Pages Menu
RssFacebook
Categories Menu

Scritto da nel Il Mondo nel Pallone, Numero 20 - 1 Luglio 2007 | 0 commenti

Capitolo 4 – And so, what? (parte quarta)

Che l'assassino è sempre il maggiordomo lo abbiamo già detto e a questo punto non restava che attendere il naturale corso degli eventi che avrebbe reso giustizia al popolo italiano. Per fortuna non abbiamo aspettato molto: due più due fa sempre quattro e per una volta l'avevamo detto. Qualcosa si doveva muovere, anche nelle stanze del potere qualche bottone doveva essere premuto. Il bottone rosso d'allarme che si accende è quello di Claudio Scajola, Ministro degli Interni. Il caldo di Cipro e la fresca ferita orientale annebbiano per un secondo (?) la mente del forzista ligure che si lascia andare in una dichiarazione indecente che infanga la memoria del recentemente scomparso Marco Biagi, universalmente riconosciuto come meritevole servitore dello Stato. Un giornalista coglie la palla al balzo e riporta la notizia alla già scossa nazione. Dopo un ridicolo tentativo di respingere le dimissioni del Ministro, Berlusconi è costretto a licenziarlo e sostituirlo con se stesso.

Per quanto riguarda il resto della competizione mondiale, è certo che segna la fine della Belle Epoque francese. I cugini d'oltralpe non hanno nemmeno superato le qualificazioni presentando una squadra svogliata, appagata e priva della fantasia del campione del Real Madrid Zizou. Gli Inglesi tornano a casa per mano del Brasille, la Spagna cede anch'essa alle furie rosse coreane che evidentemente per tutti dovevano raggiungere le semifinali per contratto. O per salvare la faccia del Presidente Coreano e del figlio appena arrestato.

In finale arrivano Germania e Brasile. Delitto perfetto. La coppa è della Selecao per la quinta volta.

Ronaldo non piange più, ad Atlanta festeggiano e in Germania i sondaggi rivelano che alla vigilia della finale il consenso per Gerhard Schroeder gli avrebbe permesso di vincere le elezioni.

Come ogni anno cadono le foglie. Nell'autunno italiano il governo si barcamena nell'affrontare una congiuntura economica decisamente astiosa e per di più segnata dall'avvento di una nuova ondata di terrorismo di matrice fondamentalista islamica. Il premier colleziona gaffes come figurine. Mentre sul mondo si affaccia una nuova guerra, il calcio italiano è sull'orlo di una crisi di nervi: Si combatte contro costi da ridimensionare, bilanci da risanare e stipendi da pagare. La Fiorentina non esiste più, né sulle nostre tavole né sui nostri schermi. Il giochino sembra essersi rotto: non ci sono più soldi, il presidente della Lega calcio invita tutte le società alla massima austerità, minaccia la Roma di Sensi di non partecipare al Campionato gentilmente offerto da Tim, assiste al crack evitato di Cagnotti e comunque, per stare dalla parte dei bottoni, è l'unico Presidente di Serie A a spendere quasi cento milioni di euro per due trattative che a detta di altri non si potevano proprio proprio fare.

Probabilmente Nesta e Rivaldo sono opere d'interesse nazionale…

Negli stadi si susseguono episodi di violenza, gli spalti sono campi di guerriglia perfino nelle categorie inferiori e addirittura i campionati locali giovanili sono alla mercè della barbarie dei genitori dei baby-calciatori.

Il governo non sta a guardare e firma decreti per salvare i bilanci dalle perdite e inasprendo le pene per i facinorosi teppisti. Le squadre italiane, sul campo, continuano la loro avventura nel contesto europeo uscito fortemente ridimensionato dalla crisi economica del settore e dal fallimento delle rappresentative del Vecchio Continente nel Sud-Est asiatico. Ne paga le conseguenze anche il calcio tedesco, che non riuscirà a far valere le sue credenziali di vicecampione.

Mentre le domeniche del Carnevale portano in Italia, finalmente, le interviste delle soubrettes a Byron Moreno, purtroppo i telegiornali ci parlano della crisi internazionale e dell'imminente conflitto degli Stati Uniti contro l'Iraq di Saddam Hussein. Le finestre e le piazze si riempiono di bandiere color arcobaleno, l'opinione pubblica occidentale si mobilita per portare all'orecchio dei potenti le ragioni della vita di tutti i giorni. Ma non è sufficiente: la guerra scoppia per davvero.

Il frastuono delle bombe ci ricorda di avere un padre. Nella nostra generazione, nei discorsi tra noi e i nostri amici, nelle scuole e nelle Università un dubbio serpeggia: siamo davvero destinati a perdere sempre e ad aspettare le bombe che cadono? Non ci resta che sperare che esista una giustizia divina che conceda ad ogni uomo il diritto, una volta nella vita, di vedere la propria nazionale Campione del Mondo.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>