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Ucraina: un piede in Europa e uno in Russia

Quasi 50 mila attivisti hanno sfilato lo scorso 21 settembre in Piazza Pushkin, Mosca, per la pace in Ucraina e, soprattutto, contro Vladimir Putin. La manifestazione si colloca in un momento delicato per il destino dell’Ucraina e dei suoi territori orientali. Al termine dei negoziati di Minsk del 20 settembre si è consolidato il cessate il fuoco (in vigore dal 5 settembre) e si è definita una zona cuscinetto per le armi pesanti, una no fly zone e il ritiro di forze straniere (russe) dal territorio ucraino.
Ma la vera scossa alla situazione è stata data dalla ratifica da parte di Kiev e Strasburgo dell’Accordo di Associazione tra Ucraina e UE: un passo che da un lato avvicina il paese ex sovietico all’Europa, dall’altro potrebbe portarlo ad una inevitabile e definitiva lacerazione. Un accordo però parziale che riguarda unicamente gli aspetti politici rinviando i capitoli commerciali (ovvero l’Ucraina continuerà a far parte dell’area di libero commercio del CSI).
Insomma, si ritorna lì dove tutto era iniziato: la crisi ucraina nasce infatti con il rifiuto dell’ex presidente Yanukovich a sottoscrivere proprio l’Accordo di Associazione nel novembre 2013, provocando proteste di piazza poi trasformatesi in lotta popolare contro il malgoverno. La contrapposizione si è poi drammaticamente evoluta da scontro politico a scontro etnico tra ucraini e russofoni, per poi deflagrare in una guerra civile tra filo-europeisti e filo-russi.
Come detto nel futuro dell’Ucraina si intravede una bandiera a dodici stelle, ma forse non per tutto il paese: in base all’accordo di Minsk il Parlamento ucraino ha infatti concesso uno status speciale alle autoproclamate repubbliche di Lugansk e Donetsk (il Russo come lingua ufficiale e un’autogestione per i prossimi 3 anni). Tutto ciò si aggiunge all’annessione della Crimea alla Federazione Russa, caso chiuso per Mosca.
Difficile fare previsioni sul futuro del Paese, una sovranità debole sbilancia l’iniziativa su attori esterni, quindi: se da un lato il popolo ucraino ha come priorità il funzionamento della propria democrazia, al di fuori lo scontro è tra Occidente e Russia.
Il riconoscimento di una maggiore autonomia alle regioni dell’Est è attualmente l’unica strada che può portare ad una normalizzazione dei rapporti tra le forze in campo senza comunque risolvere pienamente la crisi, congelando la situazione.
La distensione è solo apparente e il bacillo della destabilizzazione ha infettato l’intera area, in primis Moldova e Transnistria. Il principio di protezione dei russi fuori dai confini nazionali è infatti una bomba pronta a esplodere…se Putin lo vuole.

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