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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 21 &#8211; 16 Luglio 2007</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
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		<title>Due mostre a Ravenna dedicate a Domenico Baccarini e Felice Casorati</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 21 - 16 Luglio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ancora una volta la citt&#224; di Ravenna si distingue nel campo della manifestazioni culturali, non per nulla &#232; stata scelta come sede della facolt&#224; di Beni culturali e del corso di laurea in Tecnologie del restauro! Le due mostre che vi segnalo sono al Museo d&#39;arte della citt&#224; di Ravenna, ospitato dalla Loggetta lombardesca in [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/07/due-mostre-a-ravenna-dedicate-a-domenico-baccarini-e-felice-casorati/">Due mostre a Ravenna dedicate a Domenico Baccarini e Felice Casorati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta la citt&agrave; di Ravenna si distingue nel campo della manifestazioni culturali, non per nulla &egrave; stata scelta come sede della facolt&agrave; di Beni culturali e del corso di laurea in Tecnologie del restauro!</p>
<p>Le due mostre che vi segnalo sono al Museo d&#39;arte della citt&agrave; di Ravenna, ospitato dalla Loggetta lombardesca in via di Roma 13 e hanno un oggetto decisamente pi&ugrave; moderno rispetto a Felix Ravenna.</p>
<p>La prima &egrave; dedicata a Domenico Baccarini, un pittore faentino tra il simbolismo e il liberty con una vita molto sfortunata, terminata a soli ventiquattro anni un secolo fa.</p>
<p>L&#39;esposizione, curata da Claudio Spadoni, documenta la precoce attivit&agrave; dell&#39;artista faentino attraverso un centinaio di opere tra dipinti, disegni e sculture.</p>
<p>Tra i tanti selezionati dipinti, in mostra &egrave; visibile il grande trittico L&#39;umanit&agrave; dinanzi alla vita, opera incompiuta, assente da oltre cinquant&#39;anni dalle scene espositive: dalle grandi dimensioni, fu realizzata dall&#39;artista nel periodo romano (1904), in una fase di profonda riflessione sull&#39;uomo, sulla vita e la morte. Vi sono poi i dipinti del periodo veneziano, i numerosi ritratti, gli intensi ed inconfondibili autoritratti, le vedute di Faenza e i tanti scorci familiari, dove sempre prevale un intenso cromatismo. Notevole &egrave; la produzione scultorea che documenta lo straordinario talento di Baccarini: dai gruppi plastici con figure femminili, quali Sensazioni dell&#39;anima o Primavera, ai tanti ritratti dell&#39;amata Bitta; dalle piccole figure infantili, omaggio alla figlia Maria Teresa, ai grandi busti dei personaggi e degli artisti del suo cenacolo (da Beltramelli a Costetti, da Golfieri a Zanelli, etc.). Importanti sono i suoi modelli da cui deriv&ograve; la produzione in maiolica su ampia scala di tante botteghe ceramiche faentine e che fecero la fortuna &ldquo;popolare&rdquo; di Baccarini.</p>
<p>Il centenario della morte &egrave; ricordata anche con due mostre nella citt&agrave; natale, una nel Museo Internazionale delle ceramiche (Il cenacolo baccariniano, www.micfaenza.org) e una nella Pinacoteca (Domenico Baccarini. Disegni dalle Collezioni comunali, <a target="_blank" href="http://www.pinacotecafaenza.it/">www.pinacotecafaenza.it</a>)</p>
<p>La seconda, curata da Claudia Gian Ferrari, Michela Scolaro e Claudio Spadoni, &egrave; dedicata a Felice Casorati, pittore piemontese molto pi&ugrave; longevo (1883-1963), attraverso la selezione di oltre un centinaio di opere dagli esordi secessionisti alle composizioni neoquattrocentiste, dal realismo magico alle inquiete nature morte degli anni cinquanta. Il percorso della mostra spazia dal primo decennio agli anni sessanta del XX secolo, attraverso le opere pi&ugrave; significative come La preghiera (1914), Ritratto di Renato Gualino (1923), Ragazze dormienti (1927), le nature morte con le uova, i tanti enigmatici ritratti tra cui quello, fondamentale, di Silvana Cenni. Se per&ograve; devo dire la mia opinione l&#39;unico quadro che mi ha colpito &egrave; il ritratto di Piero Gobetti, che chiude la rassegna osservando intensamente il visitatore.</p>
<p>Per ulteriori informazioni rimando al sito <a target="_blank" href="http://www.museocitta.ra.it/">www.museocitta.ra.it</a></p>
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		<title>La m&#8230;&#8230;&#8230;.a</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare Sabbioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 21 - 16 Luglio 2007]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si sentiva ancora una volta in bilico, era l&#236; in balie delle sue dita che giocherellavano, le sentiva calde e umide che l&#39;inumidivano. A volte si sentiva scivolare, stava per cadere, ma con un balzo cambiava faccia e si riportava in equilibrio. La lasci&#242; cadere, si sent&#236; sconquassare, gli sembr&#242; di fare rumore, sdraiata su [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/07/la-m-a/">La m&#8230;&#8230;&#8230;.a</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si sentiva ancora una volta in bilico, era l&igrave; in balie delle sue dita che giocherellavano, le sentiva calde e umide che l&#39;inumidivano.</p>
<p>A volte si sentiva scivolare, stava per cadere, ma con un balzo cambiava faccia e si riportava in equilibrio.</p>
<p>La lasci&ograve; cadere, si sent&igrave; sconquassare, gli sembr&ograve; di fare rumore, sdraiata su un prato allo stremo delle forze.</p>
<p>Due scarpe si avvicinarono.</p>
<p>Le stesse mani che l&#39;avevano lasciata cos&igrave; roteare nel vuoto e cadere la raccolsero con cura.</p>
<p>Vide tre uomini che la guardavano con desiderio e provo paura.</p>
<p>Molti uomini passarono attorno a lei da destra a sinistra e viceversa senza curarsi della sua presenza.</p>
<p>Chi l&#39;aveva raccolta si dimentic&ograve; di lei, la mise in tasca e la partita incominci&ograve;.</p>
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		<title>Biomasse per le masse</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Marcotullio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia e Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 21 - 16 Luglio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>No! La biomassa non e&#39; la cacca, o almeno non solo! Ok, per essere precisi, la cacca ha riscosso un discreto successo nella produzione di energia per via dei gas ricchi di metano sprigionati in certe condizioni di ottima digestione (esattamente lo stesso fenomeno di cui si compiace tutte le mattine almeno il 50% dell&#39;umanit&#224;). [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/07/biomasse-per-le-masse/">Biomasse per le masse</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>No! La biomassa non e&#39; la cacca, o almeno non solo!</p>
<p>Ok, per essere precisi, la cacca ha riscosso un discreto successo nella produzione di energia per via dei gas ricchi di metano sprigionati in certe condizioni di ottima digestione (esattamente lo stesso fenomeno di cui si compiace tutte le mattine almeno il 50% dell&#39;umanit&agrave;). Impavidi allevatori hanno pensato bene di ingabbiare le fragranze derivanti dagli escrementi di un centinaio di maiali alimentando cos&igrave; un bel motore diesel, e guarda un po&#39;, riuscendo a fare anche dei bei ninnoli! Simpatico si, ma torniamo a noi.</p>
<p>Le biomasse sono tutti quei materiali di origine biologica dal pi&ugrave; o meno breve ciclo di crescita o produzione (quindi non fossili). Di fatto sono biomasse anche quelle che mangiamo ripassate in padella, con uno spicchio d&#39;aglio e peperoncino, ma a ben vedere sono biomasse anche l&#39;aglio e il peperoncino stessi!</p>
<p>Ma allora che c&#39;entra l&#39;energia?</p>
<p>Cominciamo dal principio. Qualche riflessione sul concetto di energia.</p>
<p>La correttezza formale vuole che &ldquo;energia&rdquo; sia, oltre quella elettrica, anche quella che ad esempio esce dal camino o dalla doccia calda. Se si vuole c&#39;&egrave; anche un po&#39; di energia nel caff&eacute;.</p>
<p>Energia nel senso pi&ugrave; ampio del termine &egrave; tutto quello che si misura in Joule o calorie. C&#39;&egrave; energia nel gasolio e nell&#39;idrogeno, nel carbone cinese e nel legno delle foreste pluviali, nel gas naturale e nelle flatulenze di un cinghiale, nell&#39;olio combustibile in quello per frittura, nella benzina senza piombo e nella vodka, nel lavoro sprigionato dal motore a vapore o da quello di una pedalata, nel caldo del tubo di scappamento o in una lamiera nera esposta al sole, nelle onde radio e in quelle del mare, nel vento e, naturalmente, nella luce solare.</p>
<p>Ma torniamo alle biomasse.</p>
<p>Si dice che un ciocco di acero o di pioppo ben stagionato, da 1 kg di peso, contenga un ventina di Mega Joule. Non molti davvero, ma pi&ugrave; o meno l&#39;energia contenuta in una bottiglietta da 0,5 di petrolio. Quindi affacciandosi dalla finestra di una casa di campagna qualcuno potrebbe pensare di aver trovato il suo profumatissimo oro nero! Non del tutto sbagliato.</p>
<p>Se si ha un minimo di confidenza con i sussidiari delle scuole elementari, si sa che quello stesso acero o pioppo, per riuscire a slanciarsi in alto nel cielo, ha provveduto ad assorbire l&#39;anidride carbonica (CO2) presente nell&#39;aria combinandola all&#39;acqua nel formare carboidrati. Pertanto se un contadino coltivasse un campo di grano e alla fine della stagione lo incendiasse, provocherebbe si lo sbigottimento di molti, ma il bilancio annuale di CO2 assorbita e rilasciata in atmosfera sarebbe pari a zero (ci&ograve; non toglie che, dalla combustione di biomasse, di inquinanti se ne possano produrre eccome).</p>
<p>Conclusione: ogni forma vegetale intorno a noi &egrave; un piccolo serbatoio di carboidrati pronti a liberare energia senza nessun rimorso per l&#39;effetto serra galoppante!</p>
<p>Quindi un ettaro di terreno pu&ograve; fornire in un anno, non pi&ugrave; soltanto granturco, erba medica e riparo a giovani coppiette osservatrici di stelle, ma anche parecchi Joule, pi&ugrave; o meno 500 &#8211; 1000 miliardi! Pari a circa 100 &#8211; 150 barili di petrolio (il fabbisogno totale di energia in Italia espresso in milioni di barili equivalenti di petrolio &egrave; pari a circa 1460).</p>
<p>Cosa si pu&ograve; fare delle biomasse a parte delle bellissime serate carnivore tra amici e in mancanza di un partner astrologo?</p>
<p>Alcuni scienziati dell&#39;era preistorica avevano scoperto che incendiandole si riusciva a non morire di freddo. Le mogli degli stessi scienziati avevano scoperto, poi, che con queste calde lingue di fuoco si poteva cuocere la carne in modo da evitare, ai suddetti mariti, fatali indigestioni derivanti da carnivore serate tra amici a base di selvaggina cruda.</p>
<p>Oggi, dopo aver provveduto a svuotare le viscere della terra dai combustibili fossili, si riparte dal principio scoprendo le biomasse come combustibile e bruciandole in moderni camini alimentati a pellets.</p>
<p>Ma c&#39;&egrave; di pi&ugrave;, le biotecnologie permettono di sviluppare processi enzimatici in grado di trasformare gli zuccheri derivati da queste in decine di prodotti utili alla nostra vita moderna. Primo tra tutti l&#39;etanolo, ottenuto attraverso la fermentazione che i nostri nonni usavano per produrre il vino da tavola o la birra. Ebbene si, il bioetanolo, potenziale sostituto della benzina, non &egrave; altro che quel 13% del contenuto di una buona bottiglia di rosso che ci rende simpatici.</p>
<p>Dalla spremitura dei semi delle piante oleaginose si riesce a ricavarne degli oli (ma guarda un po&#39;), i quali, se trattati con un alcol come il metanolo, danno un combustibile che funziona molto bene nei motori diesel, e con uno slancio di fantasia viene detto: biodiesel.</p>
<p>Dalle biomasse solide si pu&ograve; nondimeno ottenere del gas combustibile attraverso appunto la gassificazione. Il suddetto gas pu&ograve; essere ancora trattato per produrre diesel, metanolo, idrogeno, o bruciato in una classica centrale per produrre energia elettrica.</p>
<p>In effetti ci troviamo ancora alla prima generazione dei processi di trasformazione delle biomasse, tendenzialmente riuscendo ad utilizzarne solo un frazione limitata e in maniera poco efficiente. La scienza e la tecnica sta pian piano cercando di fare dei progressi scoprendo nuove frontiere. Esplorando i segreti pi&ugrave; intimi della biomassa, si scopre che dalle catene di zuccheri e composti aromatici alla base della struttura dei materiali lignocellulosici si pu&ograve; ricavare molto di pi&ugrave; del semplice fuoco di un camino. L&#39;obiettivo futuro &egrave; quindi scindere questa complessa struttura ricavandone molecole appetibili sia per l&#39;industria dei combustibili che a quella chimica in generale.</p>
<p>Auspicabilmente il risultato sarebbe una competizione diretta tra biomasse e petrolio come materia prima e l&#39;inizio di una nuova industria bio-chimica. Lo scenario odierno vede quindi da un lato la tecnologicamente affermata industria petrolchimica alimentata da un petrolio sempre pi&ugrave; caro, dall&#39;altro le biomasse come piattaforma chimica in attesa di processi tecnologici provati ed efficienti.</p>
<p>E&#39; il momento di farsi delle domande.</p>
<p>Questioni di abbondanza.</p>
<p>Giocando un po&#39; con i numeri &egrave; facile verificare che, per i paesi industrializzati e densamente popolati come l&#39;Italia e tutta l&#39;Europa occidentale, il ricorso alla produzione massiccia di biomasse potrebbe contribuire solo molto parzialmente al fabbisogno di interno di energia. Ci&ograve; non toglie che, su scala mondiale, le potenzialit&agrave; in termini di disponibilit&agrave; e di produzione sono davvero molto alte.</p>
<p>Questi presupposti portano ad intravedere per il futuro un grande problema di commercio internazionale di biomasse come materia prima, con tanto di imponenti infrastrutture, giochi di potere e strumenti politici che ne stabiliscano le regole. Qualcosa di non troppo differente dall&#39;odierno commercio di petrolio.</p>
<p>Questioni di sostenibilit&agrave;.</p>
<p>Certo le biomasse crescono dovunque in maniera piuttosto democratica, quindi i primi beneficiari di un eventuale paradigma energetico orientato su queste sarebbero proprio i paesi oggi pi&ugrave; poveri e basati sull&#39;agricoltura.</p>
<p>I rischi sono tuttavia molto alti. La competizione cibo-biomasse &egrave; un rischio reale se si pensa che, in un paese in via di sviluppo, la rendita economica di una coltivazione energetica destinata al mondo occidentale sarebbe molto pi&ugrave; alta rispetto alla coltivazione di cibo per le popolazioni locali.</p>
<p>Nondimeno, in termini ambientali, la sostenibilit&agrave; delle biomasse pu&ograve; facilmente venire meno nel momento in cui il loro sfruttamento proceda a ritmi pi&ugrave; alti della capacit&agrave; di rigenerazione. Non si fa fatica ad immaginare che una forte domanda di biomasse da parte dei paesi occidentali porterebbe alla deforestazione selvaggia in Indonesia, in Asia o in America Latina.</p>
<p>In questo scenario l&#39;Unione Europea cerca di farsi promotrice di una politica che definisca e promuova le regole per l&#39;utilizzo sostenibile della risorsa biomasse. Le intenzioni sono certamente ammirevoli, ma per adesso la discussione &egrave; ancora ad uno stato embrionale e vengono proposti strumenti di certificazione basati sulla valutazione del ciclo di produzione, lo sfruttamento del territorio e il bilancio di CO2.</p>
<p>Nel frattempo i paesi in via di sviluppo chiamano l&#39;occidente per soluzioni tecnologiche innovative e accessibili, e l&#39;occidente guarda con interesse crescente l&#39;opportunit&agrave; offerta da questa &#8220;nuova&#8221; fonte di approvvigionamento energetico. E&#39; certo che sar&agrave; un futuro pieno di occasioni, ma anche di contraddizioni e di rischi.</p>
<p>Quale sar&agrave; il destino delle biomasse italiane? Certamente quello che saremo in grado di immaginare e perseguire. Cominceremo a disboscare o promuoveremo lo sviluppo tecnologico? Cederemo alla suggestiva e demagogica tentazione di una mezzadria energetica o cercheremo di partecipare direttamente al progetto di un futuro sostenibile? Nel primo caso si ha bisogno manodopera a basso costo, di mezzadri e politiche protezionistiche, nel secondo di alta formazione e investimenti in beni immateriali.</p>
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		<title>Marketing ambientale</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Clo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia e Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 21 - 16 Luglio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quante volte siete stati rimproverati dalla mamma perch&#233; il vostro modo di vestire non era consono alla situazione o all&#39;ambiente da frequentare. &#8220;vai in giro che sembri il figlio di nessuno&#8221;: l&#39;ammonimento pi&#249; crudele dal sapore dis-ereditario. In chiesa non si entra vestiti in tenuta da spiaggia, per le cerimonie l&#39;abito scuro &#232; di rigore, [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/07/marketing-ambientale/">Marketing ambientale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quante volte siete stati rimproverati dalla mamma perch&eacute; il vostro modo di vestire non era consono alla situazione o all&#39;ambiente da frequentare. &ldquo;vai in giro che sembri il figlio di nessuno&rdquo;: l&#39;ammonimento pi&ugrave; crudele dal sapore dis-ereditario.</p>
<p>In chiesa non si entra vestiti in tenuta da spiaggia, per le cerimonie l&#39;abito scuro &egrave; di rigore, ed al lavoro, negli studi legali, banche d&#39;affari o istituzioni pubbliche, ci si va vestiti come Dio comanda, con tanto di giacca e cravatta.</p>
<p>Eh gi&agrave;!! Inutili le nostre argomentazioni in favore della libert&agrave; di pensiero, di espressione della propria personalit&agrave; anche attraverso il proprio abbigliamento, o meglio, il look-style. Inutile spiegare ai nostri vecchi che i tempi cambiano, perch&eacute; intanto certe cose non cambiano mai.</p>
<p>E invece no!!</p>
<p>Un&#39;aria di cambiamento si pu&ograve; respirare negli ambienti fashion di Milano, quelli pi&ugrave; trendy. Ed ecco comparire la moda del Casual Friday in cui i giovani e rampanti professionisti si presentano il venerd&igrave; mattina al lavoro gi&agrave; belli e pronti per l&#39;Ape delle sei.</p>
<p>I pi&ugrave; conservatori strabuzzano gli occhi davanti a questa giovent&ugrave; senza rispetto per le tradizioni e la cultura. E chiss&agrave; allora come avranno reagito alla notizia comparsa qualche giorno fa sui giornali in cui si riportava che i piani alti dell&#39;Eni hanno imposto ai propri dipendenti di presentarsi al lavoro senza n&eacute; giacca, n&eacute; cravatta. EVVAI!!!!!!</p>
<p>I dirigenti del cane a sei zampe hanno dichiarato che questa &egrave; una scelta pro-ambiente: i dipendenti liberi da nodi alla gola avranno meno caldo e quindi l&#39;Eni risparmier&agrave; grazie ad un minor consumo di aria condizionata, inquinando quindi di meno l&#39;ambiente.</p>
<p>La solita mossa commerciale, hanno pensato le malelingue, prima inzozzano il delta del Niger e poi adottano politiche spicciole environmental friendly per abbellire la propria immagine in un&#39;era dove essere a favore dell&#39;ambiente sta diventando la mossa vincente nei mercati economici.</p>
<p>Pensatela come vi pare, ma fonti non ufficiali hanno calcolato che il minor utilizzo di condizionatori potrebbe far risparmiare all&#39;ENI circa 1 milione di Euro.</p>
<p>Cosa c&#39;&egrave; di male quindi? L&#39;ENI risparmia, l&#39;ambiente ci guadagna e i lavoratori se ne stanno pi&ugrave; comodi. Uno solo l&#39;effetto collaterale: le mamme e tutti quelli per cui a questo mondo non c&#39;&egrave; pi&ugrave; religione.</p>
<p>Ma noi dell&#39;Arengo siamo ggiovani con due G, e per definizione i giovani si comportano nella maniera contraria a quella che le mamme vorrebbero. Pertanto non solo abbracciamo la proposta dell&#39;ENI, ma ci spingiamo oltre!!</p>
<p>Non solo via giacche e cravatte, nei mesi d&#39;estate, ma anche camicie e pantaloni.</p>
<p>Tutti in giro in mutande, come vorrebbero Benigni e Gigi la trottola. Cos&igrave;, non solo consumeremo meno aria condizionata, ma risparmieremo anche in lavatrici e ferri da stiro!!</p>
<p>Che trovata geniale, cos&igrave; magari anche l&#39;Arengo come l&#39;Eni, ostentando pance all&#39;aria ed un atteggiamento pro-ambientale, contribuir&agrave; attivamente al salvataggio del pianeta ed accrescer&agrave; il consenso dei suoi amatissimi fan.</p>
<p>Ok, forse non salveremo il pianeta, ma sicuro attireremo l&#39;attenzione del pubblico; che &egrave; un po&#39; quello che tutti quanti, da Al Gore a Leonardo Di Caprio, stanno facendo.</p>
<p>Come non riportare all&#39;attenzione i Live Earth Concerts che si sono tenuti da Sidney ad Amburgo contro la crisi ambientale del nostro pianeta.</p>
<p>Ma ancora pi&ugrave; esilaranti sono le gare di Bellezza Miss Environment, l&#39;evento annuale organizzato dai Friends of the Nature Sanctuary finalizzato (come tutti queste manifestazioni) a sensibilizzare l&#39;opinione pubblica e ad accrescere la consapevolezza delle conseguenze legate al cambiamento climatico.</p>
<p>Ed ecco che il corriere.it, anch&#39; esso in cerca di maggiori accessi multimediali, non perde l&#39;occasione di mostrare in prima pagina fotografie di gambi chilometriche, del quale proponiamo un estratto con tanto di didascalia.</p>
<p>Tratto dall&#39; Archivio delle gallerie di immagini del Corriere.it:<br />
Le candidate al concorso Philippines Miss Earth durante la presentazione della manifestazione a Makati, sud di Manila. Il concorso Miss Earth si tiene ogni anno per promuovere la consapevolezza e la coscienza ambientale nel mondo</p>
<p>Ma Ragazzi!!! Adesso sono io a vestire i panni del conservatore tradizionalista; va bene che le chiappe fanno audience, ma almeno dal Corriere mi sarei aspettato un po&#39; pi&ugrave; di seriet&agrave;.</p>
<p>Ma soprattutto, considerando che le flatulenze sono pur sempre emissioni, come si fa a pensare che il culo sia pro-ambiente?</p>
<p>Davanti a questo interrogativo esistenziale, come valutare i ciclisti-nudisti-ecologisti?</p>
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		<title>Il tappo perfetto</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Rubbi</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Cantina del Viaggiatore]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 21 - 16 Luglio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un laboratorio disordinato. Uno scienziato &#232; perso in mezzo a tubi, anfore fumanti, provette. Tutto affaccendato si getta da una parte e l&#8217;altra della stanza. Dal suo aspetto fisico si pu&#242; intuire che da molto tempo non dorme, che non esce dalla stanza, che il mondo in questo momento &#232; tutto dentro un piccolo, ma [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/07/il-tappo-perfetto/">Il tappo perfetto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un laboratorio disordinato. Uno scienziato &egrave; perso in mezzo a tubi, anfore fumanti, provette. Tutto affaccendato si getta da una parte e l&rsquo;altra della stanza.</p>
<p> Dal suo aspetto fisico si pu&ograve; intuire che da molto tempo non dorme, che non esce dalla stanza, che il mondo in questo momento &egrave; tutto dentro un piccolo, ma essenziale, oggetto.</p>
<p> &Egrave; alla ricerca della perfezione, del oggetto che regalerebbe a lui la gloria e a molti cantinieri notti tranquille. &Egrave; alla ricerca del tappo a vite di sughero, il tappo perfetto.</p>
<p> Mah, forse qualche scienziato pazzo che non aspetta altro che urlare &ldquo;EUREKA EUREKA&rdquo; dietro questa idea c&rsquo;&egrave;, oppure stai a vedere che ho avuto l&rsquo;idea del secolo.</p>
<p> Al momento &egrave; in corso un&rsquo;autentica guerra, ideologica e commerciale, in merito alla chiusura del vino.</p>
<p> I tappi vanno divisi in tre grandi categorie: i tappi di sughero, i tappi artificiali e i tappi a vite.</p>
<p> Ognuna di queste categorie andrebbe suddivisa in migliaia di altre sotto categorie: tappi di sughero trattati, i tappi di plastica, i tappi erroneamente detti di silicone (in verit&agrave; si trova solo in superficie e in minima parte nella mescola).</p>
<p> Ognuna di queste tipologie ha pregi e difetti.</p>
<p> Piuttosto che indicare quale sia il tappo migliore, ha senso analizzare le caratteristiche di un vino, intuirne lo sviluppo e di conseguenza scegliere la chiusura che pi&ugrave; gli si addice, tenendo come unico criterio quello che la funzione del tappo sia di consegnarci il vino nelle condizioni migliori.<a href="#1" name="back1"><sup>[1]</sup></a></p>
<p> Il tappo a vite non consente alcuno scambio tra l&rsquo;interno della bottiglia e l&rsquo;esterno, da molti considerato lo scambio ideale.</p>
<p> Il tappo di silicone consente il passaggio di poche particelle tra vino e esterno, non ha bisogno di oli per essere inserito, ma ha vita piuttosto breve.</p>
<p> Anche con il tappo di sughero avvengono pochi scambi, forse la quantit&agrave; perfetta secondo molti, ha una resistenza notevole ma a suo discapito quando attaccato da un fungo, rilascia nel vino quel sgradevole aroma chiamato appunto di tappo.</p>
<p> Senza tirare in ballo questioni ambientali, che vedono l&rsquo;industria del sughero quella con il miglior impatto in quanto rinnovabile, perch&eacute; le piante sono fondamentali per gli ecosistemi (nutrimento per gli animali e in alcune zone nordafricane l&rsquo;unica efficace barriera alla desertificazione) e mille altri motivi, il tappo a vite sembrerebbe fornire le prestazioni migliori.</p>
<p> Parrebbe, in quanto la maggior parte dei vini necessitano di un, seppur piccolo, scambio con l&rsquo;atmosfera esterna, pena quella sgradevole sensazione di ridotto (gomma bruciata, uova marce in primis)</p>
<p> Si pu&ograve; affermare che i tappi a vite siano i tappi ideali per quei vini figli di un processo produttivo che modifichi completamente un vino di da renderlo resistente alla chiusura anaerobica, di quei processi che portano in tavola vini senz&rsquo;anima, l&rsquo;esatto opposto del terroir.</p>
<p> Per farla in breve, sono ottimi per i vini australiani.</p>
<p> I tappi di sughero sono senza ombra di dubbio i migliori per i vini a lungo invecchiamento, pur tenendo conto che in ogni lotto alcune bottiglie andranno perse a causa di tappi difettosi.</p>
<p> L&rsquo;industria del sughero ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, consentendo di migliorare le prestazioni e di ridurre la percentuale di bottiglie rovinate.</p>
<p> I tappi di silicone possono a mio avviso ricoprire un importante ruolo per i vini giovani, per quelli che non devono o non possono invecchiare; hanno infatti prestazioni simili ai tappi di sughero ma presentando un minor costo.</p>
<p> Non vanno assolutamente considerati per i vini che necessitano di lungo invecchiamento: tendono a perdere elasticit&agrave; col passar del tempo, causando un eccessivo passaggio d&rsquo;aria tra vino e atmosfera esterna, scambio che porta alla cosiddetta ossidazione, ergo precoce invecchiamento del vino.</p>
<p> <br />
<hr align="left" width="33%" size="1" />
<p align="justify" class="normale"> <a href="#back1" name="1"><sup>[1]</sup></a> Slow Food Giugno, Paul White pag. 164 </p>
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		<title>Il vino di Chio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Rubbi</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Cantina del Viaggiatore]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 21 - 16 Luglio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da quando il mondo &#232; stato creato, o per lo meno pochi giorni dopo (il mercoled&#236; e non se non parla pi&#249;), la gente che ha popolato il mondo si &#232; divisa in due grandi macrocategorie: chi ha le idee e chi le copia. Le idee poi si sviluppano, crescono, si scambiano volentieri opinioni e [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/07/il-vino-di-chio/">Il vino di Chio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando il mondo &egrave; stato creato, o per lo meno pochi giorni dopo (il mercoled&igrave; e non se non parla pi&ugrave;), la gente che ha popolato il mondo si &egrave; divisa in due grandi macrocategorie: chi ha le idee e chi le copia.</p>
<p> Le idee poi si sviluppano, crescono, si scambiano volentieri opinioni e pareri con parenti, amici e vicini di casa (che spesso un tempo erano gli stessi) e si creano i cosiddetti distretti industriali, che magari sono in verit&agrave; agglomerati di artigiani e di industriale hanno ben poco.</p>
<p> Il campo enogastromico vede numerosi distretti industriali, i quali spesso fregiano di marchi che possano difenderli come le denominazioni: DOCG, DOC e IGT per i vini e DOP e IGP per i cibi le pi&ugrave; famose e in uso in Italia.</p>
<p> I nostri vini, spesso prestigiosi, di grande qualit&agrave; e fascino sono tra i pi&ugrave; bersagliati dalle contraffazioni.</p>
<p> &Egrave; luogo comune guardare ad oriente per le contraffazioni, Giappone storicamente e ora Cina, dimenticandosi che anche i cowboy a stelle e strisce fanno fortuna utilizzando nomi e marchi che ricordano anche lontanamente il Bel Paese spacciandoli per italici.</p>
<p> Ma si tratta di atteggiamenti gi&agrave; visti e che prima o poi vedono tutti protagonisti da una parte o l&rsquo;altra della barricaia, popolazioni dello stivale compresi,  che sempre si vedranno.</p>
<p> Non ci credete?</p>
<p> Permettetemi di raccontarvi una storiella.</p>
<p> Nell&rsquo;antichit&agrave; come oggi, esistevano i vini prelibati, quelli che allietavano i banchetti dei ricchi e che la facevano da padrone sui mercati pi&ugrave; importanti dell&rsquo;epoca, Marsiglia e in seguito Roma.</p>
<p> Erano molto in voga i vini di Lesbo, Samos, di Thaso e di Chio; si trattava di vini dolci e tutti altamente alcolici, unica garanzia per il trasporto in mare.</p>
<p> Ma il vino di Chio aveva delle caratteristiche che gli altri vini non avevano, tanto da renderlo paragonabile al Falerno, unici due vini offerti da Cesare al banchetto del suo terzo consolato.</p>
<p> In primis l&rsquo;isola di Chio era l&rsquo;unica su cui cresceva il terebinto, pianta da cui si ricavava un olio che serviva a impermeabilizzare le anfore e ricopriva anche un ruolo importante nella conservazione del vino.</p>
<p> Conservazione che era aiutata anche dalla presenza di sale nel vino, presenza dovuta ad una particolare pratica enologica che precedeva l&rsquo;appassimento: le uve, chiuse in ceste, venivano immerse in mare per alcuni giorni con l&rsquo;intento di levare la pruina dalla buccia per accelerare l&rsquo;appassimento delle stesse una volta messe al sole.</p>
<p> Si otteneva cos&igrave; un vino che oltre ad essere prelibato risultava decisamente particolare, e gli abitanti di Chio ne erano cos&igrave; consapevoli da chiedere allo scultore Prassitele, famoso per essere stato il primo a raffigurare il nudo femminile in una statua, di ideare l&rsquo;anfora nella quale conservare e trasportare il vino.</p>
<p> Anfora caratterizzata da una forma ovoidale e da un collo tozzo e bombato ma soprattutto da un timbro, una sorta di primordiale marchio o brand come si dice negli ambienti che contano, che vedeva raffigurata una sfinge. <br /> Il mix di design e prodotto, forma e sostanza, funziona oggi come funzionava all&rsquo;epoca, tanto da sbaragliare la concorrenza e stravolgere i mercati, nei quali primeggiavano i vini etruschi.</p>
<p> Il successo &egrave; confermato dai numerosi ritrovamenti di queste anfore ritrovamenti eccessivi considerato la quantit&agrave; di vino che poteva produrre la piccola isola dell&rsquo;egeo.</p>
<p> Ieri come oggi, si svilupp&ograve; un fenomeno di contraffazione di portata considerevole. Studi hanno mostrato come molte delle anfore ritrovate non fossero Chiesi, ma prevalentemente di un&rsquo;altra zona del Mediterraneo. E chi erano questi contraffattori? Ma gli etruschi ovviamente.</p>
<p> L&rsquo;isola d&rsquo;Elba e Piombino erano porti molto importanti all&rsquo;epoca grazie ai considerevoli giacimenti ferrosi, scali quasi obbligati se di ritorno da Marsiglia. Tappe forzate anche per i commercianti di Chio.</p>
<p> Inutile andare avanti con il racconto.</p>
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		<title>L&#039;Europa dei &#8220;ni&#8221; e il Caso polacco</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele De Maria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 21 - 16 Luglio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Presentando al Parlamento Europeo gli esiti del Consiglio del 21 e 22 giugno, il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha ricevuto un lungo applauso unanime da parte di tutte le formazioni politiche, pur con alcuni distinguo. Grossolana cantonata degli euro-parlamentari o sincera approvazione per l&#39;operato della Presidenza tedesca? Contrariamente alla vulgata comune, l&#39;accordo raggiunto dai 27 [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/07/leuropa-dei-ni-e-il-caso-polacco/">L&#39;Europa dei &ldquo;ni&rdquo; e il Caso polacco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Presentando al Parlamento Europeo gli esiti del Consiglio del 21 e 22 giugno, il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha ricevuto un lungo applauso unanime da parte di tutte le formazioni politiche, pur con alcuni distinguo. Grossolana cantonata degli euro-parlamentari o sincera approvazione per l&#39;operato della Presidenza tedesca? Contrariamente alla vulgata comune, l&#39;accordo raggiunto dai 27 capi di Stato e di governo presenta numerose novit&agrave; positive, mantiene inalterate alcune questioni delicate e compie passi indietro tutto sommato limitati.</p>
<p>A fronte di richieste molto precise da parte di un pugno di Stati &ldquo;pesanti&rdquo; come Inghilterra, Francia, Olanda, Repubblica Ceca e Polonia, le estenuanti trattative (la riunione &egrave; terminata definitivamente alle 5 del mattino!) hanno portato ad un compromesso tipicamente europeo, in cui si sono sacrificati alcuni aspetti volutamente simbolici sull&#39;altare del progresso funzionale dell&#39;Unione Europea. In altre parole, la rinuncia al nome di Trattato Costituzionale e la posticipazione dell&#39;applicazione del contestato nuovo sistema di voto hanno permesso il salvataggio dell&#39;essenza pi&ugrave; operativa del testo elaborato dalla Convenzione e l&#39;ottenimento di vistosi passi avanti in settori cruciali.</p>
<p>Il rafforzamento del ruolo del Parlamento Europeo, ad esempio, pu&ograve; essere interpretato come il primo strascico dei &ldquo;no&rdquo; francese ed olandese: con la comunitarizzazione di vaste aree del settore Giustizia e Affari Interni &#8211; tra cui rientrano sicurezza, anti-terrorismo, politica migratoria etc. -, il PE guadagna maggiori poteri di co-decisione. Allo stesso modo, viene esteso l&#39;utilizzo del voto a maggioranza qualificata &#8211; a scapito dell&#39;unanimit&agrave; &#8211; a nuovi 77 settori e viene stabilito a 9 il numero minimo di Stati per realizzare una cooperazione rafforzata: si creano cos&igrave; le condizioni perch&eacute; un gruppo di governi possa superare il potere di veto di altri e procedere nell&#39;integrazione. Infine, pur menomati o rimandati, permangono la prosecuzione del processo di negoziazione per un nuovo Trattato UE, l&#39;istituzione della figura di un Presidente del Consiglio in carica per due anni e mezzo e quella del Ministro degli Esteri dell&#39;UE &#8211; velato sotto il nome di Alto Rappresentante per gli Affari Esteri -, oltre all&#39;applicazione della doppia maggioranza (seppur dal 2014).  </p>
<p>In questo contesto hanno giocato un ruolo determinante gli interessi dei singoli Stati membri: una serie di ostacoli tesi a rallentare il progresso europeo. L&#39;esempio pi&ugrave; emblematico &egrave; quello della Polonia: uno tra i paesi pi&ugrave; insistenti, assieme al Regno Unito, per un ridimensionamento del testo. In tal modo Varsavia si &egrave; voluta proporre come uno dei grandi protagonisti della Nuova Europa, alla ricerca di un riscatto dalle vessazioni subite dalla storia, portato avanti con un&#39;arrembante e molto discutibile linea politica, generando un vero e proprio &ldquo;caso&rdquo;.</p>
<p>A lasciare interdetti non sono tanto le resistenze nei confronti Trattato, quanto pi&ugrave; la virata nazional-populista ed ultra-cattolica integralista di Varsavia sotto la guida dei gemelli Kaczynski<a name="back1" href="#1"><sup>[1]</sup></a>.</p>
<p>Preoccupante &egrave; la politica estera del Governo polacco soprattutto nei confronti della Germania, con discussioni che riportano i due paesi ad un clima da Seconda Guerra Mondiale: da recriminazioni sui confini, passando per la nuova denominazione del lager di Auschwitz voluta da Varsavia<a name="back2" href="#2"><sup>[2]</sup></a>, fino a paragonare un accordo tra Germania e Russia sul gasdotto baltico al Patto Molotov-Ribbentrop<a name="back3" href="#3"><sup>[3]</sup></a>; da ultime, le provocazioni<a name="back4" href="#4"><sup>[4]</sup></a> di riviste polacche di destra tese ad alimentare ed estremizzare ulteriormente la polemica con Berlino e con l&#39;Europa.</p>
<p>Ma veleni anche e soprattutto sul fronte interno: sono frequenti le liste di proscrizione, pubblicate in particolare dai giornali pi&ugrave; conservatori, di tutti quei nomi vicini (o presunti tali) ai servizi segreti del defunto regime comunista (SB). Tra tutti, il nome dell&#39;ex presidente  Aleksander Kwasniewski<a name="back5" href="#5"><sup>[5]</sup></a>, oltre a numerosi altri personaggi e uomini politici vicini all&#39;Alleanza Democratica di Sinistra ed ex leader di Solidarnosc. E non &egrave; tutto: il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d&#39;Europa ha denunciato un serio problema di omofobia in Polonia con politiche antigay sostenute apertamente dai vertici dello stato<a name="back6" href="#6"><sup>[6]</sup></a>.</p>
<p>Preoccupa che un paese di quasi 40 milioni di abitanti, in forte crescita economica, in una zona geograficamente strategica tra Europa orientale e occidentale, fedele pi&ugrave; alla Nato e Stati Uniti che all&#39;Unione Europea, sia vittima di una simile crisi democratica. Un ulteriore problema per l&#39;Europa e per l&#39;integrazione tra i suoi stati? </p>
<p>Nel confronto con i secolari processi di costruzione e radicamento degli attuali Stati nazionali, una storia di appena 50 anni (15 a partire dal lancio dell&#39;unione politica, non pi&ugrave; solo economica) rende l&#39;UE un neonato. La sedimentazione amministrativa, politica, identitaria delle istituzioni costituisce ancora la principale fonte di legittimazione ultima del potere politico nell&#39;et&agrave; contemporanea. Nell&#39;immaginario collettivo europeo, si d&agrave; tuttora pi&ugrave; peso all&#39;opinione del proprio governo e alla difesa dei propri interessi nazionali rispetto a quelli comunitari. La Polonia non &egrave; un caso unico, solo il pi&ugrave; manifesto.  </p>
<p>E&#39; vero. Brucia la sconfitta del vivo europeismo federalista, nel momento in cui si assiste all&#39;arsura dell&#39;alto progetto d&#39;integrazione politica fra Stati europei legati da uno spirito di appartenenza comune, nel suo freddo tecnicismo funzionale, teso alla gestione delle sole questioni di governance globale e al regolamento di un&#39;unione doganale interna. Fa male perch&eacute; l&#39;Unione Europea continuer&agrave; a venire percepita dai suoi cittadini &#8211; con passaporto europeo e moneta comune &#8211; come un lontano carrozzone burocratico al servizio delle &eacute;lites pi&ugrave; potenti e contrarie al benessere della gente comune. Preoccupa perch&eacute; le sfide pi&ugrave; drammatiche accadono gi&agrave; ora e necessitano di efficaci strategie comuni da adottare ora. Non dal 2017! </p>
<p>Ma di fronte alle nuove scale delle dimensioni delle sfide politiche ed economiche internazionali le resistenze non possono durare a lungo. E c&#39;&egrave; da scommettersi che questo lo sappiano persino i gemelli Kaczynski. </p>
<p></p>
<hr width="33%" size="1" align="left">
<p align="justify" class="normale">
<a name="1" href="#back1"><sup>[1]</sup></a> Lech, Presidente della Repubblica dal dicembre 2005, e Jaroslaw, nominato Primo Ministro nel luglio 2006, entrambi leader del partito conservatore Legge e Giustizia.</p>
<p><a name="2" href="#back2"><sup>[2]</sup></a> &ldquo;Campo di sterminio tedesco nazista&rdquo; :a voler sottolineare che lo sterminio &egrave; stato compiuto ovviamente da nazisti ma specificando tedeschi (nuova denominazione approvata dall&#39;UNESCO).</p>
<p><a name="3" href="#back3"><sup>[3]</sup></a> http://it.wikipedia.org/</p>
<p><a name="4" href="#back4"><sup>[4]</sup></a> Il Cancelliere Angela Merkel ritratta con baffetti alla Hitler e l&#39;UE accusata di essere fascista (Czas).</p>
<p><a name="5" href="#back5"><sup>[5]</sup></a> Poco prima di essere accusato aveva giustappunto dichiarato la sua volont&agrave; di scendere nuovamente in campo.</p>
<p><a name="6" href="#back6"><sup>[6]</sup></a> Emblematico il tentativo di censura della trasmissione per bambini Teletubbies, prodotta dalla BBC, accusata di trasmettere messaggi ambigui tesi a propagandare l&#39;omosessualit&agrave; tra i minori. Il capo dell&#39;Agenzia governativa polacca per la protezione dei bambini, Ewa Sowinska, si sarebbe in particolare scagliata (per poi ritrattare) contro Tinki Winki, colpevole di portare sempre con se una borsetta pur essendo maschio.</p>
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		<title>Il Signoraggio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 21 - 16 Luglio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il piccolo mondo del web porta i naviganti ad incontrarsi e recentemente L&#39;Arengo si &#232; imbattuto nell&#39;argomento del &#39;signoraggio&#39;. Incuriositi ci siamo addentrati nella questione, cercando di capire di che cosa si stesse trattando. Il signoraggio riguarda il diritto di emettere moneta avente corso legale: nel Medioevo erano i signori feudali a farlo (da cui [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/07/il-signoraggio/">Il Signoraggio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il piccolo mondo del web porta i naviganti ad incontrarsi e recentemente L&#39;Arengo si &egrave; imbattuto nell&#39;argomento del &#39;signoraggio&#39;. Incuriositi ci siamo addentrati nella questione, cercando di capire di che cosa si stesse trattando.</p>
<p>Il signoraggio riguarda il diritto di emettere moneta avente corso legale: nel Medioevo erano i signori feudali a farlo (da cui il termine ancora oggi in uso), mentre adesso tale prerogativa &egrave; in capo alle Banche centrali. In Europa la titolarit&agrave; del diritto &egrave; oggi accentrata nella Banca Centrale Europea, mentre quando ogni Stato era sovrano della propria politica monetaria in Italia era la Banca d&#39;Italia a battere la Lira.</p>
<p>Proviamo a riassumere per sommi capi che succede, in un sistema economico dove la Banca Centrale emette moneta.</p>
<p>Innanzitutto occorre capire chi pu&ograve; chiedere moneta alla Banca, cio&egrave; se ogni cittadino ha possibilit&agrave; di indebitarsi direttamente presso l&#39;Istituzione centrale (cosa che non succede) ovvero se tale rapporto &egrave; intermediato dalle banche, come nella realt&agrave; accade.</p>
<p>All&#39;anno zero di un sistema economico ci sono tanti beni reali prodotti e le persone che li possiedono possono scambiarseli: siamo nel mondo del baratto. Nel momento in cui essi desiderano detenere moneta, invece, stabiliscono che un soggetto abbia titolarit&agrave; di stampare il valore che li rappresenta: occorre che siano ben regolati i meccanismi di gestione di quella carta (che di per s&eacute; appunto sarebbe solo carta senza alcuna importanza) che va ad assumere un ruolo centrale nelle transazioni tra individui.</p>
<p>La Banca, come ogni altro soggetto economico, deve essere remunerata per il proprio lavoro ed in questo caso la remunerazione prende la forma degli interessi.</p>
<p>Il problema che sorge in merito agli interessi riguarda dubbi di carattere morale e religioso, oltre che economici e politici: secondo la religione musulmana, per esempio, &egrave; vietato che il semplice uso di denaro possa generare ricchezza, pur ritenendo legittima la remunerazione del lavoro presso le istituzioni bancarie che non sono vietate. Il sistema economico capitalista per&ograve; si fonda proprio sulla remunerazione del denaro nel tempo: &egrave; proprio il fatto di dover restituire i soldi pi&ugrave; gli interessi il motore della convenienza secondo la quale chi prende a prestito &egrave; incentivato ad incrementare la propria ricchezza pi&ugrave; del tasso ovvero di rinunciare ad intraprendere qualora le attivit&agrave; in programma non fossero redditizie. Rappresenta inoltre un importante base di calcolo del valore reciproco tra le monete in un sistema finanziario globale come quello di oggi. Il capitalismo prevede proprio che chi ha denaro, che di per s&eacute; ha valore, venga remunerato se lo presta.</p>
<p>Giusto o sbagliato che sia, e del tutto giusto ed equo di certo non lo &egrave;, pare che un&#39;alternativa migliore non si trovi.</p>
<p>Torniamo alle nostre Banche Centrali. La Banca emette moneta e riceve in cambio una promessa di pagamento da parte di chi riceve il denaro e cos&igrave; per entrambi la transazione &egrave; in equilibrio patrimoniale: per la BC all&#39;attivo c&#39;&egrave; l&#39;obbligazione, al passivo la moneta. Una volta la banca doveva detenere una quantit&agrave; di oro del medesimo valore, ma capiamo bene che l&#39;oro di per s&eacute; valore di consumo non ne ha e pertanto il fatto che oggi non sia pi&ugrave; previsto il Sistema Aureo non deve preoccuparci: il valore di quella moneta &egrave; quello che avr&agrave; nel trasformarsi in &#39;beni che soddisfano bisogni&#39; utilizzando una terminologia aziendalistica.</p>
<p>La Banca a sua volta prester&agrave; questi soldi e dovr&agrave; detenerne una parte liquida o facilmente liquidabile, la cosiddetta riserva frazionaria, in modo da evitare ovvero ridurre il rischio, capitato durante le famigerate &#39;corse agli sportelli&#39; quando il sistema finanziario non era ancora del tutto maturo, che le persone desiderino trasformare in moneta i propri diritti di obbligazionisti e le banche non abbiano sufficiente moneta di carta o di conio per soddisfare i propri clienti. Capiamo bene, altres&igrave;, che in un sistema finanziario efficiente non c&#39;&egrave; alcun bisogno di liquidare alcunch&eacute;: i crediti compensano i debiti e la BC ne garantisce il valore impegnandosi a non svalutare (troppo) la moneta con politiche inflazionistiche. La riserva frazionaria, pertanto, &egrave; semplicemente un limite alla creazione di crediti e debiti ed una forma di controllo della stabilit&agrave; del sistema. D&#39;altronde che senso ha chiedere la moneta fisica quando essa valore fisico non ne ha?</p>
<p>Dunque rimane una domanda: quali sono gli utili della banca centrale? che se ne fa la BC dei suoi utili? All&#39;attivo ha le obbligazioni e al passivo la moneta e il guadagno sta nel fatto che le banche devono restituire una quota di moneta pari agli interessi: ecco che tale importo,  depurato delle spese di gestione, porta all&#39;utile da distribuire agli azionisti. E chi sono gli azionisti della Banca Centrale? Una volta lo erano i signori feudali, oggi della BCE lo sono le Banche Nazionali a loro volta partecipate dai Governi e dalle altre Banche. Non &egrave; del tutto, anzi probabilmente non lo &egrave; affatto, chiaro e trasparente tale meccanismo di redistribuzione che coinvolge soggetti privati (come le banche una volta statali ed oggi privatizzate che partecipano alla Banca d&#39;Italia, per esempio) ma il fatto che la distribuzione degli utili della BC sia normata dalla legge consente ad ogni cittadino interessato di addentrarsi nei meandri dei diritti sovrani che la democrazia consegna ad Istituzioni e poteri che trovano legittimazione nella legge e non nell&#39;usurpazione feudale da parte di un signorotto. </p>
<p><a target="_blank" href="http://www.ecb.int/ecb/orga/capital/html/index.en.html">http://www.ecb.int/ecb/orga/capital/html/index.en.html</a></p>
<p><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Signoraggio">http://it.wikipedia.org/wiki/Signoraggio</a></p>
<p><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_d&#39;Italia">http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_d&#39;Italia</a></p>
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		<title>Pi&#249; ricchi ma meno felici?</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marcatili</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 21 - 16 Luglio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Alcune recenti indagini sulla qualit&#224; della vita delle citt&#224; italiane nel 2005 hanno mostrato un miglioramento degli indicatori della ricchezza materiale a Bologna e, nello stesso tempo, un peggioramento di altri indicatori di benessere. Si vive o no meglio a Bologna? Nella graduatoria finale delle 103 province italiane, la ricerca de &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/07/pi-ricchi-ma-meno-felici/">Pi&ugrave; ricchi ma meno felici?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune recenti indagini sulla qualit&agrave; della vita delle citt&agrave; italiane nel 2005 hanno mostrato un miglioramento degli indicatori della ricchezza materiale a Bologna e, nello stesso tempo, un peggioramento di altri indicatori di benessere. Si vive o no meglio a Bologna?</p>
<p>Nella graduatoria finale delle 103 province italiane, la ricerca de &ldquo;Il Sole 24 Ore&rdquo; pubblicata il 18 dicembre 2006 assegna a Bologna il 5&deg; posto per la vivibilit&agrave;, mentre lo scorso anno  occupava il 7&deg; posto. Ha contribuito a questo risultato positivo il miglioramento dell&#39;indicatore del tenore di vita, dove Bologna &egrave; risultata al 3&deg; posto dal quinto dello scorso anno. I parametri utilizzati per stabilire il giudizio sul tenore di vita sono stati, per&ograve;, meramente quantitativi: il prodotto interno lordo per abitante, i depositi bancari per abitante, l&#39;importo mensile delle pensioni, i premi assicurativi del ramo vita per abitante, i consumi per abitante e il prezzo della casa al metro quadrato. Tuttavia, il concetto pi&ugrave; immediato di tenore di vita, comunemente accolto con apparente naturalezza da tutti i cittadini, &egrave; difficile da definire sul piano quantitativo poich&eacute; si compone di elementi materiali e immateriali, di aspetti oggettivi e soggettivi, di dimensioni individuali e collettive, di momenti cognitivi ed emotivi. All&#39;interno del concetto di tenore di vita coesistono un intreccio indistinto di visioni divergenti e alternative di modi di considerare la qualit&agrave; della vita. Ad esempio, si potrebbe essere agiati, vivere di opulenza e consumismo, senza stare bene ed essere felici. La stessa ricerca mostra, infatti, la citt&agrave; di Bologna nel fanalino di coda per quanto riguarda l&#39;indicatore sull&#39;ordine pubblico che considera tutti i reati denunciati dalla popolazione, dalle rapine ai furti in casa, dagli scippi e borseggi ai furti d&#39;auto, ecc. Inoltre, peggiora a Bologna la pagella ecologica (dal 18&deg; al 22&deg; posto) dove a regnare sono le province autonome del Trentino Alto Adige.</p>
<p>Anche la ricerca sulla qualit&agrave; della vita delle province italiane condotta da &ldquo;ItaliaOggi&rdquo; e pubblicata il 31 dicembre 2006 aggiudica a Bologna il 6&deg; posto, recuperando ben 21 posizioni rispetto allo scorso anno. Nella dimensione della criminalit&agrave; la situazione &egrave; stabile rispetto ai dati dello scorso anno: Bologna risulta al 102&deg; posto seguita da un altra citt&agrave; dell&#39;Emilia Romagna, Rimini.</p>
<p>Indicazioni sulle condizioni reddituali delle famiglie arrivano invece dall&#39;indagine campionaria &ldquo;Reddito e condizioni di vita&rdquo; riferita al 2005 e pubblicata dall&#39;Istat lo scorso 28 dicembre 2006. I risultati pi&ugrave; importanti sono quelli che si riferiscono all&#39;incremento della disuguaglianza dei redditi familiari, in particolare per l&#39;Emilia-Romagna dove l&#39;indice di concentrazione di Gini (da 0 a 1), che misura il grado di disuguaglianza della distribuzione del reddito, risulta essere uno dei pi&ugrave; alti e pari a 0,302. Inoltre, in questa regione il 20% della popolazione pi&ugrave; povera percepisce solo l&#39;8,7% del reddito totale e l&#39;altro 20% pi&ugrave; ricco percepisce il 28,9% del reddito totale. Il divario fra ricchi e poveri, almeno nell&#39;accezione quantitativa o materiale, &egrave; aumentato in Emilia-Romagna, ma &egrave; opportuno tenere presente che una &laquo;misurazione della diseguaglianza che si basa solo sulla distribuzione dei redditi non rende giustizia all&#39;importanza della libert&agrave; come elemento costitutivo di una buona societ&agrave;&raquo; (Amartya Sen, filosofo ed economista indiano, Premio Nobel per l&#39;Economia nel 1998).</p>
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		<title>Capitolo 4 &#8211; And so, what? (parte quinta)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Mondo nel Pallone]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 21 - 16 Luglio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Estate 1982. Pensandoci bene per&#242;, questo auspicio avrebbe potuto non essere sufficiente a realizzare i nostri sogni di gloria. Volendo essere tassativi, infatti, nel 1982 la nostra classe era salita sul tetto del mondo con la nazionale di Bearzot&#8230; Gi&#224;, l&#39;estate dell&#39;ottantadue, bei ricordi per chi li ha vissuti in et&#224; adulta o quasi. Noi [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2007/07/capitolo-4-and-so-what-parte-quinta/">Capitolo 4 &#8211; And so, what? (parte quinta)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Estate 1982.</p>
<p>Pensandoci bene per&ograve;, questo auspicio avrebbe potuto non essere sufficiente a realizzare i nostri sogni di gloria. Volendo essere tassativi, infatti, nel 1982 la nostra classe era salita sul tetto del mondo con la nazionale di Bearzot&#8230;</p>
<p>Gi&agrave;, l&#39;estate dell&#39;ottantadue, bei ricordi per chi li ha vissuti in et&agrave; adulta o quasi. Noi che non ce li possiamo ricordare a distanza di anni le immagini registrate riescono ancora ad emozionare e il triplice grido di Nando Martellini rimarr&agrave; nella storia d&#39;Italia come una delle voci pi&ugrave; intonate mai ascoltate.</p>
<p>Quante volte pap&agrave; ci ha raccontato di quel paese lacerato dagli anni di piombo, di quella Bologna che ancora piangeva le vittime della Stazione Centrale e che nonostante tutto faceva del proprio meglio per mantenere il proprio tenore di vita. Si lavorava alacremente e il sistema industriale che aveva vissuto gli anni del Boom giungeva agli anni della maturit&agrave;: il Paese intravedeva una nuova stagione della vita repubblicana. Erano gli anni di Craxi e Berlinguer, di Spadolini primo premier non democristiano e di Sandro Pertini al Quirinale. Si affacciavano nel salotto di casa le prime televisioni private e le milanesi contendevano a Torino il primato del calcio italiano.</p>
<p>Non potevamo che presentare una nazionale operaia: partiamo senza particolari favori ma consapevoli del nostro valore. La Spagna &egrave; la terra sulla quale ci misureremo: non si spara, si gioca a calcio. Noi giochiamo all&#39;italiana: ci qualifichiamo al turno successivo senza vittorie. Ci aspettano Brasile ed Argentina in un girone di ferro per raggiungere le semifinali: solo la prima si qualificher&agrave;.</p>
<p>Succede qualcosa di magico e a dirigere l&#39;orchestra delle nostre fantasie estive ci pensa Paolo Rossi, in compagnia di Marco Tardelli, Spillo Altobelli e Bruno Conti. Una difesa degna della fama che ha raccolto negli almanacchi del calcio mondiale e la destrezza del nostro attacco ci regalano un sogno: siamo in finale contro la Germania. Si gioca al Santiago Bernabeu di Madrid e per l&#39;occasione il primo tifoso azzurro in tribuna &egrave; il Presidente Pertini. Nonostante l&#39;errore di Cabrini dal dischetto la Storia si tinge con i colori della nostra bandiera: per la terza volta, la prima della Repubblica, siamo Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo. Siamo diventati grandi: abbiamo vinto anche noi, i nonni non hanno pi&ugrave; niente da insegnarci.</p>
<p>E&#39; festa per tutti. Il Governo Spadolini si dimette all&#39;inizio di Agosto per riassumere l&#39;incarico un paio di settimane dopo, ma la principale differenza tra i due Governi &egrave; solo nell&#39;umore. Le stanze di Palazzo Chigi, probabilmente, erano troppo calde per quell&#39;estate. Per l&#39;Italia, quell&#39;anno, l&#39;imperativo categorico &egrave; giocare a pallone.</p>
<p>Soffia un nuovo vento di cambiamento. I bottoni democristiani tremano per l&#39;insediamento del nuovo</p>
<p>corso socialista al Governo dell&#39;Italia: Craxi, leader della corrente autonomista, d&agrave; vita al pi&ugrave; lungo periodo di stabilit&agrave; politica della Repubblica. Lo affianca, come Sottosegretario alla Presidenza, il giovane professore Giuliano Amato. Il confronto politico si inasprisce: a Craxi si contrappone il segretario comunista Enrico Berlinguer, erede della tradizione del comunismo italiano e convinto sostenitore di una modernizzazione dell&#39;ordine politico internazionale. La battaglia si combatte nelle fabbriche, nelle case e nei salotti del Paese. La sentenza spetta, come in democrazia, alle urne. Nel 1984 si vota il referendum sulla scala mobile. Craxi contro Berlinguer, gli interessi economici dell&#39;efficienza contro la re-distribuzione sociale per i lavoratori. Vince Craxi, il Paese ha voglia di correre.</p>
<p>In televisione arrivano i Visitors, in campo arrivano i marziani: alla Juve gioca Platini, a Napoli il Pibe de Oro Diego Armando Maradona, a Milano arrivano tedeschi e olandesi. Anche a Genova i campioni non mancano.</p>
<p>Vinti i Mondiali, lo scudetto va prima alla Roma giallorosa: Roma Caput Mundi, dopo migliaia di anni. L&#39;anno dopo, clamorosamente, a Verona. Tutti hanno qualcosa per cui festeggiare.</p>
<p>La spesa pubblica comincia a lievitare insieme all&#39;inflazione: tutti consumano mentre l&#39;Italia cresce anche nel mondo della Finanza. Si muovono gli interessi economici che sposteranno gli equilibri della nostra economia, si avviano le opere di privatizzazione e nella Milano da bere si affermano i progetti del Cavaliere.</p>
<p>La Storia non si ferma e la magica sfera di cuoio continua a rotolare.</p>
<p>Nel 1986 la Nazionale parte per il Messico: torneremo a casa presto, smorzando i sogni di chi voleva confermarsi numero Uno del Mondo. Craxi si dimette e dopo il successivo semestre del governo-bis non riuscir&agrave; mai pi&ugrave; a riconquistare la Presidenza. Il panorama politico non riesce a sbloccarsi: un sempre meno stabile pentapartito gestisce l&#39;Italia, mentre il Partito Comunista attende il crollo dell&#39;Unione Sovietica per sconfiggere i propri complessi edipici.</p>
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