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Scritto da nel Numero 45 - 1 Settembre 2008, Tempo e spazio liberi | 0 commenti

Gratta la fortuna

Come insegnano gli economisti con l'avvallo del buon senso, è del tutto normale che in un periodo conclamato di recessione i consumi subiscano un drastico ridimensionamento. Seguendo l'ovvietà insita in questa linea di pensiero, sarebbe logico presupporre un calo repentino dei consumi superflui a favore di quelli necessari.

Tuttavia la logica, come testimonia un'indagine condotta dal quotidiano la Repubblica durante l'estate, sembra non interessare il continuo proliferare dei gratta e vinci, la cui vendita, almeno negli autogrill, è aumentata del 79%. Da questa fotografia scattata lungo le nostre autostrade, emerge chiaramente come gli italiani in viaggio decidano di risparmiare sul cibo: diminuiscono del 6,7% le vendite dei panini a costo medio a favore di un aumentano dell'8,8% per quelli economici, mentre stando ai dati dell'indagine, i viaggiatori proprio non riescono a rinunciare ad un costoso colpetto alla dea bendata.

Le motivazioni di questo vorticoso incremento nelle vendite del magico cartoncino sono molteplici e variegate: il progressivo aumento dei costi delle materie prime, ad esempio, non tradotto in un puntuale aumento delle retribuzioni, implica un assottigliarsi del tenore di vita per svariati italiani che decidono di tentare la fortuna. Se alcuni anelano il colpo grosso investendo svariate centinaia di euro al gioco, altri si accontentano di vincite più modeste per arrotondare le ultime settimane del mese.

L'aspetto sociologicamente interessante in questo boom, è riscontrabile nel fatto che in Italia sono sempre esistite le ricevitorie, il lotto e svariate forme di gioco d'azzardo comunque legalizzate, ma gli individui disposti a spendere più di quanto potevano permettersi, erano quantitativamente un numero esiguo. Il gratta e vinci, forte delle sue peculiarità, ha saputo abbattere questa barriera, portando persone che per tradizione e cultura non possono essere annoverate tra i giocatori abituali, a spendere cifre rilevanti.

Il fascino, e allo stesso tempo la maledizione del magico cartoncino, risiedono in un paio di aspetti che tutti i giocatori conoscono, capaci di differenziarlo dagli altri giochi d'azzardo di monopolio statale: l'immediatezza e la forma privata. Da un lato, la psicologia del giocatore è tendenzialmente refrattaria al tempo, e quindi, il dovere attendere svariati giorni prima di conoscere l'esito di un'estrazione crea un certo distacco dal biglietto che si possiede, al contrario, la possibilità immediata crea euforia, ed in caso di perdita un'istantanea voglia di rivalsa che si traduce puntualmente nell'acquisto di un nuovo biglietto.

L'aspetto privato, è altrettanto importante per comprendere un fenomeno che interessa trasversalmente la società: la frequentazione di casinò, ippodromi o ricevitorie, oltre a non essere socialmente considerata in modo positivo, presuppone una scelta, un tragitto ed infine un luogo fisico dove i giocatori possono raccogliersi e quindi iniziare a scommettere. Queste non sono certo difficoltà insormontabili per un giocatore deciso, ma rappresentano comunque tappe successive e razionalizzabili che spesso fanno desistere gli incerti.

Togliere questi piccoli balzelli, significa fisiologicamente aumentare il numero dei giocatori, perché si è erroneamente portati a pensare che sia qualitativamente diverso spendere mensilmente qualche centinaia di euro nel tranquillo anonimato della tabaccheria sotto casa, piuttosto che in periferiche sale da gioco.

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