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Scritto da nel Il Mondo nel Pallone, Numero 9 - 16 Gennaio 2007 | 0 commenti

Capitolo 3 – Politica? (parte 1)

Siamo fortunati, ammettiamolo. Noi autori e voi lettori, che abbiamo studiato e possiamo trascendere un po'. Possiamo parlare di politica, forse. Ma quale politica.

Possiamo sostenere che regolamentare il sistema calcio sia il primo passo necessario per una modernizzazione democratica del sistema economico. Altrimenti se non riusciamo a metterci d'accordo neppure per questo gioco, come potranno sembrare credibili i medesimi obiettivi su scala più generale?

Gli americani, quelli del Nord, da sempre regolamentano i propri sport. E' un caso che siano la più grande e vecchia democrazia del mondo e la prima potenza mondiale?

Per leggere la realtà allo specchio, ha scoperto Leonardo da Vinci, bisogna scriverla capovolta.

Partendo dunque dalla fine – dall'amore dei poveri – leggeremo allo specchio il Potere dei ricchi.

Signore e signori, ladies and gentleman, et voila: il Calcio. Il calcio giocato, con le bizze del terreno del centravanti e dell'arbitro, quello che ci incolla alla tv, alla radio e allo stadio. Lo specchio del nostro reame – lo stagno dove le ranocchie diventano principi e le stelle rischiano le stalle.

Se volete negare la nostra ipotesi, parlate ora o tacete per sempre.

Se invece vi piace il gusto di conversare senza l'urgenza di conservare, nel tentativo di innovare venite con noi che tiriamo a indovinare.

A zonzo per il secolo delle comunicazioni di massa e dei primi passi sulla Luna, delle dittature e della democrazia, degli orrori dello sterminio e della globalizzazione, della fine delle ideologie e dell'abbandono della politica delle masse, quella con la P maiuscola che il secolo dei Lumi aveva lasciato in eredità alle generazioni successive. Abbiamo ascoltato il racconto di chi diceva che un mondo migliore non era né possibile né tantomeno auspicabile, che tutto ciò che avrebbe provato a riordinare le faccende dell'esistente in una direzione diversa dal solito era una fastidiosa ideologia da seppellire insieme ai nostri nonni. Niente poteva sfuggire alla mannaia della mano invisibile.

Ma quale mano? Forse quella di Maradona, non l'ha vista mica nessuno quella!

Alle scuole elementari il ventesimo secolo ha insegnato la storia dei ricchi e dei potenti, il catechismo della religione cattolica, i diritti e i doveri. Ma ci hanno concesso il libero arbitrio (o forse ce lo siamo presi) e abbiamo scelto. Il calcio, il nostro calcio, l'amore per la nostra festa.

Il brivido di un sogno che su un prato verde non sparge sangue, che nelle acrobazie di un pallone ci lascia intravedere come questa vita trovi il suo senso nella gioia di un gesto infantile. Quindi non la smetteremo mai, non lasceremo la nostra trincea ai ricchi e ai potenti. Non ne abbiamo mai capito il perché.

Tuttavia lo abbiamo cercato e, nonostante tutti gli sforzi, questa volta per una volta abbiamo ragione noi. L'unico senso di questa folle umanità è il nostro, il piacere di un brivido. Non credete a chi vi dice che è solo un gioco, non credete a chi vuole comprare i vostri sogni con gli ingaggi miliardari: vi vorrà rendere schiavi. Questo ci dice il nonno, e adesso che ci siamo fatti grandicelli sappiamo il perché. Nel secolo che si apre vogliamo portare con noi questa memoria storica. E per non perderla continueremo a calciare il pallone.

Per non dimenticare che l'energia dei nostri corpi può essere indirizzata verso un gol, verso un'esultanza nella direzione dei sogni, nell'eterna competizione che sul palcoscenico del mondo viene necessariamente rappresentata. Il Gioco è necessità della Vita, come fin da bambini tutti noi sogniamo.

E ora che ci siamo laureati in Economia Politica?

Già, davvero non capiamo proprio perché la realtà non debba procedere in questo senso, perché qualcuno alla fine sia sempre più uguale degli altri.

In effetti il motivo ontologico per cui nessun comunismo potrebbe mai più esistere, secondo l'entusiastico pensiero di chi se la svigna col maltolto, è proprio che l'Uomo nuovo compatibile con un sistema di Giustizia terrena non sia generabile dal grembo di una donna. Eccetto tutt'al più una ristretta elite di Messia, ma solo grazie a qualche tecnica particolare di fecondazione e non alla volontà di un uomo: l'unica volontà del quale uomo dovrebbe forse essere quella di ricordare il suo Signore sacrificando gli infedeli sull'altare di qualche nuova guerra. Un uomo senza speranza, forse.

Ma se il Novecento non ha prodotto una futura umanità siamo certi che ci ha lasciato un presente.
Siamo certi perché lo siamo noi, perché ci incontriamo e ci salutiamo spesso, davanti allo stadio o allo schermo, in piazza o al bar. La teoria riformista ci suggerisce di procedere con ciò che c'è e magari di migliorarlo un po'. Beh, avete di meglio da fare?

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