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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 173 &#8211; Archivio 2024</title>
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		<title>Radio Arengo &#8211; Autunno 2024</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 08:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;anno che verrà Babbo natale esiste Guerra e Pace per Natale Elezioni Emilia-Romagna Passione tennis Trump Elezioni regionali Maternità Alluvione Cittadinanza Comunicazione tv Porka a Taranto Salone del camper</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/09/radio-arengo-autunno-2024/">Radio Arengo &#8211; Autunno 2024</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20241221_annocheverra.ogg">L&#8217;anno che verrà</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20241214_babbonataleesiste.ogg">Babbo natale esiste</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20241207_guerrapacenatale.ogg">Guerra e Pace per Natale</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo20241130_elezioniemiliaromagna.ogg" rel="nofollow">Elezioni Emilia-Romagna</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20241123_passionetennis.ogg">Passione tennis</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20241116_trump.ogg">Trump</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20241109_elezioniregionali.ogg">Elezioni regionali</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20241102_maternita.ogg">Maternità</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20241026_alluvione.ogg">Alluvione</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20241019_cittadinanza.ogg">Cittadinanza</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20241012_comunicazionetv.ogg">Comunicazione tv</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20241005_porkataranto.ogg">Porka a Taranto</a></p>
<p><a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/RadioArengo/20240928_salonedelcamper.ogg">Salone del camper</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/09/radio-arengo-autunno-2024/">Radio Arengo &#8211; Autunno 2024</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Attrazione fatale</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 08:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Roncarati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 173 - Archivio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; Sono trascorsi 70 anni da quando la cima del K2 venne raggiunta dall’ uomo per la prima volta. Il 31 luglio 1954, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli piantarono la bandiera italiana sulla seconda vetta più alta del mondo, doppo l’ Everest. Situata nel Karakorum pakistano, il K2 supera di gran lunga la vetta himalayana quanto a difficoltà tecniche [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/09/attrazione-fatale/">Attrazione fatale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Sono trascorsi 70 anni da quando la cima del K2 venne raggiunta dall’ uomo per la prima volta.</p>
<p>Il 31 luglio 1954, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli piantarono la bandiera italiana sulla seconda vetta più alta del mondo, doppo l’ Everest. Situata nel Karakorum pakistano, il K2 supera di gran lunga la vetta himalayana quanto a difficoltà tecniche ed è considerata dagli alpinisti una delle montagne più affascinanti.</p>
<p>Reinhold Messner, che raggiunse la cima nel 1979, la definì <i>“ la più bella delle vette più alte</i> “, paragonandola all’ opera di un’ artista.</p>
<p>Pareti verticali, profonde gole innevate, minacciosi ghiacciai sospesi e come se non bastasse un clima imprevedibile con tempeste che possono scatenarsi all’ improvviso e durare per giorni e giorni, rendono il K2 una sfida difficilissima per gli alpinisti, come testimoniano le cronache di numerose spedizioni finite tragicamente.</p>
<p>L’impresa del 1954 fu un successo indiscutibile che aveva anche un connotato politico, dimostrare la ripresa di un paese come il nostro, uscito a pezzi dalla Seconda guerra mondiale.</p>
<p>Alla vittoriosa ascensione, da allora il K2 viene chiamata la montagna degli italiani, fecero seguito anni di polemiche sul ruolo avuto da Walter Bonatti, la cui importanza per la riuscita dell’ impresa fu definitivamente riconosciuta solo dopo decenni.</p>
<p>Prima del 1954, altre cinque spedizioni avevano tentato la scalata al Karakorum 2, nome esteso del K2. Fra queste un’ altra italiana, quella del duca degli Abruzzi, che nel 1909 raggiunse per la prima volta su quella montagna la quota di 6666 metri. A quel punto dovettero desistere per le insormontabili difficoltà e il clima avverso, tanto che il capo spedizione dichiarò il K2 inviolabile.</p>
<p>Resta comunque un’ impresa notevole per quei tempi, non è un caso se alla via più famosa e impegnativa, dell’ ascesa alla montagna è stato dato il nome di Sperone degli Abruzzi.</p>
<p>Precedente alla spedizione italiana, e primo tentativo di conquista del K2, fu quello organizzato nel 1902 da parte di Aleister Crowley. Un singolare personaggio, libertino, esperto di magia, poeta e anche scalatore. La sua spedizione giunse alla quota stimata di 6461 metri, prima di rinunciare.</p>
<p>Queste spedizioni pionieristiche non contarono vittime fra i loro componenti e, anche se si conclusero con degli insuccessi, ebbero il grande merto di fornire indicazioni utili per le ascensioni successive.</p>
<p>Ma il K2 non tardò a mietere vite. La tragedia più grave sulle sue pareti fu quella dell’ agosto 2008, quando morirono 11 alpinisti e altri se la cavarono per il rotto della cuffia.  Fra questi lo scalatore italiano Marco Confortola, sopravvissuto a un bivacco a 8.400 metri che gli è costato tutte le dita dei piedi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Salone del Camper a Parma</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Sep 2024 12:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 173 - Archivio 2024]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Come ogni anno il paleocamperista (Arca Noè 3,50 acquistato nel 1971 in quell’anno furono immatricolati in tutta Italia una quarantina di veicoli ad uso speciale, abitazione, che era la qualifica di allora) e suo figlio neocamperista sono andati in pellegrinaggio alla fiera italiana più importante del settore che si tiene a Parma in settembre in [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/09/salone-del-camper-a-parma/">Salone del Camper a Parma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno il paleocamperista (Arca Noè 3,50 acquistato nel 1971 in quell’anno furono immatricolati in tutta Italia una quarantina di veicoli ad uso speciale, abitazione, che era la qualifica di allora) e suo figlio neocamperista sono andati in pellegrinaggio alla fiera italiana più importante del settore che si tiene a Parma in settembre in questi giorni.</p>
<p>L’idea non è stata molto originale: al casello di Parma c’era una lunghissima coda (Onda verde diceva due chilometri in aumento), ma noi ormai lupi di terra siamo usciti solitari a Parma Ovest e con strade deserte siamo arrivati alla meta. Il salone era inaugurato da pochissimo tempo, ma i parcheggi vicini erano già strapieni. Per fortuna l’accredito stampa ci ha consentito di avvicinarci.</p>
<p>L’ingresso è avvenuto nello sterminato padiglione 2, rigurgitante di ogni genere di accessori con stand presi d’assalto e persone che trascinano carrelli pieni di prede conquistate.</p>
<p>Negli altri padiglioni trovano posto non solo camper giganteschi da sogno dai prezzi improponibili (mi ha colpito uno che esibiva sul parabrezza con orgoglio il modico prezzo di oltre 200.000 euro), ma anche un numero sempre maggiore di camper che ospitano quattro persone in una lunghezza di 5,41 metri. Negli anni passati questi erano una rarità da cercare col lanternino, l’anno scorso invece erano un numero consistente e oggi quasi ogni marca ne esibisce uno.</p>
<p>Un’altra novità che mi ha colpito il ritorno delle semplici caravan: negli anni passati erano trascurabili, quest’anno invece c’è una nutrita esposizione, anche se dalle strade sono praticamente sparite. Che sia un segno di un prossimo revival?</p>
<p>Al momento del pranzo abbiamo scelto un punto con una coda accettabile: si possono fare tante considerazioni su questa manifestazione, ma non che non abbia uno straordinario seguito di pubblico, spesso fornito di cane al seguito che però trovo scomodo ospitare in un veicolo viaggiante (nessuno prevede una cuccia)! Per i bambini dai tre agli otto anni c’è una apposito spazio dove vengono intrattenuti mentre i genitori visitano con calma.</p>
<p>Per tutte le informazioni dettagliate sui contenuti, come elenco e collocazione degli espositori, suggerisco il sito: https://www.salonedelcamper.it/ dove si può fare il biglietto on line evitando la coda alle casse, e a risentirci nel 2025 dove vedremo se ci saranno cambiamenti.</p>
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		<title>Orbite trafficate</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 14:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Roncarati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 173 - Archivio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[cosmo]]></category>
		<category><![CDATA[orbita]]></category>
		<category><![CDATA[sputnik]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quando nel 1957 il satellite sovietico Sputnik iniziò la sua orbita solitaria intorno alla Terra era difficile immaginare l’ affollamento che ci sarebbe stato da quelle parti dopo qualche decennio. Secondo le stime di diversi enti spaziali, circa 10.000 satelliti funzionanti stanno orbitando intorno al nostro pianeta. Un bel numero, ma ben poca cosa rispetto [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/06/orbite-trafficate/">Orbite trafficate</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando nel 1957 il satellite sovietico Sputnik iniziò la sua orbita solitaria intorno alla Terra era difficile immaginare l’ affollamento che ci sarebbe stato da quelle parti dopo qualche decennio.<br />
Secondo le stime di diversi enti spaziali, circa 10.000 satelliti funzionanti stanno orbitando intorno al nostro pianeta. Un bel numero, ma ben poca cosa rispetto a carcasse di veicoli spaziali in disuso, stadi di razzi abbandonati e milioni di altri rottami di dimensioni minuscole, ma pericolose, considerato che sfrecciano a oltre 27.000 chilometri orari.<br />
Pochi giorni fa gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale hanno dovuto sospendere le attività all’ esterno per l’ allarme causato dall’ esplosione di un satellite russo in disuso che ha generato una nube di detriti.<br />
Fra l’ altro tutta questa spazzatura cosmica sta cominciando a diventare un problema non solo nello spazio…Recentemente il tetto di una villetta in Florida, negli Stati Uniti, è stato sfondato da un frammento di batteria della Stazione Spaziale Internazionale. Il pezzo avrebbe dovuto disintegrarsi a contatto con l’ atmosfera, ma così non è stato e i proprietari dell’ abitazione hanno chiesto un risarcimento di 80.000 dollari alla Nasa.<br />
Un punto critico del sovraffollamento orbitale è il possibile effetto domino, più sono i satelliti, più sono i pericoli. Nell ‘eventualità di una collisione in orbita fra oggetti spaziali, verrebbero generati nuovi detriti che aumenterebbero il rischio di altri impatti.<br />
L’ ente spaziale americano sta preparando un progetto di sostenibilità ambientale che punta a ripulire spazio intorno al nostro pianeta e condividere le risorse spaziali in modo equo e sostenibile.<br />
&#8220;Era da tempo che ci si aspettava una misura simile&#8221;, afferma Pat Melroy, manager della Nasa. “ Già diversi settori dell&#8217;agenzia avevano abbracciato la sostenibilità per conto proprio utilizzando i propri approcci, ma ora la NASA sta per compiere uno sforzo complessivo come agenzia. “<br />
Alla pulizia dello spazio non ci sta pensando solo la Nasa. L&#8217;Agenzia Spaziale Europea sta lavorando a un programma per ridurre entro il 2030 il rischio di collisioni tra satelliti e detriti in orbita.<br />
Che il cielo intorno alla Terra stia diventando più congestionato della tangenziale nelle ore di punta è dimostrato da un rapporto della Nasa sull’ espansione di costellazioni artificiali nello spazio, composte da migliaia di oggetti di origine terrestre. Al momento la più grande sembra essere Starlink di SpaceX, che una volta completata potrebbe contare oltre 40.000 satelliti, numeri analoghi sono previsti dal Progetto Kuiper di Amazon.</p>
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		<title>Mostra di Berlinguer a Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jun 2024 07:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 173 - Archivio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[berlinguer]]></category>
		<category><![CDATA[partito comunista]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; Si è aperta fino al 25 agosto nelle sale del Museo Archeologico dedicate alle manifestazioni temporanee una imponente mostra su Enrico Berlinguer, un politico protagonista della storia delle Repubblica italiana. Prima di essere accusato di partigianeria (anche se mai ho aderito al partito comunista), ricordo che alla sua camera ardente si presentò Giorgio Almirante [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/06/mostra-di-berlinguer-a-bologna/">Mostra di Berlinguer a Bologna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Si è aperta fino al 25 agosto nelle sale del Museo Archeologico dedicate alle manifestazioni temporanee una imponente mostra su Enrico Berlinguer, un politico protagonista della storia delle Repubblica italiana.</p>
<p>Prima di essere accusato di partigianeria (anche se mai ho aderito al partito comunista), ricordo che alla sua camera ardente si presentò Giorgio Almirante e che questa mostra, allestita prima a Roma, è stata visitata dal presidente del consiglio Giorgia Meloni, figure entrambe che hanno riconosciuto, al di là delle opposte collocazioni, la figura storica della persona.</p>
<p>Il percorso espositivo si articola in cinque principali sezioni tematiche: Gli affetti, Il dirigente, Nella crisi italiana, La dimensione globale, Attualità e futuro.</p>
<p>La prima sezione, gli affetti, è dedicata alla rappresentazione della dimensione più emotiva, privata e familiare della vita di Berlinguer.</p>
<p>La seconda sezione, il dirigente, ripercorre la storia del Berlinguer dirigente di partito ricostruendo tutto il suo percorso di militanza comunista dall’iscrizione alla sezione giovanile del PCI di Sassari nel 1943, fino alla sua elezione a Vicesegretario del PCI nel 1969.</p>
<p>La terza, nella crisi italiana, ricostruisce il contesto di quando fu eletto Segretario del PCI nel 1972, e guidò il PCI nel pieno della crisi italiana.</p>
<p>La quarta sezione presenta la dimensione globale della leadership di Berlinguer. Qui vengono presentati gli aspetti salienti della sua azione politica in relazione alla dimensione internazionale: le riflessioni sui fatti del Cile, la ridefinizione del rapporto con l’Unione Sovietica, l’eurocomunismo, i movimenti di liberazione del Vietnam, la ricucitura dei rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, per citarne solo alcuni.</p>
<p>L’ultima sezione, attualità e futuro, si interroga sul lascito politico di Berlinguer quale figura centrale del pantheon repubblicano, apprezzata e riconosciuta oltre i confini del proprio mondo, come ho sottolineato in apertura.</p>
<p>Accanto alle sezioni strettamente dedicate alla biografia politica del leader, tre focus approfondiscono elementi fondamentali del contesto storico politico degli anni in cui Berlinguer è alla guida del PCI, sulla situazione internazionale, su quella interna caratterizzata dalla violenza politica, stragi e terrorismo in Italia, e il terzo dedicato alle leggi per la cui approvazione il contributo del PCI è stato determinante, provvedimenti fondamentali per l’allargamento dei confini della cittadinanza democratica e per la costruzione del moderno Stato sociale. Infine a Bologna è stata aggiunta una sala dedicata dalla sua presenza in Emilia-Romagna.</p>
<p>Fra tutta la immensa documentazione mi ha colpito la sua strenua ed esplicita difesa del sistema democratico nel discorso di saluto al Congresso del PCUS nel 1977. Parole incredibili per il contesto nel quale sono state pronunciate!</p>
<p>Infine all’uscita, tramite un illustre ex collega amico comune, ho potuto congratularmi con la persona chiave della mostra, Mauro Roda, che mi ha raccontato le difficoltà incontrate nella raccolta dei materiali e nel superbo allestimento.</p>
<p>Per ogni altra informazione e per il nutrito calendario di manifestazioni collaterali bisogna visitare il sito <a href="https://mostra.enricoberlinguer.org/">https://mostra.enricoberlinguer.org/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/06/mostra-di-berlinguer-a-bologna/">Mostra di Berlinguer a Bologna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Gio Ponti a Faenza</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2024 15:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 173 - Archivio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[faenza]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; Lo spirito originario dell’Arengo del viaggiatore era quello di condividere esperienze di viaggio, sia molto lontane (penso per esempio quasi al Polo Nord con le Svalbard nel buio dell’inverno oppure alla sconosciuta Corea del Nord),  sia semplicemente fuori porta per un pomeriggio diverso. Questo resoconto appartiene decisamente alla seconda categoria, se già si conosce [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/06/gio-ponti-a-faenza/">Gio Ponti a Faenza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
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<p>Lo spirito originario dell’Arengo del viaggiatore era quello di condividere esperienze di viaggio, sia molto lontane (penso per esempio quasi al Polo Nord con le Svalbard nel buio dell’inverno oppure alla sconosciuta Corea del Nord),  sia semplicemente fuori porta per un pomeriggio diverso.</p>
<p>Questo resoconto appartiene decisamente alla seconda categoria, se già si conosce il Museo internazionale della ceramica di Faenza, perché quanto vado a illustrare occupa solo la sala delle esposizioni temporanee. In caso contrario non si può mancare di visitare anche l’intero museo e allora è necessaria una giornata.</p>
<p>Ma limitiamoci al tema, fino al 13 ottobre il MIC ospita l’esibizione Gio Ponti, Ceramiche 1922-1967, con orari di apertura uguali al Museo (<a href="https://www.micfaenza.org/" rel="nofollow">https://www.micfaenza.org/</a>) .</p>
<p>Nel mio archivio celebrale Gio Ponti è però un architetto, famoso per esempio per il grattacielo Pirelli (detto il Pirellone, successivamente adibito a sede della Regione Lombardia), inaugurato nel 1960 il grattacielo Pirelli, un &#8220;cristallo&#8221; incastonato tra i palazzi del nascente centro direzionale milanese, il suo capolavoro assoluto  ed edificio all&#8217;avanguardia per i canoni estetici dell&#8217;epoca e per l&#8217;impiego innovativo di materiali e di innumerevoli altri edifici.</p>
<p>Questa mostra di 200 pezzi invece illustra un altro aspetto della sua opera e per chi è appassionato della ceramica, in particolare dell’anteguerra, è decisamente da non perdere.</p>
<p>Già a partire dagli anni Venti diventa direttore artistico della Richard Ginori dando il via a un rinnovamento della produzione e successivamente durante la sua lunga carriera Ponti entra in contatto con diverse realtà ceramiche italiane: la Cooperativa Ceramiche di Imola, Pietro Melandri e il contesto faentino (famose le cartepeste realizzate con i Dalmonte), con le Ceramiche Pozzi, Joo e Gabbianelli, per citare le principali aziende con cui promosse percorsi e progetti unici e straordinariamente attuali. Le sue conoscenze lo vedono al centro del dibattito culturale italiano e della definizione del razionalismo italiano. Collabora con i critici Ugo Ojetti, Edoardo Persico, lavora insieme a Luigi Fontana e a Giovanni Gariboldi, suo successore alla Richard Ginori.</p>
<p>Ponti fu, inoltre, uno dei protagonisti delle Biennali di Monza, presentando nelle sale della villa Reale le novità da lui introdotte nel repertorio della Richard-Ginori e i risultati delle sperimentazioni condivise con gli altri architetti del côté milanese coinvolti nelle esperienze del Labirinto e della Domus Nova per i grandi magazzini La Rinascente a Milano.</p>
<p>Da non dimenticare la fondazione di due riviste importantissime per il design e l’alto artigianato artistico come Domus e Stile, che contribuirono in modo evidente alla promozione delle arti destinate all’arredo domestico e alla diffusione del linguaggio moderno,</p>
<p>La curatrice è Stefania Cretella e il catalogo è a cura di Claudia Casali e Stefania Cretella – Dario Cimorelli Editore.</p>
<p>Dal 31 maggio al 28 giugno, ogni venerdì alle ore 18, visita guidata aperitivo alla mostra al costo di 3 euro oltre il prezzo del biglietto.</p>
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		<title>Tempo di check-up</title>
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		<pubDate>Thu, 30 May 2024 09:14:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Roncarati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 173 - Archivio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[satellite]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; Che il clima stia cambiando è sotto gli occhi di tutti, a parte quelli dei negazionisti, ma questa è un’altra storia. Eventi sempre più estremi stanno facendo lievitare il conto dei danni e delle vittime. Per trovare delle possibili soluzioni è necessario cercare di capire cosa stia succedendo nel cielo sopra la Terra. È [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/05/tempo-di-check-up/">Tempo di check-up</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
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<p>Che il clima stia cambiando è sotto gli occhi di tutti, a parte quelli dei negazionisti, ma questa è un’altra storia. Eventi sempre più estremi stanno facendo lievitare il conto dei danni e delle vittime. Per trovare delle possibili soluzioni è necessario cercare di capire cosa stia succedendo nel cielo sopra la Terra.</p>
<p>È quello che tenterà di fare la missione  EarthCare (Earth Cloud Aerosol and Radiation Explorer), con lo studio delle correlazioni tra nuvole, aerosol, particelle sospese nell’ atmosfera, e radiazione solare. Tutti elementi fondamentali per comprendere  la salute climatica del nostro pianeta.</p>
<p>Al satellite EARTH, lanciato il 29 maggio dalla base californiana di Vandenberg con un razzo Falcon 9, spetta il compito di scandagliare minuziosamente l’ atmosfera e ottenere un bilancio radiativo della Terra.</p>
<p>Il satellite sarà in grado di monitorare come l&#8217;energia proveniente dal Sole viene assorbita, riflessa e riemessa dall’ atmosfera  terrestre. Questi dati sono fondamentali per elaborare modelli climatici più accurati e attendibili. Come sostiene Eiichi Tomita, Project Manager di JAXA, l’ agenzia spaziale giapponese, partner del progetto insieme all’ ESA: &#8220;<i>Aumentare l&#8217;accuratezza dei modelli climatici globali utilizzando i dati EarthCARE ci consentirà di prevedere meglio il clima futuro e quindi di adottare le misure di mitigazione necessarie. La JAXA ha fornito il radar di profilazione delle nuvole, il primo radar al mondo in grado di misurare la velocità del flusso verso l&#8217;alto e verso il basso all&#8217;interno delle nuvole. Ci aspettiamo che questi prodotti di dati EarthCARE siano notevoli </i>&#8220;.</p>
<p>Per quanto siano una visione famigliare che ci accompagna quotidianamente, le nuvole sono sistemi complessi che svolgono un compito fondamentale, e ancora poco conosciuto, nel riscaldamento e nel raffreddamento dell’ atmosfera.</p>
<p>Obiettivo di EarthCare è studiare i numerosi fattori che influenzano questa attività termica. Fra i quali la forma delle nuvole, la loro posizione, l’ altitudine, il contenuto d&#8217;acqua e le dimensioni delle particelle che le compongono.</p>
<p>Dalle parole del Direttore dei Programmi di Osservazione della Terra dell&#8217;ESA, Simonetta Cheli, si percepisce l’ importanza scientifica di questa missione: &#8221; <i>EarthCARE è la più complessa delle missioni di ricerca dell&#8217;ESA fino ad oggi. Il suo sviluppo, e ora il lancio, è dovuto alla stretta collaborazione con i nostri partner JAXA, che hanno contribuito allo strumento radar di profilazione delle nuvole del satellite, e tutti i team dell&#8217;industria spaziale coinvolti. La missione arriva in un momento critico in cui far progredire le nostre conoscenze scientifiche è più importante che mai per comprendere e agire sul cambiamento climatico, e non vediamo l&#8217;ora di ricevere i primi dati </i>&#8220;.</p>
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		<title>Due mostre da non perdere a Rovigo: Giacomo Matteotti e Toulouse-Lautrec</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 16:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 173 - Archivio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[matteotti]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[rovigo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; Si tratta di due mostre assolutamente diverse sia come contenuti che come target di visitatori. Ma sono una di fronte all’altra e quindi si è invogliati a vederle entrambe. Eventualmente non nello stesso ordine! Appena arrivati io mi sono fiondato in quella di Matteotti e mia moglie in quella del pittore. Poi io l’ho [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/04/due-mostre-da-non-perdere-a-rovigo-giacomo-matteotti-e-toulouse-lautrec/">Due mostre da non perdere a Rovigo: Giacomo Matteotti e Toulouse-Lautrec</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
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<p>Si tratta di due mostre assolutamente diverse sia come contenuti che come target di visitatori. Ma sono una di fronte all’altra e quindi si è invogliati a vederle entrambe.</p>
<p>Eventualmente non nello stesso ordine! Appena arrivati io mi sono fiondato in quella di Matteotti e mia moglie in quella del pittore. Poi io l’ho raggiunta nel Palazzo Roverella e dopo pranzo lo accompagnata a vedere quella di Matteotti (che è a ingresso libero), ottima occasione per rivederla (anzi nel primo giro mi era sfuggita una vetrina interessante).</p>
<p>Innanzitutto perché io ho scelto per prima questa mostra (entrando mi hanno chiesto se avevo già vista l’altra, quindi evidentemente c’è uno studio statistico in proposito)? Perché quando da adolescente mi affacciai al mondo politico rimasi folgorato dalla sua figura di combattente contro le ingiustizie sociali (pur essendo di famiglia assolutamente benestante) non con la violenza, ma con la forza delle sue argomentazioni. E il suo assassinio mi colpì profondamente.</p>
<p>Quando pochi anni fa fu proposto di dedicare il dipartimento di Matematica a Salvatore Pincherle io subito non ebbi nulla da ridire e sembrava una cosa scontata, data anche l’autorevolezza dei proponenti. Due giorni prima del consiglio di dipartimento imparai che nel 1925 aveva firmato il documento a sostegno di Mussolini (e non quello a lui contrario, sottoscritto invece da Volterra) in difficoltà di fronte all’indignazione popolare per il delitto. Sono esploso: distribuii  a tutti i due documenti e costrinsi al ritiro della proposta, che comunque a questo punto sarebbe stata oggetto di una valanga di astensioni e voti contrari!</p>
<p>La mostra rievoca nel centenario della morte dell’uomo politico polesano l’attività di pubblico amministratore in diverse realtà del territorio rodigino, l’impegno nell’attività sindacale nelle leghe e cooperative e quello parlamentare, irriducibile oppositore del fascismo e infine segretario del Partito Socialista Unitario. Ma, in parallelo, ad essere approfondito, è anche il Matteotti privato, le sue letture, la passione personale e familiare per la musica, il fondamentale rapporto con la moglie Velia e la famiglia e perfino le sue pagelle.</p>
<p>Lo scopo dell’esposizione è appunto quello di sottrarre la figura di Giacomo Matteotti a una astratta rappresentazione del martire e restituire la corposità della sua presenza reale nei luoghi, nelle umane relazioni, nelle scelte ideali e culturali, che lo videro operare dalla sua appartata periferia polesana per giungere alle esperienze ai vertici della politica nazionale.</p>
<p>Il percorso di mostra si sviluppa in nove sezioni come una sorta di racconto per fotografie e documenti, sovente di rara reperibilità, che riescono, con la loro pregnante immediatezza visiva, a ricostruire il senso complessivo di una vita, quella di Matteotti, di rigoroso impegno civile e di dovere etico, restituendone una nuova e concreta immagine.</p>
<p>La mostra è a cura di Stefano Caretti con co-curatela dello Studio Origoni Steiner (Anna Steiner e Matteo Origoni) Da un’idea di Maria Volpato e Maria Lodovica Mutterle.</p>
<p>Purtroppo non è disponibile un catalogo, è aperta tutti i giorni fino al 7 luglio e per i dettagli sugli orari  https://palazzoroncale.com/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Terminata la visita della mostra di Matteotti mi sono recato nella prestigiosa sede di Palazzo Roverella, dove vengono spesso ospitate mostre di pregio come questa dedicata a Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), artista francese tra i più rappresentativi della Parigi di fine secolo.</p>
<p>Superando l’approccio che tanto spesso riduce Toulouse-Lautrec alla sola attività di creatore di manifesti, questa si sofferma sulla sua attività di pittore, con dipinti e pastelli provenienti da importanti musei americani ed europei, oltre che francesi.</p>
<p>La mostra ricostruisce l’ambiente parigino in cui operava l’artista mettendolo a confronto con realisti, impressionisti e simbolisti con cui condivideva esperienze e momenti di vita quotidiana.</p>
<p>Oltre alle celebri Affiches, dipinti e disegni preparatori dell’artista sono affiancati in un rapporto dialettico ai lavori dei numerosi artisti attivi contemporaneamente negli stessi ambienti e che spesso affrontano le stesse tematiche.</p>
<p>La mostra comprende 60 opere dell’artista, su più di 200 opere complessive, che evocano la vivacità della scena artistica parigina ed è curata da Jean-David Jumeau-Lafond, Francesco Parisi e Fanny Girard, con la collaborazione di Nicholas Zmelty.</p>
<p>L’apertura è tutti i giorni fino al 30 giugno. Per prenotazioni e dettagli sugli orari : <a href="https://www.palazzoroverella.com/henri-de-toulouse-lautrec/" rel="nofollow">https://www.palazzoroverella.com/henri-de-toulouse-lautrec/</a></p>
<p>Nel sito si trova anche un ricco programma di iniziative educative per adulti, bambini, ragazzi e per tutta la famiglia ispirate dall’opera del celebre pittore.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Imparare &#8220;dalle bestie&#8221;. Una testimonianza</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Mar 2024 05:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iacopo Sequi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 173 - Archivio 2024]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quando è arrivato in Italia, nove anni fa, eravamo in condizioni disastrose. Noi due umani, una coppia piucchettrentenne che cercava di uscire da un periodo duro guardando avanti; e Pico, un cane che forse comprendeva di uscire da un canile, ma non sapeva dove andava. Arrivò in Pianura Padana con una zampa fasciata, così stanco [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/03/imparare-dalle-bestie-una-testimonianza/">Imparare &#8220;dalle bestie&#8221;. Una testimonianza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando è arrivato in Italia, nove anni fa, eravamo in condizioni disastrose. Noi due umani, una coppia piucchettrentenne che cercava di uscire da un periodo duro guardando avanti; e Pico, un cane che forse comprendeva di uscire da un canile, ma non sapeva dove andava. Arrivò in Pianura Padana con una zampa fasciata, così stanco per il viaggio che si addormentò sulle gambe di Irene appena salito in macchina, e dormì fino a casa, di là dall&#8217;Appennino. Durante le prime settimane fu tutto commovente: la sua pazienza durante le medicazioni alla ferita operata e il lento abituarsi a poter camminare poggiando quattro zampe invece che tre, il suo spaesamento nei profumi della cucina ancor prima del suo amore per la morbidezza del divano, il suo grande rispetto della nostra camera da letto e i suoi pianti disperati all&#8217;allontanarsi di uno di noi. Il primo osso, la prima ricerca di coccole, i primi morsetti, la prima doccia insieme (non ha così tanta paura dell&#8217;acqua, se adeguatamente spronato!). E poi, soprattutto, la prima corsa all&#8217;area cani: slacciato il guinzaglio ci ha guardato, si è guardato intorno e via come un razzo! Una corsa sfrenata di venti minuti, senza mai fermarsi. Calzino di gomma sfasciato, fasciatura distrutta, una poltiglia di sangue e fango sulla zampa infortunata&#8230; e lui felice di correre per gioco, come forse non aveva mai potuto fare.<br />
All&#8217;arrivo pesava  intorno a 18 chili e soffriva di disturbi intestinali; mangiava voracemente e beveva con ansia, come se l&#8217;acqua fresca gli fosse mancata troppo a lungo (ancora oggi ama dissetarsi al palmo della mano in quella grande ciotola di ceramica che è il bidet), e non riuscivamo a farlo ingrassare. Evidentemente non era ancora tranquillo, non era sicuro o pensava di non potersi fidare del tutto, e questo lo stressava; nei primi due o tre mesi la forfora non diminuiva e il pelo non accennava a illuminarsi. Ci stavamo prendendo le misure; ho capito che lui voleva conoscere noi prima di aprirsi a sua volta, e che ne aveva diritto: adottarlo è stata una nostra scelta, e presto s&#8217;impara che in una situazione del genere il pricipale aspetto da tutelare, subito dopo quello medico, è quello caratteriale.</p>
<p>Oggi Pico pesa 30 chili a tenersi stretti, tanto che il veterinario dice scherzando che si tratta del primo levriero grasso con cui ha a che fare in quarant&#8217;anni di carriera. &#8220;Ma è un bel cane semmai&#8221;, dice Anacleto. Ha un manto di lucentezza straordinaria ed è consapevole di una raggiunta tranquillezza e della possibilità di fare il serio o il cretino come e quando vuole. Intelligente al punto da saper sfruttare con furbizia velocità e destrezza (gira le chiavi nelle toppe delle porte), attento alle sensazioni degli umani (in particolare della sua sorellina bipede, che ha ampliato il branco quasi sette anni fa) e felicemente affezionato a noi. Fu zelante negli adempimenti quotidiani – Irene gli avevaa pazientemente insegnato a non inacidire il pratino verde di sua madre, così lui per un periodo fece pipì solo sul vialetto selciato&#8230; salvo accorgersi che avrebbe ricevuto affetto in ogni caso, e così ora il pratino non c&#8217;è più – e perfino ubbidiente se reputa che le richieste siano ragionevoli. Quando camminiamo ci sta alle spalle, ogni cinque passi dando una nasata sul sedere per ristabilire il contatto di cordata nel branco familiare. Lancia la coda in ampi giri d&#8217;elica giocando con la palla o con le papere di gomma (quelle da doccia che sono souvenir del British Museum, a forma di sfinge e di personaggi storici, sono le sue preferite), gestisce i suoi peluche disponendoli in fila o portandoli al sole, passa quarti d&#8217;ora col muso nella siepe in cerca di lucertole. Se gli prendono i cinque minuti di matto corre alla Beep Beep fino allo sfinimento oppure cerca di rompere le scatole a Miciopàppa, il gatto diciottenne di Irene, non più lesto per scappare ma abbastanza esperto da terrorizzarlo con sonore soffiate e luciferini miagolii.<br />
Pico è il primo nostro cane; il secondo cane per Irene, il quarto per me. Non so se abbiamo dato di più noi a lui o viceversa, ma so che l&#8217;esperienza con questo cane <em>rescued</em> mi ha arricchito. Non è il mio primo cane salvato (la Musa si era presentata al cancello di casa, Ringhio era nel bagagliaio di una Ford Ka; solo Gunther era un cucciolo nato nella bambagia) ma è stata una condivisione diversa e nuova, che non posso spiegare se non con una similitudine. È difficile veder sbocciare un fiore: gli si può piazzare davanti una telecamera, registrare e poi ammirare in fast motion il bocciolo che si schiude e i petali che si distendono. La differenza fra la gioia di Pico e degli altri cani che ho avuto sta in questo: l&#8217;ho visto sbocciare come un fiore, curandolo e aspettando con mitezza che il tempo passasse e le cose cambiassero. Mettere tutto ciò insieme alla crescita di una bimba aiuta a crescere lei e noi. E se questo non è imparare, non so cos&#8217;altro posso aver imparato.</p>
<p>10 marzo 2024</p>
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		<title>Anni ben portati</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 13:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Roncarati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 173 - Archivio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[marconi]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>
		<category><![CDATA[telegrafo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Era il 2011 quando i paesi membri dell’Unesco istituirono  il 13 febbraio come World Radio Day, giornata mondiale della radio. La data scelta era quella della  trasmissione radiofonica che aveva inaugurato la radio delle Nazioni Unite, il 13 febbraio 1946. Un bel riconoscimento per il mezzo di comunicazione più diffuso nel mondo e che sembra non sentire il peso degli [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2024/02/anni-ben-portati/">Anni ben portati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 2011 quando i paesi membri dell’<strong>Unesco</strong> istituirono  il 13 febbraio come <strong>World Radio Day</strong>, giornata mondiale della radio. La data scelta era quella della  trasmissione radiofonica che aveva inaugurato la radio delle Nazioni Unite, il 13 febbraio 1946. Un bel riconoscimento per il mezzo di comunicazione più diffuso nel mondo e che sembra non sentire il peso degli anni.</p>
<p>Un successo planetario che ha radici italiane.</p>
<p>Tutto parte da un esame andato male. Il giovane Guglielmo Marconi dopo aver frequentato l’istituto tecnico a Livorno tentò l’ ingresso all’ Accademia navale ma fu respinto. Deluso e amareggiato decise di proseguire gli studi da autodidatta.</p>
<p>Con una felice intuizione il giovane Marconi comprese la possibilità di utilizzare le onde elettromagnetiche per stabilire comunicazioni a distanza senza cavi di collegamento. Lontano dalle aule universitarie, si dedicò ai suoi esperimenti nella villa di famiglia a Pontecchio, nei pressi di Sasso Marconi, utilizzando un oscillatore di Righi come generatore di onde elettromagnetiche. All’inizio del 1895 Marconi capì che per ampliare gli effetti a distanza era necessario collegare le estremità dell&#8217;oscillatore e del circuito rivelatore a due conduttori, uno interrato nel suolo (terra) e l’altro isolato e il più alto possibile da terra (antenna). Con questo sistema era possibile trasmettere segnali telegrafici a quasi due chilometri e mezzo, mentre in precedenza erano percepibili a poche decine di metri. La scoperta fu la causa di uno dei primi casi di fuga dei cervelli della storia. Marconi era un tipo intraprendente e comprese le potenzialità, anche economiche, della sua invenzione. L’offerta di brevetto che presentò al governo italiano non fu però presa in considerazione. Allora il giovane inventore, consigliato dalla madre, che era irlandese, si recò in Gran Bretagna. Forse la burocrazia britannica era meno ingessata di quella italiana, sta di fatto  che nel 1896 Marconi ottenne il brevetto del nuovo sistema di telegrafia senza fili. Il soggiorno inglese fu ricco di soddisfazioni. Marconi proseguì i suoi esperimenti e nel 1897 riuscì a raggiungere i 14 km di portata utile del suo sistema. Nello stesso anno  il giovane inventore, raggiunta la celebrità, rientrò in Italia dove iniziò una lunga collaborazione con la Marina, anche se l’Inghilterra rimase il fulcro del suo lavoro. In Gran Bretagna Marconi, che era dotato di spirito imprenditoriale, aveva fondato la Marconi&#8217;s wireless telegraph and signal company per sviluppare e promuovere la sua invenzione. Le comunicazioni telegrafiche senza fili in pochi anni raggiunsero distanze impensabili. Il 12 dicembre 1901 fu stabilito il primo collegamento telegrafico transatlantico senza filo da Poldhu, in Cornovaglia a San Giovanni di Terranova, in Canada. Lo studente autodidatta ne aveva fatta di strada e nel 1909 Marconi ottenne il premio Nobel per la fisica, insieme a K. F. Braun. Ricco e famoso nel 1930 Marconi fece l’ esperimento più celebre della sua carriera, il 26 marzo dal suo yacht Elettra ormeggiato nel porto di Genova accese le luci del municipio di Sidney, in Australia, con un segnale radio.</p>
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