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Scritto da nel Letteratura e Filosofia, Numero 31 - 16 Gennaio 2008 | 0 commenti

Avventura teatrale

Nel 2004 Daniel Pennac pubblicava Grazie, l'esilarante monologo di uno scrittore che dai ringraziamenti al proprio pubblico durante la consegna di un premio letterario, traeva spunto per una riflessione sulla condizione dell'intellettuale nella società contemporanea. La sottile ironia, il sarcasmo, la geniale creatività che da sempre contraddistinguono l'autore francese, hanno fatto di Grazie una rappresentazione teatrale di successo, portata in scena in Italia da Claudio Bisio (già interprete di Monsieur Malaussène), ed in Francia dallo stesso Pennac.

A tre anni di distanza, il padre della famiglia Malaussène, pubblica L'avventura teatrale. Le mie italiane (Feltrinelli, 2007) che della messa in scena di Grazie vuole essere la cronaca, il diario, il resoconto dell'iniziazione di uno scrittore al mondo teatrale. Pennac si mette a nudo e si mostra in tutta la sua fragilità di aspirante attore: il panico dietro le quinte, le difficoltà affrontate tanto nell'imparare il testo a memoria quanto nel dominare lo spazio scenico, le perplessità, le paure, ma anche la magia che il palcoscenico può regalare.

Lo spettacolo Merci nasce come semplice lettura pubblica ma si trasforma via via in una vera e propria recitazione parallelamente alla trasformazione del suo autore in attore, del dissolversi del Pennac scrittore dietro le pieghe del sipario. L'avventura teatrale, che raccoglie oltre al testo originale di Grazie la riscrittura teatrale e il diario dell'autore, racconta le prove “all'italiana”, in cui per memorizzare meglio il testo si recita senza curarsi della messa in scena, ma anche il particolare rapporto che si instaura fra attore e pubblico in sala, capace di influenzare sia la recitazione nell'immediato, sia il costante e continuo arrangiamento del testo.

In quest'ultima opera Pennac si è nuovamente messo in gioco, attraverso crisi, ripensamenti e un nuovo entusiasmo, torna a condividere con il lettore le emozione che nascono da una profonda passione, così che al già dichiarato amore per il romanzo (Come un romanzo, Feltrinelli, 1993) si va ad aggiungere quello per il palcoscenico. Lo scrittore invisibile, colui che tira le fila del gioco senza mai mostrare il volto, per una volta si fa carne, entra in scena, impersona se stesso e raccoglie gli applausi dei suoi spettatori. Ne L'avventura teatrale si possono ritrovare il genio creativo, l'innata ironia, la mordente sagacia e la capace originalità a cui Pennac ha da sempre abituato i lettori, inoltre il processo creativo che dalla prima edizione di Grazie ha portato alla stesura del testo drammaturgico è reso tangibile da un apparato illustrativo che ne testimonia la nascita e l'evoluzione.

Tuttavia una domanda continua ad aleggiare insistentemente fra i più affezionati lettori del professore francese: che fine ha fatto la famiglia Malaussène?

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