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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 68 &#8211; 1 Aprile 2010</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
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		<title>Milena di Praga: la strada verso la libert&#224;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Di Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura e Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 68 - 1 Aprile 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Questo articolo trae spunto dal libro-biografia su Milena Jesensk&#224;, scritto dall&#39;amica Margarete Buber-Neumann conosciuta nel campo di concentramento di Ravensbr&#252;ck. Nelle pagine del volume si disegna il ritratto di una donna che, fra riservatezze estreme, cordialit&#224; connaturata e eccessi e stravaganze, fece dell&#39;opposizione, della cultura e del racconto della verit&#224; una missione di vita. Ricordata [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/milena-di-praga-la-strada-verso-la-libert/">Milena di Praga: la strada verso la libert&agrave;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Questo articolo trae spunto dal libro-biografia su Milena Jesensk&agrave;, scritto dall&#39;amica Margarete Buber-Neumann conosciuta nel campo di concentramento di Ravensbr&uuml;ck. <br />Nelle pagine del volume si disegna il ritratto di una donna che, fra riservatezze estreme, cordialit&agrave; connaturata e eccessi e stravaganze, fece dell&#39;opposizione, della cultura e del racconto della verit&agrave; una missione di vita. Ricordata soprattutto per il rapporto, quasi esclusivamente epistolare, di affettuosa amicizia che la leg&ograve; a Franz Kafka, di cui tradusse diversi racconti dal tedesco al ceco, Milena fu una giornalista, una traduttrice e una scrittrice di grande lucidit&agrave;, di estremo coraggio, di pungente ironia.<br />A Kafka, oltre alla spiccata sensibilit&agrave; e a un affetto quanto mai tormentato, la leg&ograve; anche la citt&agrave; di Praga, in cui entrambi nacquero e si formarono, e soprattutto l&#39;appartenenza a una marca di confine; se Kafka viveva nella sua letteratura il problema della lingua di un germanofono praghese, per di pi&ugrave; ebreo senza dimestichezza con la lingua yiddish tanto da descrivere la disperazione degli ebrei di nuova generazione come crocevia fra quattro impossibilit&agrave;, &ldquo;impossibilit&agrave; di non scrivere, impossibilit&agrave; di scrivere in tedesco, impossibilit&agrave; di scrivere diversamente, quasi si potrebbe aggiungere una quarta, l&#39;impossibilit&agrave; di scrivere&rdquo;, Milena, visceralmente affezionata alla sua lingua, fu la prima a tradurre in ceco i racconti di Kafka. Con l&#39;amica Margarete amava definirsi &ldquo;piccola ceca&rdquo; o semplicemente &ldquo;Milena di Praga&rdquo;, in virt&ugrave; di quell&#39;amore struggente e tenero ma mai boriosamente nazionalista per la sua patria.<br />E&#39; ancora dalle parole di Kafka che emerge luminosa la figura di Milena come un fuoco vivo, quale l&#39;autore de Il Processo non ne aveva visti mai. Quello che affascin&ograve; e colp&igrave; chi incontr&ograve; Milena, e che cattura oggi chi ripercorre le tracce della vita di questa donna straordinaria, fu il suo essere una persona libera. Nel campo di concentramento di Ravensbr&uuml;ck, si distinse per la forza del rapporto umano che fu capace di stringere, per la vitalit&agrave; che fu capace di infondere e per lo sguardo sempre teso al futuro che di continuo la accompagn&ograve;, tanto che la stessa Buber-Neumann riporta il titolo del libro che Milena avrebbe voluto scrivere una volta che entrambe fossero uscite dal campo: L&#39;era dei campi di concentramento.<br />Milena arriv&ograve; a Ravensbr&uuml;ck nell&#39;ottobre del 1940 dopo una detenzione nel carcere di Praga, e poi in quella di Dresda. L&#39;attivit&agrave; di Milena era sostenuta da un senso di giustizia che travolgeva ogni minima misura di sicurezza; accolse in casa ebrei e oppositori politici, partecip&ograve; alla resistenza e nascose in casa alcuni importanti documenti.  Naturalmente, pi&ugrave; che mai dopo l&#39;entrata delle truppe di Hitler a Praga, Milena continu&ograve; la sua attivit&agrave; giornalistica nella convinzione che fosse necessaria un&#39;opera di mediazione tra la realt&agrave; degli eventi e il popolo, e che solo i giornalisti, coloro che non avevano rinunciato a scrivere, potevano farsi carico di una missione attraverso cui restituire alla nazione &ldquo;una nuova vita, [...] una nuova speranza, [...] nuovi compiti&rdquo;. Milena non rinunci&ograve; mai alla sua libert&agrave;: scriveva, e scriveva con nuovo vigore, con chiarezza sempre maggiore e con un&#39;ironia sferzante di cui non temeva le conseguenze. <br />Lo sguardo penetrante di Milena ha raccontato all&#39;amica Margarete del suo rapporto difficile con il padre, delle esperienze giovanili, dei matrimoni falliti, della vita a Vienna, della figlia che non avrebbe mai pi&ugrave; rivisto; ha raccontato della donna-Milena, ma anche della giornalista politica che era stata, del suo approccio critico al comunismo, degli abitanti di quel piccolo villaggio boemo che strenuamente desiderano la pace e la libert&agrave; della propria terra e che sono disposti a combattere per ottenerle, della sua attivit&agrave; di giornalista e traduttrice. Milena morir&agrave; a Ravensbr&uuml;ck nel 1944: &ldquo;Per merito tuo posso continuare a vivere. Tu dirai agli uomini chi ero, sarai il mio giudice clemente&rdquo;. La grande amica degli ultimi attimi della sua vita ci ha raccontato Milena, la sua missione e il suo esempio, in questo libro struggente che racconta l&#39;orrore e l&#39;amicizia, le marce naziste e le note di Schubert, l&#39;atrocit&agrave; della prigionia e lo spirito della libert&agrave;.</font></p>
<p align="justify"><font face="Verdana" size="2">Il testo attraverso cui &egrave; stato possibile raccontare la figura di Milena &egrave; Margarete Buber-Neumann, Milena l&#39;amica di Kafka, Milano, Adelphi, 1999; nel testo stesso numerose citazioni da Milena Jesensk&agrave;, La strada verso la semplicit&agrave;, Praha, 1926 e da Franz Kafka, Briefe an Milena, Frankfurt am Main, Fischer Verlag, 1952.</font></p>
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		<title>In funzione di nuove immaginazioni</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Pucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura e Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 68 - 1 Aprile 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Per il fatto che ognuno ne ha avuto esperienza diretta si &#232; portati a considerare il gioco qualcosa di naturale, quasi di istintivo ed a relegarlo, da adulti, ad un tempo passato. Piuttosto il gioco &#232; un fenomeno fondamentale come la vita, la morte, il lavoro o l&#39;amore, o se si vuole, esso si pone [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/in-funzione-di-nuove-immaginazioni/">In funzione di nuove immaginazioni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Per il fatto che ognuno ne ha avuto esperienza diretta si &egrave; portati a considerare il gioco qualcosa di naturale, quasi di istintivo ed a relegarlo, da adulti, ad un tempo passato.</font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Piuttosto il gioco &egrave; un fenomeno fondamentale come la vita, la morte, il lavoro o l&#39;amore, o se si vuole, esso si pone di fronte agli altri fenomeni e gli accoglie in s&eacute;, rappresentandoli: noi giochiamo con la seriet&agrave;, l&#39;autenticit&agrave;, il lavoro e la lotta, l&#39;amore e la morte, e giochiamo perfino con il gioco</font><span><span><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font face="Verdana" size="2">[1]</font></span></span></span><font face="Verdana" size="2">. </font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Per un&#39;indagine sulla natura e il significato del gioco bisogna partire dalla dichiarazione di un presupposto filosofico</font><span><span><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font face="Verdana" size="2">[2]</font></span></span></span><font face="Verdana" size="2"> che ne dimostra immediatamente la complessit&agrave;: si ricerca l&#39;essenza di un fenomeno che per sua stessa natura non si lascia concettualizzare.</font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">La sua inafferrabilit&agrave; pu&ograve; essere constatata da diverse prospettive, semplificando farei riferimento agli scopi che esso si d&agrave; entro speciali coordinate spazio-temporali.</font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Nella quotidianit&agrave; &egrave; facile osservare come qualsiasi azione rimandi ad uno scopo, sia che si pensi ad una semplice prassi che ha uno scopo in s&eacute;, sia si tratti di un&#39;azione pi&ugrave; complessa che ha il suo scopo in un prodotto esterno, tutto &egrave; diretto ad uno scopo finale: si lavora per ottenere un salario o nel migliore dei casi per realizzare un qualche ideale, si cucina per mangiare bene, si comprano macchine e case in vista di un materiale avvicinamento al &ldquo;sommo bene&rdquo;, alla felicit&agrave;. Il gioco non si inserisce in questa dinamica, non si svolge in funzione di uno scopo finale e tuttavia non &egrave; un agire privo di scopo, ha piuttosto il carattere di un&#39;azione determinata in un presente tranquillo con un senso proprio che non rimanda ad altro. Inoltre il mondo del gioco vive in una dimensione immaginaria con un proprio spazio interno ed un proprio tempo interno. Anche se mentre giochiamo trascorriamo del tempo reale e ci muoviamo su uno spazio reale, nessun modello di relazione conosciuto tra lo spazio e il tempo ci aiuta a chiarire lo strano andirivieni tra realt&agrave; e mondo di gioco. </font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">&ldquo;Il mondo del gioco non &egrave; sospeso in un semplice regno del pensiero, ha sempre un palcoscenico reale, ma non &egrave; mai una cosa reale tra altre cose reali</font><span><span><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font face="Verdana" size="2">[3]</font></span></span></span><font face="Verdana" size="2">&rdquo;.</font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Sono questi alcuni dei caratteri che fanno del gioco un godimento creativo qualcosa per cui, attraverso la piacevolezza dei sensi, si vive un rapimento in una dimensione immaginaria dove fare esperienza dei fenomeni fondamentali della vita reale.</font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Il gioco &egrave; un fenomeno esistenziale ed essenziale alla formazione dell&#39;individuo, vissuto per ci&ograve; che &egrave; offre la possibilit&agrave; di sviluppare una mente elastica capace di effettuare aggiustamenti creativi e comportamenti adattivi di fronte il bisogno.</font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Ed eccoci al punto cruciale (dove il fantastico si dissolve) poich&eacute; mai come oggi l&#39;individuo deve sviluppare l&#39;attitudine a (ri)adattare di volta in volta le sue cognizioni di fronte a una realt&agrave; complessa, fatta di una sovrabbondanza di immagini, informazioni, riferimenti e avvenimenti in perenne mutamento, e mai come oggi l&#39;individuo si mostra sprovveduto davanti tale realt&agrave;.</font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">L&#39;educazione, tanto nei luoghi formali che in quelli considerati informali, &egrave; responsabile della formazione della persona, del suo essere soggetto attivo o agente passivo ed &egrave; triste riscontrare come oggi gran parte del mondo educativo pare andar contro lo sviluppo di menti libere, creative e critiche.</font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Pensiamolo rispetto al gioco</font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Negli asili, nelle scuole, nei centri educativi per bambini, adolescenti, adulti o anziani si ripropongono in maniera monotona e passiva le stesse attivit&agrave;, si svolgono lavori che, a cadenza stagionale, prevedono nell&#39;ordine: la raccolta e la stampa delle foglie d&#39;autunno, la costruzione di palle per natale, i rametti addobbati a primavera con fiori e foglie di carta pesta e le uova di pasqua. Fuori da questi contesti i bambini passano gran parte del loro tempo libero di fronte la televisione, ipnotizzati dal nuovo videogame, dall&#39;ultima bambola, che non solo se la fa addosso ma avverte dell&#39;accaduto con un pianto acuto a mo&#39; di sirena, o dalle scarpe alla moda; aspettano natale per vedersi realizzare i loro desideri che, ad un primo livello inconscio, li abituano da piccoli ad entrare nel ruolo, che nel tempo perfezioneranno, di utenti e fruitori. </font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Nel mondo contemporaneo i giocattoli prefigurano l&#39;universo delle funzioni adulte, preparano il bambino ad accettarle, come scrive Roland Barthes</font><span><span><span style="FONT-SIZE: 12pt"><font face="Verdana" size="2">[4]</font></span></span></span><font face="Verdana" size="2">, &ldquo;a costituirsi esclusivamente in funzione di proprietario, di utente, mai di creatore; egli [il bambino] non inventa il mondo, lo utilizza attraverso gesti senza avventura, senza sorpresa n&eacute; gioia&rdquo;&#8230; questo fa di lui ci&ograve; che gli altri vorranno che sia.</font></div>
<div style="LINE-HEIGHT: 150%" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Oggi l&#39;educazione tende a ridurre la complessit&agrave; in cui viviamo separando e semplificando i saperi e la realt&agrave; a cui si riferiscono, sarebbe necessario, io credo, soffermarsi sui processi delle cose, sul loro evolversi, scomponendoli. Lasciare che ricerca e sperimentazione restino sempre aperte e se mai debbano trovare una definizione, che questa derivi dall&#39;esperienza immediata, mediata dal contesto, dagli oggetti e dai soggetti partecipanti: ponendo le condizioni per un processo che conduca alla costruzione collettiva della conoscenza.</font></div>
<div align="justify"><font size="2"><br clear="all" /><font face="Verdana"></font></font></div>
<div align="justify"><font face="Verdana" size="2"><br />
<hr align="left" width="33%" size="1" /></font></div>
<div align="justify"><span><span><span style="FONT-SIZE: 10pt"><font face="Verdana">[1]</font></span></span></span><font face="Verdana" size="2"> Eugen Fink (2008) <i>Oasi del gioco</i>, Raffaello Cortina Editore, Milano.</font></div>
<div align="justify"><span><span><span style="FONT-SIZE: 10pt"><font face="Verdana">[2]</font></span></span></span><font face="Verdana" size="2"> Eugen Fink e Johan Huizinga, studiosi in materia, fanno entrambi riferimento a tale presupposto.</font></div>
<div align="justify"><span><span><span style="FONT-SIZE: 10pt"><font face="Verdana">[3]</font></span></span></span><font face="Verdana" size="2"> Ibidem 1</font></div>
<div align="justify"><span><span><span style="FONT-SIZE: 10pt"><font face="Verdana">[4]</font></span></span></span><font face="Verdana" size="2"> Roland Barthes (2008) <i>Miti d&#39;oggi</i>, Einaudi, Trento.</font></div>
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		<title>Diritti delle donne nei paesi dei Maghreb</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Gigliotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 68 - 1 Aprile 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Maghreb: la radice della parola in arabo indica l&#8217;azione del tramontare del sole, circoscrivendo appunto l&#8217;area pi&#249; a occidente del mondo arabo; Tunisia, Algeria, Marocco (il nome di quest&#8217;ultimo, in Arabo, deriva infatti dalla radice prima in questione) e Sahara Occidentale. Dal 1989, con la nascita dell&#8217;Unione del Maghreb Arabo, ne entrano a far parte [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/diritti-delle-donne-nei-paesi-dei-maghreb/">Diritti delle donne nei paesi dei Maghreb</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2"><span style="font-weight: bold;">Maghreb</span>: la radice della parola in arabo indica l&rsquo;azione del tramontare del sole, circoscrivendo appunto l&rsquo;area pi&ugrave; a occidente del mondo arabo; <span style="font-weight: bold;">Tunisia</span>, <span style="font-weight: bold;">Algeria</span>, <span style="font-weight: bold;">Marocco</span> (il nome di quest&rsquo;ultimo, in Arabo, deriva infatti dalla radice prima in questione) e S<span style="font-weight: bold;">ahara Occidentale</span>. Dal 1989, con la nascita dell&rsquo;Unione del Maghreb Arabo, ne entrano a far parte anche <span style="font-weight: bold;">Libia </span>e <span style="font-weight: bold;">Mauritania</span>.<br />Si parla quindi di un area che abbraccia paesi, per molte cose, significativamente diversi tra loro (cosa che vera per tutto il mondo arabo, dall&rsquo;Iraq al Marocco), anche se superficialmente dall&rsquo;esterno &egrave; vista come una zona pressoch&eacute; simile. </p>
<p><span style="font-weight: bold;">Il Maghreb &egrave; al tempo stesso berbero, arabo-musulmano, mediterraneo e africano</span>.<br />Anche quando si parla quindi della situazione della <span style="font-weight: bold;">donna</span>, soprattutto della immagine e della sua incidenza nel <span style="font-weight: bold;">mondo del lavoro</span>, le situazioni variano molto.<br />La donna &egrave; una figura importante soprattutto all&rsquo;interno della <span style="font-weight: bold;">famiglia </span>(un elemento che accomuna tutte le societ&agrave; mediterranee). Questa forte centralit&agrave; ha sempre prodotto forti ripercussioni anche al di fuori di quell&rsquo;ambito, grazie ad esempio adespressioni artistiche e culturali come la musica e la poesia (soprattutto quella popolare).<br />Sia la Tunisia, che Algeria e Marocco sanciscono nella Costituzione i diritti sociali culturali e politici delle donne.<br />Poi gli eventi che hanno politicamente contraddistinto ciascun paese hanno influenzato i singoli Codici di Famiglia. <br />In Tunisia negli anni &lsquo;30 nascono le <span style="font-weight: bold;">associazioni femministe</span>, grazie anche al lavoro del sindacalista <span style="font-weight: bold;">Tahar Haddad</span>, uomo illuminato della politica Tunisina, che si batt&eacute; molto per i diritti delle donne, per l&rsquo;abolizione della poligamia, del matrimonio forzato e per l&rsquo;emancipazione femminile in contrapposizione all&rsquo;idea di &ldquo;possesso&rdquo; che si aveva delle donne dell&rsquo;epoca.<br />In seguito, con l&rsquo;indipendenza del 1956, l&rsquo;<span style="font-weight: bold;">UNFT </span>(Unione Nazionale della Donne Tunisine), sotto la guida del governo del presidente <span style="font-weight: bold;">Habib Bourguiba</span>, fece un lavoro di sensibilizzazione tra le donne nell&rsquo;ambito rurale, mentre nel paese procedeva il progetto di modernizzazione&nbsp; voluto dal Presidente. Nacquero anche dei movimenti autonomi come il CEFC (Club di Studio della Situazione della Donna)<br />Con l&rsquo;impulso dato dal <span style="font-weight: bold;">UGTT&nbsp; </span>(Union G&eacute;n&eacute;rale des Travailleurs Tunisiens) nacquero importanti associazioni come il CECF (Club di Studio della Condizione della Donna), Movimenti autonomi oppure l&#39;Associazione delle Donne Tunisine per la Ricerca e lo Sviluppo (AFTURD) o l&#39;Associazione Tunisina delle Donne Democratiche (ATDF). Tutti sintomi di un paese, che vuole vivere una rinascita socio culturale propria, non per forza legata all&rsquo;Europa, anzi capirne i difetti per non ripeterli nel proprio ambito. Tanto da suscitare malsani interessi nell&rsquo;ambito occidentale, con l&rsquo;attuazione di una serie di &ldquo;precauzioni&rdquo; allo scopo di frenare l&rsquo;ascesa di questi paesi. E compagni sono stati l&rsquo;Algeria, sventrata dalla guerra civile, dopo la liberazione e un apparente rifioritura, oppure l&rsquo;esempio socialista egiziano<br />In Algeria il ruolo centrale che ebbe la donna durante la lunga guerra per l&rsquo;Indipendenza, dopo la liberazione nel 1962, and&ograve; lentamente a ridursi. Diplomatiche, ministri, rettori, dirigenti di partiti o sindacati si contavano su un palmo della mano.&nbsp; La creazione del Codice di Famiglia, che&nbsp; sancisce la disparit&agrave; tra uomo e donna, facendo di quest&rsquo;ultime cittadine di serie B e discriminandole fortemente nell&#39;ambito delle relazioni familiari, con pesanti conseguenze anche economiche, naturalmente fece insorgere le associazioni, come l&#39;UNFA (Unione nazionale della Donna Algerina), sfociando nel 1975 negli scontri nelle universit&agrave; di Algeri e Costantina.<br />Il movimento femminista rinasce dalla base, con le sindacaliste dell&#39;UGTA e con le studentesse, legate ai Partiti politici clandestini. <br />La nascita della rivista ISIS, dell&rsquo;associazione ISRAR&nbsp; e dell&rsquo;Associazione per l&rsquo;Uguaglianza Sociale tra Uomo e Donna riescono a tessere una maglia di contatti con le associazioni fuori dai confini del paese, soprattutto in Francia, dove le donne Algerine sono numerose. Questa unione tra donne intellettuali, militanti e studentesse diventa fondamentale soprattutto dopo l&rsquo;ascesa del Fis e la guerra civile che devaster&agrave; l&rsquo; Algeria per molti anni. Nel 1995 le donne torneranno al voto, passo essenziale per un rientro alla normalit&agrave;.<br />&nbsp;In Marocco le associazioni femminili nate da molti gruppi di studentesse ed intellettuali come, l&#39;Associazione Marocchina dei Diritti delle Donne (1992) e la Lega democratica dei Diritti delle Donne (1993), si aggiungono a quelle nate dai partiti politici e rivendicano la tradizione nella Moudawana (Codice di Famiglia) che sceglie di non rompere con il contenuto del diritto musulmano classico. Questo Codice, promulgato nel 1957 e emendato nel 1993, si presenta come una codificazione del fikh, l&rsquo;unico diritto applicabile al Diritto di Famiglia.<br />Nel Maghreb, Il Collectif 95 Maghreb Egalit&eacute; &egrave; una rete che inscrive la sua azione nella dinamica del Movimento delle donne dei tre paesi, che sonda, in base ad una serie di accordi conclusi nella conferenza di Pechino nel 1995 e di Dakar nel 1994, la situazione femminile nell&rsquo;area del Maghreb. L&rsquo;alfabetizzazione, la scolarizzazione, una forte sensibilizzazione delle donne contro qualsiasi pregiudizio, l&rsquo;accesso ad una carriera universitaria e di ricerca. Problematiche sempre pi&ugrave; dibattute. </p>
<p>E&rsquo; fondamentale per la crescita socio economica del mondo femminile di quest&rsquo; area l&rsquo;impegno dei paesi nordafricani&nbsp; e di quelli europei, soprattutto di quelli euro mediterranei consci di quanto sia importante la possibilit&agrave; di scambi culturali sempre pi&ugrave; frequenti. <br />L&rsquo;emigrazione ha sempre giocato un ruolo importante per l&rsquo;assetto sociale dell&rsquo;area.<br />Sono stati molti gli avvenimenti che hanno caratterizzato questo lungo percorso.<br />La forte <span style="font-weight: bold;">migrazione</span>, negli anni &rsquo;60 di persone desiderose di riabbracciare i famigliari in Europa (soprattutto in Francia) port&ograve; i governi ad adottare una politica di incentivi per il rientro che ha interessato pochi emigrati maghrebini, reclutati essenzialmente tra disoccupati di lunga durata delusi dalla loro esperienza in Europa, e tra alcuni immigrati anziani, desiderosi di trascorrere la vecchiaia nella propria terra natale. <br />Per questo la forte emigrazione soprattutto di donne e bambini, in terre europee si &egrave; dimostrato e si dimostra come un elemento importante per gli stessi paesi di origine, un serbatoio da cui attingere forza e solidariet&agrave; per le persone e le associazioni che combattono per i diritti delle donne e per la democratizzazione delle societ&agrave;. In quanto democrazia e diritti sociali andranno sempre di pari passo.<br /></font></div>
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		<title>Laude a Natalia Ginzburg</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Cannova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura e Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 68 - 1 Aprile 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il mestiere di scrivere pu&#242; far anche di un uomo un portatore di gravidanza; si viene inseminati dalla tradizione, (come gli dei ingravidano i mortali nelle storie antiche), si matura visceralmente una nuova opera, la si partorisce. Ma cosa s&#39;intende, quando si parla di tradizione? La tradizione &#232; davvero una? Io ne vedo almeno tre: [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/laude-a-natalia-ginzburg/">Laude a Natalia Ginzburg</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="CONTENT-TYPE" /><br />
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<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Verdana;"> <font><font size="2" style="font-size: 10pt;">Il mestiere di scrivere pu&ograve; far anche di un uomo un portatore di gravidanza; si viene inseminati dalla tradizione, (come gli dei ingravidano i mortali nelle storie antiche), si matura visceralmente una nuova opera, la si partorisce. Ma cosa s&#39;intende, quando si parla di tradizione? La tradizione &egrave; davvero <i>una</i>? Io ne vedo almeno tre: la tradizione storico-letteraria, la tradizione popolare, la tradizione personale. Ma che cos&#39;&egrave; la tradizione personale? In un certo senso &egrave; quella per cui certi detti di amici e parenti, o i detti che sentiamo per le strade, funzionano poi, col trascorrere del tempo, come &ldquo;classici&rdquo;; quest&#39;ultima tradizione, quella che meno viene chiaramente riconosciuta, &egrave; la tradizione che pi&ugrave; di tutte rende unico uno scrittore e il suo lavoro: se alla storia letteraria e al popolare tutti abbiamo accesso (si tratta poi del <i>come</i> gli elementi di queste due tradizioni vengono maneggiati, o come crescono durante la gestazione: <i>come</i> e raramente <i>che cosa</i>), all&#39;esperienza personale ho accesso io e nessun altro. Io solo, in qualit&agrave; di scrittore, posso testimoniare; &egrave; uno dei compiti dell&#39;artista come membro di una societ&agrave;, di una &ldquo;trib&ugrave;&rdquo;: la testimonianza. </font></font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Verdana;"> </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Verdana;"><font><font size="2" style="font-size: 10pt;">Se, per fare un esempio, mio fratello non &egrave; uno scrittore ma dice spesso delle cose interessanti (interessanti per uno o un altro motivo), io che sono uno scrittore ho il compito di testimoniare l&#39;espressione della sua intelligenza; ho il compito di cogliere quest&#39;intelligenza, saperla vedere, saperla poi anche raccontare. Questo, contemporaneamente, porta sulla pagina un qualcosa che ha la forza di un &ldquo;classico&rdquo; ma con un effetto di novit&agrave;, per chi legge dall&#39;esterno di quel che prima s&#39;&egrave; chiamato &ldquo;trib&ugrave;&rdquo;. Ecco che ne pu&ograve; venir fuori un libro come il lessico famigliare di Natalia Ginzburg. </font></font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Verdana;"><font><font size="2" style="font-size: 10pt;">In questo romanzo la Ginzburg ci racconta i suoi &ldquo;classici&rdquo;, quelli che per lei e i suoi fratelli sono i &ldquo;classici&rdquo;, che basta dire una frase e subito si ride e ci s&#39;intende anche dopo tanti anni; e lo fa sfiorando raramente il popolare (quando parla della famiglia Olivetti, della fuga di Filippo Turati, di Cesare Pavese all&#39;Einaudi, del fascismo) e lo storico-letterario (quando dice di Proust). &Egrave; stata capace di costruire un libro sulla base dei detti della sua famiglia: sembra che ogni aneddoto raccontato nel romanzo serva solo a introdurre una &ldquo;frase storica&rdquo;. </font></font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Verdana;"> <font><font size="2" style="font-size: 10pt;">I detti del padre, ad esempio:</font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana;"><font><font size="2" style="font-size: 10pt;"><i>- Cos&#39;ha Terni con Mario e la Paola da ciuciottare? &#8211; diceva mio padre a mia madre. &#8211; Stanno sempre l&igrave; in un angolo a ciuciottare. Cosa sono tutti quei fufignezzi?</i></font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana;"><font><font size="2" style="font-size: 10pt;"><i>I fufignezzi erano, per mio padre, i segreti; e non tollerava veder la gente assorta a parlare, e non sapere cosa si dicevano.</i></font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana;"><font><font size="2" style="font-size: 10pt;"><i>-  Parleranno di Proust &#8211; gli diceva mia madre.</i></font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana;"><font><font size="2" style="font-size: 10pt;"><i>Mia madre aveva letto Proust, e lei pure, come Terni e la Paola, lo amava moltissimo; e raccont&ograve; a mio padre che era, questo Proust, uno che voleva tanto bene alla sua mamma e alla sua nonna; e aveva l&#39;asma, e non poteva mai dormire; e siccome non sopportava i rumori, aveva foderato di sughero le pareti della sua stanza.</i></font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana;"><font><font size="2" style="font-size: 10pt;"><i>Disse mio padre:</i></font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana;"><font><font size="2" style="font-size: 10pt;"><i>-  Doveva essere un tanghero!</i></font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-left: 1.91cm; margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana;">                                              <font><font size="2" style="font-size: 10pt;"><i>(Lessico Famigliare, p. 53 ed. Einaudi)</i></font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-left: 1.91cm; margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana;"> </p>
<p><font style="font-family: Verdana;"><font size="2" style="font-size: 10pt;">Questo brano, oltre a render bene l&#39;idea del ritmo dell&#39;intero romanzo, &egrave; tecnicamente un pezzo di bravura: la tradizione personale si unisce con la tradizione popolare (quel che si sa della vita di Proust) e con la tradizione letteraria (essendo l&#39;opera di Proust fondata sulla memoria e sull&#39;oggetto che la scatena, come pu&ograve; essere un sapore o un odore &#8211; e in questo romanzo: una parola, una frase). </font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-right: 0.17cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Verdana;">
<p align="JUSTIFY" style="margin-right: 0.17cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Verdana;"> <font><font size="2" style="font-size: 10pt;">Altro esempio:</font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-right: 1.76cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana;"><font><font size="2" style="font-size: 10pt;"><i>- Voi fate bordello di tutto. In questa casa si fa bordello di tutto &#8211; diceva sempre mia nonna, intendendo dire che, per noi, non c&#39;era niente di sacro; frase rimasta famosa in famiglia, e che usavamo ripetere ogni volta che ci veniva da ridere su morti o su funerali.</i></font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-left: 1.91cm; margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana;"> <font><font size="2" style="font-size: 10pt;"><i>(Lessico Famigliare, p. 9 ed. Einaudi)</i></font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-left: 1.91cm; margin-right: 1.76cm; text-indent: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Verdana;"> </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-right: 0.17cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Verdana;"> <font><font size="2" style="font-size: 10pt;">E con la pi&ugrave; grande semplicit&agrave; Natalia Ginzburg ha partorito un&#39;opera del genere, dopo forse un&#39;intera vita di gestazione <i>(&ldquo;Nel corso della mia infanzia e adolescenza mi proponevo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, allora, intorno a me. Questo &egrave;, in parte, quel libro&rdquo;</i> &#8211; dice); con la semplicit&agrave; che forse solo una donna pu&ograve; dimostrare quando si tratta di un parto? Forse. Fatto &egrave; che ormai, dopo aver letto <i>Lessico Famigliare</i>, cosa sia la tradizione personale dovrebbe esser chiaro a tutti: non la si trova pi&ugrave; soltanto mescolata alle altre due tradizioni, in piccole dosi, ma &egrave; la costituzione del libro intero. Non sono solo i ricordi, ma i ricordi-perla, quei ricordi che finiscono per essere dei classici. E a ognuno il cui mestiere sia quello di scrivere e che si trova inseminato, mescolando i geni delle tradizioni letteraria popolare e personale, dopo il <i>Lessico Famigliare</i>, grazie al lavoro di Natalia Ginzburg (forse la voce pi&ugrave; schiettamente femminile che mi &egrave; mai capitato di leggere), pu&ograve; saper meglio quel che fa. </font></font> </p>
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		<title>L&#039;uomo non &#8220;porta&#8221; pi&#249; la donna, ma &#232; ancora leader</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Marcatili</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 68 - 1 Aprile 2010]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Calibri">In pochi si saranno accorti che nel ballo popolare sempre pi&ugrave; difficilmente l&#39;uomo riesce ad avere capacit&agrave; di guidare la dama e che molto spesso negli ultimi tempi &egrave; la donna a portare il proprio partner. Non &egrave; certamente un cambiamento legato a strani motivi di praticit&agrave;, ma la discussione su tale fenomeno rischia oggi di polarizzarsi tra chi proclama un indebolimento del ruolo maschile nella famiglia e nella societ&agrave; odierna (le donne finiscono sempre per accollarsi tutte le responsabilit&agrave; legate alla casa, ai figli, al lavoro, alle decisioni di spesa e di investimento) e chi, invece, con un&#39;aria di rivincita, invoca il ritorno a un neomatriarcato post-moderno (le donne hanno un livello di istruzione superiore, sono indipendenti finanziariamente e crescono i propri figli da sole).</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">
<p><font size="3" face="Calibri"> </font></p>
</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Calibri">Solo apparentemente sembrerebbe che i recenti proclami, in alcuni casi forzosi e in altre inevitabili, sulle quote rosa e sulla discriminazioni positive stiano cedendo il passo a dei cambi di mentalit&agrave; riscontrabili sulle trasformazioni della struttura del mercato del lavoro e dell&#39;organizzazione della famiglia. Piuttosto, invece, &egrave; pi&ugrave; facile osservare come a tali cambiamenti, che favorirebbero un maggiore ingresso delle donne nella vita politica ed economica, non ci sia stato un adeguato cambio culturale radicale per eliminare alcune incomprensibili ingiustizie di fondo sostanziali.</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">
<p><font size="3" face="Calibri"> </font></p>
</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Calibri">In primo luogo, se da un lato risulta evidente che la percentuale del reddito familiare portato a casa dalle donne &egrave; in crescita da anni e che le donne stanno superando gli uomini quanto a livello di istruzione (da tre anni pi&ugrave; donne che uomini ottengono titoli di studio superiore, universitario e post-universitario), di uso della tecnologia e di apertura culturale (il ritmo di crescita nell&#39;utilizzo del computer e nella fruizione di beni culturali &egrave; pi&ugrave; forte nelle donne), dall&#39;altro lato si riscontra in tutti i mercati del lavoro una differenza salariale tra uomini e donne non pi&ugrave; giustificabile sul piano economico e non rimandabile sul piano morale. Il parametro di riferimento per determinare un livello di retribuzione dovrebbe essere il tasso di produttivit&agrave;, ammesso che si abbiano gli strumenti e le capacit&agrave; per misurarlo correttamente nei &ldquo;nuovi&rdquo; lavori. In un&#39;economia basata sulla produzione di beni materiali, le abilit&agrave; fisiche hanno giustificato nei decenni passati un differenziale di salario tra uomini e donne. Ma in questa epoca post-fordista, dove la conoscenza e la creativit&agrave; contano pi&ugrave; del capitale accumulato, la differenza di produttivit&agrave; quanto meno dovrebbe essersi livellata, se non sbilanciata a favore delle donne. Riscontrare nella realt&agrave; delle difficili assunzioni prima di una prevedibile maternit&agrave; o registrare dei dati statistici a conferma di un anacronistico <i style="mso-bidi-font-style: normal">gender gap</i> nei livelli di retribuzione risulta ingiusto e poco lungimirante.</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">
<p><font size="3" face="Calibri"> </font></p>
</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Calibri">In secondo luogo, se &egrave; noto ai pi&ugrave; come le donne controllino fino ai due terzi della spesa complessiva della famiglia risulta incomprensibile come mai le imprese riversino sul mercato dei prodotti pensati per i bisogni degli uomini o, comunque, disegnati per profili di rischio pi&ugrave; adatti agli uomini, creando cos&igrave; uno scollamento latente tra l&#39;offerta di prodotti e servizi e la domanda dei maggiori d&#39;acquisto e un livello di spesa effettivo inferiore a quella che le donne avrebbero in gran parte contribuito potenzialmente a registrare. L&#39;attenzione al design, alla semplicit&agrave; d&#39;uso, alla cura dei dettagli <span style="mso-spacerun: yes"> </span>e alla immediata comparazione dei prezzi con altri prodotti affini sembrerebbero delle richieste provenienti dalle donne consumatrici. E invece &#8211; ad eccezione del mondo Apple, tipico marchio <i style="mso-bidi-font-style: normal">female-friendly</i> &#8211; la maggior parte dell&#39;offerta dei prodotti e servizi sul mercato sono oggi <i style="mso-bidi-font-style: normal">time-consuming</i> e con i prezzi o tariffe non facilmente comparabili. Lo stesso esercizio pu&ograve; essere utile farlo anche passando al segmento dei prodotti di risparmio e dei servizi di cura, dove &egrave; evidente la distanza tra la domanda (potenziale) e l&#39;offerta (effettiva) e l&#39;incapacit&agrave; delle imprese di connettersi con le nuove consumatrici.</font></p>
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		<title>Storia di due fratelli&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Valenza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura e Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 68 - 1 Aprile 2010]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="CONTENT-TYPE" /><br />
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<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: justify;"> <font size="2"><span style="font-family: Verdana;">Nella puntata precedente, oltre due mesi fa, ci lasciammo con una scena di addio: una donna corre verso la stazione, vede i suoi figli sul carro del treno, tenta di passare, ma i soldati le sbarrano la strada. Allora fa il giro, scavalca un muretto, riesce ad avvicinarsi al treno quasi in partenza, e vi lancia dentro una valigia. Le porte del carro bestiame si chiudono e il treno parte. Lasciamo la coraggiosa madre in quella stazione, con lo sguardo fisso sul treno che conduce i suoi figli, e i figli di tante altre madri, verso una destinazione ignota. Rimaniamo sul treno, da adesso, seguiremo le vicende dei fratelli Todros, inconsapevolmente diretti verso il campo di concentramento di Mauthausen, in Austria.</span></font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2"> Sul vagone ci sono giovani, vecchi, donne, bambini, sono oltre 50 persone stipate come sardine. Il treno arriva dopo oltre tre giorni e tre notti di viaggio. La scena dell&#39;arrivo in stazione &egrave; quella classica, raccontata in migliaia di testimonianze: la notte, il freddo, chilometri di marcia in colonna, carichi di bagagli, scortati dalle SS, le bastonate e i cani lupo che abbaiano. L&#39;ingresso nel campo, l&#39;immagine di un&#39;enorme ciminiera che fuma e uno strano odore nell&#39;aria.  </font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Una volta entrati nel campo vengono privati di tutti i loro beni, fatti spogliare, rasati, schedati, numerati. </span></span><span style="font-weight: normal;">Dopo una prima selezione, i nuovi arrivati nel campo vengono messi in quarantena per 40 giorni. Durante il giorno sono costretti a stare all&#39;aperto, senza potersi sedere, n&eacute; bere, n&eacute; mangiare. La sera vengono portati in un camerone e li fanno dormire in una posizione che ottimizza lo spazio, quasi sempre troppo piccolo. Alberto racconta: </span><i><span style="font-weight: normal;">Ci portavano a due per volta e ci mettevano uno con la testa e uno coi piedi, come le acciughe, uno con la testa e uno con i piedi</span></i><i><span style="font-weight: normal;">[&hellip;] io cercavo di avere sulla faccia i piedi di mio fratello o dell&#39;amico. Tra l&#39;altro i piedi scalzi dopo essere stati tutto il giorno nel cortile fangoso</span></i><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">. </span></span></font> </p>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2"><span style="font-weight: normal;">Passato il periodo di quarantena vengono selezionati per i vari lavori. Di cinquecento che erano nel blocco, n&eacute; sopravvivono duecentocinquanta. Carlo racconta: </span><i><span style="font-weight: normal;">i prigionieri dovevano essere distribuiti per i vari lavori. Fecero l&#39;appello e chiamarono me e non mio fratello. [...]Mio fratello allora con un atto di incoscienza, and&ograve; dal capoblocco che era un triangolo nero, un criminale. Mio fratello un po&#39; di tedesco lo parlava, ed ebbe il coraggio di chiedergli se era possibile rimanere tutti e due fuori o tutti e due dentro. Questo, non so neanch&egrave; come mai, preso alla sprovvista guard&ograve; mio fratello e gli disse &ldquo;Va bene, tutti e due dentro!&rdquo;. E siamo rimasti tutti e due a Mauthausen per un anno. Un anno intero insieme e questo sicuramente &egrave; stato un miracolo che &egrave; derivato dalle preghiere di mia madre perch&eacute; era in contrasto con le regole di Mauthausen.</span></i></font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2"> Un caso pi&ugrave; unico che raro, poich&eacute; la politica dei campi di concentramento era quella di dividere i familiari ad ogni costo. Carlo e Alberto vissero insieme tutta l&#39;esperienza del campo di concentramento. Condivisero il lavoro disumano, lo spettacolo quotidiano della morte. Divisero lo stesso pane, lo stesso giaciglio. Le risorse di uno erano quelle dell&#39;altro. Si aiutarono mutuamente e, forse, questo permise loro di sopravvivere.</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2"> Alberto, si dichiar&ograve; ingegnere (anche se non aveva concluso gli studi universitari), venne preso a lavorare per uno dei comandanti del campo e anche questa fu una tremenda &ldquo;fortuna&rdquo;: poich&eacute; gli permetteva di mangiare meglio (ogni tanto il Kap&ograve; gli lasciava gli avanzi dei pasti), di fare un lavoro da seduto e di riuscire a trovare lavori meno faticosi per Carlo.  </font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">La detenzione nel campo dur&ograve; un anno. </span></span><span style="font-weight: normal;">Poi arriv&ograve; il giorno della liberazione: i tedeschi che scapparono all&#39;improvviso, l&#39;ingresso del primo carro armato americano, la ritrovata libert&agrave; e, come raccont&ograve; anche Primo Levi, l&#39;apatia dei liberati, ovvero l&#39;assenza di esultanza, di gioia. Prima dell&#39;arresto Carlo pesava novanta chili. Al momento della liberazione ne pesava 38, ed era alto un metro e ottantadue.</span></font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2"><span style="font-weight: normal;">Poi ci fu il ritorno a casa. Non abbiamo molte informazioni su come questo avvenne. Quello che sappiamo e che all&#39;inizio non vennero creduti: </span><i><span style="font-weight: normal;">quando siamo tornati</span></i><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> &#8211; racconta Carlo -</span></span><i><span style="font-weight: normal;"> e abbiamo cercato di raccontare, anche gli stessi familiari, non erano in grado di poter recepire quello che noi dicevamo. Molto spesso preponevano ai nostri discorsi le loro sofferenze, la fame, i bombardamenti, il periodo della guerra che per noi erano cose ridicole. </span></i><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Quindi decisero di non parlarne pi&ugrave;. E non ne parlarono finch&eacute; non viene fuori Primo Levi con i suoi libri </span></span><i><span style="font-weight: normal;">Se questo &egrave; un uomo</span></i><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">, </span></span><i><span style="font-weight: normal;">La tregua</span></i><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">, </span></span><i><span style="font-weight: normal;">I sommersi e i salvati, </span></i><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">che sensibilizzarono l&#39;opinione pubblica sull&#39;argomento. Solo allora decisero di iniziare a testimoniare anche loro.</span></span></font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2">Negli anni successivi Alberto si distinse per la sua attivit&agrave; di politico e urbanista. Prima segretario di una sezione torinese del PCI, poi consigliere comunale a Torino per 24 anni, poi eletto deputato al Parlamento per quattro legislature(la prima nel 1963) dove fece parte della Commissione Lavori Pubblici. Carlo si impegn&ograve; nella diffusione della verit&agrave; storica sui campi di concentramento e negli anni &#39;90 fu presidente della sezione bresciana dell&rsquo;ANED (Associazione nazionale ex deportati).</font></p>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<div style="text-align: justify; font-family: Verdana;"> </div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify; font-family: Verdana;"><font size="2">Entrambi i fratelli sono morti nel 2003. Fino agli ultimi giorni hanno continuato ad andare nelle scuole per testimoniare alle nuove generazioni l&#39;esperienza vissuta nel campo di concentramento.</font></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/storia-di-due-fratelli/">Storia di due fratelli&#8230;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>XXVIII &#8211; Fuga dal frutteto</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Cannova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itaca]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 68 - 1 Aprile 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Capitolo Ventottesimo Riusciranno Zenone e lo scriba a scamparla dalla prigionia? &#200; quasi mattina bell&#39;e fatta, con le luci che dal di dietro del colle schiariscono i suoi contorni boschivi e dan meno importanza allo spicchio di luna tarda a tramontarsi, e che alleggeriscono, le luci, le pene dei nostri due incarcerati, raggomitolati uno sull&#39;altro [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/xxviii-fuga-dal-frutteto/">XXVIII &#8211; Fuga dal frutteto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="CONTENT-TYPE" /><br />
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<p align="CENTER" style="margin-left: 0.68cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font><font size="5" style="font-size: 20pt;"><b>Capitolo Ventottesimo</b></font></font></p>
<p align="CENTER" style="margin-left: 0.68cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="4" style="font-size: 16pt;"><i><b>R</b></i><font size="2"><i>i</i></font><font size="2" style="font-size: 11pt;"><i>usciranno Zenone e lo scriba a scamparla dalla prigionia?</i></font></font></p>
<p style="margin-left: 0.95cm; text-indent: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> </p>
<p style="margin-left: 0.95cm; text-indent: 0.64cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">&Egrave; quasi mattina bell&#39;e fatta, con le luci che dal di dietro del colle schiariscono i suoi contorni boschivi e dan meno importanza allo spicchio di luna tarda a tramontarsi, e che alleggeriscono, le luci, le pene dei nostri due incarcerati, raggomitolati uno sull&#39;altro nella soffitta della casa nel frutteto dove si consumano in un amaro dormiveglia le ore &#8211; quando Zenone si sente chiamare da una voce di donna, e ben conosciuta, e si mette in piedi d&#39;un balzo.</font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">Penelope? &#8211; s&#39;arrampica alla grata a soffitto per veder fuori, fa sbucar la testa aggrappato a due ferri con le due mani e le braccia piegate al massimo dello sforzo, ed eccola l&igrave;: Penelope davvero, a fargli dei segnali di speranza.</font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">Zeno! &#8211; i due non si vedevano da pi&ugrave; di diec&#39;anni. Devono per&ograve; mantenersi nei bisbigli, perch&eacute; il loro incontro rimanga segreto. In pi&ugrave;: Zenone sente le braccia anchilosate ai limiti dell&#39;anchilosi, e la sua faccia &egrave; contratta ai limiti della contrazione. E il suo linguaggio &egrave; impedito ai limiti dell&#39;impedimento. Per cui, svenendo a terra, non ha raccolto altro che la speranza di un aiuto altolocato, speranza che regge i suoi fondamenti nel gesticolare della regina, e dall&#39;irragionevolezza della sua presenza l&igrave; sotto a quell&#39;ora, e senza guardie, e curando di non farsi notare da Laerte che ignaro di tutto dorme nella stanza sotto.</font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">Lo scriba s&#39;alza lui pure seduto: Zeno, che c&#39;&egrave;? che fai? &#8211; Zenone, steso a terra con le braccia rigide per l&#39;anchilosi, somiglia a uno di quegli scarafaggi burdigoni che si trovan messi sul dorso, in tutta impotenza a guardar su. Usciremo di qui, ragazzo &#8211; gli fa, ripresa un po&#39; la forza, ma sempre steso &#8211; &egrave; venuta la regina.</font></font></p>
<ul style="font-family: Times New Roman;">
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">E 	ti ha detto come ci tira fuori?</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">No, 	non mi ha detto come ci tira fuori&#8230; ha fatto una gesticolazione, 	per&ograve;.</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Una 	gesticolazione&#8230;</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Una 	gesticolazione rassicurante.</font></font></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">Tuttavia non di molto rassicurato, lo scriba s&#39;alza per guardar fuori: regine non ce n&#39;&egrave; pi&ugrave;, tira freddo nell&#39;aria e promette pioggia. </font></font> </p>
<p><br style="font-family: Times New Roman;" /></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">La mattina si sente latrar di lontano. Zenone rizza le orecchie, si scrolla d&#39;addosso quell&#39;altro: Lo senti? &#8211; gli fa &#8211; &#8230;questo &egrave; Argo! &Egrave; il cane di Penelope che ho regalato a Odisseo! &#8230; &egrave; un segno!</font></font></p>
<ul style="font-family: Times New Roman;">
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Un 	segno?</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Un 	segno!</font></font></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">Si strizzano i vestiti indosso, zuppi della pioggia mattutina, cercano di ascoltare cosa combina Laerte al piano di sotto, attraverso il pavimento. Non si sente nulla. </font></font> </p>
<ul style="font-family: Times New Roman;">
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Forse 	non c&#39;&egrave;.</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Forse 	pascola le vacche?</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Non 	ce n&#39;ha pi&ugrave;, vacche.</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Forse 	raccoglie la frutta?</font></font></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">Ma eccolo aprire la porta, e parlare.</font></font></p>
<ul style="font-family: Times New Roman;">
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Penelope! 	&Egrave; una bella sorpresa&#8230; &egrave; un po&#39; che nessuno mi viene a 	visitare&#8230;</font></font></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">Questa &egrave; la prima volta che Laerte, in tutta la sua vita, mente su qualcosa. </font></font> </p>
<ul style="font-family: Times New Roman;">
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;">&#8230;<font><font size="3">Laerte&#8230; 	volevo farti vedere il sudario che ti sto tessendo, veder le misure, 	veder se ti piace&#8230;</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Il 	sudario, eh?</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Questo 	qui che sto tessendo, &#8230;vedi?</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Bellino, 	bellino,&#8230; ma adesso scusami, eh, scusami ma ho delle cose da fare&#8230;</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Eh 	no, ma dobbiamo provarlo.. </font></font> 	</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Mi 	stendo sul tavolo?</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">..no 	no! meglio alla luce! Mettiamoci fuori, sul tavolo fuori.</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Ma 	&egrave; bagnato!</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Laerte, 	non vorrai poi trovarti con un sudario corto, coi piedi fuori 	proprio nel momento pi&ugrave; delicato&#8230;. eh? su su su! Non &egrave; il 	momento di fare il bambinone!</font></font></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">E con tutta l&#39;arte di quella che oggi chiameremmo una badante ungherese, lo convince a mettersi un paio di ciabatte e stendersi sul tavolo bagnato, nel frutteto. A quel punto lancia un fischio: Argo!! &#8211;  e Argo arriva correndo. Zenone e lo scriba, ascoltato ben bene il dialogo per intero prima che i due uscissero, e preso quel fischio per un segnale, si d&agrave; da fare a veder come forzare la porta. Niente: la porta non c&#39;&egrave; verso a forzarla. S&#39;appendono tutti e due alla grata sul tetto, cede il legno inumidito dalla pioggia&#8230;</font></font></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;">&#8230;<font size="3"><i>crrack!!</i></font></div>
<ul style="font-family: Times New Roman;">
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Che 	succede?</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Gi&ugrave; 	gi&ugrave;, non &egrave; nulla, non &egrave; nulla&#8230; sar&agrave; uno scoiattolo</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Uno 	scoiattolo?!</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Sa&#39;: 	di quelle bestie sugl&#39;alberi. </font></font> 	</p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">E mentre Penelope tien gi&ugrave; Laerte, coprendogli la faccia e gli occhi col sudario, con l&#39;angolo dell&#39;occhio guarda Zenone e lo scriba scendere dal tetto.</font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">-  Allora &egrave; giusto sto sudario?</font></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">- Non so, non so bene&#8230; c&#39;&egrave; da vedere, c&#39;&egrave; da far delle misure, &#8230;fermo! </font></font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font><font size="3">Sgattaiolano nel mentre l&#39;altri due lontano dal frutteto, infilandosi per un sentiero nel bosco. Argo, quel cane ormai vecchio dell&#39;isola dei lupi, che Zenone aveva regalato a Odisseo, li segue nel camminare, scondinzolin scodinzolando, e con le voci di Laerte e Penelope sempre pi&ugrave; lontane all&#39;udito, man mano raggiungendo la casa reale:</font></font></p>
<ul style="font-family: Times New Roman;">
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Gi&ugrave;! 	Fermo l&igrave;!</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Ma 	son tutto bagnato&#8230;</font></font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font><font size="3">Fermo! 	C&#39;&egrave; da far delle misure&#8230;</font></font></p>
</li>
</ul>
<p align="RIGHT" style="margin-left: 0.95cm; margin-right: 1.13cm; text-indent: 0.77cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;">  <font size="3"><i>(continua&#8230;)</i></font></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/xxviii-fuga-dal-frutteto/">XXVIII &#8211; Fuga dal frutteto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>XXXI &#8211; Telemaco e lo scriba sperimentano una nuova arma</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Cannova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itaca]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 68 - 1 Aprile 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Capitolo Trentunesimo Come Telemaco e lo scriba usano il teatro come un&#39;arma I pretendenti son tutti messi a semicerchio, impazienti ad aspettar l&#39;incomincio di quel nuovo intrattenimento che gli s&#39;offriva. Sono infatti gi&#224; annoiati, dopo cos&#236; tanti anni, delle solite liriche, degli aedi, e di gozzovigliare tra un banchetto e un altro. Davanti a loro [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/xxxi-telemaco-e-lo-scriba-sperimentano-una-nuova-arma/">XXXI &#8211; Telemaco e lo scriba sperimentano una nuova arma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
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<p align="CENTER" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font><font size="5" style="font-size: 20pt;"><b>Capitolo Trentunesimo</b></font></font></p>
<p align="CENTER" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="4" style="font-size: 16pt;"><i><b>C</b></i><font size="2" style="font-size: 11pt;"><i>ome Telemaco e lo scriba usano il teatro come un&#39;arma</i></font></font></p>
<p style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> </p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">I pretendenti son tutti messi a semicerchio, impazienti ad aspettar l&#39;incomincio di quel nuovo intrattenimento che gli s&#39;offriva. Sono infatti gi&agrave; annoiati, dopo cos&igrave; tanti anni, delle solite liriche, degli aedi, e di gozzovigliare tra un banchetto e un altro. Davanti a loro c&#39;&egrave; la scena preparata. Nella scena: dodici scuri di ferro messe in fila, un arco e una faretra piena di frecce (finte). E, specularmente agli spettatori, delle seggiole vuote. Gi&agrave; fischiavano e facevano un gran chiasso i pretendenti, per l&#39;impazienza, quando Telemaco, ormai gi&agrave; un uomo e non pi&ugrave; un piccolo merdoso che era le ultime volte che c&#39;abbiamo avuto a che fare, ecco che Telemaco si mette con un balzo in quella scena vuota, chiedendo silenzio: Siam pronti, siam pronti! &#8230;quel che state per vedere, qui davanti a voi coi vostri occhi, &egrave; quel ch&#39;&egrave; successo una volta nei tempi antichi, a un banchetto di pretendenti di una bella regina,&#8230;</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font size="3"> &#8211;  S&igrave;! S&igrave;! La bella regina!  </font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">-  Fateci vedere la bella regina!! </font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Sulla scena, le seggiole vuote si riempiono: una decina d&#39;attori che interpretano i pretendenti.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font size="3"> &#8230;</font><font size="3">ma ecco &#8211; dice Telemaco, con un sorriso beffardo &#8211; &#8230;ecco che arriva, la regina, coprendosi il volto con un velo splendente&#8230;</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;">  <font size="3">REGINA: Ascoltatemi, pretendenti superbi che in questa casa siete piombati per bere e mangiare senza misura, nella casa di un uomo che da molto tempo &egrave; lontano,&#8230; ecco una gara per voi: chi potr&agrave; far passare una freccia attraverso gli anelli delle dodici scuri: quello sar&agrave; il mio sposo.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">S&igrave;&igrave;!! S&igrave;! &#8230;la gara dell&#39;arco! &#8211; gridano i pretendenti, eccitati. </font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Allora, Antinoo &#8211; gli chiede Telemaco, a un orecchio &#8211; ti piace questo lavoro?</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Mi sembra &#8211; dice Antinoo &#8211; mi sembra che questa regina sia un po&#39; troppo sfacciata.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">FIGLIO DELLA REGINA: Allora parteciper&ograve; anch&#39;io, alla gara, e se passer&ograve; le scuri: nessun matrimonio!</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Buuu!! &#8211; gridano i pretendenti tutt&#39;insieme, seduti nelle loro seggiole, a guardare la mess&#39;in scena, identificati e dimentichi di quale sia la realt&agrave; e quale la rappresentazione &#8211; &#8230;a morte il ragazzino!! &#8211; e la recita per&ograve; va avanti: il primo fra i pretendenti tira con l&#39;arco, ma non fa nemmeno un centro. Il secondo: la stessa cosa. I pretendenti veri, quelli del pubblico, a far tifoseria quando all&#39;uno e quando all&#39;altro. Ecco allora il turno dell&#39;attore che rappresenta il figlio della regina, con l&#39;arco di scena in pugno, e prima ancora di prender la mira alle scuri, una freccia dopo l&#39;altra uccide, nella rappresentazione, tutti i pretendenti.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3"><br /></font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Buuu!! &Egrave; una schifezza! &Egrave; intollerabile! &#8211; gridano i pretendenti, quelli veri. Ma tra di loro c&#39;&egrave; anche qualcuno che ride, e che ride forte: uno dei pretendenti che da qualche giorno s&#39;era intrufolato e sempre se n&#39;era stato in disparte e a testa bassa, e cos&igrave; pure durante tutta la mess&#39;in scena, fino a quella risata che azzittisce tutti, &#8230;ma che c&#39;ha da ridere, questo? e si voltano a guardarlo: &egrave; Odisseo, tornato dalla guerra dopo esser mancato a Itaca vent&#39;anni, e che nessuno aveva riconosciuto.</font></p>
<ul style="font-family: Times New Roman;">
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font size="3">Ebbene 	s&igrave;, son proprio io: eccomi qua!</font></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">E con un balzo sale sulla scena, al fianco dell&#39;attore che impersonava il figlio della regina, e fa un balletto. E, per chi ancora non l&#39;avesse riconosciuto, mostra la cicatrice del cinghiale sulle chiappe, segno indubitabile d&#39;identit&agrave;.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">- Bellina, proprio bellina, questa recita! M&#39;ha dato proprio gusto! &#8230;e che &egrave;? &egrave; un arco, questo? Ma te lo faccio vedere io, un bell&#39;arco! &#8211; e frugando in un cespuglio l&igrave; di fianco, ci cava fuori il suo arco di giovent&ugrave;, che aveva nascosto all&#39;arrivo, pochi giorni prima di quello. E <i>Zan! Zan! Zan!</i> &#8211; fuori uno e fuori un altro, tutti i pretendenti. Meno Antinoo, quello con due &ldquo;o&rdquo;, che con lui c&#39;aveva un conto in sospeso, per una diatriba del giorno prima, in cui questo Antinoo l&#39;aveva umiliato non poco facendogli sputar la bile a furia di calci nelle trippe: Antinoo! O Antinoo! Non ridi pi&ugrave;, vero o no? &#8211; infatti Antinoo, solitamente, rideva spesso, soprattutto prendendo a calci la gente e vedendo che ne usciva fuori la bile dalla bocca. Allora succede che, e mi dispiace dirlo cos&igrave; secco secco, succede che gli taglia i coglioni e li d&agrave; in pasto al suo vecchio cane Argo tutto scodinzolante, un cane ormai di trent&#39;anni d&#39;et&agrave;, e che per la foga manda per&ograve; gi&ugrave; un boccone per traverso e ci rimane stecchito a pancia in su. </font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">-  E Palamede! &#8230;dov&#39;&egrave; Palamede?! </font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font size="3"> &#8211;   Eccomi! chi mi cerca?</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"><font size="3"> E Zan! &#8211; secco anche Palamede.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Ed &egrave; cos&igrave; che Odisseo, dopo vent&#39;anni, fa ritorno a Itaca.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3"><br /></font> </p>
<p align="RIGHT" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3"><i>(continua&#8230;)</i></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3"><br /></font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3"><br /></font> </p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.36cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="3"><i><u>Il mese prossimo</u></i><i>:</i><i>Sar&agrave; vero quel che ha predetto l&#39;indovino? O &egrave; ormai un vecchio bacucco rimbecillito che non sa pi&ugrave; quel che dice? E lo scriba&#8230; ma chi &egrave; mai, questo scriba? O chi, piuttosto, &egrave; quasi quasi sul punto di diventare? (E perch&eacute; l&#39;indovino vuole che si salvi? &#8230;sar&agrave; mica una furberia per aumentare ancor di pi&ugrave; la sua maleizione?) E che fine ha fatto Zenone? Non perdetevi gli </i><i><b>ultimi </b></i><i>capitoli di Itaca.</i></font></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/xxxi-telemaco-e-lo-scriba-sperimentano-una-nuova-arma/">XXXI &#8211; Telemaco e lo scriba sperimentano una nuova arma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Anche nel vino esistono le favole</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Ferriani</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Cantina del Viaggiatore]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 68 - 1 Aprile 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Uno sguardo veloce al titolo di questo articolo potrebbe indurre a pensare che le righe che seguono siano dedicate all&#39;ennesimo mistificazione enologica di cui troppo spesso si sente parlare nel panorama vinicolo italiano, con buona pace per l&#39;immagine di tutti quei produttori che si impegnano a fondo per offrire qualit&#224; a 360 gradi. In realt&#224; [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/anche-nel-vino-esistono-le-favole/">Anche nel vino esistono le favole</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Verdana" size="2"> </font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Uno sguardo veloce al titolo di questo articolo potrebbe indurre a pensare che le righe che seguono siano dedicate all&#39;ennesimo mistificazione enologica di cui troppo spesso si sente parlare nel panorama vinicolo italiano, con buona pace per l&#39;immagine di tutti quei produttori che si impegnano a fondo per offrire qualit&agrave; a 360 gradi.</font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana" size="2">In realt&agrave; il riferimento &egrave; a un personaggio storico dell&#39;enologia italiana, uno di quei vignaioli che non si limitano nel proprio lavoro, che seguono l&#39;intera fase di realizzazione del vino, dalla vigna alla commercializzazione; il riferimento &egrave; a uno di quei produttori che con i propri vini garantisce un livello di eccellenza assoluto, a quell&#39; Elisabetta Foradori talvolta fiabescamente conosciuta come la &ldquo;Principessa del Teroldego&rdquo;.</font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Per capire al meglio i vini di Elisabetta, credo che il punto migliore sia quello di partire dalle sue parole: &ldquo;<i>Nei miei vini la lentezza della natura</i>&rdquo;. Foradori &egrave; cos&igrave;, da quando nel 1985 Elisabetta ha preso in mano le redini dell&#39;azienda di famiglia e ha cominciato a imprimere sui vini che produceva la sua filosofia, il suo gusto, il suo talento. Dapprima in punta di piedi, poi sempre pi&ugrave; convinta fino alla conversione completa avvenuta negli ultimi anni, Elisabetta ha trovato nella biodiversit&agrave; e nella coltura biodinamica la chiave del suo successo. Il grande pregio di Elisabetta &egrave; stato quello di allontanarsi dalle scelte ben poco lungimiranti di chi riteneva che il Teroldego si potesse fare solo con quei biotipi pi&ugrave; prolifici, privilegiando come era molto di moda tra gli anni &#39;70-&#39;80 in Italia, la grande quantit&agrave; alla ridotta, ma insostituibile qualit&agrave;. </font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Se &egrave; certamente vero che non si pu&ograve; pasteggiare ogni giorno a Chateau Margaux, &egrave; altrettanto vero che bisogna riconoscere lo sforzo di chi con convinzione decide di recuperare quella biodiversit&agrave;, quel patrimonio naturale di cui ci si accorge solo quando &egrave; morto e sepolto. Ma Elisabetta Foradori &egrave; invece passione per la propria terra e per le proprie radici, come testimonia fra l&#39;altro il nuovo ambizioso progetto destinato alla produzione di Nosiola unico vitigno autoctono a bacca bianca del Trentino.</font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Se a volte le intuizioni pi&ugrave; semplici sono anche quelle pi&ugrave; geniali, non si pu&ograve; non riconoscere a Elisabetta il merito di essere stata tra i primi a capire che in un&#39; area come la Piana Rotaliana un uso invasivo dell&#39;agricoltura avrebbe lo &ldquo;straordinario merito&rdquo; di rovinare completamente il potenziale di questo territorio. Perch&eacute; quando hai circa 400 ettari di terreno ciottoloso, calcareo e ghiaioso che regalano l&#39;intera produzione di Teroldego e decidi di sfruttarlo impunemente solo per far cassa, la determinatezza di una donna che finalmente ascolta la natura, trovando poi nella biodinamica il modo di declinarla, diventa davvero una piccola rivoluzione copernicana. Elisabetta Foradori : a Bologna si dice &ldquo;spacca di brutto&rdquo;.</font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana"><br /><font size="2"></font></font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana"><br /><font size="2"></font></font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana"><font size="2"><u><b>Foradori Granato 2006 Vigneti delle Dolomiti IGT</b></u> Teroldego 100% (33 euro)</font></font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana" size="2">E&#39;un fuoriclasse assoluto, un vino sontuoso, che gi&agrave; dal bicchiere ti affascina per il suo colore rubino profondo, quasi misterioso da tanto risulta inaccessibile. Il naso &egrave; davvero intenso, difficilmente condensabile in poche righe, con i frutti di bosco in confettura che predominano e che si accompagnano a note tostate di tabacco e cacao e ad uno speziato estremamente garbato. In bocca &egrave; caldo ma fresco allo stesso tempo, con tannini raffinati e per nulla graffianti e un equilibrio ancora da affinare; dotato di lunga persistenza sar&agrave; in grado di regalare nel futuro grandissime soddisfazioni. Fa poco meno di due anni in legno. L&#39;abbinamento ideale &egrave; con cacciagione e polenta. Il Foradori Granato rappresenta senza alcun dubbio una delle migliori espressioni di Teroldego esistenti in Trentino. </font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana"><br /><font size="2"></font></font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana"><font size="2"><u><b>Foradori Teroldego Rotaliano 2006 DOC</b></u> Teroldego 100% (15 euro) </font></font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana" size="2">E&#39; un rosso rubino carico, compatto e impenetrabile con marcate sfumature porpora. Il naso &egrave; intenso e fine, con chiare note fruttate, in particolare frutti di bosco. Ben presente anche il tono floreale (viola e rosa) e quello speziato (pepe e cannella); nel finale una punta di etereo. La sorpresa &egrave; in bocca, secco e caldo, ma senza rinunciare ad una buona freschezza, si esalta in un equilibrio, in un&#39;armonia e in una morbidezza davvero eleganti. Fa pi&ugrave; di un anno di maturazione in legno. Di buona persistenza ha una vocazione particolare per accompagnare importanti piatti di carne.</font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana"><br /><font size="2"></font></font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana"><br /><font size="2"></font></font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana"><br /><font size="2"></font></font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Per info:</font></p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm" align="justify"><font face="Verdana" size="2">www.elisabettaforadori.com</font></p>
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		<title>XXIX &#8211; I Pretendenti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Cannova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Itaca]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 68 - 1 Aprile 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Capitolo Ventinovesimo Come Zenone e lo scriba s&#39;accomodano a tavola pericolosamente Scesi alla citt&#224;, i nostri due sventurati si ritrovano lo spettacolo di decine e decine di omuncoli buttati l&#236; per ogni dove, appisolati sotto gli alberi, stesi nel bel mezzo della piazza, tutti ben vestiti e all&#39;apparenza reduci da settimane di convito abbondante (per [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/xxix-i-pretendenti/">XXIX &#8211; I Pretendenti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="CONTENT-TYPE" /><br />
<meta content="OpenOffice.org 3.2  (Win32)" name="GENERATOR" /><br />
<style type="text/css">
<!-- @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } -->
</style>
<p align="CENTER" style="text-indent: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font><font size="5" style="font-size: 20pt;"><b>Capitolo Ventinovesimo</b></font></font></p>
<p align="CENTER" style="text-indent: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; font-family: Times New Roman;"><font size="4" style="font-size: 16pt;"><i><b>C</b></i><font size="2" style="font-size: 11pt;"><i>ome Zenone e lo scriba s&#39;accomodano a tavola pericolosamente</i></font></font></p>
<p style="text-indent: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> </p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Scesi alla citt&agrave;, i nostri due sventurati si ritrovano lo spettacolo di decine e decine di omuncoli buttati l&igrave; per ogni dove, appisolati sotto gli alberi, stesi nel bel mezzo della piazza, tutti ben vestiti e all&#39;apparenza reduci da settimane di convito abbondante (per via delle pance), da settimane e settimane di bere vino (per via del dormire cos&igrave; a terra e sui ciottoli, russando), e da altrettante settimane di mescolanza inguinale (per via dell&#39;aspetto dei calzoncini di questi qui, maculati e odorosi). Erano, questi, i pretendenti al trono ch&#39;era stato di Odisseo. Per il sospetto che, tardando cos&igrave; tanto a tornare, Odisseo fosse bell&#39;e che morto.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Vista l&#39;ora della mattina, gli unici in piedi erano i servi loro e i servi della casa &#8211; tra cui passeggiavano silenziosamente Zenone e lo scriba.</font></p>
<ul style="font-family: Times New Roman;">
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font size="3">E 	io che pensavo di sedermi tranquillo a banchetto con un vecchio 	amico&#8230; e invece ecco qui, quel che ritrovo! Un ammasso di 	porcheria!</font></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Lo scriba osserva ogni cosa con la massima attenzione, cercando di memorizzare il pi&ugrave; possibile. Gi&agrave; da quando erano imprigionati nel frutteto, fino a poco prima, s&#39;era promesso che, se mai fosse uscito di l&igrave;, avrebbe ripreso il suo lavoro coi papiri. Avrebbe riscritto (per quanto possibile) a memoria tutto quel che s&#39;era segnato, ma soprattutto, pi&ugrave; che tutta quell&#39;argonautica, avrebbe tessuto insieme le trame di quelle nuove cose in cui si trovava ad essere direttamente coinvolto, e di Itaca, e di Troia. E tutte quelle storie che lungo il viaggio e fra le rovine aveva ascoltato raccontare.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Si siedono a tavola, prendono a riempir due ciotole con del latte ancora caldo di mungitura, ma Antinoo, il peggiore di tutti i pretendenti, il pi&ugrave; ostinato e crudele, e con due &ldquo;o&rdquo; nel nome, svegliatosi prima del tempo alla notizia di due nuovi arrivati, gli rovescia le ciotole e senza dargli tempo di rendersi conto li colpisce alla testa e ribalta le loro seggiole, e una volta a terra li prende a calci sulle costole, e notando che prendendoli a calci questi due vomitano la propria bile, con le mani gl&#39;impastrocchia a tutt&#39;e due la faccia, trascinandogliela sopra. Perch&eacute; cos&igrave; era fatto Antinoo, il pi&ugrave; feroce di tutti i pretendenti, che per di pi&ugrave; aveva due &ldquo;o&rdquo; nel nome.</font></p>
<p><font size="3"><br style="font-family: Times New Roman;" /></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Antinoo! Ma ti sembra modo?! &#8211; Penelope, trattenuto ancora un po&#39; Laerte a prendergli le misure del sudario, era poi scesa a raggiungere il suo vecchio amico Zenone, e a conoscere quel bel giovane che porta con s&eacute;. Per via della nostalgia sempre pi&ugrave; forte che aveva del marito perduto nella guerra.</font></p>
<ul style="font-family: Times New Roman;">
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font size="3">Penelope! 	Ho visto due che si approfittavano alla tua tavola, e&#8230;</font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font size="3"><i>Due</i>, 	che si approfittavano, eh?</font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font size="3">Esattamente: 	questi!</font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font size="3">Ma 	non riconosci nemmeno chi ti ha allevato, Antinoo? Non vedi ch&#39;&egrave; 	Zenone, quello 		che affoghi nei suoi rigurgiti?</font></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">Zenone aveva infatti allevato Antinoo, anche se soltanto nei primi anni di vita. Per cui Antinoo n&eacute; se ne ricorda, n&eacute; se ne pu&ograve; fregar niente, anche perch&eacute; il suo nome ha due &ldquo;o&rdquo;, ed &egrave; il pi&ugrave; feroce dei pretendenti, il pi&ugrave; cattivello e spietato. Tanto che gi&agrave;, nei suoi ragionamenti, Antinoo meditava su come assassinare quel vecchiaccio. Ebbene, per&ograve;, presa Penelope la situazione in pugno, Zenone e lo scriba vengono riaccomodati sulle seggiole, serviti con onorificenze, e Antinoo viene fatto allontanare con tutte le sue &ldquo;o&rdquo; insieme a lui.</font></p>
<ul style="font-family: Times New Roman;">
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font size="3">Vedi, 	Zeno, come siamo ridotti?</font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font size="3">Ma 	tutta questa gente&#8230; Penelope!</font></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font size="3">Le 	cose non sono andate come pensavamo, &#8230;non &egrave; vero? Sia io che tu&#8230; 	che <i>lui 			</i>dicono ch&#39;&egrave; stato per un&#39;idea sua, che gli 	Achei hanno vinto le mura di Troia. Ma<br />		 poi? Dov&#39;&egrave; l&#39;eroe? 	Dov&#39;&egrave;, qui, qui a Itaca, il grande Odisseo? Non c&#39;&egrave;. Ci sono 	solo<br />		questi uomini che vogliono il suo posto, e che&#8230;</font></p>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font size="3">Che&#8230;?</font></div>
</li>
<li>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;"><font size="3">Niente.</font></div>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY" style="text-indent: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3">La malinconia di Penelope, credo chiunque la possa immaginar da s&eacute;. E le cose, effettivamente, erano andate ben lontano da quel che si pensava, o almeno da come pensava Odisseo, stringendosi con Agamennone le mani unte di pollo, al banchetto di Tindaro. Le navi, il porto, le armi: tutto secondo i piani, tutto liscio. Ma poi anche la guerra; e la lontananza; e l&#39;abbandono.</font></p>
<p align="RIGHT" style="text-indent: 0.48cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-family: Times New Roman;"> <font size="3"><i>(continua&#8230;)</i></font></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2010/04/xxix-i-pretendenti/">XXIX &#8211; I Pretendenti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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