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Scritto da nel Economia e Politica, Numero 15 - 16 Aprile 2007 | 0 commenti

Cronache dal Partito Democratico

Mentre si avviano a conclusione i congressi dei Democratici di Sinistra e della Margherita, prende corpo ormai la prospettiva della costituzione del Partito Democratico. In questa fase, un po'introspettiva per la componente partitita impegnata a far digerire il futuro approdo unitario ai rispettivi militanti, il tema è stato affrontato troppo poco dall'ottica del cittadino comune interessato a partecipare alla vita democratico del futuro partito nuovo: sarebbe opportuno che i congressi nazionali di DS e DL, in programma per il prossimo week-end, si sforzassero di parlare di più al Paese e meno al loro interno, considerato anche il fatto che le decisioni vere sono state ormai prese da congressi di sezione e di circolo.

Da molti anni ormai si lavora all'incontro tra le culture riformiste di sinistra e quelle cattolico democratiche e penso che sia giusto ricordare ancora una volta quello che è stato il padre di un progetto così ambizioso: Beniamino Andreatta deceduto lunedì 26 marzo dopo più di sette anni di coma profondo. Con Michele Salvati – ed essendo di Bologna ritengo doveroso ricordiare anche la figura di Padre Michele Casali – Andreatta fu tra i primi a capire che, all'indomani della caduta della Prima Repubblica, l'interesse pubblico e il rilancio dell'Italia passavano da una solida unione tra le culture principali della storia recente del nostro paese.

Nelle prossime settimane una parte importante del popolo del centrosinistra sarà impegnato ad avviare la fase più significativa e delicata di questo percorso: la fase costitutiva. Sarà questo un momento molto interessante per testare le vere possibilità in relazione al seguito che potrà ottenere il futuro partito. Da questo punto di vista è estremamente importante aprire il più possibile la fase costitutiva alla partecipazione attiva di tanti che ora non sono iscritti a nessun partito.

In queste settimane di congressi di sezione molti simpatizzanti, persone che ruotano attorno ai partiti, hanno scelto di partecipare al dibattito ed a volte anche intervenire per esprimere il loro parere e le loro aspettative. Proprio da questo – perché l'apertura concessa alla politica da parte di chi normalmente non partecipa alla vita democratica di un partito è un fatto importante – bisognerà partire con la consapevolezza che il fallimento di quel percorso priverebbe i Partiti di credibilità per molto tempo. Credibilità di cui purtroppo il sistema politica già deficita.

Il concetto principale da declinare in questa fase per renderla appedibile è processo federativo.

Processo federativo sul territorio che consenta a quante più persone, organizzate in gruppi oppure individui singoli, di prendere parte attiva in questo percorso e di partecipare con la consapevolezza che, in quanto soggetto nuovo che sta nascendo, non tutto sia già stato deciso da chi – DS e Margherita nella fattispece – rappresenta i soggetti promotori, oltre alla certezza – caratteristica nuova del futuro partito democratico – di essere ascoltato sebbene non possa godere di una storia personale all'interno di un partito.

Processo federativo perché alla situazione verticistica attuale, nella quale il partito nazionale sostanzialmente “tira le fila per tutti”, sarebbe opportuno sostituire un processo di formazione delle idee e delle proposte dall'ottica locale come contributo al livello nazionale che avrà il compito – comunque arduo – di fare sintesi. Una situazione questa che a mio parere riaprirebbe paradossalmente le porte della politica alle Politiche, nel senso delle proposte. Infatti una dimensione di confronto meno esposta ai rapporti nazionali, libererebbe un dibattito per anni sopito, consentendo di operare senza il timore di colpire la suscettibilità di nessuno, minoranze o partiti minori che hanno legittimamente scelto di rappresentare piccoli gruppi o categorie. Il nuovo partito per essere grande dovrà porsi l'ambizioso obiettivo di rappresentare l'interesse generale, il quale in molti casi confligge di per se con gli interessi particlari.

Quindi partito per tutti, ma non di tutti, della serie: il partito è mio e me lo gestico io. A riguardo in questi ultimi mesi abbiamo spesso sentito persone che elencavano un certo numero di caratteristiche che il partito democratico dovrà avere per poter godere della loro partecipazione. Detto chiaramente che ogni contributo atto a proporre miglioramenti è quanto mai doveroso in qusta fase ed in futuro. Non vorrei però che nel tentativo di soddisfare quanti ipotecano la loro possibilità futura di partecipare alla presenza di determinate caratteristiche porti poi a fare un po' di confusione ancora prima di cominciare a discutere. L'unica condizione imprescindibile è una struttura democratica che consenta a tutti di sentirsi inclusi ed autorizzati ad esprimere liberamente le proprie idee, partecipando così ad un sistema organizzato realmente meritocratico in grado di promuovere rappresentanti di idee.

In questa fase di costruzione della casa comune, c'è troppa gente che pensa di poter disporre l'arredamento come preferisce indipendentemente dal parere degli altri. Io penso che, se si continua così, sarà alta la probabilità che quella casa verrà arredata male solo per chi già fa politica attivamente.

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