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Scritto da nel Letteratura e Filosofia, Numero 75 - 1 Dicembre 2010 | 0 commenti

La lunga strada di sabbia

La lunga strada di sabbia: contraddizioni e costume dell’Italia di cinquant’anni fa

E’ l’estate del 1959 quando Pasolini percorre i 7000 km circa di costa italiana in compagnia del fotografo Paolo Di Paolo e a bordo di una Fiat Millecento.

Da San Remo a Lentini, e poi da Taranto a Lignano: il risultato è un diario di viaggio che solca tutta la penisola e che descrive un’Italia spalmata sul mare alle prese con un turismo diverso da regione a regione e con tradizioni e folclori scanditi da un tempo che sembra diverso da Nord a Sud.

Il confronto stridente fra il turismo mondano della costa ligure e quello culturale, anche se più alla buona, delle coste del Sud sembra raccontare di una frattura mai sanata. I turisti del Nord, con cappelli vistosi, un po’ decadenti, sembrano visitare altri posti, scattare altre foto, parlare in un’altra lingua di altre cose. I turisti del Sud, un po’ più sudati, sbalorditi dai ragazzini napoletani che chiedono soldi, sembrano non prendere il sole davanti allo stesso mare.

Meno di dieci anni dopo, nel 1965, Pasolini fotografa in un film documentario le differenze dell’estate italiana: è la volta di Comizi d’amore, delle domande agli italiani sul sesso, sull’amore, sul costume, sulla diversità. Le riflessioni del reportage La lunga strada di sabbia del 1959, hanno ora i volti di uomini e donne in costume da bagno, o in paesi sperduti di una campagna assolata del Sud Italia, interrogati da Pasolini sui temi portanti del grande cambiamento degli anni Sessanta.

Emerge dalla linea conduttrice dell’indagine di Pasolini un’unità d’Italia che sembra solo apparente e che si frantuma scontrandosi con il vissuto della gente comune. Attento come pochi altri alla routine quotidiana, ai problemi, alle opinioni del popolo (dai ceti più bassi alla piccolo-borghesia) Pasolini ricuce fra diversità e analogie le convinzioni e i modi di vivere di un’Italia in cui la Toscana e la Sicilia sembrano troppo lontane.
Accomunati da un’ignoranza a volte palese, ma più spesso latente specialmente ai livelli più alti della società, gli italiani si confrontano a loro insaputa. Ne emerge un ritratto dell’Italia pre-televisione, in cui la spontaneità si scontra pesantemente con l’ipocrisia e l’ottusità di chi non ha mai visto altro che la gente del proprio paese affiora con il fascino straordinario della genuinità. A impreziosire le immagini, oltre all’espressività dei volti degli intervistati (e Pasolini, molto spesso, sceglieva i suoi attori fra la gente comune) la presenza di Pasolini e di altri come Moravia e Fallaci.

Il grande sistema di riflessioni di Pasolini sull’Italia, gli italiani, la morale e la società che gli ruotava intorno non si esaurisce mai in una dogmatica asserzione: la possibilità di rielaborare è sempre dietro l’angolo, in attesa che qualcuno segua la curva della strada.
L’Italia fissata nelle immagini e negli scritti di Pasolini ha l’aspetto di un paese disarticolato, campanilista, ancorato a una tradizione che in quegli anni verrà apparentemente messa a tacere, ma che spingerà prepotentemente la morale italiana fino ai giorni nostri.

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Bibliografia: P.P. Pasolini, La lunga strada di sabbia, Contrasto, Roma, 2006

Videografia specifica: http://www.youtube.com/watch?v=xn8CZTi5gxE
http://www.youtube.com/watch?v=6XkyCfiFG3I

 

 

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