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Scritto da nel Internazionale, Numero 18 - 1 Giugno 2007 | 0 commenti

Turchia in piazza (…e più lontana dall'Europa)

Abdullah Gül, ministro del Governo presieduto da Tayyp Erdogan e candidato alla presidenza della Repubblica, è stato bocciato tre volte: dal Parlamento, per mancato raggiungimento del quorum, dalla Corte Costituzionale e dalla Piazza. Ha quindi ritirato la sua candidatura, sacrificandosi per il bene del suo partito islamico moderato, l'AKP, in vista delle imminenti elezioni anticipate, nel terrore di perdere il potere acquisito negli ultimi anni. L'AKP ha dimostrato d'essere una balena ingorda: non bastava la schiacciante maggioranza in Parlamento (garantita da una discutibile legge elettorale con un esagerato sbarramento al 10%), la Presidenza del Consiglio e della Camera, ha voluto allungare le mani sulla più alta carica dello stato. Un suicidio politico quello di Erdogan, Gül era infatti uno dei nomi improponibile per ricoprire un simile incarico: moderato ma soprattutto orgogliosamente islamico e con moglie velata, assolutamente inadatto a garantire la laicità dello Stato. Più che ovvio, quindi, l'intervento dell'Esercito, fedele alla Repubblica di Kemal Ataturk, che ha tenuto sotto scacco l'intero paese con un vero e proprio ultimatum, preferito ad un più che probabile colpo di stato.

E' quindi giunta la fine di Erdogan? Le elezioni che si terranno in estate per il rinnovo del Parlamento sanciranno probabilmente la fine dello strapotere dell'AKP: i Laici Repubblicani e Socialdemocratici, l'MHP, che rappresenta gli ultranazionalisti Lupi Grigi, ed il Partito Democratico di centro-destra, non consentiranno ai filoislamici di conquistare i due terzi dei seggi e quindi di eleggere alla presidenza della repubblica un loro uomo. Si riproporrà l'attuale situazione di stallo o il senso di responsabilità (l'Esercito!?) riporterà il paese sulla retta via? A meno che l'AKP non ne approfitti per varare una nuova riforma elettorale o l'elezione diretta del Presidente della Repubblica.

La crisi ha messo in luce tutte le contraddizioni del Paese e l'assoluta inadeguatezza all'ingresso nell'UE (e l'elezione di Sarkozy all'Eliseo non aiuta, tenendo anche conto che tra i Turchi sono sempre di più gli euroscettici)[1].

Ma non tutto è perduto: proprio le impressionanti manifestazioni delle ultime settimane, con milioni di cittadini nelle principali città della penisola, hanno proposto in primo piano la vera Turchia. “La Turchia è laica e rimarrà laica” è il motto con il quale i Turchi si sono scagliati contro la minaccia dell'integralismo religioso e della shaaria, ma non solo; proteste anche contro l'Esercito e i suoi imbarazzanti diktat.

C'è innanzitutto voglia di democrazia[2].


[1] Sull'argomento: D. De Maria, “La Turchia tra Europa e Islam”, L'Arengo del Viaggiatore N.11- 16feb2007

[2] Si consiglia: “The Battle for Turkey's Soul”, The Economist, 03/05/2007.

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