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Scritto da nel Internazionale, Numero 62 - 1 Agosto 2009 | 0 commenti

Pyongyang





L'ultima concreta minaccia alla serenità del mondo occidentale sembra sia essere la Corea del Nord, con la proprie ambizioni e provocazioni nucleari. Della Repubblica Democratica Popolare e dei suoi leader poco si sa: nelle scorse settimane una prolungata latitanza del Presidente Kim Jong-Il ha stimolato il sospetto di un suo prematuro decesso; allarme poi rientrato con la riapparizione in pubblico del Caro Leader, fiaccato però da una grave malattia che sta indebolendo fatalmente il suo corpo e con esso quello del suo regime.

La Corea del Nord è un luogo effettivamente avvolto nel mistero, pochi sono gli Occidentali a poterci entrare, non senza difficoltà.
Immaginate un paese dove gli anni sono calcolati a partire dal momento del concepimento del Padre della Patria Kim Il Sung; dove telefono cellulare e riviste pornografiche vengono sequestrati in arrivo in aeroporto; dove ogni spostamento deve essere effettuato in compagnia di una guida, ma mai di notte; dove le effigi del Caro Leader Kim Jong-Il e del Presidente Eterno Kim Il Sung sono onnipresenti e vegliano sull'ordine della nazione, in una realtà più che mai analoga a quella orwelliana di “1984”.

Attraverso la lettura è possibile però visitare la capitale coreana, grazie alla spassosa ed intelligente graphic novel del disegnatore canadese Guy Delisle: “Pyongyang”. Un vero e proprio reportage a fumetti, in cui l'autore descrive in modo ironico, chiaro e talvolta spietato, la propria esperienza lavorativa ed umana: uno shock culturale che matura attraverso la totale assenza di contatti con gli autoctoni, ad eccezione delle non sempre comprensibili guide; dello stupore davanti alle enormi statue dei padri della patria o di mostruosi antiestetici palazzoni monoblocco (l'eternamente incompiuto Ryugyong Hotel Tower ne è un esempio); della difficoltà nell'abituarsi ad una metropoli che di notte rimane quasi totalmente al buio a causa di carenza di elettricità.
Lo stupore accompagna l'autore ad ogni passo: la carenza di automobili, la pulizia per strada, la totale assenza di persone disabili, ma, soprattutto, lo spaventoso lavaggio del cervello cui sono sottoposti i Coreani. “Una cosa che colpisce quando si va a passeggio da settimane per le pulitissime vie di Pyongyang è la totale assenza di invalidi. E molto più sorprendente è stata la risposta quando ho chiesto spiegazioni… “Non ce ne sono… siamo una nazione molto omogenea e tutti i Nordcoreani nascono forti, intelligenti e in buona salute.”… e dal tono di voce sono convinto lo pensasse veramente”.

La realtà descritta da Delisle si sviluppa nel rispetto del Juche (l'autosufficienza), la dottrina ufficiale elaborata dal Presidente Eterno, che guida il paese nel proprio autodistruttivo isolamento, in una bizzarra e drammatica deformazione della realtà. Non a caso l'autore canadese, consapevole di entrare in un mondo alieno, giunge in Corea portando con sé come lettura “1984” di Orwell: “È un libro che avevo già letto, ma una rilettura nell'ultima roccaforte dello stalinismo mi ha permesso di cogliere tutta la finezza della sua previsione… È senza dubbio il libro a cui si pensa per un soggiorno in Corea del Nord”.

Guy Delisle, PYONGYANG, Fusi Orari, 2006.

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