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	<title>L&#039;Arengo del Viaggiatore &#187; Tempo e spazio liberi</title>
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	<description>Rivista di libero pensiero</description>
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		<title>Musée de l&#8217;Armée a Parigi</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2025 15:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 174 - Archivio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>
		<category><![CDATA[esercito]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[parigi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; Dopo alcuni viaggi nei dintorni, questa volta l’Arengo del viaggiatore prende l’aeroplano e vola a Parigi, con gli stessi amici con i quali era stato nel lontano 1972 con il camper per il loro viaggio di nozze, con lo scopo di respirare un po’ di aria parigina, concretizzatosi con 78.000 passi in tre giorni [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2025/05/musee-de-larmee-a-parigi/">Musée de l&#8217;Armée a Parigi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
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<p>Dopo alcuni viaggi nei dintorni, questa volta l’Arengo del viaggiatore prende l’aeroplano e vola a Parigi, con gli stessi amici con i quali era stato nel lontano 1972 con il camper per il loro viaggio di nozze, con lo scopo di respirare un po’ di aria parigina, concretizzatosi con 78.000 passi in tre giorni e mezzo a zonzo per i boulevard.</p>
<p>In quel tempo il mio amico non aveva potuto visitare questo museo e quindi ha colto questa occasione per farlo e io l’ho accompagnato, mentre le mogli hanno fatto una scelta diversa.</p>
<p>Il Museo dell&#8217;Esercito di Parigi, situato all&#8217;interno dell&#8217;Hôtel des Invalides, è uno dei più grandi e prestigiosi musei militari al mondo. Le collezioni da noi visitate comprendono:</p>
<p>- Arte e storia militare: il museo ospita una vasta collezione di armi, armature, uniformi, bandiere e oggetti d&#8217;arte legati alla storia militare francese ed europea.</p>
<p>- Periodi storici: le collezioni coprono un arco temporale che va dal Medioevo ai giorni nostri, con opere rappresentative di diverse epoche, come la Rivoluzione francese, l&#8217;Impero napoleonico e le due guerre mondiali.</p>
<p>Il Museo dell&#8217;Esercito di Parigi è un luogo unico e affascinante per gli appassionati (come è il mio amico) di storia militare, arte e cultura, è situato all&#8217;interno dell&#8217;Hôtel des Invalides, un complesso architettonico del XVII secolo che ospita anche l&#8217;ospedale militare e la chiesa di Saint-Louis-des-Invalides. La tomba di Napoleone già era stata visitata nel primo viaggio.</p>
<p>Le collezioni sono esposte in modo curato e dettagliato, con didascalie e pannelli esplicativi che aiutano a comprendere la storia e il significato degli oggetti esposti. Personalmente ho molto apprezzato la sfilata di uniformi di ogni genere, il mio amico anche i dettagli delle diverse alabarde.</p>
<p>Nei nostri programmi ci sarebbe stata anche la visita di Nộtre Dame, per vedere il risultato del restauro, ma la coda che si snoda in tutta la piazza ci ha scoraggiato. In generale ovunque c’erano code più o meno lunghe, nonostante fossero giorni infrasettimanali di maggio.</p>
<p>Singolare inoltre vedere l’”habemus papam” sul telefono in una gelateria in un sottopassaggio!</p>
<p>Ci siamo concessi un viaggio in battello sulla Senna, che però non ha avuto lo stesso fascino della prima volta, forse perché allora eravamo giovani entusiasti con una vita davanti.</p>
<p>Ulteriori informazioni si trovano nel sito:    <a href="https://www.musee-armee.fr/">https://www.musee-armee.fr/</a></p>
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		<title>Viareggio e il Carnevale&#8230; tutto l&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Dec 2023 14:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iacopo Sequi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 172 - Archivio 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>
		<category><![CDATA[carnevale]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Viareggio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sono sei all’anno i corsi mascherati, le celeberrime sfilate dei giganteschi carri allegorici sull’elegante lungomare: nel 2024, in una centocinquantunesima edizione che si preannuncia scoppiettante, si terranno fra il 3 e il 24 febbraio. E poi ci sono i rioni, le accese feste serali che infiammano alcuni quartieri della città di colorati bagordi e sonore [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2023/12/viareggio-e-il-carnevale-tutto-lanno/">Viareggio e il Carnevale&#8230; tutto l&#8217;anno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana, geneva">Sono sei all’anno i corsi mascherati, le celeberrime sfilate dei giganteschi carri allegorici sull’elegante lungomare: nel 2024, in una centocinquantunesima edizione che si preannuncia scoppiettante, si terranno fra il 3 e il 24 febbraio. E poi ci sono i rioni, le accese feste serali che infiammano alcuni quartieri della città di colorati bagordi e sonore bisbocce. Ma a differenza di tutte le altre manifestazioni del mondo questo Carnevale, che tra gennaio e marzo porta in strada più di mezzo milione di spettatori, è fruibile tutto l’anno.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva">Per questo vi portiamo in visita virtuale, e vi suggeriamo una visita reale, alla</span><span style="font-family: verdana, geneva"> Cittadella del Carnevale. Arrivandovi si ha l’immediata percezione di accedere a una moderna arena: e in effetti d’estate viene usata come tale, offrendosi a spettacoli e concerti. L’ampio spazio ellittico intorno al quale affacciano i capannoni dei carri allegorici e delle mascherate, dove gli artigiani della carta a calco costruiscono le grandi macchine per le sfilate, dà l’idea di un abbraccio. E tale è nel significato, se è vero che questa struttura non è accessibile solo alle scolaresche di zona ma a tutti noi, quando vogliamo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva">Qualche giorno avanti il Martedì Grasso del 1873 comparvero in città manifestini che fecero riunire la gente nella centralissima Via Regia (da cui deriva peraltro il nome della città), e così cominciò a prender forma il Carnevale come lo intendiamo oggi: prima di allora le maschere erano appannaggio di teatri e feste private. L’evento crebbe velocemente e già sul finire del secolo le carrozze addobbate a festa si trasformarono in maestosi carri con figure modellate da artigiani e rette da enormi strutture di legno costruite dai carpentieri navali della Darsena viareggina.</span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva">Arriviamo agli anni del Liberty. È del 1923 il Pierrot che sbatte le palpebre, rivoluzione del primo movimento; risale invece al 1930, frutto dell’estro del locale artista futurista Uberto Bonetti, la figura di Burlamacco, maschera ufficiale del Carnevale che prende il nome dal canale che collega il Lago di Massaciuccoli al mare (Burlamacca, per l’appunto). È vestito di rosso, bianco e nero, il più caldo e intenso colore primario accanto al più luminoso e al più scuro colore acromatico: il contrasto ben rappresenta il crogiolo di animi e di personalità dei viareggini nello spirito del Carnevale.</span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva">Il museo della Cittadella ben vi illustrerà le tappe della storia della manifestazione, mostrando i modellini dei carri che hanno segnato edizioni particolari e manifesti particolarmente significativi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva">I manifesti pubblicitari si ripetono in grande sui ciclopici portoni degli hangar dove prende forma la maestria degli artigiani; e proprio accanto a loro si svolgono le attività didattiche e i laboratori di cartapesta a cui ci si può iscrivere tutto l’anno per trasformare un’esperienza già di per sé insolita in una giornata davvero speciale per tutta la famiglia.</span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva">Né vorrete mancare di far tappa all’Espace Gilbert, recentemente allestito nell’Hangar 16. Visitabile in compagnia delle guide della Cittadella, questo colossale capannone abbraccia in un’esposizione delle grandi figure allegoriche che hanno sfilato al Carnevale. Al centro, la ballerina che – alta tredici metri – campeggiava sul carro vincitore dell’edizione 2004, un progetto rivoluzionario per la tecnica costruttiva. L’unica che ritroverete l’anno venturo: già, perché l’Espace Gilbert cambia ogni anno, e ogni anno vi permette di ammirare dal vero i protagonisti delle sfilate. Un’installazione in continua evoluzione, nel segno che a Viareggio<span style="font-family: verdana, geneva"> il Carnevale cambia sempre ma non finisce mai.</span></span></p>
<p><a href="https://viareggio.ilcarnevale.com/" rel="nofollow"><span style="font-family: verdana, geneva">https://viareggio.<span style="font-family: verdana, geneva">ilcarnevale.com/</span></span></p>
<p></a></p>
<p><em><span style="font-family: verdana, geneva">(31 dicembre 2023)</span></em></p>
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		<title>Il protocamperista ritorna a Parma</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2023 16:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 172 - Archivio 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>
		<category><![CDATA[camper]]></category>
		<category><![CDATA[fiera]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; L’anno passato al ritorno dalla visita del salone del camper scrissi un articolo nel quale ho ripercorso la mia esperienza col camper da quando lo ideai negli anni cinquanta. Da questa si deduce che l’appuntamento col Salone è un dovere annuale al quale ho adempiuto anche quest’anno con mio figlio. Per ragioni di [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2023/09/il-protocamperista-ritorna-a-parma/">Il protocamperista ritorna a Parma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’anno passato al ritorno dalla visita del salone del camper scrissi un articolo nel quale ho ripercorso la mia esperienza col camper da quando lo ideai negli anni cinquanta.</p>
<p>Da questa si deduce che l’appuntamento col Salone è un dovere annuale al quale ho adempiuto anche quest’anno con mio figlio.</p>
<p>Per ragioni di impegni la visita è slittata all’ultimo giorno utile e quindi si è svolta tra una folla di ogni genere, molti bimbi e anche numerosi cani, però nessun mezzo prevedeva una cuccia per loro, chissà forse l’anno prossimo.</p>
<p>La novità per me più notevole è la lunghezza : se l’anno scorso segnalavo un veicolo corto (meno di cinque metri) faticosamente scovato in mezzo a colossi e quelli di 5,40 erano rari come mosche bianche, quest’anno quasi tutti gli stand partivano da un 5,40! Finalmente i costruttori si sono resi conto che il camper è bello anche perché deve potersi infilare dappertutto, come abbiamo fatto noi col nostro glorioso Noè di 5 metri.</p>
<p>Come sempre con i suoi 100.000 metri quadrati sviluppati su 5 padiglioni espositivi, il Salone del Camper è la più importante fiera italiana del caravanning (seconda in Europa dopo Dusseldorf nel quale andammo qualche anno fa, con resoconto sull’Arengo) organizzata da Fiere di Parma in collaborazione con APC, Associazione Produttori Camper.</p>
<p>Come sempre oltre all’area Camper e Caravan con una coinvolgente esposizione di veicoli ricreazionali dei più importanti brand di settore, il Salone è completato da altre 3 complementari sezioni dell’evento: Accessori per il campeggio, Percorsi e Mete riservata all’offerta turistica dove scoprire nuove destinazioni con una ricercata proposta di guide e proposte editoriali e l’Area Shopping dedicata all’acquisto di prodotti per spazi ridotti e da iniziative per intrattenere i bambini e i cani.</p>
<p>Non è questa la sede per illustrare tutte le novità esposte, segnalo solo tre curiosità per me interessanti: il camper adatto a una persona su una sedia a rotelle, con ampia porta di ingresso e pedana per il sollevamento, il camper uso ufficio per poter detrarre l’IVA e metterlo nel libro ammortamenti e alcune caravan per fuori strada!</p>
<p>Queste hanno destato il nostro stupore : se un camper per quell’uso ha ovviamente un senso per chi voglia andare in luoghi impervi (anche se mi domando come si possa fare con le dimensioni usualmente imponenti) una caravan non è facile da manovrare nemmeno su comode strade ordinarie e quindi rimane un mistero come si faccia a utilizzare fuori strada!</p>
<p>La visita si è conclusa con un singolare panino contenente cotechino per onorare anche la cucina della regione che ospita il Salone.</p>
<p>Concludo dando appuntamento all’anno prossimo!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una gita fuori porta: il Castello di Torrechiara</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2022 05:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 171 - Autunno 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>
		<category><![CDATA[castello]]></category>
		<category><![CDATA[emilia-romagna]]></category>
		<category><![CDATA[gita]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; Avete amici che abitano a Milano? Potete proporre loro di trovarvi insieme al Castello di Torrechiara, non è proprio a metà strada, ma si fa bene. L’Arengo del viaggiatore spesso ospita relazioni su viaggi lontani, qui invece si suggerisce una gita fuori porta, poco faticosa, ma molto suggestiva. Venendo da Bologna sconsiglio di seguire [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2022/10/una-gita-fuori-porta-il-castello-di-torrechiara/">Una gita fuori porta: il Castello di Torrechiara</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Avete amici che abitano a Milano? Potete proporre loro di trovarvi insieme al Castello di Torrechiara, non è proprio a metà strada, ma si fa bene.</p>
<p>L’Arengo del viaggiatore spesso ospita relazioni su viaggi lontani, qui invece si suggerisce una gita fuori porta, poco faticosa, ma molto suggestiva.</p>
<p>Venendo da Bologna sconsiglio di seguire il navigatore : fa uscire a Campegine e costringe a un lungo giro su strade statali, meglio a mio avviso usare il casello di Parma come abbiamo fatto al ritorno.</p>
<p>Il castello di Torrechiara, composto dal maniero e dall&#8217;antico borgo alto, è costruito su una piattaforma murata posta al sommo di un colle terrazzato (a m.278 s.l.m.): i  lati orientale e  meridionale  della piattaforma sono stati costruiti artificialmente, come rivelano i numerosi locali sotterranei ricavati all&#8217;interno dei bastioni delimitati dal primo giro di mura, oggi visitabili, dopo un attento lavoro di recupero, conclusosi nel 2006.</p>
<p>Il castello è delimitato da un doppio fossato con ponti levatoi e, pur soggetto a vari ingrandimenti e restauri, conserva la sua mole di epoca tardomedievale, con quattro torri angolari a forma quadrata : a nord il mastio, detto  torre del leone, stemma nobiliare dei Rossi, di altezza doppia  rispetto agli altri; a nord est di S.Nicomede, sopra l&#8217;omonimo Oratorio; ad ovest del Giglio; ad est della Camera d&#8217;oro (l’ambiente più suggestivo). Le torri sono collegate da una doppia cortina muraria a merlature ghibelline, che definiscono un cortile rettangolare, detto Cortile d&#8217;onore (lato lungo m.26,55). Il cortile ha un lato porticato con volte a crociera e colonne in laterizio, nel primo ordine, e arenaria nel secondo, con soprastante loggiato. Vi si accede attraverso un lungo passaggio coperto. Verso la fine del XVI secolo furono sul fronte orientali innestati, sulle torri angolari della seconda cinta , due corpi di fabbrica con soprastanti terrazze coperte, creando un belvedere che domina su un amplissimo panorama.</p>
<p>Non è questa la sede per elencare tutte le stanze dipinte magistralmente dal Baglione, però alla fine della visita gli occhi saranno molto soddisfatti di quello che avranno visto sia all’interno, sia dai loggiati dove si gode, come già detto sopra, di un magnifico panorama.</p>
<p>Segnalo come curiosità un gabinetto incontrato casualmente in un passaggio: raramente si vedono in occasioni del genere.</p>
<p>Dopo la visita ai piedi del Castello il Borgo offre cibo moderno fra case medioevali e quindi si riparte e prima di cena si è a casa sia se partiti da Milano, sia se partiti da Bologna!</p>
<p>Per saperne di più : <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.musei.emiliaromagna.beniculturali.it/musei/castello-di-torrechiara">https://www.musei.emiliaromagna.beniculturali.it/musei/castello-di-torrechiara</a></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<style type="text/css"><!--  p { color: #000000; line-height: 115%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0.25cm; direction: ltr; background: transparent }p.western { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt; so-language: it-IT }p.cjk { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt }p.ctl { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt; so-language: ar-SA }a:link { color: #0000ff; text-decoration: underline }  --></style>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2022/10/una-gita-fuori-porta-il-castello-di-torrechiara/">Una gita fuori porta: il Castello di Torrechiara</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il MEI Museo dell’emigrazione di Genova</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2022 05:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 171 - Autunno 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>
		<category><![CDATA[emigrati]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; La vita casualmente dal 1991, quando fui proposto come rappresentante dell’Ateneo nella Consulta regionale, mi ha portato a frequentare il mondo dell’emigrazione, in particolare dall’Emilia Romagna. Essendo a Savona (mia città natale, anche io sono un emigrato da 55 anni, e per questo molto sensibile a questi sentimenti) mi sono recato a visitare il [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2022/10/il-mei-museo-dellemigrazione-di-genova/">Il MEI Museo dell’emigrazione di Genova</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p align="justify">La vita casualmente dal 1991, quando fui proposto come rappresentante dell’Ateneo nella Consulta regionale, mi ha portato a frequentare il mondo dell’emigrazione, in particolare dall’Emilia Romagna.</p>
<p align="justify">Essendo a Savona (mia città natale, anche io sono un emigrato da 55 anni, e per questo molto sensibile a questi sentimenti) mi sono recato a visitare il MEI nella Commenda di Prè, subito di fronte alla Stazione FS Principe, inaugurato da pochi mesi.</p>
<p align="justify">Mi aspettavo di trovare traslocati qui i materiali presenti nel non lontano Galata Museo del Mare, che ospita la sezione sui viaggi transoceanici &#8220;Memoria e Migrazioni&#8221; e la sezione sull’immigrazione, &#8220;Italiano anch’io&#8221;; invece si tratta di una realizzazione tutta nuova e virtuale, praticamente senza oggetti, ma solo apparati televisivi, che si sviluppa su 3 piani divisi in 16 aree dove si può ripercorrere le molteplici storie delle migrazioni italiane, dall’Unità d’Italia (e ancora prima) alla contemporaneità. Genova è una città fortemente legata all’emigrazione: da qui, sono partiti milioni di italiani diretti alle Americhe, all’Africa, all’Asia e all’Australia. Qui, da tutta Italia, sono arrivati uomini e donne che lasciavano tutto – lavoro, casa, affetti – per giocarsi un viaggio senza ritorno. Le storie di vite dei migranti sono narrate attraverso fonti di prima mano, come le autobiografie, i diari, le lettere, le fotografie e attraverso i giornali.</p>
<p align="justify">Un museo avvincente e empatico, multimediale e interattivo, dove “fare esperienza”; l’ultima frontiera dell’innovazione nei musei. Vedere, ascoltare, imparare e mettersi alla prova, negli allestimenti scenografici di uno degli edifici medievali più antichi della città, che in origine dava ospitalità ai pellegrini.</p>
<p align="justify">L’Istituto “Fernando Santi” Emilia Romagna APS, del quale sono segretario, ha realizzato venti filmati che raccolgono testimonianze di emigrati o loro discendenti, cofinanziato dalla Consulta, che troveranno ospitalità nel Museo. Ora si possono trovare nel sito del Migrer, segnalo in particolare quella della figlia di un emigrato in Belgio da Monghidoro che oggi è Sindaco del suo paese Rebecq! Qual migliore esempio di integrazione?</p>
<p align="justify">All’allestimento di questo museo ha contribuito anche lo staff della Consulta degli Emiliano-romagnoli nel mondo che cura il museo virtuale MIGRER, che contiene una copiosa documentazione concentrata però sulla nostra regione. Mi ha quindi colpito vedere persone che conosco citate in pannelli: anche loro sono diventate pezzi da museo…</p>
<p align="justify">Ulteriori informazioni si trovano:</p>
<p align="justify"><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.museidigenova.it/it/mei-museo-dellemigrazione-italiana">https://www.museidigenova.it/it/mei-museo-dellemigrazione-italiana</a></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<style type="text/css"><!--  p { color: #000000; line-height: 115%; orphans: 2; widows: 2; margin-bottom: 0.25cm; direction: ltr; background: transparent }p.western { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt; so-language: it-IT }p.cjk { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt }p.ctl { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt; so-language: ar-SA }a:link { color: #0000ff; text-decoration: underline }  --></style>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2022/10/il-mei-museo-dellemigrazione-di-genova/">Il MEI Museo dell’emigrazione di Genova</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Salone del Camper di Parma visitato da un protocamperista</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2022 07:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 171 - Autunno 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>
		<category><![CDATA[camper]]></category>
		<category><![CDATA[fiera]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; Negli anni cinquanta davanti all’osteria di Stella San Martino (frazione del paese natale di Sandro Pertini) dove andavo in campagna, c’era un Romeo con gli sportelli aperti e quasi vuoto. All’ostessa che mi era vicino dissi: quando sarò grande me lo comprerò, ci metterò due letti, un fornello e ci girerò il mondo. In [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2022/09/salone-del-camper-di-parma-visitato-da-un-protocamperista/">Salone del Camper di Parma visitato da un protocamperista</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p align="justify">Negli anni cinquanta davanti all’osteria di Stella San Martino (frazione del paese natale di Sandro Pertini) dove andavo in campagna, c’era un Romeo con gli sportelli aperti e quasi vuoto. All’ostessa che mi era vicino dissi: quando sarò grande me lo comprerò, ci metterò due letti, un fornello e ci girerò il mondo. In realtà ci volevo mettere anche una toilette ma non sapevo come fare… Non posso dire che questa dichiarazione di un bimbo di meno di dieci anni sia stata presa molto sul serio, neppure da mio padre al quale mi capitò di ripeterla.</p>
<p align="justify">Nel 1962 al Salone nautico di Genova vidi un mezzo inglese della Commer, aveva i letti e la cucina, ma non aveva la toilette e quindi non rispondeva ai miei criteri. L’anno successivo l’ARCA mise una roulotte (si chiamava così) incastrata su un furgone Fiat 1100 T, completa per le mie esigenze ma senza passaggio con la cabina. Nel 1967 al Salone di Torino si materializzò davanti a me e alla mia fidanzata l’Arca Noè 350 su Fiat 238 con tutte le caratteristiche che desideravo (nel frattempo i posti ipotizzati erano cresciuti a quattro letti, armadio e tutti i co<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">m</span></span></span>fort, c’era perfino la doccia calda) il tutto contenuto in cinque metri di lunghezza, comodo nei parcheggi e nelle tariffe dei traghetti, spesso molto maggiori per i mezzi di lunghezza superiore.</p>
<p align="justify">Per quattro anni lo inseguimmo e infine nel 1971 impiegammo metà dei fondi dati dalle nostre madri per il matrimonio nel suo acquisto. In quell’anno le autoroulotte (mezzi speciali ad uso abitazione dicitura ufficiale) immatricolate in Italia furono una quarantina! Quando ci si incontrava per strada ci si fermava a salutarsi, poi ci si limitò a un saluto col cla<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">cs</span></span></span>on, poi solo se della stessa marca, infine solo se dello stesso modello… Le strade ormai erano invase prima dalle autocaravan (dal francese all’inglese) e infine dai camper, divisi in categorie.</p>
<p align="justify">Per più di quaranta anni ci abbiamo girato l’Europa, ficcando il naso dappertutto, poi, ancora in buone condizioni, lo abbiamo restituito all’ARCA che lo usi come testimonial della sua storia, e ci hanno raccontato che è stato accolto a Pomezia dagli operai che lo avevano costruito.</p>
<p align="justify">Il mio amore per questo modo di viaggiare nasce quindi quando era assolutamente inimmaginabile lo sviluppo che avrebbe avuto e i pochissimi modelli esistenti occupavano un angolo dei saloni dedicati alle automobili.</p>
<p align="justify">Oggi invece sono oggetto di manifestazioni dedicate solo a loro, e in particolare in Italia il Salone di Parma, inaugurato il 10 settembre alla presenza del Ministro del Turismo Massimo Garavaglia. Qui si trovano oltre 300 espositori, 15 Paesi rappresentati, 5 padiglioni, 41 brand di produttori, 4 aree tematiche, circa 100.000 mq. occupati. Molte sono le novità, sia per camper che caravan e gli obiettivi delle case produttrici: veicoli sempre più versatili, tecnologia avanzata, connettività, servizi e prestazioni.</p>
<p align="justify">Le quattro aree tematiche ospitano le novità: <i>Caravan e Camper</i>, dove sono presenti le più importanti aziende italiane ed europee del settore, che espongono anche tende eleganti; <i>Accessori</i> per i veicoli e complementi utili a rendere ancora più confortevole la vacanza itinerante, come carrelli tenda e strumentistica; <i>Shopping</i>, con prodotti per la vita all’aria aperta e per i piccoli spazi; <i>Percorsi e mete</i>, sezione di promozione turistica per conoscere luoghi e destinazioni ideali per il turismo in libertà. Ogni dettaglio si trova su <span style="text-decoration: underline;">www.salonedelcamper.it</span></p>
<p align="justify">Ogni anno (siamo alla tredicesima edizione) i mezzi sono sempre più grandiosi: quest’anno uno ospita nel suo gavone perfino una Smart!</p>
<p align="justify">Ma per la prima volta un mezzo completo è meno di cinque metri: si tratta del City 1 D496 della ALLCAR (<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.allcar.it/">www.allcar.it</a></span></span>) di Torino, con comoda toilette, due letti matrimoniali e tutti gli accessori necessari in un mezzo poco più grande dei SUV di oggi che offrono solo posti a sedere, e per ogni altra esigenza di vita bisogna mendicare ospitalità in hotel e ristoranti</p>
<p align="justify">Al termine della visita un simpatico incontro: i tavolini della zona street food erano tutti occupati, quindi mio figlio (che ora ha un nuovo camper), mentre io ero in coda per il cibo, ha condiviso un posto con una coppia con un bimbo piccino piccino di soli 25 giorni, che ha dormito placidamente tutto il tempo. Ci siamo scambiati esperienze di viaggi e alla fine ho augurato loro di tornare fra 42 anni al Salone guidati dal loro figlio come ho fatto io!</p>
<style type="text/css"><!--  p { margin-bottom: 0.25cm; direction: ltr; color: #000000; line-height: 115%; orphans: 2; widows: 2; background: transparent }p.western { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt; so-language: it-IT }p.cjk { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt }p.ctl { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt; so-language: ar-SA }a:link { color: #0000ff; text-decoration: underline }  --></style>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I leggenti</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2022 06:15:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Iacopo Sequi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 170 – Primavera 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>
		<category><![CDATA[autobus]]></category>
		<category><![CDATA[incontro]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Un uomo sulla trentina castano con gli occhi chiari alto circa un metro e settantacinque vestito con un paltò blu scuro su un paio di jeans e scarpe marroni sale su un autobus a Roma. C’è un sacco di gente sull’autobus. Soprattutto c’è una donna sulla trentina mora con gli occhi chiari alta circa un [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2022/08/i-leggenti/">I leggenti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium"> Un uomo sulla trentina castano con gli occhi chiari alto circa un metro e settantacinque vestito con un paltò blu scuro su un paio di jeans e scarpe marroni sale su un autobus a Roma. C’è un sacco di gente sull’autobus. Soprattutto c’è una donna sulla trentina mora con gli occhi chiari alta circa un metro e settanta vestita con una giacchetta bordeaux e una sciarpa blu su pantaloni scuri e scarpe marroni che è seduta e sta leggendo “La bella estate” di Pavese.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium"> L’unico posto libero in piedi per abbracciare un sostegno col braccio, puntare il piede sinistro e incrociare il destro è davanti alla donna sulla trentina eccetera che anche se lui non lo sa si chiama Ginia. L’uomo sulla trentina eccetera che anche se lei non lo sa si chiama Ángel si appoggia proprio lì, tira fuori “Il ballo della Vittoria” di Skármeta e si mette a leggere.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium">Alla fermata successiva Ginia alza lo sguardo verso il finestrino per rendersi conto di a che punto sia la sua corsa, e con la coda dell’occhio nota la figura di Ángel che tiene il libro appoggiato sul palmo della mano sinistra e sposta inutilmente la destra sulle righe non lette fino a darle un senso facendole girare pagina. Ginia è incuriosita dal volume e le viene voglia di sapere che cosa stia leggendo Ángel. È un tratto tipico comune a molti lettori: la smania di sapere quale libro stia leggendo l’altro. Innanzitutto per immaginare quanti libri in più e più belli si sono già letti, oppure per poter pensare ma guarda che roba, questo qua legge questo libro meraviglioso solo ora. Una volta a Ginia le era successo al mare che c’era una signora che leggeva “La formica argentina” di Calvino e si chiedeva ma come fa a esserci arrivata solo ora, anche se Ginia mancava di sapere che quella signora era una che leggeva il doppio di lei e “La formica argentina” è un libro che questa povera signora se lo leggeva almeno un paio di volte all’anno. Oppure un’altra volta c’era un signore vecchissimo che leggeva “Grandi speranze” di Dickens e Ginia pensò, solo a quest’età è arrivato a leggerlo, ed effettivamente era la prima volta che lo leggeva in novantasei anni di vita, però intanto lo stava leggendo, e Ginia non aveva mai letto neanche la quarta di copertina di “Grandi speranze” di Dickens.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium">Insomma Ginia appoggia “La bella estate” sulla coscia tenendo il segno con un dito, e si sporge in basso per cercare di vedere che libro stia leggendo Ángel. Lui se ne accorge perché in realtà la stava guardando da quando si stava aprendo la porta dell’autobus, attraverso il vetro, prima ancora di salire. Sposta la mano sinistra e impugna il libro altrimenti, tirandolo un poco in su ma facendo finta di niente. Ci sarebbe riuscito anche benino se non avesse deciso di farlo schiarendosi la voce, cosa che se non si ha la tosse si fa tipicamente quando si è in difficoltà o si sta provando a fare finta di niente. Ginia vede la copertina. <em>Dall’autore del Postino di Neruda. Antonio Skármeta. “Il ballo della Vittoria”. Un romanzo d’amore e di amicizia.</em> Bah. Mai sentito. Poi questi autori che vendono i diritti al cinema non le piacciono. Il Postino però è un bel film. E comunque chissà, un romanzo d’amore e d’amicizia.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium">Ginia decide che quel libro non le interessa; quindi, per via di quegli automatismi strani che alle volte s’innescano senza neanche pensarci, non le interessa Ángel. Riapre Cesare Pavese, sicura della qualità della sua lettura, e non ci pensa più.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium">Fatto sta che mentre lei sbircia il titolo del libro di Ángel, sbilenca sul sedile, lui ne approfitta per guardarle meglio il viso; aveva già notato i capelli, nerissimi e lucidi a caschetto sulle spalle, ma ora vede bene che sotto agli occhiali trasparenti e al naso greco c’è una bocca sottile, labbra rosse, invitanti. Lei si vede che avverte la pressione del bulbo oculare di Ángel perché d’un tratto alza gli occhi; per cercare di non farsi notare, che la stava quasi mangiando con la vista, lui distorce lo sguardo con un movimento della testa così impacciato che a lei quasi vien voglia di sorridere, ma non si può compromettere e quindi si trattiene; però questo suo ingarbugliarsi l’ha messa di buon umore.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium">A ogni modo, Ginia si rimette a leggere; e ora sembra ben presa dalla faccenda, perché non stacca più gli occhi dalle pagine. Ángel può cogliere l’occasione per guardarla con calma, ma si sente osservato, gli pare che tutti fissino lui mentre lui fissa lei. Che ricordasse, non vedeva una donna così bella da quando la Clara l’aveva lasciato ed era scappata via.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium">Dopo qualche minuto lei chiude il libro e si alza. Lui chiude il libro e sta in piedi e fa finta di guardarsi intorno per capire dov’è, ma anche se è a Roma da due mesi lo sa benissimo che è al Circo Massimo, da una parte c’è un prato lungo un chilometro e dall’altra un orrendo palazzo bianco che poi sarebbe la FAO, e a pensarci bene non è neanche così brutto come palazzo. Comunque lei si alza e si prepara a scendere con gesti veloci, chiude il libro sempre con un dito in mezzo, fa fare alla sciarpa un giro in più intorno al collo, raccoglie un orecchino che le è caduto mentre si girava la sciarpa intorno al collo, si tira su gli occhiali che le scivolano sempre sulla punta del naso quando si china per raccogliere qualcosa, e finalmente si avvicina alla porta dell’uscita, il che vuol dire che dal suo posto fa un passo e i loro due visi sono a venti centimetri di distanza. Si ferma lei davanti a lui, si ferma l’autobus. Si guardano negli occhi mentre qualche passeggero che non li vuole lasciare in pace domanda scusa per passare o li guarda incuriosito dalla scena.</span><br />
<span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium"> Ángel si accorge che ha degli occhi verdi molto grandi. È imbarazzato. Ginia ruota leggermente la testa, quasi in maniera impercettibile, verso la spalla sinistra, come se aspettasse qualcosa. Lui abbozza un sorriso. Lei improvvisamente sembra scuotere disinganno giù dal volto. Si scosta e scende.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium">Mentre le porte si chiudono Ángel pensa che Ginia abbia risposto al ghigno che lui ha fatto cercando un sorriso con gli occhi. L’autobus riparte e si ferma dopo neanche dieci metri, al semaforo arancione. Lei è lì che sta per attraversare la strada e ha già il libro aperto in mano, per leggere anche camminando.</span><br />
<span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium"> Ángel sbatte contro tutti e si scusa per correre davanti dove c’è l’autista. Gli chiede di scendere ma l’autista gli dice di no. Alla fermata. È importante. Non può, se inciampa e si fa male poi lui lo licenziano. Ángel si tuffa sul tasto per aprire la porta e gli chiede perdono, ma deve proprio scendere. L’autista si arrende e non richiude.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium">Ginia è già sull’altro marciapiede e il pedonale segnala il rosso. Lui schizza fra due o tre motorini che lo stanno per investire e strombazzano arrabbiati. La raggiunge con un po’ di fiatone, più per paura che per fatica. La prende per la spalla destra. Lei si ferma e si volta.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium">“Scusa, non ho mai fatto una cosa del genere prima d’ora”.</span><br />
<span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium"> “Non ti preoccupare. Anzi”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;font-size: medium">10 agosto 2022</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Euroflora a Genova 2022</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2022 05:53:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fausto Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 170 – Primavera 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>
		<category><![CDATA[euroflora]]></category>
		<category><![CDATA[fiera]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; Correva l’anno 1966: un anno tanto lontano che non conoscevo ancora mia moglie, così partii solo da Savona per andare a visitare la prima Euroflora nella zona della Fiera di Genova. Il tempo trascorso è lungo, ma l’impressione per la distesa concentrata di fiori multicolori rimane vivida nella mia mente. Dall’interessante catalogo “Euroflora 1966-2022, [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2022/05/euroflora-a-genova-2022/">Euroflora a Genova 2022</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p align="justify">Correva l’anno 1966: un anno tanto lontano che non conoscevo ancora mia moglie, così partii solo da Savona per andare a visitare la prima Euroflora nella zona della Fiera di Genova. Il tempo trascorso è lungo, ma l’impressione per la distesa concentrata di fiori multicolori rimane vivida nella mia mente.</p>
<p align="justify">Dall’interessante catalogo “Euroflora 1966-2022, Paesaggi in mostra” imparo che i paesi allora rappresentati erano 19 per 263 espositori, l’estensione era 100.000 mq ed ebbe 250.000 visitatori. Purtroppo allora le foto a colori erano molto costose, per cui le illustrazioni relative a quella esposizione sono in bianco e nero e quindi non mi permettono di rivivere quelle emozioni (anche se le foto della seconda edizione 1971 probabilmente rendono bene l’idea)</p>
<p align="justify">Nel 1967 conobbi mia moglie, con la quale ho condiviso tutte le successive manifestazioni del genere, e mi trasferii a Bologna dopo la maturità, però Genova è lontana e quindi non ci sono più tornato alle dieci successive edizioni che hanno rilevato complessivamente la partecipazione di più di 6.700 espositori da tutto il mondo. I visitatori sono stati 5 milioni e mezzo, fra i quali ricordiamo tre presidenti della Repubblica – Sandro Pertini, Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro – i principi Grace e Ranieri di Monaco e questo anno il principe Alberto e moltissime altre visite illustri alla manifestazione.</p>
<p align="justify">Quest’anno ho deciso di tornarci con mia moglie per condividere questa grande emozione e sia pure con una certa fatica per due oggi ultrasettantenni, ci sono riuscito!</p>
<p align="justify">Lasciata la macchina a Recco, come da istruzioni precise, in modo da farci una scorpacciata della famosa focaccia, col treno abbiamo raggiunto i Parchi di Nervi, cornice ineguagliabile per i fiori e i loro sfolgoranti colori. (una sola modesta critica, perché i biglietti, per chi non ama internet, si vendono in un container così lontano dalla Stazione ferroviaria?).</p>
<p align="justify">Gli espositori di Euroflora sono innanzitutto i produttori, floricoltori e florovivaisti che partecipano a titolo individuale o riuniti in sotto l’egida delle Regioni e delle Camere di Commercio, ma sono anche i Comuni e i Paesi esteri, un insieme articolato che mette in risalto eccellenze (per esempio Savona un albero di chinotto e la ceramica) e biodiversità. Altrettanto importante è la progettazione di Euroflora, fortemente improntata in questa edizione 2022 alla presenza dell’acqua e alla ricerca di un segno che evidenzi l’esistente da quanto è temporaneamente in esposizione. L’edizione 2018, ha segnato l’inizio di un nuovo ciclo: la scelta dei Parchi e dei Musei di Nervi ha rappresentato una sfida che si è tradotta in qualcosa di unico e straordinario, capace di destare autentica meraviglia e allo stesso tempo di far riflettere sull’importanza della natura nel rispetto più autentico della complessità di parchi storici affacciati sul mare, in uno degli angoli più suggestivi della città di Genova, e del patrimonio artistico conservato nelle Raccolte Frugone, nella Galleria d’Arte Moderna e nella Wolfsoniana che fa da sfondo alle composizioni floreali. Oggi Euroflora è un termine evocativo che richiama alla mente un grande spettacolo di piante e fiori ed è entrato nel vocabolario comune.</p>
<p align="justify">Non esistono parole per descrivere la magnificenza di questa manifestazione: all’inizio viene data una mappa e noi abbiamo seguito attentamente l’itinerario segnato, non troppo faticoso anche per noi non più giovani, la fatica è coperta dalla sorpresa di vedere in ogni angolo una nuova composizione variopinta, una fontana oppure una statua di arbusti.</p>
<p align="justify">Purtroppo la manifestazione si chiude l’8 maggio e la prossima sarà fra cinque anni. Però se non siete lontani vale la pena di affrettarvi, oppure di tenerla a mente per la prossima volta!</p>
<p align="justify">Molto ricca l’offerta alimentare, ordinabile anche on line, e l’attenzione per chi ha problemi di mobilità (come l’ingresso gratuito per gli invalidi con accesso riservato) e per i bambini ai quali è dedicata una apposita mappa.</p>
<p align="justify">Tutti i dettagli, insieme al programma delle numerose iniziative collaterali, si possono trovare nel paragrafo informazioni del sito <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://euroflora.genova.it/">https://euroflora.genova.it/</a></span></span></p>
<p align="justify">
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>I saldi del Covid e il diritto di recesso</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2020 21:10:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tobia Desalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 163 – Estate 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; Era una calda fine di un caldo Giugno di un caldo anno, rimasto agli annali come quello del Covid-39. Erano ormai lontani i tempi del Covid-19, la pandemia dei tempi moderni prima nella classifica per la sintomatologia che il suo carico virale aveva avuto in termini di destabilizzazione dell’economia e della società in tutto [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2020/07/i-saldi-del-covid-e-il-diritto-di-recesso/">I saldi del Covid e il diritto di recesso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Era una calda fine di un caldo Giugno di un caldo anno, rimasto agli annali come quello del Covid-39.</p>
<p>Erano ormai lontani i tempi del Covid-19, la pandemia dei tempi moderni prima nella classifica per la sintomatologia che il suo carico virale aveva avuto in termini di destabilizzazione dell’economia e della società in tutto il mondo. Un microscopico virus aveva costretto a correre ai ripari i Governi che non avevano imparato nulla dalla disfida tra Mago Merlino e Maga Magò. I Paesi più colpiti erano stati proprio quelli più ricchi e potenti i cui governanti avevano con maggior boria e tracotanza parlato di quel virus come di una malattia da “musi gialli”, da “poveri che non si lavano e che si nutrono di pipistrelli”, e che mai sarebbe toccato alle “nostre famiglie”, bianche e lavoratrici, per le quali sarebbe stato sufficiente lavarsi le mani, guardare le ultime serie su Netflix, mettere la mascherina e restare rigorosamente distanziati dal prossimo.</p>
<p>Fu invece la volta che si imparò che il virus non era affatto in grado di distinguere i timbri sui documenti ed un nuovo inglesismo, il <i>lockdown</i>, fece il suo ingresso nei vocabolari.</p>
<p>Chi quel 2020 l’aveva vissuto in prima persona aveva dei ricordi ormai confusi: i mesi di quarantena ed il silenzio per le strade, le autocertificazioni e l’attesa della spesa a domicilio, le videochiamate su Teams e Zoom, l’invio di poste certificate in Prefettura e di codici Ateco all’Agenzia Entrate non sembravano più davvero reali. Tutto era rimasto avvolto in un ricordo piuttosto onirico. Anno dopo anno il Covid tanto più si disperdeva nell’ambiente riducendo la morbilità quanto più si ritrovava nei racconti per i bambini.</p>
<p>L’Uomo nero era stato soppiantato dalle frasi dove prima era padrone assoluto: “Pulisci la stanza altrimenti te la prende il Covid!” o “Finisci i compiti prima che ti acchiappi il Covid!”. Il leitmotiv del Covid si intrecciava con il solito rammarico per la gioventù fuggita, gli anni migliori dietro le spalle, i rave-party dove si poteva bere nello stesso bicchiere, le curve degli stadi dove ci si poteva baciare in bocca dopo un gol, gli uffici dove si poteva stare a dozzine dentro il medesimo open-space. Mitologie che si confondevano e che nessuno credeva davvero potessero essere state reali, non più di quanto oggi sia possibile realizzare che la vita umana sulla terra abbia prosperata per migliaia di anni senza telefono né televisione, per non parlare della lavatrice. Il Covid era ormai un elemento normale per tutti e nessuno ci faceva più particolare caso.</p>
<p>I caduti della prima ondata erano ricordati ad ogni anniversario, i sopravvissuti alla terapia intensiva erano ormai ospiti fissi di reality e talk show e a seguire c’erano tutti gli altri, i positivi con sintomi, gli asintomatici, chi aveva sviluppato gli anticorpi ma non era mai stato riscontrato positivo. E la maggioranza delle persone, sempre rimasta negativo.</p>
<p>Mentre la politica si interrogava su come convalidare i codici casuali della versione 191.9 dell’app di tracciamento, che aveva appena raggiunto il primo milione di utenti attivi ma andava in conflitto con la principale applicazione di messaggistica, la comunità scientifica aveva la situazione sotto controllo e consentiva alla vita quotidiana di proseguire nelle proprie attività consuete.</p>
<p>Piero ricordava il 1 Aprile 2020, quando era un neo-laureato e proprio quel giorno comminciava la sua prima esperienza di lavoro come programmatore informatico. Altro che Pesce d’Aprile. In pieno <i>lockdown </i>non solo aveva avviato la carriera ma aveva inoltre avuto l&#8217;inattesa fortuna di non doversi sobbarcare il pendolarismo cui ormai era rassegnato. In quei tanti anni passati non si era mai dovuto presentare in sede e aveva potuto risparmiarsi i 120 chilometri (60 all’andata e 60 al ritorno) che quell’opportunità di lavoro avrebbe previsto senza l’avvento del Covid. Era stato interamente “remotizzato”, termine che di lì a poco sarebbe diventato desueto: fu infatti immediato per tutti capire che non aveva senso che andasse in sede chi poteva lavorare da casa. A meno certamente di eventi davvero importanti, come il compleanno della collega che preparava quella deliziosa panna cotta con il caramello a parte.</p>
<p>Insomma, era stato uno dei fortunati sulla ruota del Covid.</p>
<p>Durante la fase acuta, mentre la maggioranza delle persone era purtroppo costretta a non lavorare, per lui era stato un <i>tourbillon </i>di novità ed esperienza. L’azienda che l’aveva assunto aveva ricevuto l’incarico dall’Agenzia del Ministero a seguire i dati dei contagiati e dei guariti e lui era stato inserito proprio in quel gruppo inizialmente per seguire la parte più tecnica. Piano piano si trovò ad avere a che fare con la gestione di questi numeri e ad addentrarsi tra tamponi, sierologici, guariti, sintomatologie, aggravamenti.</p>
<p>Era diventato davvero esperto e aveva sviluppato una certa simpatia per questo Covid. Non era certo la pericolosa patologia delle origini e dal Covid-30 in poi si era accorto che si stava in lui sviluppando sempre più pungente il cruccio di non averlo mai avuto, questo Covid. Ormai i suoi  amici più stretti erano immuni e lui invece doveva ancora mantenere le precauzioni, la mascherina, il distanziamento. Non perdeva occasione per farsi esaminare quando i colpi di tosse si facevano più insistenti, quando la febbre saliva sopra i 37,5 ma i risultati erano sempre stati negativi e non aveva sviluppato alcun anticorpo.</p>
<p>In quella calda notte di quella calda fine di quel caldo Giugno di quel caldo anno che gli ricordava proprio i suoi primi mesi di lavoro Piero non riusciva a dormire, ancora doveva smaltire i sintomi della lunga storia d’amore finita, e si era seduto davanti al televisore. Chissà da quanti anni non lo accendeva, abituato com’era a proiettare in 3D dal telefono.</p>
<p>Il canale 39 proiettava la reclame del Covid-39 in offerta a 39.99 euro.</p>
<p>Forse il caldo, forse quella numerologica coincidenza o più semplicemente le sinuose forme dell’avvenente ragazza che, con fare sexy e ammiccante, scendeva dal drone direttamente sulla terrazza dell’acquirente: il fremito che avviluppò Piero gli prese le dita e lo fece procedere direttamente dal carrello alla carta di credito. Avrebbe avuto comunque il diritto di recesso, pensava.</p>
<p>Passò meno di un’ora quando ricevette la notifica di aprire la finestra e rimase sbigottito vedendo che, a fianco del drone che aveva ordinato, la ragazza della pubblicità c’era davvero. Alta, sexy, prosperosa ed ammiccante proprio come sullo schermo televisivo. Dall’alto dei suoi tacchi lo guardò e gli porse il pacchetto di Covid-39. Piero non sapeva se reagire di scatto e richiudersi dietro la finestra, ma i modi gentili ed accoglienti di lei lo persuasero a lasciarsi andare.</p>
<p>Il Covid-39 fu per Piero un’esperienza meravigliosa, in quella calda notte iniziata con i cupi e faticosi pensieri del mondo precedente si sentì in un attimo davvero libero. Altro che pandemia, protocolli, guarigioni, costrizioni, contenimenti, tabelle, analisi di covarianza. In quel pacchetto da 39,99 euro c’erano carne e sangue, battiti del cuore e brividi di freddo, libertà e follia, febbre a 40 e brucianti scariche intestinali. C’era tutto quello che gli mancava.</p>
<p>Erano passati dieci giorni da quella notte. Dieci lunghi giorni per esercitare il diritto di recesso da quel Covid che, dopo avergli dato una professione e uno stipendio per anni, gli aveva anche ricaricato la molla per cambiare pagina nella sua vita. Dieci lunghi giorni per non dimenticarsi di esercitare il diritto di recesso da quei sintomi.</p>
<p>Non sarebbe stato facile per nessuno rispedire tutto indietro e non lo fu neanche per Piero. Incartò il suo pacchetto con cura, vi appose il codice a barre richiesto e lo appoggiò sullo stesso balcone dove tutto dieci giorni prima era cominciato.</p>
<p>Quando il drone afferrò il pacchetto e la ragazza non c’era più ricevette un messaggio sul telefono.</p>
<p>“Speriamo di annoverarla nuovamente tra i nostri clienti” recitava.</p>
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		<title>Il fascino della maglietta vintage</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Sep 2019 07:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Merola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 159 - Estate 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo e spazio liberi]]></category>
		<category><![CDATA[abbigliamento]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si è svolta nelle giornate del 12, 13 e 14 settembre la Mostra interattiva dedicata ai 95° anni della Umbro, storico brand inglese attivo prevalentemente nel mondo del calcio sin dai primi anni ‘30. “Lo Stile sul campo” così il titolo della tre giorni che ha visto 95 magliette in mostra con un’area interamente dedicata [...]</p><p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2019/09/il-fascino-della-maglietta-vintage/">Il fascino della maglietta vintage</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></description>
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<p align="justify">Si è svolta nelle giornate del 12, 13 e 14 settembre la Mostra interattiva dedicata ai 95° anni della Umbro, storico brand inglese attivo prevalentemente nel mondo del calcio sin dai primi anni ‘30.</p>
<p align="justify">“Lo Stile sul campo” così il titolo della tre giorni che ha visto 95 magliette in mostra con un’area interamente dedicata al work-shop dove si sono alternati dibattiti a tema ed un torneo dell’intramontabile Subbuteo. Negli spazi del “BASE” sito nel quartiere milanese di Porta Genova si sono così ritrovati centinaia di appassionati attratti dall’indiscutibile fascino della maglia da calcio retrò. Impossibile redigere una classifica o scegliere la più bella fra quelle esposte.</p>
<p align="justify">Originalissima quella del portiere messicano Jorge Campos (con desing curato dallo stesso) indossata ad Usa 94 che divise un po’ la critica facendo guadagnare all’ottimo portiere messicano il soprannome di “arlecchino”. Molto bella la divisa dell’Arsenal (versione a maniche lunghe bianche) preparata in occasione del centenario dei cannonieri: correva l’anno 1985. Merita una citazione anche quella del Chelsea annata 95-96 numero 4 indossata da Ruud Gullit durante la sua prima stagione londinese. Graziosa anche quella dell’Ajax 1994-1995 stagione in cui i lanceri di Amsterdam allenati da Louis Van Gal vinsero la Champions nella finale di Vienna contro il Milan. Andando indietro di qualche anno non si può non segnalare la 2° divisa del City della stagione 1982 bianca con righe rosso e nere e colletto blu scuro. Sempre rimanendo in Premier notevole la casacca degli Spurs all’epoca sponsor “Holsten” stagione 1991-92 così come quella del Manchester United 1995-96 indossata da Ryan Giggs. Non poteva mancare quella della nazionale dei tre leoni con tanto di numero otto Paul Gascognie “Gazza” genio e sgretolatezza. Sempre in tema di nazionali si segnalano le casacche di Scozia (1992) ed Irlanda del Nord. Venendo in Italia spazio all’Inter 1994-95 con la numero 10 del trequartista olandese Dennis Bergkamp all’epoca sponsorizzata dalla “Fiorucci”, cosi come quella del Napoli (sponsor di allora Voiello) e della Lazio (Banca di Roma).</p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a> Una gran bell’iniziativa dove l’unica pecca forse è stata l’assenza di uno shop. Inevitabilmente quando un appassionato visita una Mostra simile finisce per farsi un po’ingolosire…</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info/2019/09/il-fascino-della-maglietta-vintage/">Il fascino della maglietta vintage</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.larengodelviaggiatore.info">L&#039;Arengo del Viaggiatore</a>.</p>]]></content:encoded>
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