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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 45 &#8211; 1 Settembre 2008</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
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		<title>Gratta la fortuna</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Morini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 45 - 1 Settembre 2008]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Come insegnano gli economisti con l&#39;avvallo del buon senso, &#232; del tutto normale che in un periodo conclamato di recessione i consumi subiscano un drastico ridimensionamento. Seguendo l&#39;ovviet&#224; insita in questa linea di pensiero, sarebbe logico presupporre un calo repentino dei consumi superflui a favore di quelli necessari. Tuttavia la logica, come testimonia un&#39;indagine condotta [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/gratta-la-fortuna/">Gratta la fortuna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font face="Verdana">Come insegnano gli economisti con l&#39;avvallo del buon senso, &egrave; del tutto normale che in un periodo conclamato di recessione i consumi subiscano un drastico ridimensionamento. Seguendo l&#39;ovviet&agrave; insita in questa linea di pensiero, sarebbe logico presupporre un calo repentino dei consumi superflui a favore di quelli necessari. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Tuttavia la logica, come testimonia un&#39;indagine condotta dal quotidiano <em>la Repubblica</em> durante l&#39;estate, sembra non interessare il continuo proliferare dei <em>gratta e vinci</em>, la cui vendita, almeno negli autogrill, &egrave; aumentata del 79%. Da questa fotografia scattata lungo le nostre autostrade, emerge chiaramente come gli italiani in viaggio decidano di risparmiare sul cibo: diminuiscono del 6,7% le vendite dei panini a costo medio a favore di un aumentano dell&#39;8,8% per quelli economici, mentre stando ai dati dell&#39;indagine, i viaggiatori proprio non riescono a rinunciare ad un costoso colpetto alla dea bendata. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Le motivazioni di questo vorticoso incremento nelle vendite del <em>magico cartoncino</em> sono molteplici e variegate: il progressivo aumento dei costi delle materie prime, ad esempio, non tradotto in un puntuale aumento delle retribuzioni, implica un assottigliarsi del tenore di vita per svariati italiani che decidono di tentare la fortuna. Se alcuni anelano il colpo grosso investendo svariate centinaia di euro al gioco, altri si accontentano di vincite pi&ugrave; modeste per arrotondare le ultime settimane del mese. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">L&#39;aspetto sociologicamente interessante in questo boom, &egrave; riscontrabile nel fatto che in Italia sono sempre esistite le ricevitorie, il lotto e svariate forme di gioco d&#39;azzardo comunque legalizzate, ma gli individui disposti a spendere pi&ugrave; di quanto potevano permettersi, erano quantitativamente un numero esiguo. <em>Il gratta e vinci</em>, forte delle sue peculiarit&agrave;, ha saputo abbattere questa barriera, portando persone che per tradizione e cultura non possono essere annoverate tra i giocatori abituali, a spendere cifre rilevanti. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Il fascino, e allo stesso tempo la maledizione del <em>magico cartoncino</em>, risiedono in un paio di aspetti che tutti i giocatori conoscono, capaci di differenziarlo dagli altri giochi d&#39;azzardo di monopolio statale: l&#39;<em>immediatezza</em> e la <em>forma privata</em>. Da un lato, la psicologia del giocatore &egrave; tendenzialmente refrattaria al tempo, e quindi, il dovere attendere svariati giorni prima di conoscere l&#39;esito di un&#39;estrazione crea un certo distacco dal biglietto che si possiede, al contrario, la possibilit&agrave; immediata crea euforia, ed in caso di perdita un&#39;istantanea voglia di rivalsa che si traduce puntualmente nell&#39;acquisto di un nuovo biglietto. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">L&#39;aspetto privato, &egrave; altrettanto importante per comprendere un fenomeno che interessa trasversalmente la societ&agrave;: la frequentazione di casin&ograve;, ippodromi o ricevitorie, oltre a non essere socialmente considerata in modo positivo, presuppone una scelta, un tragitto ed infine un luogo fisico dove i giocatori possono raccogliersi e quindi iniziare a scommettere. Queste non sono certo difficolt&agrave; insormontabili per un giocatore deciso, ma rappresentano comunque tappe successive e razionalizzabili che spesso fanno desistere gli incerti. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Togliere questi piccoli balzelli, significa fisiologicamente aumentare il numero dei giocatori, perch&eacute; si &egrave; erroneamente portati a pensare che sia qualitativamente diverso spendere mensilmente qualche centinaia di euro nel tranquillo anonimato della tabaccheria sotto casa, piuttosto che in periferiche sale da gioco.</font> </p>
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		<title>ALITALIA SME sar&#224; solo un d&#232;j&#224; vu?</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Zitani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 45 - 1 Settembre 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In questi giorni mi sono imbattuto, nel corso di quelle spensierate letture estive che accompagnano i pomeriggi sotto l&#39;ombrellone, nella triste vicenda della privatizzazione della Societ&#224; Elettrica Meridionale, nota alle cronache con il suo acronimo, SME. Sar&#224; forse stata per la contemporanea lettura sui giornali delle vicende Alitalia, sar&#224; forse stato per la sconvolgente comunanza [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/alitalia-sme-sar-solo-un-dj-vu/">ALITALIA SME sar&agrave; solo un d&egrave;j&agrave; vu?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font face="Verdana">In questi giorni mi sono imbattuto, nel corso di quelle spensierate letture estive che accompagnano i pomeriggi sotto l&#39;ombrellone, nella triste vicenda della privatizzazione della Societ&agrave; Elettrica Meridionale, nota alle cronache con il suo acronimo, SME. Sar&agrave; forse stata per la contemporanea lettura sui giornali delle vicende Alitalia, sar&agrave; forse stato per la sconvolgente comunanza (a 20 anni di distanza) degli attori, sar&agrave; forse stato il tema sempre spinoso della dismissione delle partecipazioni statali, ma le due vicende mi sembrano mostrare palesemente alcune analogie, che dimostrano come i mali cronici della politica italiana non hanno ancora trovato valide medicine.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">E&#39; comune colui che si fa carico dell&#39;onere della vendita, Romano Prodi, &egrave; comune il personaggio che a vario titolo interviene nella trattativa in corso, Silvio Berlusconi, &egrave; comune l&#39;oggetto: una societ&agrave; a forte partecipazione statale, sono comuni vari ed eventuali aspetti, ad esempio &#8220;l&#39;Italianit&agrave;&#8221;, tanto cara a Bettino Craxi, e ancora la volont&agrave; di vendere la societ&agrave; in blocco (e non &#8220;a spezzatino&#8221;) in modo da tutelare i vari interessi di tutti gli stakeholder.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">E&#39; infatti anche l&#39;esito mi sembra lo stesso, la societ&agrave; non viene venduta in blocco, ma si avvia ad essere smembrata, con buone pace degli azionisti dell&#39;attuale Alitalia, dei suoi creditori e dei suoi lavoratori. Anche nel 1985 tutti i potenziali compratori avevano chiesto di poter comprare solo i rami buoni della SME, in modo da non accollarsi le parti in perdita (tra cui SIDALM), anche in quell&#39;occasione si era fatto avanti un investitore che concretamente si era impegnato a comprare l&#39;intero pacchetto assumendosi determinati oneri (in quell&#39;occasione si sarebbero tutelati 20000 lavoratori) ed anche in quell&#39;occasione una forte volont&agrave; politica si era opposta a questa vendita. Vendita che sarebbe poi avvenuta in seguito, a 5/7 anni di distanza, con il meccanismo dello &#8220;spezzatino&#8221; e con notevoli strascichi giudiziari, vedi ad esempio le inchieste per il pagamento di tangenti al PSI e DC per la cessione Alivar. L&#39;attuale Alitalia, stando alle ultime rivelazioni giornalistiche, si avvia ad essere ceduta con un meccanismo analogo a quello dello &ldquo;spezzatino&rdquo;. Verr&agrave; creata una Newco, verranno ceduti alla Newco gli asset produttivi dell&#39;Alitalia, con il ricavato della cessione si ripagher&agrave; una parte dei debiti della vecchia Alitalia. Che si ripaghi solo una parte del debito &egrave; praticamente certo se come appurato dagli ultimi rendiconti della societ&agrave;, il patrimonio netto di Alitalia sarebbe stato negativo al netto della ricapitalizzazione eseguita con il prestito ponte (prestito che &egrave; stato necessario trasformare in aumento di capitale proprio per non dichiarare fallimento). Ci si avvia sostanzialmente al fallimento della societ&agrave;, lo Stato, azionista di maggioranza, che avrebbe potuto incassare 10 centesimi per azione dalla vendita ad Air France non incasser&agrave; nulla e forse anche qualche creditore della vecchia Alitalia dovrebbe cominciare a preoccuparsi. Inoltre bisogna considerare un altro punto, lo Stato (pi&ugrave; precisamente il Governo) &egrave; contemporaneamente &ldquo;sponsor della Newco&rdquo;, con forti interessi politici e di immagine nel successo di questa operazione, ma contemporaneamente &egrave; azionista della vecchia Alitalia. Si palesa quindi un problema di corretta determinazione del prezzo a cui verranno ceduti gli asset della vecchia Alitalia alla nuova Alitalia. Gli azionisti della Newco avranno enormi vantaggi ad acquistare al minor prezzo possibile questi asset, lo Stato avrebbe interesse a venderli al maggior prezzo possibile, ma cos&igrave; facendo e non avendo allo stato attuale alcune alternativa di cessione, si trovererebbe nella condizione di non far andare in porto la trattativa con un notevole danno di immagine. Tale ragionamento &egrave; del tutto analogo per gli altri portatori di interessi, azionisti di minoranza, lavoratori, creditori i quali potranno vantare i loro diritti solo nei confronti della vecchia Alitalia e perderebbero ogni diritto nei confronti della nuova societ&agrave;. Come nel caso della Sme, anche adesso si evidenzia un grosso problema insito nella gestione corretta della cessione di beni pubblici, da una parte un interesse delegato e non diretto del cedente (lo Stato nella forma dei suoi rappresentati) dall&#39;altra un interesse diretto e chiaro dell&#39;acquirente, un investitore privato. Il tutto in un contesto di ulteriori vincoli, tutela degli interessi degli azionisti di minoranza, tutela degli interessi sociali dei lavoratori, tutela in generale degli interessi di tutti gli Stakeholder, ivi compresi le altre compagnie aeree concorrenti. La cosa pi&ugrave; triste da sottolineare &egrave; che una realt&agrave; cos&igrave; semplice ed evidente, ovvero il rischio fortissimo che la cessione di un bene pubblico possa avvenire a condizioni non di mercato con forti guadagni per taluni soggetti privati, avvenga senza che i media, in genere, amplifichino a sufficienza questo aspetto e lo portino all&#39;attenzione di tutti. La storia passata delle partecipazioni statali sembra non aver insegnato niente.</font></p>
<p><font face="Verdana"></font></p>
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		<title>Innovazione e conoscenza</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zardon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 45 - 1 Settembre 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le trasformazioni che caratterizzano in questi anni lo sviluppo dell&#39;intero pianeta possono essere affrontate da varie angolazioni, prendendo in esame differenti aspetti e livelli dello scenario globale: le condizioni economico-finanziarie, imprenditoriali, tecnologiche, culturali, politiche, etc. delle societ&#224; in cui viviamo. Questi differenti aspetti rappresentano in definitiva varianti di un&#39;ampia struttura superficiale, la cui configurazione &#232; [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/innovazione-e-conoscenza/">Innovazione e conoscenza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font face="Verdana">Le trasformazioni che caratterizzano in questi anni lo sviluppo dell&#39;intero pianeta possono essere affrontate da varie angolazioni, prendendo in esame differenti aspetti e livelli dello scenario globale: le  condizioni economico-finanziarie, imprenditoriali, tecnologiche, culturali, politiche, etc. delle societ&agrave; in cui viviamo.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Questi differenti aspetti rappresentano in definitiva varianti di un&#39;ampia struttura superficiale, la cui configurazione &egrave; l&#39;esito finale di trasformazioni che avvengono ad un livello pi&ugrave; profondo e che dipendono in maniera essenziale da un elemento costituente strutturale sottostante: la conoscenza.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Alcune trasformazioni &#8211; la maggior parte &#8211; sono subite e imposte dalle circostanze, altre invece sono perseguite deliberatamente e in modo attivo; queste ultime possono essere denominate in senso proprio come innovazioni. <br />Innovare significa modificare uno stato di cose introducendovi qualcosa di nuovo e gli elementi di novit&agrave; possono essere pi&ugrave; o meno efficaci, pi&ugrave; o meno funzionali al raggiungimento degli scopi di un progetto. Affinch&eacute; possano essere utili ed efficaci le innovazioni richiedono sempre l&#39;impiego consapevole di conoscenze di varia natura e complessit&agrave;. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Sia i singoli esseri umani sia le varie componenti della societ&agrave; variano molto nel grado in cui riescono ad essere protagonisti attivi della propria esistenza. Ci&ograve; dipende da quanto e come riescono a governare le conoscenze di cui possono disporre. E per poter governare in modo ottimale le conoscenze occorre esserne prima di tutto consapevoli, sia di quelle che si hanno sia di quelle che ancora non si possiedono ma che sarebbe opportuno acquisire.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Anche se si limita il discorso all&#39;ambito del mondo produttivo e imprenditoriale, l&#39;esploratore avvertito coglie subito come uno dei principali problemi sia rappresentato dall&#39;efficacia nel governo delle conoscenze.<br />Questo &egrave; particolarmente vero nel contesto italiano, costituito in prevalenza da una molteplicit&agrave; di piccoli attori. La piccola dimensione in economia non &egrave; un fatto meramente quantitativo connesso ai volumi di produzione o di fatturato, questa &egrave; una conseguenza. Essere piccoli significa prima di tutto non aver sviluppato parti di struttura (normalmente per carenza di risorse), necessarie a presidiare aree di intervento costitutive dell&#39;essere impresa gestendo in modo almeno sufficiente le conoscenze inerenti.<br />Naturalmente non si pu&ograve; pretendere che tutti facciano tutto e la piccola dimensione di molte imprese pu&ograve; anche essere il risultato di scelte motivate da ragioni indipendenti dalle risorse impiegabili.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Tuttavia, quando si decide di affacciarsi ad un mercato si entra in contatto con una molteplicit&agrave; di fattori attivi, che quanto pi&ugrave; sono affrontati con cognizione di causa tanto pi&ugrave; possono essere sfruttati anzich&eacute; essere subiti come fonti di condizionamento passivo.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Come le piccole imprese, anche le imprese di grandi dimensioni possono perdere efficienza economica e anche cessare di esistere perch&eacute; mal governate. La grande dimensione per&ograve; porta con s&eacute; il vantaggio di poter sviluppare una dotazione strutturale articolata, che consente di affrontare adeguatamente e su pi&ugrave; versanti le continue trasformazioni del mercato indotte dalle innovazioni tecnologiche, organizzative, finanziarie.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Il governo della conoscenza risulta quindi un problema molto maggiore per le piccole che per le grandi imprese, condotte secondo criteri manageriali e con dipartimenti dedicati alla R&#038;S, al marketing, etc. Le grandi imprese incorporano per loro natura le funzioni necessarie al governo della conoscenza; il loro problema risiede nel riuscire a ottimizzarlo.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">L&#39;innovazione in economia e nel mondo della produzione &egrave; inscindibile dal governo della conoscenza. <br />Questo &egrave; bene evidenziato dal passaggio dalle concezioni prevalenti negli ultimi decenni del XX secolo, che individuavano nell&#39;integrazione delle attivit&agrave; l&#39;elemento portante dell&#39;innovazione, alle teorie pi&ugrave; recenti, che riconoscono alle conoscenze e alle competenze il ruolo di veri fattori innovativi. In passato non si coglieva l&#39;importanza della conoscenza perch&eacute; ci si focalizzava sul risultato del suo uso: l&#39;innovazione. <br />Storicamente, le riflessioni sulle capacit&agrave; competitive delle imprese hanno progressivamente spostato l&#39;attenzione dalla capacit&agrave; di produrre beni a bassi costi unitari alla capacit&agrave; di progettare beni e servizi, per giungere infine alle attuali concezioni, che spostano la leva della competitivit&agrave; ancora pi&ugrave; a monte, sulle attivit&agrave; di &ldquo;coltivazione&rdquo; della conoscenza, secondo la seguente configurazione:<br />gestione della conoscenza &bdquo;&sup3; conoscenza &bdquo;&sup3; innovazione &bdquo;&sup3; vantaggio competitivo<br />normalmente conosciuta con la denominazione di &ldquo;knowledge management&rdquo;.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Che la questione non sia un fatto relegabile alla sfera teorica &egrave; testimoniato anche da scelte di istituzioni come la Regione Emilia-Romagna, che ha deciso di portare a termine l&#39;organizzazione della rete regionale della ricerca industriale e del trasferimento tecnologico, gi&agrave; avviata in passato, mediante la costituzione di tecnopoli. Si tratta di aree dedicate ad ospitare strutture di ricerca industriale generate sia dalle universit&agrave; e dagli enti di ricerca sia dalle imprese, e a promuovere la ricerca collaborativa e lo sviluppo di nuove imprese di alta tecnologia originate dall&#39;attivit&agrave; di ricerca.<br />L&#39;utilit&agrave; dei tecnopoli risulta soprattutto evidente se si pensa che andranno a costituire una struttura composita deputata ad erogare proprio quei servizi di knowledge management normalmente non disponibili alle piccole aziende che costituiscono gran parte del nostro tessuto imprenditoriale (delle circa 90.000 imprese registrate presso la Camera di Commercio di Bologna il 60% sono ditte individuali, il 21% societ&agrave; di persone e solo il 18% societ&agrave; di capitale).</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Ci&ograve; di cui a mio parere si sente in modo particolare l&#39;esigenza &egrave; che questi centri riescano a fornire interventi anche su versanti della nascita di un&#39;impresa tradizionalmente sguarniti e lasciati normalmente alla iniziativa individuale del singolo imprenditore. <br />Mi riferisco a quegli aspetti della creazione di impresa innovativa che precedono l&#39;incubazione d&#39;impresa vera e propria (sviluppo dell&#39;idea imprenditoriale e sviluppo economico e finanziario), cio&egrave; l&#39;individuazione della business opportunity e della business idea. <br />Questi stadi di pre-incubazione sono assolutamente determinanti per la nascita dell&#39;impresa, e  richiedono all&#39;aspirante imprenditore (o dell&#39;impresa gi&agrave; esistente ma che non ha ancora intrapreso un determinato percorso) uno sforzo conoscitivo e organizzativo di primaria importanza, riguardando per esempio:<br />1. l&#39;approfondimento dello stato dell&#39;arte nell&#39;ambito dei vari settori relativamente:<br />- ai prodotti esistenti<br />- agli aspetti del mercato di riferimento<br />- alle caratteristiche della concorrenza <br />2. le prevedibili linee di sviluppo futuro del mercato e delle industrie operanti negli ambiti dei diversi settori: di cosa il mercato/l&#39;industria pu&ograve; avere verosimilmente bisogno nel prossimo futuro nei vari settori <br />3. altri aspetti rilevanti per lo sviluppo di impresa <br />- studio di fattibilit&agrave;<br />- protezione risultati<br />- etc.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Questa esigenza/opportunit&agrave; di affiancare l&#39;imprenditore nelle fasi embrionali della nascita dell&#39;impresa innovativa potrebbe sembrare a tutta prima un desiderio da libro dei sogni. Esistono invece gi&agrave; ora e nel nostro Paese strutture in capaci di fornire servizi di questa entit&agrave;, come l&#39;AREA Science Park di Trieste, che annovera tra le sue attivit&agrave;: <br />1. trasferimento tecnologico, con possibilit&agrave; di realizzare:<br />&fnof;{ audit tecnologici <br />&fnof;{ interventi per la verifica delle esigenze di innovazione dell&#39;impresa<br />&fnof;{ individuazione delle possibili soluzioni<br />&fnof;{ informazione brevettuale, ricerca documentale e business intelligence <br />&fnof;{ assistenza all&#39;adozione di innovazione <br />&fnof;{ ricerca e utilizzo di materiali innovativi <br />&fnof;{ supporto allo sviluppo di progetti di ricerca <br />&fnof;{ validazione di idee imprenditoriali <br />&fnof;{ studi di settore e multimpresa: analisi approfondite su stato dell&#39;arte e tendenze delle tecnologie di diffuso interesse industriale<br />&fnof;{ benchmarking <br />2. valorizzazione della ricerca<br />3. divulgazione brevettuale<br />4. investimento nell&#39;innovazione, allo scopo di attrarre investimenti in attivit&agrave; ad alta intensit&agrave; tecnologica e ad elevato livello di innovazione<br />5. promozione di relazioni internazionali nei settori della ricerca, della valorizzazione e del trasferimento delle tecnologie, dello sviluppo economico e industriale<br />6. formazione<br />7. mobilit&agrave; delle persone<br />8. divulgazione scientifica<br />9. studi di settore<br />10. affiancamento in attivit&agrave; progettuali in tutte le loro fasi, dall&#39;inizio alla fine.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Questo &egrave; sicuramente un buon esempio di infrastruttura di knowledge management orientata alla &ldquo;qualit&agrave; totale&rdquo; nella creazione e nello sviluppo d&#39;impresa, la cui esistenza pu&ograve; essere supportata anche ideando modalit&agrave; di partecipazione del centro agli utili delle imprese che esso contribuisce a creare. <br />Un modo poco ideologico e molto pratico di bypassare le consuete difficolt&agrave; di budget tipiche della realt&agrave; italiana.</font></p>
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		<title>Trasformazioni produttive e relazioni industriali</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Fortunati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 45 - 1 Settembre 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Prendo spunto nell&#39;introdurre questo articolo sulla formazione da ci&#242; che scrive Danilo Gruppi nel volume trasformazioni produttive e relazioni industriali: la formazione come leva per lo sviluppo (a cura di Franco Fortunati) e che sar&#224; in libreria tra qualche settimana. Scrive Gruppi, Bologna e l&#39;Emilia sono tuttora all&#39;interno di una fase di transizione nel segno [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/trasformazioni-produttive-e-relazioni-industriali/">Trasformazioni produttive e relazioni industriali</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font face="Verdana">Prendo spunto nell&#39;introdurre questo articolo sulla formazione da ci&ograve; che scrive Danilo Gruppi nel volume trasformazioni produttive e relazioni industriali: la formazione come leva per lo sviluppo (a cura di Franco Fortunati) e che sar&agrave; in libreria tra qualche settimana.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana"> Scrive Gruppi, Bologna e l&#39;Emilia sono tuttora all&#39;interno di una fase di transizione nel segno della trasformazione. Una trasformazione il cui grado di intensit&agrave; &egrave; ragguardevole ed orientata verso un approdo le cui caratteristiche non &egrave; ancora dato sapere quali davvero potranno risultare. [...]<br />Un processo di trasformazione che trova ampie conferme negli studi, nelle ricerche, nei dati disponibili che ci descrivono la realt&agrave; locale. [...]</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Il cuore del problema sta nel carattere assolutamente strutturale della trasformazione in atto, carattere tutt&#39;altro che alterato da eventuali fenomeni di ripresa congiunturale. E, in tale contesto, nella accentuazione della tendenza alla polarizzazione tra le imprese, in ragione del sempre pi&ugrave; marcato differenziale determinato dal &#8220;prodotto&#8221;, dalla sua qualit&agrave; e dalla sua capacit&agrave; di incorporare ricerca e innovazione. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Per favorire la valorizzazione e il rafforzamento del nostro sistema produttivo occorre pertanto agire prioritariamente sull&#39;innovazione di prodotto e sul ruolo decisivo del sistema territoriale. [...]</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Aumentano, all&#39;interno del processo di trasformazione in corso, gli elementi di insicurezza sociale.  Mentre infatti persistono, e per certi aspetti si accentuano, alcuni fenomeni in atto da tempo &#8211; quali l&#39;aumento della precariet&agrave; dei rapporti di lavoro; l&#39;intensit&agrave; degli infortuni in conseguenza della frammentazione dei cicli lavorativi e del crescente impiego di lavoratori immigrati e precari privi della necessaria formazione di base; la riduzione del grado di tutela del lavoro nell&#39;ambito delle attivit&agrave; gestite in regime di appalto &#8211; l&#39;inadeguatezza sostanziale del &#8220;sistema formativo&#8221; (nell&#39;accezione pi&ugrave; ampia del termine: scuola &#8211; universit&agrave; &#8211; formazione continua) propone una sorta di corto circuito tra domanda ed offerta formativa. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Ormai &egrave; evidente che stiamo vivendo &ldquo;dentro&rdquo; alla trasformazione e molto spesso non riusciamo a coglierne ne i contorni, ne capire gli impatti che questa potr&agrave; avere sul nostro tessuto sociale. Non si pu&ograve; pi&ugrave; nascondere che vi &egrave; la necessit&agrave; di costruire nuovi spazi teorici, intellettuali e politici per iniziare a ragionare in modo congiunto di temi pi&ugrave; concreti che fanno riferimento a sviluppo, competenze dei lavoratori, occupabilit&agrave;. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Bisogna iniziare a ragionare in termini nuovi davanti a situazioni che si stanno delineando del tutto nuove, e cercare di avanzare proposte che introducano veramente elementi di innovativit&agrave; per il sistema stesso, cos&igrave; da supportare in modo efficace sia le imprese sia i lavoratori. <br />Ragionare di questi temi richiede trovare punti di analisi condivisi anche partendo da prospettive diverse, ed &egrave; per questi motivi che dovrebbe esserci la volont&agrave; e l&#39;impegno per cercare di mettere in relazione tra loro sviluppo e crescita dell&#39;impresa, strategie di sviluppo del territorio e sviluppo delle competenze dei lavoratori, per rispondere a domande sempre pi&ugrave; impellenti quali: sviluppo, crescita, garanzie occupazionali.<br />Un nuovo modello formativo che ha l&#39;ambizione di affrontare ed intervenire all&#39;interno di questi temi non pu&ograve; che rifarsi al concetto di bilateralit&agrave; come strumento non solo di gestione delle dinamiche, ma di analisi e di governo per rispondere alle sfide che l&#39;attuale fase economico-produttiva attraversa. </font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Le caratteristiche per fare innovazione in un sistema formativo che favorisca lo sviluppo, come tutti e da tempo stanno auspicando, sono: capacit&agrave; di produrre idee, competenze specifiche sulla formazione (non pensare che di formazione se ne possano occupare tutti), creare network nuovi tra soggetti nuovi, stimolare il ricambio generazionale.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Sarebbe opportuno impegnarsi per mettere insieme una classe dirigente eterogenea, con ruoli sociali, istituzionali, interessi e prospettive anche diverse tra loro, ma con la volont&agrave; di cercare e avanzare proposte concrete e realizzabili, per provare ad iniziare quel difficile percorso che &egrave; &ldquo;innovare&rdquo; il sistema, perch&eacute; sappiamo che ogni modifica anche ad una parte piccola del sistema comporta delle modificazioni all&#39;intero sistema. <br />Vi &egrave; bisogno di stimolare il sistema scolastico-formativo (troppo ripiegato su di s&eacute; a cui hanno concorso in molti e avulso dai cambiamenti) a riprendere quel ruolo decisivo per il sistema sociale e produttivo che gli spetta, ma la cosa prioritaria sarebbe provare a ridare slancio a quelle energie presenti nei territori (soprattutto nei giovani e che non sono poche) che non trovano momenti e luoghi di aggregazione per diventare a loro volta stimolo e parte attiva al cambiamento.<br />Bisogna che la formazione torni ad essere un sistema &ldquo;aperto&rdquo; che guarda al futuro con fiducia, che dialoga con i tutti gli attori (imprese, parti sociali, istituzioni, ecc.) &#8211; e non solo per comodit&agrave; o spirito di appartenenza politica con alcuni di loro &#8211; cercando di cogliere e guardare le novit&agrave; e le trasformazioni presenti nel territorio (economiche e sociali) come elementi su cui costruire una propria progettualit&agrave; formativa nuova e diversa, ma per fare questo bisogna avere quelle caratteristiche gi&agrave; espresse: capacit&agrave; di produrre idee, competenze, creare network nuovi, tra soggetti nuovi, stimolare il ricambio generazionale.</font></p>
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		<title>Legalit&#224; internazionale, questa sconosciuta</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 45 - 1 Settembre 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#39;attuale situazione della Georgia pone qualche interrogativo a chi, come noi, giovane e di buoni studi occidentali, si sia per anni arrovellato il cervello cercando di capire che cosa significhi diritto internazionale, come questo possa integrarsi con la sovranit&#224; statale in epoca di globalizzazione e tutelare le minoranze rinchiuse nei confini degli Stati nazionali, quanto [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/legalit-internazionale-questa-sconosciuta/">Legalit&agrave; internazionale, questa sconosciuta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font face="Verdana">L&#39;attuale situazione della Georgia pone qualche interrogativo a chi, come noi, giovane e di buoni studi occidentali, si sia per anni arrovellato il cervello cercando di capire che cosa significhi diritto internazionale, come questo possa integrarsi con la sovranit&agrave; statale in epoca di globalizzazione e tutelare le minoranze rinchiuse nei confini degli Stati nazionali, quanto sia giusto e possibile esportare la democrazia e la giustizia, quella del Tribunale penale per crimini di guerra.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">In realt&agrave; la sintesi &egrave; pi&ugrave; semplice del previsto: l&#39;Italia, le sue strutture militari, diplomatiche e informative, sono filo-americane, Paese al quale siamo legati dall&#39;Alleanza Atlantica, e le domande del primo paragrafo riguardano le intellighenzie al seguito dei potenti del proprio Paese.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Il caso della Georgia &egrave; esemplare perch&egrave;, pur nelle dovute differenze storiche, politiche e geografiche, &egrave; speculare a quello del Kosovo.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Sintetizziamo con ordine: la Serbia aveva avviato una campagna militare contro la popolazione albanese del Kosovo, la Nato &egrave; intervenuta e bombardando Belgrado ha costretto lo Stato sovrano serbo ad arrendersi e a perdere il controllo della provincia secessionista. Nel nome dei diritti di una minoranza si &egrave; violata la sovranit&agrave; e l&#39;integrit&agrave; territoriale nazionale, il Presidente della Serbia &egrave; stato processato dal Tribunale internazionale.<br />La Georgia ha attaccato l&#39;Ossezia del Sud, popolazione a maggioranza osseta e filo-russa, per ristabilire il proprio controllo sulla regione: la Russia, per difendere la propria minoranza, ha inviato le proprie truppe e attaccato la Georgia bombardando Tbilisi e occupando Gori.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Non seguiamo i telegiornali russi, ma capiamo come tale campagna possa venire giustificata con le stesse argomentazioni che noi abbiamo sentito quando i nostri aerei NATO colpivano la Serbia: non &egrave; un caso che durante le operazioni militari sia cresciuta la popolarit&agrave; dell&#39;ancora semisconosciuto Presidente Medvedev. Le ragioni russe sono rafforzate dal fatto che dal 2004 la Georgia si caratterizza per la politica della presidenza Saakashvili che ha ridotto gli spazi di libert&agrave; delle minoranza nel Paese, rispetto a quanto fosse nell&#39;URSS, tra gli altri nel campo dell&#39;istruzione e del bilinguismo.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Mentre le recriminazioni russe durante la guerra alla Serbia sono state lette dalla nostra informazione come l&#39;interferenza dell&#39;oppressore a fianco del despota, adesso gli Stati Uniti difendono l&#39;integrit&agrave; territoriale della Georgia. Perch&eacute;? Semplicemente per tutelare i propri interessi militari, e quindi economici e geopolitici, che hanno visto nella dissoluzione dell&#39;URSS l&#39;occasione di inserirsi in un&#39;area mondiale ricca di risorse energetiche.<br />Dunque la domanda &egrave; perch&eacute; i russi dovrebbero ritirarsi: per lasciare campo libero agli americani? Perch&eacute; dovrebbero accettare una forza d&#39;interposizione multinazionale, quando nei confronti delle regioni dell&#39;Ossezia e dell&#39;Abhkazia non viene stabilito con reciprocit&agrave; il principio dell&#39;autodeterminazione? Mentre gli Stati Uniti installano missili in Polonia, che cosa diremmo se i russi stabilissero armamenti a Cuba? Le dichiarazioni dei repubblicani americani, intenti a raccimolare voti per scalzare la leadership moderata e progressista di Obama, stanno rischiando di precipitare il mondo verso una nuova escalation di dichiarazioni di guerra. E forse, a pensar male, la spiegazione del perch&egrave; Saakashvili &#8211; di formazione statunitense &#8211; abbia scelto di precipitare la situazione pu&ograve; trovarsi proprio nel momento della politica interna americana e non nella propria imprudenza.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">La posizione dell&#39;Europa, vicina geograficamente alla Russia ed alle regioni del Caucaso e alleata con gli Stati Uniti, pu&ograve; perseguire una linea di multilateralismo e di ricerca di equilibri mondiali fondati sui principi di democrazia, pace e libert&agrave; esercitando un ruolo in grado di coinvolgere oggi russi e americani, domani israeliani e palestinesi, dopodomani cinesi e indiani. </font><font face="Verdana">La domanda &egrave; se, oltre a rendercene conto ed averne voglia, noi europei siamo in grado di farlo.</font></p>
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		<title>Bologna 2009: contro la visione del</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Pancaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 45 - 1 Settembre 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Settembre andiamo! &#232; tempo di&#8230;&#8221; Non se ne abbia a male il Poeta, l&#39;esortazione &#232; calzante dai pascoli dell&#39;Abruzzo alle torri di Bologna. Il risveglio dai torpori estivi pone di fronte agli occhi dei bolognesi l&#39;imminenza di una riflessione su se stessi e sulla propria citt&#224;. Giugno 2009, elezioni comunali. La piccolezza delle grandi manovre [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/bologna-2009-contro-la-visione-del/">Bologna 2009: contro la visione del</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">  &ldquo;Settembre andiamo! &egrave; tempo di&#8230;&rdquo; Non se ne abbia a male il Poeta, l&#39;esortazione &egrave; calzante dai pascoli dell&#39;Abruzzo alle torri di Bologna. Il risveglio dai torpori estivi pone di fronte agli occhi dei bolognesi l&#39;imminenza di una riflessione su se stessi e sulla propria citt&agrave;. Giugno 2009, elezioni comunali. La piccolezza delle grandi manovre nella politica cittadina &#8211; primarie, alleanze, delegittimazioni, interviste roboanti &#8211; saranno il segnale che la coltre di fumo si sta alzando. La grandezza dei piccoli problemi concreti e progetti tenderanno a nascondersi dietro a nomi inutili di per s&eacute;, di uomini e partiti. <span style="font-style: italic;">That&#39;s politics, stupid!</span> </p>
<p>Nella meccanica elettorale, tuttavia, &egrave; necessario far contare i nomi: prima di tutto, quello del Sindaco. Nel 2004 la proposta politica arriv&ograve; con forza trainante a partire dall&#39;alto, da candidati carismatici che impersonavano, e in fin dei conti imponevano, a destra come a sinistra, opposte visioni della citt&agrave; e dei progetti futuri. <span style="font-weight: bold;">Guazzaloca</span>, l&#39;uomo della liberazione della bolognesit&agrave; dalla sola connotazione progressista a vantaggio delle tradizioni pi&ugrave; popolari, tutto Camera di Commercio e sicurezze statiche; <span style="font-weight: bold;">Cofferati</span>, il messia della Bologna riformista e inclusiva, internazionalista e mirabolante. Due elementi in comune, affatto casuali: la personalit&agrave; universalmente riconosciuta nel proprio campo dietro alla quale saldare progetti politici compiuti; l&#39;estraneit&agrave; &#8211; per certi tratti, quasi aperta ostilit&agrave; &#8211; alle strutture di partito locali, portatrici sane di frazionismo.           </p>
<p>Nel <span style="font-weight: bold;">2009</span> gli idoli sono caduti. Quei nomi si sono sgonfiati, in uno scenario di profonda disillusione verso entrambi i vecchi paladini. Da una parte, il <span style="font-style: italic;">Sindaco</span> Cofferati ha dimostrato un&#39;imbarazzante inconsistenza di identificazione popolare rispetto al <span style="font-style: italic;">candidato</span> Cofferati: lo sperperamento del sorprendente slancio ideale e partecipatorio coagulato dai bolognesi attorno alla sua persona appare decisamente pi&ugrave; colpevole di ogni risultato effettivamente rivendicabile dalla sua Amministrazione. Dall&#39;altra, il bolognese Guazzaloca &#8211; punto nell&#39;orgoglio dalla (per lui) immeritata sconfitta del 2004 &#8211; deve giustificare l&#39;atteggiamento infantile dell&#39;abbandono della vita politica bolognese durante questi anni per rincorrere il posto di lavoro gentilmente offerto dall&#39;amico Casini a Roma, come Garante di non sa ancora nemmeno lui cosa. Classico privilegio di casta, altro che &ldquo;amore per la citt&agrave;&rdquo;.     </p>
<p>Le prospettive di riconferma per il 2009 dello scontro obbligato tra i due vecchi contendenti &#8211; frutto dell&#39;insipienza dei rispettivi campi politici nel permettere l&#39;emersione di personalit&agrave; credibilmente alternative &#8211; rischiano di porre i bolognesi in un atteggiamento rinunciatario verso la scelta del <span style="font-weight: bold;">&ldquo;male minore&rdquo;</span>. Se confermata, &egrave; facile che il cittadino medio trovi ben poche motivazioni ad esprimere qualcosa di pi&ugrave; di inarticolati mugugni di reazione alla prossima iniziativa politica dei due leader.     </p>
<p>In questo quadro, dunque, altri nomi &egrave; necessario che contino: quelli dei<span style="font-weight: bold;"> futuri</span> <span style="font-weight: bold;">consiglieri</span>. Sui quali ricade ora la responsabilit&agrave; &#8211; e l&#39;opportunit&agrave; &#8211; di dare una scossa alla partecipazione dei bolognesi di fronte al futuro della comunit&agrave; cittadina. Sfruttando le ampliate maglie di pre-selezione dei candidati in partiti in evidente ricerca di legittimit&agrave;, &egrave; possibile per persone da tempo impegnate in diversi ambiti della vita della citt&agrave; farsi avanti e portare nuova linfa vitale alla pochezza di un vero dibattito sulla Bologna dei prossimi anni. Alle <span style="font-weight: bold;">dirigenze di partito</span> il compito di non mortificare queste persone e dare alle istanze che essi rappresenteranno piena cittadinanza politica in programmi comprensivi e coerenti.      </p>
<p>Ancora due nomi : le singole <span style="font-weight: bold;">tematiche</span> e i<span style="font-weight: bold;"> cittadini</span> stessi. Le priorit&agrave; di azione certo non scarseggiano: manca la capacit&agrave; di sapersi rendere conto della razionale comprensione dei problemi, dell&#39;ingarbugliato filo di cause ed effetti, della necessit&agrave; di soluzioni creative. Soprattutto i bolognesi faranno la differenza: nell&#39;informare e nell&#39;essere informati. Nel coinvolgere e lasciarsi coinvolgere, nuotando contro la corrente del &ldquo;male minore&rdquo;. Il 2004 ha dimostrato che il livello di attenzione e mobilitazione &egrave; straordinariamente alto a Bologna, ma ha bisogno di incentivi per tenere ampia la visuale oltre il proprio giardino, evitando di rinchiudersi negli interessi di bottega &#8211; &egrave; proprio il caso di dirlo &#8211; e frustrati obiettivi polemici personali.   </p>
<p>Le elezioni comunali di giugno 2009 non siano un evento che capita, come la pioggia. Se non citiamo Gaber ad ogni pi&eacute; sospinto solo per illuminata mancanza di originalit&agrave;,<span style="font-weight: bold;"> partecipazione</span> &egrave; <span style="font-weight: bold;">libert&agrave; <span style="font-style: italic;">pro</span>positiva</span>. La possibilit&agrave; concreta che il singolo individuo, attraverso il proprio impegno congiunto con altri, influenzi le future scelte della collettivit&agrave;. Che Bologna sia popolata da cittadini &#8211; e non da gente &#8211; &egrave; proprio nei prossimi mesi il momento di dimostrarlo. Altrimenti la casta immobile &egrave; tutto ci&ograve; che ci meritiamo. </div>
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		<title>Quei parenti lontani</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Roncarati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 45 - 1 Settembre 2008]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Lo sviluppo delle tecniche di osservazione del cosmo, ha permesso agli astronomi di individuare in pochi anni numerosi pianeti che si trovano al di fuori del nostro sistema solare.La prima scoperta di un pianeta extrasolare &#232; avvenuta nel 1995, quando &#232; stata osservato un corpo con una massa simile a quella di Giove, che orbita [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/quei-parenti-lontani/">Quei parenti lontani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><font face="Verdana"><img src="/public/pianeti_extrasolari.jpg" alt="" /></font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana">Lo sviluppo delle tecniche di osservazione del cosmo, ha permesso agli astronomi di individuare in pochi anni numerosi pianeti che si trovano al di fuori del nostro sistema solare.<br />La prima scoperta di un pianeta extrasolare &egrave; avvenuta nel 1995, quando &egrave; stata osservato un corpo con una massa simile a quella di Giove, che orbita attorno alla stella 51 Pegasi.<br />In seguito la ricerca di questi oggetti celesti ha avuto un&#39; impennata, grazie anche al telescopio spaziale Hubble che si &egrave; rivelato un vero segugio dei cieli, portando il numero totale di quelli sinora scoperti ad alcune centinaia. A dire il vero, pochi di questi lontani parenti della Terra fanno parte di sistemi simili al nostro, trattandosi in gran parte di giganti gassosi che orbitano molto vicino alle loro stelle. <br />Una delle scoperte pi&ugrave; interessanti di questo campo di ricerca &egrave; stata l&#39; osservazione di una coppia di pianeti extrasolari, di massa molto superiore a quella di Giove, che sembrano ruotare fra loro invece che intorno a una stella centrale.<br />Secondo gli astronomi, la strana coppia, che si trova a circa 400 milioni di anni luce dalla Terra, si sarebbe originata dalla contrazione di nubi di polveri che si sono frammentate. Una genesi diversa da quella prevista dagli attuali modelli, secondo i quali i pianeti si formano da dischi di gas e polveri che  circondano le stelle. <br />Ma uno dei pianeti extrasolari pi&ugrave; insoliti &egrave; quello scoperto lo scorso anno nella costellazione di Pegaso, distante circa 4500 anni luce dalla Terra. Si tratta di un corpo planetario gassoso, battezzato V391 Pegasi, che ha la sorprendente caratteristica di continuare a ruotare attorno a una stella ormai giunta al termine della sua vita, una condizione che in termini astronomici viene definita di post gigante rossa. <br />La scoperta &egrave; molto significativa per le nuove prospettive che apre sul futuro destino della Terra.<br />Sembra ormai accertato che quando il Sole giunger&agrave; alla fine del suo ciclo evolutivo, fra circa cinque miliardi di anni, comincer&agrave; una sequenza di mutamenti che lo porteranno a diventare una stella gigante rossa. Questo significa che l&#39; astro aumenter&agrave; progressivamente le sue dimensioni fino a raggiungere l&#39; orbita di Marte.  Un destino che fino ad oggi sembrava non lasciare scampo al nostro pianeta, che verrebbe investito da un&#39; ondata di calore ad una temperatura di alcune  migliaia di gradi.<br />La presenza di V391 PEGASI, sembra dimostrare che esistono scenari diversi da quello apocalittico finora ipotizzato.</font></p>
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		<title>Numero 45 &#8211; 1 Settembre 2008 &#8211; Giochi d&#8217;estate</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 45 - 1 Settembre 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un mese di Agosto che vedeva nei Giochi olimpici di Pechino l&#8217;evento principale, è invece stato caratterizzato da giochi di guerra: una violenta partita a Risiko nel martoriato Caucaso. La guerra in Georgia ha riacceso le tensioni tra Occidente e Russia, riportandoci a contrapposizioni tra stati degne di un clima da guerra fredda. A mediare [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/giochi-destate/">Numero 45 &#8211; 1 Settembre 2008 &#8211; Giochi d&#8217;estate</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un mese di Agosto che vedeva nei Giochi olimpici di Pechino l&#8217;evento principale, è invece stato caratterizzato da giochi di guerra: una violenta partita a Risiko nel martoriato Caucaso. La guerra in Georgia ha riacceso le tensioni tra Occidente e Russia, riportandoci a contrapposizioni tra stati degne di un clima da guerra fredda. A mediare come sempre ci pensa l&#8217;Europa, paladina della pace e della legalità internazionale.<br />
E in questo periodo di crisi, come rilanciare il sistema produttivo nel nostro paese? Economia e Mercati propone due articoli alla disperata ricerca di efficienza ed innovazione. Crisi sì, ma gli Italiani trovano comunque tempo per spendere quattrini in edicola e non solo, dedicandosi ad improbabili collezioni e soprattutto alla loro vera passione: il Gratta e Vinci.<br />
In un&#8217;estate anche caratterizzata da inquietanti incidenti aerei, ciò che rimane di Alitalia sembra sia in procinto di decollare, vediamo di capire come. Continuiamo poi a tenere lo sguardo rivolto verso il cielo osservando lontani pianeti extrasolari. Ma l&#8217;Arengo ci riporta subito coi piedi per terra, più precisamente a Bologna, dove è d&#8217;obbligo seguire, da qui al giugno 2009, la campagna elettorale per le amministrative, con dubbi e critiche che si riversano sui candidati peraltro non ancora certi. Vediamo, infine, cos&#8217;è successo a Bolzano, dove una rana crocefissa ha rovinato le ferie al Santo Padre.<br />
Vacanze finite, il lavoro ricomincia per tutti!</p>
<ul><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/quei-parenti-lontani/" title="Quei parenti lontani">Quei parenti lontani</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/la-rana-che-offese-ratzinger/" title="La rana che offese Ratzinger">La rana che offese Ratzinger</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/protagonisti-coprotagonisti-comparse-e-spettatori-della-guerra-in-georgia/" title="Protagonisti, coprotagonisti, comparse e spettatori della guerra in Georgia">Protagonisti, coprotagonisti, comparse e spettatori della guerra in Georgia</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/edicole-o-gran-bazar/" title="Edicole o gran bazar?">Edicole o gran bazar?</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/due-parole-sui-giochi-di-pechino/" title="Due parole sui giochi di Pechino">Due parole sui giochi di Pechino</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/gratta-la-fortuna/" title="Gratta la fortuna">Gratta la fortuna</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/alitalia-sme-sar-solo-un-dj-vu/" title="ALITALIA SME sar&agrave; solo un d&egrave;j&agrave; vu?">ALITALIA SME sar&agrave; solo un d&egrave;j&agrave; vu?</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/innovazione-e-conoscenza/" title="Innovazione e conoscenza">Innovazione e conoscenza</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/trasformazioni-produttive-e-relazioni-industriali/" title="Trasformazioni produttive e relazioni industriali">Trasformazioni produttive e relazioni industriali</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/legalit-internazionale-questa-sconosciuta/" title="Legalit&agrave; internazionale, questa sconosciuta">Legalit&agrave; internazionale, questa sconosciuta</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/bologna-2009-contro-la-visione-del/" title="Bologna 2009: contro la visione del">Bologna 2009: contro la visione del</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/giochi-destate/" title="Numero 45 &#8211; 1 Settembre 2008 &#8211; Giochi d&#8217;estate">Numero 45 &#8211; 1 Settembre 2008 &#8211; Giochi d&#8217;estate</a></li></ul>
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		<title>La rana che offese Ratzinger</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorella Di Vuono</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura e Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 45 - 1 Settembre 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>I grandi occhi stralunati, il volto contratto in una smorfia che lascia fuoriuscire la lingua dalla bocca, nella destra un boccale di birra, nell&#8217;altra un uovo. Questa la rana capace di turbare la sensibilit&#224; di Benedetto XVI e di centinaia di fedeli nella calda estate di Bolzano. La scultura di legno, alta poco pi&#249; di [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/la-rana-che-offese-ratzinger/">La rana che offese Ratzinger</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="TEXT-ALIGN: justify"><font face="Verdana" size="2">I grandi occhi stralunati, il volto contratto in una smorfia che lascia fuoriuscire la lingua dalla bocca, nella destra un boccale di birra, nell&rsquo;altra un uovo. Questa la rana capace di turbare la sensibilit&agrave; di Benedetto XVI e di centinaia di fedeli nella calda estate di Bolzano. <br />La scultura di legno, alta poco pi&ugrave; di un metro e mezzo, &egrave; opera dell&rsquo;artista tedesco Martin Kippenberger. Intitolata <span style="FONT-STYLE: italic">Zuerst die Fuesse</span> (Prima i piedi), ma ormai nota come &ldquo;La rana crocefissa&rdquo;, l&rsquo;opera nell&rsquo;intenzione dell&rsquo;autore vorrebbe simboleggiare l&rsquo;ipocrisia di una societ&agrave; che se pur corrotta nel profondo tenta di mantenere esteriormente un&rsquo;immagine irreprensibile. Messaggio, che a buona ragione, pu&ograve; sembrare alquanto ermetico ai non addetti ai lavori ma estetica a parte, ci&ograve; che ha reso nota al grande pubblico l&rsquo;opera di Kippenberger &egrave; la blasfemia di cui l&rsquo;inconsapevole rana si &egrave; irrimediabilmente macchiata. <br />Da circa tre mesi le quiete terre dell&rsquo;Alto Adige sono scosse dal gelido vento del blasfemo, c&rsquo;&egrave; chi urla all&rsquo;eresia, chi inneggia una nuova caccia alle streghe e su tutto aleggia lo spauracchio della scomunica. Papa Ratzinger vedendo offeso il sentimento religioso dei tanti fedeli in visita al Museion, ha inviato una lettera di ammonimento al presidente del consiglio regionale del Trentino-Alto Adige Franz Pahl. Questo non solo non ha tardato a schierarsi dalla parte del Pontefice e contro la rana ma per sottolineare la sua devozione, e certo guadagnarsi il favore dei cattolici-integralisti in vista delle elezioni provinciali del prossimo ottobre, si era gi&agrave; preoccupato di indire uno sciopero della fame anti-blasfemia digiunando per ben nove giorni. Dietro le polemiche sollevate dall&rsquo;opera dell&rsquo;artista tedesco si cela in realt&agrave; un prosaico scontro elettorale: la Svp, partito di maggioranza assoluta cui appartiene lo stesso Pahl, teme infatti di perdere voti e la sua decennale supremazia cos&igrave; che ogni pretesto e buono per riacquistare consensi nelle frange integraliste. <br />Tuttavia, a nulla &egrave; valso il valoroso gesto del fedele Franz Pahl, a nulla la lettera papale, a nulla l&rsquo;aver ricoperto la malcapitata rana degli articoli di giornale che narrano della sua vicenda, poich&eacute; il 29 agosto il Consiglio di Amministrazione del Museion di Bolzano, riunitosi per l&rsquo;occasione, ha deliberato che &ldquo;La rana crocifissa&rdquo; rester&agrave; al suo posto. La decisione &egrave; stata presa a maggioranza (6 contro 3) e al contrario di ci&ograve; che tutti si aspettavano la direttrice del Museion, Corinne Diserens, che in questi tre mesi aveva difeso a spada tratta l&rsquo;opera di Kippenberger, non sar&agrave; costretta a presentare le dimissioni. Un verdetto a sorpresa giacch&eacute; dei 9 membri del Cda 5 sono a nomina provinciale e 4 sono nominati dall&rsquo;Associazione Museion, questi ultimi hanno ovviamente votato a favore, ma la sorpresa deriva dalla spaccatura dei &ldquo;provinciali&rdquo;, due dei quali, il museologo Dieter Bogner e l&#39;imprenditore Heinrich Gasser, al contrario di ogni previsione, hanno appoggiato la direzione del Museion. <br />La peccaminosa rana lascer&agrave; quindi Bolzano il prossimo 21 settembre, al concludersi della mostra &ldquo;Sguardo periferico e corpo collettivo&rdquo; che l&rsquo;ha ospitata, e torner&agrave; nella natia Svizzera ove fa parte di una collezione privata. Chiss&agrave; cosa racconter&agrave; del nostro paese a chi incontrer&agrave;? Una nazione di santi ed eroi&hellip; </font></div>
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		<title>Protagonisti, coprotagonisti, comparse e spettatori della guerra in Georgia</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele De Maria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 45 - 1 Settembre 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#39;indipendenza del Kosovo ha di fatto aperto il vaso di Pandora da cui sono violentemente fuoriusciti i primi temibili mali caucasici[1]. La guerra georgiana ha riproposto lo stereotipo di contrapposizione da guerra fredda tra Russia e Stati Uniti, con l&#39;Europa al centro a mediare, con conseguenze che potranno sconvolgere gli equilibri geopolitici dall&#39;Asia centrale al [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2008/09/protagonisti-coprotagonisti-comparse-e-spettatori-della-guerra-in-georgia/">Protagonisti, coprotagonisti, comparse e spettatori della guerra in Georgia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">L&#39;indipendenza del <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Kosovo</b> ha di fatto aperto il <i style="mso-bidi-font-style: normal">vaso di Pandora</i> da cui sono violentemente fuoriusciti i primi temibili <i style="mso-bidi-font-style: normal">mali</i> caucasici<span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-bidi-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"><font color="#cc3300">[1]</font></span></span></span></span>. La <b style="mso-bidi-font-weight: normal">guerra georgiana</b> ha riproposto lo stereotipo di contrapposizione da guerra fredda tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Russia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Stati Uniti</b>, con l&#39;Europa al centro a mediare, con conseguenze che potranno sconvolgere gli equilibri geopolitici dall&#39;Asia centrale al Medio Oriente. Gli attori in ballo infatti non sono solo le due superpotenze (oltre ovviamente alla sciagurata Georgia) e la partita non si gioca esclusivamente in <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Ossezia del Sud</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Abkhazia</b>. Vista l&#39;instabilit&agrave; politica, l&#39;eterogeneit&agrave; etnica e la strategica posizione geografica del Caucaso, i paesi coinvolti nella crisi sono tanti, chi schieratosi apertamente e chi meno, e i fronti caldi sono numerosi. </span></p>
<p></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">Come diversivo teso a distogliere l&#39;attenzione dalla crisi economica, l&#39;iniziativa suicida del presidente georgiano <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Saakashvili</b>, che aveva evidentemente riposto troppa fiducia negli Stati Uniti e NATO, ha dato inizio a quella che di fatto si &egrave; rivelata essere l&#39;annessione armata di Ossezia meridionale e Abkhazia da parte del determinatissimo esercito russo, sotto la guida di Vladimir Putin non pi&ugrave; Presidente ma comunque rimasto Zar. <span style="mso-spacerun: yes"> </span>Le basi legali dell&#39;indipendenza delle due regioni ribelli sono riconducibili ad un esercizio del potere ed una statualit&agrave; pi&ugrave; o meno completa risalente ai primi Anni 90: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: list 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1"><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: Verdana; mso-bidi-font-family: Verdana"><span style="mso-list: Ignore">-<span new="" times="">         </span></span></span><u><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">Ossezia meridionale</span></u><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">: dichiarazione d&#39;indipendenza (20 settembre 1990) non riconosciuta da alcun paese; Costituzione (1993); due referendum (19 gennaio 1992 e 12 novembre 2006)<span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-bidi-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"><font color="#cc3300">[2]</font></span></span></span></span>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt 36pt; TEXT-INDENT: -18pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify; tab-stops: list 36.0pt; mso-list: l0 level1 lfo1"><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: Verdana; mso-bidi-font-family: Verdana"><span style="mso-list: Ignore">-<span new="" times="">         </span></span></span><u><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">Abkhazia</span></u><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">: dichiarazione d&#39;indipendenza (23 luglio 1992) non riconosciuta; Costituzione (1994); referendum (3 ottobre 1999) con rinnovata dichiarazione d&#39;indipendenza<span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-bidi-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"><font color="#cc3300">[3]</font></span></span></span></span>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">Si riscontrano situazioni analoghe in Inguscezia, Dagestan, Cecenia e Alto Karabakh. </span></p>
<p></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">La forza e l&#39;irruenza dell&#39;intervento russo ha in effetti sorpreso tutti, tanto pi&ugrave; se si considera</p>
<personname productid="la Georgia" w:st="on"></personname>
la Georgia come <i style="mso-bidi-font-style: normal">colonia</i> statunitense. La spavalda occupazione e successiva annessione di Abkhazia e Ossezia del Sud, oltre al continuo temporeggiare riguardo al ritiro dell&#39;esercito, ha da subito messo in luce quanto deboli agli occhi di Putin possano essere le minacce USA e UE. Forte del proprio peso (gas e petrolio) nei confronti dell&#39;Occidente,</p>
<personname productid="la Russia" w:st="on"></personname>
la Russia sta ribadendo la propria egemonia energetica nei confronti dell&#39;Europa: i gasdotti europei passano dalla Georgia solo col permesso di Mosca! </span></p>
<p></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">Gli <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Stati Uniti</b> escono da questa crisi indeboliti, intransigenti e pi&ugrave; isolati che mai, al momento non in grado di sostenere autorevolmente la <i style="mso-bidi-font-style: normal">figlia adottiva</i> Georgia. Minacciosi nei confronti della Russia, sono stati completamente ignorati se non addirittura irrisi. Degna conclusione della <i style="mso-bidi-font-style: normal">Dottrina Bush</i> in politica estera. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">Si aggiunge la totale inutilit&agrave; della NATO. </span></p>
<p></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">Se ne &egrave; parlato poco, ma l&#39;unico paese ad aver materialmente aiutato</p>
<personname productid="la Georgia" w:st="on"></personname>
la Georgia durante i bombardamenti &egrave; stata</p>
<personname productid="la Turchia" w:st="on"></personname>
la <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Turchia</b> : munizioni, armi, elettricit&agrave;, cibo. Il riconoscimento dell&#39;indipendenza di Abkhazia e Ossezia da parte della Russia getta infatti benzina sul fuoco nel conflitto tra Armenia/Russia e Azerbaidjian/Turchia nell&#39;Alto Karabakh<span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-bidi-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"><font color="#cc3300">[4]</font></span></span></span></span>, probabile prossima nuova ragione di crisi tra Occidente e Russia. </span></p>
<p></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">L&#39;<b style="mso-bidi-font-weight: normal">Unione Europea</b> si &egrave; dimostrata ancora una volta lontana da una posizione congiunta tra i paesi membri (Est intransigente, Francia diplomatica, altri pi&ugrave; o meno non schierati). Tutti ringraziano l&#39;Europa e l&#39;egregio sforzo diplomatico della <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Presidenza francese</b>. Allo stato attuale delle cose l&#39;UE ha per&ograve; ben poco da festeggiare: messia e paladina della pace, ossessionata dall&#39;idea che il Diritto possa sostituire</p>
<personname productid="la Guerra" w:st="on"></personname>
la Guerra e</p>
<personname productid="la Violenza" w:st="on"></personname>
la Violenza nelle dispute internazionali, si ritrova invischiata in questa illusione da cui &egrave; difficile uscire, debole e divisa al proprio interno. </span></p>
<p></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; LINE-HEIGHT: 150%; TEXT-ALIGN: justify"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="FONT-SIZE: 10pt; LINE-HEIGHT: 150%; FONT-FAMILY: Verdana">Nonostante tutto, la storia degli ultimi anni (Kosovo in primis) ci ha ribadito che continua ad avere ragione chi vince la guerra e non chi rispetta il diritto internazionale. </span></b></p>
<div style="mso-element: footnote-list"><br clear="all" /><br />
<hr align="left" width="33%" size="1" />
<div id="ftn1" style="mso-element: footnote">
<p class="MsoFootnoteText" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-bidi-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"><font color="#cc3300">[1]</font></span></span></span></span></span><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana"> Si veda: De Maria D., &ldquo;<font color="#cc3300">Dopo le elezioni: quale futuro per la Serbia?</font>&rdquo;, N.<a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/numero.asp?numero=33"><font color="#cc3300">33</font></a> arengo.info </span></p>
</div>
<div id="ftn2" style="mso-element: footnote">
<p class="MsoFootnoteText" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-bidi-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"><font color="#cc3300">[2]</font></span></span></span></span></span><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana"> <a href="http://www.ispionline.it/it/documents/PB_82_2008.pdf" rel="nofollow"><font color="#800080">http://www.ispionline.it/it/documents/PB_82_2008.pdf</font></a> </span></p>
</div>
<div id="ftn3" style="mso-element: footnote">
<p class="MsoFootnoteText" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-bidi-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"><font color="#cc3300">[3]</font></span></span></span></span></span><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana"> ibidem </span></p>
</div>
<div id="ftn4" style="mso-element: footnote">
<p class="MsoFootnoteText" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana"><span style="mso-special-character: footnote"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-fareast-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-bidi-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"><font color="#cc3300">[4]</font></span></span></span></span></span><span style="FONT-SIZE: 8pt; FONT-FAMILY: Verdana"> Si veda: De Maria D., &ldquo;<font color="#800080">Ai confini dell&#39;Europa: il Nagorno.Karabakh</font>&rdquo;, N.<a href="http://www.larengodelviaggiatore.info/dblog/numero.asp?numero=22"><font color="#800080">22</font></a> arengo.info </span></p>
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