Pages Menu
RssFacebook
Categories Menu

Scritto da nel Numero 11 - 16 Febbraio 2007, Politica | 0 commenti

Addio calcio?

“Lo spettacolo deve continuare (…) Questa è un'industria tra le più importanti d'Italia, un'industria che paga i suoi prezzi (…) I morti del sistema calcistico purtroppo fanno parte di questo grandissimo movimento che le forze dell'ordine non sono ancora in grado di controllare[1]“.


Nonostante gli sforzi compiuti da molti individui o personalità di spicco, l'immagine nel mondo dell'Italia è ancora in larga parte data dalla cibo e dal vino, dal tanto copiato Made In Italy e dalla Ferrari, dalla mafia e dal calcio. Torniamo ancora a commentare e dibattere su quest'ultimo, argomento che non smetterà mai di tener banco nelle cronache nazionali. Ecco che dopo aver archiviato lo scandalo Moggi, dopo aver messo da parte lo sgomento per le sentenze ridotte di calciopoli, siamo ancora qui a discutere di pallone, come se fosse un argomento di inaudita importanza. Purtroppo lo è poiché con l'ennesimo atto di violenza gratuita, scontro fratricida, attacco barbaro e tribale ai danni delle forze dell'ordine, quello che è successo a Catania ha definitivamente fatto traboccare il vaso.

Il mondo del calcio ha esaurito i “suoi bonus” e non ci sono più scusanti. Basta. Non importano, in questa sede, le dinamiche di quello che è successo ma importa ed è eticamente doveroso commentare, pensare, decidere (se solo potessimo) e parlare più che mai fra noi giovani, unici individui che possono dare un domani a questo paese[2]. Importano molto le circostanze nelle quali ha perso la vita l'agente Filippo Raciti ma lasciamo alla magistratura il compito di scovare i colpevoli.

Nel marasma dei media se ne son sentite di cotte e di crude, e sicuramente se ne diranno di peggiori, poiché al peggio non vi è mai limite. E in Italia, di peggio ce ne intendiamo. Così fioccano come neve le proposte che si ascrivono come soluzioni a questa situazione creatasi dopo gli attacchi di venerdì 2 febbraio, nella quale, è bene ricordarlo a quelli che hanno perso di vista la realtà del calcio italiano, ha perso la vita un uomo, marito e padre.

Dopo quello che è successo le uniche soluzioni alla situazione sono da ricercarsi in atti di drammatica quanto dura e civile rilevanza, ovvero nelle chiusura immediata degli stadi, nell'interruzione del campionato, nel ritiro delle squadre dalle coppe europee e nella sospensione della nazionale campione del mondo. Le soluzioni che la rabbia, lo schifo e lo sdegno ci suggeriscono sono proprio decisioni che portano necessariamente allo stop immediato e prolungato di quello che non è più uno sport normale.

Non si possono quindi usare “se” e “ma” e non si può più dire “se il calcio è questo allora fermiamolo”. Signori, il calcio è questo. Apriamo gli occhi e non raccontiamoci bugie da politici della prima repubblica. Il calcio italiano è violenza, il calcio italiano è governato da piccoli e grandi furbi di periferia che si fanno i loro interessi e che gestitscono un sistema che in una qualsiasi altra nazione seria non avrebbe modo di esistere. Prendiamo ad esempio i tanto amati ed odiati U.S.A. e la N.B.A., dove nelle recenti risse tra giocatori non hanno esitato a fermare a lungo i colpevoli, mandarli tutti a casa, campioni sponsorizzati compresi.

Il calcio italiano, invece, in bancarotta da un decennio e forse più, marcio, corrotto, colluso, pluricondannato ed amnistiato, quando se la vede brutta avanza richieste di salvezza al Governo. Questo, ovviamente, grazie ai nostri esimi rappresentanti in parlamento che lavorano tra si e no 5 giorni l'anno: uno per assegnarsi aumenti di stipendio e pensioni, uno per firmare l'indulto, uno per garantirsi l'immunità parlamentare, uno per fare a botte e uno per salvare gli interessi di Lega Calcio, Sky ed il resto della Banda Bassotti.

E allora diciamo basta. Il calcio ha superato ogni limite. Il calcio italiano ci fa schifo.

Siamo qui di fronte all'ennesimo atto di violenza e siamo costretti a sentire le parole di Matarrese che parla di industria del calcio ma che non ha forse ben chiaro che cosa sia il mondo dell'industria, dove non ci sono figurine Panini da collezionare ma imprenditori da spronare, operai, quadri, impiegati, computer, mutui da pagare, stipendi da guadagnarsi col sudore della fronte ma soprattutto tasse da pagare. Nella migliore delle ipotesi, pare che certe esternazioni siano frutto del sentito dire o di assonanze linguistiche e associazioni mentali di dubbia fondatezza, che caratterizzano di solito lo stato infantile dei neonati che ascoltano e ripetono parole nuove e vecchie già sentite. Ascoltiamo Matarrese etichettare come “esaltati e irresponsabili” coloro che parlano di uno stop lungo e di campionato a porte chiuse. Se noi siamo esaltati e irresponsabili lui è un delinquente che istiga alla violenza con la bassezza e l'inadeguatezza del suo profilo professionale nella gestione del sistema calcio italiano. Sepolto il morto già si abbassano le aspettative. Nel fragore delle bombe carta si parlava di campionato finito, tutti a casa. Finiti i funerali, già, si torna a ragionare da incapaci quali siamo. D'altronde cosa vi aspettavate da un mondo che 6 mesi fa ha deciso di rilanciare la sua immagine e ripulirsi nominando Presidente di Lega Antonio Matarrese?

Mah, magari, domenica prossima una partitina gliela facciamo fare ai ragazzi. Ci sono rimasti tanto male per quello che è successo. Hanno promesso che era l'ultima. Si, in effetti non vedo perché no. Magari diamo un tozzo di pane al Governo (che non cede di un passo che sia uno) e ci accordiamo per qualche spettatore in meno. Però non è che qui possiamo veramente fermare tutto.

E allora Moratti apprezza le decisioni dell'esecutivo ma di non giocare non ne vuole nemmeno sentir parlare, Rossella Sensi difende il frainteso Don Tonino da Punta Perrotti. Domenica e' in programma Roma – Inter. Chi glielo spiega a Sky che non se ne fa niente?

Chi la paga la schiera di analfabeti che tra giovedì e lunedì da aria alla bocca in mondovisione?

Allora signori di questo calcio noi non ne vogliamo sentire parlare, non lo vogliamo, chiudiamolo e impediamo che sia praticato. Quante volte abbiamo sentito tuonare contro arbitri, manager, calciatori che si fanno pagare milioni, tifosi rissosi e violenti, imprenditori indebitati che non pagano le tasse e comprano giocatori a suon di milioni di euro, o che quotano le società in borsa per reperirne di altri? Ma allora perché stiamo ancora lì a guardare questo mondo e ad accettarne le regole inique e sinistre per poi lamentarci dell'ennesimo torto subito? Forse il vero schifo siamo noi che non sappiamo dire basta, che allo stadio ci andiamo ancora perchè il calcio alla fin fine è lo sport più bello del mondo.

Chiudiamo gli stadi e facciamolo per molti campionati.

E allora il problema non è del pallone. Il problema è dell'Italia. Di un Italia fatta di furbi. E qui non stiamo degenerando o uscendo dal tema. Ma guardiamo da lontano quello che è successo. Gli eventi sono figli della cultura del paese. Un paese nel quale ci affidiamo ad un comico per fare le battaglia che tutti i giorni dovrebbero compiere i sindacati, le associazioni e i politici. Un paese dove una figura a dir poco losca come quella di Moggi viene addirittura invitata a tenere una lezione all'università! Un paese nel quale l'unica cosa sensata che abbiamo sentito dire, tra tutto il rigurgito mediatico firmato Vespa – Ventura – Buona Domenica – Domenica In – Mentana o chi altro, è uscita dalla bocca di un deejay. E ci siamo puniti per aver sempre “pensato male” della categoria. Infatti è del deejay Linus l'esame che più interessante, un'analisi tesa a proporre un intervento di breve periodo in perfetto stile inglese con gli hooligans (regole rispettate, più strumenti alle forze dell'ordine, banalmente “il pugno di ferro”) ed uno di lungo dove troverebbero spazio interventi mirati alla ripresa culturale in quei luoghi dove si formano le personalità e gli animi dei giovani, ovvero le scuole, le polisportive e perché no le parrocchie (…).

Francamente vedremmo meglio Silvio, Ultimo Re della Repubblica delle Banane, a cantare e metter dischi in radio e Linus in doppiopetto a votare mozioni a Montecitorio. Ma tornando con i piedi sulla terra vi diciamo che, in perfetto stile Made in Italy, tutto tornerà come prima proprio a causa dei soliti vecchi che decideranno per noi, e quindi ci vediamo domenica prossima sulle gradinate. Andiamo a prendere le spranghe.

Che schifo.


[1] Così Tonino Matarrese si è espresso ai microfoni di Radio Capital pochi giorni dopo gli eventi di Catania. Dopo un silenzio di ore e ore, ha osato dire che non si era mai espresso con quei toni. Hanno dovuto fargli sentire la registrazione delle sue affermazioni. Sbagliare è umano, perseverare, evidentemente, e' da palazzinari democristiani di bassa lega e dubbia moralità. Dodici anni fa, dopo l'omicidio a coltellate del tifoso genovese Vincenzo Spagnolo prima di Genoa – Milan, intervistato dalla «Domenica sportiva», disse: «Male hanno fatto Genoa e Milan a sospendere la partita per lutto, il calcio non si può fermare, altrimenti questo nostro mondo finisce». E anche allora, allo scoppiar delle polemiche, fece precipitosamente marcia indietro. Non l'avevano capito, spiegò: «Non sono contrario assolutamente alla decisione presa ieri, mi sono soltanto preoccupato di quello che poteva succedere dentro e fuori lo stadio…».

[2] Con questa affermazione vorrei escludere da questo “dibattito” coloro che rappresentano le istituzioni, i Ministeri o “i rappresentanti della Lega Calcio che siano, in quanto ormai avanzati in uno stadio terminale di immobilismo e conservatorismo della peggior specie. È ovvio che se vogliamo che le cose cambino nel nostro paese dobbiamo rimboccarci le maniche perchè non lo faranno di certo il Ministro o il presidente di Lega/club di turno.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>