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Scritto da nel Numero 33 - 16 Febbraio 2008, Politica | 0 commenti

L'eterno ritorno, o Cartagho delenda est…

Il vorticoso fluire della storia ha da sempre abituato l'umanità che impassibile l'osserva, al verificarsi di snodi simili riproposti in epoche differenti.

L'irriducibilità dei fatti non si presta ad essere accomunata, tuttavia la natura umana, il motore stesso della storia, è sempre la medesima, così come simili sono le risposte esistenziali che i contemporanei cercano di dare ai cambiamenti epocali. In questa prospettiva, leggere comparativamente, non significa accampare improbabili analisi storiografiche fondate su prove incontrovertibili, ma è piuttosto il tentativo per un'originale interpretazione del passato, filtrato dalla lente di un presente non proprio innovativo.

Le pietre archetipe da cui si può liberamente attingere sono numerose: correva l'anno 149 aC, quando Catone il censore, al termine di ogni discorso al Senato Romano, era solito riproporre il leit movie del Cartagho delenda est. La Terza Guerra Punica era alle porte.

Il nemico, a cui l'immaginario collettivo romano, attribuiva uno svariato numero di colpe presunte, intrecciate invece con motivi economici concreti e sostanziali, quali l'egemonia navale sul Mediterraneo, stava per essere raso al suolo.

Abbattuto l'ultimo freno al predominio di Roma sul mondo antico, al precetto Si vis pacem, para bellum, fu tolta la premessa: negli anni a seguire, infatti, l'espansionismo dell'unica super-potenza rimasta nel bacino del Mediterraneo non conobbe limiti, come testimoniano le fortunate campagne di Gallia Cisalpina e Transalpina, d'Illiria, di Grecia, e più in generale di tutti i regni della costa della Asia che si affacciavano sul Mediterraneo e sul Mar Nero.

Nonostante la fiera mentalità degli antichi, fosse ancora molto distante da un aborto teorico-giuridico come quello istituito dalla guerra preventiva, le basi per il venir meno del concetto di bellum iustum, erano gettate. L'enorme accelerazione imposta dalla modernità, ed in particolare dal'900, alla totale mancanza di un concetto come quello di guerra giusta, è sotto gli occhi di tutti: tuttavia, nell'ultimo decennio, venuto meno anche l'equilibrio bipolare che aveva alimentato la Guerra Fredda, l'unica superpotenza rimasta, ha assunto definitivamente le sembianze della Roma pre-imperiale, dopo la definitiva conquista di Cartagine.

Cessato il bipolarismo che aveva caratterizzato la guerra fredda, si è incrinato anche l'inquietante ma efficacie equilibrio, fondato sul terrore e sulla reciprocità della minaccia nucleare. In una sorta di eterno ritorno dell'uguale, le guerre contemporanee mostrano unilateralmente la potenza di un unico contendente sullo scacchiere internazionale; e purtroppo, la storia insegna come questo non sia un ottimo presagio.

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