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Scritto da nel Bologna, Numero 51 - 1 Dicembre 2008 | 1 commento

Il Pratello di mattina (un punto della situazione)

A mezzogiorno e mezzo del sabato, al Barazzo convivono quelli che fanno colazione con la pasta e il cappuccino, e quelli che combattono i postumi del venerdì sera con il primo spritz. I tavoli sono ancora appiccicosi dalla notte precedente, ed è impossibile scoprire da dove arrivino le brioche, che sono più dense di crema rispetto a quelle del Quadrilatero. Ciò nonostante, e nonostante la clientela affezionata si sbizzarrisca con giri di tequila già al tramonto, per protestare contro l'ordinanza cofferatiana, gli affari dello storico locale vanno male, da quando si è imposta la chiusura alle dieci. Incassi del 70% inferiori, e la situazione è ancora peggiore per il Mammuth, che per una serata del fine settimana ora può arrivare a guadagnare anche solo 60 euro; per il Tacaban e il Vapian, gestioni troppo recenti per contare sui pomeriggi; per Osvaldo, che ha già riconsegnato la licenza. Due lettere di arrivederci partiranno a Dicembre per i dipendenti del Barazzo, una ventina in tutto le famiglie ad oggi private di uno stipendio. “In un contesto generale di dura crisi che tocca anche la nostra città e la nostra regione,” come lamenta in una lettera aperta alle istituzioni e ai giornali un gruppo di cittadini contrari alla chiusura anticipata, anche la vecchia “sfoglina”, per solidarietà, appende un cartello bianco sul quale possano scrivere coloro che davvero amano Bologna. Mentre i bartenders disoccupati scrivono un altro cartello, offrendosi per spettacoli hard dalle dieci alle tre del mattino.

La situazione resta in attesa di possibili ricorsi al Tar, a loro volta in attesa di un incontro con il sindaco per un ultimo tentativo di evitare le vie legali. I gestori hanno parlato con la vicesindaco Scaramuzzino, con l'assessore Mancuso, con Andrea De Maria, segretario provinciale del Pd, ma ufficialmente non ancora col Cinese. Hanno parlato con Delbono, ma una bizzarra serie di affermazioni e smentite li ha lasciati dubbiosi su quale sia la posizione del candidato sindaco, se a favore o contrario alle ordinanze. “Chiediamo al PD e a tutti i candidati alle primarie di dire una volta per tutte e con chiarezza che decisione prenderanno se avranno la responsabilità di governare la città”, chiedono ancora i simpatizzanti del Pratello nella lettera aperta. È più bravo a cogliere il malcontento Virginio Merola, che forse comprende meglio i linguaggi e gli umori degli studenti, e che propone la possibilità di un futuro “marchio Pratello”, una pro-loco turistica che associ l'idea del divertimento in strada all'idea di popolarità, non a quella di disagio. “Considero il Pratello e la sua gente una risorsa per la nostra città. Un patrimonio per le storie di vita ed il fermento culturale che da sempre qui si sono intrecciate”, scrive Merola in una nota per L'Arengo. “La presenza di giovani artisti e creativi, di spazi di intrattenimento e cultura, delle storiche osterie, di una vita sociale unica mi dice che il Pratello ha tutte le carte in regola per essere un 'biglietto da visita' di Bologna. (…) Nel centro storico, in molte strade, commercianti, residenti e studenti potrebbero unirsi per promuovere le strade e le piazze che vivono e frequentano. Ad esempio, questo già avviene in via Cento Trecento, in via Broccaindosso e in via Orfeo con splendidi risultati”. Ma sulle ordinanze, è il Circolo del PD del Pratello a ribadire in un comunicato stampa l'appoggio alla linea dura: “riteniamo le recenti ordinanze del Sindaco Cofferati, relative all'orario di chiusura di cinque attività del Pratello, non incompatibili con la prosecuzione del Progetto Pratello”, ovvero l'open space realizzato nell'arco degli scorsi mesi soprattutto con la collaborazione del Circolo Pavese, del Teatro del Pratello e del Centro Sociale La Pace. Ma non c'è sicuramente spazio nella linea di partito per le manifestazioni spontanee del popolo delle osterie, definite dal comunicato stampa un “rave” (parola che denota una certa ricerca dell'adatto gergalismo giovanile, ma che fa sorridere chiunque sia mai stato a rave parties degni di questo nome); e così, a difendere i gestori e i loro interessi sembrano essere rimasti solo l'anticonformista Andrea Forlani e la buona vecchia Rifondazione, che distribuisce volantini simpatetici e che, per la cronaca, alle amministrative potrebbe ancora scegliere di correre da sola.

Via del Pratello, di giorno, è una bella strada di case rosa, arancioni e gialle e di nuovo arancioni, di quelle strade allegre e bagnate con i panni appesi alle finestre, e dalle grandi terrazze cariche di fiori anche in inverno. Case in cui pare non voglia più vivere nessuno, stando a quanto lamentano i possidenti, eppure gli studenti continuano a trasferirsi a Bologna; e chi, arrivando per la prima volta quest'anno, troverà Osvaldo chiuso, non farà altro che trasferirsi al Mutenye o al Cantinone. Di fatto, della tensione respirata dopo il “rave” rimane poco, e scampato il pericolo di una guerra civile in difesa del degrado, oggi i nuovi fuorisede chiacchierano distrattamente delle ordinanze firmate Cofferati. “Ma lo sai che hanno chiuso un locale? Sì, ho sentito, ma quale? Mah”, si raccontano mentre mangiano un panino del Sultano. La via del divertimento, che prima arrivava fino a Santa Croce, oggi si ferma all'incrocio con Pietralata, oltre il quale la strada è quieta e silenziosa: forse la soluzione che si auspicava per tranquillizzare qualche distinto proprietario, a scapito di qualche poco raccomandabile locandiere. Ma dicono i biologi che la natura ritrova sempre il suo equilibrio: città universitaria dal 1088, Bologna continuerà ad attirare i ragazzi; e i ragazzi, da sempre, per natura fanno casino. Non ha tutti i torti Merola con la sua idea di un “marchio”: coraggio, residenti, si provi ad affittare il rumore, si venda la baldoria, si mercanteggino le notti bianche, si valorizzi la filosofia dell'insonnia e la poesia del vino; per fortuna il mondo è pieno di artisti, e c'è anche chi sceglie casa in base a questo. Bologna avrebbe la sua piccola Brick Lane, salvando anche i gestori: proviamoci subito, o andrà così da sé.

1 Commento

  1. che desolazione…
    nella parte buia del pratello c'è desolazione e tristezza

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