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Scritto da nel La Cantina del Viaggiatore, Numero 20 - 1 Luglio 2007 | 0 commenti

Una chiaccherata

Andando in giro per il mondo, mi capita spesso di imbattermi in bancarelle e negozi strani, portatori sani di antiquariato. Sullo stesso scaffale cianfrusaglie di varia origine e taglio: tappeti persiani su cui hanno riposato le membra di Alessandro Magno, brocche e archibugi con cui Dottor Jekyll si è trasformato in mister Hyde, specchi con cui le principesse chiedono chi è la più bella del reame.

Il fato vuole che mi sia imbattuto in una palla di vetro e contemporaneamente in un abile venditore, “con questa potrai predire il futuro”.

Nella mia testa la transazione si era già conclusa sulla u di futuro e fortuna che ero già uscito di corsa bramando di sperimentarla cosicché non ho potuto sentire “HO ANCHE LA SLITTA DI BABBO NATALE”.

Mi chiudo in casa, tiro giù le tapparelle e via con le domande: “i numeri del SupeEnalotto”, “cosa farà il Bologna l’anno prossimo”, “il futuro enologico dell’Emilia Romagna” (ma come, non fareste anche voi questa domanda?).

Nessuna risposta. E dopo aver trovato la giusta collocazione per il nuovo soprammobile, chiamo Alessandro Torcoli, caporedattore di civiltà del bere, per avere lumi sull’ultima domanda.

Quello che ne seguirà è il resoconto di una simpatica chiacchierata.

L’Emilia Romagna ha l’indubbio vantaggio di possedere un mix di tradizioni culinarie e gastronomiche di indubbio valore, e di possedere un forte legame tra il territorio e i propri vini: Albana e Sangiovese con la Romagna, il Gutturnio e Piacenza, il Lambrusco e Modena, il Pignoletto e Bologna, i vini del Bosco Eliceo e Ferrara. Legami culturali, storici di abbinamenti secolari tra piatti e vini.

Oggi si sta assistendo all’evoluzione di questa regione, che attraverso prodotti innovativi e reinterpretazioni sta cercando di cambiare rotta e soprattutto l’opinione che si ha dal di fuori dei vini targati ER.

Il test di Milano del 7 Maggio è stato sicuramente importante in quanto si tratta della capitale economica nonché della provincia con il maggior numero di bottiglie vendute in Italia.

Il risultato è stato di un successo inaspettato per questi vini, vuoi anche perché nell’immaginario collettivo sono vini poco glamour e contadini (in senso negativo), mentre invece erano presenti vini raffinati che comunque si sposavano meravigliosamente con i prodotti gastronomici tipici e contadini (stavolta in senso positivo) della cucina emiliano romagnola.

Apprezzamento molto forte anche perché i vini presenti non erano tutti dei pluripremiati "tre bicchieri", ma erano presenti svariati due bicchieri e quattro grappoli, giudizi spesso fuorvianti e declassificanti.

Secondo Torcoli i voti delle guide sono decisamente non realistici del livello attuale dell’enologia dela nostra regione, i quali lasciano spazio a volti e palati sorpresi una volta che si trovano a tu per tu con questi prodotti.

Giudizi figli di una sorta di pigrizia mentale degli esperti, che si sono arroccati in una situazione dove vengono tenute nella giusta considerazione le regioni vitivinicole storiche ed alcuni “fenomeni” moderni come Sicilia e Maremma, a discapito di regioni storicamente grandi produttrici come ER e Puglia.

Torcoli si aspetta anni esaltanti per l’enologia Emiliano Romagnola, anni che vedranno l’ascesa di regioni come la nostra, l’Abruzzo, la Lombardia e la già citata Puglia.

Il consumatore interessato è stanco di seguire predicatori che parlano di esperienze divine e non divine, mentre è molto più interessato a scoprire la ricchezza complessiva dell’Italia.

Lo dimostra il successo maggiore che riscuotono manifestazioni che valorizzano la territorialità rispetto ad eventi incentrati su Sacri Gral, perché il consumatore è alla ricerca di tranquillità e non “di chicche da 50 euro con un chicco per grappolo”.

La stagione dei riti, nel senso degli anni in cui si assisteva più che a degustazioni ad autentiche celebrazioni, ha avuto comunque il merito di aver creato attenzione intorno al vino e può fungere da traino per il Sangiovese Romagnolo a Singapore (non fate i fiscali, è per fare un esempio).

La strada intrapresa dalla nostra regione di valorizzare il legame territorio-vino, scelta fatta anche per la disposizione del padiglione ER al Vinitaly, è l’autentica carta vincente.

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