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Scritto da nel Media e Cultura, Numero 56 - 1 Marzo 2009 | 0 commenti

Sanremo/Era meglio quando Luca si bucava

Riceviamo da un nostro carissimo amico omosessuale, al quale in quest'occasione, sotto suo stesso suggerimento, faremo riferimento con lo pseudonimo “l'Avvocato”, una singolare lamentela che ci ha colpito al punto da volerne al più presto scriverne su queste pagine: d'altra parte, ci mancava giusto un articolo su Sanremo.
Naturalmente indignato dalla canzone di Povia “Luca era gay”, di cui tanto si era parlato già prima del Festival, l'Avvocato decide quindi di mandare al cantante un'email di protesta tramite Facebook. Può sembrare un gesto estremo, ma nemmeno noi potevamo immaginarne la giustezza prima di ascoltare il testo del brano. A chi dunque non avesse seguito Sanremo, descriviamo la storia di Luca – che ricordiamo, è un ex omosessuale ora felicemente sposato e con figli – nelle parole che lo stesso Avvocato ha scelto per la sua lettera.

“Si comincia alla grande, tirando subito in ballo Freud, la madre ossessiva e probabilmente cornuta, il padre ebete e assente, il silente strazio coniugale, il silenzioso dolore di Luca, il divorzio annunciato, il divorzio!, il padre alcoolizzato, la madre rancorosa che parla male dell'ex marito, che finisce per dire a Luca “Non sposarti mai” (il potere della parola, basta un dictat e il fragile Luca diventa gay), di qui la confusione adolescenziale, il tutto sovente interrotto dal confortante ritornello, in cui Luca è felice come una Pasqua, perché adesso sta con lei; poi di nuovo il baratro nell'antro delle banalità, rincarando la dose, la ricerca delle risposte e quando uno dei suoi amici finalmente gli dice “è naturale” lui studia Freud che non la pensa uguale, poi dunque la maturità, l'infelicità, l'uomo grande (già si paventa il mostro ctonio della pedofilia!), fino a raggiungere l'apice del luogo comune, in cui Luca credeva che fosse amore e invece amore non era, e non solo, era una gara a chi faceva meglio il sesso, lui non riusciva ad essere se stesso… ed ecco il momento della lucidità, della consapevolezza di Luca: “cercavo negli uomini chi era mio padre, andavo con gli uomini per non tradire mia madre”. E vai ancora con il ritornello confortante, che mette tranquille signore e signori, mamme e papà, Luca si sposa, non temete, Luca sta bene, adesso è felice: in una discoteca trova la sua futura moglie, che non c'entrava niente, che però lo ascoltava, lo spogliava, lo capiva e il giorno dopo rimaneva indelebile nel ricordo di Luca, a tal punto da divenire rapporto concreto, con tanto di progenie. Ora, Luca perdona il padre, vuole bene alla madre, ma non la ama, perché ormai è monogamo e fedele alla ragazza della discoteca a cui rivolge amore univoco.”

La lettera del nostro amico si conclude con queste parole: “Nonostante tutto, auguro a Luca tanta felicità, una prole numerosa, a te di vendere tanti dischi e di frequentare uno psicanalista junghiano”. Quanto a noi, per non sparare sulla Croce Rossa ci accontentiamo di precisare che attribuire a Freud una concezione “anormale” dell'omosessualità o della bisessualità è storicamente falso e denota una conoscenza della psicoanalisi che non va oltre La settimana enigmistica (si ricordi la sua celebre amicizia con Wilhelm Fliess).
Di questi tempi bisogna stare attenti a pubblicare la corrispondenza: ci limiteremo quindi a informare che alla lettera è seguita una risposta, nella quale il cantante afferma che è sua abitudine toccare tematiche sociali, e nel frattempo suggerisce all'Avvocato di analizzare quale sia il vero motivo della propria rabbia, dimostrandosi anche in questo frangente un fine osservatore del sociale, appunto, nonché un sensibile interlocutore. Abbiamo letto che Paolo Bonolis ha ricevuto un milione di euro per la sua partecipazione a Sanremo; la cifra potrebbe farci vergognare, ma se pensiamo al consenso popolare che ha permesso a Povia di arrivare fino al terzo posto (cosa che di fatto garantirà alla sua canzone, ahinoi, una più assidua presenza in radio), il compenso del conduttore non ci fa più nessun effetto: ha passato i primi anni di carriera a farsi sbeffeggiare da un cane di peluche, finalmente si comprerà una bella casa.

Sebbene Sanremo sia una sciocchezza, è pur sempre un piccolo specchio di quanto accade nel nostro paese (sul quale ci ritroviamo, quasi quasi, ormai d'accordo con Masini): in questo caso, specchio dell'ignoranza pseudo-scientifica che coccola l'omofobia, in un momento storico in cui la crisi del maschio, abbiate pazienza, va ben oltre il fatto che vi siano coppie omosessuali. Se immaginiamo l'eventualità che il nostro amico Avvocato, grande compagno di goliardate, d'improvviso diventi eterosessuale e potenziale marito, a entrambi gli autori viene da ridere. Se pensiamo che pubblico e stampa hanno votato Povia, trovando intelligente la sua canzone, invece francamente ci viene un po' da piangere.

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