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Scritto da nel Internazionale, Numero 83 - 1 Ottobre 2011 | 0 commenti

Testimonianza di un rifugiato

Incontro Ismael una domenica di settembre, si sta trasferendo a Verona dopo essere appena uscito da un centro d’accoglienza profughi in Calabria. E’ vestito con jeans e abiti sportivi, un cappello tipo baseball sulla testa. Gli occhi un po’ arrossati brillano tra la pelle nera del volto. Ha poco più di vent’anni e, come suoi coetanei e connazionali, ha intrapreso un lungo e pericoloso viaggio che l’ha portato in Italia. Non parla Italiano, fatta eccezione per qualche parola, il nostro dialogo avviene in Inglese.

Da dove vieni Ismael?
Dalla Libia, sono arrivato in barca questa estate. Sono però nigeriano.

Quando hai lasciato la Nigeria?
Qualche anno fa; mi sono trasferito dalla Nigeria in Libia per lavoro. In Nigeria avevo difficoltà a trovare lavoro. In Libia ho raggiunto amici nigeriani che lì lavoravano e mi hanno aiutato.

Che tipo di lavoro facevi in Libia?
Ero operaio.

Poi cosa è successo? Perché sei venuto in Italia?
Quando è iniziata la guerra e i ribelli hanno iniziato a liberare il paese da Gheddafi non si è capito più niente. Io e i miei amici abbiamo prima perso il lavoro e poi siamo stati imprigionati e torturati dai soldati di Gheddafi poiché stranieri. Poi siamo stati liberati e aiutati dai ribelli. Io sono rifugiato.

Sei rifugiato poiché perseguitato in Libia, come sei arrivato in Italia?
Ho degli amici in Italia, a Verona. Quando sono stato liberato sono stato aiutato dai ribelli. Non ho capito bene, ci deve essere una specie di accordo tra ribelli e Italia. Ci hanno aiutato a partire e ci hanno detto che in Italia ci sarebbe stato concesso lo status di rifugiato. Sono arrivato con una barca a motore.
Mi mostra il cartoncino di un centro d’accoglienza, un tesserino emesso qualche giorno prima.
Vengo dalla Calabria, sono uscito dal centro d’accoglienza e ora sto andando a Verona dai miei amici.

Cosa pensi di fare in Italia?
I miei amici mi aiuteranno a trovare un lavoro. Parlo ancora pochissimo Italiano. Sono senza soldi. Nella stazione di Roma mi hanno derubato.

Cosa è successo?
Ride per l’imbarazzo.
Avevo 200 euro e dovevo comprare il biglietto ma è la prima volta che sono in Italia e non sapevo come fare. Mi ha aiutato una ragazza che mi ha dato un biglietto per Verona ritirato dalla macchinetta ma è poi scappata con il resto. Ho fatto denuncia alla Polizia. Ora sono senza soldi.

Ismael, come tanti rifugiati, dovrà destreggiarsi e integrarsi in un paese che non conosce, dovrà imparare rapidamente una nuova lingua partendo da zero, dovrà accantonare negli angoli più remoti della memoria le violenze subite, e ricominciare un nuovo lavoro. Una nuova vita.

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