadini e dall&#39;altro al generico desiderio di quiete di questa citt&agrave;, ghiotta di brodo e di tortellini e di sonno quando la mattina si alza per lavorare. Cos&igrave; come le scelte chiare in termini di legalit&agrave; e di sgomberi, di diritti dei migranti da difendere spostandoli dall&#39;argine del Reno. Come non dargli ragione? Dal punto di vista elettorale e politico tale impostazione non fa una piega: rinunciare al consenso diffuso dei commercianti (in generale storico blocco elettorale del centrodestra) e dei nottambuli dell&#39;Arengo costa meno rispetto alla riduzione alla marginalit&agrave; di una politica alternativa. L&#39;opposizione da parte dei gruppettari e delle minoranze radicali della coalizione di centrosinistra, evidentemente non in grado di offrire un&#39;alternativa di governo, fanno da contraltare ad un centrodestra spogliato dei propri cavalli di battaglia (la sicurezza, innanzitutto) e lasciato a testimoniare in piazza l&#39;amore per Bologna.</p>
<p>L&#39;opinione di chi scrive &egrave; che il comportamento del Sindaco Cofferati non sia affatto consono a quello di un ospite: accolto a braccia aperte dalla nostra citt&agrave;, si &egrave; rivolto in modo sprezzante verso quel diffuso mondo di associazionismo e socialit&agrave; che di notte cerca la propria libert&agrave;. Che a volte a torto tollera gli schiamazzi ma che non pu&ograve; essere represso per la maleducazione di pochi.</p>
<p>Il centrosinistra pare non possa fare altro che tenerselo questo Sergio: come rischiare un&#39;altra debacle tipo 1999? Chiss&agrave;, per&ograve;, che nelle prossime elezioni primarie non possa emergere un altro sindaco di centrosinistra? Magari che consenta alla citt&agrave; di mantenere i pregi e limare i difetti del Primo cittadino, e che con sincero spirito riformista continui a migliorare Bologna. Espressione di quell&#39;imprenditorialit&agrave; spontanea diffusa ed associativa, figlio di questa terra emiliana.</p>
<p>Bologna clericale sotto il Papa, fascista con Mussolini e comunista dopo Dozza. Cofferati chiaramente interpreta questa frase a proprio uso e consumo, a garanzia del proprio pugno di ferro che &#8211; secondo l&#39;opinione di chi scrive &#8211; raccoglie il sostanziale consenso della citt&agrave;.</p>
<p>Costruire una seria alternativa riformista ed indolore che dal centrosinistra sappia far meglio dell&#39;attuale Giunta (i cui conti si faranno nel 2009) toglie il sonno ai nottambuli che vagano con una birra in plastica portata da casa o trafugata da un locale, un kebab nell&#39;altra mano e gli occhi allucinati di chi senza scuse tira tardi la sera e la mattina dopo va a lavorare lo stesso.</p>
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		<title>Aglio, olio ed AIDS</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Zini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 10 - 1 Febbraio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Secondo stime della Banca Mondiale, nel 2004, il 19% della popolazione Sud Africana tra i 15 e i 49 anni viveva con il virus dell&#39;HIV/AIDS. In totale, almeno cinque milioni di Sud Africani sono affetti dalla sindrome di immunodeficienza, il pi&#249; alto numero sul pianeta[1]. E queste sono necessariamente cifre in difetto, vista l&#39;impossibilit&#224; di [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/02/aglio-olio-ed-aids/">Aglio, olio ed AIDS</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo stime della Banca Mondiale, nel 2004, il 19% della popolazione Sud Africana tra i 15 e i 49 anni viveva con il virus dell&#39;HIV/AIDS. In totale, almeno cinque milioni di Sud Africani sono affetti dalla sindrome di immunodeficienza, il pi&ugrave; alto numero sul pianeta[1].</p>
<p>E queste sono necessariamente cifre in difetto, vista l&#39;impossibilit&agrave; di &ldquo;testare&rdquo; una vasta parte della popolazione per varie ragioni.</p>
<p>Il Sud Africa &eacute; oggi uno degli Stati con il pi&ugrave; alto tasso di incidenza del virus al mondo (circa il 21%) e conta 660.000 orfani a causa dall&#39;HIV/AIDS. La speranza di vita media per un bambino nato nel 2005 era meno di 50 anni. Nel 1992 era 62 anni.</p>
<p>L&#39;incidenza del virus &eacute; di gran lunga maggiore tra la popolazione nera disagiata.</p>
<p>Dilungarsi sugli effetti economici della piaga &eacute; disdicevolmente materialistico ma necessario: studi hanno collocato l&#39;effetto della pandemia sulla crescita del paese in un range compreso tra lo 0.5% e il 2.5% di mancata crescita del PIL ogni anno[2]. La Banca Mondiale stima che il Sud Africa produca da solo circa il 40% del reddito dell&#39;Africa sub-sahariana.</p>
<p>Fatevi due conti.</p>
<p>Ora, molti si chiederanno cosa fanno il Governo Sud Africano e le istituzioni internazionali per contrastare, o perlomeno contenere, questo fenomeno. La risposta &eacute;: in verit&agrave;, poco.</p>
<p>Prima che iniziate storcere il naso e ad gettar fango sui soliti sospetti (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Nazioni Unite), finite almeno questo articolo.</p>
<p>All&#39;inizio del 2006, l&#39;ex Vice Presidente della Repubblica Sud Africana, Jacob Zuma, 63 anni, venne accusato di violenza sessuale da una sua collaboratrice, una ragazza di 31 anni HIV positiva. Durante il processo, che si concluse con una sentenza di assoluzione per Jacob Zuma, emerse che l&#39;imputato sapesse della condizione medica dell&#39;accusatrice e, ci&ograve; nonostante, non us&ograve; alcuna precauzione. Interrogato sul perch&eacute; di questo comportamento, Zuma (indicato pi&ugrave; di una volta dai media locali come un possibile successore dell&#39;attuale presidente Sud Africano, Thabo Mbeki), rispose candidamente che, alla fine dell&#39;atto, si affrett&ograve; a farsi una doccia &ldquo;per minimizzare il rischio di contrarre il virus [dell&#39;HIV].&rdquo;[3].</p>
<p>Tale dichiarazione fece il giro del mondo, saltando ovviamente l&#39;Italia dove avevamo cose decisamente pi&ugrave; importanti da fare (tipo le convocazioni per il mondiale e discutere di brogli elettorali), e suscit&ograve; ilarit&agrave; tra governi e istituzioni.</p>
<p>Sarebbe proprio da riderci sopra se non fosse vero e se non stessimo parlando di una cosa tanto seria.</p>
<p>Pi&ugrave; tardi lo stesso anno, il Ministro della Sanit&agrave; Sud Africano, la dottoressa Tshabalala-Msimang, dichiar&ograve; pubblicamente che, oltre ai vari retrovirali, la popolazione infetta da HIV/AIDS poteva ricorrere ad aglio, radici e tuberi vari per prevenire e curare il virus[4].</p>
<p>E non &eacute; uno scherzo. Nel paese con il pi&ugrave; alto numero di sieropositivi al mondo, nel terzo millennio, il Vice-Presidente previene l&#39;HIV/AIDS facendosi una doccia dopo l&#39;esposizione al virus e il Ministro della Sanit&agrave; consiglia ai malati di curarsi con aglio e radici.</p>
<p>Nel 2002, un misterioso documento venne fatto circolare attraverso il paese. In un primo periodo, si ignorava la provenienza e la paternit&agrave; di tale scritto ma, ben presto, l&#39;opinione pubblica fu in grado di collegarlo all&#39;ANC (African National Congress, l&#39;onnipotente partito fondato Mandela nonch&eacute; partito di maggioranza del paese da ormai oltre un decennio).</p>
<p>Vi consiglio di dare un&#39;occhiata a questo &ldquo;studio&rdquo;[5]: se pensavate che solo in Blade Runner si vedessero cose che voi umani, avrete di che ricredervi.</p>
<p>Tra le righe, si passa dal rifiuto della tesi secondo la quale l&#39;AIDS sia una conseguenza dell&#39;HIV, all&#39;imputare il virus alla povert&agrave;. Si accusa poi il mondo occidentale di aver orchestrato questo disumano complotto alle spese della popolazione africana solo per gettar fango e discreditare il continente. Lo &ldquo;studio&rdquo; prosegue inoltre rifiutando l&#39;idea che milioni di sud africani siano sieropositivi e sollevando l&#39;idea che sia nell&#39;interesse delle multinazionali farmaceutiche e dei governi occidentali far credere al mondo che la pandemia sia tanto grave e che per contrastare il virus siano necessari farmaci retrovirali. E ormai che c&#39;erano, ci hanno pure messo in mezzo la mascolinit&agrave; dell&#39;uomo bianco evidentemente minacciata dalla forza sessuale della razza nera: va da se che le femminucce bianche siano interessate alla propagazione di una piaga che, come detto, colpisce perlopi&ugrave; i neri.</p>
<p>Mi meraviglio che nessuno abbia tirato in ballo il divieto di usare il preservativo perch&eacute; va contro agli insegnamenti divini.</p>
<p>Perch&eacute; il Governo, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario e l&#39;ONU non fanno niente, allora?</p>
<p>Essenzialmente per due motivi.</p>
<p>Il primo &eacute; che, sfortunatamente, le finanze sud africane sono in uno stato pressoch&eacute; ineccepibile. In termini pratici, il Sud Africa ha potenzialmente talmente tanti soldi pubblici da non sapere cosa farne. E dico sfortunatamente perch&eacute;, se cosi&#39; non fosse, perlomeno il paese sarebbe costretto ad indebitarsi con le istituzioni finanziarie internazionali che, per una volta, potrebbero utilizzare a fin di bene le ormai famigerate e globalmente temute conditionalities. Il mondo finanziario-istituzionale-governativo ha un potere contrattuale pressoch&eacute; nullo nei confronti dello stato sud africano. </p>
<p>Il secondo motivo &eacute; che il Sud Africa &eacute; pur sempre uno stato sovrano e nessuno pu&ograve; costringere uno stato sovrano a mettere in pratica determinate politiche, per quanto queste siano auspicabili.</p>
<p>Se la classe dirigente di uno stato sovrano vuole curare l&#39;HIV con una treccia di aglio, ahim&eacute;, la strada si fa in salita.</p>
<p>John Maynard Keynes disse che &ldquo;Il problema maggiore non &eacute; far accettare idee nuove alla gente ma far loro dimenticare quelle vecchie&rdquo;: di sicuro non si riferiva al Sud Africa.</p>
<p></p>
<hr width="33%" size="1" align="left">
<p align="justify" class="normale">
<a name="1" href="#back1"><sup>[1]</sup></a> http://siteresources.worldbank.org</p>
<p><a name="2" href="#back2"><sup>[2]</sup></a> </p>
<p><a name="3" href="#back3"><sup>[3]</sup></a> <a target="_blank" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/4879822.stm">http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/4879822.stm</a></p>
<p><a name="4" href="#back4"><sup>[4]</sup></a> <a target="_blank" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/5319680.stm">http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/5319680.stm</a></p>
<p><a name="5" href="#back5"><sup>[5]</sup></a> </p>
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