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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 108 &#8211; 1 Aprile 2014</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
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		<title>Numero 108 &#8211; 1 Aprile 2014 &#8211; Il treno dei desideri</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 08:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 108 - 1 Aprile 2014]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mentre la Primavera si affaccia sui paesaggi e la Guerra incombe sulla penisola di Crimea, vogliamo cominciare il nostro viaggio mensile sfogliando gli album fotografici della Seconda guerra mondiale. All&#8217;Arengo del Viaggiatore piace guardare le cose sotto diversi punti di vista e lo facciamo anche per lo stipendio di Moretti, visto dal punto di vista [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/numero-108-1-aprile-2014/">Numero 108 &#8211; 1 Aprile 2014 &#8211; Il treno dei desideri</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre la Primavera si affaccia sui paesaggi e la Guerra incombe sulla penisola di Crimea, vogliamo cominciare il nostro viaggio mensile sfogliando gli <strong>album fotografici della Seconda guerra mondiale</strong>. All&#8217;Arengo del Viaggiatore piace guardare le cose sotto diversi punti di vista e lo facciamo anche per lo<strong> stipendio di Moretti</strong>, visto dal punto di vista dei <strong>treni regionali</strong> e da quello del <strong>management dell&#8217;economia pubblica</strong>. Uno sguardo dalla <strong>Calabria</strong> non manca neanche in questo numero.</p>
<p>Ricca pagina internazionale con la quale viaggiamo in <strong>Russia</strong>, dal Caucaso alla Crimea, muovendoci <strong>sulla scacchiera geopolitica, </strong>passiamo dalla <strong>urne francesi ed europee</strong> e concludiamo il nostro itinerario in Spagna, dove salutiamo <strong>Adolfo Suarez</strong> il premier della transizione verso la <strong>Spagna democratica</strong>.</p>
<p>Offriamo un punto di vista diverso sulla <strong>Consulta regionale emiliano romagnola</strong> che si occupa di emigrati, al centro delle polemiche in quanto luogo di spesa pubblica, mentre vogliamo invece rinfocolare la polemica sul <strong>calcio corrotto negli anni 80</strong>, grazie all&#8217;intervento di Simone che completa un precedente articolo. Torniamo in Spagna a salutare <strong>Pujol</strong> che lascia la Barca.</p>
<p>L&#8217;ormai usuale pagina di Arte è presente con le sue recensioni di mostre, <strong>da Matisse a Ferrara agli affreschi a Ravenna all&#8217;eternità della pittura a Firenze</strong>.</p>
<p>Mancano pochi passi all&#8217;Alba e per concludere questo numero dell&#8217;Arengo non potevamo che avventurarci verso gli spazi infiniti dell&#8217;universo e i <strong>primi passi del Big Bang</strong> a bordo del programma BICEP.</p>
<p>Ci sentiamo <strong>Giovedì alle 13.30 su RadioCittàFujiko</strong></p>
<ul><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/numero-108-1-aprile-2014/" title="Numero 108 &#8211; 1 Aprile 2014 &#8211; Il treno dei desideri">Numero 108 &#8211; 1 Aprile 2014 &#8211; Il treno dei desideri</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/fotografe-di-guerra-margaret-bourke-white-e-lee-miller/" title="Fotografe di guerra: Margaret Bourke-White e Lee Miller">Fotografe di guerra: Margaret Bourke-White e Lee Miller</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/compensi-ad-alta-velocita/" title="Compensi ad alta velocità">Compensi ad alta velocità</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/il-sistema-calabria-in-frantumi/" title="Il sistema Calabria in frantumi">Il sistema Calabria in frantumi</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/solo-le-slide-di-renzi-possono-fermare-il-solito-zampino/" title="Solo le slide di Renzi possono fermare il solito zampino">Solo le slide di Renzi possono fermare il solito zampino</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/la-scacchiera-geopolitica/" title="La scacchiera geopolitica">La scacchiera geopolitica</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/dalla-crimea-al-caucaso-legemonia-della-russia/" title="Dalla Crimea al Caucaso: l&#8217;egemonia della Russia">Dalla Crimea al Caucaso: l&#8217;egemonia della Russia</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/elezioni-europee-vincera-leuroscetticismo/" title="Elezioni Europee: vincera l&#8217;Euroscetticismo?">Elezioni Europee: vincera l&#8217;Euroscetticismo?</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/spagna-e-morto-adolfo-suarez-primo-premier-del-dopo-franco/" title="Spagna: è morto Adolfo Suarez, primo Premier del dopo-Franco">Spagna: è morto Adolfo Suarez, primo Premier del dopo-Franco</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/la-francia-vira-a-destra-ma-parigi-resta-socialista/" title="La Francia vira a destra ma Parigi resta socialista">La Francia vira a destra ma Parigi resta socialista</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/gli-emiliano-romagnoli-nel-mondo/" title="Gli emiliano romagnoli nel Mondo">Gli emiliano romagnoli nel Mondo</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/il-calcio-italiano-corrotto-seconda-parte/" title="Il calcio italiano corrotto (seconda  parte)">Il calcio italiano corrotto (seconda  parte)</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/pochi-passi-all-alba/" title="Pochi passi all’ alba">Pochi passi all’ alba</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/sentimento-senza-tempo/" title="Sentimento senza tempo">Sentimento senza tempo</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/la-mostra-lincanto-dellaffresco-capolavori-strappati-da-pompei-a-giotto-da-correggio-a-tiepolo/" title="La Mostra: l&#8217;incanto dell&#8217;affresco. Capolavori strappati da Pompei a Giotto, da Correggio a Tiepolo">La Mostra: l&#8217;incanto dell&#8217;affresco. Capolavori strappati da Pompei a Giotto, da Correggio a Tiepolo</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/matisse-e-farinata-a-ferrara/" title="Matisse e farinata a Ferrara">Matisse e farinata a Ferrara</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/pujol-lascia-il-barca/" title="Pujol lascia il Barca">Pujol lascia il Barca</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/radio-arengo-aprile-2014/" title="Radio Arengo &#8211; Aprile 2014">Radio Arengo &#8211; Aprile 2014</a></li></ul>
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		<title>Fotografe di guerra: Margaret Bourke-White e Lee Miller</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 08:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Benuzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 108 - 1 Aprile 2014]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nel mondo di oggi viviamo sempre più immersi in una società delle immagini, facendone ampio uso sino quasi all’eccesso. Oggi grazie alla fotografia abbiamo il potere di conoscere ogni cosa anche le più terribili; la morte, l’orrore e la guerra sono diventate immagini ormai ben salde in ognuna delle nostre menti. Il potere acquisito dalla [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/fotografe-di-guerra-margaret-bourke-white-e-lee-miller/">Fotografe di guerra: Margaret Bourke-White e Lee Miller</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mondo di oggi viviamo sempre più immersi in una società delle immagini, facendone ampio uso sino quasi all’eccesso. Oggi grazie alla fotografia abbiamo il potere di conoscere ogni cosa anche le più terribili; la morte, l’orrore e la guerra sono diventate immagini ormai ben salde in ognuna delle nostre menti. Il potere acquisito dalla fotografia è talmente forte che quasi non esiste più la realtà se non vi è un immagine a dimostrarlo. Negli anni ’30 le cose erano diverse, la radio e la stampa erano gli unici canali di informazione e la fotografia, che era un mezzo per pochi, con il suo fascino e il suo potere ammaliante stava per divenire, con la sua carica narrativa, un nuovo potente mezzo di comunicazione: portavoce e prova inconfutabile, di realtà. Così fin dalla sua nascita la fotografia si è fatta carico di materializzare la bellezza e consapevolizzare l’orrore. E proprio l’orrore si è dischiuso ai nostri occhi in tutto la sua mole proprio quando la fotografia si fatta è scrittrice delle nostre esistenze. Con la influenza del suo verismo ci ha insegnato a leggere la storia, a capirla, ne ha mostrato i mille volti aprendoci un nuovo modo, unico, di conoscenza.</p>
<p>Nel corso della Seconda Guerra mondiale, tra i tanti che hanno catturato gli eventi nelle loro fotografie, si sono distinte due figure femminili che, assai diverse tra loro nella vita e nel lavoro, ci hanno restituito uno sguardo unico e inimitabile attraverso i loro scatti: Margaret Bourke-White e Lee Miller.</p>
<p>Per Margaret Bourke-White fotografare significava saper “<em>trovare qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno avrebbe potuto immaginare prima, qualcosa che solo tu puoi trovare, perché oltre ad essere un fotografo sei un essere umano un po’ speciale</em>”. Per lei forte, ambiziosa e indipendente, quel <i>qualcosa</i> si caratterizzò sin dall’inizio di una forte carica sociale, che descrisse attraverso il nascente mondo del lavoro: dalle grandi architetture statunitensi alle industrie sovietiche; nell’insorgere della crisi economica e dell’emergenza sociale in un’America che sogna e spera nel futuro. Quell’America che riponeva le sue speranze nel New Deal che la stessa Margaret ci presentò, a partire dal 1936 su <i>LIFE</i> di cui realizzò la foto della prima copertina. Racconterà anche l’Europa: dai primi tentativi tedeschi, post guerra, di rialzarsi sino all’avanzata nazista, preludio di un nuovo conflitto. Allo scoppio Margaret fu presente, in prima linea sul fronte, inviata per <i>LIFE</i> a salvare momenti unici e importanti della storia. Il periodo della guerra, vissuto sempre con  grande tenacia e determinatezza, restituisce un reportage unico sempre vissuto con grande partecipazione umana e sociale. Con la sua macchina fotografica ha documentato l’orrore dei campi di concentramento così come le dure battaglie intercorse tra i diversi fronti incluso quello bolognese denominato Linea Gotica. Fu anche grazie al suo lavoro e alla sua capacità di tradurre il terrore e la brutalità di questi eventi in immagini che <i>LIFE</i>, per la prima volta, darà spazio, pubblicandole, a immagini di guerra, alle quali vennero poi affiancate quelle ad opera di Eisenstadt, Loengard, Capa. La sua attività di fotografa continuò anche dopo la conclusione della guerra, regalandoci nuovi e indimenticabili fotoreportage sugli eventi più significativi del XX secolo.</p>
<p>Margaret Bourke-White non fu la sola donna accreditata come fotografa al fronte; assieme a lei Lee Miller si fece interprete e altrettanto grande narratrice della Seconda Guerra Mondiale. Lee Miller fu modella, musa e allieva dei più grandi artisti del Novecento in particolar modo collaborerà per tre anni, a Parigi, al fianco di Man Ray con il quale compirà alcune delle più importanti scoperte e sperimentazioni sul fronte della ricerca fotografica come la solarizzazione. Come fotografa si dimostra sin da subito una grande ritrattista, nel 1942 fu accreditata come fotografa di guerra per <i>Vogue, </i>proprio la sensibilità verso il ritratto renderà i suoi scatti unici; scatti che proprio nei volti, nella figura umana ma anche nei dettagli vedono l’impronta unica della lettura di Lee Miller. Volti, oggetti e luoghi raccontati nei momenti più tragici della storia del conflitto, momenti nei quali Lee era sempre presente, quei momenti in cui “usare la macchina fotografica era quasi un sollievo. Interponeva una lieve barriera tra me e l&#8217;orrore di fronte a me”. Ma lo scatto che più di tutti lega Lee al conflitto mondiale è una foto che la vede protagonista, realizzata dal collega <em>David Scherman</em>, all’interno della vasca da bagno nell’appartamento di <em>Adolf Hitler</em><i>,</i> con un paio di scarponi militari in primo piano, una divisa abbandonata su una sedia e lei ancora una volta bellissima modella immortalata nell’imitare la scultura classica presente al suo fianco. Una foto che proprio per mezzo delle parole di Lee ci racconta di lei e ci racconta della guerra: &#8220;Sembravo un angelo fuori. Mi vedevano così. Ero un demonio, invece, dentro. Ho conosciuto tutto il dolore del mondo fin da bambina&#8221;.</p>
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		<title>Compensi ad alta velocità</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 08:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantino Di Lazzaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 108 - 1 Aprile 2014]]></category>
		<category><![CDATA[moretti]]></category>
		<category><![CDATA[treni]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Con Bovo e Glik forma un terzetto difensivo di grande esperienza, che quest’anno se la sta cavando egregiamente nel Toro di Ventura. Mi sono quindi chiesto perché mai volesse andarsene nel caso in cui l’anno prossimo gli rinnovassero il contratto con una decurtazione del compenso. In fondo un giocatore che va verso i 33 anni [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/compensi-ad-alta-velocita/">Compensi ad alta velocità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Con Bovo e Glik forma un terzetto difensivo di grande esperienza, che quest’anno se la sta cavando egregiamente nel Toro di Ventura. Mi sono quindi chiesto perché mai volesse andarsene nel caso in cui l’anno prossimo gli rinnovassero il contratto con una decurtazione del compenso. In fondo un giocatore che va verso i 33 anni può ben pensare di accontentarsi di meno degli attuali 700 mila euro. Poi mi è stato detto che non era quell’Emiliano Moretti che ha dignitosamente calcato anche il campo del Mestalla di Valencia, cui io ingenuamente avevo pensato, bensì l’ingegnere Mauro Moretti, laureatosi dalle parti di Porta Saragozza a Bologna nei mesi in cui il movimento studentesco bloccava il centro cittadino, a seguito dell’uccisione dello sfortunato militante di Lc Francesco Lorusso.<br />
L’ingegnere, oggi a capo di Ferrovie dello Stato dal 2006 e prima amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana dal 2001, la lotta continua per emergere in carriera l’ha cominciata da subito, divenendo da un lato quadro presso l’Officina Trazione Elettrica di Bologna ed dall’altro iscrivendosi alla Cgil, per passare col tempo, sempre da un lato, a rivestire ruoli dirigenziali nelle Fs e, sempre dall’altro, a ricoprire l’incarico di segretario nazionale della Cgil Trasporti a fine anni ’80. Sino a quando, oberato dalla duplice attività, ha optato per proseguire l’ascesa personale fra gli amati treni.<br />
Questi, e non il citato calciatore, ha rilasciato alla stampa la concisa e franca risposta alla domanda circa eventuali tagli al suo misero stipendio (incredibilmente di sole 150.000 mila euro superiore a quello di un “vecchio” terzino e tre volte inferiore a quello del collega tedesco!!!): “non c’è dubbio che me ne andrei a cercare un’altra occupazione”.<br />
Apro qui la polemica sugli stipendi d’oro dei managers, di Stato ma non solo, puntualizzando che dopo un primo momento di panico si è appreso che la obbligatorietà del tetto a circa 300 mila euro annui non riguardava le Ferrovie dello Stato (così come non concerne nemmeno Eni, Enel, Poste, Cassa Depositi e Prestiti, ecc.) e che quindi se il boy scout toscano con le mani in tasca riuscirà, nell’orbita della spending review, a fare ingoiare anche a Moretti un taglio al compenso non sarà per obbligo ma per “moral suasion”. Ma immediatamente la chiudo, dicendo che ci mancherebbe pure che non si convincesse al sacrificio, in questi chiari di luna, chi può consumare quotidianamente, seppur nel personale orgoglio di aver risanato l’azienda e di aver impiantato l’Alta Velocità in Italia, l’equivalente economico di circa uno stipendio mensile altrui.<br />
Preferisco provare a ricostruire, seppur parzialmente, il quadro della mobilità su rotaia nel nostro paese e la china discendente, a meno che non si rimanga abbacinati solo dalla possibilità di raggiungere Roma da Milano in circa 3 ore, che la stessa mobilità ha intrapreso negli ultimi 20-30 anni. Forse così si inquadrano meglio anche i discorsi circa la giusta remunerazione e circa la capacità di fare utile.<br />
I primissimi tratti di linea ferrata vennero inaugurati, a cavallo fra il 1840 e il 1850, dai regnanti borbonici fra Napoli e Caserta e sulla direttrice Napoli–Portici-Castellammare, da quelli del Lombardo-Veneto fra Milano e Monza, Milano e Treviglio, nonchè sulla direttrice Venezia-Padova-Vicenza, da quelli sabaudi fra Torino e Moncalieri, da quelli dei vari granducati toscani, fra Firenze e Prato, fra Lucca e Pescia, nonchè sulle direttrici Livorno-Pisa-Lucca, Pisa-Empoli-Firenze. Partiti con leggero ritardo i regnanti sabaudi vantavano però, alla vigilia dell’Unità d’Italia nel 1861, la rete ferroviaria più estesa con 800 km di binari, seguiti dai 520 km del Lombardo-Veneto, dai 320 km della Toscana, dai 130 del Regno delle Due Sicilie e dai 100 km dello Stato Pontificio. Di questi circa 2.000 km di ferrovia, solo un quarto era direttamente gestito dallo Stato.<br />
Già nel 1870 però i km di linea ferrata divennero più di 6.000 e con il metro di paragone odierno, circa lo sviluppo delle costruzioni, risulta quasi inconcepibile la crescita esponenziale in un tempo così ridotto. Confrontando una cartina della rete ferroviaria italiana risalente a 150 anni fa con quella attuale non troveremmo differenze enormi, quanto meno per i collegamenti fra le grandi città: risalterebbero la totale assenza di ferrovie in Sardegna, la scarsissima presenza in Sicilia, la mancanza della Eboli-Reggio Calabria, della Verona-Bologna e della Savona-Ventimiglia, nonchè dei collegamenti diretti fra Bologna e Firenze (assicurati però via Porretta-Pistoia), fra Venezia e Trieste (via Treviso-Udine), fra Firenze e Roma (via Perugia-Terni) e della Direttissima Roma-Napoli.<br />
Tale, seppur parziale, sovrapposizione della mappatura già ci induce a capire che frenata ci sia stata, nei decenni, nell’espansione del trasporto su rotaia. Una implosione che non venne da subito però. Anzi nelle epoche giolittiana e fascista si registrò una grande centralità dei collegamenti ferroviari nelle politiche dei governanti, il che portò alla ricostruzione delle linee danneggiate dalla prima guerra mondiale, all’ammodernamento delle infrastrutture e del parco mezzi e al risanamento economico delle tratte precedentemente gestite da svariate società. Ma anche nel secondo dopoguerra, vari piani straordinari di intervento e robuste iniezioni di liquidità dalle casse dello Stato riportarono le ferrovie in auge, con il completamento del collegamento veloce fra Bologna e Napoli, il potenziamento delle linee per i pendolari e l’elettrificazione di molte tratte.<br />
Si può invece individuare l’inizio di una crisi irreversibile negli anni ’80, quando politiche clientelari e speculative dissennate hanno cominciato da un lato a depauperare il know how tecnico e ad affievolire la ricerca e l’innovazione e dall’altro a incrementare i km di piccole linee ferrate, con interventi a pioggia e miriadi di lavori inutili e spesso interminabili, assestando così un colpo definitivo alla trasformazione della rete ferroviaria classica in un sistema agile e interscambiabile di mobilità locale intorno alle grandi città. La incapacità di dare una prospettiva di alto respiro al pendolarismo su rotaia andò di pari passo con la forte spinta delle varie lobbies motoristiche per trasportare le merci sempre più su gomma e sempre meno con i treni. Dulcis in fundo, negli anni ’90, l’Ente Ferrovie dello Stato viene trasformato in una Società per Azioni e si avrà la separazione amministrativa tra il gestore della rete ed il gestore del servizio, aprendo la strada ad una privatizzazione, che poi nei fatti partorirà, solo in epoche recenti, il topolino di Ngv, che fa viaggiare Italo sulle linee AV, sempre di proprietà di Trenitalia (la quale infatti gestisce tutta la rete).<br />
Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) è invece la società che gestisce il servizio per conto dello Stato e la sua rimane pure una posizione sostanzialmente monopolistica a livello nazionale, in quanto solo a livello locale e regionale viaggiano treni il cui esercizio è garantito da società miste, come Trenord in Lombardia o Fer in Emilia-Romagna.<br />
In buona sostanza il suddetto quadro contribuisce a spiegare come, grazie agli investimenti massicci nell’alta velocità e agli incassi che essa garantisce, grazie alla posizione, nei fatti, monopolistica nella rete e dominante nel servizio, grazie al disimpegno ed alla regionalizzazione del trasporto locale, grazie al taglio dei cosiddetti rami secchi e del personale adibito, grazie alla riduzione dei costi in manutenzione e progettazione, siano buoni tutti a fare utili.<br />
Credo in definitiva che per concludere il ragionamento siano sufficienti alcuni dati che di seguito elencherò: Bologna – Brennero 4h 40’, in treno, a fronte delle 3h 20’ in autostrada; Torino – Savona 2h 15’, a fronte di 1h 35’ in autostrada; Ventimiglia – La Spezia 4h 45’ in media, a fronte di 2h 55’ in autostrada, con soli 4 collegamenti diretti al giorno; Parma – La Spezia 2h 10’, a fronte di 1h 25’ in autostrada; Udine – Trieste 1h 20’, a fronte di 50’ in autostrada; Ancona – Roma 3h 40’, a fronte di 2h 50’ in autostrada, con soli 5 collegamenti diretti al giorno; Pescara – Roma 3h 45’, a fronte di 2h in autostrada, con soli 3 collegamenti diretti al giorno; Napoli – Bari 3h 50’, a fronte di 2h 30’ in autostrada, con 3 soli collegamenti al giorno e con cambio obbligatorio a Caserta; Napoli – Reggio Calabria 4h 30’ in media, solo una mezzoretta in meno della tanto vituperata A3; Taranto – Catanzaro 4h 25’, a fronte di 3h 20’ in autostrada, con un solo collegamento diretto al giorno; Palermo – Messina 2h50’ in media, a fronte di 2h 15’ in autostrada.<br />
E venendo allo scandalo lunghe distanze, le quali implicano spostamenti importanti di studenti fuorisede, di famiglie di emigrati, di anziani che cercano al Nord assistenza ospedaliera anziché familiare, ecco qualche altra chicca: Milano – Palermo 20h 30’, a fronte di 14h 30’, con un solo collegamento diretto, notturno; Milano – Crotone fra le 13 e le 16 ore di percorrenza con cambio obbligatorio, in quanto è stato soppresso il precedente storico collegamento, un tempo funzionante con due convogli, uno di giorno e uno di notte, a fronte di 11h 15’ in autostrada.<br />
Infine se voleste muovervi, economicamente, di giorno fra le principali metropoli, scordatevelo. Fra Milano e Roma di giorno vi sono 3 soli collegamenti effettuati non con le Frecce dell’alta velocità, e ci impiegherete le vecchie 6h 30’; non c’è alcun collegamento fra Torino e Venezia; 5 quelli fra Bologna e Bari.<br />
A tutto ciò si deve inoltre aggiungere la dismissione dei cosiddetti rami secchi. Si tratta della bellezza di 7.500 km di linee, fra cui la Fano – Urbino, la Caltagirone – Gela, la Modena – Vignola, la Arezzo – Umbertide, la Frosinone – Fiuggi, la Orte – Civitavecchia, la Rimini – San Marino, la Mortara – Asti, la Avellino – Rocchetta Sant’Antonio, la Sulmona – Castel di Sangro, la Siracusa – Ragusa, la Treviso – Legnago, solo per citare le più importanti.<br />
L’immagine che bene rappresenta quella che ritengo una sconfitta atroce per la mia idea di mobilità pubblica è una delle tante stazioni abbandonate del bel paese, con le pensiline in disfacimento, le grate sulle biglietterie, i ciuffi di erba fra le traversine di legno, le scritte demenziali sui muri ed un vecchio capostazione che cammina su e giù lungo i marciapiedi del “binario 1” e, leggendo le pagine con la dichiarazione di Moretti, si interroga su come faccia a non sentirsi un privilegiato con la sua pensione “d’oro” di ex dipendente statale.<br />
Essendomi dilungato a causa della necessità di partecipare con dei dati, anche chi non è avvezzo prendere il treno, circa lo sfacelo in cui si ritrovano oggi le ferrovie, con una mobilità di serie A garantita dalle Frecce, che gareggia con l’alternativa aerea, ed una mobilità di serie B, per i comuni mortali che o non hanno i soldi o non hanno la necessità di percorrere l’Italia sfrecciando a 300 km orari, sintetizzerò al massimo le previsioni meteo.<br />
Anche perché non sembrano esserci novità di rilievo rispetto alla partenza sprint della primavera. L’incipit di questa stagione in realtà si pone sulla scia del “finto” inverno e di un’annata 2014, sin qui con stabilità meteorologica e valori di temperatura decisamente improntati al bel tempo. Quindi giornate di sole un po’ su tutta la nazione, con un guasto fra il 3 e il 4 aprile, determinato dall’arrivo di una classica perturbazione atlantica, il cui nocciolo principale sembra diretto verso le regioni centrali. Una parentesi limitata perché già dal prossimo fine settimana, salvo qualche disturbo ancora sulle regioni meridionali joniche e sulla Sicilia, l’anticiclone azzorriano si riapproprierà della scena mediterranea, garantendo stabilità e temperature sopra la media sino ad almeno metà del mese.</p>
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		<title>Il sistema Calabria in frantumi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 08:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Macri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 108 - 1 Aprile 2014]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[scandalo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si sta polverizzando sotto i colpi della magistratura il sistema politico e dirigenziale in Calabria. Che la macchina burocratica calabrese fosse farraginosa e inefficiente era evidente. Che i bilanci degli enti pubblici più importanti fossero gravemente in deficit era risaputo. Che il sistema amministrativo fosse pervaso da clientelismi di diversa natura risultava facilmente intuibile. Ma [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/il-sistema-calabria-in-frantumi/">Il sistema Calabria in frantumi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si sta polverizzando sotto i colpi della magistratura il sistema politico e dirigenziale in Calabria. Che la macchina burocratica calabrese fosse farraginosa e inefficiente era evidente. Che i bilanci degli enti pubblici più importanti fossero gravemente in deficit era risaputo. Che il sistema amministrativo fosse pervaso da clientelismi di diversa natura risultava facilmente intuibile. Ma in pochi si aspettavano che le storture del potere venissero alla ribalta all’improvviso e, grossomodo, nello stesso momento.</p>
<p>La condanna in primo grado a sei anni di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici (l’accusa aveva chiesto 5 anni) per i reati di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico del presidente della Regione Giuseppe Scopelliti  ha messo la parola fine al «modello Reggio», sbandierato dal (presto) ex governatore per esaltare la sua esperienza amministrativa nella città dello Stretto. Una gestione caratterizzata da azioni in grande stile e progetti roboanti, ma che ha lasciato Reggio Calabria senza acqua potabile in vari quartieri e, soprattutto, con un buco di bilancio enorme, che ha portato il più grande centro calabrese prima ad essere commissariato per infiltrazioni mafiose (facendo decadere la neonata giunta di Demetrio Arena, successore di Scopelliti, subito dopo «premiato» con la nomina ad assessore regionale) e poi ad essere sull’orlo del dissesto finanziario.</p>
<p>Nel merito, la vicenda processuale è naturalmente più articolata. Scopelliti figurava fra gli imputati in qualità di ex sindaco di Reggio per la gestione disinvolta dei conti pubblici del comune e l’autoliquidazione di una serie di «parcelle d’oro» da parte dell’allora dirigente del settore finanze dell’ente, Orsola Fallara, morta suicida nel dicembre 2010. Con questa sentenza, che sarà ovviamente impugnata in appello, si dovrebbe comunque chiudere un cerchio, anche se è aperta la via dell’espiazione per l’eccellente imputato: la candidatura alle prossime elezioni europee nelle fila del Nuovo Centro Destra, di cui Scopelliti è uno dei maggiori esponenti. L’ultima parola spetterà ad Angelino Alfano, che dovrà sciogliere le imbarazzanti riserve sulla questione in qualità non solo di segretario del freschissimo movimento politico, ma anche di Ministro dell’Interno.</p>
<p>Ma in regione c’è un filotto di scandali da fare invidia a tangentopoli. C’è infatti l’azzeramento della giunta di Catanzaro, travolta dalla pubblicazione di intercettazioni che hanno fatto emergere un sistema clientelare di gestione della cosa pubblica che lascia a bocca aperta. Dalle multe stralciate alle lottizzazioni più appetitose della città capoluogo, fino alle procedure di regolarizzazione burocratica di prostitute straniere in cambio di prestazioni sessuali. Il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo (uomo della vecchia politica), si è per ora rifugiato nominando un esecutivo di tecnici, tanto in voga nell’Italia degli ultimi tempi. La città, pur non essendo sorpresa dalle vicende scoperchiate, è rimasta pur sempre attonita dalla perentorietà con la quale il marcio è venuto a galla.</p>
<p>Poi ci sono i guai delle Aziende Sanitarie Provinciali di Cosenza e Reggio. La prima ha conquistato la ribalta nazionale per aver scatenato, indirettamente, il caso di censura che ha coinvolto il quotidiano “L’Ora della Calabria”, non andato in stampa tra il 18 ed il 19 febbraio a causa di oscure pressioni mirate ad ostacolare la pubblicazione dell’edizione del giornale con in prima pagina la notizia dell’apertura dell’indagine a carico di Andrea Gentile, figlio di Pino Gentile, senatore ed ex sottosegretario ai trasporti (vedi edizione di Marzo 2014 dell’Arengo).</p>
<p>A questi casi giudiziari eclatanti bisogna aggiungere una realtà economico e sociale allo stremo. Diversi comuni grandi e piccoli rischiano di dover a breve dichiarare dissesto finanziario, con tutte le conseguenze (specie per i creditori ma per tutto il tessuto economico della regione) che ciò comporta.</p>
<p>Il sistema rifiuti, reggendosi solamente su qualche grande discarica ormai satura e con infime percentuali di raccolta differenziata (le più basse d’Italia), è in tilt. Periodicamente il territorio è invaso da una marea di immondizia mentre il frastornato governo regionale, in attesa di costruire adeguati impianti si smaltimento e trattamento, progetta di espatriare la mondezza a costi esorbitanti.</p>
<p>E’ triste ed emblematico che una regione con la metà degli abitanti di Roma sia sommersa dai rifiuti. Le responsabilità sono delle classi dirigenti – in parte, come abbiamo visto, del tutto inadeguate – ma anche del singolo cittadino: passivo e lamentoso, tendente ad assicurare il bene della sua cerchia famigliare ed amicale ma insensibile al benessere della collettività e del proprio territorio. Insomma, la classica figura esponente di quel «familismo amorale» coniato da Pasolini.</p>
<p>In tutto ciò la ‘ndrangheta sguazza, la cittadinanza sonnecchia. Non c’è fermento nella società calabrese. Non c’è desiderio di ribaltare il sistema. La popolazione non lo condivide ma non intende muovere un dito per cambiarlo. Manca un’opposizione politica in grado di proporre un progetto alternativo di riscatto per tutta la Calabria: anche qui il centrosinistra, il Partito democratico, ha perso un’occasione gigantesca per riproporsi come forza progressista di cambiamento al cospetto del centrodestra che si lecca sempre nuove e più grandi e clamorose ferite. Ancora una volta il Pd, negli ultimi anni opposizione quasi ovunque nelle città, province e regione calabresi, non ha approfittato del tempo a disposizione per stilare un programma chiaro avanzato da volti nuovi, ma si è perso nelle rigidità di un apparato ottuso e rancoroso.</p>
<p>Il sistema Calabria è in frantumi. L’opera purificatrice è frutto dell’azione minuziosa della magistratura e della caparbietà dei giornali: la stampa sta avendo un ruolo importantissimo nello smascherare il marciume del potere. Ora occorrerebbe una sana presa di coscienza da parte del popolo calabrese. Finora distratto, oltre che dal suo proverbiale lassismo, anche da quel filone sociale nostalgico rivendicativo che se da un lato ha il merito di fare luce sulle torbide vicende che hanno caratterizzato l’unità d’Italia, dall’altro rischia di favorire un’ulteriore deresponsabilizzazione del cittadino e della pessima classe dirigente degli ultimi sessanta anni.</p>
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		<title>Solo le slide di Renzi possono fermare il solito zampino</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 08:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 108 - 1 Aprile 2014]]></category>
		<category><![CDATA[economia pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[manager]]></category>
		<category><![CDATA[moretti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La polemica sullo stipendio di Moretti illustra nitidamente l’incapacità del nostro sistema pubblico, politico, imprenditoriale e dei media, di essere azionista di un’impresa pubblica. L’opinione pubblica, ignava, viene catturata da un dibattito vigliacco e surreale, sul quale ognuno riversa le proprie frustrazioni e nessuno fornisce i dati necessari per la normale discussione che in un [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/solo-le-slide-di-renzi-possono-fermare-il-solito-zampino/">Solo le slide di Renzi possono fermare il solito zampino</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La polemica sullo stipendio di Moretti illustra nitidamente l’incapacità del nostro sistema pubblico, politico, imprenditoriale e dei media, di essere azionista di un’impresa pubblica. L’opinione pubblica, ignava, viene catturata da un dibattito vigliacco e surreale, sul quale ognuno riversa le proprie frustrazioni e nessuno fornisce i dati necessari per la normale discussione che in un Paese adulto e sviluppato dovrebbe riguardare il consuntivo della gestione di una grande impresa nazionale. Su questo Renzi, dopo le slide della spending review, può e deve intervenire con un’operazione chiarezza che renda a Moretti merito (se, come credo, ce l’ha) o demerito, nel caso non abbia ottemperato ai compiti assegnatigli.</p>
<p>A chi di noi, proprietario di un’azienda, verrebbe in mente di tagliare lo stipendio alla persona cui abbiamo concesso le chiavi della nostra fiducia a prescindere dai risultati? Come si può cioè accusare una persona, che in base a un contratto di lavoro ha svolto un incarico, quando difende la propria posizione a fronte della richiesta di un taglio lineare del compenso del 75%? Il nostro dibattito pubblico lo fa e l’unico esito possibile è una vendita totale degli asset pubblici: se non vogliamo che l’economia pubblica stia sul mercato, se non vogliamo che assuma manager di levatura e stipendio globale, se non vogliamo investire ma preferiamo tenerci tutti gli euro sotto il materasso lo zampino dei privatizzatori sarà ben più efficace nell’inforchettare gli asset ancora pubblici.</p>
<p>Lo schema di ragionamento è semplice e già visto: il refrain dell’Italia che va male al di là dell’evidenza (che non viene presa in esame), il solito desiderio malato di tagliarsi un braccio per dimagrire, un dibattito schizoide che dà sui nervi alla gente che guadagna uno stipendio normale e se la prende con i treni che non arrivano in orario, un dibattito opaco che impedisce una seria discussione sulla politica dei trasporti in cui l’attività di Moretti è semplicemente quella di una pedina che esegue le direttive degli azionisti. E’ questo modo di condurre il dibattito il vero limite di sviluppo dell’economia pubblica e non si può non pensare male dell’ombra del solito zampino di un certo establishment ansioso di metterci le mani (Della Valle prima di fare polemica potrebbe provare a competere sui convogli pendolari invece che &#8220;fare concorrenza&#8221; dietro la profittevole tratta business Milano Roma)</p>
<p>Ma fin qui siamo alle solite chiacchiere: a conti fatti, ciò che si chiede ora al premier è di bypassare con la scafata noncuranza la sterile polemica quotidiana e avviare un nuovo modello di governance pubblica. Si preparino le slide sulla politica dei trasporti e si consenta un dibattito pubblico serio sulla gestione: scommetto che l’esito sarebbe che scopriremmo finalmente che i treni italiani sono a livello europeo e se trovassimo qualche baco sarebbe dunque possibile correggerlo e misurare il prossimo mandato per le cose che avrà o non avrà realizzato. Se questa sarà l’occasione per individuare un metodo trasparente da applicare a tutte le nomine in scadenza, altro che riforme sarebbe una rivoluzione!, quest’ultima polemica non sarà stata invano.</p>
<p>Altrimenti si dica quale altra strada imboccare per condurre la sfida del Governo riformista.</p>
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		<title>La scacchiera geopolitica</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 08:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 108 - 1 Aprile 2014]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[obama]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>L’Occidente di Obama è arroccato. Il Nobel della Pace accettato sulla fiducia a inizio del primo mandato, in omaggio al colore della sua pelle, è stato il sigillo di un’America che si crogiola nella bellezza del suo giardino di casa (del quale anche la Grande Bellezza di Roma fa a suo buon merito parte). Lungi dalla aspettative del pacifismo integrale, pronto sul piede di “guerra” contro l’intervento americano in Siria, all’arretrare degli States dallo scenario mondiale non corrisponde affatto una maggior “pace”.</p>
<p>In questo vuoto, oltre all’offensiva del terrorismo, maggiore spazio trova in particolare la Russia di Putin che, senza i timori né le remore che con fantasia si immaginava dovesse avere lo sconfitto della Guerra fredda, prosegue la sua normale politica di potenza imperiale. Pensiamo che cosa potrebbe succedere se un Governo sotto l’orbita americana venisse colpito da una rivolta come quella di Kiev: altro che secessione, interverrebbero subito le truppe a fianco del Governo legittimo! Pertanto non pare serio, dopo aver separato il Kosovo dalla Serbia, sostenere che la Crimea, russa fino alla sbornia di Kruscev negli anni Cinquanta, non possa rientrare in Russia. All’arrocco occidentale Mosca risponde muovendo la Regina.</p>
<p>Non hanno senso le sanzioni, men che meno lo hanno imposte da un’America in ritirata al continente europeo che legami con la Russia ne ha e intende continuare ad averne in entrambe le direzioni: i nostri investimenti là e i loro qua. Sarebbe proprio l’Ucraina, e su questo non posso non concordare con Romano Prodi e il suo articolo apparso mesi orsono sul New York Times, a beneficiare di uno spazio integrato e di un’Europa più larga e partner della Russia. Fatto sta che mentre Obama si arrocca nella sua abbondanza energetica, l’Europa nelle sue fobie nazionaliste, la Russia di Putin incassa ciò che le spetta che non è nient’altro che l’influenza verso i suoi cittadini vicini di casa.</p>
<p>Gli sviluppi recenti ci stanno mostrando quanto ai titoli degli interventi occidentali non corrisponda un efficace successo. Abbattuto il Governo democraticamente eletto di Yanukovich, l’Ucraina si trova senza la Crimea che a quel colpo di stato si è sottratta. Abbattuti Gheddafi, Mubarak e Saddam ci si è trovati l’offensiva del terrorismo e la parcellizzazione settaria dell’Islam, ben lontana dall&#8217;essere la soluzione al tema della transizione delle società islamiche. Rimane solo Assad a suggellare la pace con la Russia e la distensione dei rapporti con l’Iran.  La storia di questi anni sta smontando diverse delle tesi che con faciloneria venivano avanzate negli anni di Bush, ma non sta consentendo al dibattito occidentale di uscire dalla tesi manichea di bene contro male e pace contro guerra: su questa china di analisi politicamente corretta l’Occidente ha imboccato la strada giusta per perdere punti nello scacchiare mondiale a vantaggio di potenze più smart che procedono con cauta spregiudicatezza nell’esercitare il proprio potere all’interno dei propri spazi geopolitici.</p>
<p>Il viaggio di Obama in Europa è stato un modo per perlustrare e rianimare le truppe, in ritirata su un fronte interno che non vuole investire negli eserciti, e i confini orientali dell’Impero occidentale, al quale per nostra fortuna apparteniamo, per uscire dall’arrocco e sfidare a viso aperto la Regina russa di Putin.</p>
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		<title>Dalla Crimea al Caucaso: l&#8217;egemonia della Russia</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 08:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele De Maria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 108 - 1 Aprile 2014]]></category>
		<category><![CDATA[caucaso]]></category>
		<category><![CDATA[crimea]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;annessione della Crimea da parte della Russia apre una nuova e inquietante pagina nella geopolitica euroasiatica. I rapporti tra UE-USA e Russia si sono improvvisamente aggravati: la delicata partita non si gioca solo in Crimea ma coinvolge a questo punto anche altre regioni dell&#8217;area, ovvero tutte quelle forze centrifughe filo-russe che minacciano la stabilità di [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/dalla-crimea-al-caucaso-legemonia-della-russia/">Dalla Crimea al Caucaso: l&#8217;egemonia della Russia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="font-size: medium">L&#8217;annessione della Crimea da parte della Russia apre una nuova e inquietante pagina nella geopolitica euroasiatica. I rapporti tra UE-USA e Russia si sono improvvisamente aggravati: la delicata partita non si gioca solo in Crimea ma coinvolge a questo punto anche altre regioni dell&#8217;area, ovvero tutte quelle forze centrifughe filo-russe che minacciano la stabilità di differenti paesi.</span></span></span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="font-size: medium">In Moldavia la Transnistria è di fatto un paese indipendente non riconosciuto dalla comunità internazionale. Autoproclamatasi indipendente nel 1990, è di fatto un territorio sotto giurisdizione russa &#8211; beneficiando anche del prezioso gas &#8211; rivendicato legittimamente dalla Moldavia.</span></span></span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="font-size: medium">Già nel 2006 il 96% della popolazione votò con un referendum in favore dell&#8217;annessione a Mosca; visto quanto accaduto in Crimea, rinverdire la volontà di entrare a far parte della Russia è un passo obbligato. L&#8217;interesse della Moldavia a conservare la regione è fondamentale vista la presenza delle più importanti centrali elettriche del paese.</span></span></span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="font-size: medium">L&#8217;Abkhazia e l&#8217;Ossezia del Sud sono invece la spina nel fianco della Georgia, l&#8217;ex repubblica sovietica più anti-russa. La guerra del 2008 portò alla clamorosa e umiliante sconfitta georgiana: in seguito all&#8217;intervento militare russo &#8211; che arrivò a minacciare anche la capitale Tbilisi &#8211; la Russia sancì il riconoscimento delle due regioni, già dichiaratesi indipendenti, la prima nel 1992 e la seconda nel 1990 (indipendenze non riconosciute da alcun paese).</span></span></span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="font-size: medium">Non a caso la Transnistria, l&#8217;Abkhazia e l&#8217;Ossezia del Sud hanno costituito nel 2009 la Comunità per la Democrazia e i Diritti del Popoli, rivendicando il proprio orgoglio filo-russo.</span></span></span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="font-size: medium">Caso a sé, ma non per questo meno preoccupante, è il Nagorno-Karabach: in pieno Caucaso, è un enclave armena in Azerbaigian. Il conflitto etnopolitico nacque dapprima come contrapposizione anti-comunista, quando ancora esisteva l&#8217;URSS, e poi in funzione secessionistica nei confronti della Repubblica azera. Ufficialmente le ostilità si sono protratte dal 1988 al 1994. Nel 1991 il Karabakh dichiarò la secessione dall&#8217;Azerbaijan, indipendenza mai riconosciuta da alcuno stato, e che sembra aver trovato da allora un apparente stallo dal difficile superamento. </span></span></span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="font-size: medium">Un caso simbolo per tutto il complesso Caucaso.</span></span></span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif"><span style="font-size: medium">La Russia è una potenza saldamente presente in tutti i contesti internazionali, eppure la politica estera di Putin degli ultimi anni si è spostata più in un ambito regionale. L&#8217;obiettivo è quello di creare una comunità economica euroasiatica nelle aree ex sovietiche, facendo leva sulle risorse energetiche dell&#8217;area per una supremazia globale&#8230; strategia che per il momento sembra funzionare efficacemente.</span></span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/dalla-crimea-al-caucaso-legemonia-della-russia/">Dalla Crimea al Caucaso: l&#8217;egemonia della Russia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Elezioni Europee: vincera l&#8217;Euroscetticismo?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 08:05:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Cantelmi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 108 - 1 Aprile 2014]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le elezioni europee del prossimo 25 maggio potrebbero trasformarsi in un referendum pro o contro l&#8217;euro. La crisi economica che attanaglia i Paesi più a sud dell&#8217;eurozona e lo scetticismo di alcune formazioni politiche dei paesi più a nord potrebbereo trasformare le prossime europee in una vera e propria contesa Euro SI &#8211; Euro NO [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/elezioni-europee-vincera-leuroscetticismo/">Elezioni Europee: vincera l&#8217;Euroscetticismo?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le elezioni europee del prossimo 25 maggio potrebbero trasformarsi in un referendum pro o contro l&#8217;euro.</p>
<p>La crisi economica che attanaglia i Paesi più a sud dell&#8217;eurozona e lo scetticismo di alcune formazioni politiche dei paesi più a nord potrebbereo trasformare le prossime europee in una vera e propria contesa Euro SI &#8211; Euro NO con i partiti classici preoccupati a fermare l&#8217;emoraggia di voti vero le formazioni euroscettiche o ti stampo più marcatamente propagandistico.</p>
<p>La vittoria di Marie Le Pen alle comunali francesi ha fatto drizzare le antenne a molti leader a cominciare ovviamente da Hollande, lo stesso Renzi non ha nascosto preoccupazioni sul nuovo vento che soffia sull&#8217;Europa.</p>
<p>Girando virtualmente per l&#8217;Europa, come abbiamo avuto modo di scrivere già in passato, troviamo in ogni Paese una formazione che fa dell&#8217;antieuropeismo uno dei punti cardini della propria azione politica.</p>
<p>In Grecia dopo 20 anni &#8220;Alba Dorata&#8221; è entrata in parlamento con circa il 7% dei voti, partito di estrema destra con un programma che prende dritto alla pancia e raccoglie la rabbia dei greci sopraffatti dalla crisi: espulsione degli immigrati, lotta alla corruzione e al crimine, la Troika il simbolo dei burocrati di Bruxelles che avrebbero affamato il popolo greco.</p>
<p>In Francia la leader assoluta in questo momento è Marine Le Pen, figlia d’arte, avvocato, alla guida del partito dal 2011, il Front National alle ultime elezioni presidenziali con il 17% dei consensi ha raggiunto il miglior risultato di sempre, mai raggiunto nemmeno con  Jean Marie Le Pen, papà di Marine.</p>
<p>Anche qui la campagna è basata contro l&#8217;euro e l&#8217;Europa, però a differenza della Grecia, Le Pen ha raccolto un voto di protesta trasversale riuscendo nell&#8217;intento di trasmettere il messaggio che Front National non è necessariamente destra, ma partito del popolo infatti partiti ben più moderati, come ad esempio i Modem e i Verdi, hanno perso molti voti che si sono spostati nel Front National.</p>
<p>In Olanda invece dopo l&#8217;euroscetticismo funziona al contrario, molti vorrebbero l&#8217;uscita dall&#8217;euro perchè stanchi di &#8220;lavoare anche per chi non fa nulla&#8221;, esplicito riferimento ai paesi al sud dell&#8217;Europa. Uno slogan ormai diventato comune in molte aree dei paesi nordici.</p>
<p>In Olanda Geer Wilders è leader del partito populista di destra Partij voor den Vrijhed,  il suo obiettivo è uscire dall&#8217;euro.</p>
<p>In Italia il Movimento 5 Stelle è atteso ad una prova di fuoco, la prima alle europee in cui confermare il consenso avuto alle elezioni politiche del 2013.</p>
<p>Secondo recenti sondaggi il Movimento capeggiato dal duo Casaleggio&amp;Grillo che sfiorebbe il 29% dei consensi superando in maniera clamorosa Forza Italia che con Berlusconi fuori dai giochi, vive una faida interna tra le sue anime che lo compongono.</p>
<p>E&#8217; interessante notare come in Germania il Partito dei Pirati, simile al M5S ma strutturato in maniera diversa, sia sceso nei consensi mentre in Italia stando ai sondaggi cresce.</p>
<p>Che sia merito o demerito dell&#8217;azione dei partiti classici la crescita o decrescita di consenso di quelle formazioni politiche definite &#8220;popolusite&#8221;?!</p>
<p>Il fronte degli euroscettici in Italia non sarà guidato solo da Grillo ma sarà affiancato anche dalla Lega Nord e da formazioni minori del centrodestra.</p>
<p>La Lega di lotta e di Governo, con il neo segretario Salvini cerca di riscoprire le proprie origini con una politica interna basata sul tema delle autonomie, come il referendum sull&#8217;indipenda del Veneto che vorrebbero proporre anche in Lombardia, mentre all&#8217;esterno si colloca sulla linea di Marie Le Pen, fuoriuscita dall&#8217;euro e lotta serrata all&#8217;immigrazione clandestina.</p>
<p>Posizione su cui si collocano anche formazioni politiche come La Destra o Fratelli d&#8217;Italia in cerca di un posto al sole nella galassia dei partiti si confronteranno il prossimo 25 maggio.</p>
<p>La crisi gonfia le vele della crisi ed i partiti potranno rispondere in maniera concreta dopo aver chiesto il voto agli elettori, mettendo in campo politiche nuove che si basino sulla crescita e la ripresa economica e non solo sui vincoli di bilancio, sul fiscal comact e il mito dell&#8217;austerità che ha caratterizzato gli ultimi anni della politica economica dettata da Bruxelles.</p>
<p>L&#8217;euroscetticismo non potrà essere combattuto semplicemente ricordando tutte le cose utili dell&#8217;Europa minimizzando invece le cose negative, come i maxi costi nella gestione dell&#8217;&#8221;Apparato Europa&#8221; o la mancanza di una vera politica unitaria in cui i Paesi membri non si trovino a speculare l&#8217;uno sull&#8217;altro. Nel 2011 la Deutsche Bank ha venduto 7 miliardi di titoli italiani sugli 8 complessivi detenuti nel proprio portafoglio.</p>
<p>L&#8217;Unione Europea deve ripartire dall&#8217;unione dei popoli e cancellare l&#8217;immagine di Unione delle banche, sostenuta ovviamente da politiche di sviluppo.</p>
<p>Solo così la Politica europea potrà consegnare un futuro di speranza a milioni di nuove generazioni, quella speranza coltivata prima dell&#8217;unione monetaria del 2001 e che oggi sembra svanita sotto le macerie di una crisi economica che per molti appare ancora senza una via d&#8217;uscita.</p>
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		<title>Spagna: è morto Adolfo Suarez, primo Premier del dopo-Franco</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 08:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Merola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 108 - 1 Aprile 2014]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[franco]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Domenica 23 marzo, in una clinica di Madrid, dove era da tempo ricoverato si è spento l’ex premier spagonolo Adolfo Suarez. L’uomo che contribuì alla transizione alla democrazia se ne è andato all’età di 81 anni. Le condizioni di Suarez, che soffriva di Alzheimer da molti anni, si erano ulteriormente aggravate nel corso degli ultimi [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/spagna-e-morto-adolfo-suarez-primo-premier-del-dopo-franco/">Spagna: è morto Adolfo Suarez, primo Premier del dopo-Franco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Domenica 23 marzo, in una clinica di Madrid, dove era da tempo ricoverato si è spento l’ex premier spagonolo Adolfo Suarez. L’uomo che contribuì alla transizione alla democrazia se ne è andato all’età di 81 anni. Le condizioni di Suarez, che soffriva di Alzheimer da molti anni, si erano ulteriormente aggravate nel corso degli ultimi giorni.</div>
<div></div>
<div>Laureato in giurisprudenza all&#8217;Università Complutense di Madrid, Suarez, assunse diversi incarichi sotto il regime franchista, fra cui quello di vice-segretario del partito e  direttore della radio-tvpubblica. Nel lontano 1976 il re Juan Carlos lo incaricò di formare un governo che traghettasse la Spagna alle prime elezioni democratiche che lo stesso Suarez vinse a capo di una formazione di centro-destra chiamata Unione del Centro Democratico (Ucd). Guidò così il governo spagnolo dal luglio 1976 al febbraio 1981. Ricordando la figura di Adolfo Suarez, non si può non  accennare a quel che accadde il pomeriggio del 22 febbraio 1981 a Les Cortes (il parlamento spagnolo) giorno del drammatico colpo di stato. Durante una seduta parlamentare trasmessa  in diretta dalla tv di Stato, il lavoro dei parlamentari fu interrotto dall’ingresso di alcune “guardie civili” con la pistola in pugno, e fra lo sbandamento dei deputati presenti, poco dopo partirono i colpi di pistola sparati in  aria da un ufficiale: &#8220;Todos al suelo, coño&#8221;, grido l&#8217;uomo, il colonnello Tejero.</div>
<div></div>
<div>Impauriti e angosciati,  i parlamentari si buttarono a terra, nascondendosi sotto gli scranni, e l&#8217;emiciclo si svuoto in pochissimi istanti.  Era una &#8220;diretta&#8221; drammatica di ciò che sino a poco prima era stata una noiosa seduta di lavoro.  Nel silenzio inquieto del salone, soltanto tre uomini restarono al proprio posto: Santiago Carrillo, segretario del partito comunista spagnolo, il generale Gutierrez Mellado, un vecchio ufficiale nominato vice del primo ministro e Adolfo Suarez, capo del governo. Per chi fosse interessato ad approfondire tale argomento si consiglia la lettura del libro “Anatomia di un istante” di Javier Cercas. Tradotto in lingua italiana da Guanda Editore</div>
<div>
<div id=":1du"><img alt="" src="https://mail.google.com/mail/u/0/images/cleardot.gif" /></div>
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		<title>La Francia vira a destra ma Parigi resta socialista</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 08:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Merola</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Numero 108 - 1 Aprile 2014]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[valls]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il secondo turno delle elezioni comunali francesi ha confermato l&#8217;andamento del primo e le previsioni degli exit-poll:  l&#8217; Ump dell&#8217;ex presidente Nicolas Sarkozy, ha vinto e i socialisti del presidente in carica François Hollande hanno perso. Nelle città con un numero di abitanti superiori ai 30.000 finisce 80 a 34 in favore della destra. I [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/la-francia-vira-a-destra-ma-parigi-resta-socialista/">La Francia vira a destra ma Parigi resta socialista</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>Il secondo turno delle elezioni comunali francesi ha confermato l&#8217;andamento del primo e le previsioni degli exit-poll:  l&#8217; Ump dell&#8217;ex presidente Nicolas Sarkozy, ha vinto e i socialisti del presidente in carica François Hollande hanno perso. Nelle città con un numero di abitanti superiori ai 30.000 finisce 80 a 34 in favore della destra. I socialisti perdono anche  nelle storiche roccaforti di Quimper, Roubaix e Limoges. Nonostante il tracollo, il Psf vince a Parigi. La socialista Anne Hidalgo diventa la prima donna in assoluto a guidare la città (che dal 1975 al 2001 è stata governata dalla destra). Alla fine ottiene il 55% dei consensi, un risultato che le consente di superare la sfidante Natalie Kosciuko-Morizet, ex portavoce della campagna elettorale di Nicolas Sarkozy. Accolta fra gli applausi dei militanti nella notte di domenica 30 marzo si presenta dopo le 22 al suo comitato elettorale a due passi da Place de la Bastille &#8220;E&#8217; la vittoria di una sinistra fedele ai suoi ideali, rispettosa dei parigini nella loro diversità&#8221; commenta commossa fra gli applausi, mentre dal suo profilo twitter cinguetterà un semplice &#8220;merci Paris&#8221; slogan che diventerà un tormentone nella notte di festa e che sarà poi ripreso da palloni giganti che voleranno davanti all&#8217;Hotel de Ville. Per il Psf l&#8217;eventuale sconfitta di Parigi avrebbe reso ancor più dolorosa la debacle sul piano nazionale. Le responsabilità della sconfitta vengono ora inevitabilmente scaricate sull&#8217;opacità dei primi due anni di presidenza Hollande.</div>
<div>Le dimissioni del primo ministro Jean Marc Ayrault precedono la nomina di Manuel Valls, attualmente sindaco di Evry. A renderlo popolare nell&#8217;ultimo periodo sono state le dichiarazioni anti-rom della scorsa estate quando aveva affermato che &#8220;solo una parte della popolazione rom vuole integrarsi&#8221; e soprattutto la vicenda dell’espulsione di Leonarda, la ragazzina rom cacciata dal paese perchè &#8220;irregolare&#8221;. Conosciuto anche con il soprannome di &#8220;flic&#8221; (poliziotto) di Francia, rappresenta secondo Hollande una risposta agli elettori del Psf che chiedono maggior sicurezza e più attenzione alle politiche sociali. La scelta di Hollande di affidare proprio a Valls la guida dell’esecutivo (aldilà degli scarsi poteri del primo ministro) è sicuramente un segnale forte nei confronti degli elettori che hanno voluto punire la sinistra alle amministrative.</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2014/04/la-francia-vira-a-destra-ma-parigi-resta-socialista/">La Francia vira a destra ma Parigi resta socialista</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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