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Lettera aperta a Massimo Cacciari

Caro Professore

Se la “battuta” che circola per un aggregato che affronti le Elezioni Europee che va ..da Saviano a Calenda passando per Cacciari avesse successo tra i “pensatori della sinistra” significherebbe, ancora una volta, che la sinistra non ha compreso ciò sta accadendo non solo nelle periferie delle nostre città ma…nel mondo!

Parlare oggi di realpolitik o di teorie “machiavelliane” nel tentativo di contrastare una deriva sovranista e populista in Europa significa semplicemente far quadrato con un indifendibile establishment europeo.

O si è in grado di sostenere sul piano culturale , strategico programmatico ed organizzativo Il conflitto, lo scontro in atto, o saremo spazzati via.

Sono cambiati gli equilibri internazionali , politici , economici , democratici e culturali nonché la stessa composizione sociale del “vecchio mondo”. E’ di una proposta radicale che i cittadini di questo nostro Paese e d’Europa hanno bisogno in questo momento non di rassemblement perdenti, di listoni vecchia maniera. E’ di una nuova idea di Europa , di un NUOVO INIZIO di cui i cittadini del vecchio mondo hanno bisogno..L’Europa è necessaria perché solo con un’Europa “forte” è possibile contrastare gli “imperi” ( USA , Russia, Cina). In politica tuttavia non basta il ragionamento .. serve l’idea …l’idea forza

Solo proponendo una nuova idea d’Europa con una politica estera e con i cittadini dei paesi fondatori legati da un patto di solidarietà per un progetto di cambiamento radicale di questa Europa che si riuscirà a contrastare efficacemente l’onda sovranista e populista.  

Caro Professore,

Stupisce tuttavia il fatto che a nessuno venga in mente di pensare ed agire in questo “ultimo atto di una radicale crisi di sistema” iniziata nei lontani anni 70. Stupisce soprattutto il fatto che non si viva questa fase, che avrà il suo momento più importante nelle elezioni europee della prossima primavera, come una fase importantissima e delicatissima, non solo politicamente ma culturalmente con una irreversibile crisi della democrazia rappresentativa.

Un’idea della democrazia rappresentativa che, di fronte alle trasformazioni di questa società “liquida”, ha perso la sua spinta propulsiva, che garantiva una possibilità reale di benessere , con una crescente uguaglianza delle possibilità…ed una partecipazione di tutti i cittadini , dei corpi intermedi. 

Questa è l’idea che guida il nostro pensiero; l’organizzazione dell’Europa in funzione delle trasformazioni in atto nella società.

Purtroppo l“Appello degli intellettuali” del 3 Agosto oltre alla iniziale apparenza “movimentista/spontaneista” si è ridotto ad essere nulla di più di un generico richiamo al senso di responsabilità per un ceto dirigente la cui qualità è crollata miseramente seguito da una classe politica aggrappata al proprio “impotente potere” ed al collasso delle vecchie forme della rappresentanza nel contesto di una società contraddistinta da un elevato grado di disintermediazione e accentuata personalizzazione della politica. 

E’ un’Europa da ripensare quella per la quale ci impegneremo; un’Europa che non può rinunciare alla grande idea -simbolo che ne ha segnato la nascita: quella di una unità politica federale

Nessuna moderazione quindi , nessuna temperanza nessuna rincorsa ad alchimie politiche vecchio stile o, ancor peggio, a pratiche restaurative per arginare il “sovranismo”, per battere il vento che ci sta portando, con la dissoluzione   del sistema liberal/democratico, una “democrazia autoritaria” in staterelli europei che, riprendendo un’antica contraddizione tra “cosmopolitismo” e “nazionalismo”,  guerreggeranno tra loro in modo moderno ma non meno devastante.

 

Un’Europa con un ordine del giorno preciso:

Un’Europa  che possiamo pensare a due velocità ; con i paesi fondatori protagonisti della sua rifondazione.

Questa è l’Europa  che realizzerà la mission nata a Ventotene ed alla quale avevano pensato Adenauer, Shuman , De Gasperi.

Un’Europa assolutamente necessaria perché nel mondo solo grandi spazi potranno sconfiggere la drammaticità di un sempre possibile “terzo suicidio”. Ma come abbiamo già detto il ragionamento non basta..

E’ L’europa , il fine. Il problema è di sostanza non è solo narrazione. E’ questa l’idea forza che vogliamo comunicare ai cittadini d’Europa che si apprestano all’appuntamento elettorale, a quella parte di opinione pubblica, di interessi sociali, di aree culturali disponibili a discutere di questi problemi, dei nodi strategici ancora da sciogliere e a prendere le iniziative necessarie.. 

L’Europa ha ancora una grande missione nel mondo; l’idea da comunicare che a fronte di una crisi della socialdemocrazia , di un’europa della cristianità c’è la volontà di combinare tradizioni laiche e tradizioni della cristianità.

L’idea di un “foedus”   lealtà , amicizia che costituiscono la societas europea, l’alleanza con gli altri popoli.

Un foedus per   uno   spazio politico culturalmente unito..dove c’è una sovranità… ma non solo… dove c’è un’idea di democrazia tutta da costruire che ha un’altra concezione di potere.

L’idea che il potere si puo’ dividere..sulla base di ordini precisi dove tutti i cittadini possono partecipare al potere.

Se questa è una Crisi di Sistema Epocale caro Professore dobbiamo gettare il cuore oltre l’ostacolo , dobbiamo agire di conseguenza, e con coerenza a ritmi forzati e decisi verso una fase costituente che realizzi un nuovo ordine repubblicano ed una Nuova Europa 

E’ questa, a nostro avviso, una decisione di ordine culturale strategico in un orizzonte culturale tendente a creare le condizioni per orientamenti politici coerenti.

Caro Professore,

La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è assai grande e la responsabilità degli intellettuali è più grande

Gli Intellettuali debbono assumersi la responsabilità di guidare questo processo per l’ Europa affrontando i nodi strategici che ci stanno davanti e declinandoli a livello continentale e.. non solo quelli economico finanziari!

E’ una chiamata concreta ad un’assunzione di responsabilità, di un’iniziativa concreta per la nostra generazione che ha più responsabilità di altre, contro il pericolo di una vittoria di questa destra regressiva alle prossime elezioni europee. Non basta una firma o una comparsata televisiva. Il cammino è lungo ma il tempo è pochissimo e non bastano solo le firme generiche ma da qui alle elezioni europee puo’ accadere tutto. 

E’ un progetto che deve nascere da una discussione pubblica sui nodi strategici che di seguito suggeriamo.

Perché ciò accada è indispensabile individuare, tempestivamente, nuovi strumenti in grado di ridare la parola ai cittadini.

Per avviare questo lavoro — né semplice né breve — è indispensabile chiudere con il passato ed aprire una netta ed evidente discontinuità: rovesciando l’ideologia della società liquida, ponendo al centro la necessità di una nuova radicale strategia per l’Europa

Questo lavoro va oltre l’esistente che non c’è più “: richiede una riflessione coraggiosa e di grande respiro sul CREPUSCOLO DELLA POLITICA caratterizzato da una assenza di ogni visione di futuro, dal collasso delle vecchie forme della rappresentanza e dove una “classe politica” che mostra preoccupanti livelli di dilettantismo e scarsa attenzione ai valori costituzionali, aggrappata al proprio potere che cerca di esercitare senza freni e limiti di sorta, a fronte della quale vi è solo un apparato burocratico pachidermico che ha in questi anni gestito il nulla.

In queste drammatiche condizioni è difficile non concordare con quanti auspicano l’avvio di una fase costituente che miri a realizzare un nuovo ordine repubblicano. Nessuno   sa   quale  democrazia  potrà   sopravvivere  alla  crisi dello Stato costituzionale di diritto.

Occorre dare spessore e concretezza , alla luce dei rapporti sociali e delle culture di oggi, alla parte ordinatrice o programmatica di una Nuova Carta; E’ una “decisione innanzitutto di ordine culturale strategico”…

Su una GLOBALIZZAZIONE SENZA GOVERNANCE

Con un mercato globale costruito mediante lo smantellamento delle regole che avrebbero dovuto organizzare i nuovi flussi di merci e capitali.. con la conseguente concentrazione di ricchezze crescita delle diseguaglianze e crisi del ceto medio..e un devastante disequilibrio tra l’economia e la democrazia.

L’emergere degli “imperi” a livello globale con la conseguente deriva delle democrazie che “sembrano incapaci di mantenere la propria rotta , strette tra i mentori di un populismo identitario e sovranista e i cantori dell’oligarchia apolide e tecnocratica.

Di fronte alla crisi delle istituzioni europee, al riaffiorare di nazionalismi e sovranisti che mettono in forse la tenuta della civiltà occidentale occorre pensare ad una Nuova Europa che sappia rispondere efficacemente all’instabilità che il sistema internazionale scarica sui singoli stati riequilibrando il rapporto tra democrazia e mercato tra le ragioni della solidarietà e quelle della produttività.

Sul LAVORO CHE CAMBIA

Dove un’automazione pervasiva ci costringe ad un ripensamento generale della società e della politica. Con le nuove tecnologie che produrranno una classe di lavoratori-esclusi, anche se il progresso tecnologico, creando maggiore produttività, è destinato ad alimentare anche la ricchezza e a generare posti di lavoro a maggior valore aggiunto, di migliore qualità. Bisognerà fare un ragionamento  assolutamente inedito  a partire da politica, società, cultura, modo di vivere. La disoccupazione strutturale che si verrà a creare produrrà costi sociali ed economici che non potranno ricadere solo sulle persone più svantaggiate.. questa ingiustizia le società occidentali non se la potrebbero permettere, senza entrare in una spirale di crisi insostenibili. Formazione continua quindi, che crea nuovi posti di lavoro nella ricerca scientifica, nelle infrastrutture, nella cura delle persone e del territorio. Vivremo in un mondo radicalmente nuovo, un mondo forse, difficile da immaginare in tutti i suoi contorni. Tutto questo richiede un nuovo modo di concepire la politica, e di viverla. La  politica  viene  chiamata  ad  un  compito  di  rilevanza  storica:  distribuire sull’intera comunità gli enormi benefici che derivano dall’evoluzione tecnologica. 

Sul SALTO TECNOLOGICO che viviamo

Vi fu un tempo in cui l’Italia si trovò all’avanguardia nel settore dell’informatica e delle nuove tecnologie. Una fase propulsiva stroncata in pochissimo tempo dalla miopia politica e istituzionale. Un paese che non ha sentito, compreso, capito e condiviso, quello strappo che cambiava il modo di produrre, di consumare, ma soprattutto di avere rapporti sociali. Il computer ha cambiato le relazioni sociali, ma non per questo ha cancellato il conflitto. Occorre rielaborare una nuova teoria, che interpreti questo nuovo processo di cambiamento che modifica radicalmente il modo di vivere su questo pianeta. Sbaglia chi usa internet pensando di sostituirlo al vecchio modello di partito, con un atteggiamento autoritario, gerarchico, verticale e dittatoriale, che ne stravolge completamente il funzionamento e la filosofia. Internet è un luogo di ascolto. La rete è un luogo di condivisione non di comando. Oggi la politica è in crisi di credibilità, di leadership e di capacità di rappresentare questo fenomeno perché non parla a questo mondo perché non lo interpreta, non lo capisce e ne ha anche paura”. È indiscutibile che, oggi, esiste la capacità degli individui di auto-programmare la propria vita mediante soluzioni basate sul sapere, sui software, sugli algoritmi, sulla miniaturizzazione, sulla capacità straordinaria di comunicare in tutto il mondo.. Questo è il nuovo modello dello sviluppo. Siamo nel tempo dell’intelligenza artificiale , delle macchine intelligenti, dell’internet delle cose .. Siamo di fronte ad uno straordinario salto tecnologico, dove l’uomo si riorganizzerà come essere e la struttura umana verrà ottimizzata dal software. Il problema è come questo processo verrà negoziato, condiviso, controllato e monitorato. Se sarà sorvegliato dalla comunità e non da pochi ‘samurai’ del sapere intenzionati a decidere come l’uomo dovrà vivere, crescere e pensare. Questo è il vero orizzonte: sviluppo della personalità e della libertà degli individui o prevalere di un forte potere incontrollabile e autoreferenziale sulle regole e sui principi della democrazia.

E per ultimo ponendoci la domanda “ CHI RAPPRESENTA CHI ?”

..il senso forse più profondo della Costituzione, quello che riguarda l’idea di popolo che vi si trova implicita: non multitudo, non turba di individui tutti uguali, da governare dall’alto ..ma pluralità di soggetti , che convengono autonomamente tra loro in organismi dotati di personalità giuridica e politica e ai quali perciò possono essere conferite funzioni rilevanti per il bene comune. In un’epoca di velocità digitale e di insofferenza per il soffermarsi ad approfondire i problemi assistiamo ad una pericolosissima evoluzione dell’idea e della pratica della democrazia. Una Democrazia che si regge non su concetti realmente esistenti ma su finzioni. una democrazia “immediata”, “veloce”, “semplice”. È una tendenza che separa di fatto i “pochi” che fanno politica dai “molti” che osservano ed esalta questa passività e, contemporaneamente, la visibilità del leader. È fittizia la cessione di sovranità con il voto… Non è realistica l’uguaglianza formale. Nelle attuali condizioni, è irrealistica la formazione di una opinione pubblica informata che è il presupposto di una libera scelta politica: noi cittadini in realtà siamo stretti tra stereotipi, informazioni manipolate, notizie false e non controllabili.” (cit. Raffaele Simone)

Non si può accettare la tesi di chi mira ad indurre i cittadini in errore, prospettando il ruolo delle reti digitali come la realizzazione di una comunità di decisori in cui tutti decidono su tutto, ma internet rimane però uno strumento formidabile di trasmissione di conoscenza (almeno di informazioni). La rappresentanza oggi garantisce al cittadino un voto, dopo di che il nulla sul piano del controllo e della costruzione delle decisioni e accompagnato da un processo di disintermediazione, che accentua l’isolamento degli individui e la loro oggettiva subordinazione, senza filtri e strumenti efficaci di aggregazione e di elaborazione, ad un potere sempre più incontrollabile e alieno. Non a caso si giunge oggi a teorizzare il superamento della democrazia rappresentativa a mettere in dubbio la stessa sopravvivenza del Parlamento.

Caro Professore noi da questa landa delle Gallie ci proviamo, ci siamo..! Veda lei !

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