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La crisi non esiste: cassaintegrati in gita premio in Costa Smeralda

La notizia trapelata nei giorni scorsi, nonostante la modesta riservatezza ostentata dalla dirigenza fiat, è una di quella che non lascia spazio a dubbi di sorta: una gita premio per circa 1.000 operai in cassaintegrazione dello stabilimento Mirafiori, nelle zone più esclusive della Sardegna. Così, mentre i soliti menagrami giustamente criticati dal Presidente del Consiglio, continuavano imperterriti a cianciare di crisi mondiale e recessione, loro, tornitori fresatori e montatori, potevano godersi una tranquilla settimana tra feste in yacht e serate al Billionaire.

L'organizzazione della kermesse, secondo voci ufficiose, pare fosse stata suggerita a Lapo Elkann direttamente dal deus ex machina Flavio Briatore, il quale vagheggiava da tempo l'idea di poter organizzare una serata incredibilmente trendy, dove far confluire le tute blu insieme alla nuova nobiltà del soldo.

Lo sbarco dei mille, al contrario dell'illustre precedente storico, è avvenuto senza troppo clamore: per passare inosservati e mimetizzarsi con il lusso dell'ambiente circostante, gli operai, grazie alla creatività di Elkann, avevano appositamente ritagliato sagome di cartone modellate su autovetture sportive, per incollarle sulle proprie automobili sgangherate, così, in poche ore di lavoro la magia era compiuta: la punto trasformata in mercedes e la panda che diventa una Suv cayenne.

L'operaio Vincenzo Cacace, come certe attrici che esagerano con i ritocchi estetici, secondo i colleghi si era fatto prendere un po' troppo la mano da questa operazione di trucco: dopo numerose sambuche con la mosca, la sera prima della partenza era rientrato a casa ubriaco, e dopo aver picchiato selvaggiamente la moglie che tentava inutilmente di fermarlo, si era rinchiuso nel proprio garage per segare con il flessibile il tettuccio della fiat duna, con il chiaro intento di trasformarla in una sportivissima bmw z4.

A parte, quindi, qualche trascurabile incidente di natura psicologica e freudiana, come la signora Concetta Cosentino guaribile in quindici giorni, i preparativi furono curati in letizia e con cura maniacale da parte delle tute blu. Tutto era pronto per la loro entrata trionfale nell'indiscusso tempio del lusso, il Billionaire di Flavio Briatore.

L'iniziale spaesamento degli operai, marxianamente attenti a non porre negativamente in risalto la propria classe d'appartenenza, non resse che qualche istante dinnanzi al decadente spettacolo dei vip affamati, che si proiettavano rapaci sui buffet; infatti, rimosso Marx e tralasciato il cerimoniale, tutti poterono liberamente mangiare con le mani, riempirsi la bocca con quantità di cibo che la stessa non tollerava, e prendersi liberamente a gomitate per arrivare primi all'appuntamento con i nuovi vassoi che periodicamente uscivano dalla cucina.

Ovviamente, un uomo di mondo come Flavio Briatore aveva organizzato la serata con cura maniacale, non trascurando il più infimo dettaglio: l'immancabile apertura delle bottiglie di champagne con un colpo di sciabola, che nei locali veramente trendy costituisce ad un tempo l'apice del lusso e della scemenza, era stato orchestrato in maniera veramente geniale, infatti lo sciabolatore era vestito in tuta da lavoro con tanto di macchie di grasso, ed invece di maneggiare la nobile arma bianca, si muoveva per il locale brandendo un crick. Nonostante l'utilizzo dello strumento da lavoro, il colpo arrivò secco e preciso, quasi chirurgico, e mentre il collo della bottiglia schizzava in aria fu un frastuono di risa, urla e battiti di mani.

La serata trascorse tranquilla, anche grazie ad un'altra accortezza dell'ultimo minuto: l'aver sostituito le ammicanti e bellissime cubiste del sabato notte, con altrettante massaie sarde dal baffo nero e dalle curve sinuose, che per la cronaca, ricossero un incredibile successo erotico tra i vip ubriachi di champagne e di coktail dai nomi esotici; infatti, rapiti da una bellezza estranea ai loro canoni abituali, i rappresentanti del jet set continuavano imperterriti ad arrotolare banconote da cento euro per infilarle tra i seni cadenti delle attempate ballerine.

I bagordi continuarono serenamente fino all'alba, e solo un piccolo inconveniente si registrò durante l'incredibile nottata: un operaio, per nulla irretito dal baffo della cubista, molto simile del resto a quello della moglie, provò senza successo ad abbordare l'inarrivabile venere nera, intravista come in sogno nel privè del locale. Se da un lato, davanti ai compagni di lavoro l'intraprendente tuta blu fu redarguita in modo bonario, con tanto di calice di vino e stretta di mano, dall'altro, accompagnato fuori dal locale e lontano da occhi indiscreti, fu invece pestato selvaggiamente per lesa maestà. Del resto, come si suole ripetere: noblesse oblige.

Il periodo di cassaintegrazione trascorse dunque in modo insolito, ma senza intoppi di rilievo: tra feste in spiaggia, ostriche e scampi e orge sugli yacht (nei quali era fatto divieto assoluto agli operai di sfiorare i partecipanti) si concluse anche quella parentesi dorata.

Al rientro in fabbrica, dopo la settimana di brillantini e paiette, alle curiose domande dei compagni d'officina, molti riposero tristemente: meglio la punto a una macchina di cartone, e meglio la nostra nebbia ad un sole che non ci appartiene.

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