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Scritto da nel Itaca, Numero 68 - 1 Aprile 2010 | 0 commenti

XXXI – Telemaco e lo scriba sperimentano una nuova arma



Capitolo Trentunesimo

Come Telemaco e lo scriba usano il teatro come un'arma

I pretendenti son tutti messi a semicerchio, impazienti ad aspettar l'incomincio di quel nuovo intrattenimento che gli s'offriva. Sono infatti già annoiati, dopo così tanti anni, delle solite liriche, degli aedi, e di gozzovigliare tra un banchetto e un altro. Davanti a loro c'è la scena preparata. Nella scena: dodici scuri di ferro messe in fila, un arco e una faretra piena di frecce (finte). E, specularmente agli spettatori, delle seggiole vuote. Già fischiavano e facevano un gran chiasso i pretendenti, per l'impazienza, quando Telemaco, ormai già un uomo e non più un piccolo merdoso che era le ultime volte che c'abbiamo avuto a che fare, ecco che Telemaco si mette con un balzo in quella scena vuota, chiedendo silenzio: Siam pronti, siam pronti! …quel che state per vedere, qui davanti a voi coi vostri occhi, è quel ch'è successo una volta nei tempi antichi, a un banchetto di pretendenti di una bella regina,…

– Sì! Sì! La bella regina!

- Fateci vedere la bella regina!!

Sulla scena, le seggiole vuote si riempiono: una decina d'attori che interpretano i pretendenti.

ma ecco – dice Telemaco, con un sorriso beffardo – …ecco che arriva, la regina, coprendosi il volto con un velo splendente…

REGINA: Ascoltatemi, pretendenti superbi che in questa casa siete piombati per bere e mangiare senza misura, nella casa di un uomo che da molto tempo è lontano,… ecco una gara per voi: chi potrà far passare una freccia attraverso gli anelli delle dodici scuri: quello sarà il mio sposo.

Sìì!! Sì! …la gara dell'arco! – gridano i pretendenti, eccitati.

Allora, Antinoo – gli chiede Telemaco, a un orecchio – ti piace questo lavoro?

Mi sembra – dice Antinoo – mi sembra che questa regina sia un po' troppo sfacciata.

FIGLIO DELLA REGINA: Allora parteciperò anch'io, alla gara, e se passerò le scuri: nessun matrimonio!

Buuu!! – gridano i pretendenti tutt'insieme, seduti nelle loro seggiole, a guardare la mess'in scena, identificati e dimentichi di quale sia la realtà e quale la rappresentazione – …a morte il ragazzino!! – e la recita però va avanti: il primo fra i pretendenti tira con l'arco, ma non fa nemmeno un centro. Il secondo: la stessa cosa. I pretendenti veri, quelli del pubblico, a far tifoseria quando all'uno e quando all'altro. Ecco allora il turno dell'attore che rappresenta il figlio della regina, con l'arco di scena in pugno, e prima ancora di prender la mira alle scuri, una freccia dopo l'altra uccide, nella rappresentazione, tutti i pretendenti.


Buuu!! È una schifezza! È intollerabile! – gridano i pretendenti, quelli veri. Ma tra di loro c'è anche qualcuno che ride, e che ride forte: uno dei pretendenti che da qualche giorno s'era intrufolato e sempre se n'era stato in disparte e a testa bassa, e così pure durante tutta la mess'in scena, fino a quella risata che azzittisce tutti, …ma che c'ha da ridere, questo? e si voltano a guardarlo: è Odisseo, tornato dalla guerra dopo esser mancato a Itaca vent'anni, e che nessuno aveva riconosciuto.

  • Ebbene sì, son proprio io: eccomi qua!

E con un balzo sale sulla scena, al fianco dell'attore che impersonava il figlio della regina, e fa un balletto. E, per chi ancora non l'avesse riconosciuto, mostra la cicatrice del cinghiale sulle chiappe, segno indubitabile d'identità.

- Bellina, proprio bellina, questa recita! M'ha dato proprio gusto! …e che è? è un arco, questo? Ma te lo faccio vedere io, un bell'arco! – e frugando in un cespuglio lì di fianco, ci cava fuori il suo arco di gioventù, che aveva nascosto all'arrivo, pochi giorni prima di quello. E Zan! Zan! Zan! – fuori uno e fuori un altro, tutti i pretendenti. Meno Antinoo, quello con due “o”, che con lui c'aveva un conto in sospeso, per una diatriba del giorno prima, in cui questo Antinoo l'aveva umiliato non poco facendogli sputar la bile a furia di calci nelle trippe: Antinoo! O Antinoo! Non ridi più, vero o no? – infatti Antinoo, solitamente, rideva spesso, soprattutto prendendo a calci la gente e vedendo che ne usciva fuori la bile dalla bocca. Allora succede che, e mi dispiace dirlo così secco secco, succede che gli taglia i coglioni e li dà in pasto al suo vecchio cane Argo tutto scodinzolante, un cane ormai di trent'anni d'età, e che per la foga manda però giù un boccone per traverso e ci rimane stecchito a pancia in su.

- E Palamede! …dov'è Palamede?!

– Eccomi! chi mi cerca?

E Zan! – secco anche Palamede.

Ed è così che Odisseo, dopo vent'anni, fa ritorno a Itaca.


(continua…)



Il mese prossimo:Sarà vero quel che ha predetto l'indovino? O è ormai un vecchio bacucco rimbecillito che non sa più quel che dice? E lo scriba… ma chi è mai, questo scriba? O chi, piuttosto, è quasi quasi sul punto di diventare? (E perché l'indovino vuole che si salvi? …sarà mica una furberia per aumentare ancor di più la sua maleizione?) E che fine ha fatto Zenone? Non perdetevi gli ultimi capitoli di Itaca.

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