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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 15 &#8211; 16 Aprile 2007</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
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		<title>Un po&#039; di sano campanilismo</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Rubbi</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Cantina del Viaggiatore]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 15 - 16 Aprile 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Eh gi&#224;: in un epoca di scarsa integrazione, di culture (e colture) che non si incontrano ma si scontrano, in un epoca di avanzata di vini del mondo nuovo, in una citt&#224; dove il vino bianco &#232; la Falanghina e il rosso il Nero D&#8217;Avola io rispondo &#8220;VIVA I COLLI BOLOGNESI&#8221;, va mo la! Sar&#224; [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/un-po-di-sano-campanilismo/">Un po&#39; di sano campanilismo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Eh gi&agrave;: in un epoca di scarsa integrazione, di culture (e colture) che non si incontrano ma si scontrano, in un epoca di avanzata di vini del mondo nuovo, in una citt&agrave; dove il vino bianco &egrave; la Falanghina e il rosso il Nero D&rsquo;Avola io rispondo &ldquo;VIVA I COLLI BOLOGNESI&rdquo;, va mo la!</p>
<p> Sar&agrave; perch&eacute; son tornato dalla toscana in pianta stabile a Bologna, sar&agrave; perch&eacute; &egrave; un po&rsquo; che non metto piede (ahim&egrave;) in Piemonte, sar&agrave; anche perch&eacute; ho iniziato a lavorare all&rsquo;Enoteca Regionale Emilia Romagna, ma forse sar&agrave; soprattutto perch&eacute; sui colli bolognesi, con o senza ali sotto i piedi, si fa del buon vino.</p>
<p> &Egrave; quanto emerge dalla sfida, pardon, &ldquo;Disfida Cieca&rdquo; organizzata dal consorzio dei Colli Bolognesi al Vinitaly, dove tre Pignoletto si son scontrati con quattro grandi bianchi Italiani e quattro rossi bolognesi (Cabernet Sauvignon e Merlot) si son scontrati con tre grandi rossi, sempre italiani.</p>
<p> Da sottolineare che tutti i vini a cui i &ldquo;prodi&rdquo;  Bolognesi han gettato il guanto di sfida erano dei signor &ldquo;Tre Bicchieri&rdquo; (uno se non il massimo riconoscimento enologico Italiano) ergo il gotha dell&rsquo;enologia italiana.    </p>
<p> Partita difficile, come mi ha confidato un agitato Daniele Belletti, giovane direttore del Consorzio Colli Bolognesi, prima della disfida &ldquo;stavolta l&rsquo;abbiam fatta bene: se va va&hellip;se non va si prende una bella bastonata!&rdquo; .</p>
<p> Breve spiegazione delle regole del gioco: sette bicchieri, prima i bianchi poi i rossi, messi in tavola senza indicare di che vini si trattasse. Una scheda in cui i vari giudici dovevano assegnare un punteggio da 1 a 7 ad ogni vino, per ricavare poi una classifica in ordine di piacevolezza (nessuna pretesa &lsquo;scientifica&rsquo;, quindi): 7 punti al vino preferito, 6 al secondo, 5 al terzo, 4, al quarto, 3 al quinto, 2 al penultimo, 1 punto al vino meno gradito.</p>
<p> Arbitro imparziale, e particolarmente severo, Fabio Giavedoni Di Slow Food, coadiuvato da Max Calvi di Rizomedia.</p>
<p> Finita la degustazione, consegnate le schede, dopo un po&rsquo; di studiata suspence tra i brusii di sorpresa e di nervosismo una volta rivelata l&rsquo;identit&agrave; dei big Italiani , &egrave; stata sancita l&rsquo;inattesa &lsquo;vittoria&rsquo; del Pignoletto 2005 di Vallona fra i bianchi, che ha prevalso sugli altri vini italiani. Il Colli Bolognesi doc Pignoletto di Vallona ha battuto nell&rsquo;ordine dei &lsquo;big&rsquo; come il Verdicchio classico superiore Castelli di Jesi doc Podium di Garofoli (3 bicchieri Gambero Rosso la versione 2004) e il Soave La Frosc&agrave; di Gini (anch&rsquo;esso 3 bicchieri Gambero Rosso); quarto l&rsquo;ottimo Colli Bolognesi doc Pignoletto di Cinti, quinto il Fiano Radici di Mastroberardino.</p>
<p> Ancora pi&ugrave; eclatante per&ograve; &egrave; stato il risultato a favore dei Colli Bolognesi per i rossi.</p>
<p> Quattro nelle prime quattro posizioni.</p>
<p> Primo il Merlot di Tizzano, secondo il Cabernet Sauvignon Monte Gorgii di Isola, terzo il Merlot Alto Vanto di Federico Aldrovandi, quarto il Cabernet Sauvignon Diggioanni di Vallona, che hanno l&rsquo;onore di aver fatto mangiare la polvere, nemmeno si trattasse dei vini delle sabbie ferraresi, a puledri di razza come il Guidalberto della Tenuta San Guido, il Merlot di Planeta e il Cabernet Sauvignon Palazzotto di Maculan.</p>
<p> &ldquo;E a chi obiettasse che queste degustazioni sono influenzate dalla provenienza dei partecipanti, &egrave; bene precisare che solo il 30% dei degustatori erano bolognesi (di cui come abbiamo visto, soltanto due i vignaioli&hellip;)  e che erano presenti perfino 2 americani, un inglese, un brasiliano, alcuni toscani, un produttore del Lazio, enologi e tecnici romagnoli, reggiani, modenesi e veneti.</p>
<p> Palati e olfatti di ogni provenienza, dunque&rdquo;[1] come sottolineano con orgoglio al Consorzio.</p>
<p> Al di la del campanilismo non celato di quest&rsquo;articolo, il tutto serve a dimostrare come nel mondo del vino oramai il prezzo (tutti i vini battutti costano almeno quattro volte i bolognesi) e la qualit&agrave; percepita del vino siano indotti da mode del momento, guide e giornalisti pi&ugrave; o meno credibili e pi&ugrave; o meno in buona fede.</p>
<p> Se chiedervi di tornare a ragionare col vostro cervello &egrave; troppo (forse anche per me), almeno tornate ad assaggiare col vostro palato.</p>
<p> Va mo la.</p>
<p> <br />
<hr align="left" width="33%" size="1" />
<p align="justify" class="normale"> <a href="#back1" name="1"><sup>[1]</sup></a> Fabio Bottonelli </p>
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		<title>Scarti Cap. II Parte Prima</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Mistrangelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 15 - 16 Aprile 2007]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E se questo vento mi sbatte in faccia, ora, non me la pu&#242; tagliare, non mi pu&#242; ferire. Questo pensa Alessandro. Sar&#224; lui, anzi, a tagliare in due il vento, a strapparlo con quella sua stessa faccia rotta che non pu&#242; pi&#249; patire nulla, come se fosse una freccia lenta e inesorabile, fendere il vento [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/scarti-cap-ii-parte-prima/">Scarti Cap. II Parte Prima</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E se questo vento mi sbatte in faccia, ora, non me la pu&ograve; tagliare, non mi pu&ograve; ferire. Questo pensa Alessandro. Sar&agrave; lui, anzi, a tagliare in due il vento, a strapparlo con quella sua stessa faccia rotta che non pu&ograve; pi&ugrave; patire nulla, come se fosse una freccia lenta e inesorabile, fendere il vento come un vela piegata e gonfia in mezzo al mare, come un muro di pietre a secco sul fianco della collina. Alessandro attraversa cos&igrave; il porto, questa notte del suo ritorno, con quei suoi passi invadenti, gambe larghe e braccia aperte, come battendo una marcia al rientro da una guerra dalla quale &egrave; sopravvissuto. Una guerra infinita in cui lui continua, purtroppo, a sopravvivere. Alessandro si muove per i pontili, tagliando per sentieri che sanno in pochi, mentre l&#39;aria di mare gli riempie polmoni e viscere, facendogli bruciare la gola, la stessa cosa che succeder&agrave; bevendo il vino che sta andando a rimediare, grazie ai quattro spiccioli che si &egrave; trovato addosso. Vino crudo, agrodolce, pensa che se ne vuole ingozzare stanotte, ingozzare. Non gli serve per dimenticare nulla, perch&eacute; Alessandro sa che non potr&agrave; dimenticare le botte, mai, n&eacute; la galera, o se stesso. Solo con il vino, e le poche altre droghe che ha potuto permettersi nella sua vita, se le ricorda diverse, tutte quelle cose, e ne inventa di altre, tutte da ridere o da sorridere. Sa bene che la sua faccia &egrave; cos&igrave;, rimarr&agrave; la stessa ogni mattina. Deforme, un libro su cui hanno scritto e inciso il suo destino con l&#39;aiuto delle mani e di bastoni e pungoli. Alessandro cos&igrave; ogni volta che vede riflessa la sua faccia, da qualche parte, ci legge qualcosa di nuovo e d&#39;identico, un brano della sua vita, un indicazione per il suo futuro. Ogni volta in cui non si ricorda chi &egrave; e che cosa ci sta a fare al mondo, o se sia bello starci o giusto, lo trova scritto sul libro dei segni che hanno posto sulla sua faccia, tra una cicatrice ed un callo osseo. E&#39; l&#39;unica cosa che sa leggere, non bisogna sapere le parole.</p>
<p>Alessandro ha freddo, &egrave; in camicia in mezzo alla notte di met&agrave; autunno, ma &egrave; euforico perch&eacute; &egrave; di nuovo libero, &egrave; di nuovo fuori. Fuori non ha nulla e nessuno, ma libero per lui vuole almeno dire che i secondini non potranno pi&ugrave; bastonarlo e i medici chiacchieroni non potranno pi&ugrave; imbottirlo di pillole, anche se perlomeno quelle lo spegnevano per un po&#39;, gli davano quel tepore e quel sonno senza pensieri, come una televisione in un angolo, spenta ma con la lucina della corrente. A lui per&ograve; non andava gi&ugrave; che fossero loro a decidere quando spegnerlo, che poi succedeva che cos&igrave; ricominciavano a bastonarlo, ma con pi&ugrave; facilit&agrave;, e lui non riusciva a fare n&eacute; dire nulla, e allora si lasciava andare al tepore chimico, e le botte e gli insulti li sentiva sempre meno, sempre meno, la guancia sul pavimento, la bocca aperta, lo sguardo fisso sulla luce, tenue, finch&eacute; non s&#39;incrociano gli occhi e mille raggi sembrano esplodere dalla lampadina. E intanto i ghigni delle guardie si dimenano attorno al suo corpo, ma dopo poco ci perdevano gusto, con lui inerme, e la smettevano.</p>
<p>E i giorni cos&igrave; passavano. Con un ritmo un po&#39; strano, ma passavano.</p>
<p>Ma stanotte &egrave; diversa per Alessandro, e l&igrave; al porto potr&agrave; addormentarsi di vino, in mezzo ad altri fantasmi d&#39;uomini, e saranno tutti ubriachi uguali, e allora nessuno cercher&agrave; rissa con nessuno, anzi se ne staranno stretti a ridere un po&#39;, a scaldarsi.</p>
<p>Alessandro prova a ricordare come c&#39;&egrave; finito in galera, e gli viene in mente quella storia balorda, quasi incredibile. Quasi al limite di un sogno, di un incubo, come forse &egrave; tutta la sua vita, forse, una specie di film, ne ha visti tanti all&#39;oratorio, quei film dove non sai bene se ridere o essere triste o fare la faccia intelligente, tragicomico, tra-gi-co-mi-co, gli ha spiegato una volta il prete, e da allora lui quella parola la usa proprio in quelle situazioni che se le stesse vedendo da fuori, si metterebbe a ridere, e quando invece c&#39;&egrave; dentro mani e piedi, non fanno ridere per un cazzo.</p>
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		<title>Il viaggio mito e scienza</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 15 - 16 Aprile 2007]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Questa volta la mia gita &#232; cortissima vado in via Zamboni 33 a vedere la mostra &#8220;Il Viaggio Mito e Scienza&#8221;, ospitata nel palazzo del rettorato, negli spazi dedicato al Museo di Palazzo Poggi. Ma la mostra cos&#236; vicina, ci porta lontano lontano nelle grandi scoperte geografiche e spedizioni scientifiche tra il XV e il [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/il-viaggio-mito-e-scienza/">Il viaggio mito e scienza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta la mia gita &egrave; cortissima vado in via Zamboni 33 a vedere la mostra &ldquo;Il Viaggio Mito e Scienza&rdquo;, ospitata nel palazzo del rettorato, negli spazi dedicato al Museo di Palazzo Poggi.</p>
<p>Ma la mostra cos&igrave; vicina, ci porta lontano lontano nelle grandi scoperte geografiche e spedizioni scientifiche tra il XV e il XVIII secolo, cio&egrave; da Colombo a Cook che dall&#39;America alla Nuova Zelanda coprirono tutto il mondo allora sconosciuto.</p>
<p>Nel percorso sono esposti rarissimi manoscritti, come ad esempio il testo di Michele da Cuneo De nouitatibus Insularu(m) oceani&#8230; (Savona, come posso omettere una citazione della mia citt&agrave; natale?, 15-28 ottobre 1495). Michele de Cuneo accompagn&ograve; Colombo nel secondo viaggio compiuto da quest&#39;ultimo oltreoceano. Il documento manoscritto rappresenta l&#39;unica trascrizione esistente della relazione compilata dall&#39;autore al termine del viaggio: una tra le prime testimonianze dirette, vivida e incuriosita, di come apparve il Nuovo Mondo agli occhi di un europeo della fine del &#39;400. Michele de Cuneo d&agrave; una grande quantit&agrave; di notizie dettagliate sulle nuove isole scoperte, sulle piante, sugli animali, sulle popolazioni. Accenn&ograve; ai camballi, i cannibali, a un frutto squisito che assomigliava a una grande pigna (l&#39;ananas), alla presenza di pappagalli di ogni colore (raffigurati anche in un quadro). E parl&ograve; naturalmente di Cristoforo Colombo, del quale era probabilmente amico da tempo, che chiamava &laquo;signor armirante&raquo;, signor ammiraglio. Di Colombo elogia il grande talento di navigatore, cos&igrave; abile a leggere i segni del cielo (una nuvola, una stella) e del mare da riuscire ad anticipare i pericoli delle tempeste, durante le quali era lui stesso a mettersi al timone della nave. </p>
<p>I viaggi di scoperta dell&#39;epoca moderna sono assimilabili agli odierni viaggi nello spazio. Per entrambi era, ed &egrave;, fondamentale cartografare. Alla necessit&agrave; di cartografare si accompagna poi il bisogno di censire, di classificare e di rappresentare piante e animali mai visti prima. A queste esigenze tent&ograve; di dare risposta il primo museo naturalistico del mondo, allestito nella seconda met&agrave; del XVI secolo dal naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi, che &egrave; parte integrante del Museo e dell&#39;esposizione. Aldrovandi fu uno tra i pi&ugrave; attenti e moderni collezionisti del proprio tempo, ritenuto da Linnneo e da Buffon, il fondatore della Storia Naturale moderna. Le scoperte geografiche andavano rivelando realt&agrave; naturali del tutto nuove, delle quali era ovviamente impossibile avere una conoscenza diretta. Cos&igrave;, non potendo andare &ldquo;in tutti i luoghi&rdquo; Aldrovandi punt&ograve; sul trasferimento e la ricostruzione della realt&agrave; naturale di ogni terra lontana o vicina, all&#39;interno delle sue mura domestiche. In mostra, oltre ai reperti, saranno esposti alcuni volumi di tavole acquarellete che raccoglievano migliaia di raffigurazioni di piante, animali, minerali e mostri, commissionate dal naturalista bolognese a importanti artisti, come Jacopo Ligozzi. Aldrovandi affid&ograve; alle figure un ruolo centrale nell&#39;ambito della ricerca: esse servivano a mostrare &ldquo;le cose di natura&rdquo; nella loro interezza e nel loro stato ottimale e conferivano cos&igrave; ai reperti conservati nel Museo, piena validit&agrave; scientifica.</p>
<p>Il viaggio ruota attorno a due emblemi che fanno parte della ricchezza un po&#39; ignorata del nostro ateneo: l&#39;Ulisse omerico, affrescato al piano terreno di Palazzo Poggi da Pellegrino Ribaldi nell&#39;Aula magna dell&#39;Accademia delle scienze, e la Nave, esemplificata nelle sue molteplici tipologie e nelle peculiarit&agrave; costruttive e tecniche nella galleria dei modelli cinque-sei-settecenteschi delle collezioni permanenti del Museo (una delle pi&ugrave; importanti al mondo per la sua integrit&agrave; ).</p>
<p>In mostra sono esposti dipinti, atlanti, mappamondi antichi, carte geografiche e nautiche, strumenti di navigazione (il GPS non era ancora stato inventato) provenienti da musei e biblioteche italiani e stranieri.</p>
<p>Tra le pitture, scelte sia per il loro valore artistico, sia per la pertinenza a documentare le nuove scoperte e le nuove concezioni del mondo, segnalo innanzitutto, per ovvio spirito corporativo, &ldquo;La lezione di Matematica&rdquo; di Michiel Van Musscher poi le opere di Jacopo Zucchi &ldquo;Allegoria della scoperta dell&#39;America&rdquo;, di Bartolomeo Passarotti &ldquo;Pescheria&rdquo;, di Caravaggio &ldquo;Fanciullo morso da ramarro&rdquo;, Pietro Longhi &ldquo;La lezione di geografia&rdquo;, Francesco Apollodoro detto il Porcia &ldquo;Ritratto di Giovanni Antonio Magini &rdquo;. In prestito all&#39;esposizione bolognese dal Rijkmuseum di Amsterdam un nucleo di importanti dipinti del Seicento olandese che sono testimonianza delle rotte d&#39;oltremare, dei nuovi traffici mercantili e degli esordi  dell&#39;espansione coloniale, come ad esempio &ldquo;Ritratto di Gerard Pietersc Hulft&rdquo; di Govert Flink, &ldquo;Menagerie of Stadhouder Willem II&rdquo; di Melchior d&#39;Hondecoeter, &ldquo;Naufragio contro una scogliera&rdquo; di Abraham Willaerts.</p>
<p>La mostra &egrave; aperta fino al 3 giugno, chiusa il luned&igrave;, gli studenti universitari hanno diritto al biglietto ridotto, cos&igrave; come i dipendenti. Per ulteriori informazioni visitare il sito www.museopalazzopoggi.unibo.ut</p>
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		<title>Eccolo l&#236;, il Silvio Re</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 15 - 16 Aprile 2007]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sul filo del fuorigioco, con un guardalinee che pure in posizione corretta non alza la bandierina, perch&#233; in realt&#224; era un passo oltre Pippo Inzaghi. Ma non interessa a nessuno, neppure nella sezione Spazio e tempo libero de L&#39;Arengo del Viaggiatore, dove fossero i piedi del centravanti d&#39;area, opportunista e sornione, rispetto a quelli del [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/eccolo-l-il-silvio-re/">Eccolo l&igrave;, il Silvio Re</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sul filo del fuorigioco, con un guardalinee che pure in posizione corretta non alza la bandierina, perch&eacute; in realt&agrave; era un passo oltre Pippo Inzaghi. Ma non interessa a nessuno, neppure nella sezione Spazio e tempo libero de L&#39;Arengo del Viaggiatore, dove fossero i piedi del centravanti d&#39;area, opportunista e sornione, rispetto a quelli del difensore bavarese, che immaginiamo gonfio di birra all&#39;Oktober Fest, o tutt&#39;al pi&ugrave; proposto per la parte di Kapo in un film di nuova produzione.</p>
<p>Eccolo l&igrave;, il Silvio Re.</p>
<p>Sornione in agguato, sempre sotto la luce dei riflettori ma ben nascosto, dietro le sciocchezze dei suoi alleati e dei suoi dipendenti, sempre pronti a cercare di essere pi&ugrave; realisti del Re, pi&ugrave; cinici del pi&ugrave; cinico, pi&ugrave; presenti del pi&ugrave; presenzialista. Quella ciurma che si agita e si anima ma che tace, quando tocca a Capitan Uncino catturare Peter Pan. Basta un cenno, un cenno del sopracciglio ed ecco che parte l&#39;assist, di tacco e la palla corre fino a insaccarsi in fondo alla rete.</p>
<p>Un boato di gioia. Ma che decreti, tornelli e tv. La folla che esulta alla Allianz Arena &egrave; popolo assiepato, che ha percorso l&#39;autostrada del Brennero ed &egrave; arrivato in Germania. In Germania vince l&#39;Italia, cos&igrave; pare stia funzionando di questi tempi. Il volto di Galliani trasfigurato dalla folle ed infantile gioia per un campo di pallone non &egrave; vietata da niente, quella di Silvio Re &egrave; velata dalla sua assenza materiale ma da una presenza onnipresente. Che sa essere anche discreta.</p>
<p>Non erano passati molti giorni dal barbaro assassinio di Adjimal, compagno di prigionia del nostro collega Mastrogiacomo, dalla ben pi&ugrave; triste sorte. Ancora meno ne erano passati dalle parole vigliacche ed infami di chi ha pensato bene di buttare questo cadavere &#8211; da solo, privo della compagnia dei sequestrati negli anni scorsi &#8211; nel bel mezzo del dibattito parlamentare.</p>
<p>Ma chiara e forte tutti &#8211; tutti, Fassino D&#39;Alema e Prodi per capirci &#8211; tutti l&#39;avevano capito. Berlusconi aveva chiesto silenzio, per cortesia. All&#39;estero siamo uniti. Tutti d&#39;accordo.</p>
<p>E allora complimenti, Presidente Berlusconi. Questa vittoria costruita con la classe dello statista, il pugno fermo del leader ed il guizzo dell&#39;uomo d&#39;area. Come vede questo Arengo sa togliersi il cappello anche di fronte agli avversari, sa riconoscere la grandezza degli altri e far&agrave; di tutto perch&eacute; anche le opinioni che non condivide abbiano spazio e luogo. Ci auguriamo che anche da parte sua questo comportamento rifletta non solo il fiuto dell&#39;imprenditore d&#39;area ma anche la saggezza, la correttezza e l&#39;onest&agrave; dello statista. Questo ce lo diranno i prossimi eventi.</p>
<p>Adesso se la vedr&agrave; con gli inglesi del caro Tony. In bocca al lupo, e vinca il migliore.</p>
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		<title>Beirut: la citt&#224; serpente, l&#039;Atlas Group e Jalal Toufic</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Colasurdo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 15 - 16 Aprile 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Oltre alla questione storica mediorientale il mondo musulmano ha una drammatica faccenda irrisolta: gli annunciati scontri intestini tra sciiti e sunniti (per un approfondimento su aspetti di questa situazione vedi l&#39;articolo di Giuseppe Cantelmi nell&#39;arengo n&#176;14). Ci&#242; accade con maggior vigore in un paese specifico, scenario continuo di guerra e vittima perenne degli scontri per [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/beirut-la-citt-serpente-latlas-group-e-jalal-toufic/">Beirut: la citt&agrave; serpente, l&#39;Atlas Group e Jalal Toufic</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre alla questione storica mediorientale il mondo musulmano ha una drammatica faccenda irrisolta: gli annunciati scontri intestini tra sciiti e sunniti (per un approfondimento su aspetti di questa situazione vedi l&#39;articolo di Giuseppe Cantelmi nell&#39;arengo n&deg;14).   Ci&ograve; accade con maggior vigore in un paese specifico, scenario continuo di guerra e vittima perenne degli scontri per il suo assetto multireligioso: il Libano (70% musulmani, divisi in cinque confessioni: sunniti, sciiti, ismailiti, drusi e alawiti, 30% cristiani, divisi in 11 confessioni riconosciute e una minoranza ebraica<a name="back1" href="#1"><sup>[1]</sup></a>). Questo paese che ha avviato la ricostruzione nel 1991 dopo una guerra lunga 15 anni, ha subito nel luglio e agosto 2006<a name="back2" href="#2"><sup>[2]</sup></a> nuovi massicci bombardamenti che hanno capovolto nuovamente l&#39;assetto materiale della citt&agrave; e infranto la speranza di rimanere un paese pieno di problemi da risolvere ma perlomeno senza guerre e distruzioni improvvise per mano altrui: schiacciati come sono dalle pressioni di Siria e Iran e dalle reazioni israeliane.</p>
<p>&ldquo;E&#39; un groviglio infernale e la vittima predestinata e sempre Beirut, che pu&ograve; difendersi soltanto se i cittadini della repubblica dei cedri dimenticheranno le appartenenze religiose e ricorderanno d&#39;essere prima di tutto libanesi.&rdquo; <a name="back3" href="#3"><sup>[3]</sup></a></p>
<p>Beirut, la capitale, centro culturale ed economico fulgido dove convivono la tradizione islamica, il retaggio coloniale e la globalizzazione, il tutto rispecchiato nella variegata situazione linguistica (arabo,armeno, francese e inglese) &egrave; stata spesse volte definita la Berlino del Medio Oriente per il suo passato tragico e il futuro pieno di aspettative. Questa citt&agrave;, in effetti,  ha tentato pi&ugrave; volte progetti di ricostruzione fisica e morale<a name="back4" href="#4"><sup>[4]</sup></a>, identificandosi  con i  flussi e i riflussi delle sue assenze e presenze, rovine e  progettualit&agrave;, oblio e ricordi. Sembrerebbe di parlare di una citt&agrave; di confine, ma forse si tratta di un paese che si fa esso stesso confine. Questa sofferta condizione dell&#39;essere libanesi &egrave; stata ripresa in maniera particolare da una generazione (quella degli anni 60&#39;) che ha vissuto la guerra nella giovinezza e che ha avuto la fortuna di emigrare (Francia e soprattutto Usa) reagendo a questa identit&agrave; difficile e ai problemi strettamente legati a quelli d&#39;ordine politico e religioso con un risveglio critico del pensiero attraverso l&#39; espressione artistica e il supporto di una sana e autentica informazione.</p>
<p>Sto parlando in particolare dell&#39;Atlas Group (<a target="_blank" href="http://www.theatlasgroup.org/" rel="nofollow">www.theatlasgroup.org</a>), un gruppo di ricerca composto da studiosi di vario genere (per lo pi&ugrave; architetti, fotografi e registi), ideato da Walid Raad (1967) nel 1999, che si propone di creare opere audio-visive e letterarie per mettere in luce la storia contemporanea del Libano e delle sue citt&agrave;.<a name="back5" href="#5"><sup>[5]</sup></a></p>
<p>Questa nuova realt&agrave; intellettuale e critica si propone di apportare un preciso lavoro di documentazione e reportage sulla storia del paese (catalogazione degli attentati e documentari) ma anche di elaborare in espressione artistica i suoi umori e pensieri (fotografie, installazioni, video art e libri).<a name="back6" href="#6"><sup>[6]</sup></a></p>
<p>Tra le diverse personalit&agrave; di questo gruppo spicca lo scrittore e saggista Jalal Toufic (1962) (<a target="_blank" href="http://www.jalaltoufic.com/">www.jalaltoufic.com</a>) che affronta, in relazione alla situazione del proprio paese e dell&#39;identit&agrave; islamica, una prosa saggistica pregna di riflessioni e un&#39;argomentazione filosofica che sfrutta la teoria dell&#39;immagine cara a Gilles Deleuze.</p>
<p>Non si tratta dei grandi trattati sull&#39;islam e l&#39;occidente, dei punti di vista consolidati e pi&ugrave; popolari ma di approcci nuovi ai problemi. Toufic ha pi&ugrave; volte nei suoi libri (Over-Sensitivity,1996 e  Forthcoming, 2000) avanzato in maniera esauriente l&#39;idea del &ldquo;the withdrawal of tradition past a surpassing disaster&rdquo; per interpretare il valore della commemorazione sciita dell&#39;Ashura con sentimento religioso e in maniera razionale. </p>
<p>Questa tematica &egrave; stata proposta per la prima volta come saggio aforistico del suo iniziale Distracted (1991, poi 2003 Tuumba Press), un multiforme taccuino giovanile dell&#39; &ldquo;esilio&rdquo; composto da constatazioni e osservazioni nonch&eacute; da sapide definizioni atte a saggiare la realt&agrave; dove si scorge da un lato un aspetto esclusivamente introspettivo e personale e dall&#39;altro uno che testimonia l&#39;essere libanesi attraverso un&#39;insofferente peregrinazione mentale. </p>
<p></p>
<hr width="33%" size="1" align="left">
<p align="justify" class="normale">
<a name="1" href="#back1"><sup>[1]</sup></a> Monica Rocco, Il Mondo Arabo, Pendragon, Bologna, 1998.</p>
<p><a name="2" href="#back2"><sup>[2]</sup></a> Il 12 luglio 2006 un commando Hezbollah attacca una pattuglia israeliana al confine, uccidendo tre militari e sequestrandone due. Lo stato Ebraico risponde con bombardamenti nel Sud del Libano.</p>
<p><a name="3" href="#back3"><sup>[3]</sup></a> Antonio Ferrari, &ldquo;Chi congiura contro l&#39;unit&agrave; nazionale&rdquo; su Corriere della Sera, 14/2/2007</p>
<p><a name="4" href="#back4"><sup>[4]</sup></a> &ldquo;Sette volte distrutta e sette volte ricostruita, questa citt&agrave; ogni volta &egrave; rinata dalle sue ceneri, ogni volta ha cambiato pelle, come un serpente&rdquo; battuta del film Terra incognita di Ghassan Salhab, presentato al festival di Cannes nel 2002.</p>
<p><a name="5" href="#back5"><sup>[5]</sup></a> The Atlas Group &amp; Walid Raad, saggi di Jalal Toufic, Montreal, Leonard &amp; Bina Ellen Gallery, 2006.</p>
<p><a name="6" href="#back6"><sup>[6]</sup></a> Le opere di questa equipe di ricerca verranno presentate in diverse occasioni a Milano nel progetto artistico e culturale Re-thinking Beirut (27 marzo-13 maggio 2007), saranno inoltre presentate importanti conferenze per riflettere su questo paese e la sua capitale dal punto di vista urbanistico, architettonico, culturale, religioso e sociale.</p>
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		<title>La figlia illegittima &#8211; prima parte</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Cinti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 15 - 16 Aprile 2007]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>a Marco Immaginate di essere un chimico. Vi occupate di reazioni nucleari che avvengono a basse energie. Il nome potrebbe incutervi timore ma in realt&#224; il vostro apparato sperimentale &#232; relativamente semplice: vi basta immergere due elettrodi, uno di palladio e l&#39;altro di platino, in una cella elettrolitica contenente una soluzione a base di deuterio. [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/la-figlia-illegittima-prima-parte/">La figlia illegittima &#8211; prima parte</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>a Marco</p>
<p>Immaginate di essere un chimico. Vi occupate di reazioni nucleari che avvengono a basse energie. Il nome potrebbe incutervi timore ma in realt&agrave; il vostro apparato sperimentale &egrave; relativamente semplice: vi basta immergere due elettrodi, uno di palladio e l&#39;altro di platino, in una cella elettrolitica contenente una soluzione a base di deuterio. Fornendo energia elettrica create una corrente all&#39;interno della soluzione elettrolitica. Questo, in realt&agrave;, lo avete imparato nei primi anni di universit&agrave;. Quello che invece ancora non avete capito &egrave; come sfruttare al massimo le propriet&agrave; del palladio: a che temperatura va mantenuta la soluzione, quale deve essere la sua concentrazione salina e a che pressione deve avvenire la reazione?</p>
<p>La risposta a queste domande &egrave; tutt&#39;altro che scontata, anche perch&eacute; non avete modelli teorici di riferimento che vi consentano di fare previsioni. Il motivo &egrave; che non esistono. La vostra &egrave; veramente ricerca di frontiera e in tutto il pianeta ci sono al massimo due o tre gruppi che si occupano di argomenti analoghi al vostro. In fondo &egrave; questo quello che vi piace, e l&#39;idea di essere i primi a realizzare la fusione nucleare a &ldquo;temperatura ambiente&rdquo; vi d&agrave; la forza di superare anche tutti quei momenti di sconforto nel quale vorreste piantare tutto. Perch&eacute; la verit&agrave; &egrave; che non riuscite ad ottenere alcun risultato e state procedendo davvero per tentativi. Siete realisti, e sciocco sarebbe nasconderselo.</p>
<p>Ma una mattina accade qualcosa di diverso. All&#39;inizio non capite e credete di aver commesso qualche errore. Quello che si fa in questi casi &egrave; accertarsi che gli strumenti siano a posto e i parametri settati proprio quelli richiesti. E&#39; tutto in ordine, il vostro apparato sperimentale funziona a meraviglia e quella che state misurando &egrave; proprio un&#39;eccedenza di calore. Allora vi precipitate dai vostri colleghi, perch&eacute; non volete correre il rischio di vedere una cosa che non esiste solo perch&eacute; vi avete lavorato tanto duramente. E invece sembra proprio che non stiate sognando: quello che avete davanti agl&#39;occhi &egrave; un specie di &ldquo;bicchiere d&#39;acqua&rdquo; che sta sprigionando energia. Vi annotate tutto: temperatura, concentrazione, pressione, corrente, tempi. E&#39; difficile contenere la gioia, ma si deve cercare di restare calmi: l&#39;esperimento va ripetuto al pi&ugrave; presto perch&eacute; le vostre ipotesi hanno bisogno di conferme precise. La ripetibilit&agrave; di un fenomeno &egrave; un valore fondamentale del &ldquo;fare&rdquo; scienza. Questo lo sapete benissimo. Vi &egrave; impossibile, tuttavia, non pensare a tutti quelli che da almeno due anni vi ridono dietro le spalle, perch&eacute; pensano che state cercando di fotografare Dio puntando una macchina fotografica a caso! Avevate ragione voi e presto lo sapranno tutti!</p>
<p>State pensando ancora a loro quando nel pomeriggio di quella storica giornata vi apprestate a ripetere l&#39;esperimento: stessa temperatura, soluzione, pressione, corrente del mattino. Ma stavolta niente. Come era accaduto migliaia di altre volte. Correte a controllare che tutto sia a posto, e proprio come qualche ora prima tutto &egrave; in ordine. Tutto tranne la cosa pi&ugrave; importante: il risultato. Eppure siete stati cos&igrave; attenti a ripetere le stesse identiche azioni della mattinata. Vi rendete conto che esiste un parametro che non conoscete o che avete trascurato. Non sembrerebbe esserci altra spiegazione. In ogni caso non vi fate prendere dal disfattismo: il risultato ottenuto durante l&#39;esperimento del mattino &egrave; straordinario e deve essere pubblicato. Scrivete un articolo nel quale parlate dell&#39;apparato sperimentale utilizzato, spiegate l&#39;importanza delle variabili in gioco, discutete criticamente i risultati ottenuti prospettando ulteriori sviluppi. In sostanza spiegate come avete fatto ad ottenere quello che avete ottenuto. E dato che non siete degli ingenui, non vi siete soffermati troppo su ogni minimo dettaglio: dietro l&#39;angolo potrebbe esserci la possibilit&agrave; di depositare un brevetto ed &egrave; giusto che ci sia scritto su il vostro nome.</p>
<p>Due mesi dopo il vostro articolo esce sulla pi&ugrave; importante rivista del settore e all&#39;improvviso ci sono molti occhi puntati su di voi. Entro la fine dell&#39;estate l&#39;universit&agrave; nella quale lavorate ottiene due anni di finanziamenti e potete proseguire le vostre ricerche. Passano altri due mesi, e su una rivista diversa da quella su cui avete pubblicato esce un articolo di un gruppo di ricercatori che sembrerebbe aver ottenuto risultati simili ai vostri. Seguono altri quattro lavori di altrettanti gruppi. Questi ultimi, tuttavia, non presentano nessun risultato significativo e si concentrano sulle propriet&agrave; del metallo impiegato per il catodo.</p>
<p>A distanza di sei mesi dalla vostra prima pubblicazione non si &egrave; andati troppo lontano. In realt&agrave; il vostro entusiasmo &egrave; cominciato e finito proprio quella mattina. Il problema non &egrave; migliorarsi. Ma ripetersi. Il vostro bicchiere magico sembra non volerne pi&ugrave; sapere di sprigionare energia. E proprio come il vostro, sembra non riesca a farlo neppure quello dell&#39;unico gruppo che all&#39;inizio aveva imboccato la vostra strada.</p>
<p>Dopo due anni di continui fallimenti, l&#39;universit&agrave; non vi rinnova i finanziamenti e siete costretti a cambiare rotta. Poteva andare diversamente, ma &egrave; andata cos&igrave;. La vostra &egrave; la storia di una delle tante ricerche che non ce l&#39;hanno fatta. In fondo non &egrave; un problema: la scienza &egrave; costellata di fallimenti. Forse siete stati soltanto sfortunati. Sta di fatto che a distanza di vent&#39;anni nessuno si ricorda il vostro nome e il sogno di una &ldquo;fusione fredda&rdquo; &egrave; definitivamente tramontato. Il motivo &egrave; semplice: non ci lavora pi&ugrave; nessuno.</p>
<p>Tutto questo &egrave; esattamente quello che sarebbe potuto accadere, ma non &egrave; accaduto, a Martin Fleischman, Stanley Pons e alla cosiddetta cold fusion.</p>
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		<title>Cronache dal Partito Democratico</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Sabbioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 15 - 16 Aprile 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mentre si avviano a conclusione i congressi dei Democratici di Sinistra e della Margherita, prende corpo ormai la prospettiva della costituzione del Partito Democratico. In questa fase, un po&#39;introspettiva per la componente partitita impegnata a far digerire il futuro approdo unitario ai rispettivi militanti, il tema &#232; stato affrontato troppo poco dall&#39;ottica del cittadino comune [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/cronache-dal-partito-democratico/">Cronache dal Partito Democratico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre si avviano a conclusione i congressi dei Democratici di Sinistra e della Margherita, prende corpo ormai la prospettiva della costituzione del Partito Democratico. In questa fase, un po&#39;introspettiva per la componente partitita impegnata a far digerire il futuro approdo unitario ai rispettivi militanti, il tema &egrave; stato affrontato troppo poco dall&#39;ottica del cittadino comune interessato a partecipare alla vita democratico del futuro partito nuovo: sarebbe opportuno che i congressi nazionali di DS e DL, in programma per il prossimo week-end, si sforzassero di parlare di pi&ugrave; al Paese e meno al loro interno, considerato anche il fatto che le decisioni vere sono state ormai prese da congressi di sezione e di circolo.</p>
<p>Da molti anni ormai si lavora all&#39;incontro tra le culture riformiste di sinistra e quelle cattolico democratiche e penso che sia giusto ricordare ancora una volta quello che &egrave; stato il padre di un progetto cos&igrave; ambizioso: Beniamino Andreatta deceduto luned&igrave; 26 marzo dopo pi&ugrave; di sette anni di coma profondo. Con Michele Salvati &#8211; ed essendo di Bologna ritengo doveroso ricordiare anche la figura di Padre Michele Casali &#8211; Andreatta fu tra i primi a capire che, all&#39;indomani della caduta della Prima Repubblica, l&#39;interesse pubblico e il rilancio dell&#39;Italia passavano da una solida unione tra le culture principali della storia recente del nostro paese.</p>
<p>Nelle prossime settimane una parte importante del popolo del centrosinistra sar&agrave; impegnato ad avviare la fase pi&ugrave; significativa e delicata di questo percorso: la fase costitutiva. Sar&agrave; questo un momento molto interessante per testare le vere possibilit&agrave; in relazione al seguito che potr&agrave; ottenere il futuro partito. Da questo punto di vista &egrave; estremamente importante aprire il pi&ugrave; possibile la fase costitutiva alla partecipazione attiva di tanti che ora non sono iscritti a nessun partito.</p>
<p>In queste settimane di congressi di sezione molti simpatizzanti, persone che ruotano attorno ai partiti, hanno scelto di partecipare al dibattito ed a volte anche intervenire per esprimere il loro parere e le loro aspettative. Proprio da questo &#8211; perch&eacute; l&#39;apertura concessa alla politica da parte di chi normalmente non partecipa alla vita democratica di un partito &egrave; un fatto importante &#8211; bisogner&agrave; partire con la consapevolezza che il fallimento di quel percorso priverebbe i Partiti di credibilit&agrave; per molto tempo. Credibilit&agrave; di cui purtroppo il sistema politica gi&agrave; deficita.</p>
<p>Il concetto principale da declinare in questa fase per renderla appedibile &egrave; processo federativo.</p>
<p>Processo federativo sul territorio che consenta a quante pi&ugrave; persone, organizzate in gruppi oppure individui singoli, di prendere parte attiva in questo percorso e di partecipare con la consapevolezza che, in quanto soggetto nuovo che sta nascendo, non tutto sia gi&agrave; stato deciso da chi &#8211; DS e Margherita nella fattispece  &#8211; rappresenta i soggetti promotori, oltre alla certezza &#8211; caratteristica nuova del futuro partito democratico &#8211; di essere ascoltato sebbene non possa godere di una storia personale all&#39;interno di un partito.</p>
<p>Processo federativo perch&eacute; alla situazione verticistica attuale, nella quale il partito nazionale sostanzialmente &ldquo;tira le fila per tutti&rdquo;, sarebbe opportuno sostituire un processo di formazione delle idee e delle proposte dall&#39;ottica locale come contributo al livello nazionale che avr&agrave; il compito &#8211; comunque arduo &#8211; di fare sintesi. Una situazione questa che a mio parere riaprirebbe paradossalmente le porte della politica alle Politiche, nel senso delle proposte. Infatti una dimensione di confronto meno esposta ai rapporti nazionali, libererebbe un dibattito per anni sopito, consentendo di operare senza il timore di colpire la suscettibilit&agrave; di nessuno, minoranze o partiti minori che hanno legittimamente scelto di rappresentare piccoli gruppi o categorie. Il nuovo partito per essere grande dovr&agrave; porsi l&#39;ambizioso obiettivo di rappresentare l&#39;interesse generale, il quale in molti casi confligge di per se con gli interessi particlari.</p>
<p>Quindi partito per tutti, ma non di tutti, della serie: il partito &egrave; mio e me lo gestico io. A riguardo in questi ultimi mesi abbiamo spesso sentito persone che elencavano un certo numero di caratteristiche che il partito democratico dovr&agrave; avere per poter godere della loro partecipazione. Detto chiaramente che ogni contributo atto a proporre miglioramenti &egrave; quanto mai doveroso in qusta fase ed in futuro. Non vorrei per&ograve; che nel tentativo di soddisfare quanti ipotecano la loro possibilit&agrave; futura di partecipare alla presenza di determinate caratteristiche porti poi a fare un po&#39; di confusione ancora prima di cominciare a discutere. L&#39;unica condizione imprescindibile &egrave; una struttura democratica che consenta a tutti di sentirsi inclusi ed autorizzati ad esprimere liberamente le proprie idee, partecipando cos&igrave; ad un sistema organizzato realmente meritocratico in grado di promuovere rappresentanti di idee.</p>
<p>In questa fase di costruzione della casa comune, c&#39;&egrave; troppa gente che pensa di poter disporre l&#39;arredamento come preferisce indipendentemente dal parere degli altri. Io penso che, se si continua cos&igrave;, sar&agrave; alta la probabilit&agrave; che quella casa verr&agrave; arredata male solo per chi gi&agrave; fa politica attivamente.</p>
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		<title>Gli anni dell&#039;&#8221;Observer&#8221; &#8211; La raccolta inedita degli articoli e le recensioni (1942-49)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Donigaglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Libro del Viaggiatore]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 15 - 16 Aprile 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quella che, davvero, si pu&#242; definire una buona notizia: a 56 anni dalla morte, Eric Arthur Blair, scrittore e giornalista impegnato, in arte George Orwell, torna in libreria. I due capolavori che Orwell consegn&#242; alla letteratura prima della precoce morte per tubercolosi, La fattoria degli animali (1945) e 1984 (1949), sono passati alla storia. Probabilmente, [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/gli-anni-dellobserver-la-raccolta-inedita-degli-articoli-e-le-recensioni-1942-49/">Gli anni dell&#39;&#8221;Observer&#8221; &#8211; La raccolta inedita degli articoli e le recensioni (1942-49)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quella che, davvero, si pu&ograve; definire una buona notizia: a 56 anni dalla morte, Eric Arthur Blair, scrittore e giornalista impegnato, in arte George Orwell, torna in libreria. I due capolavori che Orwell consegn&ograve; alla letteratura prima della precoce morte per tubercolosi, La fattoria degli animali (1945) e 1984 (1949), sono passati alla storia. Probabilmente, del saggista e romanziere inglese meno nota &egrave; la brillante carriera di cronista e recensore, realizzatasi presso diversi autorevoli quotidiani e periodici come The Herald Tribune e The Observer. Non &egrave; un azzardo voler convenire che, attraverso uno stile elegante ma conciso nel parlare di politica e di libri e un&#39;apprezzabile attitudine a rispettare sia il lettore che l&#39;autore, la parabola giornalistica abbia caratterizzato lo stile di Orwell ancor pi&ugrave;, se possibile, della produzione prettamente letteraria. Gli anni dell&#39;&laquo;Observer&raquo; &egrave; una raccolta inedita di cento brani scritti per il settimanale londinese tra il 1942 e il 1949, che fin dalle prime pagine conferma la contigua relazione tra vita vissuta, militanza politica e convinzioni letterarie del suo autore. Nella prima parte Orwell rievoca l&#39;impegno nella guerra civile spagnola e ne denuncia in merito la vilt&agrave; delle grandi potenze, come corrispondente dal fronte racconta il collasso della Germania nazista, con rigore morale narra le drammatiche vicende del colonialismo britannico in India e in Birmania, con dolorosa consapevolezza descrive le condizioni degradanti del proletariato britannico. A rivelarsi irresistibile, tuttavia, &egrave; la seconda parte del libro, quella in cui Orwell, servendosi di un senso dell&#39;umorismo troppo spesso poco e male apprezzato dai suoi lettori e colleghi di allora, recensisce moltissimi libri; acuto il commento sulle opere di Conrad (&ldquo;creava personaggi in cui la capacit&agrave; di vivere l&#39;avventura e la capacit&agrave; di riflettere su di essa coesistevano in un modo che &egrave; impossibile nella vita reale&rdquo;), illuminante la definizione riservata al credo di Tolstoj (&ldquo;anarchismo cristiano&rdquo;), aspro il giudizio su una biografia di Baudelaire (&ldquo;un libro scritto con intenti propagandistici, un vano tentativo di dare a Baudelaire l&#39;immagine del buon cattolico&rdquo;). Tanto vale non nascondersi: questi &ldquo;scritti minori&rdquo; orwelliani risultano, (non solo) per sviluppare il dovuto approfondimento a una delle menti pi&ugrave; lucide del Novecento, un&#39;opera fondamentale. E, soprattutto, vivamente consigliata ai quei tanti tra i nostri critici che proprio faticano a perdere il cattivo gusto dei particolarismi fini a se stessi e dei giudizi roboanti.</p>
<p><b>George Orwell &#8211; Baldini Castoldi Dalai &#8211; 2006 &#8211; pagg. 280</b></p>
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		<title>La politica estera vaticana e l&#039;Italia: alcune riflessioni</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele De Maria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 15 - 16 Aprile 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ne siamo tutti consapevoli: l&#39;Italia &#232; uno stato laico ma con una forte impronta cattolica nella propria vita politica. E nel resto del mondo qual &#232; il rapporto tra Stato e Religione? I casi sono tanti: si passa dalla laicit&#224; estrema di Francia e Turchia ai regimi teocratici di Vaticano, Iran e Pakistan, dall&#39;atea Cina, [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/la-politica-estera-vaticana-e-litalia-alcune-riflessioni/">La politica estera vaticana e l&#39;Italia: alcune riflessioni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ne siamo tutti consapevoli: l&#39;Italia &egrave; uno stato laico ma con una forte impronta cattolica nella propria vita politica. E nel resto del mondo qual &egrave; il rapporto tra Stato e Religione? I casi sono tanti: si passa dalla laicit&agrave; estrema di Francia e Turchia ai regimi teocratici di Vaticano, Iran e Pakistan, dall&#39;atea Cina, a Norvegia, Finlandia, Regno Unito dove &egrave; riconosciuta una religione ufficiale di Stato. E poi una serie di Paesi costituzionalmente laici ma con una religione dominante ed influente, tra cui, appunto, l&#39;Italia. </p>
<p>I problemi sorgono in presenza di ingerenze della religione in questioni che sono politiche.  Nel caso del Vaticano il Papa &egrave; sia suprema guida religiosa sia Capo di Stato: come conciliare le due posizioni? </p>
<p>L&#39;incontro annuale tra il Papa e il corpo diplomatico accreditato alla Santa Sede &egrave; il momento in cui il Pontefice, da capo di stato, delinea e illustra i punti pi&ugrave; delicati e le sfide di politica internazionale del suo governo, esternando impegni e intenzioni. Nell&#39;ultimo incontro tenutosi lo scorso 9 gennaio, Benedetto XVI ha ricordato ai rappresentati di tutti gli stati quali sono le priorit&agrave;: la lotta alla povert&agrave; e fame nel mondo ma anche e soprattutto la difesa della vita e della famiglia. Che la famiglia venga considerata tema fondamentale di politica internazionale pu&ograve; sembrare strano, non lo &egrave; per&ograve; per Ratzinger, ritenendola istituzione fondamentale che regge l&#39;umanit&agrave;, ormai minacciata in tutti i paesi del mondo da accordi e forme di convivenza deviate. Visto il mutare della societ&agrave;, le ingerenza da parte del Vaticano in questioni politiche di altri paesi sono sempre pi&ugrave; frequenti: i DICO in Italia, i matrimoni gay in Spagna, le proposte di legge per legalizzare l&#39;aborto in Portogallo, sono gli esempi a noi pi&ugrave; vicini.</p>
<p>Ma la duplice funzione politico/religiosa dei Papi risulta essere sempre pi&ugrave; un problema proprio a livello diplomatico; crisi, dispute internazionali e semplici tensioni tra Santa Sede e stati nel mondo sono ormai innumerevoli: Cina e Israele gli esempi pi&ugrave; emblematici e, ovviamente, Italia.</p>
<p>E proprio in Italia il Concordato viene messo sempre pi&ugrave; spesso in discussione da numerose forze politiche e sociali. Bisogna per&ograve; ricordare che la Santa Sede &egrave; un paese straniero  e, in quanto tale, i Patti sono un trattato internazionale, quindi di natura politica, che non pu&ograve; essere abolito per iniziativa popolare[1].</p>
<p>Il dibattito sulla laicit&agrave; e pi&ugrave; che mai acceso, ma quando uno Stato pu&ograve; definirsi effettivamente laico? O meglio: la laicit&agrave; scaturisce da costituzioni, ordinamenti e trattati tra paesi o dalla cultura e senso di responsabilit&agrave; di un popolo? Gli Stati Uniti sono laici con una nettissima separazione tra stato e religione, eppure varie organizzazioni di integralisti cristiani rappresentano un&#39;influente lobby sull&#39;attuale amministrazione (alcune iniziative politiche vengono agevolate addirittura dalla benedizione di Dio, per esempio la campagna militare in Iraq). Nel Regno Unito la Regina guida allo stesso tempo lo Stato e la Chiesa Anglicana, eppure ricerche ed esperimenti su cellule staminali e clonazione sono ad uno stadio avanzato pur essendovi evidenti attriti con temi etici e di moralit&agrave; religiosa.</p>
<p>In Italia sarebbe quindi cos&igrave; necessario (ed efficace) cancellare i Patti Lateranensi al fine di tagliare il cordone ombelicale che lega il Vaticano alla politica nostrana?</p>
<p></p>
<hr width="33%" size="1" align="left">
<p align="justify" class="normale">
<a name="1" href="#back1"><sup>[1]</sup></a> Articolo 80 della Costituzione della Repubblica Italiana.</p>
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		<title>Tramonto di un pianeta</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Roncarati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 15 - 16 Aprile 2007]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Anche se recentemente &#232; stato privato della dignit&#224; planetaria, ora &#232; considerato un pianeta nano, Plutone continua ad essere un corpo celeste misterioso e affascinante. I motivi che hanno indotti gli scienziati dell&#39; Unione Astronomica Internazionale a declassare quello che prima era considerato il nono, e pi&#249; distante, pianeta del sistema solare, sono sostanzialmente legati [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/04/tramonto-di-un-pianeta/">Tramonto di un pianeta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se recentemente &egrave; stato privato della dignit&agrave; planetaria, ora &egrave; considerato un pianeta nano, Plutone continua ad essere un corpo celeste misterioso e affascinante.<br />
I motivi che hanno indotti gli scienziati dell&#39; Unione Astronomica Internazionale a declassare quello che prima era considerato il nono, e pi&ugrave; distante, pianeta del sistema solare, sono sostanzialmente legati alle sue ridotte dimensioni. Con un diametro di poco superiore ai 2300 chilometri, meno di due terzi di quello della Luna, Plutone ha una grandezza simile a quella di molti altri corpi celesti che sono stati individuati in questi ultimi anni, grazie alle nuove tecnologie che hanno consentito un grande progresso nella qualit&agrave; delle osservazioni spaziali.<br />
La sua scoperta risale al febbraio del 1930, ad opera dell&#39; astronomo Clyde Tombaugh a quel tempo impegnato a studiare alcune irregolarit&agrave; riscontrate nelle orbite di Urano e Nettuno che si ritenevano causate dagli effetti gravitazionali di un nuovo pianeta esterno, del quale gi&agrave; si ipotizzava l&#39; esistenza. In realt&agrave; Plutone &egrave; troppo piccolo per influenzare le orbite dei due pianeti giganti, le cui irregolarit&agrave; erano dovute a problemi di osservazione, ma ebbe la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto.  <br />
L&#39; ex pianeta &egrave; cos&igrave; lontano, la sua distanza dal Sole varia dai 4 miliardi e mezzo agli otto miliardi di chilometri e impiega quasi 250 anni a compiere l&#39; orbita completa, che non &egrave; ancora stato possibile raggiungerlo con una sonda. Le uniche immagini riprese dallo spazio sono quelle del Telescopio Spaziale Hubble (HST).</p>
<p>La sua ubicazione nei recessi del sistema solare, insieme al nome con cui &egrave; stato battezzato, Plutone era il dio romano dell&#39; oltretomba, hanno contribuito a creargli nell&#39;immaginario collettivo una fama oscura e misteriosa.<br />
I dati a disposizione mostrano che l&#39; ex pianeta ha un&#39; atmosfera molto rarefatta composta essenzialmente da metano, argon, azoto, monossido di carbonio e ossigeno, mentre la superficie,  coperta da acqua e metano ghiacciati, ha una temperatura di oltre duecento gradi sottozero. Il nucleo del pianeta sembra essere costituito essenzialmente da rocce.<br />
Nonostante le ridotte dimensioni, Plutone  presenta delle caratteristiche particolarmente interessanti. La sua orbita &egrave; una delle pi&ugrave; anomale di tutto il Sistema Solare, sia per la forte inclinazione sul piano dell&#39; eclittica sia per la sua notevole eccentricit&agrave;, tale che negli ultimi anni del secolo scorso  Plutone si &egrave; trovato pi&ugrave; vicino al Sole di Nettuno.<br />
Un&#39; altra peculiarit&agrave; di Plutone &egrave; data dalla minima distanza che lo separa dal suo satellite, Caronte, scoperto nel 1978. I due corpi celesti si trovano a meno di ventimila chilometri l&#39; uno dall&#39; altro. Un&#39; inezia su scala cosmica, tanto che molti astronomi, considerate anche le dimensioni di Caronte, ha un diametro di 1200 chilometri, circa la met&agrave; di quello di Plutone, ritengono pi&ugrave; corretto considerarli come un sistema planetario doppio.<br />
Ora, con la decisione dell&#39; Unione Astronomica Internazionale, i due astri si trovano accomunati nella stessa categoria. Perch&eacute; se Plutone &egrave; stato retrocesso Caronte, insieme a Cerere, e Xena, &egrave; stato promosso da  grande asteroide a pianeta nano.</p>
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