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Gaston Bachelard cinquant'anni dopo
In Italia e in Francia si celebra l'anniversario della morte di un'icona della filosofia francese del XX secolo: il motto comune è ricominciare da Bachelard per ripensare il pensiero e re-immaginare l'immaginazione.

Alle 12.55 di martedì 16 ottobre 1962, nella sua casa a Bar-sur-Aube, cittadina della Bassa Champagne francese, moriva Gaston Luis Pierre Bachelard, una delle figure filosofiche più sorprendenti e influenti del Novecento. L'alone leggendario che circondava la sua figura trovava origine nei suoi atteggiamenti evocatori e ironici quanto nell'aspetto da “Nettuno prodigioso”, con lunga barba sopra un viso scavato, capelli disordinati, vestito e cappello sempre neri, sciarpa rossa al collo.
Non meno affascinante e atipico è stato il suo percorso intellettuale: nato il 27 giugno 1884 da un'umile famiglia di artigiani, Bachelard lavora inizialmente come impiegato all'ufficio postale di Remiremont e di Parigi per mantenere i propri studi e potersi permettere una laurea in Matematica, cui segue quella in Filosofia soltanto all'età di 37 anni. Lavora per dieci anni come docente all'Università di Dijon e poi alla Sorbona di Parigi, dove diviene Professore onorario per la cattedra di Storia e Filosofia della Scienza, con la possibilità di svolgere dei paralleli corsi liberi sull'immaginazione poetica.
Studioso rigoroso e fertilissimo, negli anni trenta ottiene i primi importanti riconoscimenti grazie alle sue indagini epistemologiche sulla natura della temporalità e quella della razionalità moderna, che conosce in quegli anni un positivo processo di complicazione a partire dall'”elettroshock” provocato dalla rivoluzione relativista di Albert Einstein. Tali ricerche, che confluiranno in La formazione dello spirito scientifico e La filosofia del non, anticipano implicitamente vari risultati della successiva epistemologia popperiana e post-neopositivista, esaltando il ruolo costruttivo dell'errore e della crisi all'interno del processo di formazione della conoscenza scientifica. La svolta è rappresentata da La psicanalisi del fuoco, che inaugura la serie di testi consacrati ai quattro elementi, intesi come “organi materiali” dai quali trae origine l'immaginazione onirica e poetica, che egli chiama “rêverie”.
Nel corso degli anni quaranta e cinquanta Bachelard si divide fra opere epistemologiche, estetiche, conferenze e conversazioni radiofoniche per Radio France. Il fascino e l'audacia delle sue meditazioni non finiscono di generare scalpore all'interno del mondo accademico. Emblematico è il caso della pubblicazione di un saggio di critica filosofica-letteraria su Lautréamont, autore scandaloso e fuori dal canone, che gli valse il riconoscimento degli ambienti anticonformisti francesi, in particolare del movimento surrealista.
Lettore onnivoro e vivacissimo, Bachelard concepisce il Paradiso come una immensa biblioteca e sottolinea più volte l'importanza di cominciare la giornata con una lettura, arrivando a dedicarvi ironicamente una preghiera: “Fin dal mattino, davanti ai libri accumulati sulla mia tavola, faccio la mia preghiera al dio della lettura: 'Dacci oggi la nostra fame quotidiana…'”. Il suo interesse per la letteratura e la poesia trova la massima libertà espressiva nelle proprie opere sulla rêverie, laddove la sua meditazione viene continuamente supportata da citazioni letterarie e da immagini poetiche legate, di volta in volta, al fuoco, all'acqua, all'aria o alla terra. A contatto con l'aria e le sue immagini, soprattutto quella del volo, l'immaginazione può ad esempio aprirsi alla sua funzione di alleggerimento, rispondendo all'”istinto di leggerezza” proprio del sognatore. Il principio bachelardiano secondo cui “nel regno dell'immaginazione, il volo deve creare il proprio colore” sarà alla base delle operazioni artistiche di Yves Klein: prima di brevettare col proprio nome una particolare tonalità di blu, l'artista si ispira esplicitamente a Bachelard e cerca anche di incontrarlo, recandosi a casa sua ma venendone allontanato, in quanto “confuso per un apprendista stregone della peggior specie”.
L'immaginazione concepita da Bachelard non è quindi una facoltà puramente astratta, ma concretamente sensibile, che può stimolare nel sognatore la volontà o il riposo. Bachelard dedica così alcuni saggi all'interpretazione delle opere di artisti, incisori e scultori, interpreti autentici di un'immaginazione tattile e di una “poetica della mano” che sogna a contatto con la resistenza della materia. All'opposto, la materia può essere per l'immaginazione anche occasione di intimità, sognando lo spazio macrocosmico o quello microcosmico: nella Poetica dello spazio l'immaginazione si posa sugli oggetti della casa, dagli armadi alle cassapanche, per slegarli dalla loro funzione quotidiana ed esaltarne il valore di bellezza. La felicità onirica ha la forma della curva, della rotondità e della pienezza. In tal senso Bachelard poteva dichiarare con la consueta ironia che la pesca è il frutto più rotondo, dunque più bello e felice. Per poi aggiungere, maliziosamente: “È la pesca, non la mela, che Eva tende ad Adamo”. Allo stesso modo gli sarebbe piaciuto forse pronunciare, con la sensuale attrice Mae West: “La curva è la più graziosa distanza fra due punti”.
Negli ultimi scritti, tornando circolarmente al fuoco, elemento inaugurale della sua riflessione estetica, Bachelard si lascia ispirare dalle immagini della fiamma di una candela e della Fenice. In queste pagine la sua meditazione si fa sempre più intima e personale, approfondendo i temi della morte e della solitudine. Bachelard rimane vedovo in giovane età a causa della morte per tubercolosi della moglie appena il filosofo aveva fatto ritorno da tre anni trascorsi in trincea durante la Prima Guerra Mondiale. Più tardi avrebbe affermato: “Bisogna esser due, o almeno, bisogna esser stati due, per comprendere un cielo blu, per nominare un'aurora! Le cose infinite come il cielo, la foresta e la luce non trovano il loro nome che in un cuore amante!”
Il sottofondo biografico carica ulteriormente di significato la scelta di Bachelard di considerare il rapporto fra scienza e poesia, fra concetti e immagini, nei termini dell'opposizione fra maschile e femminile. Studioso e poeta, nel proprio esercizio di scrittura Bachelard si propone di sognare per ogni parola maschile un femminile “coniugalmente assortito”, “stimolando i valori matrimoniali del vocabolario”. Eppure la distinzione fra la “durezza” maschile
del concetto e la “dolcezza” femminile dell'immagine è alla base della loro separazione: “Bisogna amare le potenze psichiche con due amori diversi se si vogliono amare i concetti e le immagini, i poli maschile e femminile della psiche”.

Nel suo complesso la riflessione di Bachelard è impegnata a definire le potenzialità e i limiti della ragione e dell'immaginazione, intese come facoltà distinte ma complementari, strumenti di bonheur, di ben-essere per l'uomo, che deve separarle e alternarle nella propria vita quotidiana come accade per il giorno e la notte: da una parte il faticoso impegno diurno e collettivo nel laboratorio dello scienziato, dall'altra l'intimo riposo del sognatore, solo nella penombra della sua stanza. Di questa necessaria alternanza fra ragione e immaginazione, fra sfera del diurno e quella del notturno, Bachelard dava coerente testimonianza nella propria quotidianità, vivendo letteralmente due giorni e due notti in ogni giornata: era solito dormire dalle 21.30 a mezzanotte, poi si metteva al lavoro fino alle 4:00 e si ricoricava alle 7.30 del mattino, ora in cui cominciava la sua 'seconda' giornata.
A cinquant'anni di distanza, il fascino della figura di Bachelard e l'energia del suo pensiero non hanno smesso di generare influenze dirette e indirette, riletture e confronti, divenendo un simbolo della conciliazione fra ragione e immaginazione, fra scienza e poesia. L'attualità della sua riflessione, oltre che da continue pubblicazioni critiche, è testimoniata dall'attivismo dei vari centri culturali francesi e italiani, che hanno organizzato convegni ed esposizioni per tutto il 2013. Verrà così chiuso il lungo omaggio inaugurato il marzo scorso proprio all'Università degli studi di Bergamo e quella di Milano-Bicocca, dove il Convegno internazionale “Bachelard e le 'provocazioni' della materia” ha riunito i più importanti ricercatori europei in materia. Il motto comune è “ri-cominciare” da Bachelard per concepire in modo teoreticamente fertile la natura della ragione e dell'immaginazione e la possibilità di un loro concreto dialogo.

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  1. Rebecca
    92 mos, 1 wk fa

    ma che bell’articolo!

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