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Scritto da nel Il Mondo nel Pallone, Numero 50 - 16 Novembre 2008 | 0 commenti

Il futuro colorato

Chi l'avrebbe mai detto. Già.
Che proprio quando il mondo sarebbe parso essere ad un passo dal baratro, dal collasso finanziario, sotto la bufera dei nuovi venti di guerra fredda, proprio e solo allora la Grande Coincidenza avrebbe colpito ancora.

Al termine di una sfida lunga e difficile, di una lotta serrata fino all'ultimo risoltasi solo oltre il traguardo dell'arrivo, Lewis Hamilton è diventato Campione del Mondo. La vittoria del più giovane di sempre ad aver mai conquistato la corona della specialità regina dell'automobilismo, la prima per un ragazzo di colore. Conseguita contro la Ferrari, che si è aggiudicata il premio per la macchina più forte del mondo vincendo la classifica costruttori, ma che comunque ha perso la sfida più importante.

Due giorni dopo, giusto il tempo di aspettare che il mondo girasse un po', e gli Stati Uniti si sono svegliati come nuovi, tutti colorati, dopo gli 8 anni del grigiore violento dell'Amministrazione Bush. Barack Hussein Obama, dopo aver sconfitto la super-favorita Hillary Rodham Clinton che partiva dalla pole delle primarie, si è imposto con distacco sul grigio candidato del Grand Old Party, il repubblicano Mc Cain.

Due vittorie delle persone, dunque, contro i pronostici e la forza organizzata della macchina avversaria.

Soffia un vento di cambiamento, culturale e generazionale. Un vento forte e freddo che a Windy City increspa le acque del lago Michigan, che sembra un mare, e che nel 1871, secondo la leggenda, ha fomentato il grande incendio della città di Chicago trasportando il fuoco appiccato della lanterna rovesciata dal calcio di una mucca appartenente alle sorelle O'Leary. Un vento che narra di pionieri, di leggende, di popoli, di tecnologia.

La città della coppia più devastante dopo Nitro e Glicerina, se ricordate lo slogan sui cartelloni cinematografici dei Blues Brothers. Che cantavano Sweet Home Chicago e che erano in missione per conto del Signore. Città di frontiera e d'avanguardia, la municipalità fondata nel 1833 con 350 abitanti è diventata la città con il maggior numero di ponti mobili al mondo e quella con il grattacielo più alto d'America, la Sears Tower.
Questa time zone (l'area del secondo fuso orario americano) si chiama Midwest, così battezzata quando si ignorava quanto fosse lungo questo continente, quanto fosse possibile proseguire verso occidente o verso il cielo: la terra di mezzo ovest.

Una città che agli occhi del turista è un tempio del divertimento a portata di mano, delle discoteche e dei bar lungo la strada, agli occhi del ricercatore una fonte di ricche opportunità di studio, agli occhi di un economista la patria del liberismo, agli occhi di un nero dell'Alabama il nord produttivo e industriale. E agli occhi del mondo, adesso, la dolce casa delle proprie speranze.

Il mondo avrebbe votato per Obama. Se la democrazia fosse tanto sviluppata da consentire a tutti di votare il Campione del Mondo, il giovane e promettente avvocato della Columbia e di Harvard avrebbe stracciato l'avversario. Avremmo comprato a scatola chiusa il nuovo sogno americano perché se gli americani confidano in Dio, il mondo confida negli americani. Anche noi ci fideremmo come i nonni e i nonni dei nonni, quando ci sbarcarono ai primi del secolo. In questa terra dispensatrice di amore e di morte, di grandezza e di povertà, di libertà per sé e di guerra verso il Male. Siamo tutti americani, quando ci è concesso.

Siamo tutte persone.
Che si rendono conto di quanto sia naturale il fatto che nel mezzo ovest il colore della pelle che vince sia metà bianco e metà nero, che quelli che ieri erano muri oggi sono luoghi d'incontro e occasioni di crescita di nuove generazioni e di nuovi continenti, di nuove speranze e di nuove proposte politiche per il governo del mondo.
Di quanto una cosa nera a volerla guardare bene diventi colorata.
Peccato non esserci stati ai festeggiamenti all'hot dog Viennoise di Chicago al gusto di chocolate milk shake, niente di meglio per rendere chiaro che i muri servono solo a ripararsi dal freddo.

L'Arengo del Viaggiatore le augura Buon Viaggio, Presidente.

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