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Scritto da nel Bologna, Numero 18 - 1 Giugno 2007 | 0 commenti

Il trading privato appassiona la via Emilia, ma non fa presa a Bologna

L'Emilia-Romagna si conferma una delle regioni italiane più forti nel settore del trading on line privato, ma a Bologna gli investimenti in borsa “fai da te” non fanno presa. In questa regione la percentuale di coloro fanno trading a livello occasionale o professionistico è più elevata della media italiana e i guadagni risultanti dalle operazioni di compravendita di strumenti finanziari risultano più alti di cinque punti percentuali. Le province dove è più alta l'operatività in borsa sono Modena, Reggio Emilia e Rimini.

Secondo un rilevamento questionario di Kpmg e relativo alle operazioni di trading eseguite da sola clientela privata nel primo semestre del 2006, i numeri del trading on line sono in continua espansione. Nonostante l'incremento del numero dei conti on line dormienti, il volume del trading on line è cresciuto molto di più per il numero delle operazioni effettuate (+20% rispetto al secondo semestre del 2005) che per il numero della clientela (+4,1%), soprattutto per quanto riguarda i trader più evoluti. L'aumento degli eseguiti di trading, ovvero del numero di contratti scambiati in borsa, è influenzato dagli andamenti positivi fatti registrare dai mercati finanziari negli ultimi tre anni, ma sono ancora pochi quelli disposti a fare del trading privato una professione e a non perdersi in “chiacchiere” fra libri e corsi vari. Lungo la via Emilia il 40% di coloro che dichiarano di avere uno o più conti on line ha fatto trading negli ultimi tre mesi e nel 69% dei casi le operazioni eseguite hanno dato profitti. Questi dati risultano favorevoli all'Emilia-Romagna dato che la media italiana di coloro che fanno trading è del 32% e le performance positive sono state fatte registrare per il 64% degli eseguiti. Prendendo in considerazione la ripartizione dei mercati a cui si sono rivolte le operazioni di compravendita dei titoli nel periodo in questione non emergono differenze di comportamento fra i trader dell'Emilia-Romagna e i loro colleghi delle altre regioni italiane: il mercato azionario italiano è preferito a quello obbligazionario e dei fondi comuni, mentre è interessante la quota crescente di persone che opera sui mercati derivati, dove sono quotati strumenti come i futures e le opzioni caratterizzati da una elevata complessità ed esposizione al rischio.

Se i dati sono così positivi perché sono in pochi a dedicarsi a tempo pieno al mestiere del trading privato? Ovviamente l'indagine di Kpmg non può essere in grado di rispondere a questa domanda, ma è opportuno far notare lo squilibrio fra le dichiarazioni degli intervistati e alcuni dati reali: la media dei trader italiani dichiara di ottenere una performance positiva per il 64% delle operazioni di compravendita sui mercati finanziari, mentre l'85% dei trader che partecipano a competizioni di borsa con denaro reale registra perdite e a livello di trading occasionale solo il 3% dei conti on line risultano in utile a distanza di un anno. Anche se attualmente la distanza tra il trading effettuato on line e quello allo sportello è diventata incolmabile e a vantaggio del primo per commissione sul controvalore investito, tempestività di esecuzione e velocità dell'informazione, la borsa per gli investimenti “fai da te” è un gioco insidioso dove la ricchezza è facile trasferirla ma difficile produrla.

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