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Scritto da nel Media e Cultura, Numero 84 - 1 Novembre 2011 | 0 commenti

La più bella invenzione di tutti i tempi: la Comunicazione Umana

La parola comunicare deriva da latino: communis, cioè comune. Non esiste persona che non sappia comunicare, è insito nel nostro codice genetico il saperci esprimere, a volte in un linguaggio universale, a volte in modo diverso.
La comunicazione si divide in verbale, non verbale e paraverbale. Il non verbale prende il sopravvento in ogni comunicazione, è difficile saper interpretare il linguaggio del corpo, i gesti, le espressioni, molte volte si cade nell’equivoco, ecco perché bisogna essere attenti a valutare nel suo complesso la comunicazione, non solo nel non verbale ma anche negli aspetti del verbale, quello che viene esplicitamente detto, e nel paraverbale, come viene detto. È importante aver maturato un buon ascolto e una buona visione delle cose, ascolto attivo nell’espressione delle parole che possono essere ricche di significato e visione attenta nelle movenze del corpo, mentre l’altro esprime o vorrebbe esprimere qualcosa. È ancora più complesso valutare questi elementi al giorno d’oggi, soprattutto in un epoca nella quale la comunicazione, tramite l’avvento di internet e delle nuove tecnologie, si è trasformata in lunghi ponti di comunicazione virtuale issando il muro della comunicazione diretta, face to face, che ti fa gustare ogni piccolo gesto che non può essere mai vissuto tramite uno schermo ma che deve essere, necessariamente, assaporato da vicino. La comunicazione virtuale non potrà mai arrivare a questo, non potrà mai congiungere le emozioni di un abbraccio, di un bacio, di una carezza che rimangono sempre sospese e desiderate da un lato e dall’altro del lungo ponte.
La comunicazione si divide anche in intra ed interpersonale, la prima riguarda l’introspezione, il famoso motto greco impresso sulla porta dell’oracolo di Delfi: “conosci te stesso”, la seconda non può prescindere dalla prima, se non si fa una dovuta osservazione interna di sé stessi non si può mai interfacciarsi in maniera adeguata con l’altro significativo, come diceva Mead. I due aspetti della comunicazione devono essere, necessariamente, in simbiosi, saper gestire la propria comunicazione significa saper osservare e gestire la comunicazione altrui, di conseguenza si genera automaticamente un dialogo appropriato, un approccio significativo ed intenso, senza cadere nell’inganno della contraddizione. Questo esercizio dovrebbe essere applicato da tutti, indistintamente dalla posizione sociale, non solo dagli addetti ai lavori. Può essere d’aiuto nella vita di ogni giorno, ricca di stimoli, dove ci capita di incontrare sempre persone diverse e dove possiamo attingere informazioni per migliorarci o tentare di migliorare il prossimo.
Fin da piccoli ci è stato sempre ripetuto che prima di parlare dovevamo contare fino a 10, cioè pensare a quello che dovevamo dire prima di dirlo, perché una volta detto non si poteva più tornare indietro, ritrattare sarebbe stata un’impresa molto ardua. Effettivamente la comunicazione è difficile da gestire, non sai mai se un determinato comportamento, un’azione, una frase, una parola possa dare fastidio a chi ti sta accanto. Tante volte ci si mettono in mezzo anche le emozioni, quelle forti del momento, quelle guidate dalla parte istintuale che prende il sopravvento sulla ragione che viene subito dopo, cercando di rimediare. Quindi il consiglio che ci veniva dato fin da piccoli dovrebbe essere sempre ascoltato, soprattutto da grandi. Imparare a comunicare non è facile, una volta che si matura una buona proprietà comunicativa generale, si può coordinare ogni situazione in modo più semplice. Maturare una buona comunicazione significa stare insieme alle persone, senza distinzione alcuna, perché, come diceva Gandhi, ognuno di noi ha una qualità dove poter attingere insegnamenti, l’importante è saper valutare giusto e sbagliato, bisogna saper osservare con occhio critico e, a volte, anche solo ascoltare, non per niente, come diceva un filosofo greco, siamo stati creati con due orecchie e con una sola bocca.

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