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Scritto da nel Numero 70 - 1 Giugno 2010, Politica | 1 commento

L'Italia nel sistema politico europeo







La politica a livello europeo

L'essenza dell'Unione Europea risiede in un complesso sistema di compromessi e negoziati. Questi non sono solo tra i governi dei vari Stati membri, cosa che non differenzierebbe l'Unione dalle altre organizzazioni internazionali, ma si sviluppano su molteplici livelli e dimensioni in un sistema di governance tutto europeo che coinvolge più attori: dalle istituzioni europee agli Stati membri, dai partiti di maggioranza ai partiti di opposizioni di ogni Stato, dalle organizzazioni sindacali alle associazioni di categoria che fanno azioni di lobby in difesa dei loro iscritti…

Oramai molto diversa da quella concordata dai sei paesi fondatori negli anni Cinquanta, la struttura dell'Unione Europea è oggi sancita dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel Dicembre 2009 e approvato dai suoi ventisette Stati membri.

Il Trattato stabilisce che il processo decisionale dell'Unione sia il risultato dell'interazione delle tre istituzioni principali: il Parlamento Europeo, che rappresenta i cittadini ed è eletto direttamente da questi, il Consiglio dell'Unione Europea, che rappresenta i singoli Stati membri, e la Commissione Europea, che ha il compito di difendere gli interessi generali dell'Unione.

Le tre istituzioni sono in un continuo dialogo tra loro e solo la ricerca di un punto d'incontro può permettere di prendere le decisioni. Di fatto, non esiste un governo con un mandato elettorale che lo incarichi di attuare un programma, come avviene negli Stati. A livello europeo, solo la Commissione ha il diritto di proporre le leggi, mentre il Parlamento ed il Consiglio, nel cosiddetto processo di codecisione che il Trattato stabilisce come processo decisionale standard, funzionano come fossero due camere, le quali analizzano le proposte legislative e alla luce dei propri interessi decidono se promuoverle o respingerle.

In questa intricata ricerca di compromessi ognuno lavora per tirar acqua al suo mulino – sia le istituzioni nella loro dialettica, che gli attori all'interno di ogni istituzione – e non potrebbe essere altrimenti.

Il Consiglio, ad esempio, lavora per difendere gli interessi statali da un ruolo troppo pervasivo della Commissione, ma nel fare questo i ministri ed i funzionari diplomatici e ministeriali che lo compongono cercano al contempo di ottenere il massimo dei benefici per il loro Stato. Riuniti intorno a un tavolo discutono di direttive – lo strumento giuridico con cui attuare le decisioni – che toccano i più svariati temi, di differente interesse a seconda degli Stati. Se un argomento è di particolare rilevanza per un paese, il suo funzionario dovrà essere in grado di formare una maggioranza che sostenga l'istanza a lui favorevole, magari promettendo a funzionari di paesi meno interessati a quell'assunto il proprio appoggio su temi a loro più cari.

Le stesse dinamiche, in termini differenti, si possono riscontrare in Parlamento, dove i parlamentari, anche se divisi per appartenenza politica, cercano di difendere gli interessi del proprio elettorato, che ha base locale nel territorio nazionale. Ad altri livelli, le associazioni di categoria, sindacati e ONG, tra gli altri, fanno azioni di “pressione” presso le istituzioni perché vengano tenuti in conto i loro interessi.

La logica non è perversa come potrebbe sembrare. È semplicemente complessa. Affinché dal lavoro svolto a livello europeo scaturiscano politiche volte al bene comune nell'interesse dei cittadini, degli Stati e dell'Unione, è necessaria una tensione positiva fra le differenti componenti che vivono la realtà europea, in primis tra i diversi Paesi. Ma perché riesca ad essere “positiva” è necessario che ognuno svolga il proprio ruolo con serietà e professionalità, ovvero con competenza. Se l'azione dell'Unione sembra andare a favore di un Paese piuttosto che di un altro, ciò è dovuto alla qualità del lavoro del suo sistema paese, ovvero dell'interazione efficace ed efficiente delle sue strutture politiche, istituzionali, economiche, ma anche scientifiche, tecnologiche e culturali, volta ad aumentare la competitività internazionale del paese stesso.

Come gioca l'Italia la sua partita a livello europeo?

L'Italia dovrebbe essere un Paese centrale nelle dinamiche europee, sia per il ruolo storico assunto nel processo di costruzione europeo che per l'importanza della sua economia. Tuttavia il suo sistema paese ha gradualmente perso di visibilità nel panorama europeo. Ne è simbolo la perdita di ruoli chiave all'interno dell'Unione, come nel caso dell'Alto Rappresentante dell'Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza (finito nelle mani britanniche) o nell'ultima legislatura parlamentare, dove nessun italiano ha ottenuto un ruolo da coordinatore di commissione parlamentare (importante perché permette di stabilire il calendario e l'agenda degli incontri). Le cause, come sempre, sono molteplici. Alcune strutturali. Se ne può, tuttavia, individuare una principale, ed è politica: in Italia vi è carenza di veri indirizzi politici verso cui convogliare gli sforzi del sistema paese.

I funzionari italiani che lavorano a Bruxelles, forse può sorprendere, sono giovani e competenti, ma spesso e volentieri mancano di un supporto politico adeguato allo svolgimento del loro lavoro. Già in numero ridotto rispetto agli organici delle loro controparti (almeno a quelle di spessore pari all'Italia), può succedere che, giunti al tavolo delle trattative, i nostri funzionari siano ignari degli obiettivi da perseguire e quindi impossibilitati a ottenere risultati anche solo soddisfacenti.

Al contrario, i rappresentanti politici a Bruxelles, soprattutto in Parlamento, sono spesso impreparati a svolgere il compito affidatogli. Programmazione e continuità sono infatti due fattori decisivi per una buona azione parlamentare e permettono di acquisire punti di anzianità ed esperienza necessari per ottenere dei ruoli chiave (come quelli persi nell'ultima legislatura). La continuità nel lavoro parlamentare è inoltre il veicolo che permette al sistema paese di far sentire le proprie richieste a livello decisionale. Un lavoro frammentato e saltuario costituisce invece un danno per tutto il sistema e la conseguente perdita di competitività del nostro paese.

Il punto

Il sistema europeo è un esperimento politico unico, ancora giovane, e sicuramente perfezionabile, ma che offre grandi potenzialità e grandi benefici. I Paesi dell'Unione devono imparare a lavorare in questo nuovo contesto, cercando al contempo di risolvere i loro problemi interni, anche con l'aiuto degli altri Stati se necessario. In Italia, in particolare, riusciamo a stare a galla grazie ad un sistema paese che ancora resiste. Ma dobbiamo ritrovare, o forse addirittura reinventrare, le capacità di fare politica, nonché il gusto di farla.

1 Commento

  1. che sia questa la generazione del riscatto? :)

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