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McDonald's: tra globalizzazione e standardizzazione del gusto

McDonald's è in assoluto il simbolo più riconoscibile e contestato della globalizzazione, accusato d'essere, tra le tante cose, corruttore di giovani palati, artefice della standardizzazione del gusto, causa di obesità in Occidente, ambasciatore dell'impero americano, flagello delle tradizioni culinarie di tutto il globo.

Questa diabolica multinazionale del panino, che conta più di 280.000 dipendenti nella sola Europa, si colloca in una realtà in cui il mix tra globalizzazione ed industrializzazione alimentare ha portato ad una standardizzazione dei prodotti, abbattendo confini geografici e di produzione. E proprio questa delocalizzazione degli alimenti, estirpati dal proprio ambiente geografico e culturale d'origine, rappresenta una minaccia per le singole tradizioni culinarie ed alimentari.

Che piaccia o meno, McDonald's è il primo centro di ristorazione al mondo e forse proprio per questo, ma non solo, viene criticato da gourmet e persone qualunque, soprattutto in quei paesi dove la gastronomia affonda le proprie radici nella cultura popolare, come Italia, Francia, Giappone. Un modello di ristorazione senza dubbio discutibile, che offre tuttavia migliaia di posti di lavoro e che vende cibo a prezzi sicuramente competitivi: alla mcdonaldizzazione i difensori delle cucine nazionali e locali non hanno potuto fare altro che soccombere od organizzarsi (l'esempio più eclatante è ovviamente Slow Food).

Ma è lecito pensare che i particolarismi nazionali e regionali rischino la scomparsa a causa del diabolico fast food?

La verità è che globalizzazione non è sempre sinonimo di omogeneizzazione: le tradizioni culinarie sono in realtà molto forti in tutti i paesi del mondo e McDonald's col tempo è stata costretta ad adeguarsi ad una simile realtà attuando strategie di micro diversificazione adattandosi di volta in volta ai gusti locali. In tal senso la strategia della company è mutata nel corso degli anni: mentre in un primo momento Mc imponeva la propria offerta made in USA puntando principalmente su marketing e comunicazione, ha dovuto rivedere le proprie strategie visti primi risultati non troppo soddisfacenti.

A riprova del fatto che i paesi con McDonald's Restaurants non sono in realtà irrimediabilmente colonizzati dalla cultura alimentare americana, è sufficiente dare un'occhiata ai menù e prodotti offerti in giro per il mondo. Ecco una rapida carrellata: in Italia troviamo il 280gr al Parmigiano Reggiano, l'Insalata caprese,

la Torta della nonna; In Canada il Bacon&eggs Bagel (per colazione), il McHomard o Lobster Rolls (un panino con astice canadese) e il nazionalissimo Poutine; in Giappone l' Ebi Filet-O (panino con gamberi) e il milk shake al tè verde; in Norvegia il McLaks (sandwich con salmone alla griglia); in Cile il ketchup è spesso sostituito dal guacamole; in Francia l' Insalata Niçoise, Le Petit Moutarde; a Hong Kong il Rice Burger (non pane ma gallette di riso); in Costarica il Gallo Pinto (riso e fagioli); in Turchia si beve ayran; in Israele sono presenti ristoranti esclusivamente kosher, così come nel mondo islamico si serve carne halal ed in India il Maharaja Mac (di agnello e pollo) sostituisce l'universale Big Mac.

McDonald's per vendere non può imporre il gusto statunitense, semplicemente perché questo ha uno scarso appeal sotto molteplici aspetti; in tal senso il solido modello alimentare italiano non corre rischi.

La strada obbligata per la multinazionale consiste tuttora nell'adattarsi ai singoli mercati dando vita ad una globalizzazione alimentare che nel futuro porterà non tanto ad una colonizzazione, o peggio una standardizzazione, quanto più alla creolizzazione del gusto.

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