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Scritto da nel Internazionale, Numero 83 - 1 Ottobre 2011 | 0 commenti

Diario da Gaza – Quinto giorno – 16/5/2011

16/05/2011
5 giorno:

La buffer zone di Khozaah ad est di Khan Younis, mi lascia basita. Un enorme campo di grano dall'apparenza rigogliosa e solida.
La resistenza palestinese si staglia sotto un sole, un sole caldo, un cielo tiepido, all'orizzonte di un campo di grano maturo, solido, tagliente, rigoglioso.
Una casa bassa come la maggior parte delle abitazioni lungo la striscia di Gaza, ma non è una forma di tradizione architettonica, si staglia nella solitudine di quel campo.
Siamo nella buffer Zone di Khozaah ad est di Khan Younis a sud ovest della striscia di Gaza, attorno a noi un silenzio complice.
Sullo sfondo poche centinaia di metri più in la si staglia il confine, quello fisico, quello della tortura.
Una recinzione, una negazione, un controllo, una strategia.
Le famiglie di contadini che vivono nella buffer zone, in una delle tere più rigogliose della striscia di Gaza, sono costretti a subire continui attacchi dai mitra israeliani al dilà del confine. Nessun progetto di coltivazione, dunque nessuna emancipazione di un mercato locale, nessuna sussistenza è possibile.Israele tra incursioni e bombardamenti riesce a diaturggere il 40% della produzione finita. Dunque da una parte l' attacco continuo al tentativo di crearsi una propria sussistenza, e dall'altra attacchi sulla lunga durata, ti lascio piantare e distruggo a lavoro finito!

La famiglia ci accoglie di un' emozione unica. Hanno vissuto Vittorio anche loro. Ci racccontano della sofferenza, dei ferimenti, degli spari, di come gli attivisti internazionali siano vicini a loro in questa causa, e di quanto questo li faccia sentire forti. Dall'altra parte ascolto il racconto di un'attivista dell'ISM della potenza di questa gente, della voglia di non mollare, di resistere nonostante tutto, nonostante la vita.
L'emozione qui è davvero grande. Spersi in quell'aria asciutta e deserta ci sentiamo capaci di amarci reciprocamente, di abbracciarci e di seguire il contatto nella nostra gioia di condividerci.

La produzione più ottimale a Gaza sarebbe quella dei pomodori, delle fragole, cetrioli, peperoni e fiori. Il progetto di un orticoltura intensiva è cio di cui la striscia avrebbe bisogno. I terreni sono infatti limitati e scarsi di ingenti quantità d' acqua.
Ma tutto quanto entra nella striscia viene monitorato da Israele, e inoltre secondo gli accordi di Oslo Agrexco è il principale esportatore di prodotti agricoli israeliani prodotti in israele e nelle colonie costituite nei territori palestinesi, tutto ovviamente a vantaggio Israeliano.

Inoltre la questione dell'acqua: le falde costruite apportano acqua naturalmnete dal Giordano, da est verso ovest. Israele ha costruito dei pozzi sul confine est per assorbire l'acqua che passa per le falde e che dovrebbe raggiungere la striscia di Gaza. Purtoppo la pioggia non riesce ad integrare la quantità di acqua che in proporzione viene assorbita e rubata da Israele.Dunque più le falde si abbassano più esiste il pericolo che l'acqua marina le invada distruggendo così ogni possibilità di coltivazione.

La giornata si conclude con l'incontro delle donne della resistenza. Dei corpi femminili che si sono reinventati nel ruolo di donne attive accanto ai loro compagni e fratelli imbracciando il fucile della rivolta e dell'emancipazione. Mi colpisce, ed è strano come mi colpisca sempre di più invece di sembrarmi sempre più normale, la forza e la tenacia, la voglia di comunicare.
L'associazione delle donne ci tiene a presentarsi, tutte le presenti sfoggiano sorrisi orgogliosi carichi di storie, loro e di altri.
L'incontro è lento tra le traduzioni necessarie, ma spontaneo aperto agile e rigoglioso. Il tè viene servito caldo, caldo di un'ospitalità che non ho mai trovato in nessun posto visitato.

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