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Scritto da nel Il Libro del Viaggiatore, Numero 5 - 1 Novembre 2006 | 0 commenti

Sembrano proprio come noi – Frammenti di vita prigioniera

Non voglia sembrare l'ennesima asserzione retorica; raramente capita di imbattersi in documenti così in grado di stordire chi se ne dedica come questo Sembrano proprio come noi – Frammenti di vita prigioniera, uno straordinario reportage sull'universo carcerario italiano. Anzitutto, si tratta di un volume ricco di contesto: l'autrice, Daniela de Robert, giornalista della redazione esteri del Tg2, è da sempre attenta nel suo lavoro alle questioni sociali, e da oltre vent'anni lavora come volontaria nel carcere romano di Rebibbia. Questa sua ultima testimonianza, un autentico racconto “dall'interno”, le è valsa nel 2005 il riconoscimento “Paola Biocca per il reportage”, a dimostrazione del carattere di inchiesta giornalistica d'alta scuola che la contraddistingue. Tuttavia, il primo aggettivo che balza alla mente per descriverla è senz'altro coraggiosa. Il coraggio di chi è in grado di immergersi in un ambiente tanto gravido di solitudine, angoscia, contraddizione e arbitrarietà come quello di una prigione. “Il mondo fuori dal mondo, quello che di solito si conosce solo attraverso i luoghi comuni e la maschera della cronaca nera”, scrive l'autrice. Noi comuni mortali siamo abituati a pensare che il carcere non sia neanche parte integrante delle nostre città. “Da fuori” difficilmente si immagina che tra le donne e gli uomini che affollano le nostre galere ci siano prima di tutto tante persone semplici e deboli, che anche da libere sopravviverebbero a fatica. Daniela de Robert ci racconta storie come quelle di Nancy, che aveva accettato un'odissea dalla Colombia all'Italia imbottita di droga per pagarsi le cure per un tumore al seno, come Antonino, che nemmeno (chissà da quanto) si ricorda più perché si trova in prigione, come il trentaduenne Marcello, tossicodipendente da quando aveva quindici anni che non sa da dove (ri)cominciare, oppure come il ventiduenne Mario, entrato da minorenne e preparato all'idea di uscire quando sarà già adulto. Filo conduttore, il gigantesco paradosso della rieducazione: siccome essa è prevista per i condannati ma mai per gli imputati, la realtà è che per i presunti innocenti la galera è più dura che per i condannati di fronte alla legge. Ma più di ogni altra, la paura dei carcerati nasce dalla mancanza di conoscenza della realtà nascosta di chi vive dietro le sbarre, dalla informazione distorta e parziale sul mondo prigioniero. E a questo che Sembrano proprio come noi, con sensibilità mai pietistica, acutezza e fondamentali sprazzi di humour, vuole spronarci a sopperire.

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