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Scritto da nel Internazionale, Numero 129 - 1 Maggio 2016 | 0 commenti

Spagna, tempo scaduto

Spagna, tempo scaduto

Come da facili previsioni, l’ultimo giro di consultazioni avviato dal Re Felipe VI lo scorso 25 aprile si è concluso con un nulla di fatto. Conseguentemente, salvo il caso di un accordo al fotofinish il prossimo 24 giugno, la Spagna tornerà al voto. Le ultime elezioni politiche tenutesi il 20 dicembre 2015 avevano visto il Partido Popular in testa ma senza maggioranza assoluta (si veda i numeri precedenti numeri de L’Arengo) rompendo di fatto il bipartitismo che si protraeva dal 1978 ad oggi.

Dopo mesi di riunioni segrete, incontri e sedute, anche il leader del Pose Pedro Sanchez ha gettato la spugna. Il Re Felipe, che aveva affidato al capo dei socialisti l’incarico esplorativo per formare un eventuale governo, ha preso atto che non esiste alcun candidato che possa essere proposto alla guida del governo con la conseguenza che si tornerà a votare entro i prossimi due mesi presumibilmente il 26 giugno. Il Re ed i partiti infatti hanno bocciato anche l’ipotesi di un governo di tecnici.

In effetti in questi ultimi quattro mesi non si è mai stati vicini ad un accordo per formare un governo più o meno stabile. Prima ci aveva provato il premier uscente Mariano Rajoy, poi lo stesso Sanchez che aveva chiuso l’accordo con Ciudadanos, ma non con Podemos il cui leader Pablo Iglesias ha posto da subito diversi veti. Del resto le elezioni dello scorso dicembre hanno consegnato al Paese il Parlamento più frammentato della storia democratica.

Ora è difficile stilare pronostici circa l’esito delle prossime elezioni.

La possibilità che Podemos sorpassi i socialisti grazie ad un’alleanza con Izquierda Unida ( il partito della sinistra storica) è quasi una certezza al momento. Ma il rischio che si ripresenti lo scenario di dicembre è anche abbastanza concreto in quanto ci si avvia all’ennesima campagna elettorale del tutti contro tutti dove Podemos e Ciudadanos potrebbero recuperare altri voti in uscita da socialisti e popolari.

Il dramma è che il Parlamento si è sciolto nell’ottobre 2015 e quello “nuovo” non potrà formarsi sino alla fine di luglio ad un passo dalle vacanze estive. In sostanza l’attività legislativa si interrompe per un anno con buona pace dei cittadini. Fortuna che c’è il pallone a tenere il paese distratto  la possibilità di vedere due finali tutte spagnole tra Champions League ed Europa league è piuttosto concreta. E poi a giugno iniziano i campionati europei dove le Furie Rosse saranno impegnate a difendere il titolo conquistato ai danni dell’Italia nel 2012…

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