Il faraone Tutankhamon in visita a Bologna
Il vostro inviato dell’Arengo del viaggiatore invecchia e si impigrisce, quindi i viaggi quasi al Polo Nord oppure in Corea del Nord e Cina ecc. sono lontani nel tempo.
L’attenzione quindi si posa sulle numerose iniziative che avvengono a Bologna, come per esempio la mostra su Leonardo da Vinci nei giorni scorsi e quella sul Faraone appena aperta fino al 2 maggio in Palazzo Belloni, a un tiro di schioppo da Piazza Malpighi, raggiungibile con infiniti autobus.
In verità nei nostri programmi futuribili c’è un blitz al Cairo per vedere il nuovo mostruoso museo, del quale si parlava già nel 2005 quando visitammo il vecchio, comunque molto ricco e interessante.
Nell’attesa ho approfittato della visita del Faraone a Bologna e sono andato a visitare questa singolare mostra che ospita un centinaio di fedelissime riproduzioni dell’arredo della famosissima tomba, spiegate dagli scopritori in persona.
All’ingresso colpisce la ricostruzione del muro con il foro dal quale videro per la prima volta i contenuti, e oggi rappresentati da una fotografia.
Il percorso espositivo consente di ripercorrere gli stessi passi compiuti da Howard Carter a partire dall’ingresso grazie ad un allestimento di grande fascino per proseguire verso l’anticamera della tomba e la camera funeraria. Il viaggio conduce quindi alla teca che custodisce la celebre maschera funeraria e ai sarcofagi, per arrivare infine alla Stanza del Tesoro, dove è esposta gran parte del corredo funerario, giunto quasi intatto fino ai giorni nostri. L’esperienza si conclude con una sezione, un po’ macabra per i miei gusti, dedicata alla pratica della mummificazione, offrendo al pubblico un ulteriore approfondimento sui rituali funerari dell’Antico Egitto.
Particolare attenzione mi ha richiesto, passata la Camera Funeraria, uno dei simboli più celebri dell’antico Egitto: la sopra citata maestosa maschera funeraria di Tutankhamon, capolavoro dell’arte egizia e icona universale del giovane faraone, che vidi a suo tempo al museo del Cairo.
Accanto alla maschera, una teca custodisce alcune preziose testimonianze del corredo reale: i ditali e i sandali in oro, una delle corone del faraone e il celebre “pugnale extraterrestre”, realizzato in ferro meteoritico e tradizionalmente attribuito al corredo del sovrano.
Molto notevoli i tre preziosi sarcofagi, ciascuno più ricco e raffinato del precedente. Il primo, realizzato in legno e rivestito da una lamina d’oro, è impreziosito da pietre e paste vitree colorate e dalle raffigurazioni di quattro dee, poste a protezione del sovrano durante il suo viaggio nell’aldilà.
Il secondo si distingue per la straordinaria ricchezza e raffinatezza delle decorazioni. Le sue caratteristiche, così diverse da quelle degli altri due sarcofagi, portarono Carter a ipotizzare che fosse stato originariamente concepito per un altro faraone e successivamente adattato per la sepoltura di Tutankhamon.
Infine, il terzo sarcofago, interamente realizzato in oro massiccio, custodiva la mummia del giovane faraone, avvolta in bende di lino e protetta dalla celebre maschera funeraria.
Un’ultima segnalazione la pietra di Rosetta (un po’ più piccola dell’originale secondo la mia memoria, forse fallace): non è molto valorizzata come collocazione, ma di estrema importanza per la storia degli egiziani, avendo consentito la decifrazione dei geroglifici a Champollion. E il mio ricordo va al padre di un mio amico quando eravamo adolescenti, magistrato a Savona che aveva imparato a leggere la scrittura egiziana antica e la cosa mi colpiva moltissimo!
Per chi desidera approfondire e per gli aspetti organizzativi il sito in cinque lingue è: https://www.mostratutankhamon.com



