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Scritto da nel Numero 36 - 1 Aprile 2008, Politica | 2 commenti

Programmi elettorali a confronto – Lavoro

Imposte e salari, oggi come in passato, sono il perno dei programmi elettorali. Intorno ad essi ruotano temi sensibili come la famiglia, l'occupazione giovanile e femminile, la precarietà. Contingenze di cronaca che diventano oggetto di proposte per entrambi gli schieramenti politici.
Ma anche dove identici sono i temi trattati, come ad esempio la pressione fiscale, diversa è l'ideologia alla base degli interventi: misure indistinte e generalizzate per Berlusconi, come l'abolizione dell'ICI; misure dal taglio redistributivo per Veltroni, con detrazioni IRPEF più alte per redditi medio bassi.
Qui, in sintesi, si passano in rassegna le principali tematiche che interessano la sfera lavoro, ricostruendo il punto di vista dei programmi che più si contendono la fiducia degli elettori il prossimo aprile.
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Busta Paga
Da consuetudine, i programmi elettorali non guardano a spese! Consapevoli che nessuna coalizione potrebbe mai riuscire ad attuare il programma per cui si impegna con gli elettori, crediamo sensato non soffermarsi troppo sulla capienza delle buste paga.
In quest'ottica, preferiamo dare un taglio qualitativo al tema delle retribuzioni, possibilmente offrendo spunti per una caratterizzazione politica ed ideologica dei diversi schieramenti.
Per tutti la priorità è restituire agli stipendi dei lavoratori il potere d'acquisto perso con l'aumento dei prezzi; vediamo come.
Il PDL, oltre all'immediata abolizione dell'Ici ed alla progressiva riduzione della pressione fiscale sotto il 40% del PIL, ha come suo punto di forza il cambiamento del regime fiscale per alcune parti dello stipendio (tredicesima, quattordicesima e premio di risultato). L'obiettivo è l'incentivo per il lavoratore allo svolgimento di attività extra. Tale alleggerimento fiscale non reca tuttavia alcun beneficio ad i lavoratori precari, un vero e proprio esercito senza tredicesima o quattordicesima.
Dall'altro lato della barricata, il PD propone una riduzione progressiva delle aliquote IRPEF ed un aumento delle detrazioni da lavoro dipendente, secondo un più tradizionale principio della progressività delle imposte. In più prevede una semplificazione fiscale per agevolare la capitalizzazione con sconti d'imposta.
Da questa linea non si discosta poi molto la Sinistra Arcobaleno, che con il motto 'Pagare tutti. Pagare meno.' presenta analoghe modifiche alla tassazione da lavoro dipendente, ma una più esplicita politica contro le rendite.
Infine la Destra, propone più partecipazione dei lavoratori agli utili legata alla produttività aziendale. Singolare è la convergenza con la Sinistra Arcobaleno laddove viene individuato, come strumento di valorizzazione della politica per il lavoro, il salario minimo inderogabile e garantito.
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Donne (o meglio mamme) e lavoro
Tra le proposte per la famiglia, l'interesse è per lo più focalizzato su aspetti demografici: spingere le donne italiane ad avere figli senza doverne sopportare eccessivamente costi e disagi.
All'interno di questa branca di interventi, si inseriscono anche misure volte ad incoraggiare la conciliazione tra lavoro e figli, incrementando l'occupazione delle mamme.
A tal proposito, i programmi elettorali non divergono più, come in passato, nella diversa natura delle misure: sostegno monetario per il centro-destra contro la diretta fornitura di servizio per il centro-sinistra. La principale differenza tra le proposte di Partito Democratico e Popolo della Libertà riguarda l'individuazione dei destinatari delle politiche: da un lato le mamme lavoratrici, dall'altro le mamme tout court.
Entrambi i programmi prevedono infatti sia misure monetarie che servizi in natura. Per quanto riguarda le prime, il PDL reintroduce bonus bebè e quoziente familiare, a prescindere dallo status occupazionale della donna. In particolare, il quoziente familiare (meno tasse per chi ha più figli) ha il rischio di creare distorsioni, scoraggiando le scelte lavorative del coniuge con reddito più basso e quindi l'occupazione femminile. Il PD propone il credito d'imposta per le spese di cura alle sole donne lavoratrici ed assistenti di maternità per le mamme in gravi difficoltà. Misura di potenziale incentivo femminile al lavoro la prima, di carattere marcatamente redistributivo la seconda.
Per quanto riguarda la fornitura dei servizi, le proposte dei due schieramenti convergono sul tema degli asili. A riguardo, sembra interessante il tentativo del PD di avvicinare il servizio offerto alle esigenze delle donne: estendere gli orari ed i mesi di apertura.
Del tutto da bocciare è la proposta di Casini. L'Unione di Centro propone infatti una detassazione selettiva che aiuta le famiglie monoreddito con figli, ovvero favorisce le donne che addirittura restano nella non occupazione.
In un Paese in cui i differenziali retributivi ed occupazionali tra donne e uomini sono tra i più alti in Europa, appare evidente che non solo il lavoro delle mamme è un punto critico. Ci saremmo per questo aspettati proposte per tutte le donne e più incentivi verso un lavoro femminile tanto osteggiato dalle diffuse reticenze culturali.
Sembra invece che gli schieramenti abbiano perso una buona occasione per conciliare politiche per la famiglia e politiche per l'occupazione femminile, investimenti nel sociale e politiche di parità di trattamento.
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Sicurezza sul lavoro
Trai vari temi oggetto dei programmi elettorali, questo più di altri è dettato dalle contingenze della cronaca, più che da una vera e propria sensibilità degli schieramenti.
Entrambi i programmi prevedono un'intensificazione delle tutele attraverso misure preventive ed ispettive che incoraggino le imprese ad investire in sicurezza. A tal proposito il PD può dirsi forte del concreto impegno legislativo della passata legislatura di centro-sinistra. Le sue proposte vertono soprattutto alla creazione di un'Agenzia Nazionale di coordinamento dell'attività, in premi per chi investe in sicurezza e maggiori indennizzi ai lavoratori infortunati sul lavoro.
Il PDL oltre a proporre anch'esso un meccanismo di incentivi per le imprese, prevede una non meglio specificata intensificazione dei controlli, che tanto sa di una ripetizione della vecchia politica degli appelli: tanto di effetto quanto poco efficace.
Non stupirà il fatto che in prima linea sul tema sia la Sinistra Arcobaleno, la quale parlando di sicurezza finisce con il ricongiungersi ai tradizionali temi di sfruttamento del lavoro.
La coalizione di Bertinotti si prepone una lotta a spada trattacontro l'abuso di orari di lavoro troppo lunghi, nocivi per la salute dei lavoratori poiché causa di fatica, stress e minori livelli di attenzione. Tra le misure proposte troviamo il ripristino di un limite di orario massimo giornaliero di otto ore e non più di due ore giornaliere di lavoro straordinario, nonché l'immediata emanazione dei decreti attuativi, necessari per rendere operativa la già approvata legge delega sulla sicurezza del lavoro.
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Giovani e lavoro
In un quadro politico in cui di giovani se ne vedono ben pochi, abbiamo motivo di temere che l'interessamento ai problemi dei giovani nel mondo del lavoro possa essere scarso.
Berlusconi ed il suo partito sono coloro che, almeno nel programma elettorale, sembrano dare più spazio ai giovani ed alle loro iniziative. In particolare, il PDL prevede aiuti alle imprese che assumono giovani e che trasformano contratti temporanei in contratti a tempo indeterminato attraverso un credito d'imposta. Prevede una no tax sperimentale per le nuove iniziative imprenditoriali e professionali dei giovani egaranzie pubbliche per il finanziamento e l'avvio da parte di giovani di nuove attività. Lo scarso contributo innovativo sul tema e l'inopportuno consiglio rivolto ad una ragazza precaria nei giorni scorsi, rendono lecita la domanda: quanta progettualità si cela dietro a queste parole?
Frammenti dello stesso sentimento di credito ai giovani si trovano anche nel PD: fondi per il credito ed il micro-credito che consentano di ottenere prestiti agevolati, sostenimento dei percorsi formativi e dei progetti imprenditoriali dei giovani. La sensazione è che il lavoro giovanile vanga assimilato in questo programma dal concetto di precarietà.
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Precarietà
La precarietà è da tempo il tema centrale dei dibattiti sul mercato del lavoro del nostro paese.
Sempre più frequente è la scelta delle imprese di contratti a tempo determinato e di forme di lavoro autonomo che molto hanno da condividere con il lavoro dipendente (co.co.co., lavoratori a progetto, associati in partecipazione).
La dicotomia del mercato del lavoro diviso tra il contratto a tempo indeterminato stra-tutelato dalla contrattazione collettiva e simbolo di traguardi sindacali di altri tempi, e le diverse forme di lavoro a tempo determinato non protetti nei periodo di non lavoro, contiene inefficienze che richiederebbero un ampio processo revisione delle regole, perchè la flessibilità non può essere a carico solo e soltanto di alcuni: i precari.
Entrambi gli schieramenti mirano a coniugare flessibilità del sistema e sicurezza del lavoratore. Gli interventi che propongono sono da iscriversi nel disegno generale di un percorso graduale dalla precarietà verso uno stabile impiego.
In dettaglio, le proposte di Veltroni sono la sperimentazione di uno stipendio minimo garantito (1000-1100 euro netti al mese) per i precari, la creazione di incentivi per le imprese all'utilizzo dell'apprendistato e dell'assunzione a tempo indeterminato, una durata massima di due anni per i contratti atipici con una retribuzione maggiore di quella prevista per i lavoratori protetti, l'estensione a tutti i lavoratori delle tutele fondamentali, l'allungamento del periodo di prova, una formazione continua ed opportuni ammortizzatori sociali come garanzie di retribuzione nel passaggio da un lavoro a un altro. Per correggere la dicotomia tra lavoro protetto e non, il PD propone la rimozione dell'inamovibilità dal settore pubblico, introducendo valutazioni e premi per i lavoratori più produttivi.
Anche il centro-destra prevede una riforma degli ammortizzatori socialia sostegno della flessibilità, ed in più una Borsa Lavoro per facilitare l'incontro tra domanda e offerta. Gli aspetti operativi sono ben poco precisati, l'intento è l'attuazione della Legge Biagi nel tentativo di veder crescere l'occupazione.
Più revisionista è il programma della Sinistra Arcobaleno. Questapropone la cancellazione dall'ordinamento giuridico delle collaborazioni coordinate e continuative e del lavoro a progetto, un salario minimo a 8 euro lordi l'ora ricalcolato ogni anno secondo l'inflazione reale, una nuova disciplina del lavoro precario basata sull'ammissibilità del lavoro a termine solo a fronte di esigenze obiettivamente temporanee individuate dalla legge e/o dai contratti collettivi. Infine, l'aumento della no tax area fino a 1200 euro.
La tanto auspicata semplificazione dei contratti di lavoro sembra non aver trovato molto spazio in questa campagna elettorale, così come l'impopolare argomento dei licenziamenti individuali.
In un sistema così complesso, che genera più di seicento contratti di categoria, risulta difficile immaginare un'equa tutela dei diritti di tutti i lavoratori.
Lo stallo su questi temi rischia di ridurre la questione della precarietà da un dibattito a tutto campo sui limiti e le divisioni del nostro sistema, a politiche di palliativi e 'contentini'.

2 Commenti

  1. you should write a paper on this!

  2. correct!!!

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