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Grato agli dei chi muore giovane

Attraverso la massima: grato agli dei è chi muore giovane, la civiltà greca circoscriveva per mezzo di un aforisma, la concezione ad un tempo eroica e tragica che gli antichi possedevano dell'esistenza. La società contemporanea, avendo espulso ontologicamente e quasi con fastidio, ogni residuo della dimensione eroica dalla vita quotidiana, ha iniziato a propendere con veemenza in direzione della sola componente tragica.

La morte di un diciannovenne al rave party tenutosi a Segrate lo scorso 23 marzo, è purtroppo il naturale controaltare di quanto racconta Erodoto a proposito di Cleobi e Bitone, e della loro scomparsa nel fiore degli anni.

Partendo dall'incontestabile presupposto, che i malori non rappresentano certo un avvenimento insolito ed imponderabile durante lo svolgimento dei rave, Michele Serra, nel lungo editoriale apparso su Repubblica il 25 marzo, costatava come ogni epoca ha avuto i propri baccanali, ed ha intrapreso le strade più svariate per allontanarsi dagli stereotipi che la società proponeva.

In parallelo alla natura positivamente eversiva e rivoluzionaria dei ravers, di cui parla Serra: riempire quei vuoti[...] con il battito simbolico della musica techno, spesso nata assemblando suoni urbani reiterati fino allo sfinimento. L'agitazione sfrenata dei corpi che riempie il nulla, lo contrasta, gli si rivolge contro- si è purtroppo sviluppato un sottobosco autodistruttivo alimentato dall'uso massiccio di droghe sintetiche, le stesse, che scavalcando le mura periferiche dei capannoni dove si svolgono i rave, trovano spesso un triste asilo, sulle prime pagine dei quotidiani nazionali.

La ricerca dei paradisi artificiali, come li chiamava Baudelaire, non è certo un fenomeno nuovo: oppio e laudano hanno rintoccato tra otto e novecento, la psicadelia alimentata dalle chitarre degli Zeppelin ha imperversato durante gli anni settanta, seguita a ruota dal diffondersi dell'eroina, mentre hashish e marijuana non hanno mai smesso di andare di moda. Gli anni novanta, coerentemente ai cambiamenti frenetici che avvenivano all'interno della società, hanno decretato invece, il regno incontrastato della cocaina e degli eccitanti sintetici.

Apparentemente, quindi, pur cambiando i gusti dei consumatori, la sostanza rimane la medesima: eccessi, sregolatezze ed una ricerca atavica dei giovani dell'evasione ad ogni costo. Tuttavia, nonostante la presunta ribellione adolescenziale ricercata con ogni mezzo, sia un dato costante e una perenne fonte di reddito per i venditori di sogni, resta da considerare come i rave rappresentino un fenomeno qualitativamente nuovo, nel panorama internazionale dello sballo.

La peculiarità di questi raduni, non va ricercata tanto nell'utilizzo delle più svariate sostanze stupefacenti, quanto nella durata dell'evento che a queste è intimamente connesso: se ad esempio, a scuola, ai concerti, in discoteca o durante l'aperitivo, la droga rappresenta soltanto una condannabile possibilità, per ballare ininterrottamente un paio di giorni, gli eccitanti diventano invece necessari.

L'autopsia ci dirà di quali schifezze è morto a soli diciannove anni Nunzio Mattia Lo Castro, mentre alcune migliaia di strafatti continuavano a ballargli intorno; per il momento, preso atto di come il proibizionismo non abbia dato alcun risultato tangibile, sarebbe lecito attendersi, ad esempio, una puntuale campagna informativa nelle scuole pubbliche, sperando con Erodoto, che grato agli dei è chi muore giovane.

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