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Scritto da nel Numero 97 - 1 Marzo 2013, Politica | 0 commenti

L’importanza di chiamarsi Mario

L’importanza di chiamarsi Mario

Sembra un destino ma è uno dei nomi più famosi d’Italia… I Mario tricolore hanno primeggiato in tutti i campi. Nella musica, ad esempio, la memoria ci riporta ai famosissimi tenori Del Monaco e Lanza, e tra i cantanti, Tessuto, Tozzi, Incudine (attore di teatro oltre che cantante siciliano) e Mario Merola (O’ zappatore!). Nella letteratura Mario Puzo (Il Padrino), Mario Soldati (scrittore e sceneggiatore) e Mario Luzi poeta toscano, nominato Senatore a vita al compimento del suo novantesimo anno, da Carlo Azeglio Ciampi nel 2004, nomina durata purtroppo solo fino al febbraio dell’anno successivo a causa del suo decesso. Egli affermò, con orgoglio e sicurezza: “La poesia salverà il mondo!”. Speriamo. Il Mario dello spettacolo è stato Mario Riva (nome d’arte di Mariuccio Bonavolontà), uno dei primi presentatori televisivi, caduto sul lavoro (Il Musichiere): è sprofondato a causa di una rottura del palco ove stava presentando la serata. E che dire del Mario “Nazionale” finito con la Spagna nella polvere ma coi crucchi nell’altar? Mi riferisco a Balotelli, siciliano (sì, perché è nato a Palermo), recentemente riagganciato in Italia dal Milan. Anche l’alta moda italiana ha avuto in Valentino il suo apprezzatissimo Mario! L’importanza di chiamarsi Mario è sancita anche dal video-gioco denominato “Super Mario”.

In politica il Mario “giusto” è stato il figlio del Presidente, negli ultimi anni ’90: Mario Segni, un Mario previdente nel rinunciare al proprio nome di battesimo al punto da farsi chiamare Mariolino, quasi per evitare un nome che vent’anni dopo, sarebbe stato impopolare! Ma eccoci al dunque, al Mario del momento. Quel Mario che da professore diviene Senatore (211 mila euro l’anno per tutta la vita) e premier. Poi Premio Nobel per l’Economia. Il nome proprio che acquista prestigio ma alza lo spead. Ci sono sempre due modi di vedere le cose, quello vero e quello falso, quello reale e quello virtuale, quello interno e quello esterno. Nel caso specifico non si tratta di verità o falsità, ma è da farsi un confronto tra il modo interno e quello esterno di vedere, cioè tra il modo nazionale e quello estero. E’ davvero particolare il grande consenso, per così dire, “fuori porta” assolutamente contestuale al minor consenso intascato tra le mura domestiche. Queste cose il popolo non le capisce facilmente perché ad esso pervengono più immediate la regole penalizzanti nei propri confronti: le tasse… Super Mario, Super Tasse! La cosa mi dà l’impressione che un genitore, che in casa picchia i pargoli, è ben visto, per questo fatto, da chi lo osserva varcata la soglia… Chi ha ragione? Ha tassato (tartassato) a più non posso gli italiani ed ha avuto consensi all’estero. Ha avuto pure il coraggio di chiedere il plauso degli italiani attraverso il voto. Questo pur avendo promesso che non sarebbe mai sceso (salito, pardon, perché veniva dal basso!) in politica… Ebbene, quasi tre milioni di noi gli hanno creduto. Pochissimi per governare e comunque pochi per essere influenti nelle decisioni del prossimo governo, qualunque esso sia.

Poi c’è l’omonimo, il “Governatore”, il Presidente della Banca Centrale Europea dal 1º novembre 2011. All’ottavo posto nella classifica dei potenti al mondo, pubblicata da Forbes che, insieme al Mario di cui sopra, completa il numero degli italiani presenti nel firmamento dei forti. “L’uomo dell’anno” secondo il Financial Time e il “Business Man” dell’anno, secondo il Time di Londra. Quest’altro Mario snobba il Palazzo: “Non mi parlate di Quirinale finché non avrò ultimato il mio mandato europeo”… E così tutti inneggiano al trionfo dei Mari. Dei Mari in cui siamo affondati!

Ma la vera importanza di chiamarsi Mario (magra consolazione per noi comuni mortali) è data dal fatto che noi tutti, noi italiani, per qualche verso ci chiamiamo davvero tutti Mario e per questo, “ad esempio” viviamo tutti l’importanza di chiamarci Mario. Spesso e volentieri, proprio nell’esempio, infatti, non siamo forse tutti dei Mario Rossi?

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