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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 5 &#8211; 1 Novembre 2006</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
	<lastBuildDate>Mon, 12 Oct 2026 09:11:34 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il traffico tra simulazioni e grandi bluff</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Cinti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 5 - 1 Novembre 2006]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Che il traffico fosse uno dei maggiori problemi che attanagliano le nostre grandi citt&#224; non &#232; certo una novit&#224;. Al contrario, il fatto che alla decima edizione della Biennale di architettura di Venezia un team di scienziati del Mit presenti un progetto sulla mobilit&#224; urbana di Roma rappresenta un evento curioso. Ma non solo. Real-time-Rome, [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/il-traffico-tra-simulazioni-e-grandi-bluff/">Il traffico tra simulazioni e grandi bluff</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Che il traffico fosse uno dei maggiori problemi che attanagliano le nostre grandi citt&agrave; non &egrave; certo una novit&agrave;. Al contrario, il fatto che alla decima edizione della Biennale di architettura di Venezia un team di scienziati del Mit presenti un progetto sulla mobilit&agrave; urbana di Roma rappresenta un evento curioso. Ma non solo.</p>
<p>Real-time-Rome, questo il nome del progetto, diventa infatti un testimone autorevole delle contaminazioni in atto tra diversi campi di indagine in questi ultimi anni. Urbanistica, architettura, tecnologia, sistemi complessi, queste sembrano essere le coordinate verso cui si dirige lo studio della mobilit&agrave; nelle nostre citt&agrave;.</p>
<p>Attraverso gli impulsi inviati dai cellulari agli operatori di telefonia sarebbe possibile avere in tempo reale una mappatura dei flussi urbani, da quelli pedonali a quelli automobilistici. A spiegare come funziona questa rete sofisticata &egrave; l&#39;italiano Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab del Mit: &ldquo;Telecom raccoglier&agrave; la collezione di informazioni inviate ogni istante dagli apparecchi mobili presenti sul territorio, le invier&agrave; ai nostri calcolatori di Boston che li processeranno discriminando, attraverso le velocit&agrave; di spostamento di quegli stessi segnali, tra pedoni, biciclette e automobili.&rdquo; Dopodich&egrave; questa enorme mole di dati opportunamente addomesticata sar&agrave; rispedita a Roma, rendendo possibile l&#39;aggiornamento in tempo reale della mappa della citt&agrave;, non pi&ugrave; freddo stradario inanimato, ma autentico crogiuolo in cui ribollono migliaia di lucine rosse.</p>
<p>Obiettivo finale, quello di avere a disposizione sul display del nostro cellulare una mappa dinamica che si aggiorna istante dopo istante, e che ci dica non solo quale direzione scegliere per arrivare in un punto prefissato della citt&agrave;, ma anche quante persone ci stanno andando in quel momento.</p>
<p>In questa maniera, seguendo i telefonini in base al loro prefisso, si possono individuare, per esempio, i flussi turistici, oppure combinando i dati sul traffico con quelli sul flusso dei mezzi pubblici, si pu&ograve; capire immediatamente se la distribuzione dei bus corrisponde alla densit&agrave; e alle esigenze dell&#39;utenza. Pi&ugrave; difficile &egrave; invece pensare di utilizzare un sistema di questo tipo per conoscere quale ristorante sia meno affollato, o verso quale strada dirigersi per trovare un parcheggio in pieno centro. Questi sono infatti problemi strutturali delle nostre citt&agrave; e non possono essere risolti a posteriori.</p>
<p>In questa prospettiva, Real-time-Rome rappresenta soltanto un monitoraggio dei flussi urbani, pi&ugrave; che un modello predittivo delle dinamiche che li caratterizzano. E&#39; invece molto pi&ugrave; interessante cercare di comprendere fino a che punto le simulazioni eseguite al computer impiegando complessi modelli di intelligenza artificiale, possano aiutarci nel progettare le nostre citt&agrave; pianificando la loro evoluzione in maniera pi&ugrave; razionale.</p>
<p>Per Giuseppina Melchiorre, ricercatrice del Laboratorio di fisica della citt&agrave; di Bologna, l&#39;implementazione di modelli matematici per studiare la dinamica e la mobilit&agrave; all&#39;interno di una citt&agrave; possono fare davvero tanto. Ma come &egrave; possibile costruire programmi di questo tipo?</p>
<p>&ldquo;Tutto comincia col monitoraggio di una area urbana definita che avviene attraverso una cospicua raccolta dati&rdquo;, spiega la dottoressa Melchiorre. &ldquo;Terminata questa fase, si procede allo sviluppo del modello calibrandolo sulle informazioni raccolte sul campo, fino a quando esso non riproduce al meglio le dinamiche osservate sperimentalmente.&rdquo; A questo punto, testata la bont&agrave; del modello con la verifica della sua aderenza ad una situazione reale, si introduce al suo interno una perturbazione che sta a rappresentare un cambiamento virtuale della rete urbana studiata, ricavando informazioni sulle variazioni prodotte.</p>
<p>&ldquo;E&#39; stato proprio costruendo un modello ad hoc della rete urbana che circonda la stazione di Rimini,&rdquo; racconta la Melchiorre, &ldquo;che il comune ha bloccato la costruzione di un centro commerciale nelle sue vicinanze. La nuova struttura infatti, incrementando notevolmente il traffico urbano, avrebbe posto seri problemi alla mobilit&agrave; in quella zona, e sarebbe stato necessario modificare radicalmente il piazzale antistante la stazione.&rdquo;</p>
<p>Sebbene, dunque, questo approccio sembrerebbe dare i suoi frutti, non mancano tuttavia all&#39;appuntamento anche i suoi detrattori. Quello che infatti si rimprovera a questi modelli, e pi&ugrave; in generale ai modelli di intelligenza artificiale, &egrave; il tentativo di parametrizzare in senso computazionale l&#39;irrazionalit&agrave; che molto spesso &egrave; alla base delle scelte dei singoli individui.</p>
<p>Non sempre infatti, trovandoci nei pressi di un bivio, scegliamo il percorso che razionalmente sarebbe il pi&ugrave; breve per i nostri scopi: costeggiare un parco piuttosto che una fabbrica potrebbe portarci ad arrivare a casa mezz&#39;ora pi&ugrave; tardi. Eppure, dal nostro punto di vista, la scelta &egrave; pienamente razionale e soprattutto &egrave; quella che opereremo.</p>
<p>I ricercatori sembrerebbero avere una risposta anche a queste obiezioni: costruire dei modelli che riescano a massimizzare l&#39;utilit&agrave; di un azione, e non la probabilit&agrave; che questa accada. &ldquo;Noi cerchiamo di costruire una persona che agisce come se stesse giocando a poker&rdquo;, conclude la Melchiorre, &ldquo;avendo in mano una doppia coppia. La cosa pi&ugrave; razionale da fare, ovvero quella che massimizza le probabilit&agrave; di realizzare un bel punto, sarebbe quella di scartare una carta tentando di fare un full. Se per&ograve; il nostro giocatore intuisse che al tavolo c&#39;&egrave; una persona con in mano un colore, a quel punto deciderebbe di scartare tre carte cercando di realizzare un poker, dunque cercando di massimizzare la sua utilit&agrave;, che in quel momento &egrave; quella di riuscire ad avere il punto pi&ugrave; alto al tavolo. E a patto che non tenti di bluffare, questo sar&agrave; quello che sceglier&agrave; di fare.&rdquo;</p>
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		<title>Nietzsche E Il Suo Doppio</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Chalambalakis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura e Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 5 - 1 Novembre 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Scrivere della follia in senso filosofico non &#232; solo rischioso o azzardato, &#232; impossibile. Non appena questa impossibilit&#224; viene tentata, due sono le strade che ci si presentano: o sacrifichiamo il logos alla follia o sacrifichiamo la follia per il logos. La follia &#232;, per definizione, assenza di ragione, assenza di orizzonte di senso. La [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/nietzsche-e-il-suo-doppio/">Nietzsche E Il Suo Doppio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivere della follia in senso filosofico non &egrave; solo rischioso o azzardato, &egrave; impossibile. Non appena questa impossibilit&agrave; viene tentata, due sono le strade che ci si presentano: o sacrifichiamo il logos alla follia o sacrifichiamo la follia per il logos. La follia &egrave;, per definizione, assenza di ragione, assenza di orizzonte di senso. La follia &egrave; assenza di logos. In questi termini ogni discorso razionale sulla pazzia si presenta in tutta la sua limitatezza, in tutta la sua impossibilit&agrave; di compiutezza. Come pu&ograve; cio&egrave; la ragione disquisire della sua assenza? Vi &egrave; tuttavia un autore che ha sfidato questa impossibilit&agrave; senza negarla ma anzi presentando se stesso come pensatore di tale impossibilit&agrave;. Mi riferisco a Georges Bataille, grandioso &laquo;dilettante&raquo; di filosofia e sociologia, critico letterario e scrittore. Nel pensiero batailleano, la contraddizione tra ragione e follia, tra logos ed esperienza interiore non viene mai superata n&eacute; tanto meno negata bens&igrave; sottolineata e condotta sul piano ontologico. Da un punto di vista ermeneutico tale operazione &egrave; fondamentalmente compiuta sulla non-strada indicata da Nietzsche, sul labirinto da Nietzsche vissuto e pensato, sul disorientamento da Nietzsche compreso e portato alle sue estreme conseguenze.</p>
<p>Bataille vede infatti in Nietzsche una vittima di se stesso, del proprio voler essere spirito libero, della propria volont&agrave; di non servire. La pazzia, in questo senso, &egrave; il compimento di un tale eccessivo desiderio di libert&agrave;. La perdita del senno &egrave; il compimento di una vita filosofica consumata nel tragico. Questa divinizzazione della follia va di pari passo con la concezione batailleana del sacro per cui l&#39;esperienza interiore estatica rompe i confini della teologia e della morale sacralizzando anche gli aspetti negativi dell&#39;esistenza. In questo senso l&#39;amor fati nietzscheano &egrave; applicato alla vita filosofica di Nietzsche medesimo.</p>
<p>Nietzsche &egrave; stato, secondo Bataille, filosofo dell&#39;estremo, dell&#39;amore insensato, figura del dispendio assoluto. Egli, attraverso la sua follia, ha comunicato con gli spiriti tragici, con gli spiriti inquieti. Il rapporto ermeneutico che lo scrittore francese instaura con il filosofo tedesco si fonda su questa comunicazione in quanto Nietzsche &egrave; da Bataille ri-vissuto.</p>
<p>L&#39;esperienza che Bataille sente in comune con Nietzsche &egrave; precisamente l&#39;esperienza interiore. Alla luce della tensione verso l&#39;eccesso comune ai  due pensatori, Bataille, nonostante sia consapevole della separatezza degli esseri, &egrave; convinto che esista, tra s&eacute; e Nietzsche, una comunicazione profonda, una ripetizione della medesima esperienza. Non &egrave; un caso che una parte del Su Nietzsche sia intitolata L&#39;esperienza interiore di Nietzsche. Bataille ravvisa in quest&#39;ultimo una tensione verso gli stati estremi, verso una paradossale mistica senza Dio, verso un&#39;a-teologia seguente la morte di Dio.</p>
<p>Nietzsche &egrave; per Bataille l&#39;uomo folle dell&#39;aforisma 125 de La Gaia Scienza, difatti Su Nietzsche &egrave; il terzo tomo della Somme ath&eacute;ologique batailleana di cui il primo tomo &egrave; invece costituito da L&#39;esperienza interiore. Questa significativa presenza nietzscheana nel testo batailleano si presenta come una compagnia che lacera la separatezza dell&#39;individuo Bataille e che &egrave; esperibile solo a costo di seguire Nietzsche fino in fondo, fino alla follia dell&#39;annuncio della morte di Dio, fino alla constatazione della morte del soggetto metafisico, fino al sacrificio dell&#39;esistenza monocefala. La comunicazione pu&ograve; darsi infatti solo tra esseri &laquo;lacerati, sospesi, chini entrambi sul loro nulla&raquo;. Difatti, non casualmente, a proposito di Nietzsche, Bataille scrive che &laquo;tentare di seguirlo come lui chiedeva significa abbandonarsi alla sua stessa prova, allo stesso suo smarrimento&raquo;. Ora, queste parole non sono indicative solo del sentimento di vicinanza che lega l&#39;autore francese all&#39;autore tedesco bens&igrave; fondano l&#39;intera impostazione ermeneutica batailleana nella misura in cui sono la conseguenza delle due esperienze interiori comunicanti. La comunicazione &egrave; data dalla comune lacerazione vissuta nell&#39;esperienza folle, estatica e vertiginosa della morte di Dio. Bataille dunque ripete Nietzsche, ripete l&#39;esperienza di Nietzsche.</p>
<p>L&#39;esperienza interiore si presenta quindi come esplosione in cui la soggettivit&agrave; tende all&#39;esterno tramite una spersonalizzazione, tramite una sacralizzazione &eacute;k-statica, compromettendosi. L&#39;esperienza interiore si configura come esperienza di Nietzsche, come esperienza della follia precedente e seguente l&#39;annuncio della morte di Dio. La vertiginosa libert&agrave; della vuota trascendenza che ne deriva &egrave; il sacro consumato nella sovranit&agrave;, nell&#39;immolazione di se stessi in quanto soggetti metafisici.</p>
<p>Seguire Nietzsche significa sacrificarsi e sacrificarlo, cos&igrave; come egli sacrific&ograve; se stesso, la propria identit&agrave; e la propria ragione sacrificando ogni possibilit&agrave; di telos. Leggere Nietzsche significa provare ci&ograve; che Nietzsche stesso ha provato in seguito all&#39;annuncio della morte di Dio e all&#39;intuizione dell&#39;eterno ritorno. L&#39;ermeneutica batailleana si basa su questa ripetizione, su questa imitazione, su questa m&iacute;mesis. Bataille &egrave; il doppio di Nietzsche nella misura in cui Nietzsche &egrave; il doppio di Dioniso. Bataille imita Nietzsche in quanto Nietzsche imita Dioniso. Non &egrave; alla persona nella sua integrit&agrave; che si rivolge l&#39;apertura batailleana ma alla lacerazione dionisiaca di quella forma, di quella integrit&agrave;. L&#39;ermeneutica batailleana si presenta quindi come una sorta di ermeneutica mimetica in quanto sente di ripetere, di rivivere, di imitare la folle esperienza dell&#39;autore interpretato, precisamente nella misura in cui lo sacrifica e si sacrifica imitandolo.</p>
<p>La comunicazione tra Bataille e Nietzsche avviene nel paradosso di un linguaggio e di una morale impossibili in quanto esperisce l&#39;assenza di fondamento, l&#39;assenza di Dio. La comunicazione che Bataille instaura, a livello interpretativo, con  Nietzsche avviene nel male, nell&#39;impossibile, nella follia e nella paradossalit&agrave; di una non-morale, di un non-linguaggio e di una vuota trascendenza.</p>
<p>La follia di Nietzsche &egrave; un dono, l&#39;auto-sacrificio mediante il quale, secondo Bataille, il filosofo comunica all&#39;umanit&agrave;. La follia dell&#39;esperienza interiore &egrave; il centro della ricerca di una vita spirituale al di fuori di qualsiasi orizzonte determinato, ovvero al di fuori di ogni salvezza. Una ricerca che si prospetta come &eacute;k-stasis scaturita dal dolore esperito nell&#39;assenza di fondamenti ultimi, come &eacute;k-stasis dell&#39;eterno precipitare dell&#39;essere umano.</p>
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		<title>Quale destino per l&#039;uranio made in Italy?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco di Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 5 - 1 Novembre 2006]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 24 ottobre la regione Lombardia ha bocciato la richiesta di poter esaminare un giacimento di uranio nei pressi di Novazza, in provincia di Bergamo, allo scopo di predisporre un piano per l&#39;estrazione di circa 870000 tonnellate di materiale. Tale richiesta proveniva dalla Metex resources Ltd, una societ&#224; mineraria australiana gi&#224; impegnata nell&#39;estrazione di uranio [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/quale-destino-per-luranio-made-in-italy/">Quale destino per l&#39;uranio made in Italy?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 24 ottobre la regione Lombardia ha bocciato la richiesta di poter esaminare un giacimento di uranio nei pressi di Novazza, in provincia di Bergamo, allo scopo di predisporre un piano per l&#39;estrazione di circa 870000 tonnellate di materiale.</p>
<p>Tale richiesta proveniva dalla Metex resources Ltd, una societ&agrave; mineraria australiana gi&agrave; impegnata nell&#39;estrazione di uranio in diversi Paesi.</p>
<p>Da una simile quantit&agrave; di materiale estratto si sarebbero ricavate circa 1300 tonnellate di ossido di uranio (uranio 238, che non &egrave; fissile ed &egrave; scarsamente radioattivo), che in termini economici produrrebbero un guadagno appena inferiore ai 150 milioni di euro.</p>
<p>La mobilitazione dei vari &ldquo;partiti del no&rdquo; italiani &egrave; stata, in seguito alla richiesta, praticamente immediata, ma diverse sono state anche le voci favorevoli: ancora una volta si &egrave; assistito ad una spaccatura netta tra i favorevoli e i contrari, che &egrave; un po&#39; la caratteristica del dibattito sul nucleare, e non solo, in Italia.</p>
<p>Stabilire chi abbia ragione e chi torto &egrave; tutt&#39;altro che semplice, e anzi forse impossibile, poich&eacute; ciascuna fazione sa addurre (non sempre) motivazioni convincenti e sensate.</p>
<p>Naturalmente un sito dal quale si estragga uranio comporta un certo impatto ambientale (inquinamento visivo, acustico, modificazioni del paesaggio ecc.), la produzione di radon in quantit&agrave; superiori alla norma e la possibilit&agrave;, remota ma non trascurabile, di contaminazioni degli alimenti, del territorio o dell&#39;aria circostanti.</p>
<p>C&#39;&egrave; da precisare che si tratterebbe in maggior misura di contaminazioni chimiche. A parte la radioattivit&agrave; del radon, che viene prodotto durante la fase di estrazione dell&#39;uranio e che, se inalato, pu&ograve; aumentare il rischio di tumori al polmone, per il resto l&#39;uranio estratto non presenta valori di emissioni radioattive preoccupanti (si pu&ograve; maneggiare persino con le mani).</p>
<p>Rischio peraltro circoscritto per la maggior parte ai minatori, pi&ugrave; che alla popolazione, ed evitabile o riducibile grazie all&#39;uso di adeguati impianti di ventilazione. Chi lavori all&#39;estrazione dell&#39;uranio &egrave; sottoposto a rischi di gran lunga, ad esempio, inferiori a quelli cui sono soggetti i minatori che estraggano carbone (si pensi che soltanto in Cina muoiono pi&ugrave; di 5000 minatori di carbone all&#39;anno).</p>
<p>Secondo alcuni pareri (dei quali si &egrave; fatta portavoce, tra gli altri, Legambiente), la notevole dispersione spaziale del materiale da estrarre, dovuta alla particolare conformazione delle rocce in quella zona, renderebbe anche scarsamente conveniente l&#39;estrazione a livello economico, interessando una zona molto ampia e necessitando di continui spostamenti delle zone operative alla ricerca di filoni piccoli e delocalizzati. Il prezzo dell&#39;uranio, tuttavia, dopo un lungo periodo di relativa stabilit&agrave;, sembra nell&#39;ultimo periodo aver iniziato una ascesa piuttosto decisa, il che ovviamente favorisce l&#39;intensificarsi degli interessi che orbitano attorno al prezioso combustibile.</p>
<p>C&#39;&egrave; tuttavia dell&#39;altro. Come noto, l&#39;Italia non possiede centrali nucleari, e una parte dell&#39;energia acquistata dal nostro Paese proviene dalle vicine centrali nucleari francesi; la Francia, a sua volta, acquista il combustibile per le sue centrali da diverse societ&agrave; straniere. Societ&agrave; localizzate in maggior misura proprio in Australia e in Canada&#8230;</p>
<p>In caso di risposta affermativa della Regione, dunque, avremmo assistito ad un bizzarro processo per il quale l&#39;Australia avrebbe estratto uranio in Italia da rivendere, magari, alla Francia, la quale lo avrebbe utilizzato per produrre energia destinata al mercato energetico italiano. Una specie di cane che si morde la coda.</p>
<p>In virt&ugrave; di questo ragionamento, molti tra coloro che si definiscono favorevoli, in linea di principio, allo sfruttamento dell&#39;energia nucleare e quindi all&#39;estrazione dell&#39;uranio, si sono per&ograve; mostrati contrari alla concessione ad una societ&agrave; straniera di una tale opportunit&agrave;.</p>
<p>Costoro, semmai, auspicano una ripresa delle attivit&agrave; nucleari da parte dell&#39;Italia, e ritengono controproducente un appalto a ditte straniere dello sfruttamento delle (scarse) risorse italiane.</p>
<p>Per contro, la ripresa delle attivit&agrave; produttive legate all&#39;energia nucleare in Italia non sembra una decisione vicina, dunque &egrave; concreta la possibilit&agrave; che i giacimenti di uranio rimangano, cos&igrave; come le risorse in termini di tecnici e ricercatori esperti nel settore presenti sul territorio nazionale, inutilizzati ancora per molto tempo.</p>
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		<title>Sorprendente, Fluorescente!!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Marcotullio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia e Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 5 - 1 Novembre 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si potrebbe parlare di nuove tecnologie, dell&#39;economia all&#39;idrogeno e della fusione nucleare, delle biomasse, dell&#39;olio di colza o dei motori ad aria fritta, al contrario si tenter&#224; in queste righe una modesta, domestica, fluorescente e scarsamente scientifica considerazione sulla promozione del risparmio energetico. Gi&#224; starete sbuffando per la noia, niente balene da salvare, niente tonnellate [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/sorprendente-fluorescente/">Sorprendente, Fluorescente!!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si potrebbe parlare di nuove tecnologie, dell&#39;economia all&#39;idrogeno e della fusione nucleare, delle biomasse, dell&#39;olio di colza o dei motori ad aria fritta, al contrario si tenter&agrave; in queste righe una modesta, domestica, fluorescente e scarsamente scientifica considerazione sulla promozione del risparmio energetico. Gi&agrave; starete sbuffando per la noia, niente balene da salvare, niente tonnellate di CO2 da risparmiare e niente segreti sulle multinazionale dell&#39;acqua, uffa. Ma non disperate perch&eacute; io, furbacchione, so come trattare i figli della societ&agrave; dei consumi, e vi prometto &#8211; udite udite &#8211; che chi sopporter&agrave; la noia fino alla fine dell&#39;articolo ricever&agrave; in regalo TRE, dico TRE lampade a basso consumo del valore commerciale di almeno 12 euro l&#39;una! PROMESSO!</p>
<p>Premessa. Nel 2004 il Ministero delle Attivit&agrave; Produttive, recependo direttive europee e in preda a insolita ispirazione, defin&igrave; gli obiettivi di risparmio energetico nazionale per il periodo 2005 &#8211; 2009. Contemporaneamente deleg&ograve; all&#39;AEEG<a name="back1" href="#1"><sup>[1]</sup></a> la definizione delle regole tecniche di funzionamento del meccanismo che doveva consentire di conseguire gli obiettivi di cui sopra. Oggi, come dopo un gol al primo minuto, sono tutti soddisfatti dei risultati, e in tutta Europa, persino in Francia e in Inghilterra, si studia il fenomeno nostrano.</p>
<p>Il segreto dell&#39;AEEG sta nell&#39;aver individuato e accreditato in bel numero di piccole societ&agrave; (le cosiddette ESCO<a name="back2" href="#2"><sup>[2]</sup></a>), le quali, come tanti piccoli batteri, stanno infettando il sistema produttivo italiano con la malattia dell&#39;efficienza energetica. Queste ESCO lavorano sodo per il risparmio energetico dei loro clienti, e in virt&ugrave; delle ultime novit&agrave; normative, oltre alle tradizionali parcelle, collezionano Titoli di Efficienza Energetica (TEE), esattamente uno per ogni tep<a name="back3" href="#3"><sup>[3]</sup></a> risparmiato. Questi TEE verranno poi venduti alle societ&agrave; di distribuzione di energia elettrica e gas le quali, in proporzione alla loro quota di mercato, sono obbligate ad acquistarne. Tali societ&agrave; potranno poi riversare nelle tariffe il costo dei TEE scaricandolo quindi a tutti noi italiani, e i conti tornano.</p>
<p>Con l&#39;industria si sta lavorando sodo, la patologia del risparmio si sta propagando piuttosto bene, evidenziando che la salata bolletta energetica si combatte in primo luogo riducendo i consumi, eliminando gli sprechi e introducendo tecnologie pi&ugrave; efficienti.</p>
<p>Tuttavia non esiste solo l&#39;industria, il consumo domestico &egrave; responsabile di una bella fetta del fabbisogno energetico nazionale, ma entrare nell&#39;intimit&agrave; delle abitazioni con progetti di risparmio energetico &egrave; stato fino ad oggi difficile.</p>
<p>Il germe del risparmio tuttavia &egrave; affamato di tep e chilowattora, e le soluzioni semplici, economiche ed efficienti sono un bocconcino prelibato. Se consideriamo poi che anche un piccolo risparmio, se moltiplicato per il numero di lampadari, portalampade e abat-jour di tutti noi italiani, diventa una bella torta da spartire, il gioco &egrave; fatto: SORPRENDENTE, FLUORESCENTE!! regaliamo lampadine a basso consumo, basta mettere una firma qui!</p>
<p>L&#39;AEEG approva e, fatti i calcoli e le ipotesi del caso<a name="back4" href="#4"><sup>[4]</sup></a>, decide di riconoscere alle ESCO accreditate 1 TEE ogni 66 lampadine regalate al pubblico.</p>
<p>Che strano meccanismo, vengono distribuiti i soldi di noi consumatori a chi viene a regalarci lampadine! Non sarebbe pi&ugrave; semplice che andassimo a comprarle?! Certamente l&#39;operazione assomiglia ad un accantonamento industriale di TEE con il beneplacito dell&#39;Autorit&agrave; pi&ugrave; che ad un progetto di ammodernamento energetico del paese. I dubbi da fugare sarebbero molti e il primo impulso del pantalone che &egrave; in noi certamente non sarebbe di approvazione: qualcuno si sta arricchendo alle nostre spalle, e poi, aggiungendo un po&#39; di statistica, si sa che il consumo per l&#39;illuminazione &egrave; pari a circa il 3% del consumo di energia di un&#39;abitazione! Questa storia mi puzza! e se le lampadine non le istallasse nessuno? Tanto paga il sottoscritto! Sigh!</p>
<p>Ma pantalone a volte fa rima con approssimazione, allora facciamo due calcoli e vediamo se l&#39;operazione, a noi italiani, &egrave; convenuta davvero. Supponiamo che, per fare cifra tonda, in un po&#39; di tempo vengano distribuite 66 milioni di lampade, poco pi&ugrave; di una per abitante. Per questo servizio l&#39;AEEG distribuirebbe 1 milione di TEE che a noi italiani costerebbero circa 100 milioni di euro<a name="back5" href="#5"><sup>[5]</sup></a>. Acquistare lo stesso numero di lampadine nel negozio sotto casa costerebbe circa 800 milioni (possiamo in primo luogo gioire dello sconto), e poi quando un giorno, finalmente, tutte queste lampadine ci decideremo ad avvitarle, il risparmio in bolletta arriverebbe a circa 770 milioni di euro l&#39;anno<a name="back6" href="#6"><sup>[6]</sup></a>.</p>
<p>Strano ma vero, l&#39;operazione converr&agrave;, pi&ugrave; che alle ESCO o ai produttori di lampadine, a tutti noi beneficiari di questo insolito regalo. A farne le spese saranno invece i consumi inutili, le inefficienze della distribuzione commerciale e in piccola misura anche i produttori di energia elettrica. Viste le cifre, c&#39;&egrave; anche lo spazio per supporre che un bel numero delle lampadine regalate non venga mai istallato.</p>
<p>Riprendiamo i numeri ampiamente commentati relativi al Conto Energia: al 2015 produrremo 1,35 TWh di energia fotovoltaica ad un costo per gli italiani di circa 12 Miliardi di Euro da pagare in 20 anni. Confrontandoli con i numeri fluorescenti scopriamo che possiamo risparmiare la stessa quantit&agrave; di energia con una spesa pari allo 0,24%<a name="back7" href="#7"><sup>[7]</sup></a>!!! Ditelo a tutti i pantalone in fila per istallare impianti fotovoltaici!</p>
<p>In conclusione. Se &egrave; vero che soltanto il prezzo del petrolio in salita porr&agrave; sempre di pi&ugrave; l&#39;enfasi sull&#39;efficienza energetica e aprir&agrave; il mercato a soluzioni alternative, &egrave; altrettanto vero che molte &ldquo;nuove&rdquo; tecnologie sono emerse da tempo e lottano oggi contro strane abitudinarie resistenze senza trovare diffusione. Le lampadine a basso consumo ne sono un esempio ma l&#39;elenco sarebbe ancora lungo.</p>
<p>Gli ultimi provvedimenti in materia di risparmio energetico sembrano metterci sulla strada giusta, anche se forse, in termini quantitativi, si potrebbe calcare un po&#39; pi&ugrave; la mano. In questo modo si potrebbe riuscire a bloccare la tendenziale crescita della domanda di energia, e con un po&#39; di ottimismo ad invertirla, vi sembra poco?<br />
<br />
Invece di continuare a premere sull&#39;acceleratore non sar&agrave; forse il caso di levare il freno a mano?!</p>
<p>Siete stati bravi, e io mantengo le promesse: ciliccate qui.</p>
<p></p>
<hr width="33%" size="1" align="left">
<p align="justify" class="normale">
<a name="1" href="#back1"><sup>[1]</sup></a> Autorit&agrave; per l&#39;Energia Elettrica e il Gas. </p>
<p><a name="2" href="#back2"><sup>[2]</sup></a> ESCO sta per Energy Service COmpany. Si tratta di societ&agrave; che si occupano prevalentemente di risparmio energetico, sono accreditate dall&#39;AEEG, e possono avere accesso al mercato dei TEE. In Italia ad oggi sono circa 400. </p>
<p><a name="3" href="#back3"><sup>[3]</sup></a> TEP: Tonnellata Equivalente di Petrolio, &egrave; una unit&agrave; di misura per l&#39;energia: 1 tep = 41,860 GJ.  </p>
<p><a name="4" href="#back4"><sup>[4]</sup></a> 1 TEE corrisponde ad un risparmio di 4545 kWh. Tenere accese 66 lampadine a basso consumo piuttosto che 66 tradizionali per 1000 ore comporta circa 5214 kWh di risparmio. Quindi l&#39;ipotesi dell&#39;AEEG &egrave; che queste 66 lampadine restino accese per circa 872 ore, oppure che non tutte le lampadine consegnate vengano istallate, ma che quelle istallate restino accese per 1000 o pi&ugrave; ore l&#39;anno, circa 3 ore al giorno. </p>
<p><a name="5" href="#back5"><sup>[5]</sup></a> Il primo prezzo di emissione dei TEE &egrave; stato 98 euro. </p>
<p><a name="6" href="#back6"><sup>[6]</sup></a> 1 Mtep di risparmio equivale a 4,5 miliardi di kWh; il costo medio in bolletta del kWh &egrave; di 0,17 Euro. </p>
<p><a name="7" href="#back7"><sup>[7]</sup></a> Se risparmiare 4,545 TWh (1 Mtep) costa 98 milioni, risparmiarne 1,350 costa 29 milioni; questi 29 milioni sono pari allo 0,24% dei 12 miliardi del CONTO ENERGIA.</p>
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		<title>Il Paradosso dell&#039;Eunuco</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Morini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura e Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 5 - 1 Novembre 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Vorrei con questo breve articolo rinverdire una categoria di onesti lavoratori, invero ai giorni nostri, abbastanza bistrattata. Ritengo incomprensibile come l&#39;individuo preposto nell&#39;oriente fiabesco alla salvaguardia dell&#39;harem, e di conseguenza partecipe dei pi&#249; intimi segreti di principesse e dame velate, non abbia mai goduto del favore del pubblico. L&#39;orecchio dell&#39;eunuco coglieva alternativamente i pi&#249; insignificanti [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/il-paradosso-delleunuco/">Il Paradosso dell&#39;Eunuco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei con questo breve articolo rinverdire una categoria di onesti lavoratori, invero ai giorni nostri, abbastanza bistrattata. Ritengo incomprensibile come l&#39;individuo preposto nell&#39;oriente fiabesco alla salvaguardia dell&#39;harem, e di conseguenza partecipe dei pi&ugrave; intimi segreti di principesse e dame velate, non abbia mai goduto del favore del pubblico. L&#39;orecchio dell&#39;eunuco coglieva alternativamente i pi&ugrave; insignificanti fruscii, come le sconvolgenti confessioni di bellissime donne troppo a lungo trascurate dall&#39;unico marito. La conoscenza intuitiva dell&#39;universo femminile che un uomo poteva impiegare nove vite ad ottenere, era invece ad appannaggio dell&#39;eunuco dopo pochi anni di onesto ed insostituibile lavoro&#8230;  </p>
<p>Poteva vedere giocare nudit&agrave; d&#39;incomparabili fattezze, conosceva segreti e desideri, ma per portare a compimento le proprie fantasie era manchevole di un qualche attributo&#8230;uestQQQQQ    </p>
<p>Questa &egrave; in sintesi la triste storia di un grande personaggio.</p>
<p>Nella contemporaneit&agrave;, per non renderci troppo intollerabile questa mancanza, la nobile figura dell&#39;eunuco &egrave; stata mirabilmente sostituita dal critico di professione. L&#39;attribuzione dell&#39;ambito status artistico ad un&#39;opera, ad esempio, prescindendo dalle intenzioni e dall&#39;abilit&agrave; fattuale dell&#39;autore, &egrave;  prerogativa del critico. Cos&igrave; com&#39;&egrave; esclusiva peculiarit&agrave; di questi uomini riflessivi la pronuncia ultimativa su film, rappresentazioni teatrali, romanzi, e quant&#39;altro &egrave; prodotto dall&#39;umano ingegno.</p>
<p>Ma perch&eacute; accostare in un&#39;insolita similitudine l&#39;eunuco al critico di professione? La risposta al quesito &egrave; molto semplice. Entrambe le &ldquo;categorie professionali&rdquo; possiederebbero, in linea di principio, la conoscenza teorica finalizzata alla creazione di un determinato atto: opera per il critico, copula per l&#39;eunuco. Tuttavia queste supposte conoscenze, e i successivi giudizi, continuano a muoversi nel fantasmagorico universo delle idee platoniche, senza mai misurarsi coi successi o i fallimenti fisiologicamente inscritti nella realt&agrave; materiale. In altri termini, questi individui appartengono alla foltissima schiera di chi, saprebbe benissimo come fare meglio, ma per qualche motivo, concreto o ereditato, ne &egrave; impedito. A tal proposito, sarebbe utile ricordare, ad esempio, come Tommasi di Lampedusa non ebbe in vita la gioia di vedere pubblicato il suo capolavoro, mentre l&#39;Invisible scultpure di Claes Oldenburg, ovvero una cavit&agrave; delle dimensioni di una tomba pubblicamente scavata e subito rinchiusa in Central Park nel 1967, venne felicemente accolta dalla critica. Fortunatamente milioni di persone hanno poi letto il Gattopardo, mentre i pi&ugrave; ignorano chi fosse Claes Oldenburg. La storia dell&#39;arte talvolta &egrave; in grado di liquidare velocemente le masturbazioni mentali di chi la scrive.</p>
<p>La fiducia che il sultano riponeva nell&#39;eunuco poteva essere cieca e totale; infatti, la fedelt&agrave; di quest&#39;ultimo era abbondantemente garantita da immutabili leggi fisiologiche. Purtroppo, e qui s&#39;insinua un elemento di divergenza, non si pu&ograve; presupporre la stessa inoffensivit&agrave; da parte del critico. Ritengo esistenzialmente un pessimo maestro, colui che ha il potere di sentenziare l&#39;ultima parola, forte di una conoscenza soltanto presunta, senza che questa sia stata abbondantemente esercitata e messa in pratica in quella dura palestra ch&#39;&egrave; la vita.</p>
<p>Se il presupposto essenziale dell&#39;insegnamento &egrave; la conoscenza, sarebbe utile che i numerosi appartenenti all&#39;albo dei critici scendessero dal mondo sidereo delle idee per imparare a sporcarsi le mani con la materia; almeno prima d&#39;insegnare a noi, miseri consumatori, in quali teatri sederci o quali libri acquistare.</p>
<p>&#8230;Certo della Vostra comprensione, Illustrissimi colleghi, richiedo per i suddetti motivi di essere esentato da questa cerchia di reverendi ed illuminati pensatori&#8230;</p>
<p>Un critico pentito</p>
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		<title>Numero 5 &#8211; 1 Novembre 2006 &#8211; Cinquant&#8217;anni dopo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 5 - 1 Novembre 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Cari viaggiatori, la ricorrenza dei Santi e dei Morti di inizio novembre e&#8217; una delle tante di questi giorni. Così mentre i Viaggiatori nel nostro Arengo cercano la propria strada, guardiamo come ancora oggi si sentano gli echi della rivolta di Budapest del 1956. La nostra copertina e&#8217; dedicata a tutte le battaglie di libertà [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/cinquantanni-dopo/">Numero 5 &#8211; 1 Novembre 2006 &#8211; Cinquant&#8217;anni dopo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Cari viaggiatori,<br />
la ricorrenza dei Santi e dei Morti di inizio novembre e&#8217; una delle tante di questi giorni. Così mentre i Viaggiatori nel nostro Arengo cercano la propria strada, guardiamo come ancora oggi si sentano gli echi della rivolta di Budapest del 1956. La nostra copertina e&#8217; dedicata a tutte le battaglie di libertà che oggi sono sconfitte, derise ed imprigionate e che tra 50 anni saranno indiscusso patrimonio del progresso dell&#8217; umanità.<br />
Non e&#8217; facile realizzare una rivista, come i lettori si accorgeranno le cose da migliorare sono ancora tante. La redazione desidera ringraziare sinceramente i nostri affezionati viaggiatori ancora taciturni, nascosti dietro ai contatori delle visite, per i suggerimenti che vorranno inviarci. Gocciolina per gocciolina il fiume scorre.<br />
Nella sezione Energia e Ambiente ci occupiamo per una seconda volta del problema del cambiamento climatico, riflettiamo sull&#8217;esito della gara d&#8217;appalto per la gestione dei servizi di distribuzione di carburanti fra Modena e il Brennero svoltasi recentemente e ci addentriamo nel mondo degli incentivi all&#8217;efficienza energetica per le imprese italiane.<br />
Nella sezione Scienza apprendiamo che il traffico a Roma ormai è diventato un problema talmente complesso che al posto di Alberto Sordi nei panni dei vigili sono stati messi gli scienziati del Mit adesso. Inoltre ci interroghiamo sui pro e i contro dell&#8217; estrazione di uranio sul suolo italiano.<br />
La sezione Letteratura e Filosofia ci propone la storia di un uomo, un interessante parallelo tra la figura del critico di professione nella modernità e quella dell&#8217;eunuco e la visione della follia all&#8217;interno del pensiero del filosofo e sociologo Georges Bataille.<br />
Nella sezione Il Libro del Viaggiatore possiamo assaggiare un altro buon libro, e chissà che non ci venga voglia di leggerlo tutto.<br />
Infine proseguiamo il nostro viaggio alle origini del Barolo nella nostra Cantina, entriamo nel vivo del libro a puntate &#8220;Il Mondo nel pallone&#8221; con il secondo capitolo e vi riveliamo la risposta al Quiz del Numero 4&#8230;l&#8217;avreste mai detto? A voi le dovute considerazioni sugli effetti dell&#8217;invecchiamento.</p>
<ul><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/la-giustizia/" title="La Giustizia">La Giustizia</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/budapest-1956-e-la-sinistra-italiana/" title="Budapest 1956 e la sinistra italiana">Budapest 1956 e la sinistra italiana</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/melbourne-56-ungheria-urss-4-0/" title="Melbourne &#39;56: Ungheria-URSS 4-0">Melbourne &#39;56: Ungheria-URSS 4-0</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/le-concessioni-oil-dellautobrennero-e-lincoerenza-nostrana-sul-dare-fiducia-al-mercato-o-no/" title="Le concessioni oil dell&#39;Autobrennero e l&#39;incoerenza nostrana sul dare fiducia al mercato o no..">Le concessioni oil dell&#39;Autobrennero e l&#39;incoerenza nostrana sul dare fiducia al mercato o no..</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/il-traffico-tra-simulazioni-e-grandi-bluff/" title="Il traffico tra simulazioni e grandi bluff">Il traffico tra simulazioni e grandi bluff</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/quale-destino-per-luranio-made-in-italy/" title="Quale destino per l&#39;uranio made in Italy?">Quale destino per l&#39;uranio made in Italy?</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/il-paradosso-delleunuco/" title="Il Paradosso dell&#39;Eunuco">Il Paradosso dell&#39;Eunuco</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/anche-gli-dei-si-inciampano/" title="Anche gli dei si inciampano">Anche gli dei si inciampano</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/storia-di-un-uomo/" title="Storia di un uomo">Storia di un uomo</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/contrastare-il-cambiamento-climatico-un-problema-di-esternalit/" title="Contrastare il cambiamento climatico: un problema di esternalit&agrave;">Contrastare il cambiamento climatico: un problema di esternalit&agrave;</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/h-parte-prima/" title="H &#8211; Parte Prima">H &#8211; Parte Prima</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/sembrano-proprio-come-noi-frammenti-di-vita-prigioniera/" title="Sembrano proprio come noi &#8211; Frammenti di vita prigioniera">Sembrano proprio come noi &#8211; Frammenti di vita prigioniera</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/amarcord-barolo-terza-parte/" title="Amarcord Barolo &#8211; Terza Parte">Amarcord Barolo &#8211; Terza Parte</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/capitolo-2-guida-turistica-per-extraterrestri/" title="Capitolo 2 &#8211; Guida turistica per extraterrestri">Capitolo 2 &#8211; Guida turistica per extraterrestri</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/risposta-al-quiz-del-numero-4/" title="Risposta al Quiz del Numero 4">Risposta al Quiz del Numero 4</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/nietzsche-e-il-suo-doppio/" title="Nietzsche E Il Suo Doppio">Nietzsche E Il Suo Doppio</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/sorprendente-fluorescente/" title="Sorprendente, Fluorescente!!">Sorprendente, Fluorescente!!</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/cinquantanni-dopo/" title="Numero 5 &#8211; 1 Novembre 2006 &#8211; Cinquant&#8217;anni dopo">Numero 5 &#8211; 1 Novembre 2006 &#8211; Cinquant&#8217;anni dopo</a></li></ul>
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		<title>Anche gli dei si inciampano</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 5 - 1 Novembre 2006]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il mito platonico racconta ormai da qualche millennio che nell&#39;Empireo le Idee viaggiano su di una biga finche&#39; non vengono disarcionate ed inciampandosi cascano sulla Terra, dove rimangono intrappolate nelle imperfette e molteplici forme del mondo reale: si incarnano nel corso del Tempo, talvolta sotto le vesti di momenti storici, di eventi epocali, cosi&#39; come [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/anche-gli-dei-si-inciampano/">Anche gli dei si inciampano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il mito platonico racconta ormai da qualche millennio che nell&#39;Empireo le Idee viaggiano su di una biga finche&#39; non vengono disarcionate ed inciampandosi cascano sulla Terra, dove rimangono intrappolate nelle imperfette e molteplici forme del mondo reale: si incarnano nel corso del Tempo, talvolta sotto le vesti di momenti storici, di eventi epocali, cosi&#39; come ogni giorno nella nostra vita, nelle assolate domeniche, nelle notti piu&#39; buie. Si dice che ogni Mito celi la Verita&#39;.</p>
<p>Cinquant&#39;anni fa si e&#39; inciampata un&#39;Idea con la I davvero maiuscola. A Budapest, nel 1956. Scendono in piazza gli studenti e la popolazione, per manifestare quei sentimenti che una dozzina d&#39;anni dopo invaderanno l&#39;Europa occidentale e gli Stati Uniti. Ecco per la prima volta apparire il problema della democrazia moderna, la liberta&#39;. Proprio quella stessa liberta&#39; nel nome della quale gli Alleati avevano vinto la seconda guerra mondiale voleva uscire di casa e salire fino al cielo con le sue forze.</p>
<p>A Budapest, nel 1956, non ce l&#39;ha fatta. Dopo pochi giorni di flebili speranze la reazione sovietica ha ristabilito l&#39;ordine predefinito a Yalta con la forza delle armi, ha stroncato la rivolta con i cannoni dei carri: se il comunismo e&#39; la liberta&#39;, non c&#39;e&#39; liberta&#39; al di fuori di esso.</p>
<p>Cosi&#39; mentre nel mondo reale una rivolta veniva soffocata, lassu&#39; nello speculare mondo delle idee cadeva prigioniero proprio il senso di quell&#39;accostamento, tra il comunismo e la liberta&#39;, che aveva alimentato le speranze di generazioni di oppressi, di combattenti, di antifascisti. Il movimento comunsita mondiale non si rialzera&#39; piu&#39;, abbattuto dalla propria violenta arroganza. L&#39;idea del comunismo era ancora viva, ma la sua rincorsa verso la liberta&#39; non avra&#39; successo.</p>
<p>Il lettore si chiedera&#39; come e&#39; possibile accostare il mito di Platone alla cronaca ed alla storia. E&#39; sufficiente rendersi conto con i propri occhi che le Idee per davvero cascano, altro che, si inciampano e vengono disarcionate.</p>
<p>Oggi le bighe hanno sempre due ruote, gareggiano, ma sono trainate da ben 250 cavalli. Il progresso ha cambiato le forme ma non la sostanza. Nell&#39;assolata arena di Valencia una folla di circa 130.000 persone assiepate sulle colline e le tribune attende che i centauri si sfidino, che i toreador addomestichino le proprie belve per l&#39;umano piacere della sfida. In pole position parte il Campione, colui che sembra reso invincibile da una corazza che nel momento del bisogno abbatte il rivale, Valentino Rossi, infallibile e chirurgico, il Dottore, in grado di pilotare la moto verso l&#39;eternita&#39; del Mito. In quinta posizione parte il rivale, giovane americano pilota della moto giapponese migliore, abbattuto dal compagno di squadra nella gara precedente, in testa per tutto il campionato grazie alle sfortune altrui ed alla propria costanza. Sembrava un finale gia&#39; scritto, ma qualcosa di cosmico regnava domenica scorsa nell&#39;arena. Lungo un trenino in fila indiana che percorreva una delle solite curve abbiamo visto una gialla biga Yamaha disarcionare il suo cavaliere. In un momento tanti anni di certezze, di ovvie ed ormai scontate vittorie, si sono ritrovati prigionieri di un errore umano che rendera&#39; vana la stoica rincorsa successiva. Dalla Gloria gia&#39; scritta contro ogni scaramanzia alla Polvere della via di fuga il passo e&#39; breve.</p>
<p>Cosi&#39; noi qui sulla terra si resta attoniti, ad ascoltare la modernita&#39; che ci passa davanti, i rombi assordanti delle macchine e dei motori, gli spari nella notte, mentre la nostra mente libera cerca una via di fuga nelle Verita&#39; dei nonni, del Mito, in quelle ragioni di sempre che accompagnano dai suoi albori la storia dell&#39;umanita&#39;.</p>
<p>Cosi&#39; ci ritroviamo in un&#39;assolata domenica pomeriggio a vivere questo brivido lungo la schiena che scorre quando sono le Idee a festeggiare le proprie ricorrenze.</p>
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		<title>Storia di un uomo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorella Di Vuono</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura e Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 5 - 1 Novembre 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Agostino Rocco nasce a Gioiosa Ionica (RC) nel 1949, nella seconda met&#224; degli anni sessanta &#232; partecipe di quel flusso migratorio che spinge molti giovani del sud a spostarsi nel capoluogo piemontese; Torino, polo industriale, citt&#224; simbolo della FIAT, speranza per migliaia di persone che hanno troppo poco da perdere per non tentare la fortuna. [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/storia-di-un-uomo/">Storia di un uomo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Agostino Rocco nasce a Gioiosa Ionica (RC) nel 1949, nella seconda met&agrave; degli anni sessanta &egrave; partecipe di quel flusso migratorio che spinge molti giovani del sud a spostarsi nel capoluogo piemontese; Torino, polo industriale, citt&agrave; simbolo della FIAT, speranza per migliaia di persone che hanno troppo poco da perdere per non tentare la fortuna.</p>
<p>Rocco &egrave; uno di quelli che ce la fa, inizia come carrozziere e finisce col diventare un piccolo imprenditore, proprietario di due autorimesse, le pi&ugrave; grandi in Piemonte, dove sono tenute in deposito giudiziario le vetture sequestrate da tribunale, prefettura e forze dell&#39;ordine. Attualmente pare che il numero dei veicoli fosse di circa 5000, per ognuno dei quali il Ministero della Giustizia ha l&#39;obbligo di versare 0,80 centesimi al giorno. Tuttavia sembrerebbe che lo Stato tardi nei pagamenti, mentre l&#39;imprenditore non pu&ograve; permettersi di fare altrettanto con i suoi. I crediti crescono e proporzionalmente crescono anche i debiti, contratti per far fronte alle richieste dei fornitori, alle spese di gestione, ai salari mensili dei suoi dieci dipendenti.</p>
<p>Nel 2000, tramite l&#39;avvocato Vincenzo Saia, Agostino intenta causa al Ministero della Giustizia, della Finanza e dell&#39;Interno per un&#39;istanza di pagamento pari a 29miliardi di vecchie lire per aver recuperato, in un arco di oltre vent&#39;anni, le auto sequestrate; perde ed &egrave; costretto a pagare le spese processuali. Nonostante ci&ograve; non demorde, continua a vantare i suoi crediti nei confronti dello Stato, chiede alle banche di pazientare, bussa alle porte del Palagiustizia per reclamare il denaro che gli spetta. Nel luglio scorso l&#39;ennesima delusione con l&#39;entrata in vigore del decreto Bersani che blocca i pagamenti trasferendo le competenze alla Banca d&#39;Italia.        </p>
<p>Luned&igrave; 23 ottobre, Torino, Rocco arriva davanti al Palagiustizia di Corso Vittorio Emanuele, ferma la sua Alfa 166 davanti all&#39;entrata principale, estrae una calibro 38 e si spara alla tempia; al suo fianco un cellulare ed un foglio di carta a quadretti, intriso di sangue, con l&#39;intestazione: &ldquo;All&#39;autorit&agrave; dello Stato&rdquo;.</p>
<p>Ultimo gesto disperato di un uomo che gridava giustizia, che non credeva in un sistema in cui vige la legge del pi&ugrave; forte, che era convinto di doverla vincere prima o poi quella battaglia, perch&eacute; ci hanno insegnato a credere che la giustizia presto o tardi ripaga gli onesti e lo Stato tutela i suoi cittadini. Gesto disperato di un uomo che pretendeva delle risposte, quelle stesse risposte che sono state negate persino di fronte alla morte. Nessuna parola da parte delle autorit&agrave;, scarsa risonanza su giornali e tv che hanno ben altro di cui occuparsi che non della storia di un cittadino qualunque, gli uffici contabili della procura intanto mettono le mani avanti precisando che il credito vantato dall&#39;imprenditore ammonta a soli 42mila euro, per met&agrave; dei quali la procedura di pagamento era gi&agrave; stata avviata; peccato che Agostino Rocco non custodisse solo le auto sequestrate dalla procura, ma anche quelle del cui sequestro avevano disposto Tribunale e Prefettura torinese.</p>
<p>Sabato scorso amici e colleghi hanno voluto offrire il loro ultimo saluto a Rocco accompagnando la salma, posta su di una carro attrezzi, con un corteo di silenziosa protesta, a quel corteo vorremmo unirci anche noi, ma non in silenzio, piuttosto testimoniando con la nostra voce la storia di un uomo, della sua rabbia, della sua sconfitta.    </p>
<p>Buon vento viaggiatore e che prima o poi le risposte possano arrivare.</p>
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		<title>Contrastare il cambiamento climatico: un problema di esternalit&#224;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Clo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia e Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 5 - 1 Novembre 2006]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sulle misure economiche definite per contrastare il cambiamento climatico &#232; stato scritto in questa rivista che &#8220;l&#39;imposizione dall&#39;alto di vincoli all&#39;attivit&#224; economica &#232;, dal punto di vista razionale, una soluzione inefficiente, oltre che inefficace&#8221;[1]. All&#39;origine di questa inefficienza l&#39;autore individua la mancata considerazione dei costi opportunit&#224;: i costi necessari per mitigare il cambiamento climatico attraverso [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/contrastare-il-cambiamento-climatico-un-problema-di-esternalit/">Contrastare il cambiamento climatico: un problema di esternalit&agrave;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle misure economiche definite per contrastare il cambiamento climatico &egrave; stato scritto in questa rivista che &ldquo;l&#39;imposizione dall&#39;alto di vincoli all&#39;attivit&agrave; economica &egrave;, dal punto di vista razionale, una soluzione inefficiente, oltre che inefficace&rdquo;<a name="back1" href="#1"><sup>[1]</sup></a>. All&#39;origine di questa inefficienza l&#39;autore individua la mancata considerazione dei costi opportunit&agrave;: i costi necessari per mitigare il cambiamento climatico attraverso il Protocollo di Kyoto assicurerebbero alla societ&agrave; dei benefici maggiori e pi&ugrave; sicuri qualora venissero investiti in altri campi, tra cui sanit&agrave;, educazione o potenziamento delle infrastrutture<a name="back2" href="#2"><sup>[2]</sup></a>.</p>
<p>Da queste considerazioni la conclusione che la miglior strategia per affrontare il cambiamento climatico non e&#39; l&#39;imposizione di tetti e costi sulle imprese ma, al contrario, la promozione dello sviluppo economico a livello globale.</p>
<p>Questa affermazione si fonda su due importanti verit&agrave;, ma ne trascura una terza che vale la pena portare alla luce in questa sede.</p>
<ol>
<li>I paesi sviluppati dispongono di tecnologie pi&ugrave; efficienti e meno inquinanti. A parit&agrave; di unit&agrave; di produzione gli Stati Uniti inquinano meno di quanto non inquini un qualunque paese in via di sviluppo, la Cina per esempio.</li>
<li>I paesi sviluppati sono in grado di fronteggiare eventuali catastrofi naturali (o di adattarsi ad esse) meglio dei paesi non sviluppati; basti pensare al Giappone, in grado di costruire grattacieli antiterremoto. E&#39; altrettanto vero, come si osserva nel precedente articolo, che il Bangladesh risulterebbe pi&ugrave; vulnerabile di fronte ad un innalzamento del livello del mare di quanto non sia l&#39;Olanda.</li>
</ol>
<p align="justify" style="line-height: 150%">
Ma il punto e&#39; un altro: il cambiamento climatico e le sue potenziali conseguenze (come l&#39;innalzamento del livello del mare) differiscono da altre calamit&agrave; naturali (come i terremoti) in quanto e&#39; causato dall&#39;attivit&agrave; umana. Da qui la terza &ldquo;verit&agrave;&rdquo; fino ad ora omessa. </p>
<ol start="3">
<li>Di fronte al cambiamento climatico i paesi sottosviluppati, tra cui il Bangladesh, rischiano di dover sostenere ingenti costi per dei danni ambientali causati da terzi, ovvero dall&#39;attivit&agrave; economica dei paesi sviluppati, senza che questi ultimi siano tenuti a pagare alcun tipo di compensazione per il danno provocato.</li>
</ol>
<p align="justify" style="line-height: 150%">
Il cambiamento climatico e&#39; in sintesi riconducibile ad un problema di esternalit&agrave; negative<a name="back3" href="#3"><sup>[3]</sup></a>.</p>
<p>Se &egrave; vero che l&#39;inquinamento &egrave; un costo per la societ&agrave;, allora questo costo dovrebbe essere pagato da chi lo provoca e da chi trae beneficio da quelle attivit&agrave; che generano inquinamento. Questo e&#39; vero tanto da un punto di vista ecologico ed etico (altruismo nel tempo e nello spazio), quanto secondo criterio di efficienza economica.</p>
<p>Non a caso la teoria economica considera le esternalit&agrave; come una delle principali cause di fallimento dei mercati. Trasformare l&#39;inquinamento in un costo monetario vero e proprio da far pagare a chi produce e da chi consuma &egrave; un&#39;operazione necessaria per garantire efficienza nei mercati, oltre che per mitigare il cambiamento climatico. </p>
<p>Abbiamo precedentemente affermato che lo sviluppo economico ha consentito agli Stati Uniti di poter disporre di tecnologie pi&ugrave; efficienti con un minor impatto ambientale: l&#39;energia rappresenta un costo, quindi in un mercato competitivo e&#39; nell&#39;interesse delle imprese sviluppare processi che garantiscano un maggior rendimento ed un minor spreco di energia. Per la stessa ragione i consumatori dovrebbero preferire prodotti che, a parit&agrave; di prestazione, consumino meno energia. Ciononostante, le forze di mercato tendono a fornire incentivi insufficienti a sviluppare tecnologie &ldquo;pulite&rdquo; quando i prezzi degli input energetici non  riflettono propriamente il loro vero costo sociale comprensivo dei costi ambientali.</p>
<p>Senza un&#39;esplicita politica ambientale le imprese non avranno alcun incentivo a ridurre le proprie emissioni di gas serra oltre la convenienza a ridurre i propri costi energetici.</p>
<p>Conseguentemente  le migliori tecnologie di cui gli U.S.A. dispongono non sono sufficienti ad evitare al paese a stelle e strisce il triste primato di piu&#39; grande inquinatore al mondo.</p>
<table border="1" style="border-collapse: collapse" cellpadding="5">
<tr>
<td>
<p class="normale"></td>
<td>
<p class="normale">CO2 emissions<br />(in thousands of metric tons)</td>
<td>
<p class="normale">GDP per Emissions<br />(in thousands of US Dollars per metric ton)</td>
<td>
<p class="normale"> Metric tons of CO2 per capita (2003)</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p class="normale">Stati Uniti</td>
<td>
<p class="normale">5872278</td>
<td>
<p class="normale">2.118</td>
<td>
<p class="normale">19.8</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p class="normale">Cina</td>
<td>
<p class="normale">3513103</td>
<td>
<p class="normale">0.525</td>
<td>
<p class="normale">3.2</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p class="normale">Olanda</td>
<td>
<p class="normale">162739</td>
<td>
<p class="normale">3.867</td>
<td>
<p class="normale">8.7</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p class="normale">Bangladesh</td>
<td>
<p class="normale">34540</td>
<td>
<p class="normale">1.793</td>
<td>
<p class="normale">0.3</td>
</tr>
</table>
<p align="justify" style="line-height: 150%">
Fonte ,<br />
<a target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_carbon_dioxide_emissions_per_capita">http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_carbon_dioxide_emissions_per_capita</a></p>
<p>Il primo passo da compiere per affrontare il cambiamento climatico e&#39; assicurarsi che l&#39;inquinamento, inteso come costo ambientale, venga pagato non tanto dalla societ&agrave; globale (il Bangladesh ne supporta solo i costi ma non i benefici) ma da chi lo produce (e lo consuma); un intervento pubblico &egrave; necessario per applicare il principio economico secondo cui &ldquo;chi inquina paga&rdquo;.</p>
<p>Questo punto e&#39; cruciale per capire il trade-off tra crescita economica e protezione ambientale: una volta che i costi ambientali vengono contabilizzati nei bilanci aziendali e nelle bollette familiari, produzione e consumo diminuiranno provocando due effetti: riduzione dell&#39;inquinamento da un lato e riduzione della crescita economica dall&#39;altro<a name="back4" href="#4"><sup>[4]</sup></a>.</p>
<p>Quale governo e&#39; disposto a sacrificare la crescita economica del proprio paese e delle imprese nazionali in nome dell&#39;ambiente? Sicuramente non Cina ed India, ne&#39; tanto meno gli Stati Uniti che rischierebbero di perdere terreno nella grande corsa alla competizione internazionale. Tuttavia, gli Stati che sembrano potersi permettere il lusso di prendere seriamente in considerazione le problematiche ambientali non sono pochi<a name="back5" href="#5"><sup>[5]</sup></a>, e la ratificazione del protocollo di Kyoto &egrave; un passo in questa direzione (ma non lasciamoci ingannare dalle apparenze, ratificare il protocollo e&#39; una cosa, rispettarlo e&#39; un altro).</p>
<p>Stabilendo un tetto al livello globale di emissioni di gas serra e definendo dei permessi ad emettere CO2 che le imprese possono commerciare in un apposito mercato di scambio (Emissions Trading Scheme) il protocollo di Kyoto si propone di internalizzare l&#39;esternalit&agrave; ambientale teoricamente nella maniera pi&ugrave; efficiente, ossia minimizzando i costi di implementazione.</p>
<p>Ma il protocollo di Kyoto e&#39; davvero la migliore delle soluzioni possibili alla problematica ambientale? Per rispondere a questa domanda sar&agrave; necessario guardare con pi&ugrave; attenzione l&#39;obiettivo che Kyoto si prefigge, come questo obiettivo e&#39; stato ripartito tra i diversi paesi ed analizzare i meccanismi di mercato che Kyoto ha definito per perseguire tale obiettivo.</p>
<p></p>
<hr width="33%" size="1" align="left">
<p align="justify" class="normale">
<a name="1" href="#back1"><sup>[1]</sup></a> &ldquo;Contrastare il cambiamento climatico: un problema di costo opportunit&agrave;&rdquo; Philippe Bracke, Arengo del Viaggiatore numero 4.</p>
<p><a name="2" href="#back2"><sup>[2]</sup></a> Nell&#39;articolo si evidenzia che sulla terra un miliardo di persone non hanno accesso ad acqua potabile</p>
<p><a name="3" href="#back3"><sup>[3]</sup></a> Il concetto di esternalit&agrave; e&#39; stato ampiamente discusso all&#39;interno dell&#39;Arengo. Per una sua definizione puntuale si rimanda al sito http://it.wikipedia.org/wiki/Esternalit%C3%A0 o agli articoli precedenti pubblicati nell&#39;Arengo nella sezione Energia &amp; Ambiente.</p>
<p><a name="4" href="#back4"><sup>[4]</sup></a> Questa affermazione non &egrave; valida quando investimenti in R&#038;D risultano nell&#39;innovazione di &ldquo;Win-win technologies&rdquo;, tecnologie che sono allo stesso tempo pi&ugrave; efficienti e meno inquinanti</p>
<p><a name="5" href="#back5"><sup>[5]</sup></a> Un bene e&#39; di lusso quando solo gli acquirenti pi&ugrave; ricchi se lo possono permettere. La letteratura economica definisce paradossalmente l&#39;ambiente come un &ldquo;luxury good&rdquo; perch&egrave; la domanda sociale per una maggiore protezione ambientale in effetti risulta maggiore nei paesi sviluppati, Stati Uniti compresi, che non altrove.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/contrastare-il-cambiamento-climatico-un-problema-di-esternalit/">Contrastare il cambiamento climatico: un problema di esternalit&agrave;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>H &#8211; Parte Prima</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2006 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Mistrangelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 5 - 1 Novembre 2006]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quindi mi trovai di fronte a questa specie di visione, e dico specie perch&#233; era chiaro, appunto, che la realt&#224; che stavo osservando era proprio quella, tutto era proprio cos&#236; come lo vedevo. Si potrebbe intenderla, anche se in modo paradossale, lo ammetto, come una lucida allucinazione, ma a ben pensarci mi stimola maggiormente chiamarla [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2006/11/h-parte-prima/">H &#8211; Parte Prima</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quindi mi trovai di fronte a questa specie di visione, e dico specie perch&eacute; era chiaro, appunto, che la realt&agrave; che stavo osservando era proprio quella, tutto era proprio cos&igrave; come lo vedevo. Si potrebbe intenderla, anche se in modo paradossale, lo ammetto, come una lucida allucinazione, ma a ben pensarci mi stimola maggiormente chiamarla comunque visione. &ldquo;Allucinazione&rdquo;, seppur lucida, sa pi&ugrave; di qualcosa che interviene a livello mentale nel distorcere o inventare la percezione, ad insaputa, come spesso avviene, del soggetto o della sua coscienza. &ldquo;Visione&rdquo;, invece,  sembra marcare l&#39;accento sulla centralit&agrave; del percepito, della realt&agrave;, che per&ograve;, come in un colpo di singhiozzo, sussulta e perde l&#39;ordine per un istante, un istante appannato ma rivelatore, per poi ricomporsi. Mi sembra renda meglio l&#39;idea di ci&ograve; che accadde, a partire da un&#39;immagine assolutamente prorompente, in quanto tutto attorno a me era ben illuminato, strutturato e avvolgente siccome riempiva in modo ricco la totalit&agrave; del mio campo visivo, suggerendo comunque una forza onirica densa e vibrante, simbolica, fantastica nel significato pi&ugrave; ampio. E non nel senso di stare fermo a speculare su che bella immagine stessi guardando e quanto elegante e colma di contenuti, ma proprio perch&eacute; in realt&agrave; rabbrividivo, rabbrividivo senza accezioni retoriche o liriche, attraversato per una manciata di istanti da quel tremore che sembra, quando lo si provi, e tutti l&#39;abbiamo provato, come iniettato nella parte bassa della schiena, nei lombi, che negli istanti successivi si diffonde liquidamene su per il collo fino ai tessuti della bocca e gi&ugrave; scuotendo un istante le ginocchia per arrivare a risuonare nelle caviglie, con una carica tanto angosciante quanto erotica, un orgasmo che non sembra poi cos&igrave; fuori luogo, generato e fatto culminare in risposta ad una situazione dissonante dal punto di vista cognitivo per&ograve; non direttamente minacciosa o dolorosa, ma anzi eccitante.</p>
<p>Voglio descrivere la scena ed &egrave; fondamentale, adesso, che si condivida una chiara rappresentazione della struttura architettonica in discussione, prima di tutto. Infatti, bench&eacute; il principio e l&#39;oggetto dello stridere fu propriamente un insieme di segni, di lettere, questo perderebbe di forza se strappato dalla componente ambientale del contesto in cui esso venne letto. Immaginate questo edificio, recentemente ristrutturato in stile moderno, dove moderno vuol quasi dire ingenuo o semplificato, un insieme di pareti bianche, pavimenti di gomma nera sottile e scolpita per risultare antiscivolo, infissi interni di laminato rosso, grandi trasparenti sia di vetro che di materiale plastico, scalinate fatte con profilati di metallo dipinti in blu elettrico. Il disegno di un bambino, al quale tra l&#39;altro abbiano regalato solo la confezione di pastelli da sei, oppure l&#39;opera di un architetto ben pagato che volle nascondere il bambino che era ed i suoi sei pastelli dietro una qualche corrente funzionalista o minimalista. Questi elementi servivano a formare un locale chiamato Polo Didattico composto da pi&ugrave; piani (ne ricordo almeno tre. A pensarci ora, rimpiango di non averlo esplorato tutto, angolo per angolo. Chiss&agrave;, forse l&igrave; avrei trovato altre risposte ad alcuni problemi che per me erano fondamentali al tempo, o almeno domande meno personali da pormi), suddivisi in modo da ricavare una generosa quantit&agrave; di aule e sale per lo studio. Sono convinto, e lo deduco dalla posizione storica e topografica in cui &egrave; collocato nell&#39;ambito cittadino, che il posto &egrave; tanto giovane per quel che riguarda il restauro quanto antico nella sua ossatura (non riesco a fare a meno, quando annoto questo e penso a ci&ograve; che vidi, a non pensare allo stereotipo cinematografico della casa costruita inconsapevolmente sopra un antico cimitero di una qualche cultura non pi&ugrave; esistente). L&#39;ambiente pi&ugrave; sfruttato &egrave; il grande salone al piano terreno, fornito di tavoli e sedie per poter accogliere molti studenti. Il salone &egrave; infatti sempre pieno di gente, che trova riparo per studiare, mangiare e semplicemente discutere e conoscere persone cos&igrave; come da sempre &egrave; nei pressi di un&#39;universit&agrave;. Nei piani pi&ugrave; alti ci sono invece aule per lezioni di varie Facolt&agrave;, e una generosa quantit&agrave; di gabinetti puliti e funzionali (e non si sottovaluti questa caratteristica, se avete passato un&#39;ora di lezione a maturare un cagata che pare viva e parlante e le altre opzioni tra cui potete scegliere sono il cesso della vicina facolt&agrave; nel quale non volete fare l&#39;errore di toccare qualunque cosa con qualsiasi parte del corpo, o la turca del bar di fronte, la cui porta a soffietto &egrave; punto medio tra la ceramica ed uno dei tanti tavolini per una distanza totale di due metri, cosa che mina la discrezione che vorreste usare in tali frangenti -vi rammento la natura parlante della cagata-). Il punto preciso, l&#39;esatto luogo del quale vorrei riusciste a farvi un modello, &egrave; tra il salone ed il primo piano. Il salone parte dal piano terreno ma si sviluppa in altezza per un volume totale di due piani, ed infatti, oltre agli accessi dal basso, c&#39;&egrave; un ulteriore collegamento che parte proprio dal primo piano. Dal centro di quest&#39;ultimo, inizia una scalinata che taglia con un solco inclinato il pavimento ed il muro di fronte a s&eacute;, sbocca a met&agrave; altezza di una parete del salone &egrave; l&igrave; si dirama in altre due rampe opposte che si adagiano sul pavimento del piano terra. Dimenticavo di dirvi (e non avrebbe avuto senso andare avanti, allora) che il salone ha una denominazione, cos&igrave; come tutte le altre aule, indicato da una lettera, in accordo alle migliori tradizioni accademiche.</p>
<p>La sua &egrave; la H. Targa infissa sopra il muro frontale del primo piano che detta scala andava a trapassare, indicazione su dove portassero quei gradini.</p>
<p><b>Segue nel prossimo numero</b></p>
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