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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 14 &#8211; 1 Aprile 2007</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
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		<title>Disastro</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare Sabbioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 14 - 1 Aprile 2007]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Davanti a lei una bottiglia di latte ormai vuota le faceva compagnia. Non sapeva come affrontarla, si sarebbe arrabbiata, l&#39;idea che questa volta l&#39;aveva fatta davvero troppo grossa le piegava le gambe. Ancora qualche minuto e sarebbe arrivata, si sarebbe accorta di quello che era successo e sarebbe tutto finito. L&#39;avrebbe scacciata, mai pi&#249; baciata [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/disastro/">Disastro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Davanti a lei una bottiglia di latte ormai vuota le faceva compagnia.</p>
<p>Non sapeva come affrontarla, si sarebbe arrabbiata, l&#39;idea che questa volta l&#39;aveva fatta davvero troppo grossa le piegava le gambe. Ancora qualche minuto e sarebbe arrivata, si sarebbe accorta di quello che era successo e sarebbe tutto finito.</p>
<p>L&#39;avrebbe scacciata, mai pi&ugrave; baciata e abbracciata, sarebbe finita sulla strada &#8230;&#8230; come si poteva rimediare? No , non si poteva, il danno era fatto &#8230;non si poteva .</p>
<p>Si mise a girare per la cucina pensando a come aveva tradito la sua fiducia, cos&igrave; in modo plateale la prima volta che l&#39;aveva lasciata solo e autonoma.</p>
<p>La chiave si infil&ograve; nella toppa, si rannicchi&ograve; sul divano, la porta si apr&igrave; mentre , abbandonato il divano, si stava rifugiando in camera per rimandare di ancora qualche minuto l&#39;incontro.</p>
<p>A quel punto sicuramente l&#39;aveva scoperto, sent&igrave; i passi avvicinarsi, prov&ograve; a fingere di dormire, ma quando la porta si apr&igrave;  un singhiozzo trad&igrave; il suo stato di veglia, allora pianse&#8230;un pianto liberatorio e disperato.</p>
<p>Le si accosto con dolcezza, le accarezz&ograve; la testa e chiedendole come era accaduto, descrisse tutto e le lacrime tornarono a bagnarle le guance.</p>
<p>Non l&#39;avrebbe dovuto accadere, ma sono cose che capitano, avrebbero risolto tutto prima del ritorno di pap&agrave;.</p>
<p>Sara alz&ograve; lo sguardo, vide il sorriso di sua madre, le si butt&ograve; al collo felice come non lo era mai stata nei suoi sette anni di vita.</p>
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		<title>Genova: Galata Museo del Mare</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 14 - 1 Aprile 2007]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Superbo! E&#39; l&#39;aggettivo (con il quale veniva qualificata la Repubblica di Genova) che meglio si aggrada al nuovissimo Museo del Mare inaugurato nel quadro delle iniziative per Genova Capitale europea della cultura che ha visto nel 2004 una grandiosa e attraente quantit&#224; di manifestazioni di altissimo livello. Il Museo &#232; ospitato nell&#39;Arsenale, ottimamente ristrutturato dall&#39;architetto [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/genova-galata-museo-del-mare/">Genova: Galata Museo del Mare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Superbo! E&#39; l&#39;aggettivo (con il quale veniva qualificata la Repubblica di Genova) che meglio si aggrada al nuovissimo Museo del Mare inaugurato nel quadro delle iniziative per Genova Capitale europea della cultura che ha visto nel 2004 una grandiosa e attraente quantit&agrave; di manifestazioni di altissimo livello.</p>
<p>Il Museo &egrave; ospitato nell&#39;Arsenale, ottimamente ristrutturato dall&#39;architetto spagnolo Guillermo Vazquez Consuegra.</p>
<p>Il viaggio nel tempo comincia dalla rappresentazione della Genova e del suo porto nell&#39;epoca del remo nel dipinto di Cristoforo Grassi (1481), accompagnato da altri dipinti della stessa epoca che permettono al visitatore di ritrovarsi cinque secoli fa; poi si passa alla sala dedicata a Cristoforo Colombo (che ci osserva nel ritratto del Ghirlandaio) e alle sue tre caravelle,  riprodotte in accurati modelli.</p>
<p>Nella sala successiva, affollata di schiavi e forzati che vivevano in questi stessi ambienti, un grande dipinto d&#39;epoca e un plastico ci mostrano l&#39;area dell&#39;Arsenale, come era in passato, successivamente si entra nell&#39;Armeria, custodita da due soldati.</p>
<p>Una Galea e un ponte di coperta di un brigantino occupano due grandi sale e possono essere ammirati da tutte le angolazioni e nelle ultime stanze si possono vedere i laboratori per la loro costruzione.</p>
<p>Particolarmente interessante la raccolta degli atlanti di carte nautiche: ho gi&agrave; visto numerosi libri antichi in esposizioni, ma di tutti si poteva vedere solo la pagina aperta, ora grazie ad uno schermo di computer si pu&ograve; effettivamente sfogliare il libro e questa innovazione tecnologica mi &egrave; parsa estremamente suggestiva.</p>
<p>Da segnalare la collezione degli strumenti di marina: con i pi&ugrave; primitivi Colombo attravers&ograve; il procelloso Oceano Atlantico, altro che GPS e telefoni satellitari!</p>
<p>Il terzo piano ospita esposizioni temporanee.</p>
<p>All&#39;ultimo piano c&#39;&egrave; una terrazza con una splendida vista della citt&agrave;, del porto e del golfo.</p>
<p>Hanno diritto a riduzioni sul prezzo di entrata i soci TCI, Coop e Mille miglia. Per conoscere le altre sale e per ogni altra informazione rinvio al sito www.galatamuseodelmare.it</p>
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		<title>C&#039;era una volta via Panisperna &#8211; seconda parte</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Cinti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 14 - 1 Aprile 2007]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>continua dal numero 13 Ettore Majorana &#232; il teorico pi&#249; autentico del gruppo dei giovani guidati da Enrico Fermi, ma in fondo non si sentir&#224; mai parte di esso. Il fisico siciliano studia e lavora da solo, e all&#39;istituto si reca solo molto raramente. Quando lo fa, a Fermi tocca sempre lo stesso spettacolo: tutto [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/cera-una-volta-via-panisperna-seconda-parte/">C&#39;era una volta via Panisperna &#8211; seconda parte</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>continua dal numero 13</p>
<p>Ettore Majorana &egrave; il teorico pi&ugrave; autentico del gruppo dei giovani guidati da Enrico Fermi, ma in fondo non si sentir&agrave; mai parte di esso. Il fisico siciliano studia e lavora da solo, e all&#39;istituto si reca solo molto raramente. Quando lo fa, a Fermi tocca sempre lo stesso spettacolo: tutto inizia con l&#39;esposizione di teorie originalissime che spaziano dalla spettroscopia atomica alle forze nucleari, e termina inesorabilmente con un foglio prima appallottolato, poi scagliato nel cestino. Sar&agrave; quasi impossibile convincerlo a pubblicare i suoi lavori. Majorana far&agrave; perdere le tracce di s&eacute; il 26 marzo 1938. Se si sia trattato di suicidio o di scomparsa premeditata probabilmente rester&agrave; per sempre un mistero.</p>
<p>Di fronte a tutto questo ben di Dio Amelio non riesce a resistere: il personaggio &egrave; troppo accattivante e le potenzialit&agrave; narrative che lo caratterizzano non possono non essere sfruttate. Il regista ci restituisce un uomo tormentato, introverso, costantemente in conflitto con se stesso. In ogni caso un genio indiscusso. Il personaggio tratteggiato nel film ricorda molto da vicino l&#39;eroe romantico dipinto da Leonardo Sciascia ne La scomparsa di Majorana: in lui c&#39;&egrave; tutto il peso della conoscenza unito alla consapevolezza della sua incomunicabilit&agrave;.</p>
<p>Proprio come il romanzo, anche il film lascia intuire che il fisico siciliano abbia intravisto dietro le prime scoperte effettuate in via Panisperna conseguenze inimmaginabili anche da Enrico Fermi. La superiorit&agrave; intellettuale di Majorana, mescolata alla sua fragilit&agrave;, diventerebbe dunque la causa scatenante del suo rifiuto nei confronti della vita. E per forza di cose della scienza. In un certo senso &egrave; come se l&#39;uomo non riuscisse a contenere gli orizzonti aperti dalla genialit&agrave; dello scienziato. In Majorana queste due anime coincidono a tal punto che il prezzo da pagare non pu&ograve; che essere l&#39;annientamento di se stesso. Egli in definitiva &egrave; veramente il prototipo di quello che si definisce un personaggio &ldquo;da film&rdquo;. Difficile dunque biasimare il regista: il personaggio lo ha sopraffatto.</p>
<p>Rispetto al romanzo di Sciascia tuttavia, il Majorana cinematografico ha qualcosa in pi&ugrave;: &egrave; un ribelle. E a tratti diventa perfino irriverente proprio nei confronti di Fermi. Con ogni probabilit&agrave; su questo punto &egrave; realistico pensare che Amelio abbia un po&#39; troppo calcato la mano. E&#39; sicuramente vero che Enrico considerasse Ettore uno dei pi&ugrave; grandi fisici di sempre, che soltanto con lui riusciva a smettere i panni del professore, consapevole del fatto che con quel ragazzo schivo potesse discutere alla pari. Ma &egrave; altrettanto vero, e gli storici sono abbastanza concordi nel dirlo, che Majorana fosse un ragazzo timido, volubile, capace di alternare momenti di estrema consapevolezza dei propri mezzi, ad altri di profonda insicurezza come si conf&agrave; ad una persona che ricerca sempre la perfezione.</p>
<p>Il Majorana de I ragazzi di via Panisperna &egrave; al contrario spavaldo, sprezzante, infallibile. Molto spesso dispettoso e addirittura infantile. Il risultato non solo non rende giustizia a Majorana, ma finisce per sminuire a tutti gli effetti la figura di Fermi. Che nel film in pi&ugrave; di un frangente appare eccessivamente in balia dei capricci e dei calcoli del genio di Catania.</p>
<p>Non c&#39;&egrave; dubbio che i due avessero personalit&agrave; e attitudini molto diverse. Fermi &egrave; una persona caparbia, metodica, abitudinaria e fa del rigore e del lavoro di gruppo le fondamenta del proprio fare scienza. Majorana &egrave; incostante, istintivo e incarna al meglio lo scienziato visionario e solitario che si affida all&#39;astrazione e al potere rappresentativo della propria mente. Enrico deduce, dimostra, costruisce. Ettore vede, intuisce, crea. Questo non vuol dire che il primo sia incapace di intuizioni e il secondo manchi di rigore. E soprattutto non significa che queste due persone, cos&igrave; diverse nell&#39;avvicinarsi alla vita e alla scienza, debbano necessariamente essere in conflitto tra loro.</p>
<p>Volendo mettere in risalto la diversit&agrave; delle loro visioni del mondo, Amelio finisce infatti per polarizzare eccessivamente il rapporto tra i dei due e il risultato, quasi scontato, &egrave; che entrambi diventano la copia di se stessi. E pensare che la straordinariet&agrave; di quel gruppo di ragazzi, tutti poco pi&ugrave; che trentenni, &egrave; stata proprio la capacit&agrave; di nutrirsi a vicenda delle rispettive attitudini. Spontaneamente, senza egoismi e risentimenti di alcun genere. Ragazzi sicuramente diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa identica passione per la scienza.</p>
<p>Oggi quei giorni ci appaiono lontanissimi. Miliardi di euro, migliaia di ricercatori da ogni parte del mondo. Che nella maggior parte dei casi non si conoscono neppure e finiscono per diventare parte di un ingranaggio divenuto necessariamente troppo complesso. Questo perch&eacute; il confine della conoscenza si &egrave; sempre pi&ugrave; assottigliato ed &egrave; sempre pi&ugrave; difficile spostarlo in avanti. Sono questi i paradigmi della scienza del dopoguerra. E allora, davvero senza volerlo, il film diventa un omaggio all&#39;et&agrave; dell&#39;oro della fisica, un&#39;epoca nella quale bastava un&#39;idea, una stanza e una manciata di giovani brillanti per cambiare le sorti del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/cera-una-volta-via-panisperna-seconda-parte/">C&#39;era una volta via Panisperna &#8211; seconda parte</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;El Ni&#241;o&#8221;, fenomeno nato a causa della industrializzazione, colpisce i paesi in via di sviluppo</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andres Arroyo Pelaez</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 14 - 1 Aprile 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>I suoi effetti climatici e le ripercussioni economiche e sociali viste in Bolivia Dall&#39;era di pre-industrializzazione mondiale del secolo XIX ad oggi, il mondo ha osservato una crescita della temperatura atmosferica di 0.6 oC (Stern, 2006) causati dai gas serra, CO2 principalmente, derivanti dalle sostanze prodotte dall&#39;utilizzo dei combustibili fossili nei processi industriali di generazione [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/el-nio-fenomeno-nato-a-causa-della-industrializzazione-colpisce-i-paesi-in-via-di-sviluppo/">&ldquo;El Ni&ntilde;o&rdquo;, fenomeno nato a causa della industrializzazione, colpisce i paesi in via di sviluppo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I suoi effetti climatici e le ripercussioni economiche e sociali viste in Bolivia</p>
<p>Dall&#39;era di pre-industrializzazione mondiale del secolo XIX ad oggi, il mondo ha osservato una crescita della temperatura atmosferica di 0.6 oC (Stern, 2006) causati dai gas serra, CO2 principalmente, derivanti dalle sostanze prodotte dall&#39;utilizzo dei combustibili fossili nei processi industriali di generazione elettrica e trasporto automobilistico fra gli altri. Il cambiamento climatico ha portato con s&eacute; lo scioglimento di alcuni innevati come quello di Chacaltaya in Bolivia, la crescita in numero e intensit&agrave; degli uragani come quello di Katrina negli Stati Uniti ed il  riscaldamento delle acque del Pacifico intertropicale che causano il fenomeno chiamato &ldquo;El Ni&ntilde;o&rdquo;, fenomeno di siccit&agrave; e inondazioni in Sud America, ma tuttavia si aspettano altri fenomeni pi&ugrave; allarmanti se non si intraprende con convinzione delle misure congiunte di mitigazione, abbattimento e adeguamento opportune.</p>
<p>Le misure vanno sotto l&#39;emblema di &ldquo;responsabilit&agrave; compartita ma differenziata&rdquo; dei paesi, sia industrializzati che in via di sviluppo,  in una comune lotta contro l&#39;effetto serra lanciata con il protocollo di Kyoto e dell&#39;UNFCCC (United Nation&#39;s Framework Convention on Climate Change). Tuttavia queste misure anche necessarie dovranno essere realizzate nei prossimi anni perch&egrave; si &egrave; visto che i problemi causati del cambiamento climatico hanno un impatto pi&ugrave; forte in paesi in via di sviluppo che sono pi&ugrave; vulnerabili ai suoi effetti con ripercussioni economiche e sociali che sono in molti casi insostenibili.</p>
<p>La Bolivia nello scorso mese di Febbraio &egrave; stata colpita dal fenomeno &ldquo;El Ni&ntilde;o&rdquo;, con inondazioni di un metro d&#39;altezza nel 70% della regione del Beni (circa 150.000 Km quadrati pari a circa la meta&#39; dell&#39;area dell&#39; intera Italia) e siccit&agrave; nell&#39;occidente del paese, con la morte di 40 persone, 76.000 famiglie danneggiate, perdite di circa 30.000 capi di bestiame bovino annegate e 209.000 ettari  di coltura pers. Il tutto compreso per un costo economico dell&#39;ordine di circa 114 millioni di dollari a carico delle comunita&#39; locali e con un&#39;emergenza di circa 170 millioni di dollari da raccogliere all&#39;estero. Certamente un impatto economico che far&agrave; ridurre la attesa di crescita del PIL del -1% quest&#39; anno<a name="back1" href="#1"><sup>[1]</sup></a>.</p>
<p>Anzi, lo studio pubblicato in Ottobre scorso dall&#39;economista Sir Nicholas Stern per incarico del governo britannico stima che il costo di abbattimento necessario per il problema del cambiamento climatico dovrebbe essere considerato come un investimento di 1% del PIL mondiale al 2050 per prevenire le perdite economiche che possono raggiungere fra il 5 e il 20% del PIL mondiale; certamente un investimento redditizio per l&#39;umanit&agrave;.</p>
<p>Il Protocollo di Kyoto &egrave; stato il primo passo nella lotta contro il effetto serra ma nel futuro prossimo si dovrebbe coinvolgere pi&ugrave; attivamente a i paesi come gli Stati Uniti, Cina, India e Brasile ed anche le politiche regionale, come quella dell&#39; Unione Europea stabilita ultimamente in Davos-Svizzera e Bruxelles-Belgio con lo scopo di ridurre in 20% le emissioni dei gas serra al 2020 e l&#39;utilizzo in 20% di fonti rinnovabili, dovranno essere rispettate. I paesi in via di sviluppo dovranno intraprendere delle misure di adattamento, prevenzione e diffusione della problematica ambientale e mitigare i gas serra senza restringere la crescita economica e lo sviluppo sostenibile attraverso l&#39; utilizzo di tecnologie pi&ugrave; pulite, efficienza energetica e protezione dei loro boschi fra gli altri.</p>
<p>Per sopravvivere l&#39; impegno dovrebbe darsi da tutti gli attori mondiali in maniera congiunta, al livello individuale come governamentale, perch&egrave; il cambiamento climatico non discrimina razza, sesso, livello economico n&eacute; ubicazione geografica. </p>
<p></p>
<hr width="33%" size="1" align="left">
<p align="justify" class="normale">
<a name="1" href="#back1"><sup>[1]</sup></a> Giornali: &ldquo;La Raz&oacute;n&rdquo; e &ldquo;La Prensa&rdquo;. La Paz, Febbraio 2007.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/el-nio-fenomeno-nato-a-causa-della-industrializzazione-colpisce-i-paesi-in-via-di-sviluppo/">&ldquo;El Ni&ntilde;o&rdquo;, fenomeno nato a causa della industrializzazione, colpisce i paesi in via di sviluppo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Partito di Dio o Partito del Diavolo?</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Cantelmi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 14 - 1 Aprile 2007]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.larengodelviaggiatore.info/2007/04/partito-di-dio-o-partito-del-diavolo/</guid>
		<description><![CDATA[<p>Gruppo terroristico, partito di governo o formazione armata a seconda delle varie sentenze ONU o di Whasington, Hezbollah &#232; visto da quasi tutti i Paesi del mondo, arabi e non arabi, come un movimento politico legittimato dal voto. Per contro, Hezbollah &#232; considerato come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, dai Paesi Bassi, dal Canada, da [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/partito-di-dio-o-partito-del-diavolo/">Partito di Dio o Partito del Diavolo?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gruppo terroristico, partito di governo o formazione armata a seconda delle varie sentenze ONU o di Whasington, Hezbollah &egrave; visto da quasi tutti i Paesi del mondo, arabi e non arabi, come un movimento politico legittimato dal voto. Per contro, Hezbollah &egrave; considerato come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, dai Paesi Bassi, dal Canada, da Israele. Il Regno Unito e l&#39;Australia hanno preso una simile posizione limitatamente al braccio armato del movimento, di fatto considerato distinto da quello politico. Hezbollah ha condannato alcuni atti terroristici come gli attacchi dell&#39;11settembre 2001, i massacri del GIA in Algeria e l&#39;omicidio di Nick Berg in Iraq.</p>
<p>Il Partito di Dio, a totalit&agrave; sciita, nasce nel 1982, dotato di un&#39;ala militare, creata con l&#39;appoggio della Repubblica Islamica dell&#39;Iran per opporre una resistenza armata all&#39;invasione e all&#39;occupazione israeliana del Libano. L&#39;emblema della bandiera di Hezbollah &egrave; caratterizzato da un drappo giallo al cui centro campeggia parte di un versetto del Corano (Sura V, 56) che recita:</p>
<p>&ldquo;E colui che sceglie per alleati Dio e il Suo Messaggero e i credenti, in verit&agrave; il partito di Dio saranno i vincitori&rdquo;. La lettera alif, prima lettera del nome di Dio, &egrave; graficamente rappresentata da una mano che stringe un fucile AK-47 affiancata da un immagine del globo terrestre.</p>
<p>Il leader assoluto del partito &egrave; Sayed Hassan Nasrallah, sciita, nato e cresciuto nel quartiere &ldquo;al-Karanteena&rdquo;, uno dei pi&ugrave; poveri della periferia di Beirut. Formatosi culturalmente dapprima a Najaf, in Iraq e poi in Iran, dal 1992 &egrave; il simbolo della resistenza libanese, il capo del sub-governo i cui immaginari confini comprendono tutta la parte meridionale del Paese. Gigantografie di Nasrallah e di Ali Khamenei, leader supremo in Iran, coprono interi palazzi del Paese: barba curata, turbante nero, grandi occhiali quadrati e sorriso benevolo. Hezbollah pu&ograve; contare su una piattaforma forte che si sviluppa attraverso la costituzione di dipartimenti che si occupano di sanit&agrave;, istruzione, costruzione edilizia per finire con quello della comunicazione con la tv Al-Manar o Al-Alam, tv in lingua araba che trasmette da Theran ed il sito internet <a target="_blank" href="http://www.almanar.com.lb/">www.almanar.com.lb</a>. Costruiscono scuole e ospedali,distribuiscono acqua potabile, raccolgono i rifiuti nelle aree dimenticate dal governo. In 20 anni hanno migliorato la qualit&agrave; della vita di oltre un milione e 200.000 sciiti libanesi, da sempre i pi&ugrave; poveri tra i 4 milioni di abitanti.  A due settimane dalla fine dei bombardamenti israeliani le donazioni da parte del Partito di Dio avevano raggiunto 30.000 famiglie con case distrutte o seriamente danneggiate: 12.000 dollari per il sud di Beirut, 10.000 per Tiro e le campagne.</p>
<p>Sono cifre importanti se si calcola che lo stipendio medio in Libano &egrave; di circa 6.000 dollari l&#39;anno.</p>
<p>Lo scorso ottobre il dipartimento del tesoro americano ha stimato che il Partito di Dio avesse a disposizione un budget annuale di circa 200 milioni di dollari provenienti direttamente dalle casse di Theran. Notizia confermata, non nelle cifre, da Bilan Naim, membro del Consiglio esecutivo di Hezbollah. Del resto, la radice del Partito di Dio l&#39;hanno seminata proprio i Guardiani della Rivoluzione di Khoemini nel 1982. La guerra civile straziava il Libano da sette anni, Israele aveva appena invaso il Paese e le Nazioni Unite dispiegavano la forza multinazionale Unifil per contenere la violenza. Durante l&#39;occupazione nel sud, chiusasi dopo 18 anni nel maggio del 2000, Hezbollah &egrave; stata la guida nella guerriglia contro Israele. Due anni fa il governo Siniora adott&ograve; un documento nel quale definiva Hezbollah &ldquo;un movimento di resistenza contro l&#39;occupazione israeliana&rdquo;, ancora in atto sulle Fattorie di Sheeba, un&#39;area a sud-est del Paese al confine con la Siria. Inoltre il governo afferma che l&#39;efficienza di Hezbollah &egrave; complementare all&#39;attivit&agrave; dell&#39;esecutivo in realt&agrave; l&#39;attivit&agrave; capillare del Partito di Dio rende ancora pi&ugrave; traballante un gabinetto che si trova ad affrontare un passaggio delicato in cui le scelte di Nasrallah, nel bene e nel male, avranno un peso importante.</p>
<p>L&#39;Europa in tutto ci&ograve; cerca di ritagliarsi un ruolo importante, come testimonia la conferenza dei donatori tenutasi a Parigi nel gennaio scorso al fine di sollecitare i Paesi arabi del Golfo ad aiutare la ricostruzione del Libano senza il supporto delle forze radicali.</p>
<p>Il Libano,o meglio la composizione della sua societ&agrave;, come afferm&ograve; anche papa Wojtyla, &egrave; ci&ograve; che dovrebbe essere il Medio Oriente tutto, in quanto nella terra dei cedri convivono sciiti,sunniti, cristiani, ebrei e rifugiati palestinesi in una convivenza che non &egrave; possibile riscontrare, per varie ragioni, in altri territori. In tutto ci&ograve; &egrave; da stabilire quanto tengano alla pace e al bene comune del Paese organizzazioni politico-armate come Hezbollah ben radicate all&#39;interno delle dinamiche sociali libanesi e di cui hanno continua conferma dal sostegno massiccio di un terzo della popolazione.</p>
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		<title>Prigionieri in Iraq</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Donigaglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Libro del Viaggiatore]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 14 - 1 Aprile 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La drammatica disavventura vissuta in Iraq dai giornalisti francesi Christian Chesnot e Georges Malbrunot, rapiti dal sedicente &#8220;Esercito Islamico in Iraq&#8221; nella zona di Latifiya il 20 agosto 2004 e liberati a Baghdad dopo lunghe e tortuose trattative il 21 dicembre successivo, sembrava essere prossima alla tragedia proprio un mese prima del suo lieto fine. [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/prigionieri-in-iraq/">Prigionieri in Iraq</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La drammatica disavventura vissuta in Iraq dai giornalisti francesi Christian Chesnot e Georges Malbrunot, rapiti dal sedicente &ldquo;Esercito Islamico in Iraq&rdquo; nella zona di Latifiya il 20 agosto 2004 e liberati a Baghdad dopo lunghe e tortuose trattative il 21 dicembre successivo, sembrava essere prossima alla tragedia proprio un mese prima del suo lieto fine. Alcuni dei carcerieri &#8211; i medesimi miliziani che avevano deciso l&#39;esecuzione di Enzo Baldoni nello stesso agosto 2004 &#8211; avevano rivolto loro queste parole in quel novembre di terrore: &ldquo;La vostra situazione &egrave; molto critica. I contatti sono bloccati. Sappiate che da adesso in poi potremmo uccidervi in qualunque momento&rdquo;. I due, in grado di comunicare bene in arabo, durante quelle interminabili settimane avevano imparato a convivere con l&#39;idea che almeno uno di loro sarebbe stato ucciso; avevano iniziato a contare, oltre ai giorni, anche i minuti. &ldquo;Abbiamo vissuto per quattro mesi in un&#39;altalena di alti e bassi emotivi, in mezzo a una guerra che infuriava anche a pochi metri dalle varie celle in cui siamo stati tenuti prigionieri&rdquo;, dice ora Malbrunot. In Prigionieri in Iraq, appena uscito in Italia come supplemento del settimanale Diario, i due reporter francesi documentano la loro odissea giorno per giorno, rivelano le uniche informazioni dirette e di prima mano sull&#39;assassinio di Baldoni, svelano di tutti i colloqui con i capi e i membri dell&#39;&ldquo;Esercito Islamico&rdquo; &#8211; definito &ldquo;un&#39;organizzazione articolata e a guida religiosa, ma con un know how che viene dai quadri politici e militari del partito Baath&rdquo;. Il volume non si ferma a dare sfogo ad una necessit&agrave; interiore di un racconto in prima persona, ma costituisce una vera e propria controinchiesta sul rapimento, sui 124 giorni di prigionia e sulle trattative che si sono svolte dietro le quinte; gli autori hanno infatti intervistato molte persone e, soprattutto, hanno trovato la collaborazione dei servizi segreti francesi. Malbrunot cita una frase dell&#39;ex primo ministro francese Raffarin per spiegare questa disponibilit&agrave;: &ldquo;La storia di Chesnot e Malbrunot rappresenta un esercizio di virt&ugrave; per la Francia&rdquo;. Tra le rivelazioni, quella sul ruolo degli Usa (&ldquo;Gli americani? Loro degli ostaggi se ne fregano, hanno altri problemi&rdquo;), e quella sul prezzo (politico) della liberazione dei due reporter. Nel libro si legge: &ldquo;&#8230; una certezza: la resistenza sunnita cerca appoggi politici in Europa&rdquo;. Del resto, il presidente francese Jacques Chirac aveva risposto cos&igrave; a una domanda sull&#39;argomento: &ldquo;Esiste ci&ograve; che &egrave; noto e ci&ograve; che non lo &egrave;&#8230; E soprattutto esiste un costo politico&rdquo;. Prigionieri in Iraq diventa cos&igrave; una testimonianza fondamentale, che, ancora una volta, ci dimostra come tra le prime vittime dell&#39;impantanamento iracheno ci sia anche la verit&agrave;.</p>
<p><b>Christian Chesnot, Georges Malbrunot &#8211; Tropea -2006-pagg. 224</b></p>
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		<title>Incontro al Majestic: pettegolezzo d&#039;autore</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorella Di Vuono</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura e Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 14 - 1 Aprile 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Era il 18 maggio 1922 quando all&#39;hotel Majestic di Parigi si tenne una cena destinata a passare alla storia. Il merito non fu attribuibile alla prelibatezza del men&#249;, di cui peraltro non si conserva memoria, quanto piuttosto all&#39;incontro, unico nella storia, di due dei pi&#249; grandi geni della letteratura mondiale del &#39;900. A fare gli [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/incontro-al-majestic-pettegolezzo-dautore/">Incontro al Majestic: pettegolezzo d&#39;autore</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 18 maggio 1922 quando all&#39;hotel Majestic di Parigi si tenne una cena destinata a passare alla storia. Il merito non fu attribuibile alla prelibatezza del men&ugrave;, di cui peraltro non si conserva memoria, quanto piuttosto all&#39;incontro, unico nella storia, di due dei pi&ugrave; grandi geni della letteratura mondiale del &#39;900.</p>
<p>A fare gli onori di casa furono Sydney e Violet Schiff, irrefrenabili amanti del lusso, delle feste mondane e di quel nobile pettegolezzo che tanto animava i salotti parigini dell&#39;inizio del secolo. Il pretesto dei festeggiamenti fu dato dalla prima di Renard il balletto di Igor Stravinskij, che quella sera stessa fu messo in scena dai Ballets Russes di Sergej Djagilev all&#39;Oper&agrave;. La vera attrazione della serata, tuttavia, sarebbe dovuta consistere, per lo meno nelle intenzioni dei coniugi Schiff, nella messa a confronto di due affascinanti e singolari figure d&#39;artista che rispondevano ai nomi di: Marcel Proust e James Joyce.</p>
<p>Le aspettative erano altissime: qualcuno prevedeva un dibattito di poetica (d&#39;altronde Joyce aveva da poco pubblicato l&#39;Ulysses mentre Proust stava ancora rimaneggiando la sua Recherche), altri si aspettavano in dono pure perle di saggezza estetica, i pi&ugrave; modesti poi si sarebbero accontentati di un vivace scambio di battute da poter raccontare agli amici.</p>
<p>Ma come spesso accade ogni aspettativa fu delusa e tutto ci&ograve; di cui poterono godere quella sera gli ospiti del Majestic, fu una semplice e neanche troppo cordiale indifferenza.</p>
<p>Richard Davenport-Hines autore di Proust at the Majestic<a name="back1" href="#1"><sup>[1]</sup></a> libro che tratta nei minimi dettagli lo svolgersi di quella serata, fornisce sei diverse versioni della conversazione fra i due scrittori ma tutte accomunate dall&#39;incomprensione. Qualche anno dopo, ricordando la serata, Joyce raccont&ograve; che la parola pi&ugrave; significativa che si scambiarono lui e Proust fu un monosillabo: no. Proust gli chiese se conosceva un certo duca, Joyce rispose seccamente &ldquo;no&rdquo;. Madame Schiff allora chiese a Proust se aveva letto qualche capitolo dell&#39;Ulysses, la risposta altrettanto seccamente fu di nuovo &ldquo;no&rdquo;. A quei tempi l&#39;autore della Recherche era assai pi&ugrave; famoso dell&#39;irlandese, ma nei suoi anni di gloria Joyce ripagher&agrave; l&#39;indifferenza nei confronti dell&#39;Ulysses con un feroce sarcasmo verso l&#39;intera opera di Proust.</p>
<p>Stanislaus Joyce, fratello di James, una volta afferm&ograve; che alla natura &ldquo;[...] occorre un lavoro di secoli per fabbricare il piccolo fiore del genio&rdquo;.<a name="back2" href="#2"><sup>[2]</sup></a> Sappiamo con certezza che l&#39;inizio del &#39;900 di geni ne vide almeno due, ma nella vita, come in parte nella loro opera, erano uomini cos&igrave; diversi da essere incapaci di comprendere l&#39;uno la genialit&agrave; dell&#39;altro.</p>
<p>Quando all&#39;una del mattino i camerieri cominciarono a riordinare la sala del Majestic, l&#39;autore irlandese, che aveva trascorso buona parte della serata in silenzio con una coppa di champagne in mano, era ormai completamente ubriaco, mentre al tavolo affianco al suo, un altro illustre invitato, inebriato dai fumi dell&#39;alcol si era addormentato: Pablo Picasso.</p>
<p>Sei mesi dopo la cena al Majestic, Marcel Proust mor&igrave; stroncato da una setticemia fulminante, i due scrittori non s&#39;incontrarono mai pi&ugrave;. A noi amanti delle loro opere e dei personaggi cui seppero dare vita, che tanto avremmo voluto assistere ad un dibattito di poetica fra i due, non rimane che l&#39;amaro ricordo di due fenici della letteratura, che se mai si compresero, almeno per un attimo si sfiorarono.</p>
<p></p>
<hr width="33%" size="1" align="left">
<p align="justify" class="normale">
<a name="1" href="#back1"><sup>[1]</sup></a> Richardd Davenport-Hines, Proust at the Majestic: the last days of the author whose book changed Paris, Hardcover, 2006.</p>
<p><a name="2" href="#back2"><sup>[2]</sup></a> Stanislaus Joyce, Il guardiano di mio fratello, in AAVV, Introduzione a Joyce, Arnoldo Mondatori, Milano, 1967.</p>
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		<title>Un &#8220;gioco&#8221; pericoloso</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Cinti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 14 - 1 Aprile 2007]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ricordate la fine del film Il buono, il brutto e il cattivo? Sergio Leone allestisce un duello a tre che rester&#224; per sempre nella storia del cinema. I protagonisti sono in un cimitero militare abbandonato e il sole picchia forte sopra le loro teste. Nella loro mente c&#39;&#232; spazio solo per un unico pensiero: mettere [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/un-gioco-pericoloso/">Un &ldquo;gioco&rdquo; pericoloso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordate la fine del film Il buono, il brutto e il cattivo? Sergio Leone allestisce un duello a tre che rester&agrave; per sempre nella storia del cinema. I protagonisti sono in un cimitero militare abbandonato e il sole picchia forte sopra le loro teste. Nella loro mente c&#39;&egrave; spazio solo per un unico pensiero: mettere le mani sul carico d&#39;oro andato perduto che li ha portati fin l&igrave;, l&#39;uno di fronte all&#39;altro. Per farlo per&ograve; non baster&agrave; restare in piedi e incrociare gli sguardi, ma essere pi&ugrave; svelti e precisi degli altri due. In questa situazione, in linea di principio, nessuno pu&ograve; attaccare senza essere a sua volta attaccato. Potr&agrave; sembrare strano, ma il triangolo memorabile formato da Joe (il buono), Tuco (il brutto) e Sentenza (il cattivo) rappresenta una cornice perfetta per sviluppare alcune delle idee cardine della  Teoria dei giochi.</p>
<p>Partorita dal genio di John Nash, premio Nobel per l&#39;Economia nel 1995, essa nasce dall&#39;esigenza di analizzare il comportamento di pi&ugrave; individui che interagiscono in maniera competitiva o cooperativa. La descrizione di questa interazione si fonda sull&#39;idea che il risultato conseguito da ciascuno dipende non solo dalle sue azioni, ma anche dal comportamento degli altri. Come &egrave; facile intuire, questa teoria offre sviluppi molto interessanti e le sue applicazioni sono tra le pi&ugrave; svariate. Si va dallo studio di metodi innovativi per l&#39;assegnazione degli incarichi politici in base alla forza dei partiti, a quello delle strategie adottate da gruppi finanziari, per finire con le dinamiche delle popolazioni nel campo della biologia.</p>
<p>In che modo allora i protagonisti del film di Leone ci aiutano a descrivere questi meccanismi di competizione tra individui? Per cercare di capirlo, torniamo l&igrave; dove li abbiamo lasciati, uno di fronte all&#39;altro nel cimitero abbandonato battuto da sole. Supponiamo che non sia stata concordata nessuna strategia tra le parti, ma che i tre abbiano stabilito un ordine preciso per esplodere i propri colpi. Ogni round ciascuno di loro avr&agrave; a disposizione un proiettile: prima Tuco, poi Joe e per ultimo Sentenza. Al termine del primo giro i sopravvissuti continuano il duello nell&#39;ordine dato. E&#39; ovvio che per ogni sfidante il miglior risultato possibile &egrave; quello di essere il vincitore e il peggiore quello di restare ucciso. Tuco &egrave; un pessimo tiratore, perch&egrave; centra il bersaglio solo nel 30% dei casi, Joe &egrave; molto pi&ugrave; abile di lui raggiungendo l&#39;80% e Sentenza &egrave; un tiratore infallibile. Non sbaglia mai. I patti dicono che sia Tuco a dover sparare per primo.</p>
<p>Proviamo allora a ragionare su quale possa essere per lui la strategia migliore per massimizzare il proprio risultato. Se Tuco spara a Joe e lo colpisce, il turno successivo Sentenza sparer&agrave; a Tuco colpendolo sicuramente. In questo modo, dunque, Tuco otterrebbe il risultato peggiore. D&#39;altra parte se egli decide di sparare a Sentenza e lo colpisce, a quel punto ha soltanto il 20% di probabilit&agrave; di salvarsi. Sembrerebbe proprio che Tuco non abbia molte possibilit&agrave; di farla franca, dal momento che &egrave; quasi indifferente per le sue sorti colpire l&#39;uno o l&#39;altro sfidante.</p>
<p>Cosa fare allora? Forse una via d&#39;uscita esiste. Se egli decide di non sparare, lasciando il primo round nelle mani degli avversari, ottiene certamente il risultato migliore. A quel punto infatti la mano passa a Joe e sta a lui decidere su quale dei suoi avversari aprire il fuoco. Se egli colpisce Tuco, rester&agrave; sicuramente ucciso per mano di Sentenza, mentre se non lo colpisce lascer&agrave; il gioco nelle mani del pi&ugrave; forte. Sar&agrave; infatti Sentenza stesso a decidere con quale avversario andare al secondo round e chiaramente egli sceglier&agrave; il pi&ugrave; debole, cio&egrave; Tuco. Quindi per Joe &egrave; pi&ugrave; conveniente sparare a Sentenza sperando di colpirlo per poter essere lui a sfidare Tuco. All&#39;inizio del secondo round il primo a sparare sar&agrave; di nuovo lui, il brutto. Indipendentemente da chi si ritrover&agrave; di fronte, al momento di esplodere quello che di fatto &egrave; il suo primo colpo, egli ha dunque il 30% delle probabilit&agrave; di essere il vincitore.</p>
<p>Il fatto che Tuco nel vero duello cinematografico non riuscir&agrave; a mettere le mani sul malloppo non &egrave; importante. Nell&#39;economia del nostro discorso invece giova sottolineare l&#39;efficacia della situazione scenica per mostrare uno dei capisaldi della teoria dei giochi applicata ad un gruppo di individui in competizione tra loro: guardare avanti e ragionare retrospettivamente. Ovvero individuare il proprio obiettivo e procedere a ritroso determinando passo dopo passo le scelte da effettuare per ottenerlo. Come mostrato dal ragionamento di Tuco, il successo del suo progetto non dipende soltanto dalle proprie capacit&agrave; individuali, ma anche da quelle dei suoi sfidanti. E soprattutto dalle scelte che essi prenderanno di volta in volta. Paradossalmente egli si trova a dover sperare che anche Joe ragioni &ldquo;correttamente&rdquo; e scelga di sparare a Sentenza.</p>
<p>Per i &ldquo;pesci piccoli&rdquo;, allora, la lezione pratica &egrave; che bisogna passare il primo turno per cercare di vincere. Veder applicata questa strategia in realt&agrave; &egrave; molto pi&ugrave; semplice di quanto si pensi. Durante la campagna presidenziale americana ad esempio, proprio come fa il &ldquo;nostro&rdquo; Tuco, pu&ograve; essere vantaggioso per un candidato minore attendere nelle retrovie e sperare di salire alla ribalta quando gli altri si sono fatti fuori a vicenda.</p>
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		<title>Capitolo 3 &#8211; Politica? (parte sesta)</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Mondo nel Pallone]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 14 - 1 Aprile 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Vogliamo essere presuntuosi. Vogliamo cercare di spiegare qualcosa. Vogliamo, parlando di calcio, capire e far capire che cosa affligge l&#39;Italia. Vogliamo portare alla luce che se l&#39;economia Italiana e&#39; allo sbando, perch&#232; allo sbando siamo, il motivo va cercato in chi dovrebbe risolvere il problema. L&#39;Italia come un ubriaco che arriva a casa la notte [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/capitolo-3-politica-parte-sesta/">Capitolo 3 &#8211; Politica? (parte sesta)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vogliamo essere presuntuosi.</p>
<p>Vogliamo cercare di spiegare qualcosa. Vogliamo, parlando di calcio, capire e far capire che cosa affligge l&#39;Italia. Vogliamo portare alla luce che se l&#39;economia Italiana e&#39; allo sbando, perch&egrave; allo sbando siamo, il motivo va cercato in chi dovrebbe risolvere il problema.</p>
<p>L&#39;Italia come un ubriaco che arriva a casa la notte tardi e si accorge di aver perso le chiavi, e cos&igrave; le cerca nella zona di luce che il lampione davanti all&#39;ingresso gli concede, solo e semplicemente perch&egrave; quello e&#39; l&#39;unico posto dove riesce a vedere qualcosa.</p>
<p>Ma le chiavi per sua sfortuna non sono li. Sarebbe troppo facile.</p>
<p>Le soluzioni semplici, quelle alla luce del sole, non sono mai quelle che funzionano, se non altro quando si parla di problemi della portata del Bel Paese.</p>
<p>Il Calcio e&#39; fallito. Perch&egrave;?</p>
<p>Perch&egrave; hanno speso troppo.</p>
<p>Sbagliato. Fallito significa proprio che hanno speso troppo. Non e&#39; un rapporto di causa-effetto.</p>
<p>Parmalat non ha fatto crack perch&egrave; spendevano troppo o non era abbastanza competitiva. Ha fatto crack perch&egrave; i suoi amministratori hanno perso di vista la loro missione, ovvero la creazione di plusvalore per conto dei proprietari dell&#39;azienda, l&#39;azionariato diffuso. Hanno speso il loro tempo ad imbucare soldi a destra e a manca in una intricata tessitura di finanziarie inesistenti che ora non trovano pi&ugrave; nemmeno loro invece che creare ricchezza. In economia non &egrave; vero che nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Gli imprenditori e i manager lungimiranti la ricchezza la creano, la moltiplicano per dirla in modo pi&ugrave; tecnico. Loro l&#39;hanno prodotta poi l&#39;hanno fatta sparire.</p>
<p>In Parmalat, come in Italia, le cose si creano e poi si fanno sparire.</p>
<p>E questo comportamento ha fatto si che &ldquo;spendessero&rdquo; troppo e in modo non efficiente, li ha fatti fallire.</p>
<p>Il calcio, allo stesso modo, non e&#39; fallito perch&egrave; la societ&agrave; hanno speso troppo ma perch&eacute; gli amministratori del sistema hanno cessato di assolvere il loro ruolo di amministratori per conto dei proprietari (Noi) e si sono auto-proclamati pieni proprietari e beneficiari unici degli introiti e del potere che derivano dal Giuoco Calcio. Salvo poi non voler accollarsi pure i diritti residuali d&#39;impresa, ovvero i costi e le responsabilita&#39; quando il gioco si fa duro e le cose si mettono male, per dirla in parole povere.</p>
<p>L&#39;Italia va male per una serie infinta di motivi.</p>
<p>Il sentore comune e&#39; che questo accada perch&egrave; la produttivit&agrave; cala e i costi del lavoro aumentano. Il tasso di cambio reale effettivo italiano si apprezza e l&#39;export italiano diventa meno attraente agli importatori esteri. La domanda scarseggia, il debito pubblico e&#39; alle stelle e del deficit meglio non parlarne, ci sono troppi soldi che inseguono la stessa quantit&agrave; di beni, l&#39;inflazione avanza, le banche e il sistema creditizio sono chiusi e obsoleti nonch&egrave; in mano ad pochi scellerati che per&ograve; vanno a Messa la domenica, i prezzi aumentano perch&egrave; gli imprenditori sono costretti a far fronte all&#39;aumento dei costi del lavoro e l&#39;inflazione percepita va alle stelle perch&egrave; i salari nominali non si adeguano. Il lavoro scarseggia perch&eacute; gli imprenditori sono costretti a sostituire il lavoro con il capitale; la manodopera costa troppo in Italia, meglio comprare una macchina o delocalizzare altrove.</p>
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		<title>Numero 14 &#8211; 1 Aprile 2007 &#8211; Pesce d&#8217;aprile</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Numero 14 - 1 Aprile 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A giudicare dagli effetti devastanti sull&#8217;ambiente e sulla vita delle persone che si rilevano negli ultimi anni, l&#8217;economia capitalistica continua a deludere l&#8217;ottimismo e la fiducia smithiani. I primi a farsi carico degli effetti del cambiamento climatico sono i soggetti più deboli, che siano i pescatori cinesi, gli afroamericani di New Orleans, o addirittura tutti [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/pesce-daprile/">Numero 14 &#8211; 1 Aprile 2007 &#8211; Pesce d&#8217;aprile</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A giudicare dagli effetti devastanti sull&#8217;ambiente e sulla vita delle persone che si rilevano negli ultimi anni, l&#8217;economia capitalistica continua a deludere l&#8217;ottimismo e la fiducia smithiani. I primi a farsi carico degli effetti del cambiamento climatico sono i soggetti più deboli, che siano i pescatori cinesi, gli afroamericani di New Orleans, o addirittura tutti coloro che non sono ancora nati. E&#8217; così che funziona. Un pesce d&#8217;aprile di pessimo gusto che si ripete tutti i giorni dell&#8217;anno.<br />
Sempre nella sezione Internazionale, ci spostiamo nel martoriato Libano e cerchiamo di far luce sul soggetto politico per definizione contraddittorio di queste terre : Hezbollah.<br />
La sezione Economia e Politica parla di nanismo e di possibili rimedi. Una efficace riforma del sistema elettorale basterà ad assicurarci la tanto agognata stabilità dell&#8217;esecutivo nonché il necessario sfoltimento dell&#8217;eccessiva frammentazione partitica? Le nostre piccole medie imprese sono piccole perché non han voglia di crescere o perché non esistono servizi di credito a loro dedicati?<br />
Nella sezione Scienza continuiamo il nostro viaggio nel passato scientifico di Via Panisperna e assistiamo ad un insolito duello tra Sergio Leone e John Nash.<br />
In Letteratura e Filosofia andiamo a cena con altri due grandissimi all&#8217;Hotel Majestic di Parigi ed invitiamo i fumatori a fare i conti di tanto in tanto con uno specchio.<br />
In tempo libero torniamo piccoli e proviamo il senso di colpa sproporzionato dei bambini e visitiamo il nuovo Museo del Mare di Genova.<br />
Cari viaggiatori, fate buon viaggio!</p>
<ul><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/incontro-al-majestic-pettegolezzo-dautore/" title="Incontro al Majestic: pettegolezzo d&#39;autore">Incontro al Majestic: pettegolezzo d&#39;autore</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/capitolo-3-politica-parte-sesta/" title="Capitolo 3 &#8211; Politica? (parte sesta)">Capitolo 3 &#8211; Politica? (parte sesta)</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/lo-spinello-di-oscar-wilde/" title="Lo spinello di Oscar Wilde">Lo spinello di Oscar Wilde</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/la-finanza-che-fa-crescere-le-pmi/" title="La finanza che fa crescere le pmi">La finanza che fa crescere le pmi</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/il-valore-di-una-scelta/" title="Il valore di una scelta">Il valore di una scelta</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/disastro/" title="Disastro">Disastro</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/genova-galata-museo-del-mare/" title="Genova: Galata Museo del Mare">Genova: Galata Museo del Mare</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/cera-una-volta-via-panisperna-seconda-parte/" title="C&#39;era una volta via Panisperna &#8211; seconda parte">C&#39;era una volta via Panisperna &#8211; seconda parte</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/el-nio-fenomeno-nato-a-causa-della-industrializzazione-colpisce-i-paesi-in-via-di-sviluppo/" title="&ldquo;El Ni&ntilde;o&rdquo;, fenomeno nato a causa della industrializzazione, colpisce i paesi in via di sviluppo">&ldquo;El Ni&ntilde;o&rdquo;, fenomeno nato a causa della industrializzazione, colpisce i paesi in via di sviluppo</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/partito-di-dio-o-partito-del-diavolo/" title="Partito di Dio o Partito del Diavolo?">Partito di Dio o Partito del Diavolo?</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/prigionieri-in-iraq/" title="Prigionieri in Iraq">Prigionieri in Iraq</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/un-gioco-pericoloso/" title="Un &ldquo;gioco&rdquo; pericoloso">Un &ldquo;gioco&rdquo; pericoloso</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/pesce-daprile/" title="Numero 14 &#8211; 1 Aprile 2007 &#8211; Pesce d&#8217;aprile">Numero 14 &#8211; 1 Aprile 2007 &#8211; Pesce d&#8217;aprile</a></li></ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/pesce-daprile/">Numero 14 &#8211; 1 Aprile 2007 &#8211; Pesce d&#8217;aprile</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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