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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Numero 99 &#8211; 1 Maggio 2013</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
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		<title>Numero 99 &#8211; 1 Maggio 2013 &#8211; Pazienza e costanza</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 12:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 99 - 1 Maggio 2013]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Pazienza e costanza, queste le due caratteristiche a cui dedichiamo il numero del Primo Maggio. Caratteristiche di equilibrio che servono sia alla politica che alle riforme sul mercato del lavoro. Doti piuttosto assenti dal dibattito in un&#8217;opinione pubblica sempre più fragile e in balia di orizzonti di mezza giornata, sono le qualità che hanno contraddistinto [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/pazienza-e-costanza/">Numero 99 &#8211; 1 Maggio 2013 &#8211; Pazienza e costanza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pazienza e costanza, queste le due caratteristiche a cui dedichiamo il numero del Primo Maggio. Caratteristiche di equilibrio che servono sia alla politica che alle riforme sul mercato del lavoro. Doti piuttosto assenti dal dibattito in un&#8217;opinione pubblica sempre più fragile e in balia di orizzonti di mezza giornata, sono le qualità che hanno contraddistinto i nuovi ministri, che in questi anni hanno tra  di loro tenuti aperti canali di comunicazione e di osservazione dei problemi e ai quali, adesso, spetta la responsabilità di governare in un momento in cui si preferisce declinare l&#8217;impegno e sparare sulla diligenza. E&#8217; il turno della <strong>DC 2.o</strong> e noi lo guardiamo con l&#8217;attenzione e il rispetto dovuti alle nuove esperienze politiche. Usciamo da una fase politica impazzita, che esaminiamo nel nostro arengo, grazie alla <strong>confessioni di un franco tiratore </strong>e alle<strong> analisi dei nostri collaboratori. </strong>Per farlo ci occupiamo di <strong>crowdfunding</strong> e di<strong> creazione di impresa</strong>, mentre in questo numero piuttosto giramondo andiamo in <strong>Sud America</strong>, sia per vacanza che per lavoro, e poi saltiamo su in<strong> Islanda</strong> che vuole uscire dalla crisi svoltando a destra. Ma non solo: la sezione Scienza ci porta a <strong>vivere su Marte</strong>!! Questo mese viaggiamo in compagnia di due <strong>suggerimenti editoriali</strong> che ci hanno chiesto l&#8217;ospitalità tipica del nostro arengo, e che offriamo volentieri, oltre a <strong>Bombart</strong>, presenza ormai non nuova alla nostra rivista e visitiamo la mostra sul <strong>Novecento a Forli</strong>.</p>
<div><ul><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/pazienza-e-costanza/" title="Numero 99 &#8211; 1 Maggio 2013 &#8211; Pazienza e costanza">Numero 99 &#8211; 1 Maggio 2013 &#8211; Pazienza e costanza</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/la-festa-del-lavoro-non-e-solo-festa/" title="La Festa del Lavoro non è solo festa">La Festa del Lavoro non è solo festa</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/confessioni-di-un-franco-tiratore/" title="Confessioni di un franco tiratore">Confessioni di un franco tiratore</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/il-prosciutto-sugli-occhi/" title="Il prosciutto sugli occhi">Il prosciutto sugli occhi</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/larte-di-saper-fare-larte-tra-crowdfounding-e-invasionidigitali/" title="L’arte di saper fare l’ARTE: tra Crowdfounding e #INVASIONIDIGITALI">L’arte di saper fare l’ARTE: tra Crowdfounding e #INVASIONIDIGITALI</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/il-sistema-politico-in-cerca-delluscita-dalla-crisi/" title="Il sistema politico in cerca dell&#8217;uscita dalla crisi">Il sistema politico in cerca dell&#8217;uscita dalla crisi</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/il-compagno-papa-giorgio-ii/" title="Il compagno Papa Giorgio II">Il compagno Papa Giorgio II</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/quale-crisi-nel-partito-democratico/" title="Quale crisi nel Partito Democratico">Quale crisi nel Partito Democratico</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/perche-votare-b-al-referendum-del-26-maggio-e-post-scriptum-perche-no-a-rodota/" title="Perchè votare B al referendum del 26 Maggio (e Post Scriptum anche NO a Rodotà)">Perchè votare B al referendum del 26 Maggio (e Post Scriptum anche NO a Rodotà)</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/la-pazienza-del-cittadino-consapevole/" title="La pazienza del cittadino consapevole">La pazienza del cittadino consapevole</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/potenza-del-reality/" title="Potenza del reality">Potenza del reality</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/venezuela-la-vittoria-al-fotofinish-di-maduro/" title="Venezuela: la vittoria al fotofinish di Maduro">Venezuela: la vittoria al fotofinish di Maduro</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/lislanda-vuole-dimenticare-la-crisi-e-torna-a-destra/" title="L’Islanda vuole dimenticare la crisi… e torna a destra">L’Islanda vuole dimenticare la crisi… e torna a destra</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/presentazione-di-michele-liparesi/" title="Presentazione di Michele Liparesi">Presentazione di Michele Liparesi</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/la-competizione-e-la-rivoluzione/" title="La competizione e la rivoluzione">La competizione e la rivoluzione</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/la-colombia-paradiso-dei-no-tav-dei-no-euro-e-dei-leghisti/" title="La Colombia paradiso dei No Tav, dei No Euro e dei leghisti">La Colombia paradiso dei No Tav, dei No Euro e dei leghisti</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/il-canyon-del-colca/" title="Il canyon del Colca">Il canyon del Colca</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/si-dice-che-si-vive-una-volta-sola-ma-purtroppo-non-sempre-e-cosi/" title="“Si dice che si vive una volta sola, ma purtroppo non sempre è così”">“Si dice che si vive una volta sola, ma purtroppo non sempre è così”</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/giorni-di-neve-giorni-di-sole/" title="&#8220;Giorni di neve, giorni di sole&#8221;">&#8220;Giorni di neve, giorni di sole&#8221;</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/il-magico-mondo-delle-farfalle/" title="Il magico mondo delle farfalle">Il magico mondo delle farfalle</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/il-novecento-a-forli/" title="Il Novecento a Forlì">Il Novecento a Forlì</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/vinitaly-2013-2/" title="Vinitaly 2013">Vinitaly 2013</a></li><li><a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/radio-arengo-maggio-2013/" title="Radio Arengo &#8211; Maggio 2013">Radio Arengo &#8211; Maggio 2013</a></li></ul></div>
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		<title>La Festa del Lavoro non è solo festa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 08:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Sabbioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 99 - 1 Maggio 2013]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"><!--  @page { margin: 2cm }  		P { margin-bottom: 0.21cm }  --></style>
<p align="JUSTIFY">Anche quest’anno il 1° maggio si festeggerà la festa dei lavoratori e con essa si terranno decine di dibattiti sui temi del lavoro, sempre più all’ordine del giorno in questo lungo periodo di situazione economica difficile. Ormai è dalla fine degli anni del bum economico che in questo Paese non si riesce a trovare il giusto metodo per affrontare le difficoltà, che un numero sempre crescente di persone ha, nel trovare un posto di lavoro in grado di consentire all’individuo di sostenere dignitosamente la propria esistenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Il tema del lavoro è un tema complesso, articolato, caratterizzato da aspetti culturali, sociologici e individuali, oltre ad intrecciarsi concretamente con il contesto economico locale e globale.</p>
<p align="JUSTIFY">Oggi nella parte di mondo sviluppato, che tutti conosciamo, si stanno manifestando le conseguenze di anni di scelte non fatte e della inesistente capacità di assumersi delle responsabilità da parte della classe dirigente. Troppo tardi si è preso atto che il lavoro stabile e garantito non poteva essere un diritto di legge ma doveva essere una conseguenza di politiche sociali ed economiche non dipendenti da una sola area economica del mondo, ma collegate allo sviluppo mondiale e influenzate da realtà tenute per troppo tempo ai margini e che oggi, non senza spregiudicatezza, vogliono imporsi come centro dell’economia anche passando attraverso la negazione dei diritti dei lavoratori.</p>
<p align="JUSTIFY">Per troppo tempo ci siamo raccontati che il lavoro era una scelta individuale, quasi un capriccio, dipendente solo dalle aspettative dell’individuo, il quale, con leggerezza, negli anni, tradito da un sistema scolastico troppo ingessato ed automatico nei suoi passaggi, si è trovato solo ed abbandonato in una realtà economica che di lui e delle sue competenze di studio non sa cosa farsene. In queste condizioni solo i più forti sono stati capaci di reinventarsi, di capire che la società moderna premiava quelli che erano in grado di crearsi una professione, per gli altri solo flessibilità spinta o disoccupazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Preso atto che la situazione non è più sostenibile, bisogna impegnarsi nel rilancio di un sistema Paese che anche sui temi del lavoro deve sapersi spendere. Per farlo è opportuno azzerare tutte le posizioni di rendita acquisite, imporre il dialogo tra interessi fino ad oggi considerati contrapposti ed uscire da schemi e regole che per troppo tempo hanno ingessato l’Italia. Partendo da una rilettura del ruolo dell’istruzione superiore ed universitaria, intrecciandola maggiormente con le aspettative del tessuto economico, coordinandole con l’attività sindacale che troppo spesso si è dimenticata di chi deve ancora entrare nel mondo del lavoro e mettendo al centro di tutto questo una crescente responsabilità politica incentrata sul cambiamento, una responsabilità capace di sconfiggere vecchi miti, in grado di fare da arbitro in una situazione nella quale tutti pensano sia troppo comodo rimanere arroccati sulle proprie posizioni.</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a>Il primo passaggio dev’essere una maggiore omogeneità normativa ed economica del mondo del lavoro, con la riduzione del numero di contratti nazionali e l’eliminazione degli steccati tra realtà pubbliche e private, oltre alla definizione di parametri in grado di riconoscere il merito e colpire ogni forma di abuso volto a screditare l’intero sistema dei rapporti tra lavoratori e datori di lavoro. A riguardo anche l’apertura a forme di contrattazione di terzo livelli e la riformulazione delle regole della rappresentanza del lavoro non deve più essere considerato un tabù. Il tema, anche nell’articolato contesto del lavoro, è la capacità degli attori impegnati nella ridefinizione normativa di creare quel consenso e quel riconoscimento indispensabile a supportare quel faticoso e complesso percorso di rilancio di cui questo Paese ha urgente bisogno, togliendo qualsiasi giustificazione di sorta a chi vorrebbe forzatamente spingere su interessi individuali e di parte in contrapposizione agli interessi generali. Se si continua a ritardare un intervento deciso e coordinato da parte di tutti gli attori, continuerà l&#8217;emorragia di aziende verso altri contesti economici e con essa la riduzione delle opportunità lavorative, interi comparti verranno a mancare e sarà difficile cogliere le sfide di nuove opportunità in grado di dare vita a nuove occasioni occupazionali di qualità. Nel contempo continueremo a perdere le teste migliori, che sceglieranno l&#8217;opzione estera, senza controbilanciare il fenomeno con un flusso qualitativo uguale e contrario. Chi resterà sarà costretto ad accettare condizioni lavorative sempre meno appaganti e sempre più borderline, accontentandosi di compensi poco dignitosi che sempre più andranno a comprimere i consumi, aggravando quel circolo vizioso che da ormai venti anni sta portando questo Paese alla deriva.</p>
<p align="JUSTIFY">Nuove opportunità di lavoro passano da una ridefinizione della filiera dell&#8217;istruzione e dal radicale ripensamento delle politiche industriali di questo Paese, spingendo sempre più dalla parte di una proficua partnership tra pubblico e privato, senza ruoli di subalternità di quest&#8217;ultimo, ma anzi in un&#8217;ottica di reciproco arricchimento. Il tempo dell&#8217;attesa è finito, rimbocchiamoci le maniche e diamo tutti il nostro contributo per scongiurare una deriva che rischia sempre più di diventare irrecuperabile.</p>
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		<title>Confessioni di un franco tiratore</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 08:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anonimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 99 - 1 Maggio 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[franco tiratore]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[prodi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Cari lettori de l&#8217;Arengo del Viaggiatore, è a voi che voglio in esclusiva consegnare la confessione di un anonimo onorevole franco tiratore. Non ho votato Prodi, dopo una vita di militanza nel PDS, DS, PD. Non l&#8217;ho votato perchè ricordo nitidamente quando nel 1998 non chiese i voti a Cossiga e Mastella ma ci entrò [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/confessioni-di-un-franco-tiratore/">Confessioni di un franco tiratore</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori de l&#8217;Arengo del Viaggiatore,</p>
<p>è a voi che voglio in esclusiva consegnare la confessione di un anonimo onorevole franco tiratore. Non ho votato Prodi, dopo una vita di militanza nel PDS, DS, PD.</p>
<p>Non l&#8217;ho votato perchè ricordo nitidamente quando nel 1998 non chiese i voti a Cossiga e Mastella ma ci entrò dopo poco al Governo insieme, quando lanciò D&#8217;Alema premier per fondare dopo poco l&#8217;Asinello e sottrarre dirigenti e militanti ai DS. Non mi dimentico di quando vinse nel 2006 di un voto solo e piuttosto che comportarsi da leader e aprire a quelle larghe intese a cui oggi siamo infine costretti obtorto collo preferì dapprima costringere i partiti a fondersi nel PD, poi farsi subito subito impallinare in Parlamento, ritirarsi a vita privata scappando dalla sconfitta cui, ahinoi che rimanemmo, fummo costretti e dopo la quale trovò anche il coraggio di criticarci sui giornali per la gestione di un partito che non volevamo neanche e che ci costrinse a uscire dal Partito del socialismo europeo.</p>
<p>Non l&#8217;ho votato perchè non lo meritava, perchè si è sempre vantato (a partire da quei NO NO NO che scandì a Bologna poco prima di entrare nel Governo D&#8217;Alema) di non voler essere in grado di svolgere quel ruolo di equilibrio che oggi serve per realizzare una fase costituente e quella fase II di sviluppo che lui ci aveva promesso nel 1998, ma per cui non volle mai applicarsi nonostante la sua forza di consenso popolare.</p>
<p>Avrei forse dovuto votarlo per continuare sulla linea del Governo di minoranza, che ha costretto dirigenti del PD difendere per due mesi una linea smentita dal giorno alla notte, per mandare in Parlamento un governo Bersani abortito sul nascere, che avrebbe portato a un drammatico scioglimento e al voto a Giugno? Per avere il brillante successo di ottenere nella migliore ipotesi la vittoria del PDL, se non un ancor peggiore nuovo stallo, al quale il PD si sarebbe presentato senza il tempo di svolgere le sue primarie per il leader?</p>
<p>Ma in fondo io sono della vecchia scuola, quella che sa che la Costituzione non è uscita ieri dall&#8217;Uovo di Pasqua e andrebbe non solo tirata per la giacca quando fa comodo, ma studiata e meditata sempre, soprattutto nei momenti difficili. Quella che crede che se la Costituzione impone il voto segreto, forse è proprio per far sì che le scelte siano fatte in coscienza, e non sotto la pressione di partiti mediatizzati che aspettano la linea su Twitter, che si dicono democratici e sono pronti a epurare i dissidenti e consegnarli alla gogna perenne e all&#8217;ignavia di chi si lava sempre le mani per stare sicuro di averle pulite. Di quelli, per intenderci, che si trovano bene quando vincono ma ancora meglio quando possono ritirarsi a fare il nonno in giro per il mondo.<br />
Che lo facessero, qui il mio ruolo di parlamentare mi impone di portare avanti l&#8217;Italia.</p>
<p>In questi tempi di rumorosi starnazzi ho preferito parlare con un eloquente silenzio, con metodo democratico e la coscienza pulita, come la bianca scheda che ho deposto in quell&#8217;urna. D&#8217;altra parte si dice il peccato, non il peccatore.</p>
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		<title>Il prosciutto sugli occhi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 08:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iacopo Sequi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 99 - 1 Maggio 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovamento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>È la pazienza che fa i forti, dice il proverbio; è la loro virtù più importante. E un grande esercizio di pazienza è richiesto a chi guarda le evoluzioni politiche di una legislatura, la diciassettesima della Repubblica Italiana, apparentemente incapace di autogestirsi, tanto da chiedere a gran voce e per cortesia la rielezione del garante [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/il-prosciutto-sugli-occhi/">Il prosciutto sugli occhi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È la pazienza che fa i forti, dice il proverbio; è la loro virtù più importante. E un grande esercizio di pazienza è richiesto a chi guarda le evoluzioni politiche di una legislatura, la diciassettesima della Repubblica Italiana, apparentemente incapace di autogestirsi, tanto da chiedere a gran voce e per cortesia la rielezione del garante supremo. Vittorio Emanuele II era sovrano per grazia di Dio e per volontà della nazione; oltre alla volontà della nazione, oggi Giorgio Napolitano è presidente per disgrazia dello stallo politico. A lui si sono rivolti politici di centrodestra e di centrosinistra, costituendo di fatto con quel voto (ma era già successo con la presidenza del Senato) una maggioranza politica del tutto discosta da quanto annunciato al corpo elettorale prima del – e in cerca del – voto alle scorse elezioni. Lo sbocco naturale di tale scelta, peraltro perfettamente legittima, è stato l&#8217;altrettanto legittimo avallo del governo Letta, che dovrà accompagnare il Paese lungo un percorso difficile. La Grosse Koalition all&#8217;italiana consegna certamente all&#8217;estero un&#8217;immagine della politica nostrana più forte di quanto non sia, ma risulta anche come uno schiaffo a chi predicava la morte dei partiti. Ecco il pugno di ferro del palazzo, ecco il leon piagato a morte che ruggendo fa tremare di paura il cacciatore che l&#8217;ha ferito.</p>
<p>Si è detto che il governo Letta è democristiano, ma è più complesso di così: è un governo con elementi di varia estrazione a cui è richiesto di attuare politiche mai in linea, volta per volta, con larga parte dell&#8217;elettorato rappresentato dalle figure che ne fanno parte. Un&#8217;accozzaglia litigiosa formata con un metodo inusuale data la legge elettorale che abbiamo in vigore; ma a ben vedere, più in basso di così non si può arrivare. Ricapitoliamo. Dopo tanti anni di berlusconismo e di sgoverno del Paese, tocca all&#8217;esperienza montiana. A palazzo Chigi va un tecnico, uno sopra le parti (vedi &#8220;The pursuit of happiness&#8221;, n. 85, e &#8220;L&#8217;inganno delle riforme&#8221;, n. 91) che dopo aver macellato la socialità si presenta alle elezioni mostrando che sopra le parti non era. Il suo sogno non si avvera; riceve meno voti di quelli che sperava, forse perché in effetti in un anno e mezzo è riuscito a mettere in atto diverse politiche così iperliberistiche, e perciò illiberali, che nemmanco Berlusconi era riuscito a farle approvare dai suoi. Il problema è che si verifica una situazione per cui il parlamento è composto da tre grandi blocchi, ciascuno fermo sulle sue posizioni: per la formazione del governo, il PDL vuole dialogare col PD ma il PD non vuole; il PD vuole dialogare con il M5S ma il M5S non vuole; il M5S vuole governare ma non vuole dialogare con nessuno. Poi arriva il momento dell&#8217;elezione del presidente della Repubblica. Qui il PD vuole dialogare con se stesso ma se stesso non vuole; il M5S vuole dialogare col PD ma il PD non vuole (neanche con la promessa di un appoggio governativo); il PDL vuole presiedere ma non vuole dialogare con nessuno. A quel punto, Bersani e Berlusconi salgono al Quirinale accompagnati da Monti, chiedendo a Napolitano di restare al suo posto: poi faranno quel che vuole. Ma sanno bene cosa vuole Napolitano (e ammetto che secondo me, nel presidente, c&#8217;è sempre la buona fede di un uomo anziano che cerca il male minore per il Paese); così accettano il governo di tutti. A me sembra una gran presa per i fondelli, ma staremo a vedere.</p>
<p>Non posso far finta di niente se Alfano è vicepresidente del consiglio e Mauro è ministro della Difesa. Non posso far finta di niente se Letta è premier. Si tratta delle persone che insieme hanno portato l&#8217;Italia in queste condizioni, salvo poi dividersi promettendo alle elezioni un cambio di marcia. Dov&#8217;è il cambio di marcia, chiedo al PD? Ci ricordiamo che il ministro della Difesa esultava per il prestito agevolato della BCE alle banche italiane? Quei miliardi di euro prestati all&#8217;1% dovevano servire per far ripartire le piccole e medie imprese, cominciando a concedere nuovi mutui agevolati. E invece puf! In un batter d&#8217;occhio, i banchieri avevano investito tutto in BOT, facendo indebitare ancor più lo Stato. È questo il ruolo di un governo equo? E come possiamo fidarci di questa gente? Come possiamo accettare che si parli di alte figure istituzionali? Come si può avere ancora il prosciutto sugli occhi e accettare che centinaia di bugiardi, ignoranti e arrampicatori sociali ricoprano ruoli esecutivi che non competono loro?</p>
<p>Caro Enrico Letta, questa è l&#8217;ultima occasione. O dimostrerete qualcosa facendo qualcosa, o l&#8217;incartocciamento che mostrate vi avvilupperà e questi piccoli colpi di mano non avranno più seguito. Del resto, io spero che ogni governo di ogni parte politica (anche uno di tutte le parti politiche tranne la Sinistra, come questo) possa agire per il bene del suo paese. Mostrateci che siete brave persone! Abbracciate la concretezza e date effetto alle parole che pronunciate da troppo tempo! E volentieri ammetteremo di aver avuto torto a temervi; e saremo sempre pronti a smettere di dire che siete una lozza banda di farabutti, cambiando l&#8217;idea che ci eravamo fatti. Perché, come diceva il buon Torquato, &#8220;nel mondo mutabile e leggiero, costanza è spesso il variar pensiero&#8221;.</p>
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		<title>L’arte di saper fare l’ARTE: tra Crowdfounding e #INVASIONIDIGITALI</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 08:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Benuzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 99 - 1 Maggio 2013]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[crowd]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nel mezzo di un lungo periodo di crisi di cui sembra ancora lontana la tanto sognata conclusione è ormai diventato quasi un imperativo sviluppare, e pure bene, quella che potremmo definire l’arte del saper fare in tempo di crisi. E se vi è un settore, in Italia, che sembra esser leader in quest’arte è il [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/larte-di-saper-fare-larte-tra-crowdfounding-e-invasionidigitali/">L’arte di saper fare l’ARTE: tra Crowdfounding e #INVASIONIDIGITALI</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"><!--  @page { margin: 2cm }  		P { margin-bottom: 0.21cm }  --></style>
<p align="JUSTIFY">Nel mezzo di un lungo periodo di crisi di cui sembra ancora lontana la tanto sognata conclusione è ormai diventato quasi un imperativo sviluppare, e pure bene, quella che potremmo definire l’arte del saper fare in tempo di crisi. E se vi è un settore, in Italia, che sembra esser leader in quest’arte è il proprio il settore che, sull’arte stessa, opera ovvero: il mondo culturale. Ingiustamente quanto duramente temprato ormai da decenni, è il settore culturale italiano, sempre più decurtato delle proprie disponibilità economiche nonché relegato, spesso addirittura escluso, dalle diverse legislature e lasciato andare alla deriva in solitaria ad affondare, nonostante l’invidia mondiale e le tante opportunità in sé racchiuse.</p>
<p align="JUSTIFY">Eppure, forse a seguito del duro allenamento, allo stato di generale crisi economica il settore culturale ha visto recentemente affermarsi due iniziative di grande spessore dimostrando di saper sviluppare e adattare nuove idee e forme di gestione che potremmo, osando, definire di massima resa con la minima spesa.</p>
<p align="JUSTIFY">Ecco così farsi avanti, anche nel nostro Paese, iniziative quali il Crowdfounding e le Invasioni digitali: esempi virtuosi e umanistici in cui l’uomo, il pubblico, si trasforma da semplice utente ad investitore e promoter, portando alla nascita di un nuovo pubblico. Dove e quando mancano o falliscono per mancanza di mezzi le Istituzioni pubbliche ed i privati, ecco intervenire un nuovo soggetto culturale, una nuova forza rigeneratrice: il pubblico stesso.</p>
<p align="JUSTIFY">Con il termine Crowdfounding ,che letteralmente significa finanziamento dalla folla, s’intende un processo di raccolta fondi per mezzo di una sottoscrizione pubblica spontanea e volontaria ad opera di un gruppo di persone. Un vero e proprio finanziamento dal basso che permette la mobilitazione di persone e risorse a sostegno di organizzazioni ed iniziative autonome tramite il web.</p>
<p align="JUSTIFY">Esemplare, oltreoceano, fu in tal senso la campagna elettorale di Barack Obama del 2008 che utilizzò proprio il Crowdfounding come forma di raccolta fondi. Ma noti e diffusi sono anche gli utilizzi per processi di vario genere a sostegno umanitario o quelli a sostegno della ricerca che da tempo sono ormai diffusi e operanti anche sul nostro territorio. Il sistema, già diffuso all’estero anche in campo culturale, è stato di recente recepito e messo in atto con successo anche in Italia e, nel 2012-13, proprio a sostegno di due importanti progetti culturali artistici.</p>
<p align="JUSTIFY">Se nel 2011, il museo Louvre di Parigi, ha raccolto per mezzo del progetto <i>Tous Mécènes</i> un milione di euro per l’acquisto del capolavoro rinascimentale “Le tre grazie” dello scultore tedesco Lucas Cranach, nel 2012 è stata la volta della Biennale di Venezia e di Palazzo Madama a Torino, promuovere importanti passi in questa direzione.</p>
<p align="JUSTIFY">La riduzione del budget previsto ha portato ad un accordo tra il MiBAC e la Biennale di Venezia per la creazione del progetto Vice Versa, la raccolta fondi indirizzata al sostegno e al miglioramento dell’offerta culturale delle attività a supporto del padiglione Italia nr.55 dell’Esposizione Internazionale d’arte della Biennale di Venezia. Le offerte che partivano da una sottoscrizione base di 5€ sino ad un massimo 10.000€ hanno portato alla raccolta complessiva di 100.316€ in 90 giorni. Diversi sono stati gli eventi e le iniziative promozionali cha hanno coinvolto varie città come Roma, Milano, Londra e New York. Ciascun donatore ha ricevuto, in base alla quota versata, una serie di benefit oltre all’occasione unica e irripetibile di intervenire in prima persona a favore dell’arte, che diviene spesso il vero ritorno.</p>
<p align="JUSTIFY">“<i>Acquista con noi un pezzo di storia”</i> è invece il suggestivo slogan scelto da Palazzo Madama a sostegno della propria iniziativa di Crowdfounding per l’acquisto di un servizio di porcellana Meissen del 1730, composto da 43 elementi appartenuto alla famiglia Taparelli d’Azeglio. Il servizio sarebbe dovuto andare all’asta il prossimo maggio da Bonhams a Londra ma la generosità dei donatori ha consentito al museo di ottenere il servizio fuori asta grazie ad un accordo con il proprietario e alla raccolta degli 80.000€ necessari. Anzi, grazie alla generosità dei donatori, la cifra raccolta è stata più alta (89.474.49€) permettendo così la copertura delle spese necessarie al trasporto e all’allestimento. La tutela del patrimonio trascende ogni singolo individuo e proprio questo deve aver spinto i cittadini a riportare “a casa” questo servizio. Cristina Maritano, curatrice delle collezioni di ceramica di Palazzo Madama, ha infatti ritrovato il servizio, integro, a termine di un lungo percorso di ricerca cominciato da una tazzina ritratta per mano dello stesso Massimo d’Azeglio nel “Quadretto di fiori con tazzina del servizio Taparelli” del 1843 e conservato presso la GAM di Torino.</p>
<p align="JUSTIFY">Se il web e i social network divengono fondamentali per coadiuvare, gestire e diffondere il lavoro delle attività di Crowdfounding, ancora più lo sono e lo diventano nello svolgimento delle #INVASIONIDIGITALI, un progetto ideato da Fabrizio Todisco in collaborazione con la<strong>Rete di travel blogger italiani di #iofacciorete</strong><b>, </b><strong>Officina turistica</strong><b>, </b><strong>Instagramers Italia</strong><b> </b>el’<strong>Associazione nazionale piccoli musei. </strong>L’iniziativa, avviatasi da web e svoltasi sul territorio nazionale tra il 20-28 aprile 2013,  ha visto la realizzazione di molteplici ‘invasioni’, piccoli eventi presso musei e luoghi d’arte con un scopo ben definito: diffondere la cultura dell’utilizzo di <strong>internet</strong> e dei <strong>social</strong><strong>media</strong> per la promozione e diffusione del nostro patrimonio culturale. A dimostrazione che il pubblico è pronto a farsi mezzo e carico per promuovere il patrimonio artistico in modo nuovo, aperto, diffuso e soprattutto social.</p>
<p align="JUSTIFY">Perché la crisi la si supera anche così: importando, inventando e cogliendo la sfida a fronte di tagli, soppressioni e quant’altro, si supera facendo buon uso di un mezzo tanto potente quale può essere il web 2.0 ma soprattutto, si supera nella società e nell’essere una società; si supera con pazienza e costanza, facendo rete per raccogliere e ridistribuire risorse finanziarie e media che siano.</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Il sistema politico in cerca dell&#8217;uscita dalla crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Sabbioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 99 - 1 Maggio 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovamento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti &#8211; che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale &#8211; non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/il-sistema-politico-in-cerca-delluscita-dalla-crisi/">Il sistema politico in cerca dell&#8217;uscita dalla crisi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti &#8211; che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale &#8211; non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condotto alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento.&#8221; In questa frase troviamo la lucida e definitiva analisi di Giorgio Napolitano rispetto alla situazione politica manifestatasi in tutta la sua drammaticità nel corso dell’elezione a Camere riunite del Presidente della Repubblica.<br />
La crisi politica è arrivata a una condizione ormai evidenti  a tutti. Come qualcuno ha già avuto modo di dire l&#8217;esito della sesta votazione è stata la soluzione migliore nel momento peggio. Il problema oggi è raccogliere i cocci di un sistema politico che ha visto nell&#8217;esito delle ultime elezioni l&#8217;esempio a dimostrazione di vent&#8217;anni di conflittualità sterile e sorda a qualsiasi richiesta di cambiamento venisse dai cittadini.<br />
La condizione attuale che vede il Parlamento – senza una maggioranza chiara in entrambe le Camere &#8211; frammentato su posizioni difficilmente conciliabili è il prodotto di quella conflittualità che storicamente ha portato le forze di sinistra e di destra a chiudersi all&#8217;interno delle rispettive aree di influenza ingessando le riforme che da vent’anni promettono senza riuscire a portarle a termine. Questo stallo ha fatto nascere negli anni un diffuso malessere che alle ultime elezioni si è tradotto in un ampio consenso per il Movimento cinque stelle. Il movimento di Beppe Grillo, incentrando la sua proposta politica su un conflitto senza quartiere con le altre forze politiche presenti in Parlamento, ha definitivamente ingessato l’attività delle Camere, fino al rischio estremo dello stallo per l’elezione del nuovo Capo dello Stato. La difficile situazione creatasi è stata superata grazie al sacrificio del Presidente uscente ad accettare, in virtù di un ampio consenso, di prorogare la sua permanenza al Colle per un altro mandato.<br />
La rielezione del presidente Napolitano potrebbe consentire alle forze politiche la possibilità, spostando l&#8217;assunzione di responsabilità sull&#8217;inquilino del Quirinale, di trovare una soluzione di intesa senza doverla giustificare al proprio elettorato. Infatti, poiché la proposta politica negli ultimi anni si è sempre incentrata sulla esasperazione degli animi creando una eccessiva conflittualità, sarebbe difficile oggi giustificare ai rispettive elettorati l&#8217;esigenza di un governo di larghe intese capace in breve tempo di dare una guida solida perlomeno per un tempo ragionevole a consentire le riforme economiche ed istituzionale necessarie a far ripartire questo Paese.<br />
Oltre alla critica Napolitano, nel suo discorso di giuramento davanti alle Camere riunite, mette in evidenza anche la soluzione per portare l&#8217;Italia fuori dall&#8217;immobilismo: &#8220;Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana.&#8221;<br />
L&#8217;aspetto più drammatico della situazione creatasi nel corso dell’elezione del Presidente della Repubblica è stato l&#8217;evidenza della incomunicabilità fra tre soggetti politici che rispondono unicamente alle istanze più radicali dei rispettivi elettorati senza tenere per nulla in conto le esigenze e le aspettative del Paese. La dimensione e la complessità della crisi che ormai da cinque anni tiene questo paese in scacco è sotto gli occhi di tutti, ed è inqualificabile una situazione che si protrae ormai da 60 giorni dopo le consultazioni elettorali e che vede l&#8217;incapacità delle forze politiche di arrivare a sintesi nella formazione di un Governo che, tenendo conto del risultato elettorale, sappia far convergere le diverse istanze in un programma di intesa sul quale dar vita ad un esecutivo nella pienezza dei suoi poteri.<br />
In questo scenario l’assunzione di responsabilità da parte del presidente Giorgio Napolitano era tutt&#8217;altro che scontata. In questo Paese, nel qual l&#8217;8 settembre di settant&#8217;anni fa le massime cariche dello Stato lasciarono il popolo allo sbando a seguito dell&#8217;armistizio, senza tenere conto delle reazioni degli ex alleati e lasciando la popolazione in balia degli eventi,  un&#8217;azione come quella di Napolitano, volta a garantire agli occhi delle istituzioni straniere, del mondo intero e del popolo italiano la continuità della massima carica dello Stato e la serietà di questo Paese è un evento di straordinaria importanza. Il tema della contrapposizione fra un servitore dello Stato, come l&#8217;attuale Presidente della Repubblica, e una serie di capipopolo, che vivono di consenso spicciolo e non onorano l&#8217;importante ruolo istituzionale che rappresentano, è il vero tema da affrontare nei prossimi mesi.<br />
Ora viene la parte più difficile, il Governo Letta dovrà svolgere il suo incarico pieno con una personalità capace di portare a sintesi gli interessi e gli egoismi di fazioni politiche incapaci di comunicare tra loro. Sulla base di questo, bisognerà lavorare per dare vita ad un governo politico forte, in grado di mettere in campo quelle riforme di cui il paese ha sempre più bisogno, riforme ormai non più rinviabile. In parallelo a questa parte fondamentale, che rappresenta il funzionamento delle istituzioni, i Partiti tutti dovranno modificare il loro modo di agire, dovranno uscire dal sistema di eccessiva conflittualità per aprirsi all&#8217;elettorato, tutto senza nessun timore, e sulla base di questo dar vita a un percorso di formazione di una classe dirigente nuova, capace di interpretare le esigenze, le aspettative e i bisogni veri della popolazione, capace di costruire su ciò quella proposta politica che porti l&#8217;Italia a tornare ad avere un ruolo di primo piano sul palcoscenico dei Paesi che contano. Bisogna riporta l&#8217;Italia a ricoprire un ruolo importante nello scenario internazionale, riformando gli aspetti che non funzionano, valorizzando le eccellenze di cui è ricca, spingendo verso un sistema di rete fondamentale per unire questo Paese troppo diviso in campanili e ragioni contrapposte. Oltre a ciò, sarà fondamentale dare gli strumenti opportuni alle nuove generazioni, affinché possano affermare l&#8217;interesse loro e della società, impegnandosi a progredire verso una popolazione consapevole in grado di essere da stimolo per una  classe dirigente ora troppo stanca e affaticata, non più in grado di interpretare l&#8217;interesse generale.<br />
Nel ringraziare nuovamente la persona Giorgio Napolitano, che da sessant&#8217;anni, “pietra su pietra”, contribuisce quotidianamente ad alimentare la democrazia in questo Paese e al rafforzamento della stessa, è importante ricordare che, come disse Calamandrei  nel discorso agli studenti dell’Università di Firenze nel  1955, ognuno di noi ha l&#8217;obbligo quotidianamente, secondo le sue possibilità, di fare politica e con essa di contribuire alla formazione di gruppi dirigenti adeguati alle aspettative dell&#8217;Italia.</p>
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		<title>Il compagno Papa Giorgio II</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 07:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 99 - 1 Maggio 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Viva il Parlamento, viva la Repubblica, viva l&#8217;Italia. Con queste parole, semplici e provenienti dal passato, Giorgio Napolitano ha avviato la sua esperienza di Pontefice della Repubblica italiana. Il richiamo al Risorgimento, alla giovinezza del suo ingresso in Parlamento a 28 anni, il richiamo ai valori con cui è possibile condividere una democrazia governante, lo [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/il-compagno-papa-giorgio-ii/">Il compagno Papa Giorgio II</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Viva il Parlamento, viva la Repubblica, viva l&#8217;Italia.</p>
<p>Con queste parole, semplici e provenienti dal passato, Giorgio Napolitano ha avviato la sua esperienza di Pontefice della Repubblica italiana. Il richiamo al Risorgimento, alla giovinezza del suo ingresso in Parlamento a 28 anni, il richiamo ai valori con cui è possibile condividere una democrazia governante, lo schiaffo alla faciloneria della matematica schiacciante dei premi di maggioranza, alle scappatoie dal metodo democratico, al pericolo delle contrapposizioni tra rete, piazza e istituzioni, il prossimo inquilino del Quirinale ha vergato una pagina importante della nostra storia contemporanea.</p>
<p>La musica della Leggenda del Piave, mentre sale i gradini del Milite ignoto, la fatica anche fisica del dover ancora rispondere presente alla chiamata della sua militanza democratica trasforma senza dubbio il corpo ormai gracile in un gigantesco monumento al nostro Paese. Costruito su basi fragili fin dalla sua nascita, rinforzato da una Costituzione fondata sull&#8217;accordo tra i partiti il cui valore viene ribadito come ineludibile anche nel presente contesto europeo, il nostro percorso di unità nazionale sta passando umilmente dalle sue semplici volontà.</p>
<p>Mentre il Parlamento si alza in piedi ad applaudire (se vogliamo anche troppo solerte ad applaudire la sottolineatura ai propri limiti da poter apparire a tratti piuttosto facilone) i ragazzini bizzosi e irrequieti, che a 28 anni ancora non hanno compreso cosa voglia dire essere adulti, tacciono in piedi a braccia conserte, come quando la maestra ci metteva in punizione.</p>
<p>L&#8217;irritualità del saluto con le mani e del sorriso con cui il nostro Papa repubblicano Giorgio II ha voluto accomiatarsi dal consesso dei grandi elettori è quella carezza che Papa Francesco ha individuato come chiave di volta per portare avanti insieme il nostro piccolo mondo.</p>
<p>D&#8217;altra parte, non c&#8217;è modo migliore, per chi da sempre è sprezzantemente detto migliorista, che raccogliere il meglio del Paese e consegnarlo alle nuove generazioni. Un&#8217;altra piccola pietra, 60 anni dopo la prima deposta in Parlamento nel 1953.</p>
<p>Lunga vita, compagno Presidente.</p>
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		<title>Quale crisi nel Partito Democratico</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 07:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Sabbioni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 99 - 1 Maggio 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovamento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il partito che più è uscito malconcio dall&#8217;indegna situazione manifestatasi nel Parlamento nel corso dell&#8217;elezione del Presidente della Repubblica è sicuramente il Partito Democratico. Quello che si è evidenziato in quella sede non è niente di inaspettato, le anime di quel partito sono sempre state eccessivamente conflittuali.  Il conflitto fra due anime profondamente diverse che [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/quale-crisi-nel-partito-democratico/">Quale crisi nel Partito Democratico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il partito che più è uscito malconcio dall&#8217;indegna situazione manifestatasi nel Parlamento nel corso dell&#8217;elezione del Presidente della Repubblica è sicuramente il Partito Democratico.<br />
Quello che si è evidenziato in quella sede non è niente di inaspettato, le anime di quel partito sono sempre state eccessivamente conflittuali.  Il conflitto fra due anime profondamente diverse che negli anni hanno sempre ritardato un confronto serio ed aspro, cercando di fare coesistere come separati in casa aspetti più difficilmente conciliabili, ha portato ad una situazione che, nell’arco di quarantott&#8217;ore, ha reso inqualificabile l&#8217;operato di persone elette non più tardi di due mesi fa, la maggior parte delle quali sono state selezionate dagli elettori stessi a seguito delle primarie indette alla fine dello scorso anno. Le due proposte in campo, tra loro molto diverse, si sono palesate nel corso dei primi scrutini. Infatti, da una posizione di ricerca di un consenso più ampio, che aveva portato alla candidatura del Franco Marini rispetto alla quale si era costruito un dialogo con le altre forze presenti in Parlamento, si è in modo repentino virato verso una posizione di chiusura a qualsiasi dialogo, candidando una personalità importante del PD. Una personalità ritenuta però di rottura da alcune forze politiche e senza che vi fosse alcun accordo con nessuno dei Partiti presenti in Parlamento. Si è arrivati quindi a proporre una personalità riconosciuta per un ruolo importante senza il dovuto ampio consenso, priva di alcuna garanzia rispetto ai numeri occorrenti per poter essere eletta.<br />
L&#8217;epilogo di quella spiacevole situazione ormai è cronaca e il gruppo dirigente del partito si è dimesso. Si aprirà quindi una situazione molto difficile che dovrà portare al salvataggio di quel partito ed a scongiurare qualsiasi spinta alla scissione. Sarà importante costruire un nuovo percorso che dia un senso e una struttura politica forte a una realtà che si è frantumata al primo serio momento di assunzione di responsabilità.<br />
Riprendendo il tema di questo numero de l’Arengo, sentimenti di pazienza e costanza dovranno animare il percorso di rinnovamento di un Partito che ancor oggi rappresenta un terzo del Parlamento. Dalle prime esternazioni di alcuni esponenti importanti, si ha l’impressione che non si sia capita l&#8217;enormità ed il livello di problematica venuta alla luce. Ciò di cui si sta parlando infatti non è un problema di persone ma di metodo e di contenuti. Per troppi anni si è operato per costruire un&#8217;alternativa alle forze di centrodestra che non fossero incentrata sulle proposte per il governo dell’Italia, ma semplicemente si lavorava ad un&#8217;alternativa di principio. Conseguentemente è stata allevata una classe politica in questi vent&#8217;anni, sia sulla scena nazionale sia su quella locale, schiava del consenso, incapace di essere un attore del cambiamento. Oggi queste forze non sono capaci di interpretare le esigenze del Paese, di tutto il Paese, ma si fanno orientare solo dal proprio elettorato, senza confrontarsi con le esigenze dei cittadini, esigenze sulle quali costruire un&#8217;alternativa di governo.<br />
Questa crisi affonda le radici in anni passati, negli anni in cui un giusto moto sui temi della questione morale è stato male interpretato e derubricato a semplice moralismo. Alla luce dei grandi cambiamenti internazionali e sociali intercorsi dagli anni ottanta ad oggi, si sarebbe dovuto rispondere con un adeguato ripensamento del modo di fare Politica e dei contenuti della proposta da sottoporre all’elettorato. Invece si è proseguito nel più semplice percorso di radicalizzazione, di ricerca continua del nemico pubblico sul quale tentare di aggregare un consenso strutturalmente di parte, dimenticandosi che in questo modo, in considerazione dell’orientamento politico di massima dell’elettorato italiano, si sarebbe fatto un piacere al centrodestra.<br />
La traversata nel deserto che porterà a una forza politica moderna ed europea, che prenda le mosse da quella che è l&#8217;esperienza della sinistra in tutti le moderne democrazie, sarà lunga e complessa. Nel contempo bisognerà cercare di sfruttare al meglio il lavoro di Napolitano per evitare una scadenza elettorale a breve che potrebbe mettere in seria difficoltà qualsiasi spinta al rinnovamento, aggravando anzi le tensioni interne.</p>
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		<title>Perchè votare B al referendum del 26 Maggio (e Post Scriptum anche NO a Rodotà)</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 07:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 99 - 1 Maggio 2013]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 33]]></category>
		<category><![CDATA[referendum comunale]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Non è la prima volta che a Bologna si tiene un referendum consultivo, esempio di democrazia diretta, panacea dei mali e catarsi degli spiriti per chi lo propone, fastidioso veicolo di chiarezza per l&#8217;amministrazione chiamata a raccogliere consenso su proposte specifiche e non generiche (a differenza del brillante confronto a cui abbiamo assistito tra la [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/perche-votare-b-al-referendum-del-26-maggio-e-post-scriptum-perche-no-a-rodota/">Perchè votare B al referendum del 26 Maggio (e Post Scriptum anche NO a Rodotà)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non è la prima volta che a Bologna si tiene un referendum consultivo, esempio di democrazia diretta, panacea dei mali e catarsi degli spiriti per chi lo propone, fastidioso veicolo di chiarezza per l&#8217;amministrazione chiamata a raccogliere consenso su proposte specifiche e non generiche (a differenza del brillante confronto a cui abbiamo assistito tra la bersaniana questacquaqua e la grillina perchènoarodota) e luogo di interrogazione amletica per i cittadini ai quali viene posta una domanda tanto semplice quanto giuridicamente inefficace, essendo appunto consultiva.</p>
<p>La sfida vera è tra due siti web: i promotori  contro .</p>
<p>Ecco la domanda: Quale fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia?<br />
a) utilizzarle per le scuole comunali e statali<br />
b) utilizzarle per le scuole paritarie private</p>
<p>I promotori si richiamano all&#8217;art 33, probabilemnte senza averlo letto. Esso è infatti assolutamente compatibile con questo tipo di finanziamenti. Lo si può leggere nei verbali dell&#8217;Assemblea costituente, che non si confanno alla brevità della lettura su Internet ma che trovate in fondo a questo mio breve commento, fondato sulla semplice lettura del testo.</p>
<p>&#8220;Articolo 33</p>
<p>L&#8217;arte e la scienza sono libere e libero ne è l&#8217;insegnamento.</p>
<p>La Repubblica detta le norme generali sull&#8217;istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.</p>
<p>Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.</p>
<p>La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.</p>
<p>E` prescritto un esame di Stato per l&#8217;ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l&#8217;abilitazione all&#8217;esercizio professionale.</p>
<p>Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato. &#8221;</p>
<p>Se Enti e privati sono cosa diverso dallo Stato, capisco bene che un contributo di un ente locale per una scuola convenzionata già esistente non pare affatto un onere a carico dello Stato per l&#8217;istituzione (e non il funzionamento) di una scuola privata. Nello specifico, a fronte di un servizio comunale di scuole materne (ovvero al di fuori dell&#8217;obbligo scolastico) insufficiente per tutti i bambini, a causa delle ristrettezze finanziarie note a tutti i cittadini, il referendum ingaggia una battaglia di principio per togliere i 600 euro di contributo ora erogato a favore di quei genitori che pur pagando le tasse per la scuola di tutti non trovano posto per il proprio bambino alla scuola materna.</p>
<p>Una posizione che caccia lo splendido articolo 33 nell&#8217;angolo delle interpretazioni di parte, ben lontane da quello spirito costituente lungimirante e attento a combinare con intelligenza i vari interessi del Paese. Sembra davvero semplice leggere nell&#8217;italiano della formulazione del comma che &#8216;senza oneri&#8217; è il diritto all&#8217;istituzione, ma nulla vieta la facoltà dello Stato (serenamente allargabile al pubblico non prima menzionato) di sussidiare come e meglio crede.</p>
<p>Una posizione ottusa impedisce una seria riflessione sul valore pubblico di iniziative private, quando esse rispettino regole pubbliche, come invece la previsione di una legge di parità invocata nel comma successivo dell&#8217;articolo 33 suggerisce. Per questo voterò B, con maggiore convinzione rispetto a chi in Giunta preferisce raccogliere firme per chiedere velleitari incrementi di offerta statale sulla scuola materna! Mi pare che proprio in questa ambigua ipocrisia, probabilemente risalente ai peggiori vizi dei partitoni Dc, per il correntismo, e Pci, per la doppiezza, si materializzi qui e ora la crisi del PD. Il PD ha invece le ragioni, le persone, le politiche e tutte le carte in regola per ripartire anche da qui, da una sonora bocciatura dei cittadini di questo modo cialtrone e superficiale di affrontare discussioni così importanti, paventando sfregi costituzionali che nel minacciarli in realtà si compiono, per non regalare al Berlusconismo il nostro bell&#8217;articolo 33 e a Grillo e Rodotà, presidente del Comitato referendarion art 33, le parole d&#8217;ordine del cambiamento che i cittadini chiedono.</p>
<p>Presidente Terracini. È stato presentato dagli onorevoli Corbino,<br />
Marchesi, Preti, Binni, Lozza, Fabbri, Zagari, Pacciardi, Rodinò<br />
Mario, Silipo, Codignola, Bernini, Badini Confalonieri, Cortese,<br />
Perrone Capano e altri il seguente emendamento aggiuntivo a quello<br />
testé approvato: «senza oneri per lo Stato».</p>
<p>Gronchi. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.</p>
<p>Presidente Terracini. Ne ha facoltà.</p>
<p>Gronchi. Non comprendiamo molto questa preoccupazione così bruciante<br />
che hanno i colleghi presentatori dell&#8217;emendamento, perché non<br />
arriviamo a pensare utile, opportuno e necessario che non si crei<br />
alcun obbligo per lo Stato di venire in aiuto ad enti e privati che<br />
intendono istituire scuole e istituti di educazione. Ma fo notare<br />
soprattutto ai colleghi, i quali sentono il valore delle scuole e<br />
degli istituti di educazione come strumenti di elevazione popolare,<br />
che è estremamente inopportuno precludere per via costituzionale allo<br />
Stato ogni possibilità di venire in aiuto ad istituzioni le quali<br />
possono concorrere a finalità di così alta importanza sociale. Vi sono<br />
enti comunali e provinciali che non hanno niente a che fare — badate<br />
bene, onorevoli colleghi — con enti confessionali o religiosi, i quali<br />
hanno per compito o fra i loro primari compiti di istituire opere ed<br />
istituti di educazione; e voi volete costituzionalmente impedire che<br />
lo Stato abbia la facoltà di integrare l&#8217;opera che questi enti possano<br />
compiere a vantaggio della collettività nazionale.</p>
<p>A noi pare che collocare un tale divieto in un testo costituzionale<br />
sia troppo restrittivo e controproducente ai fini stessi della<br />
educazione che noi abbiamo posto come uno dei primi compiti per lo<br />
Stato. Siamo perciò contrari e voteremo in conseguenza.</p>
<p>Presidente Terracini. Si dovrà ora passare alla votazione<br />
dell&#8217;emendamento aggiuntivo testé letto. Avverto che è stato chiesto<br />
l&#8217;appello nominale da parte degli onorevoli Preti, Gullo Rocco, Nasi,<br />
Lozza, Mariani Enrico, Salerno, Villani, Lami Starnuti, Valiani,<br />
Bernini, Faralli, Pertini, Lombardi, Grilli, Malagugini, Lussu,<br />
Ghislandi, Foa, Codignola, Fogagnolo, Bocconi, Veroni, Crispo,<br />
Caporali, Tremelloni e altri.</p>
<p>Bianchi Bianca. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.</p>
<p>Presidente Terracini. Ne ha facoltà.</p>
<p>Bianchi Bianca. A nome del Gruppo parlamentare del Partito socialista<br />
dei lavoratori italiani, dichiaro che per il nostro concetto di<br />
concedere da parte dello Stato piena libertà di insegnamento alle<br />
scuole private, noi aderiamo al primo comma e, nello stesso tempo,<br />
all&#8217;emendamento in aggiunta al primo comma stesso, perché siamo<br />
assolutamente contrari al principio che lo Stato debba dare<br />
sovvenzioni ed aiuti economici e finanziari alle scuole private.</p>
<p>Malagugini. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.</p>
<p>Presidente Terracini. Ne ha facoltà.</p>
<p>Malagugini. L&#8217;aggiunta proposta al comma già approvato non fa che<br />
tradurre in parole e concretare la dichiarazione esplicativa fatta<br />
dall&#8217;onorevole Dossetti alla frase «parità di trattamento scolastico».<br />
Stando così le cose, non comprendiamo la preoccupazione che ha<br />
ispirato l&#8217;intervento dell&#8217;onorevole Gronchi, a nome del Gruppo della<br />
democrazia cristiana. Riconosco che ci sono alcuni particolari<br />
istituti, che sono sovvenzionati dallo Stato e di tale sovvenzione han<br />
bisogno e sono meritevoli; è vero che ci possono essere anche dei<br />
comuni che istituiscano scuole, le quali non sarebbero statali pur non<br />
essendo private. Ma in questi casi la legge potrà opportunamente<br />
rimediare considerandole come istituti parastatali o ricorrendo a<br />
quegli altri accorgimenti che eliminino l&#8217;apparente contraddizione.<br />
(Commenti al centro).</p>
<p>Comunque, anche a prezzo di sacrificare qualcuna di queste<br />
istituzioni, noi teniamo all&#8217;affermazione del principio; e diciamo che<br />
o le parole dell&#8217;onorevole Dossetti rispondevano, come io<br />
personalmente credo, ad un reale convincimento e non vi deve perciò<br />
essere alcun motivo perché la legge non le concreti in una formula,<br />
oppure&#8230; faccio grazia ai colleghi dell&#8217;altro corno del dilemma.<br />
(Approvazioni a sinistra).</p>
<p>Marchesi. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.</p>
<p>Presidente Terracini. Ne ha facoltà.</p>
<p>Marchesi. Dichiaro che il nostro Gruppo voterà l&#8217;emendamento.</p>
<p>Corbino. Chiedo di parlare.</p>
<p>Presidente Terracini. Lei è un firmatario dell&#8217;emendamento; perché<br />
chiede di parlare?</p>
<p>Corbino. Vorrei chiarire brevemente il mio pensiero. Forse, da quello<br />
che avevo in animo di dire, il collega Gronchi avrebbe capito che le<br />
sue preoccupazioni sono infondate. Perché noi non diciamo che lo Stato<br />
non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati; diciamo<br />
solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere<br />
aiuti da parte dello Stato. È una cosa diversa: si tratta della<br />
facoltà di dare o di non dare.</p>
<p>Gronchi. Chiedo di parlare.</p>
<p>Presidente Terracini. Onorevole Gronchi; desidero farle presente che<br />
siamo in sede di dichiarazione di voto, la quale non è evidentemente<br />
una sede per riaprire una discussione polemica. Dica brevemente, ma si<br />
attenga alla dichiarazione di voto.</p>
<p>Gronchi. È vero quello che lei dice, onorevole Presidente; mi inchino<br />
alla sua osservazione, però è utile che chiariamo esattamente la<br />
portata dell&#8217;aggiunta.</p>
<p>Prego i colleghi di credere che non c&#8217;è nessun retropensiero nella<br />
nostra valutazione. (Commenti a sinistra). Il mormorio, se voi credete<br />
dargli valore di commento, è assolutamente fuori di luogo;<br />
specialmente quando queste dichiarazioni vengono da me, che dovreste<br />
conoscere abbastanza bene nel pensiero e negli atteggiamenti.</p>
<p>Io vi faccio osservare che una dizione quale quella che si chiede in<br />
aggiunta al primo articolo potrà essere anche interpretata come vuole<br />
l&#8217;onorevole Corbino, ma può essere anche interpretata in senso assai<br />
più estensivo. Allora vi domando in quali condizioni si troverebbero<br />
tutte le scuole professionali — o quella gran parte di scuole<br />
professionali — che oggi non sono di Stato e pur vivono col concorso<br />
dello Stato. Voglio vedere come e da chi si ritiene ragionevole, per<br />
prevenzione contro queste ombre immaginarie di scuole confessionali<br />
che vanno a mendicare i mezzi della loro sussistenza allo Stato,<br />
sostenere che risponda a fini sociali di generale interesse precludere<br />
allo Stato di adempiere alla sua funzione integratrice verso istituti<br />
ed enti che si propongono, per esempio, l&#8217;istruzione professionale.<br />
(Commenti).</p>
<p>Bruni. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.</p>
<p>Presidente Terracini. Ne ha facoltà. (Commenti al centro).</p>
<p>Anche un deputato isolato ha diritto di fare la sua dichiarazione di<br />
voto, pur se dietro di sé non ha duecento colleghi di Gruppo.</p>
<p>Bruni. Dichiaro di essere contrario all&#8217;emendamento, perché ho<br />
proposto un&#8217;aggiunta all&#8217;articolo 28, con la quale si dichiara che lo<br />
Stato deve provvedere ad un congruo finanziamento delle scuole<br />
private, se vuole difendere il principio della libertà di insegnamento<br />
e della parità di obblighi e di doveri da parte delle scuole private.</p>
<p>Codignola. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.</p>
<p>Presidente Terracini. Ne ha facoltà.</p>
<p>Codignola. Dichiaro che voteremo a favore, chiarendo ai colleghi<br />
democristiani che, con questa aggiunta, non è vero che si venga ad<br />
impedire qualsiasi aiuto dello Stato a scuole professionali: si<br />
stabilisce solo che non esiste un diritto costituzionale a chiedere<br />
tale aiuto. Questo è bene chiarirlo. (Commenti — Interruzioni).</p>
<p>Presidente Terracini. Pongo pertanto, in votazione, per appello<br />
nominale, l&#8217;emendamento aggiuntivo degli onorevoli Corbino, Marchesi<br />
ed altri, di cui do ancora lettura:</p>
<p>«senza oneri per lo Stato».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/perche-votare-b-al-referendum-del-26-maggio-e-post-scriptum-perche-no-a-rodota/">Perchè votare B al referendum del 26 Maggio (e Post Scriptum anche NO a Rodotà)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La pazienza del cittadino consapevole</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 07:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Macri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 99 - 1 Maggio 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[pazienza]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tempi duri per il cittadino consapevole, di buon senso, ecologista e progressista. Oltre a costanza e perseveranza, occorre una pazienza di ferro per sopportare, tollerare quanto accade nella società in cui vive e nella cerchia sociale con cui condivide parte della sua vita. Per la verità è un po’ turbato, inquietato da questo vento di [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2013/05/la-pazienza-del-cittadino-consapevole/">La pazienza del cittadino consapevole</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"><!--  @page { margin: 2cm }  		P { margin-bottom: 0.21cm }  --></style>
<p align="JUSTIFY">Tempi duri per il cittadino consapevole, di buon senso, ecologista e progressista. Oltre a costanza e perseveranza, occorre una pazienza di ferro per sopportare, tollerare quanto accade nella società in cui vive e nella cerchia sociale con cui condivide parte della sua vita. Per la verità è un po’ turbato, inquietato da questo vento di cambiamento che lo avevo un po’ illuso. Davvero determinati valori stanno cominciando a farsi largo nel mare d’individualismo sfrenato ed egoismo senza fine che caratterizza, in particolare, il nostro Paese?</p>
<p align="JUSTIFY">No, «ci vuole una gran pazienza», come fino a qualche tempo fa c’era scritto sullo <i>screen saver </i>del computer di una nota copisteria in zona universitaria, a Bologna. «Pazienza», dalla straordinaria definizione Treccani: «Disposizione d’animo, abituale o attuale, congenita al proprio carattere o effetto di volontà e di autocontrollo, ad accettare e sopportare con tranquillità, moderazione, rassegnazione, senza reagire violentemente, il dolore, il male, i disagi, le molestie altrui, le contrarietà della vita in genere». Veramente una virtù preziosa, fondamentale, da coltivare con minuziosa accuratezza.</p>
<p align="JUSTIFY">Perché, a questo cittadino, occorre una gran pazienza per sopportare Angelino Alfano ministro degli interni e vice-premier del governo del piddino Letta. E per ascoltare, nella dichiarazione di voto di Speranza, capogruppo Partito democratico alla Camera, citazioni di Don Milani e Aldo Moro, come un democristiano qualsiasi. Sentirlo parlare di sviluppo sostenibile e appoggiare la tav in Val di Susa. Per assistere al suicidio della sinistra. Per non incazzarsi di fronte alla molesta rassegnazione di chi dice continuamente, senza sosta, «i politici sono tutti uguali» e «vanno tutti al potere solo per mangiare». Peraltro, senza avere l’abitudine di leggere, informarsi.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma la pazienza, ancor di più, è necessario coltivarla nella quotidianità. Per non disperarsi di fronte alla marea di rifiuti che invade le strade del meridione, i cassonetti stracolmi sottocasa, cartacce e plastiche ovunque. Per non scoraggiarsi di fronte al mare già sporco, alle montagne violentate da decine di parchi eolici (alcuni sotto sequestro), ai fiumi inquinati. Per mantenere l’autocontrollo al cospetto di comportamenti incivili immediatamente davanti agli occhi o agli autotreni che trasportano solamente legname e spazzatura. Per soprassedere agli spari dei cacciatori. Per guardare sgomenti, in televisione, l’inferno dell’Ilva di Taranto. Per superare l’indifferenza dei più che non nutrono nessuna gratitudine e rispetto per Madre Terra.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ indispensabile avere pazienza nel constatare che la maggior parte dei posti di lavoro pubblici sono occupati da persone meno competenti di te. Il cittadino in questione, protagonista di questo formidabile esame zen chiamato vita, è informato e cosciente, ha delle idee, a volte bizzarre a volte illuminanti. Beh, talvolta rischia di cadere nell’utopia. Ma, senza la conclamata virtù, potrebbe svilirsi di fronte allo spessore degli amministratori che governano il suo territorio. Del resto, è rimasto di sasso notando la sfrenata competizione fra individui in tanti settori. Un tempo, il nostro eroe, era un europeista convinto. Ora, con grande pazienza, ascolta associare la parola «Europa» solo alla parola «mercati».</p>
<p align="JUSTIFY">Per non parlare della generale mancanza di senso civico e della sofferenza di un miliardo di persone, evitando di sbandare nel banale, sperando di non averlo già fatto. Si guarda attorno, resta basito principalmente per l’egoismo inculcato dalla società del consumo: egoismo verso gli altri uomini e verso gli altri animali e alberi e tutti gli esseri viventi. Riflettendo: non si doveva essere tutti San Francesco, ma se ciascuno avesse apportato un pizzico di valori sani e di onestà alla società, si vivrebbe in un altro mondo.</p>
<p align="JUSTIFY">Il cittadino consapevole si sveglia bruscamente da questi suoi pensieri. Si, effettivamente ci vuole una gran pazienza anche e soprattutto per sopportare se stessi. E, saggiamente, torna a guardare dentro di sé comprendendo come sia lui il primo responsabile di tutto ciò che lo circonda.</p>
<p align="JUSTIFY">A chi scrive, vengono ora in mente i versi di Fabrizio De Andrè: «Certo bisogna farne di strada / da una ginnastica d&#8217;obbedienza / fino ad un gesto molto più umano / che ti dia il senso della violenza / però bisogna farne altrettanta / per diventare così coglioni / da non riuscire più a capire / che non ci sono poteri buoni / da non riuscire più a capire / che non ci sono poteri buoni… » (“Nella mia ora di libertà”, da “Storia di un impiegato”).</p>
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