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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 128 &#8211; 1 Aprile 2016</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
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		<title>Numero 128 &#8211; 1 Aprile 2016 &#8211; E il trivellar m&#8217;è dolce in questo mare</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 09:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Numero 128 - 1 Aprile 2016]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;Arengo del Viaggiatore di questo Aprile 2016 comincia rallegrandosi della statua a Lucio Dalla, che perlomeno per un altro mese resterà al suo posto in Piazza de&#8217; Celestini. Ci occupiamo del referendum sulle trivelle, ascoltando le ragioni di entrambi gli schieramenti, grazie al contributo della lettera aperta del comitato &#8220;Le Ragioni di una scelta&#8221;, di [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/numero-128-1-aprile-2016/">Numero 128 &#8211; 1 Aprile 2016 &#8211; E il trivellar m&#8217;è dolce in questo mare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Arengo del Viaggiatore di questo Aprile 2016 comincia rallegrandosi della statua a Lucio Dalla, che perlomeno per un altro mese resterà al suo posto in Piazza de&#8217; Celestini.</p>
<p>Ci occupiamo del <strong>referendum sulle trivelle</strong>, ascoltando le ragioni di entrambi gli schieramenti, grazie al contributo della lettera aperta del comitato <a href="https://leragionidiunascelta.wordpress.com/" target="_blank">&#8220;Le Ragioni di una scelta&#8221;</a>, di Dario e Iacopo. Vogliamo ricordare <strong>Giulio Regeni</strong>, associandoci al cordoglio e alla richiesta di giustizia, e insieme al meteo del mese seguiamo le vicende della <strong>legge sul lavoro francese</strong>.</p>
<p>Andiamo a visitare la <strong>Libia</strong>, prima di partire per il <strong>pianeta rosso</strong> a bordo della nostra sezione astronomica, e tornare a seguire la <strong>Premier League</strong>.</p>
<ul><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/numero-128-1-aprile-2016/" title="Numero 128 &#8211; 1 Aprile 2016 &#8211; E il trivellar m&#8217;è dolce in questo mare">Numero 128 &#8211; 1 Aprile 2016 &#8211; E il trivellar m&#8217;è dolce in questo mare</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/le-ragioni-di-una-scelta-sul-referendum-idrocarburi/" title="Le ragioni di una scelta sul referendum idrocarburi">Le ragioni di una scelta sul referendum idrocarburi</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/votare-si-al-referendum-per-mandare-un-segnale-dampio-respiro/" title="Votare al referendum per mandare un segnale d&#8217;ampio respiro">Votare al referendum per mandare un segnale d&#8217;ampio respiro</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/liberta-e-responsabilita-del-voto/" title="Libertà e responsabilità del voto">Libertà e responsabilità del voto</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/in-memoria-di-giulio/" title="In memoria di Giulio">In memoria di Giulio</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/la-loi-travail/" title="La &#8220;Loi travail&#8221;">La &#8220;Loi travail&#8221;</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/libia-uno-stato-mai-esistito/" title="Libia: uno stato mai esistito">Libia: uno stato mai esistito</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/il-fascino-discreto-del-pianeta-rosso/" title="Il fascino discreto del pianeta rosso">Il fascino discreto del pianeta rosso</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/la-scelta-infelice-di-perdo/" title="La scelta infelice di Perdo…">La scelta infelice di Perdo…</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/radio-arengo-aprile-2016/" title="Radio Arengo &#8211; Aprile 2016">Radio Arengo &#8211; Aprile 2016</a></li></ul>
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		<title>Le ragioni di una scelta sul referendum idrocarburi</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 08:55:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le ragioni di una scelta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia e Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 128 - 1 Aprile 2016]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il referendum sull’attività estrattiva degli idrocarburi in Italia solleva gravi preoccupazioni che travalicano il suo specifico contenuto. Primo: perché conferma la patologica difficoltà nel nostro Paese a realizzare investimenti infrastrutturali, nell’energia come in altri settori, essenziali al suo sviluppo, alla sua modernizzazione, financo al suo miglioramento ambientale, ma impediti da una pregiudiziale ostilità e da [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/le-ragioni-di-una-scelta-sul-referendum-idrocarburi/">Le ragioni di una scelta sul referendum idrocarburi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il referendum sull’attività estrattiva degli idrocarburi in Italia solleva gravi preoccupazioni che travalicano il suo specifico contenuto. Primo: perché conferma la patologica difficoltà nel nostro Paese a realizzare investimenti infrastrutturali, nell’energia come in altri settori, essenziali al suo sviluppo, alla sua modernizzazione, financo al suo miglioramento ambientale, ma impediti da una pregiudiziale ostilità e da una disinformazione basata su argomenti spesso privi di ogni fondamento. Secondo: perché frena quell’apporto di investimenti e finanziamenti esteri che potrebbero rafforzare la ripresa della nostra economia. Senza investimenti non vi è crescita, non vi è lavoro. Non ultimo: perché interessi localistici, spesso più presunti che reali, vengono anteposti a quelli generali del Paese senza che nessuno ne tragga giovamento.</p>
<p>Nel merito, il referendum, se approvato, compromette la valorizzazione delle rilevanti risorse di idrocarburi di cui il nostro Paese dispone e la possibilità in tempi ravvicinati di raddoppiarne la produzione: così da ridurre la nostra endemica dipendenza e vulnerabilità da paesi ad elevata rischiosità politica, contenendone i costi ed accrescendo la sicurezza energetica, grazie all’impegno di un’industria italiana che vanta livelli di eccellenza tecnologica, professionale, imprenditoriale. Impedire la produzione interna di petrolio o di metano nient’altro significa che preferirne l’importazione; versare all’estero enormi risorse monetarie piuttosto che destinarle alla nostra crescita; sostenere le imprese altrui piuttosto che le nostre. Senza che tale produzione si ponga, come ingannevolmente sostenuto, in contrapposizione allo sviluppo delle risorse rinnovabili, data la sostanziale diversità delle destinazioni d’uso. Siamo consapevoli delle legittime preoccupazioni che muovono dalle comunità locali interessate alle attività estrattive, ma nel respingere le irrazionali paure alimentate al loro riguardo, siamo convinti che la severità delle normative, la doverosa rigorosità dei controlli, l’impiego delle più avanzate tecnologie costituiscano la miglior garanzia di tutela dell’ambiente e di sicurezza delle popolazioni. La risposta ai rischi industriali non è il rifiuto a fare e a progredire, ma la capacità di governarli. Come avvenuto nella secolare attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi nel nostro Paese. Siamo altresì fermamente convinti che queste attività non causino le paventate e indimostrate conseguenze negative sull’economia dei territori interessati che, anzi, come dimostra l’esperienza del nostro Paese, vengono a beneficiare di grandi opportunità di sviluppo.</p>
<p>Un esito favorevole al referendum causerebbe, per contro, la distruzione di un altro pezzo dell’industria italiana, quella che produce beni e servizi strumentali all’attività mineraria. Un’industria articolata in centinaia di imprese e in decine di migliaia di occupati apprezzata nel mondo tranne che in Italia e che già attraversa enormi difficoltà per il crollo dei prezzi del petrolio e degli investimenti con molte imprese che stanno chiudendo e licenziando. Un sì al referendum ne decreterebbe la fine. Per l’insieme di tali ragioni riteniamo che un responso referendario avverso all’industria degli idrocaburi, al di là della sua valenza giuridica, causerebbe grave nocumento all’intera industria italiana, alle comunità ed ai territori locali, all’intero nostro Paese.</p>
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		<title>Votare al referendum per mandare un segnale d&#8217;ampio respiro</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 08:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Macri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia e Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 128 - 1 Aprile 2016]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>In Italia quando si tratta di difendere l&#8217;ambiente ed il territorio si solleva puntualmente un polverone. Come se avere rispetto vero per la Natura, debba per forza mettere in pericolo lo «sviluppo del Paese» e determinare la perdita secca di una quantità spesso imprecisata, a volte inventata, di «posti di lavoro». Il 17 aprile si [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/votare-si-al-referendum-per-mandare-un-segnale-dampio-respiro/">Votare al referendum per mandare un segnale d&#8217;ampio respiro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia quando si tratta di difendere l&#8217;ambiente ed il territorio si solleva puntualmente un polverone. Come se avere rispetto vero per la Natura, debba per forza mettere in pericolo lo «sviluppo del Paese» e determinare la perdita secca di una quantità spesso imprecisata, a volte inventata, di «posti di lavoro».</p>
<p>Il 17 aprile si vota per decidere se i permessi per le estrazioni di idrocarburi in mare, entro le 12 miglia dalla costa, debbano durare fino all’esaurimento del giacimento, come avviene attualmente, oppure fino al termine della concessione, come auspicano i promotori del SI al referendum.</p>
<p>I (pochi) dati forniti dal Ministero dell&#8217;Ambiente parlano chiaro: le piattaforme per l&#8217;estrazione di idrocarburi dai fondali marini inquinano, in quantità variabili, senza ombra di dubbio. Se ciò avvenga anche in tutte le altri parti del globo, da alcune delle quali magari l&#8217;Italia importa petrolio e gas, in questo caso non è rilevante. Anche perché il Mediterraneo è un mare “chiuso”. E alcune piattaforme sono visibili dalla costa: ciò vuole significare che nella malaugurata ipotesi di incidente, anche di lieve entità, sarebbe un disastro per le attività economiche (turismo, pesca) e per la vita stessa delle popolazioni più direttamente coinvolte.</p>
<p>Ma non è solo su questo argomento, ampiamente trattato dai promotori del referendum, che qui è opportuno soffermarsi. Del resto, è bizzarro che lo stesso Ministero abbia a disposizione i piani di monitoraggio delle sole piattaforme Eni. Come, in un Paese ad alto grado di immoralità e corruttibilità, non sorprendono le intercettazioni che riguardano il Ministro delle Attività produttive, Federica Guidi, e il fidanzato, Gianluca Gemelli, in trionfo per l&#8217;imminente sblocco dell&#8217;operazione Tempa Rossa (impianto di estrazione di proprietà Total) grazie all&#8217;inserimento in extremis di un emendamento all&#8217;interno della Legge di stabilità; secondo le accuse della Procura di Potenza avrebbe potuto fruttare al Gemelli sub-appalti per miliardi di euro.</p>
<p>Il 17 aprile non sono in ballo posti di lavoro o il fabbisogno energetico nazionale. Le circa 90 piattaforme interessate dal quesito referendario impiegano pochissimi lavoratori, pare che quelli direttamente interessati siano una settantina di persone. Il 17 aprile, al contrario, è in gioco una delle poche possibilità di mandare un segnale forte al governo, privo di una politica energetica vera e propria (come gli esecutivi dell&#8217;ultimo decennio) e ad una classe dirigente rimasta ancorata a modelli di sviluppo anacronistici, superati, fallimentari. E, al contempo, ci si libererebbe nella giusta tempistica di vecchie piattaforme redditizie solo per le multinazionali che vi operano, visto che le royalty incassate dallo Stato ammonterebbero a qualche centinaio di milioni di euro. Briciole.</p>
<p>Il sistema economico basato sulle estrazioni di idrocarburi e lo sfruttamento sfrenato delle risorse minerarie del pianeta, correlati al modello consumistico, è fallito. Bisogna prendere consapevolezza di ciò, non girarsi dall&#8217;altra parte e fare riferimento a indici finanziari e benessere economico. Le realtà di degrado ambientale e, quindi umano, aumentano giorno dopo giorno, sempre per opera delle multinazionali, è il caso di dirlo, senza scrupoli. Alcune delle quali perforano i nostri mari e sono direttamente interessate al referendum del 17 aprile.</p>
<p>E&#8217; evidente che se non si modifica lo stile di vita – si deve consumare meno energia ed adottare stili di vita sostenibili –  diventa poco importante il risultato del referendum, dal punto di vista pratico, anche in caso di vittoria del SI e di raggiungimento del quorum. Ma è altresì vero come non si può modificare l&#8217;attuale sistema basato sulle estrazioni se non si inizia a lasciare nella pancia della Terra i combustibili fossili. Riducendo le emissioni di carbonio e terminando immediatamente le operazioni di ricerca delle risorse del sottosuolo tramite tecniche dannose per l&#8217;ecosistema.</p>
<p>Il segnale per invitare ad invertire la tendenza è a portata di mano ovvero di scheda elettorale. Senza farsi plagiare: votare SI al referendum del 17 aprile prossimo non significa sciattamente assecondare ambientalisti poco informati o una fetta di popolazione contraria a tutto, come purtroppo sostengono tanti presunti intellettuali nel nostro Paese. Significa esprimere un pensiero, un auspicio, un desiderio che va oltre il mero quesito della consultazione.</p>
<p>Infine, è imprescindibile una considerazione di carattere politico. Indire un referendum a due mesi dalla tornata elettorale delle amministrative è offensivo nei confronti della cittadinanza. Il supremo strumento di democrazia diretta non può essere umiliato. Occorre un intervento del legislatore che obblighi i governi ad accorpare i referendum alle più vicine elezioni amministrative o politiche. Come accade in tante altre democrazie del mondo. Anche per obbligare tutti i rappresentanti politici a prendere una posizione chiara di fronte ai quesiti che la popolazione propone mediante lo strumento referendario.</p>
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		<title>Libertà e responsabilità del voto</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 08:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iacopo Sequi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 128 - 1 Aprile 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[civismo]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"><!--  @page { margin: 2cm }  		P { margin-bottom: 0.21cm }  --></style>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Book Antiqua,serif;">L&#8217;esercizio del voto è prima un diritto politico o un dovere morale? In una democrazia evoluta potrebbe innanzitutto rappresentare un dovere per ciascuno nell&#8217;intesa di un&#8217;azione le cui conseguenze interverranno non solo per la persona che si reca ai seggi, ma per tutti. La scelta di non votare può essere – e comunque può essere interpretata come – la testimonianza di una posizione ben precisa, che coinvolge vari livelli di lettura; livelli che tuttavia, nel segno appunto della mancata manifestazione della propria posizione, non si possono prendere in considerazione in un&#8217;analisi del voto. Eppure l&#8217;astensione al coinvolgimento politico può essere messa in atto anche con l&#8217;annullamento della scheda e, è bene ricordarlo, con la rinuncia ad essa che si può far verbalizzare dal presidente del seggio una volta effettuata la registrazione alla consultazione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Book Antiqua,serif;">Nel decidere di votare o meno, in ogni caso, c&#8217;è una differenza fondamentale fra una tornata elettorale e un referendum popolare. L&#8217;elezione di un rappresentante, a qualsiasi livello, comporta una scelta che riguarda l&#8217;intendimento di ciascuno quanto all&#8217;amministrazione locale, al governo del territorio, all&#8217;orientamento della legiferazione nazionale e, nel caso del parlamento europeo, continentale; per cui si può serenamente affermare che ogni voto contribuisce un poco alla possibile modifica, o al desiderato mantenimento, dell&#8217;ordine mondiale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Book Antiqua,serif;">L&#8217;espressione di un parere su un quesito referendario, invece, è tutt&#8217;altra cosa. È influenzare direttamente, senza mediatori, questo o quell&#8217;ordinamento; è decidere per sé e per gli altri su un argomento che sarà cardine per decisioni da prendere in seguito nelle sedi delle rappresentanze. O almeno così dovrebbe essere, dato che non sempre accade: esempio di ciò è l&#8217;ignobile ribaltamento del volere popolare a cui si è assistito recentemente con il referendum sull&#8217;acqua pubblica (ma era già successo aggirando il plebiscitario risultato del 1993 sul finanziamento pubblico dei partiti).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Book Antiqua,serif;">Restiamo dunque alla questione della scelta di recarsi alle urne. Indipendentemente da ciò che si decide di fare nel segreto della cabina, votare al referendum ha una ragione diversa e una in più rispetto a votare alle politiche o alle amministrative. La ragione diversa è l&#8217;offerta del proprio punto di vista, senza intermediari e senza possibilità di incomprensioni: il voto al referendum è quello, non è soggetto a riflessioni altre o di altri. La ragione in più è la responsabilità. Votando si offre a tutti i componenti della comunità l&#8217;opportunità di esprimersi: essendo indispensabile che la metà più uno degli iscritti alle liste elettorali ritiri la scheda e la deponga nell&#8217;urna, andare a votare è tutelare il diritto. E data la scarsa attenzione che i mezzi di comunicazione riservano a questo genere di consultazioni, la valenza sociale del voto risulterà evidente ai più.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Book Antiqua,serif;">C&#8217;è una sola tarma che sfilaccia il tessuto di civismo di cui si veste l&#8217;istituto referendario: l&#8217;incomprensione dei quesiti, che non dipende solo dalla carenza di informazioni offerte ai cittadini. È innegabile infatti che, come nel caso del 17 aprile prossimo, esprimere un parere può far scartare una verità scientifica a favore di una scelta politica; e tale affermazione si legga riferita a entrambe le posizioni. L&#8217;impreparazione della stragrande maggioranza dei votanti è dovuta a un&#8217;ignoranza della materia incolmabile con una tribuna politica o con un discorso tra amici, per quanto appassionati del tema di turno. Non si affianchi quest&#8217;ultima frase all&#8217;idea di una posizione snobistica: vale tanto per l&#8217;anziano operaio quanto per il brillante laureato in altra materia. La questione esiste, ed è di merito: troppo bisognerebbe studiare per esprimersi con piena convinzione su argomenti su cui non c&#8217;è convergenza di pensiero neppure all&#8217;interno della cosiddetta comunità scientifica.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Book Antiqua,serif;">Per chi in coscienza non sente di sapere quale ics sia più giusta, allora, il non voto diventa una protesta filosofica che ha un senso. Ma che rischia di favorire una parte, accostandosi pur senza volere a chi spera – per posizione presa – nella sconfitta dei favorevoli al referendum. Una vera aporia, che solo la sensibilità di ciascuno potrà risolvere in un&#8217;argomentazione tanto difficile quanto volta a un sincero impiego del proprio civismo.</span></p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>In memoria di Giulio</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 08:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 128 - 1 Aprile 2016]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[giulio regeni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Voglio ricordare Giulio Regeni anche dalle pagine web de L’Arengo, dopo che più volte lo abbiamo fatto in radio. Lo voglio fare perché lo spirito con cui Giulio ha vissuto la sua esperienza in Egitto indica uno spirito libero, avventuroso e curioso che la nostra rivista di libero pensiero non può non onorare a dovere. [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/in-memoria-di-giulio/">In memoria di Giulio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio ricordare Giulio Regeni anche dalle pagine web de L’Arengo, dopo che più volte lo abbiamo fatto in radio.</p>
<p>Lo voglio fare perché lo spirito con cui Giulio ha vissuto la sua esperienza in Egitto indica uno spirito libero, avventuroso e curioso che la nostra rivista di libero pensiero non può non onorare a dovere. Lo avremmo conosciuto più volentieri da vivo che in queste condizioni e se ci fossimo incontrati avremmo potuto discutere di che succede in quel Paese, come già abbiamo fatto con i nostri amici egiziani ai tempi della caduta di Mubarak.</p>
<p>Non possiamo far finta di niente solo perché Al Sisi è un dittatore laico e considerato che in base a valutazioni di realpolitik possiamo preferirlo a una democratura islamista. Non possiamo dimenticarci di lui perché se la sarebbe andata a cercare, perché avrebbe fatto meglio a starsene a casa, perché chissà che cosa avrà mai combinato per finire così. In tali casi non sarebbe stata la tortura la pena da comminare, ma un regolare processo, a meno di non voler abiurare il nostro secolo dei Lumi che da più di 200 anni ci consente all’Homo erectus di camminare davvero a testa alta.</p>
<p>La sua drammatica tragedia testimonia il fatto che al di là di ogni considerazione di realpolitik l’impegno per i diritti umani, la libertà di pensiero e di espressione devono informare i rapporti internazionali, le attività dei Governi e gli equilibri geopolitici. Il relativismo che ci lascia inerti e ignavi di fronte alle ingiustizie in luoghi lontani da noi mostra tutta la sua ipocrisia quando ci si avvicina così prepotente alle porte di casa, sia che sia un atto di terrorismo in Europa, sia che colpisca nostri concittadini fuori dai confini. Il significato dell’internazionalismo dei valori universali dell’uomo richiede per essere effettivo di essere esercitato e la vita di Giulio sta a testimoniare la sfacciata determinazione di chi lo fa.</p>
<p>In queste situazioni il dolore della famiglia, che sente sulla propria pelle il valore della vita del parente morto, si trasforma in una determinazione implacabile nel cercare chiarezza, nel chiedere dignità e nell’ereditare il significato politico delle battaglie che Giulio conduceva.</p>
<p>Una battaglia tanto delicata quanto essenziale, intorno alla quale vogliamo stringerci anche noi.</p>
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		<title>La &#8220;Loi travail&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 08:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantino Di Lazzaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 128 - 1 Aprile 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[meteo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L’etimologia di sciovinista ci rimanda al prode Nicolas Chauvin, soldato napoleonico fieramente patriottico. Sarebbe sufficiente per capire perché proprio ai francesi venga appiccicata così facilmente tale etichetta. Nel nostro specifico basta anche a spiegare perché nella nazione transalpina una riforma legislativa venga definita con il proprio patrimonio linguistico, e con estrema semplicità, Legge Lavoro e [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/la-loi-travail/">La &#8220;Loi travail&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’etimologia di sciovinista ci rimanda al prode Nicolas Chauvin, soldato napoleonico fieramente patriottico. Sarebbe sufficiente per capire perché proprio ai francesi venga appiccicata così facilmente tale etichetta. Nel nostro specifico basta anche a spiegare perché nella nazione transalpina una riforma legislativa venga definita con il proprio patrimonio linguistico, e con estrema semplicità, Legge Lavoro e nell’ambigua e meno nazionalista Italia una similare riforma abbia necessità di prendere a prestito altri idiomi e venga a chiamarsi Job Act. Rimane comune il senso di disagio all’estremità inferiore della schiena, sia per i lavoratori italiani che per quelli francesi sottoposti a questi pacchetti di novità.</p>
<p>Il testo di legge francese è stato presentato poche settimane fa al Consiglio dei Ministri e dovrà conseguentemente affrontare tutto l’iter parlamentare, con presumibile votazione finale a luglio, percorso che da noi viene sovente scavalcato da decreti e mozioni di fiducia. Ciò significa che non siamo davanti a soluzioni definitive ma ad una bozza di riforma, anche perché nel paese è già montata una forte protesta da parte di alcuni sindacati e soprattutto di piazza, per il tramite di associazioni studentesche e giovanili. La storia recente ci insegna però che non ci si può fare troppe illusioni sulla resistenza ad una linea complessiva di impoverimento dei diritti e delle tutele dei lavoratori.</p>
<p>L’atto è a firma Myriam El Khomri, giovane ministro socialista del lavoro, di origini marocchine ma di estrazione prettamente borghese da subito osteggiata per la sua inesperienza, manco si trattasse di una Maria Elena qualsiasi. Esso complessivamente pone deroghe a molte delle norme iscritte nel Code du travail, considerato, un po’ come il nostro Statuto del 1970, troppo rigido e datato. Scendendo nel dettaglio vediamo quali sono le principali novità ventilate.</p>
<p>a) Aumento della soglia massima di ore lavorate al giorno e alla settimana, la quale passa rispettivamente da 10 a 12 ore e da 48 a 60 ore. Sia per l’aumento quotidiano che per quello settimanale necessita la sussistenza di circostanze eccezionali di natura organizzativa dell’impresa e occorre comunque un accordo collettivo per l’aumento a 12 ore ed una previa autorizzazione da parte del corrispettivo del nostro Ispettorato del Lavoro per l’aumento a 60 ore.</p>
<p>b) Passaggio dal cosiddetto “accord defensiv” per le situazioni di crisi aziendale ad un “accord offensiv”; ossia se prima la normativa permetteva modifiche in peggio di orario e salari allorquando un’azienda vivesse un momento di difficoltà produttiva, oggi si concederebbe la possibilità di apportare restrizioni o comunque variazioni anche in caso di una fase di sviluppo dell’azienda che avesse necessità di conquistare nuovi mercati e siglare nuovi contratti. Ed in caso di rifiuto del singolo salariato si avanza l’idea di un “licenziamento per motivi personali”.</p>
<p>c) Possibilità per le imprese con meno di 50 dipendenti di chiedere ai salariati, senza accordo collettivo, di passare ad un regime orario forfettario, proprio dei livelli di inquadramento alti, derogando quindi alla regola delle 35 ore settimanali.</p>
<p>d) Riforma della disciplina dei referendum sindacali che potranno essere indetti anche da organismi con rappresentanza in azienda inferiore al 30% e che valideranno gli accordi anche con solo il 50% + 1 dei voti espressi.</p>
<p>e) Introduzione della possibilità per un accordo collettivo aziendale di maggiorare le ore di straordinario del solo 10% (a fronte dei normali 25% per le prime 8 ore e 50% per le successive) anche se sussiste a livello di contrattazione di comparto o categoria un divieto generale.</p>
<p>f) Concessione della definizione di stato di crisi aziendale e conseguentemente della possibilità di licenziamento collettivo all’emergere di una diminuzione del giro di affari per più trimestri consecutivi. L’applicazione di simili cogenti criteri restringe il margine di interpretazione dei tribunali circa la riduzione del personale per motivi economici.</p>
<p>g) Riduzione degli indennizzi per i licenziati senza giusta causa, in quanto se finora l’organismo giurisdizionale apposito poteva stabilire cifre prive di montanti massimi, il progetto di legge fisserebbe questi tetti in funzione dell’anzianità di servizio.</p>
<p>h) Generalizzazione a tutto il territorio francese della “garanzia per i giovani”, istituto attivo già in molti dipartimenti che concede un reddito minimo a chi è in età compresa fra i 18 e i 25 anni, vive da solo ed è in cerca di lavoro.</p>
<p>i) Precisazioni dispositive circa il contenuto del futuro “compte personnel d’activitè” che dovrebbe entrare in vigore dal 2017 e che si concreta in una sorta di curriculum lavorativo del dipendente sempre a sua disposizione in caso di passaggi d’impiego o di residenza.</p>
<p>L’insieme di tali novità (ad eccezione forse delle ultime due) ci permette di cogliere la portata e la direzione della Loi Travail. E’ un’altra faccia del nostro Job Act e più in genere è l’ennesimo tentativo di tradurre su carta ciò che implicitamente il sistema politico-economico mondiale porta avanti da almeno una ventina di anni: l’abbattimento della protezione del lavoro e la devozione ai santi numi del mercato e del profitto. Ciò ad inserirsi in uno smantellamento complessivo dei sistemi di welfare e in una artificiosa produzione di guerra fra poveri, fra occidentali retrocessi e disperati terzomondisti che si siedono al nostro tavolo.</p>
<p>Immaginare di combattere la crisi economica con questo armamentario è vergognoso e probabilmente controproducente nel medio e lungo periodo. Ridurre i diritti dei lavoratori e dunque la dignità delle persone nonché il loro potere di acquisto, aumentare le ore di lavoro degli occupati, a dispetto della saturazione produttiva e della disoccupazione dilagante, disgregare il ruolo dei sindacati e dunque di una delle, per quanto spesso stagnanti, più efficaci reti di solidarietà della società, rendere precario ciò che non lo è, anziché dare stabilità a chi vive costantemente nella precarietà, affinare il messaggio che il lavoro non è un diritto ma una opportunità concessa da qualche dominus, tutto ciò che quindi deriva da progetti di legge come questo, che pure verrà spacciato come la naturale, inevitabile, malleabilità della norma alla modernità e al nuovo contesto economico, avrà un effetto ancor più disastroso delle politiche di austerità dei bilanci, in quanto farà ripiombare la massa dei cittadini e lavoratori non solo in una condizione di ristrettezze economiche ma anche in una condizione di servitù psicologica, nelle condizioni in definitiva in cui si versava nei secoli passati.</p>
<p>Ci sono voluti anni di lotte per affrancarsi dal classismo feudale e molta pazienza politico-sindacale per permettere a quasi metà della popolazione mondiale di vivere con dignità la propria esistenza, per essere tutelati da codici del lavoro e proiettati verso un orizzonte in cui lo stesso divenisse sempre più, per un verso raggiungimento delle proprie gratificazioni e per l’altro ambito parziale della vita, a favore di una espansione del proprio tempo libero e delle relazioni sociali. Il rischio imminente che si corre è il capovolgimento totale del percorso compiuto. Non sarà una partita facile sovvertire tale obiettivo ma almeno non facciamoci fottere dal verbo di chi chiama questi arretramenti epocali “riforme” per la nuova società mondiale.</p>
<p>Costoro con l’ausilio delle leve dei governi sanno che un beneficio immediato ci sarà per loro e per quel dieci per cento di elites mondiali, di lobbies economico-finanziarie, di politici serventi, che da questo cambiamento ci guadagneranno ulteriori ricchezze; e pazienza se qualche onesto imprenditore salterà anche grazie all’impossibilità per i suoi dipendenti di acquistare le merci che vorrebbe vendere. Vedremo se dalla culla della rivoluzione verrà qualche segnale di opposizione riuscita allo spartito dominante della dottrina liberista e, nel più onesto dei casi, alla miopia legislativa dei mediocri governanti di inizio secolo, che siano di destra o di cosiddetta sinistra.</p>
<p>A proposito di Francia, piove sul bagnato a dare retta alle previsione dei modelli matematici odierni, i quali per la prima metà di aprile sembrano mettere proprio quella parte di Europa, a cavallo del Canale della Manica, al centro di una fastidiosa, ristagnante zona di bassa pressione, foriera di precipitazioni. Per quanto concerne l’Italia buona parte di essa parrebbe al riparo da perturbazioni serie ed anzi sino ai giorni 6-7 assaggerà uno scampolo estivo, con temperature davvero alte per il periodo, specie al centro-sud. Il nord avrà sole e foschie e qualche passaggio nuvoloso in più ma in un contesto complessivo di bel tempo, forse un primo affondo perturbato lambirà le regioni più occidentali, ossia Piemonte e Sardegna e successivamente traslerà su tutto il meridione, specie aree tirreniche. Prima del secondo fine settimana un nuovo nocciolo perturbato con grosso modo la medesima traiettoria potrà portare piogge più convinte sui versanti occidentali e settentrionali, lasciando al margine, in un prolungato contesto di primavera inoltrata le regioni che vanno dalle Marche alla Sicilia. Le temperature in tutta la prima decina del mese si manterranno anche nelle giornate e/o nelle zone uggiose su valori medi o superiori alla medi</p>
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		<title>Libia: uno stato mai esistito</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 08:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele De Maria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 128 - 1 Aprile 2016]]></category>
		<category><![CDATA[gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[libia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Con l&#8217;arrivo via mare a Tripoli del premier Fayez al Serraj, il Consiglio Presidenziale Libico riconosciuto dalle Nazioni Unite assume pieni poteri dando inizio ad una nuova fase nella storia della Libia. Secondo molti osservatori l&#8217;insediamento del nuovo Governo è il viatico per un intervento militare teso a pacificare il territorio libico; pacificazione che oggi [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/libia-uno-stato-mai-esistito/">Libia: uno stato mai esistito</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!--  @page { margin: 2cm }  		P { margin-bottom: 0.21cm }  --></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Con l&#8217;arrivo via mare a Tripoli del premier Fayez al Serraj, il Consiglio Presidenziale Libico riconosciuto dalle Nazioni Unite assume pieni poteri dando inizio ad una nuova fase nella storia della Libia.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Secondo molti osservatori l&#8217;insediamento del nuovo Governo è il viatico per un intervento militare teso a pacificare il territorio libico; pacificazione che oggi pare più lontana che mai, con fazioni variegate, e soprattutto la minaccia dell&#8217;Isis e di Daesh, che confermano l&#8217;inconsistenza di quello che un tempo poteva essere ritenuto uno stato. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Per meglio comprendere i problemi di oggi è bene conoscere la storia di questo paese, partendo dal rapporto ambiguo tenuto nell&#8217;ultimo secolo proprio con l&#8217;Italia. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Nel 1911 il Presidente del Consiglio Giolitti presenta la Libia, o meglio la Tripolitania e la Cirenaica, come una &#8220;terra promessa&#8221; capace di risolvere tutti i problemi degli Italiani. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">La presenza dell&#8217;Italia viene già riconosciuta e legittimata nel 1912 dal trattato di Losanna ma è negli Anni 20, complice la Prima Guerra Mondiale e la crisi dell&#8217;Impero Ottomano fino ad allora presente in Nord Africa, che l&#8217;Italia raggiunge l&#8217;effettivo possesso di tutta l&#8217;area. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Per l&#8217;Italia fascista la gestione della colonia non è semplice: da subito gruppi di ribelli si contrappongono agli Italiani che rispondono con deportazioni nel deserto di Sirte e confische di beni. In particolare negli Anni 30 la ribellione si acutizza e la risposta italiana è la crudele rappresaglia sulla confraternita senussita nel 1931, con l&#8217;esecuzione, tra i tanti, del leader Al-Mukhtar, poi diventato eroe nazionale. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Nel 1934 Italo Balbo, Governatore di Libia, avvia la modernizzazione fascista della Colonia, nella quale il 15% della popolazione è italiana. Negli anni seguenti la pacificazione passa anche attraverso il riconoscimento della cittadinanza italiana a chi presta servizio militare. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Nella Seconda Guerra Mondiale la Libia è teatro di scontri tra eserciti italo-tedeschi e britannici, che culminano con la vittoria del Generale Montgomery ad El Alamein (Egitto) e la caduta di Tripoli nel 1943. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Al termine della guerra la gestione della Libia è in mano alla Gran Bretagna che porta al potere i Senussi. Il Regno di Libia viene riconosciuto dall&#8217;ONU nel 1952. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Nell&#8217;agosto del 1962 il colpo di stato di Gheddafi rovescia re Idris: in un tripudio di socialismo e nazionalismo arabo le imprese straniere vengono nazionalizzate e gli Italiani rimasti, 35 mila circa, costretti alla confisca dei beni e all&#8217;emigrazione forzata con il rientro in Italia. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Gheddafi, paladino di un nuovo nazionalismo arabo, diventa presto nemico dell&#8217;Occidente mantenendo però rapporti bilaterali distesi con l&#8217;Italia. Nel 1986 Gheddafi sopravvive al massiccio bombardamento degli Stati Uniti di Reagan. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">I rapporti tra Italia e Libia vivono un momento chiave nel 1998 con l&#8217;accordo Dini-Mountasser, con la fine della controversia coloniale e il risarcimento dei danni al popolo libico. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">In un periodo di distensione tra i due Stati irrompe nel 2006 la maglia anti islam del Ministro leghista Calderoli che provoca le rivolte di musulmani libici che assaltano il consolato italiano a Bengasi, minando i rapporti diplomatici. Nel 2008 il &#8220;Trattato di Amicizia&#8221; riporta i rapporti alla normalità: il trattato riguarda l&#8217;impegno italiano alla costruzione dell&#8217;autostrada costiera e il contrasto all&#8217;immigrazione da parte libica. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Nel 2011 il mondo arabo conosce la Primavera: Gheddafi risponde violentemente alle proteste di piazza inimicandosi tutto l&#8217;Occidente. L&#8217;ONU, sotto la forte pressione della Francia, decide per l&#8217;intervento militare teso a mettere la parola fine al regime del Colonnello, ucciso nell&#8217;ottobre 2011. Durante i bombardamenti NATO il territorio libico è attraversato dagli scontri tra Lealisti e Consiglio Nazionale di Transizione. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Il Consiglio, pur guadagnando la guida del Paese, si scontra con la difficile gestione di un territorio balcanizzato e occupato da fazioni e tribù in rivolta.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Negli anni a seguire fino a oggi la situazione degenera gravemente con l&#8217;entrata in scena dell&#8217;Isis e un&#8217;incontrollabile frammentazione: nel 2012 integralisti islamici attaccano l&#8217;ambasciata USA di Bengasi; nell&#8217;ottobre 2013 il premier Alì Zeidan viene rapito da rivoluzionari; gruppi filo islamici si impadroniscono di Tripoli, costringendo il Governo a trasferirsi a Tobruk; un anno dopo l&#8217;Isis proclama la nascita della sua prima provincia libica, per poi impadronirsi di Sirte nella primavera del 2015; all&#8217;inizio del 2016 l&#8217;ONU sostiene un nuovo governo, con base in Tunisia, non riconosciuto però né da Tobruk né dagli islamici di</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">La difficoltà principale per una futura normalizzazione del paese sta nel &#8220;peccato originale coloniale&#8221;. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Ai tempi di Gheddafi la Libia risultava unita e coesa grazie al pugno duro e un totale verticismo. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif"><span style="font-size: medium">Oggi non è più così: la Libia non è semplicemente uno stato fallito (sommatoria di Cirenaica, Tripolitania e Fezzan), ma uno stato che forse non è mai esistito, frutto delle geometrie coloniali del XX Secolo.</span></span></p>
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		<title>Il fascino discreto del pianeta rosso</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Roncarati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 128 - 1 Aprile 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[marte]]></category>
		<category><![CDATA[nasa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Giovanni Schiapparelli avrebbe gioito, un po’ di Italia sta viaggiando verso Marte. La missione ExoMars, cui partecipa anche il nostro paese, sarebbe un sogno per l’astronomo italiano, uno dei padri fondatori del mito marziano. Il razzo Proton decollato a metà marzo dal cosmodromo di Baikonur in Kazakhstan, sta portando in orbita marziana la sonda Trace [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/il-fascino-discreto-del-pianeta-rosso/">Il fascino discreto del pianeta rosso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Giovanni Schiapparelli avrebbe gioito, un po’ di Italia sta viaggiando verso Marte. La missione ExoMars, cui partecipa anche il nostro paese, sarebbe un sogno per l’astronomo italiano, uno dei padri fondatori del mito marziano.</p>
<p>Il razzo Proton decollato a metà marzo dal cosmodromo di Baikonur in Kazakhstan, sta portando in orbita marziana la sonda Trace Gas Orbiter, che una volta a destinazione sgancerà verso il suolo del pianeta rosso il lander  Edm, dedicato proprio a Schiapparelli.</p>
<p>Prima di scoprire i celebri canali, l’ astronomo italiano  aveva osservato a lungo Marte. Nel 1863 avanzò l’ ipotesi che le aree scure  visibili sul pianeta, che oggi sappiamo essere crateri, fossero coperte da fitte foreste. Questa teoria vegetale resistette quasi un secolo, fino a che le osservazioni ravvicinate delle prime sonde spaziali la smentirono.</p>
<p>L’ idea che il pianeta rosso fosse abitato risale a molto tempo prima delle osservazioni di Schiapparelli.  Per trasmettere segnali ai marziani nel 1802 il matematico Gauss propose di tracciare grandi disegni geometrici nella tundra siberiana. Non mancarono altri progetti comunicativi degni della fantasia di Giulio Verne, come accendere colossali falò nel deserto del Sahara o, suggerito nel 1879 da Charles Cros, concentrare il raggi solari sui deserti di Marte con un’ immensa lente ustoria che, opportunamente manovrata, avrebbe permesso di scrivere messaggi sul suolo del pianeta. Per dare un’ idea di quanto nel XIX secolo fosse ritenuta ovvia la presenza di esseri viventi su Marte basta ricordare l’ aneddoto del Premio Guzman, annunciato a Parigi il 17 dicembre del 1900, che metteva a disposizione 100.000 franchi a chi fosse riuscito a stabilire una comunicazione con gli extraterrestri. Dal concorso venne escluso il pianeta rosso perché si riteneva che il contatto con i marziani fosse troppo facile.</p>
<p>Da allora di strada verso questo cugino della Terra ne è stata fatta. Oggi sappiamo che su Marte l’ acqua c’è stata, le tracce sono evidenti, cosa sia successo al pianeta per impedirgli di seguire un cammino biologico simile a quello terrestre resta ancora un mistero. Mistero sul quale ExoMars spera di fare un po’ di luce.</p>
<p>La missione è l’ ultima in ordine di tempo di una lunga serie di lanci diretti verso il pianeta rosso. L’ epopea dell’ esplorazione marziana inizia il primo novembre del 1962, quando l’ allora Unione Sovietica lanciò la sonda Mars 1, che avrebbe dovuto avvicinarsi fino a 190.000 chilometri dal pianeta. Qualcosa non andò per il verso giusto e il contatto fu perso a 106 milioni di chilometri dalla Terra. Non furono più fortunati gli americani nel 1964 con Mariner 3, che sparì nel nulla poco dopo il lancio. Ma il successo era alle porte, l’ anno dopo la sonda Mariner 5 si avvicinò fino a 10.000 chilometri da Marte e trasmise 21 fotografie, le prime immagini del pianeta rosso.</p>
<p>La missione ExoMars è articolata in due fasi. Dopo questo lancio, seguirà nel 2018 l’ invio su Marte di un rover molto sofisticato, che andrà a fare compagnia a quelli della NASA che stanno caracollando da tempo sul suolo del pianeta. Il mezzo europeo avrà però una marcia in più. Mentre Il rover della NASA Curiosity è allestito con un trapano che gli permette di perforare fino a cinque centimetri di profondità il suolo di Marte, quello di ExoMars sarà in grado di trapanare fino a due metri nel sottosuolo, dove i micidiali raggi cosmici non possono arrivare a uccidere eventuali forme di vita.</p>
<p>Un dubbio però attanaglia i ricercatori. Nel caso di un’ eventuale scoperta di forme di vita elementare su Marte, occorrerà verificare che non si tratti di microbi terrestri mandati inavvertitamente in trasferta nel corso di missioni precedenti a causa di una non perfetta sterilizzazione degli strumenti. Ma ogni cosa a suo tempo.</p>
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		<title>La scelta infelice di Perdo…</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 06:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Merola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 128 - 1 Aprile 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>
		<category><![CDATA[champions league]]></category>
		<category><![CDATA[chelsea]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Fuori dalla Champions League e con possibilità di giocare in Europa la prossima stagione ridotte al lumicino. La prima stagione di Pedro Rodriguez a Stamford Bridge non passerà certo agli annali della storia. L’affermazione del tridente Messi-Suárez-Neymar nella passata stagione aveva finito per togliere spazio all’attaccante delle canarie  (che è nato nella ridente Tenerife) nonostante [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/la-scelta-infelice-di-perdo/">La scelta infelice di Perdo…</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Fuori dalla Champions League e con possibilità di giocare in Europa la prossima stagione ridotte al lumicino. La prima stagione di Pedro Rodriguez a Stamford Bridge non passerà certo agli annali della storia.</p>
<p>L’affermazione del tridente Messi-Suárez-Neymar nella passata stagione aveva finito per togliere spazio all’attaccante delle canarie  (che è nato nella ridente Tenerife) nonostante goal importanti e prestazioni più che buone. Una riserva di lusso in buona sostanza.</p>
<p>Alla fine complice la paura di perdere la nazionale in vista dei prossimi Europei di Francia la decisione di cambiare aria destinazione Londra. Arrivato alla corte di Jose Mourinho per 27 milioni di euro (più bonus vari) non prima di aver contribuito alla vittoria dei catalani nella finale di SuperCoppa d’Europa lo scorso 11 agosto con tanto di goal decisivo. A seguire dopo appena 11 giorni il debutto con la maglia del Chelsea con tanto di goal all’esordio e nomina a “Man of the Match”.  Sicuramente un’ottima carta di presentazione.</p>
<p>A seguire complice un inizio di campionato non esaltante dei blues anche il rendimento di Pedro ha iniziato a calare sensibilmente. Titolare a corrente alterna (anche se alla fine è quasi sempre in campo almeno per una buona mezz’ora) sia con Mourinho che con il nuovo arrivato Hiddink soffre la concorrenza dei vari Hazard e Willian. Già verso la metà di ottobre giravano voci per cui si sarebbe pentito della scelta di andare a giocare in Premier, e avrebbe espresso ad un suo compagno di squadra (guarda caso proprio l’ex blaugrana Cesc Fabregas) il suo desiderio di tornare al Barcellona. A dire il vero non è l’unico elemento della rosa dei blues ad aver manifestato la propria insofferenza, lo stesso Hazard a novembre avrebbe chiesto di essere ceduto.</p>
<p>L’annata del canario a livello individuale si riassume in 32 partite giocate, 4 goal segnati e 3 assist (da sempre la sua specialità).</p>
<p>Al momento la sua presenza nella lista che a breve stilerà il coach delle furie rosse Vicente del Bosque per i prossimi europei appare meno sicura di qualche mese fa. Forse l’arrivo di Antonio Conte sulla panchina del Chelsea potrebbe finire per valorizzare le caratteristiche dell’esterno canario (che può giocare sia destra che a sinistra) ma c’è ancora un campionato da terminare e soprattutto una maglia per l’Europeo da conquistare.</p>
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		<title>Radio Arengo &#8211; Aprile 2016</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 06:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Radio Arengo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Giulio Regeni uno di noi La storia di Andres Sepulveda Verso il referendum sulle trivelle Dopo il referendum sulle trivelle 25 Aprile e 1 Maggio &#160;</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2016/04/radio-arengo-aprile-2016/">Radio Arengo &#8211; Aprile 2016</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20160401_giulioregeni.mp3">Giulio Regeni uno di noi</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20160408_andressepulveda.mp3">La storia di Andres Sepulveda</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20160415_trivelle.mp3">Verso il referendum sulle trivelle</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20160422_postreferendum.mp3">Dopo il referendum sulle trivelle</a></p>
<p><a title="Spagna, tempo scaduto" href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20160429_25aprile1maggio.mp3">25 Aprile e 1 Maggio</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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