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Scritto da nel Bologna, Numero 35 - 16 Marzo 2008 | 0 commenti

Museo di “Arti e Mestieri” a Pianoro

Prosegue il viaggio nei musei delle nostre vallate, iniziato nel numero 0 dell'estate 2006, che potete trovare nell'Archivio del sito, a Piamaggio (Monghidoro). Questa volta andiamo a Pianoro per festeggiare la nuova apertura del Museo di “Arti e Mestieri” avvenuta sabato 17 marzo 2007 alla presenza tra gli altri di Simona Lembi, assessore alla Cultura della Provincia di Bologna e del sindaco Simonetta Saliera.
Il Museo, che si aggiunge ai 100 già esistenti nella nostra provincia, è ospitato nella stalla e in un fienile di un edificio della zona Gualando, appositamente restaurato. La collocazione pertanto mantiene e valorizza un caratteristico e pregevole manufatto contadino a memoria architettonica di edilizia agricola d'altri tempi. Inserito in una zona di nuova elegante edilizia residenziale, ha però di fronte un autentico, ampio e popolato pollaio, che ben si accompagna ai contenuti museali, anche con il suo rumore chiocciante.
Promotrice dell'iniziativa è stata l'Associazione “Territorio e civiltà dei mestieri” costituita nel 2002 e attualmente presieduta dal prof. Osvaldo Gambassi, con il sostegno dell'Amministrazione comunale alla quale è legata da una apposita convenzione stipulata nel 2003 e in particolare del sindaco, cultrice della storia locale.
Il Museo è costituito principalmente dalla collezione di Pietro Lazzaroni, appassionato raccoglitore pianorese. Si tratta di oltre 1600 pezzi (il catalogo molto accurato, realizzato con il contributo finanziario del Rotary Club Valle del Savena ne riporta 1856) molto ben conservati, tutti pienamente funzionanti e “riutilizzabili”. Pezzi molto rari, in alcuni casi, dei quali è difficile, specie per i più giovani, anche solo immaginare l'utilizzo. E' una straordinaria raccolta di suppellettili e strumenti di lavoro di pregevole interesse e rilievo documentario per qualità e quantità, capace di raccontare esaustivamente il vissuto del mondo agricolo e artigianale del nostro territorio. Testimonianze da tempo scomparse, relative al lavoro agricolo della media pianura e montagna bolognese, all'esercizio di attività artigianali, nonché all'utilizzo di mobili e arredi nella grama vita quotidiana di un tempo. Arnesi dimenticati dalle moderne tecnologie. Manufatti d'uso povero, essenziali nella forma e nel materiale d'impiego, ritenuti però, fino ad alcuni decenni fa, indispensabili per lavorare e vivere. Mettere a disposizione della collettività un simile “negozio della memoria” significa far rivivere mestieri, personaggi e atmosfere, diversamente destinati a perdersi nell'oblio del tempo; significa riproporre una realtà di vita e lavorativa per lo più ignorata nel suo essere, nel suo divenire e nel suo malinconico, inesorabile estinguersi, sopraffatta dall'invadente processo di industrializzazione, che peraltro non dobbiamo dimenticare ha portato un netto miglioramento del livello di vita della popolazione.
Particolarmente interessante è il confronto con quello di Piamaggio: il primo è dedicato alla realtà della montagna, questo ad una realtà più vicina alla città e quindi di livello tecnologico più elevato, per esempio qui troviamo la radio, della quale avevo rilevato l'assenza a Monghidoro. Attenzione però a non esagerare, i due computer che troviamo nella sala a doppio volume non fanno parte dell'esposizione, ma servono per consultare il catalogo… fra qualche decennio invece saranno parte integrante delle raccolte storiche! Inoltre lo spazio è maggiormente dedicato alla realtà produttiva artigiana rispetto agli ambienti dell'abitazione.
Per ulteriori informazioni si può consultare il sito www.civiltadeimestieri.it

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