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Scritto da nel Numero 106 - 1 Febbraio 2014, Politica | 0 commenti

Solidarietà a Nocera Inferiore e alla Nocerina

Solidarietà a Nocera Inferiore e alla Nocerina

Riepiloghiamo i fatti. A Novembre scorso, allo stadio Arechi di Salerno era previsto il derby tra la Salernitana e la Nocerina per il campionato di calcio di Lega Pro Prima Divisione B (la C1 girone B, se non fosse che le risorse di questo Paese vengono impegnate a cambiare i nomi alle serie minori mentre non riusciamo a spiegarci come incrementare la produttività della nostra economia).

Per chi non frequentasse gli stadi, occorre ripercorrere brevemente il progetto tessera del tifoso, che ha reso la frequentazione degli stadi, per chi ha la ventura di sostenere una squadra del territorio in cui risiede, non una manifestazione del diritto costituzionale al movimento e alla libera espressione ma bensì una mera facoltà concessa tramite un pre-accreditamento presso la Questura. Una forma di stato di polizia che nell’intenzione degli illuminati papaveri del Ministero degli Interni avrebbe finalmente liberato l’Italia dal male che da decenni le impedisce di crescere e di trascorrere domeniche serene: il tifo organizzato.

Fatto sta che mentre alcuni tifosi hanno giustamente preferito non piegare le proprie prerogative costituzionali al desiderio di seguire la propria squadra, altri hanno liberamente valutato di accreditarsi: questo hanno fatto anche alcuni tifosi della Nocerina, che forti di questo tesserino avrebbero seguito la squadra (come da sempre accade) anche nel difficile derby.

Niente di strano direte voi. Mentre da parte di certe frange di tifosi (e di persone) manca il rispetto per la legalità, ai fini di una corretta gestione di questi temi è rilevante il ruolo degli organi dello Stato. In questo caso le responsabilità politiche dell’inizio dei disordini stanno nella Prefettura di Salerno e negli uffici del Comitato di Analisi per la Sicurezza di Manifestazioni Sportive (mentre attendiamo con fiducia che la spending review riallinei le spese e i risultati dir questi enti a quelle dei Paesi europei): infatti, in barba al progetto tessera del tifoso, il Prefetto di Salerno ha pensato bene di chiudere il settore ospiti e di stabilire l’obbligo di vendita dei tagliandi degli altri settori ai soli residenti della provincia di Salerno, con esclusione di quelli residenti nei Comuni di Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Roccapiemonte, Castel San Giorgio, Siano e Pagani. Non è questa la più grave forma di discriminazione territoriale, ben peggio di quelle espresse dai cori che per nulla ledono la libertà degli altri? Davvero la polizia di Salerno non sarebbe stata in grado di gestire il traffico in maniera ordinata e separata dagli altri per i tifosi dotati di tessera del tifoso? DI distinguere i tifosi onesti e per bene da chi avesse voluto solo fomentare disordini? Fosse questo il caso, meglio sarebbe esaminare le inefficienze della gestione dell’ordine pubblico del territorio e trarne le conseguenze rimuovendo funzionari e dirigenti a libro paga della nostra fiscalità.

Ma ormai il colpo è partito e il resto è cronaca: lesione del diritto, rivolta delle frange più ribelli e socialmente escluse, spintoni e paroloni, escalation di violenza mediatica, tentativo di salvare il salvabile da parte della società che manda in campo la squadra, gambe che tremano a ragazzi di vent’anni che cadono per terra, accanimento della giustizia sportiva. Certo, la risposta civile sarebbe stata di non scendere in campo da parte di entrambe le società, la risposta di un mondo del calcio civile che tutela i suoi clienti e appassionati (come qualsiasi industria d’altronde) sarebbe quella di reagire in maniera compatta. Se non fosse che il calcio è lo specchio del Paese, che delle sue storture, ipocrisie e connivenze è pervaso e che come tale la schiena dritta non ce l’ha. Un paio di mesi ancora dal fattaccio ed ecco il tintinnar di manette per il Presidente della Nocerina: i capi di accuse non mancano e vien contestato nientepopodimenoche il reato di associazione a delinquere, non mafiosa ma per l’emissione di fatture false (mentre per i potenti della Seria A vige lo spalma-debiti).

DI fronte a tutto questo, la mia solidarietà va ai nocerini, alla loro città e alla loro passione sportiva. La mia solidarietà va al Mezzogiorno d’Italia, che dopo essere stato conquistato dal Nord 150 anni fa è stato ridotto a un problema di ordine pubblico, che come tale trattato rende impossibile la realizzazione del sogno risorgimentale di stabilire fino in fondo le regole della convivenza civile e dello sviluppo economico, con buona pace dei ragazzi che vanno a lavorare al Nord, di chi rimane con le gambe che tremano e dei baroni di Stato che continuano a trattare il Sud come il proprio orticello di casa.

 

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