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Scritto da nel Media e Cultura, Numero 58 - 1 Aprile 2009 | 8 commenti

Rapporti ecclesiastici non protetti

Rapporti ecclesiastici non protetti

il preservativo non serve, e non fidatevi delle ragazzine che si dichiarano vergini

È la storia stessa a mostrarci come non abbia saputo sopravvivere al suo tempo, ma nel 1995, anno della sua comparsa nelle sale cinematografiche, il film Kids destò non poco scalpore. Soprattutto agli occhi di tutti i quindicenni cresciuti nella consapevolezza che l'AIDS fosse la peste del nostro tempo, ma per lo più ignari dei reali rischi di contagio e convinti che, tutto sommato, l'AIDS rimanesse un problema del terzo mondo.
Protagonista di Kids è invece l'adolescente Telly, cresciuto nei quartieri suburbani di New York in un tòpos cinematografico di droghe, violenza e sesso.
Non volendo rinunciare al mito del sesso non protetto, ma al tempo stesso consapevole del crescente numero di vittime che l'Aids stava mietendo nella grande mela, Telly ed i suoi amici skaters adottano una strategia singolare ed efficace: non il condom. L'astinenza? Una possibilità non contemplabile. L' unico metodo sicuro per non contrarre il virus sarebbe stato assicurarsi di avere rapporti sessuali esclusivamente con fanciulle illibate.
Telly, il giovane sverginatore del Bronx, ignora però di far già parte dell'esercito dei sieropositivi e, così facendo, contribuisce solo alla diffusione del virus nella sua generazione.
Ai tempi Kids colpì per la sua crudezza, ma chi avrebbe immaginato che il film sarebbe stato prima riposto nel dimenticatoio, per essere poi rispolverato, dopo quasi quindici anni, in occasione della visita del Papa in Africa?
È singolare scoprire come la tattica sverginatrice adottata dai giovani skaters newyorkesi sia da tempo praticata su larga scala nel continente nero.
L'inchiesta condotta dai giornali africani è esplosa a seguito dell'infelice uscita di Papa Benedetto XVI, secondo cui i preservativi non servirebbero a prevenire il rischio di contagio.
In tanti si son chiesti il perché di questa dichiarazione, che altro non ha provocato se non una perdita di consenso. E perché tanto panico tra i missionari intervenuti alla celebrazione episcopale quando il Papa ha affermato che in determinate aree geografiche l'AIDS colpisce quasi il 70% degli uomini africani? Oggigiorno questa statistica è di pubblico dominio. È evidente che in questa storia c'è qualcosa che non torna.
La curiosità del caso ha portato non pochi giornalisti a riflettere sulla possibilità che le dichiarazioni di Papa Ratzinger non fossero rivolte alla popolazione africana o alla opinione pubblica, ma che potesse trattarsi di una comunicazione di servizio, in realtà rivolta al proprio apparato interno.
Di cosa stiamo parlando?
La Repubblica del 19 Marzo pubblica tra le righe un'affermazione sconvolgente avanzata dal giornale camerunense Le Messager, secondo cui “è un segreto di Pulcinella che nella Chiesa cattolica africana e in Camerun la maggioranza dei preti e parecchi prelati vivano in concubinaggio notorio e hanno figli. La prima causa di mortalità dei preti è l'AIDS”.
Sotto questa nuova luce le affermazioni del Papa assumerebbero tutt'altra connotazione. “So che l'AIDS è un male non estraneo alla Chiesa. Missionari africani, il preservativo non ha saputo arginare questa piaga”. Questo sarebbe il messaggio subliminare lanciato dal Papa ai suoi funzionari davanti agli occhi di tutti.
Vien da chiedersi perché gli istruiti missionari cristiani, portatori del verbo del Signore, ma pur sempre di carne e ossa, non abbiano saputo prevenirsi dal rischio di contrazione del Virus. Il rifiuto del preservativo per mere questioni di virilità non sembra una spiegazione verosimile.
La risposta a questo quesito potrebbe arrivarci indirettamente da una inchiesta condotta dalla rivista americana National Catholic Reporter. Alla luce di nuove inquietanti scoperte prende sempre più piede l'ipotesi secondo cui i preti africani sarebbero caduti nella stessa trappola che catturò i giovani protagonisti di Kids: per sfuggire all'HIV i preti si sarebbero rivolti negli ultimi anni verso l'unica parte della popolazione femminile ancora illibata. Non le adolescenti, vittime fin dalla tenera età del mercato della prostituzione, ma bensì le suore. Numerosi sono stati i casi di abusi denunciati dalle negli ultimi anni.
Quello che di certo i missionari non si aspettavano è che, in tanti anni di volontariato, le loro sorelle abbiano maturato un discreto interesse per il maschio africano.

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la vignetta è stata realizzata da Andrea Niccolai
si ringrazia inoltre Michele Zini per la collaborazione

8 Commenti

  1. Curioso che quando si tratta di commentare il pensiero del pontefice, probabilmente l'intellettuale più potente dell'intera cristianità, si estrapoli una frase dal contesto, per farne strumento di basso pettegolezzo pansessuale. Sistema abbastanza grottesco e, mi sia consentito, dozzinale, e che normalmente non viene applicato a nessun'altro: non a un leader politico, non a un capo religioso, non ad altro intellettuale di prim'ordine.

    Illuminanti anche gli esempi cronico-statistici addotti nell'articolo a prova dei presunti misfatti preteschi e suorali in terra d'Africa. “Si dice”, “Un prete”, “alcune suore”, “è un segreto di Pulcinella”, “La maggioranza dei prelati”, “in una diocesi africana”.
    Il tutto naturalmente senza un reale ed obiettivamente attendibile supporto numerico che possa minimamente suffragare l'illazione. Ah no, mi sbaglio. A un certo punto si parla di 20+29 suore incinte. Dato effettivamente impressionante da un punto di vista statistico, se si considera che in Africa operano complessivamente circa 100.000 religiosi cattolici, d cui circa 60.000 religiose (dati tratti da Agenzia Fides, 19 ottobre 2008).

    Che il pensiero cattolico bimillenario abbia del sesso, e del suo rapporto col progetto divino, una visione complessa e più che opinabile, è un fatto. Ma non è obbligatorio che ogni volta che Ratzinger si pronuncia in materia, si debbano scomodare risibili complottismi da romanzetti porno di Guido da Verona.

    Autore peralto divertentissimo, ma a cui non affiderei il compito di spiegarci il connubio tra eros e agape nel pensiero di Beedetto XVI.

  2. Mi scuso di non avere firmato l'intervento precedente. Mi chiamo Paolo Caselli.

  3. caro Paolo,
    spero che tu non abbia preso il mio articolo troppo seriamente.
    il tema di questo numero dell'arengo è “trova il falso”..ebbene sì, quest'articolo è falso, non pretendeva di essere supportata da dati o inchieste approfondite…
    il tuo commento mi sembra invece molto severo..con questo articolo volevo ironizzare sulle posizioni alquanto invadenti e contrattiddorie che la Chiesa sta assumendo da un pò di tempoa questa parte..
    lungi dal criticare l'intellettuale più potente della cristianità..sarebbe inutile, Lui è infallibile per assioma, lo dice il dogma; di coneguenza, la mia sarebbe in ogni caso una critica errata. nella mia impotenza cristiana darei a Cesare quel che è di cesare: il metafisico, il sacro, l'individuale alla religione, le politiche estere e sanitarie ai governi.
    grazie
    Stefano

  4. Prendo atto delle tue precisazioni, Stefano. L'ironia l'avevo capita, la falsificazione intenzionale, onestamente, no. Detto questo, non ho parlato di infallibilità papale nè di dogmi. Come detto, Ratzinger è opinabile e contrastabile su tutto: ma che almeno, santo dio, sia un tutto suo, e non del national catholic reporter.

    Quanto poi ai rapporti tra Dio e Cesare, la questione è naturalmente complessa. La sintetizzerei così: esiste uno spazio pubblico per la fede ? La risposta, per quanto mi riguarda, è comunque positiva. E spazio pubblico, naturalmente, implica tutto: anche la polemica, la critica frontale, persino il sarcasmo iconoclasta, se credibile e ben documentato.

    La pessima alternativa, come ci insegnava quel sant'uomo di Carlo Marx, è relegare invece la religione in uno spazio asfittico e solo privato. Il che, però, induce due inconvenienti. Il primo: il rischio di sostituire a Dio Cesare, e cioè la statolatria. Il secondo. Dissociare in ciascun individuo il citoyen dal bourgeois, creando così una nuova fonte di alienazione personale, e collettiva.
    Un saluto cordiale

    Paolo

  5. Caro Paolo,
    ti ringrazio per il commento che ammetto essere molto più ragionato e profondo di quanto non intedensse essere il mio articolo.
    Non penso che il commento necessiti una risposta, trovandomi per altro d'accorod con la maggior parte delle tue osservazioni. Un punto penso sia da approfondire, ossia fino a dove dovrebbe arrivare lo spazio pubblico della religione. Un altro punto sarebbe da analizzare: la coerenza tra i precetti cristiani e le disposizioni cattoliche, motivo originario del protestantesimo e (per me) problema ancora attuale nella gerarchia ecclesiastica.
    Apprezzando molto il tuo inetrvento non posso che invitarti a partecipare all'Arengo, scrivendo un tuo personale contributo su questo o altri argomenti che ti interessano da pubblicare prossimamente.
    un caro saluto
    stefano

  6. In effetti più che alla Chiesa che lo spazio pubblico se lo conquista, le critiche andrebbero rivolte a chi – orfano della propria ideologia – ha perso l'aspirazione a sostenere pubblicamente una visione metafisica dell'esistenza diversa da quella ecclesiastica.

  7. Molto vero quello che dici, Tobia. Aggiungerei un'altra questione: rifiutare l'opzione teologica come orizzonte della propria vita, rende comunque equivalenti tutte le idee di Dio ? In altri termini, può un ateo dare atto che esistono idee di Dio alte, fertili, che aderiscono alle più nobili aspettative dell'uomo,e invece idee di Dio brutte, angosciose, che annichiliscono l'uomo nella superstizione e nella paura ? Ahia. Siamo di nuovo a Ratzinger: il discorso di Ratisbona. E prima di lui, forse, a Platone. Vertigini. Meglio atterrare rapidamente.

    Paolo

  8. Premetto che di questioni teologiche sono piuttosto digiuno, e sarò impreciso, ma probabilmente proprio perchè non ho ricevuto i sacramenti e l'educazione dottrinale ne sono incuriosito.

    Pongo dunque un'altra questione, per rispondere alla tua domanda. E' giusto che chi non aderisce ad una religione ufficiale venga considerato ateo? Credo che il sentimento religioso sia parte della vita umana e l'elaborazione dello stesso al di fuori di una figura 'normale' e 'regolata' di Dio non escluda, appunto, l'orizzonte teologico dalla vita della persona. Per chiarirmi, ritengo che in fondo ai questionari che ti chiedono la religione di appartenenza – oltre ad ateo ed agnostico – andrebbe inserita la risposta 'altro'.

    Da buon materialista e da non-teologo, credo che Dio nei fatti esista e lo dimostra il fatto che la sua figura ha effetto sulla vita delle persone e sugli accadimenti storici.

    Proprio per questo condivido a modo mio quello che dici tu: ogni persona, a prescindere dal proprio rapporto con la religione, ha il diritto e anche il dovere di giudicare le opzioni teologiche e le idee di Dio presenti sulla Terra.

    Non sarà la mia sostanziale contrarietà alle posizione delle gerarchie ecclesiastiche a impedirmi di vedere, per esempio, gli aspetti di cieco fondamentalismo che caratterizzano altre religioni e a limitare la mia visione laica che credo sia importante per consentire alla nostra società di vivere fino in fondo le sfide della modernità e dell'integrazione.

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